ANTEPRIMA Festa del Cinema di Roma: Land of mine, capolavoro di un passato post bellico che fa riflettere

Venerdì, 23 Ottobre 2015 06:57
  

La storia letta sui libri ci dice che i nazisti erano i cattivi, uomini tramutati in demoni, autori di atrocità e folli persecutori del popolo ebraico e che, se oggi viviamo in un mondo quasi libero e giusto ,lo dobbiamo alla sconfitta del nazifascismo nella seconda guerra mondiale.

Sappiamo però anche che la storia viene scritta dai vincitori e spesso questi ultimi hanno le mani macchiate di sangue. Quello che gli storici sono restii a raccontarci è cosa successe nell’immediato dopoguerra in un'Europa devastata dalla macerie e dall’orrore.

A volte il cinema si fa carico di colmare delle lacune e di divulgare delle verità sepolte.

“Land of Mine”, presentato martedì sera alla Festa del Cinema di Roma ne è un bellissimo esempio.

La Danimarca liberata nel 1945, dopo cinque anni di occupazione tedesca, aveva la necessità di “pulire” le sue coste dalle mine nascoste dai nazisti convinti che lo sbarco degli americani sarebbe avvenuto lì.

Un lavoro rischioso che nessun soldato danese voleva compiere. Così, i vertici militari, con il sostegno inglese, decisero di “arruolare” i prigionieri tedeschi per questo compito.

Furono divisi in diversi gruppi i 2 600 prigionieri, per la stragrande maggioranza ragazzi dai 15 ai 18 anni, e chiamati a togliere in sei mesi oltre 1.402.00 mine,

In sfregio alla Convenzione di Ginevra e a qualsiasi diritto, i prigionieri tedeschi vennero usati come cavie  senza che avessero alcuna  preparazione o abilità specifica nel campo.

Il film catapulta lo spettatore in una storia che, minuto dopo minuto, non può che lasciare stupiti e sgomenti. Si osservano i quattordici ragazzi tedeschi chiamati ad entrare nella squadra del sergente Rasmussen(Moller) e ad obbedire. Un sergente duro, avaro di parole, determinato a  sminare le coste danesi e, in apparenza, amorevole solo il suo cane.

I ragazzi, sebbene consapevoli della rischiosa missione, accettano di compierla sperando che alla fine possano tornare in Germania.

Un film giocato sull’emozione e sull’angoscia vissuta da giovani protagonisti e sul rapporto che si instaura con il rude sergente. Lo spettatore entra fin da subito in empatia con i tedeschi e non può che tifare per loro e  soffrire quando molti “cadono in missione”. Un film cupo, angosciante, straziante che però si svolge in pieno giorno, su bellissime spiagge davanti ad un mare che risplende. Bellezza e Orrore si scontrano e si alternano  sulla scena, creando una convincente miscela di adrenalina, pathos e commozione.

Una sceneggiature asciutta, snella, diretta che ha il merito di aver dato visibilità a un aspetto oscuro e tragico del periodo post bellico. I rari dialoghi sono ben costruiti in tempi e ritmi tesi ad amplificare la tensione narrativa senza però eccedere o scadere nella retorica.

La regia è essenziale, lineare e, nello stesso tempo, esperta e capace di costruire un prodotto bellico davvero diverso dal solito e tenere inchiodato lo spettatore allo schermo fino alle fine.

I protagonisti assoluti sono i 14 ragazzi che compongono un affiatato gruppo che riesce ad essere credibile e a trasmettere intense e vere emozioni, portando il pubblico a vivere il dramma dei personaggi.

È una splendida spalla o, se volete,  adeguato controcanto, Roland Moller, che riesce a portare in scena un personaggio che, nell’arco della storia, muta atteggiamento nei confronti dei suoi sottoposti, rimanendo fedele ai suoi principi e, alla fine riscattando, il suo personaggio e la Danimarca.

Un finale calibrato e misurato che riesce a coniugare emozioni e riflessione nello spettatore che non può non chiedersi, dopo aver visto questo film, se esistano in un conflitto atti criminali diversamente classificabili, quando in gioco c’è la vita umana. 

Il biglietto d’acquistare per “Land of Mine” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre

 

Land of Mine” è un film del 2015 scritto e diretto da Martin Zandvliest, con: Roland Moller e Mikkel Boe Folsgaard.

 

Land-of-Mine-review

 

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