MYGENERATION, intervista a Ghigo Renzulli.

Venerdì, 08 Maggio 2015 00:00
  

E’ sempre una grande emozione chiacchierare con un artista. Se poi l’artista in questione è stato uno degli artefici della tua crescita interiore, il tutto acquista un significato speciale.

Schietto ed intelligente, Ghigo Renzulli,  chitarrista e cofondatore dei Litfiba, si è raccontato a MYGENERATION con grande disponibilità, affrontando temi scottanti, quali la Terra dei Fuochi, e dando preziosi consigli ai giovani musicisti. Dalle sue parole traspare palesemente tutta la sua carica Rock. Un impeto gestito ed incanalato sapientemente in risposte educate ma mai banali.

Segue l’Intervista:

 Come e quando è nata la passione per la musica?

 Nella mia famiglia la musica era di casa, già da ragazzino mi divertivo a mimare i chitarristi davanti allo specchio, imbracciando una racchetta da tennis… La folgorazione per il Rock avvenne nel 1968  guardando il Festival di  Venezia, rimasi affascinato da una band che si chiamava Vanilla Fudge…capii la mia strada.

 In che momento hai capito che suonare sarebbe diventato un lavoro?

 In realtà non l’ho capito…l’ho deciso! Volevo fare la carriera musicale…se non mi fosse andata bene sarei andato a fare il mozzo sulle navi o qualsiasi altra cosa, ma, per la mia stabilità interiore, ci dovevo assolutamente provare. Mi licenziai dal lavoro sicuro che avevo ( Tragedia in Famiglia ) e mi lanciai ad affrontare i diversi anni di cinghia stretta che seguirono dopo.

 Quali sono i gruppi che hanno maggiormente influito sulla tua crescita artistica?

 I classici degli anni sessanta/settanta, ma con un grande amore per i Creedence Clearwater Revival e per i Quicksilver Messenger Service.

 Attualmente il panorama musicale Italiano offre una grande varietà di gruppi ed artisti. Quanti presentano progetti validi e quanti invece sono solo un prodotto commerciale creato ad hoc dalle case discografiche?

 Mah…penso che al giorno d’oggi le case discografiche non hanno più gli occhi neanche per piangere…arrancano pure loro in questo mercato in continuo assottigliamento e sono dipendenti dalle scelte televisive dei vari Talent che, chi più e chi meno, vanno per la maggiore e danno un momento di celebrità ad artisti che difficilmente faranno qualcosa successivamente, a parte qualche raro caso.

 Quali sono le caratteristiche che deve possedere un artista per essere ascoltato?

 Difficile dirlo…facendo Pop si ha sicuramente molta più esposizione mediatica, il Pop è sempre di moda nel nostro paese…penso che al di là della bravura tecnica, la personalità artistica ed essere un personaggio vero e non costruito, siano elementi molto importanti…poi ci vogliono belle canzoni, belle musiche e bei testi che prendono il pubblico….e qui casca l’asino.

 Puoi segnalarci qualche Band emergente che secondo te ha i numeri per “sfondare”?

 Non faccio nomi…prediligerei alcuni ed urterei o demoralizzerei altri che magari non ho neanche sentito fino ad oggi, e che magari sono validissimi…non mi sembra giusto.

 Chitarrista preferito?

 L’ultimo chitarrista che mi ha fatto venire i brividi è Frusciante dei Red Hot Chili Pepper…un grande artista.

 Qual è il tuo approccio alla composizione?

 Non ho una regola… passo periodi di grande creatività dove sono capace di tapparmi un mese di fila, giorno e notte, nel mio studio a registrare idee, come posso avere periodi sterili dove non ho voglia di comporre…

 Quante ore al giorno dedichi allo studio della chitarra?

 Anche qui dipende dalla voglia, ma almeno una , due ore al giorno, se sei un professionista, bisogna farle, anche solo per mantenere le dita e la mente in allenamento.

 Raccontaci un momento indimenticabile della tua carriera.

 Ci vorrebbero 5 o 6 libri….

 In genere in occasione di grandi tragedie, ad esempio il terremoto dell’Aquila, artisti, musicisti e personaggi pubblici, danno vita a stupende iniziative di solidarietà. Secondo te il dramma della Terra dei Fuochi meriterebbe una pari mobilitazione? Tu ad esempio, la comporresti una canzone per le vittime del biocidio, o semplicemente per raccogliere fondi per una corretta bonifica del territorio campano?

 Mah….con l’età mi sono molto disilluso, mio malgrado,  su tante iniziative…la solidarietà è una bellissima cosa, salvo poi far arricchire tanti pescecani invece di chi ha bisogno degli aiuti…so che per il terremoto dell’Aquila ci sono stati dei grossi problemi. Esistono ancora iniziative serie ed oneste, tipo come è stata I.L.E. recentemente, per il terremoto in Emilia, ma purtroppo una buona parte della nostra società odierna è corrotta.  Io comporrei, anche molto volentieri, una canzone per le vittime del biocidio in Campania (io sono campano e conosco molto bene la regione )…posso farlo per far ragionare e sensibilizzare le persone…ma dovrei essere sicuro che i fondi raccolti non andassero a finire alla camorra… Sono trenta anni che ne parliamo e drammaticamente tutto è rimasto come era una volta....

 Immagina l’Italia fra dieci anni. Cosa vedi?

 Preferivo l’Italia di dieci anni fa…

 Ci lasciamo con un’ultima domanda. Cosa consiglieresti ad un giovane che ha deciso di vivere di musica?

 Purtroppo  mi trovi un po’ pessimista…non mi sento più di consigliare, in questo periodo di crisi, di rischiare, come ho fatto io da ragazzo…non ci sono più i presupposti sociali validi…Consiglio, in ogni caso, di pararsi il culo cercandosi un lavoro normale, e di fare musica come secondo lavoro…se poi sono rose, fioriranno….

Grazie mille per l’intervista a nome di tutta la redazione. A presto e buona musica.

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Mirko Galante

Da sempre appassionato di comunicazione in ogni sua forma. Amo la fotografia e le riprese video. Adoro raccontare ciò che mi circonda attraverso uno sguardo critico ma propositivo. Non mi piace la vita in ufficio, ore ed ore dietro una scrivania non fanno per me. Preferisco mettermi in gioco, stare in strada alla ricerca di notizie, condividere esperienze, avventure e pericoli tra la gente. Non posso fare a meno della scarica di adrenalina che si ha quando armato di una telecamera nascosta, raccolgo prove per un'inchesta.

Questo è giornalismo investigativo.

 

Il mio motto è : Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente. (Albert Einstein)

 

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