Il sapore amaro degli studi senza amore

Sabato, 15 Agosto 2015 18:07
  

In questi giorni, si è molto parlato di università in riferimento ad alcuni articoli di Stefano Feltri su "il Fatto quotidiano". Un polverone, una bufera, una tempesta di sabbia.

 

Sinceramente, non saprei dire se l'articolo fosse volto a mera provocazione o se il vicedirettore del noto quotidiano fosse davvero convinto delle..."considerazioni" che stava scrivendo e, del resto, non sono particolarmente interessata a controbattere, anche perché lui è un bocconiano laureato in Economia e io una semplice studentessa di Lettere, ragion per cui lo scontro sarebbe certamente impari.

 

Certo.

 

feltri

[Fonte immagine: articolo "Ma davvero le facoltà umanistiche sono un pessimo investimento?", sul sito www.roars.it]

 

Il fatto è che MYGENERATION è una rivista dedicata ai giovani, da tutti i punti di vista, sia per i giovani che vi scrivono, che per quelli che la leggono e, visto l'avvicinarsi del periodo delle immatricolazioni, sono felice di aver trovato lo spunto per parlare di questo argomento così importante.


Ovviamente, non starò qui a dirvi cazzate su quanto sia bella l'università, su come i dipartimenti (non esistono più le Facoltà, Feltri!) siano tutti uguali, tutti ugualmente importanti e difficili, perché significherebbe prenderci reciprocamente per i fondelli e non mi sembra il caso.


Detto questo, ci sono studenti e studenti e stupidi e stupidi.

 

Il che significa che, così come non approvo il finto buonismo di chi afferma che studiare Lettere e Filosofia è la stessa cosa che studiare Fisica nucleare, allo stesso modo non tollero certe frasi tipo:

 

- "Ah, studi Lettere! Anche a me piace molto leggere".

 

oppure

 

- "Ah, studi Lettere! Anche io avrei voluto, ma poi ho pensato che non avrei trovato lavoro".

 

A mio modesto parere, piuttosto che sminuire il lavoro altrui o cercare di gonfiare il proprio ai massimi livelli con un occhio sempre fisso sul vicino, bisognerebbe concentrarsi di più su se stessi.

 

Perché nessuno, nemmeno tutti gli studiosi del pianeta Terra, può dire di conoscere davvero e quindi giudicare obiettivamente tutti i pro e i contro dello studiare Lettere e Filosofia o Fisica nucleare, se non quelli che studiano Lettere e Filosofia o Fisica nucleare.

 

Ma passiamo oltre, questa era una semplice premessa.

 

Come dicevo, lo scopo di questo articolo non vuole essere quello di innalzarmi a illuminata paladina della giustizia, in difesa dei più deboli (alias, gli studenti dei dipartimenti di Studi umanistici), ma semplicemente quello di ristabilire un po' d'ordine. Un ordine che serve a me, badate bene, nel senso che, di tanto in tanto, quando affronto letture troppo difficili per la mia piccola mente da studentessa di Lettere, ho poi bisogno di mettere nero su bianco la mia opinione.

 

In tutti i miei 26 (quasi 27) anni di vita, ho sempre pensato di essere una persona abbastanza democratica, ragion per cui sono ben disposta ad accettare le diversità e consapevole del fatto che esistono persone per le quali il mondo può essere distinto in due grandi categorie: bianco e nero. Purtroppo (o per fortuna), non faccio parte di questa tipologia di persone: per me, l'universo è composto da un infinito caleidoscopio di grigi, che caratterizza la nostra speventosa, ma anche meravigliosa umanità.

 

Scusate, un attacco di sentimentalismo acuto, ma adesso arrivo all nocciolo della questione.

 

Cosa volevo dire?

 

Ah, sì!

 

Ecco la mia teoria: non esiste nessuno studio scientifico che possa riassumere le infinite sfumature che definiscono le scelte umane, le infinite possibilità che si dispiegano dinanzi a chiunque compia quelle scelte e le infinite sfaccettature che ci caratterizzano e ci rendono così diversi, eppure così simili.

 

Retorica scadente?

 

Può darsi.

 

Ma può darsi anche che chi ha guardato la questione solo attraverso il bianco o il nero non abbia considerato il rovescio della medaglia: i dipartimenti di Studi umanistici sono più semplici di altri, per certi versi, ma più difficili per certi altri, elemento che riequilibra, dal mio punto di vista, la disparità che può esserci fra i vari tipi di didattica.

 

In particolare, a proposito di quegli studenti davvero motivati, davvero portati, davvero amanti delle materie umanistiche, essi devono affrontare vari tipi di difficoltà "supplementari", a partire proprio da quella mancanza di lavoro che fa apparire la loro scelta tanto stupida, ma che per me rientra nel panorama dei sacrifici volti ad inseguire l'impiego dei propri sogni, probabilmente con fatica doppia rispetto ad altri.

 

Sorvolando sul fatto che, per alcuni, può risultare più semplice studiare Ingegneria Aerospaziale e Astronautica, piuttosto che Storia Romana, Filologia Romanza o Linguistica Generale, etc. etc. (anche se può capitare più raramente che non il contrario), davvero c'è chi ritiene che gli studenti delle materie umanistiche siano o semplicemente stupidi o semplicemente pigri?

 

Onestamente, ritengo questa la peggiore offesa: non quella di giudicare il loro operato, ché, come già detto, non sarebbe comunque un giudizio oggettivo, ma di pensare che essi non siano consapevoli di ciò che fanno o che semplicemente non gli importi.

 

Maddai.

 

Io, invece, credo che la scelta dell'università sia una scelta che riguarda tutto il nostro futuro e trovo che fare quella scelta solo in base alla "convenienza" dello stipendio ipotetico sia davvero cinico e non necessariamente condivisibile.

 

Uno studio scientifico può analizzare e presentare alla comunità un certo dato statistico, considerando un solo aspetto per volta quale, ad esempio, il rapporto tra investimento iniziale, obiettivi raggiunti e relativo guadagno, il che vorrà dire far riferimento al piano economico che, tuttavia, non è certamente l'unico da tenere presente e questo anche un bambino sarebbe in grado di capirlo.

 

Servirsi di un dato statistico simile per le proprie deduzioni arbitrarie, per me non solo non può essere considerato giornalismo (ci mancherebbe), ma neppure mi pare degno di una persona che rifletta con intelligenza, lucidità e buon senso. Essì, che ci siamo laureati alla Bocconi, Feltri (lo so, lo so, avevo promesso di non fare riferimento all'articolo de "il Fatto Quotidiano")!

 

Infatti, è ovvio che, se si sceglie di studiare delle materie che non si amano, si conseguirà un titolo (dopo tempo X) che non si ama, per poi impiegarsi in un lavoro che non si ama per tutta la vita, probabilmente con pessimi, o comunque molto scarsi risultati.
E se tutti ragionassero così, vivremmo in una società fatta di lavoratori mediocri e privi di qualsiasi amore o interesse per ciò che fanno.

 

Questo, per me, rappresenta uno scenario apocalittico degno di un film dell'orrore.

 

[CONTINUA...]

 

corporate-zombie

Ultima modifica il Lunedì, 17 Agosto 2015 10:31
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