Interconnessione negli spazi urbani: potenza della Public Art

Venerdì, 27 Febbraio 2015 00:00
  
Qual è l'arma più efficace per contrastare “l'Ammaloramento Urbano”?  In due parole? Arte Pubblica.
 
Sull’ Arte Pubblica c'è da fare una piccola precisazione: spesso viene associata ad un termine esasperato quale la Street Art,  pratica però che si limita alle opere murarie, mentre l'arte  pubblica si concretizza attraverso l' attuazione di progetti complessi sui territori che esortano e testano l'elaborazione di  politiche culturali nelle aree urbane. La pars progettuale dei muri è importante e da visibilità a livello comunicativo, ma rappresenta solamente una parte del progetto e, come ci spiega il curatore  di questa iniziativa, Simone Pallotta, in arte Etnik (https://www.facebook.com/pages/ETNIK/1398849397033864) per il progetto Sanba https://www.facebook.com/SANBA.SanBasilio: l'opera d'arte murale crea una sorta di catalizzatore; catalizzatore  che serve a strutturare un dialogo e una collaborazione da collegare ad un lavoro sul territorio, con l'inserimento nelle scuole, con la complicità degli anziani, con il supporto delle associazioni di quartiere. La realizzazione di queste grandi opere murarie si pone l'intento di ribaltare quella che è la visione di luoghi conosciuti come periferici , indicati come degradati, dove spesso la mancanza di apporto culturale è evidente. Verrebbe così, da pensare che i quartieri appunto più degradati, possano trasformarsi in Musei a Cielo Aperto e l'idea sarebbe molto romantica ma, anche qui, vi è da fare una  piccola precisazione: un museo a cielo aperto, trattandosi di museo, prevedrebbe  una cura, un' assistenza e un approccio di gestione a lungo termine; iter molto difficile sui territori poiché le opere corrono il serio rischio di diventare mere "decorazioni di territori declassati". Quindi queste vengono si utilizzate per dare una nuova veste all'area ma, contemporaneamente, sono accompagnate da interventi e attività insieme alle persone, partendo dalle scuole elementari   fino ad arrivare al centro anziani. In poche parole si propone un "senso nuovo" della cultura nei territori periferici: perciò invece che  di “Museo a Cielo Aperto”, sarebbe più  giusto osservare questo fenomeno nell'ottica del "Laboratorio Continuo A Cielo Aperto", in cui l'interazione con tutte le fasce sociali è il punto cardine e il murales  rappresenta un punto di questo percorso, non il Punto.
 
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La cultura civica non è il murales ma, se quel murales diventa oggetto di studio quotidiano e diventa il riflesso del lavoro con i giovani nelle scuole, può insegnare ad avere una coscienza critica e artistica.  Se non c'è dialogo tra murales e persona, non ci sarà forza  per strutturare un futuro. Il Murales è una forza che può sbriciolarsi sotto le offese del tempo, ma se invece si trasforma in  un  elemento riflettente da spiegare ai ragazzi e agli adulti, essi stessi diverranno artefici della Comunicazione, proietteranno le caratteristiche di quel lavoro e saranno in grado di spiegarle. E’ proprio nella collimazione di questi elementi che si può parlare di Arte Pubblica; in tutti gli altri casi si tratta solo di episodi di decorazione urbana, un po’ come mettere una scultura al centro di una rotatoria, il tentativo di abbellire o aggiungere qualcosa al "visibile" quotidianamente.
 
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Se si  interconnette la cultura locale, la possibilità di dare ai giovani una visione differente e degli strumenti diversi per poter agire sul loro territorio, allora si da avvio ad un percorso che guarda al futuro, non al qui e ora, al solo muro dipinto, che tra dieci anni potrebbe non esistere più, ma si darà una nuova visione alle persone che  la porteranno dentro di sé  e, piano piano, la  accresceranno. C'è qualcosa che rimane, sedimenta nelle persone e questo è il ruolo dell’'arte pubblica: creare sedimentazione culturale. Il messaggio è rivolto prima di tutto ai bambini e  viene fatta loro capire una cosa fondamentale: “se mi impegno in prima persona, non aspetto istituzioni o qualcosa che caschi dall'alto, raggiungo il mio obiettivo".  Questa situazione di  aspettativa nei confronti delle istituzioni è qualcosa che sta distruggendo le periferie a livello umano: si attende qualcosa che non arriva quasi mai e, quindi, si è portati a pensare che nulla sia possibile. E’ stato attuato un esperimento: la proiezione di disegni di ragazzi sulla facciata di un palazzo. Ciò ha significato dare un’arma ai più giovani che, nel    vedere sul muro i loro disegni, come se fossero loro gli artisti veri e propri, hanno  semplicemente capito : ” ci puoi arrivare pure TU ”. Dare degli strumenti culturali reali alle persone significa dar loro la consapevolezza di essere protagonisti e, se le istituzioni facessero un piccolo passo in avanti, questa forza potrebbe essere utilizzata per favorire la   rinascita di rapporti sociali vitali  che  si stanno perdendo. L’Arte deve tornare  ad essere traino per una maggiore consapevolezza sociale dello Spazio Pubblico.  Alcuni anziani hanno affermato:   “Erano anni che non guardavo più la facciata del mio palazzo”.
 
