Diario di un'abilitata disperata

Domenica, 01 Novembre 2015 13:02
  

Eccoci qui, cari amici. Vi ricordate di me? Qualche mese fa, dopo essere sopravvissuta al TFA, credevo di aver lasciato alle mie spalle il periodo più buio - ma buio buio buio- della mia vita e invece..no; PURA ILLUSIONE.

Dopo aver festeggiato la mia abilitazione per tutto il mese di agosto -mi sembra giusto!- a settembre, ho iniziato a controllare freneticamente la mia posta istituzionale in attesa di una possibile -per me, sicura- convocazione da qualche scuola in provincia di Latina, dove sono inserita in graduatoria. Credevo che con il titolo in saccoccia fosse un diritto per me trovare una qualche collocazione tra le mura scolastiche per svolgere il mestiere sudato e agognato.

Figuriamoci!

I giorni passavano, e, escluse le promozioni dei siti di coupon e le email pubblicitarie per perdere peso, la mia casella era povera di chiamate serie dalle segreterie scolastiche. Prima che iniziasse la scuola, il 14 settembre, ho ricevuto una chiamata per Cisterna di Latina -chiaramente, la mia ultima scelta- ma, seppur non al settimo cielo, ho cominciato a sentirmi una super eroina: "Ottimo! Che fortuna quest'anno. Quante persone vuoi che si presentino a Cisterna?". Il percorso per arrivare a scuola non faceva che confermare i miei piani trionfali. Durante il tragitto ho scorso più mucche che esseri umani. "Nessuno verrebbe mai a lavorare in questo posto sperduto", pensavo. E sapete una cosa? Ho pensato veramente male, perché tutti quelli che mi precedevano in graduatoria, erano lì. Avevano tutti negli occhi la mia stessa speranza, e io sono tornata con la coda tra le gambe a casa, in attesa di un'altra opportunità. 

I giorni passavano velocemente, la scuola iniziava e io rimanevo lì in allerta.

Per mia fortuna, a inizio ottobre, mi sono arrivate due convocazioni -sempre a Cisterna!- e ho ottenuto le mie care diciotto ore settimanali, ma non sulla materia, sul sostegno, perché -non ho capito bene come-, ma i professori di sostegno sono finiti, tutti già impegnati. 

Sono andata a letto, quella sera, spaventata e disorientata, in preda ad un attacco di ansia. 

Sveglia alle 4:30;

Treno alle 5.40;

Arrivo alle 7:35.

Anche se stanca morta, sono arrivata infine a destinazione, tra uno sbadiglio e un sorriso. Ho firmato la mia presa di servizio emozionata e sono stata catapultata in classe.

Per mia fortuna, la collega aveva deciso di assentarsi proprio nel giorno del mio PRIMO GIORNO di scuola. La sola cosa che mi ha detto la collaboratrice scolastica è stata: "Professoressa, si tolga quel sorriso dalle labbra, altrimenti la mettono nel sacco!" 

Ma io invece ho pensato: "Ah che bello! È una terza media. Saranno già più maturi ed educati". Ancora una volta, cari amici, ho pensato veramente male. Entrata in classe, sono stata travolta da una banda di ragazzini fin troppo vivaci che hanno iniziato a studiarmi ed osservarmi come si fa allo zoo con le scimmie. Chiaramente la scimmia ero io, e mi sono sentita del tutto fuori luogo, incapace di gestirli tutti. 

Un conto è fare ripetizioni ad un solo ragazzino, un conto è tenere a bada più di venti studenti che hanno sempre qualcosa da dire, hanno sempre urgenza di andare al bagno, hanno sempre bisogno delle macchinette per bere, hanno sempre voglia di qualcosa che non sia tu e la tua presenza in classe. Non so come ma ne sono uscita illesa. Ho scelto di servirmi di quell'ora per imparare a conoscerli. È stata una faticaccia, lo ammetto. Non è così facile come sembra ritrovarsi dall'altra parte della cattedra e questo, adesso, mi fa apprezzare ancora di più i miei professori e la strada che ho scelto di intraprendere. Giusto perché quel giorno la fortuna mi ha accompagnato fedelmente, ho poi trascorso il resto del pomeriggio al Collegio dei Docenti. Il mio primo Collegio. 

Treno alle 19:05;

Arrivo alle 21:15;

Letto alle 21:40.

Poche ore e la sveglia avrebbe suonato di nuovo, ma questa volta non potevo che addormentarmi con il sorriso sulle labbra.

 

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Alessandra Montuori

Laureata in Lettere Monderne e specializzata in Filologia Moderna. Adora scrivere e seguire le partite di calcio; raccontare ciò che succede sul terreno di gioco è la sua passione. Ama leggere, disegnare e viaggiare. Estroversa e solare, preferisce la natura, pura e silenziosa, piuttosto che il caos ciitadino. Ha un debole per gli animali, primo tra tutti Marek, il suo piccolo Jack Russel.

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