ANTEPRIMA Festa del Cinema di Roma: "Legend" con Tom Hardy e considerazioni finali

Sabato, 24 Ottobre 2015 00:00
  

Ultimo giorno della Decima Festa del cinema Roma e, nonostante siamo quasi ai titoli di coda, il direttore Monda è riuscito ancora a far uscire dal suo cilindro un buon film come “Legend”, scritto e diretto da Brian Helgeland e con uno straordinario Tom Hardy.

“Legend” è la risposta inglese a “Black Mass” di Johnny Deep. Un’altra storia criminale portata sul grande schermo e ancora una volta la conferma che, in questo momento storico, il fascino del male attira il pubblico e incuriosisce scoprire il lato più "umano” e intimo di efferati assassini.

Ma se “Black Mass” ci aveva lasciati abbastanza tiepidi, pur essendo da apprezzare la discreta perfomance di Deep, "Legend" è tutta altra musica. Si sente fin dall’inizio un’energia diversa e più ritmo, brillano talento e carisma di Tom Hardy. Catapultato negli anni cinquanta, a Londra, lo spettatore fa conoscenza con i due fratelli gemelli Kray: Ronald e Reginald. Il primo è schizofrenico, gay e violento, il secondo è la mente, più “freddo” ed equilibrato. Hardy porta in scena entrambi i fratelli riuscendo a “sdoppiarsi” e a dare ai personaggi credibilità, forza e carattere. Un vero camaleonte della scena e una prova di poliedricità e fisicità che, a nostro avviso, l’anno prossimo non potrà non valergli una nomination agli Oscar. Un film costruito  come un “one man show” che lascia solo le briciole al resto del cast, seppure di buon livello, ma di fatto rendendo l'intreccio narrativo troppo esile e povero di contenuti. La  telecamera è più attenta ad esaltare le differenze di personalità tra i gemelli ed evidenziare le loro azioni e reazioni, tralasciando di costruire una struttura narrativa di spessore. 

Hardy ha la forza di caricarsi sulle spalle il film e di dargli un’anima e la capacità di tenere incollato allo schermo lo spettatore quasi per tutto il tempo. Ma, da solo, non può bastare a giustificare l’eccessiva lunghezza e calo del ritmo narrativo nella seconda parte. Nel complesso rimane costante il pathos narrativo, soprattutto caratterizzato nel definire l’aspetto psicologico dei due protagonisti.

La regia  è di buon livello, pulita, essenziale e capace di creare un ideale palcoscenico alla notevole performance di Hardy.  Probabilmente, Helgeland avrebbe dovuto mettere maggiore impegno nel costruire una cornice più forte intorno all’attore per rendere il film interessante e avvincente fino in fondo.

Un finale frettoloso e meno curato nella sua drammatica scena ci induce a dare comunque un biglietto “Ridotto” al film  perché questi “gemelli terribili” vanno davvero conosciuti. Solo domani mattina sapremo quale sarà il film vincitore del Premio del Pubblico. In sala stampa e  nel villaggio del cinema impazza il "toto-nomi". Personalmente ho due nomi in testa: ”Lo chiamavano Jeeg Robot” e “Land of Mine”. Su di loro scommetterei il mio euro.

Dicevamo, ultimo giorno di Festa ed è tempo di bilanci per l’organizzazione. I numeri della Festa, elencati dal direttore generale Lucio Argano durante la conferenza stampa di chiusura, evidenziano una flessione di pubblico e di incassi rispetto a un anno fa, rispettivamente del 27% e del 31%, escludendo la giornata di oggi, ancora in corso. Numeri negativi che però vanno analizzati alla luce dell’anno zero o, se vogliamo, della ripartenza che quest’anno ha avuto inizio con la direzione artistica di Modina.

Un cambio di filosofia e d’approccio all’evento, in cui si è puntata sulla qualità dei film e degli incontri.

Qualità dei film riconosciuta dalla stessa stampa che ha anche apprezzato l’idea di avvicinare lo spettatore alle star. Il direttore Modina ha rivendicato con orgoglio gli elogi ricevuti per la sua gestione anche dalla stampa estera e ha sottolineato come il suo lavoro debba essere valutato nell’arco dei tre anni del contratto. Ha ringraziato il Festival di Londra per la collaborazione avvenuta in maniera informale, augurandosi di poter stipulare delle nuove alleanze.

Il presidente della Fondazione di Roma per il cinema, Piera De Tassis, ringraziando per il lavoro svolto dagli organi di stampa, ha sottolineato come il suo ente voglia diventare il punto di rifermento dell’audiovisivo nella Capitale e far lavorare la Fondazione tutto l’anno e non solo pochi giorni, puntando a un progetto più ampio e ambizioso, sebbene i fondi siano stati tagliati nettamente (La Festa da sola è costata 4 milioni di euro). Una Festa, magari senza lustrini e con red carpet povero, ma che comunque ha svolto la sua missione: emozionare  e divertire. Perché il cinema, prima di ogni cosa, deve fare questo.

 

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