TFF: La Patota/Paulina, il coraggio di una scelta

Domenica, 22 Novembre 2015 10:41
  

La violenza sulle donne è tra i crimini più spregevoli che ci siano. Lo stupro è un atto infame per chi lo compie e devastante per chi lo subisce. Il corpo di una donna è come un santuario e, nonostante tale “sacralità”, ormai quasi quotidianamente leggiamo e ascoltiamo di stupri.

Difficile comprendere per un uomo come avvenga e soprattutto cosa cambi nella mente e nell’anima di una donna vittima di una violenza. Si rompe qualcosa nel suo equilibrio e la sua anima e innocenza sono ferite a morte. Ci sono donne traumatizzate che neanche denunciano la violenza per la vergogna, chi preferisce fare finta di nulla e chi si chiude a riccio preferendo rimanere sola con il proprio dolore.

E poi c’è il caso di Paulina (Estaban), giovane donna protagonista della nostra storia. Paulina è una donna capace, testarda, idealista oltre che un promettente avvocato di Buenos Aires che ha deciso di mollare tutto per andare a insegnare in provincia per sentirsi realizzata.

Una scelta che non piace a suo padre, giudice rigoroso anche se, a parole, d’indirizzo progressista.

Paulina vuole decidere da sola della sua vita, senza subire interferenze e pressioni, mostrando una forte personalità. Quando una sera, mentre sta tornando in motorino a casa dopo una cena con amici, è aggredita e stuprata da un gruppo di giovani balordi.

Balordi che ben presto scopriamo essere gli stessi studenti di Paulina fomentati da Ciro, rozzo falegname.

Paulina, pur avendo scoperto l’identità degli aggressori, sceglie di non denunciarli, non per viltà o timore, ma, piuttosto, consapevole che il carcere aggraverebbe le condizioni già difficili di questi ragazzi e soprattutto consegnarlii alla giustizia non sarebbe di sollievo per lei.

E, quando scopre di essere rimasta incinta, Paulina non si scompone e dopo lunghe riflessioni decide di tenere il bambino consapevole di sfidare il comune buon senso e l’ira del padre e del fidanzato.

Paulina è un remake di un omonimo film argentino di successo degli anni Sessanta. 

Non avendo visto l’originale, non posso fare un confronto, ma in sincerità mi sento di dire che gli argentini non dovrebbero seguire la cattiva abitudine americana di rinverdire i capolavori.

Essi sono tali appunto perché unici. Nascondere la mancanza d’idee e creatività con una toppa, seppure lucida, non risolve il problema.

Paulina contiene in sé dei contenuti molto intensi e forti. È un manifesto di libertà e orgoglio della donna che non accetta di essere comandata. È un film non solo di spirito femminista, ma anche di denuncia il cui discorso potrebbe essere applicato in qualsiasi città del mondo. La soluzione per la protagonista non è il carcere e la punizione, bensì cercare di diffondere cultura e senso civico.

Se dunque i temi sono di rilievo, la messa in scena lascia molto a desiderare. Il film è lento, noioso, incapace di avere un ritmo almeno accettabile. Le scene sono troppo statiche e portano lo spettatore a stancarsi e a perdere attenzione nei confronti di una storia in cui non mancherebbero i momenti di pathos e di alta emotività drammatica.

La giovane protagonista Dolores Esteban, che ha talento, carisma e molta presenza scenica, si carica sulle spalle il peso del film con grande impegno e forza. Ha il dono di essere molto espressiva e intensa, soprattutto nei primi piani, ma ciò non può essere sufficiente per salvare il film da risultato complessivo deludente. Il messaggio di coraggio e cambiamento di Paulina arriva sì, chiaro e forte nel finale asciutto, semplice e di per sé eroico, ma lo spettatore viene comunque provato da una pellicola non all’altezza dei contenuti e ha solo voglia di andare oltre e, magari, recuperare l’originale.

Il biglietto d’acquistare per “La Patota /Paulina” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.

 

“La Patota/Paulina” è un film del 2015 diretto da Santiago Mitre e scritto da Santiago Mitre, Mariano Llinas, Eduardo Borras con: Dolores Esteban Lamothe, Oscar Martinez.

Il film è in concorso nella 33° edizione del Torino Film Festival.

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