Da “Sgarro alla camorra” a “Song ‘e Napule”, l’evoluzione del poliziottesco alla napoletana

Venerdì, 14 Novembre 2014 17:56
  

Erano gli anni ’70, quando le “star” Mario Merola, Pino Mauro e Nunzio Gallo incantavano il pubblico con le loro storie di guappi e sbirri, in un’eterna lotta tra bene e male, dove i ruoli non sono mai ben definiti, anzi spesso fin troppo facilmente interscambiabili.

Erano gli anni del contrabbando, di Agostino ò pazzo che si prendeva gioco delle forze dell’ordine sulla sua Gilera 123 travestito da moderno Masaniello, gli anni dell’epidemia di colera. Erano anni in cui Napoli aveva bisogno di un barlume di speranza.

 

sgarro-alla-camorra-img-92275Questa luce arriva dal cinema, che prende i maggiori responsabili del decadimento socioculturale e li trasforma in antieroi. E allora la figura del camorrista, del guappo, assume una connotazione quasi romantica, di uomo costretto ad azioni criminali soltanto per difendere i proprio cari ed il proprio onore.

Una chiave di lettura diversa viene invece offerta dallo “sbirro buono” per eccellenza, il Commissario “Piedone” Rizzo, che però tende a viaggiare qua e là per il mondo, lasciando poco spazio alla terra d’origine e quindi alla lotta alla malavita locale.

Ad oggi purtroppo nulla sembra cambiato, se non in senso negativo, ed il lamento del popolo napoletano si fa sempre più assordante.

Proprio quando tutto sembra ormai perduto vediamo spuntare l’opera dei Manetti Bros, che spazzano via qualche nube con una ventata di aria nuova e frizzante, con la complicità del loro purosangue Giampaolo Morelli e di un cast decisamente all’altezza del compito. Ed ecco riapparire l’immortale Alfa Giulia, che schizza per i vicoli di una Napoli che sembra essersi congelata in una tomba di ghiaccio e piombo per oltre 40 anni, risvegliata dal rombo di quei 116 cavalli imbizzarriti e di una colonna sonora passata dalle melodie del Guappo del Carmine a quelle di Franco Ricciardi, figlio della matrigna Scampia.

I ruoli tornano quelli “convenzionali”, con i malavitosi a fare i “cattivi” e le forze dell’ordine dalla parte del bene, con una chiara e gradevole tendenza verso il classico humor della commedia all’italiana.

Song-e-Napule

A questo punto non ci resta che sperare in un’analoga evoluzione anche nella quotidianità, spostando nuovamente l’indice dell’idolatria verso modelli decisamente più adatti al contesto di crisi socioculturale dal quale ci ritroviamo circondati.

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