Diorami, teatri e le carte di Luzzati.

Mercoledì, 23 Settembre 2015 08:41
  

Quando nel 1972 il sig. Italo Calvino pubblica Le città invisibili, lo fa ponendo al centro il rapporto tra narratore e narratario; tra loro sussiste un reciproco interesse: il narratore porta consiglio a chi lo ascolta ma la sua esperienza risulta inutile e inconsistente se non c’è nessuno a porgere orecchio. Marco Polo racconta al Gran Kahn, imperatore dei Tartari, delle incredibili città visitate durante i suoi viaggi in veste di ambasciatore. Saltando, disegnando, mostrando oggetti rari o comuni, Marco Polo narra città di straordinarie evitando l’opacità degli altri racconti, alimentando però il rischio del fraintendimento (e con esso la possibilità che nascano altre storie). Polo inventa? È mai partito sul serio per le sue ambascerie? Ad un tratto questo particolare non interessa neanche più al Gran Kahn; tutto ciò che conta è la storia, indipendentemente dalla sua veridicità. Il Gran Khan è tanto scaltro da riuscire, dopo averci fatto un po' l’abitudine, a seguire alla perfezione il filo dei pensieri di Marco Polo e spesso lo anticipa nel suo narrare, lasciandosi trasportare in scenari inquietanti e magnifici, nel magico immaginario del genovese.

Il viaggio di Marco Polo ha per Calvino valore nella possibilità: "L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà" e che si realizzi o meno non ha alcuna importanza, dopotutto "non è detto che Kublai Kahn creda a tutto ciò che Marco Polo gli racconta" ma l’imperatore ascolta sempre.

1 copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia

«Di fronte alle sue scenografie si ha quasi sempre l'impressione di finire mani, piedi e pensieri dentro un sogno»

2

Questa frase però non è riferita alle scene descritte da Marco Polo, nè tantomeno da Calvino, bensì ad un altro grandissimo sognatore italiano: Luzzati. Scenografo per molti dei principali teatri italiani e per molti tra privati che ne apprezzavano l'arte, è stato anche illustratore di libri per bambini, disegnando le storie più classiche come Alì Babà e Alice di Carroll o le filastrocche più scanzonate di Rodari. È sicuramente uno dei più grandi artisti italiani, decisamente troppo poco conosciuto e portato ad esempio, soprattutto nelle scuole. Ricordo con affetto, trasmesse sulla Rai in tempi non sospetti, quando ogni canale trasmetteva per fasce orarie, l'appuntamento in prima serata con alcuni corti del maestro. Li ho ritrovati dopo anni su Youtube e ne consiglio vivamente la visione, SOPRATTUTTO ad un pubblico adulto (sia mai che si riesca a tornare a sognare all'italiana!) e se vi vergognate a guardare i cartoni fatevi accompagnare da un bambino.

 

È proprio per le "Città" di Calvino che Luzzati produce il cortometraggio Genova.Sinfonia della città, dove la città viene raccontata e riscoperta proprio dal Gran Kan e da Marco Polo. Ecco per i più pigri il link - https://www.youtube.com/watch?v=FxAbV6a5Ku4

Una curiosità: nel corto compare una figura molto cara all'autore e alla tradizione del teatro italiano, ma non vi dirò quale!

I corti del maestro sono sviluppati sempre come scene in una cornice, teatrini di figurine bidimensionali dove è distintivo il tratto pulito e infantile, diorami di carta se vogliamo. Diorami e scenografie di sogno. Un diorama è la ricostruzione in scala di una scena esemplare e avvincente in una cornice minima, solitamente tridimensionale. Esistono diorami storici, letterari o naturalistici e anche stavolta si tratta di un' arte che ha i suoi esempi più antichi in Italia, più precisamente a Pisa nelle opere ottocentesche di Paolo Savi. Che sia per uso tecnico o per svago come nel caso del modellismo, costruire un diorama non è un'operazione difficile ma va studiata con cura prima di procedere.

diorama 3d

Regole diverse hanno i diorami bidimensionali, quelli di carta insomma, come ad esempio il teatro delle ombre o i lavori di Luzzati. Si tratta di scene che ripropongono la struttura a pannelli del teatro dell'opera, con scenografie fisse o semimobili al cui interno possiamo ammirare in azione, nel caso del teatrino, o immobili, come in una fotografia, i personaggi.

4 copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia

Ma è comunque necessario distinguere tra i diorami ad ombre, dove, prediligendo un unico colore, solitamente il nero o il bianco, la narrazione procede appena accennata, delineata dai profili, e quelli colorati dove la scena ci appare in tutti i suoi particolari. Quando il diorama è rappresentativo di una scena specifica, troveremo l'azione bloccata ad un punto chiave per la narrazione (la principessa che si sporge dal balcone al richiamo del principe) .

5 copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia

6 copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia

7 copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia copia

Sopra vi propongo come esempi alcuni lavori di Emma Van Leest. Sia nell'ambito dell'illustrazione sia nel design, quest' artista ha creato opere davvero notevoli. Inutile dire che non esistono regole. Stavolta, scelto lo "spazio" in cui far svolgere l'azione, sia esso una cornice o una scatola, basta preocurarsi fogli di cartoncino e un bisturi, quindi stare molto attenti alle dita e al tavolo su cui vi appoggiate e....provare, provare e provare!!!

Vota questo articolo
(1 Vota)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.