L'impossibile "Chakan: The Forever Man"

Sabato, 28 Febbraio 2015 00:00
  

Una delle paure più diffuse è quella della Morte: a chi non piacerebbe guardare il Tristo Mietitore negli occhi (o nelle vuote orbite) e dire:«Tu non hai alcun potere su di me!»?

 

Questo è un lusso che Chakan, il protagonista del gioco Chakan: The Forever Man (SEGA Megadrive, 1992), può concedersi avendo sconfitto a duello la Signora con la Falce. Tuttavia egli scopre ben presto che l'Immortalità non è poi un grande affare, ma procediamo con ordine dal momento che la trama è uno dei punti forti del gioco.

 

Chakan (eroe di un fumetto di Robert A. Kraus) era un guerriero dotato di bravura fuori dal comune nella lotta e, soprattutto, nell'arte della scherma, nonché un abile stregone e alchimista. Ben conscio del proprio valore, egli affermò senza paura di poter sconfiggere anche la Morte in persona, che immediatamente si manifestò proponendogli l'immortalità in caso di vittoria. Dopo un lunghissimo scontro, Chakan trionfò e il suo avversario tenne fede alla parola data, aggiungendo però una sinistra profezia:«For your arrogance and pride I will temper my gift with this curse. [...] You will never know rest as you wander this world searching to slay the horrors that haunt your sleeping world. You will suffer grievous wounds, but you will not die, and as eternity rolls on, you will crave my touch. Your face will bear my visage, and your eyes will burn with hellfire. But... let it not be said that I am without mercy. There shall be an end to your curse. If all the beasts of the dark are slain, then you may find rest.»

 

Ergo, il nostro non ha altra scelta che affrontare due serie di quattro livelli, ciascuno dei quali diviso in tre sottolivelli infestati di mostruosità di ogni tipo allo scopo di trovare la pace eterna. Tuttavia, la cosa non è per nulla facile e ha scoraggiato più di un giocatore. CTFM è infatti un titolo di una difficoltà spaventosa: oltre ai difficili combattimenti (si può attaccare in ben otto direzioni!) e ai salti impossibili, da provare e riprovare fino alla nausea, il gioco ha una interessante gestione delle morti: data l'immortalità del protagonista, non esiste Game Over, ma si è costretti a ricominciare il livello. A ciò si aggiunge una minacciosa clessidra che una volta esaurita, costringe il giocatore a ricominciare l'intera serie di livelli!

 

Ce n'è abbastanza per spaventare qualsiasi player, indipendentemente da quanto esperto, ma il vero punto di forza di questo platform risiede non nella realizzazione tecnica (nulla di speciale davvero) e nemmeno nel gameplay, ma nelle atmosfere cupe e gotiche che riesce ad evocare, grazie ad una trama di notevole bellezza. Certo, battaglie con la Morte ce ne sono state nei videogiochi (la saga di Castlevania o Dante's Inferno tanto per nominarne un paio) ma il modo in cui viene trattato il tema è (tuttora) interessante e originale.

 

Il Mietitore non è infatti un semplice boss di fine livello messo lì tanto per, ma una figura fondamentale per la snodo della trama e dei significati in gioco. La stessa figura di Chakan è ambivalente: né buono né cattivo, ma una interessante via di mezzo. Può essere visto sia come il più classico degli overreachers, che come una figura esemplare dello schema peccato-supplizio-eventuale redenzione, un po' alla maniera del Vecchio Marinaio della Rime of the Ancient Mariner di Coleridge o dell'Ebreo Errante.

 

Al di là dei paragoni (troppo?) arditi, uno dei motivi per cui CTFM continua a godere tuttora di un discreto numero di fans, è senza dubbio il velo di mistero che avvolge la figura tormentata del protagonista. E la stessa, tremenda, difficoltà acquista valenza estetica, ponendosi come l'unico modo per tradurre in linguaggio videoludico il pesante fardello di Chakan.

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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