Steve McCurry: e che te lo dico a fare?

Venerdì, 24 Aprile 2015 00:00
  

Anche a chi non conosce Steve McCurry , basta dire hai presente la foto di Sharbat Gula, la ragazza afgana, dagli occhi verdi? E subito risponderà: “ Si Certo !!!”

 

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Quegli occhi verdi, ormai diventati icona, sono stati fotografati per due volte a distanza di dieci anni e le sensazioni che l’intensità di quegli occhi sprigionano sono forti ed emozionanti in ambedue i casi.  

 

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Steve MCurry,  comincia a studiare fotografia all’università, dopo essersi barcamenato come cuoco in Europa. L’ idea iniziale era quella di fare il regista, ma dopo aver viaggiato un po’ si rese conto che la sua strada era la fotografia. Iniziò così a realizzare piccole collaborazioni con il quotidiano studentesco, presso il College Penn State University. Dopo l’incontro con Eve Arnold, Bruno Barbey e Philip Jones Griffins, cominciò a lavorare per la Magnum Agency.

 

Si definisce semplicemente “fotografo”, magari “fotografo-documentarista”. Ha una predilezione, si, per i ritratti (e questo si era capito), ma afferma che il suo scatto non riguarda solo il ritratto, bensì qualsiasi inquadratura. Mette sempre in primo piano colori e saturazioni forti,  poiché, i colori, come egli ama dire, rappresentano “l’anima del mondo”, perché la vita non è in bianco e nero. La realtà è colorata e va rappresentata così come si vede. Tutte le cose hanno un’anima colorata. E’ necessario rappresentare     istintivamente.  E’ tutto qui, questo è il fotogiornalismo:  una pratica che ha un punto di vista privilegiato sulla vita e sul mondo. 

 

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Se pensate a chissà quale attrezzatura stratosferica usi McCurry per creare i suoi capolavori, forse resterete delusi nel sapere che porta con sé sempre e solo due Nikon;  la magia delle sue fotografie, viene dai giochi con la luce naturale e dai luoghi in cui si trova, dal quale cerca di estrapolare l’anima. Afferma che i suoi desideri riguardano il poter viaggiare, incontrare sguardi, volti e altre mille Sharbat Gula. Tutto questo per poter avere l’occasione di raccontare al mondo intero storie, in maniera diretta, istintiva, immediata, cosa che può fare solo attraverso la fotografia.

 

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Vi siete già incuriositi abbastanza? Allora, prima di mettervi all’opera e googlare Steve McCurry  è doveroso mettervi al corrente di un evento a Roma: in questi giorni, al Teatro 1 di Cinecittà, in occasione di “Cinecittà si Mostra” vi è  l’allestimento della mostra “Oltre lo sguardo”. Si tratta di più o meno 150 scatti che ci trascinano nel mondo che McCurry ha girato in lungo e in largo. Un’ occasione unica di entrare nello spirito dell’essere umano, attraverso  espressioni  intense, capaci di suscitare emozioni al di là del semplice apprezzamento d’immagine, di comprendere fin in fondo eventi , quali  lo tsunami in Giappone, l’attacco alle Torri Gemelle a Ground Zero e i numerosi conflitti  che martorizzano oggigiorno il mondo. 

 

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Peter Bottazzi ,responsabile dell’allestimento , si è preoccupato di non seguire una linea  tematica o cronistorica, ma ha disposto le immagini quasi a casaccio dando vita così ad un’esposizione originale, sbalorditiva.

 

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Troviamo infatti fotografie abbastanza recenti, alcune inedite prese dal suo archivio personale, ovviamente il ritratto di Sharbat Gula, che vide la sua prima pubblicazione  sul National Geographic nel 1985, ritratti di bimbi eritrei, funzioni religiose, monaci birmani.

 

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In poche parole, visitando la mostra ci si trova a tu per  tu con il  “Mondo” e  quell’atmosfera oggettiva e contemporaneamente soggettiva che si crea tra spettatore ed immagine diventa qualcosa di astratto, intimo,  che accarezza i sensi, esalta il cuore, inumidisce gli occhi. Arriva un momento in cui ci si rende conto, che con una singola fotografia, si riesca ad intuire un racconto, una storia, una dinamica, a volte allegra e giocosa, a volte odiosa e terribile ma in ogni caso, inattesa, insospettata, strabiliante.

Durante la mostra, inoltre, sarà possibile visionare sei filmati, dove lo stesso McCurry parla dei  i suoi viaggi, spiega le sue tecniche, racconta i suoi percorsi universitari e la sua personale visione della fotografia.  (Chissà non dia qualche spunto a qualche visitatore di diventare il prossimo McCurry).

 

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http://www.mostrastevemccurry.it/index.html#mostrahttp://www.mostrastevemccurry.it/index.html#mostra

Ultima modifica il Venerdì, 24 Aprile 2015 08:07
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