Everyman – Philip Roth

Lunedì, 07 Dicembre 2015 00:00
  

Cari lettori e care lettrici, questa settimana voliamo in alto, fino a toccare vette della letteratura contemporanea. Voliamo fino a Philip Roth, uno tra i più importanti romanzieri americani di origine ebrea del ventesimo secolo, autore prolifico di romanzi e racconti, vincitore del Premio Pulitzer e di tanti altri premi, che nel 2012 ha annunciato il suo addio alla narrativa. Sarebbero tanti, troppi i suoi romanzi da commentare: inizierei adesso e non finirei più, anche perché non posso certo vantarmi di averli letti tutti, anzi, ne conosco solo una piccola parte. Lamento di Portnoy è probabilmente il titolo che lo ha reso famoso, considerato da alcuni il suo capolavoro, ma tanti altri sono i suoi lavori degni di pregio, da Addio, Columbus e cinque racconti fino a Pastorale americana

 

Oggi però, voglio farvi conoscere uno dei suoi ultimi romanzi, che tanto per cambiare ho scovato tra gli scaffali traboccanti di un negozio di libri usati. Si intitola Everyman, ossia ogni uomo, un uomo qualunque. Perché Roth vuole raccontarci la vita comune di un uomo comune di cui non ci rivela nemmeno il nome, per renderlo ancora più comune. La storia inizia, sentite un po', al suo funerale, e ripercorre poi la sua esistenza attraverso alcuni episodi dell'infanzia, della giovinezza, della maturità e della vecchiaia. Un filo conduttore sembra essere spesso l'ospedale, dove il protagonista si ritrova più volte a combattere contro la morte. Combattere è una parola grossa, in effetti: lui non combatte mai, è solo un paziente nelle mani dei medici, come fuori dall'ospedale è solo un uomo in balia degli eventi. Fa quel che può, cose giuste e cose sbagliate. Non è un eroe, questo è ben chiaro. Alcuni considerano il fratello Howie come il possibile eroe del romanzo, ma io non sono d'accordo: agli occhi del protagonista forse lui è perfetto e irraggiungibile, ma in realtà Howie è solo un uomo che ha saputo combinare affetto e sagacia negli affari meglio degli altri.

 

Roth è magistrale nel raccontare storie umane, semplici e introspettive, in cui troviamo riflesse alcune delle nostre paure più innate, come quella di invecchiare e poi morire. Cosa c'è di più umano di questo? Credo che Everyman riesca a raggiungere in modo così diretto la parte più interna di ognuno di noi perché contiene qualcosa dell'autore stesso, anche se non è considerato un romanzo autobiografico. È un libro che consiglio a tutti, persino a chi è un po' giù di corda e gradirebbe qualcosa di più allegro (questo decisamente non lo è!) perché è uno di quei libri che si leggono velocemente ma che poi restano con noi a lungo. 

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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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