La Napoli di Bellavista. In mostra le fotografie di Luciano De Crescenzo

Domenica, 01 Febbraio 2015 00:00
  

Napoli. Quante volte l’abbiamo definita una città dalle mille contraddizioni; una città che vedi e poi muori, una città il cui lungomare “mozza” il fiato. Quella città dove si puoi trovare l’ospedale delle bambole, un commento su un necrologio, quella città dove l’arte di arrangiarsi è uno stile di vita, quella città con la battuta pronta, quella città che, nonostante le sue difficoltà, si sveglia sempre con un sorriso. Quella città che, quando ha perso il suo poeta, canta «Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de' creature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sule». 

 

Questa è la Napoli raccontata da Luciano De Crescenzo nelle sue fotografie. 

 

Classe 1928, Luciano De Crescenzo è conosciuto come scrittore, regista, attore e conduttore televisivo, ma non tutti lo conoscono nella sua veste di fotografo. Eppure di fotografie ne ha scattate tante tra l’inizio e la fine degli anni Settanta e pubblicate per la prima volta nel 1979 in un libro dal titolo “La Napoli di Bellavista”. Quelle stesse fotografie sono, oggi , in  mostra  al Nilo Museum Shop, a piazzetta Nilo, fino al 12 febbraio 2015. 

 

Scatti, i suoi, che raccontano come i napoletani reagiscono alla volontà del Vaticano di cancellare la festa del patrono partenopeo scrivendo “San Gennà Futtatenne” sotto la statua di San Gennaro; scatti che racconta l’insolita vicenda di un uomo, disteso su dei gradini accompagnato da un cartello con scritto “Ridotto in questo stato dal cognato”; scatti in cui troviamo la Napoli di ieri e di oggi. Il tutto reso magico dal bianco e nero. 

 

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La mostra, curata dalla figlia di Luciano, Paola, e dall’archeologa Laura del Verme racconta, così come la definisce Paolo De Luca, «Napoli e la sua "napoletanità", autoironica, mai sciovinista e dal riso amaro, che può riassumersi nella foto grottesca di due addetti alle pompe funebri che mangiano un panino mentre trasportano la bara di un caro estinto».

 

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Napoli. Punto. 

 

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Roberta Pagano

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