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Questo tipo di attività, rappresenta anche lo sconvolgimento di una situazione cristallizzata, il creare  un’ ABITUDINE dietro questi lavori, cioè piano piano cambiare, ma allo stesso tempo far sentire che le cose fatte si sono integrate perfettamente nell’ambiente, soprattutto attraverso il dialogo con le persone. Questa visione dell’arte è molto   sentita , soprattutto dai bambini, a livello di immaginazione, riguardo a ciò che si scatena nella loro mente , confermando che questa sia la strada giusta ed è soprattutto a loro che bisogna dare le chiavi di lettura e interpretazione.
 
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L’artista che ha realizzato queste opere è Hitnes, qui il sito: http://www.hitnes.org/ e il profilo Facebook dove potrete osservare le gallerie fotografiche.
 
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Nato a Roma nel 1982, attivo dal 1996 , con le sue opere ha “colorato” un po’ di mondo, ad esempio Australia, Cina, Messico, Russia. Simone Pallotta ci indica che  oltre al “Sanba”, la sua associazione su Roma, è attiva su Napoli un’associazione molto simile  la “INWARD” e il direttore di questo progetto è Luca Borriello (https://www.facebook.com/INWARDurbancreativity/info?tab=page_info); ci informa inoltre del progetto “CUNTO“. Questo   progetto rappresenta la fondazione e direzione del primo Centro Territoriale per la Creatività Urbana, avviato con il piano d’inclusione sociale in partenariato con la Fondazione Vodafone Italia e la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù.  Tra i patrocini, il Presidente del Parlamento Europeo;  tra i sostenitori il Rotary Club. Premiato  come caso di studio per la comunità giovanile internazionale da YAP - Youth Action for Peace - Italia, socio di CCIVS - UNESCO e di ALLIANCE of European Voluntary Service Organisations. Il Centro Territoriale per la Creatività Urbana si trova nei locali della stazione ferroviaria.  
A tal proposito "INWARD" attiva a Napoli, segnaliamo (qui sotto) il videoclip girato con la collaborazione di alcuni rapper partenopei, tra i quali Clementino, Tripla, Gransta Msv, Lucariello, Dope One, Sha One, Paura, Sangue Mostro.
https://www.youtube.com/watch?v=VyrB93Z4Tfw&feature=iv&src_vid=PCyvGt4lxuU&annotation_id=annotation_1561261847
 

Simone Pallotta Etnik curatore di Arte Pubblica, laureato in Storia dell’Arte e specializzato in Storia dell’Arte Contemporanea, finita la scuola di specializzazione, a giugno dello scorso anno ha fatto la prima collettiva con 10 street artist italiani a New York, ha realizzato e curato nel 2006 il primo progetto con Blu, uno dei più grandi street-artist italiani, la trasformazione visiva di una piccola stazione ferroviaria, da luogo  grigio e desolato ad ambiente visivo creativo e vitale. Guidato dalla passione diretta pulita e autonoma, racconta che al di là di tutta la retorica, questa passione rappresenta la capacità di persone che non fanno un normale iter artistico, ma si sentono trascinate dentro questa passione. Tutto ciò ha rappresentato la chiave di volta per comprendere come le cose possono essere fatte dal nulla; Ha così integrato le sensazioni e le emozioni provate per strada a quello che ha studiato intuendo che questo tipo di comunicazione avrebbe avuto una potenza incredibile, quindi decide di lavorare nello spazio  pubblico con altri artisti:” Mi piace pensare ad una nuova era dell’Arte Pubblica, arrivare a progetti complessi sui territori, in cui l’Arte la fa da padrone e diventa il traino di una serie di attività culturali che devono piano piano arrivare a creare un’ economia del territorio attraverso un ambiente creativo. Per  me questa sarebbe la soddisfazione più grande, venendo dalla periferia e ostinatamente continuando a lavorare nella periferia”. Responsabile di “Sanba” un progetto  di Arte Pubblica che ha a cuore l’elaborazione di politiche culturali sui territori attraverso l’interazione con i cittadini, partendo dai più piccoli arrivando ai più anziani; il modello potrebbe essere inserito in un contesto più ampio quale quello del Retake e Reliese urbano poiché il loro modo di lavorare promuove una nuova modalità di vedere il mondo circostante tramite la promozione delle culture nelle periferie, con un efficace approccio civico e etico strutturato negli anni. Una linea netta tracciata tra degrado e “aria” nuova in luoghi in cui  viene consegnata ai posteri una traccia indelebile della potenza  ed energia dell’arte.

 
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