I classici del cinema: "Ultimo tango a Parigi", un film che sconvolge e incanta

Giovedì, 03 Dicembre 2015 00:00
  

Ultimo tango a Parigi, con la regia di Bernardo Bertolucci, non è un film per tutti (e non mi riferisco all’età anagrafica minima richiesta per la visione della pellicola!); non è un film come tanti, di quelli che vedi e poi dimentichi in fretta; è, come pochi, un film senza tempo che, nonostante la circoscritta cornice di una Parigi anni 70', risulta senza tempo ed è rivolta a chiunque ne percepisca la drammatica forza vitale.

Marlon Brando è Paul, un americano cinquantenne, trapiantato a Parigi, rimasto vedovo a causa del suicidio della moglie, insieme alla quale gestiva un alberghetto di basso livello nei sobborghi della capitale francese.

Maria Schneider è Jeanne, ventenne donna francese, figlia di un colonnello, di estrazione borghese, fidanzata con un giovane regista alle prime armi con il quale sta girando un documentario amatoriale.

Paul è schivo, rude; è un uomo ferito dalla vita ed ha alle spalle un passato dall’eco oscura; è un uomo inquieto, insofferente e sofferente. Jeanne è una giovane donna, vivace e disinibita, piena di entusiasmo.

Gli elementi per far scoccare la scintilla ci sono tutti: il bisogno dell’uno di trovare nell’altro la parte mancante di sé; la rabbia e il dolore di Paul che trova sollievo nella spensieratezza e nell’ingenuità di Jeanne; il desiderio di Jeanne di sperimentare un “mondo” diverso dal suo, pieno di mistero, che viene esaudito attraverso Paul; la giovinezza di lei che allevia l’abbruttimento di lui; per entrambi, il desiderio, eterno e connaturato ad ogni uomo, di amare ed essere amati.

Ed infatti la scintilla scocca. Paul e Jeanne si incontrano per caso in un appartamento vuoto, messo in fitto, in rue Jules Verne nel quartiere di Passy. Non si conoscono. Non si sono mai vista prima. Bastano poche, pochissime parole. Si guardano. Si studiano. Si comprendono. Paul afferra Jeanne e la bacia. Lei non oppone alcuna resistenza… Tra di loro esplode la passione.

Paul di Jeanne non vuol sapere nulla, neanche il nome. Non fa domande sulla vita di lei e non vuole rispondere a quelle di Jeanne sulla propria. L’appartamento è il luogo dei loro incontri, è il non-luogo dove Jeanne e Paul, ma soprattutto Paul, possono non essere ciò che sono, o meglio, ciò che la vita li ha fatti diventare: senza passato, dimentichi del presente, liberi dalle proprie responsabilità e dalle aspettative del futuro; liberi, perfino dai loro stessi nomi, vivono un’attrazione primordiale.

Paul sembra più forte di Jeanne: è lui che decide cosa fare e quando. Lui usa e perfino abusa di Jeanne, con il suo consenso. La passione tra i due diviene dipendenza, ossessione. Ma, infine, sarà proprio lui, e solo lui, a credere, in maniera folle e disperata, in quel legame, intravedendovi la possibilità di un nuova vita mentre lei, spaventata, da lui e ancor più da se stessa, troverà nell’omicidio dell’amato l’unica possibilità per spezzare quel legame del quale avverte il pericolo.

Il film presenta le caratteristiche proprie del dramma, del noir e del giallo, pregno di eros, ma non certo appartiene al genere erotico, come fu etichettato all’uscita nelle sale cinematografiche nel lontano 1972 quando divenne addirittura pietra dello scandalo ed oggetto di censura per le scene vivide, per di più vere, di sesso realizzate (nulla in confronto a quello che negli anni successivi si è visto sul grande e piccolo schermo).

Ultimo tango a Parigi è dunque un film che parla d’amore e di passione come pochi sanno fare, con realismo, audacia, violenza e dolore. È un film che sa di verità ed al tempo stesso di folle utopia, come solo l’amore sa essere. E, per questo, è un film che sconvolge e incanta.

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