Anime di vetro. 
L’ottavo appuntamento con il commissario Ricciardi

Lunedì, 10 Agosto 2015 00:00
  

Ciao Ricciardi. Bentornato.
L’ultima volta che mi venisti a trovare fu più o meno un anno fa, con una bellissima sorpresa sul mio comodino. Ci facemmo compagnia in uno dei luoghi per me più belli al mondo, per un tempo che sarebbe rimasto prezioso nella mia storia...  in fondo al mio cuore.


E ora che in questi mesi tutto è cambiato e in nuovi luoghi ben altre vite si intrecciano alla mia, i tuoi occhi verdi sono riapparsi.
Proprio adesso.
Bentornato Ricciardi!

 

Come sempre, anche stavolta le tue storie portano con sé molto più di un giallo appassionante e mentre guidi le indagini di quei delitti tu ti immergi fin dentro le loro cause. E mi parli della Fame e dell’Amore. E sveli le sfumature più profonde dell’animo umano, le spaventose contraddizioni di cui esso è in balìa quando il sentimento incontra anche la più piccola passione.

 

Come sempre, anche stavolta ogni personaggio che ti accompagna vive a suo modo il proprio dolore, il proprio amore, la propria rabbia e la propria speranza. Ogni personaggio è preso dal suo dèmone, o coltiva il suo sogno, ogni anima filtra come un vetro le luci dei propri sentimenti in maniera differente, le trattiene dentro sé per poi restituirle al mondo con le sue più diverse sfumature.

 

Ma stavolta tu mi parli di una candela che arde e di una falena attratta dalla sua fiamma pericolosa, di una mano che si brucia pur di scacciarla e della “palomma” che non si allontana comunque. Dell’amore quello vero che sa rinunciare e donare e di quello recitato che sa chiedere e pretendere. Mi parli di un’antica canzone e della passione che tramanda, della mia Napoli e di tutte le storie che sa evocare “parlando, suonando, cantando e anche solo con i suoi colori”.
Resti lì, affacciato sull’abisso e mi parli di anime fragili, pronte a spaccarsi in mille pezzi. Le racconti a me, adesso che so cosa vuol dire, adesso che quei ricordi lontani di ciò che accadde alla mia storia mi suggeriscono il significato profondo di ciò che accade ora nella tua. 

 

E come la mia anima adesso è ricomposta e i suoi frantumi riassemblati in un vetro colorato e meravigliosamente nuovo, così tu ti sciogli nel tuo primo sorriso, ti abbandoni a una dolce e insolita carezza sul volto di una terza donna che compare nella tua vita. Ora, in questo mio arrivederci, è già pressante il desiderio di ritrovarti e soprattutto di conoscere la risposta a quella straordinaria domanda che soltanto un napoletano può cogliere pienamente…
A che serve tutto questo mare?

 

Torna presto, Ricciardi!

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