IT di Stephen King: "qualcosa" si nasconde nell'oscurità

Domenica, 07 Settembre 2014 15:35
  

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.

 

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Un capolavoro dell'horror, un classico intramontabile e intere generazioni traumatizzate da un clown demoniaco divoratore di bambini. Un essere apparentemente innocuo, apparentemente simbolo di risate e gioia e, soprattutto, apparentemente umano, rivela un pozzo di oscurità. Molte sono state le parodie esilaranti dedicate alla trasposizione cinematografica dell'opera di King, eppure IT ha segnato a lungo l'immaginario di intere generazioni.
Derry, giornata piovosa d'autunno. È l'occasione perfetta per Georgie Denbrough, ansioso di provare la nuova barchetta di carta che suo fratello Bill ha fatto per lui. Georgie gioca a seguire la coraggiosa piccola imbarcazione che sfreccia nei canali di scolo della città.
Ad un tratto, però, la barchetta precipita in un tombino ed ecco sbucare dall'oscura fessura gli occhi divertiti di un simpatico clown, di nome Pennywise. Bocca rossa e ciuffi di capelli che spuntano ai lati di una buffa testa ad uovo, cosa può esserci di spaventoso?

 

 

Di certo, il piccolo Georgie non spreca tempo a chiedersi cosa ci faccia un clown in un tombino e questo dettaglio ha fatto storcere il naso a più d'un lettore, ma guardando con gli occhi di un bambino ci si può facilmente immaginare chini su quell'antro oscuro ad aspettare doni dal simpatico pagliaccio.
Peccato che il nostro piccolo Georgie finisca brutalmente masticato dall'amico clown e trascinato nelle viscere della città.
Incipit raccapricciante, da cui King sviluppa con geniale (quanto inquietante) maestria la storia del giovane Bill e dei suoi amici, Richie Tozier, Eddie Kaspbrak, Stan Uris, Beverly Marsh, Mike Hanlon e Ben Hanscom, in lotta contro un'oscura presenza in città.

 

A raccontarla così, potrebbe sembrare la storia di sette supereroi, ma in realtà si tratta di sette ragazzini piuttosto sfigati capaci di rivelarsi coraggiosi e forti al momento giusto.
Scopriamo, dunque, che Pennywise è l'incarnazione dell'anima cattiva della città e che può assumere qualunque forma. Il clown si nutre della cattive vibrazioni della città di Derry e ogni ventotto anni torna in superficie per divorare bambini.
I protagonisti di "It", unendo le loro forze e le loro paure, riescono a ricacciare nelle fogne quella tremenda presenza, promettendosi di ritrovarsi a Derry ventotto anni dopo, per chiudere definitivamente il conto quando Pennywise sarebbe ritornato per chiedere il suo tributo di sangue.
Ed eccoci giunti alla seconda parte del libro, in cui i nostri eroi (ormai adulti) si ritrovano nella città di Derry, richiamati alle armi dalla strana forza del loro giuramento. Il lettore si trova così a seguire le tracce dell'inquietante mostro, attraverso tutti e cinque i sensi dei personaggi, grazie alla eccellente penna dell'autore, per di più in un avvincente intreccio di avvenimenti passati e presenti che si susseguono e si rincorrono fra ricordi e colpi di scena agghiaccianti, il tutto immerso nelle celebri atmosfere terrificanti del maestro King.

 

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Senza scavare oltre nella trama del libro, evitando di rovinare così la sorpresa al lettore, mi soffermo sul titolo, che trovo essere la ciliegina sulla torta di questo pilastro del genere horror.

Il termine "It", infatti, è il pronome personale inglese usato per le cose che non hanno un'anima e che non appartengono alla categoria umana: Pennywise non "qualcuno", ma "qualcosa".

Ma, ecco, leggendo con attenzione, pare quasi che l'autore voglia trasmetterci un messaggio: non è il clown ad essere malvagio. O meglio, IT è malvagio perché non può fare a meno di esserlo, perché è la sua natura.

Ma chi ha permesso che nascesse? A chi appartiene l'oscurità di cui Pennywise si nutre?

Le nostre paure spesso raccontano, a chi sappia interpretarle, ciò che siamo, la nostra vita, i nostri ricordi, le nostre esperienze.

 

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I bambini di Stephen King combattono contro le materializzazioni delle loro paure, ma non solo, combattono contro i loro personali disagi sociali, dimostrando al lettore che sì, quelle paure e quei disagi possono essere esorcizzati, sconfitti, superati.

I bambini di Stephen King combattono contro la malvagità degli adulti: "[...] quasi per sbaglio Eddie scoprì una delle grandi verità della sua infanzia: i veri mostri sono gli adulti".

 

Per concludere, ancora una citazione, tratta dalla dedica del romanzo: [...] il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste.

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