Chema Madoz: l’espressione figurata attraverso la vita parallela degli oggetti

Venerdì, 27 Marzo 2015 00:00
  

Jose Maria Rodriguez Madoz (nato a Madrid nel 1958), ma conosciuto come Chema Madoz, premio nazionale spagnolo di fotografia nel 2000, è un artista  surreale e creativo. Scatta  esclusivamente in analogico e in bianco e nero, non da titoli alle opere. Chema Madoz dopo aver studiato Storia dell’arte presso l’Universidad Complutense de Madrid , decise di porsi artisticamente una visione allegorica e metaforica della vita , rifiutò il “posto fisso”, confortevole e rassicurante presso un istituto bancario, e indirizzò tutte le sue energie  nel percorso fotografico . Le sue opere sono  influenzate dall’ irreale, dando la visione alternativa di un universo parallelo, dove gli oggetti di uso comune, tutto sono tranne  quello che sembrano essere.  Chema Madoz rende gli elementi della quotidianità unici, rivestendoli di significati nuovi . 

 

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Le sue fotografie al pari di un’ illusione ottica giocano con la visione diretta, reale e traspongono le cose, fino ad innescare processi cognitivi paradossali. Tutte le cose diventano, in questo modo “scrigni “, che racchiudono altri significati e svariate sfaccettature. Ecco che con Madoz, attraverso un semplice processo di associazione mentale  e fisica con altri oggetti ,e l’abile utilizzo di piccoli cambiamenti, riusciamo ad osservare e dare un valore nuovo, diverso alle cose, percepite generalmente per funzioni precise . La realtà delle cose viene stravolta, e si trasforma in una nuova. 

 

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Le scelte stilistiche di Madoz, portano ad eliminare tutto ciò che c’è di superfluo nella fotografia, poiché l’essenza è l’immagine pura, nuda, scarta a priori il colore e il background. Secondo Madoz il fulcro sta nell’Idea, e il processo cromatico , svia l’esaminatore finale da quella che è l’IDEA – anche per questo motivo le sue opere non hanno nome, proprio perché non vuole inquinare o influenzare la mente dell’osservatore.

Madoz  che disapprova l’uso del digitale afferma: “ Lavorare in analogico ti fa stabilire un vincolo con la realtà, che non raggiunge la fotografia digitale, qualcosa di facilmente modificabile; a me interessa rendere le modifiche realtà”. Conferisce agli oggetti quotidiani, di uso immediato un’ anima dicotomica. Scacchiere, morsetti, posate,  frutta, fiammiferi, orologi diventano il mezzo per evidenziare la concomitanza dimostrativa dialettica tra reale e irreale, tangibile e virtuale.

 

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Ma contrariamente a quanto si possa credere "Virtuale" non si riferisce all’etereo, alla costruzione moderna del tecnologico, bensì al “Virtus “, vocabolo latino medievale, il cui significato è, virtù, potenza  la quale, conferisce quindi, l’abilità e l’idoneità di vedere oltre l’immagine. Madoz è interessato soprattutto a raggiungere la nostra comprensione, prima che la nostra interiorità. Infatti, la prima cosa che salta all’occhio dello spettatore, è proprio l’antagonismo tra l'astratto e l’evoluzione costruttiva del fisico, del reale,  dove il risultato finale risulta innegabilmente concreto. Diversi elementi, tendono a sottolineare ciò. Le immagini offerte ai visitatori, sono presentate su sfondi neutri , private del significato e del contesto quotidiano ,seppur diano l’idea di dimensioni lontane, contemporaneamente producono una rassicurante idea familiare. In questo modo, esautorate della loro funzione legittima e naturale, assumono e svelano un’ essenza ed una valenza più profonde, che quotidianamente non siamo capaci di percepire.

 

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E’ un po’ come se gli oggetti, prendessero vita e si ribellassero, alla convinzione comune, che la loro funzione sia solo di meri strumenti di utilità.

 

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Madoz afferma: “A un tratto iniziai a trovare le figure umane che fotografavo poco interessanti. Ebbi la sensazione di stare scattando centinaia di foto uguali e questo mi fece perdere l’attrazione verso la figura del corpo. Gli oggetti hanno lo stesso carattere delle parole, si contaminano l’un l’altro generando significati sempre nuovi”. La rappresentazione di un universo parallelo in cui l’essere umano non trova alcun altro spazio se non quello in cui, esso stesso si possa trasformare in un elemento.

 

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Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2015 14:03
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