Gomorra: querelle senza fine

Martedì, 10 Giugno 2014 00:00
  

Stasera, dopo 12 puntate di polemiche verrà scritta la parola "Fine" sulla prima stagione di Gomorra: appassionati e detrattori si sono dati battaglia verbale su internet, al lavoro, in metro, al mercato e in qualunque altro posto in cui è consentito scambiare due chiacchiere. Certo, perché la libertà di pensiero è un concetto che talvolta viene dato un po' per scontato e gli appartenenti alle contrapposte fazioni non sono stati certo parchi di colorati epiteti, dimenticando così che la diversità di opinione è uno stimolo, un'opportunità di confronto e crescita. In breve, una ricchezza.

 

Qui a MyGeneration ci siamo posti delle domande, e – marzullescamente – abbiamo anche provato a dare delle risposte: naturalmente non è stato possibile includere tutte le idee e i concetti espressi negli angusti termini di un semplice articolo, cionondimeno vi presentiamo alcuni esempi delle nostre riflessioni, senza tuttavia accampare alcuna pretesa di chiudere la discussione. Au contraire, i vostri pensieri, sensazioni e impressioni saranno importanti; d'altronde, ciò che ci sta davvero a cuore è che siate voi a trovare delle risposte e a sviluppare un pensiero che sia – davvero – libero e indipendente.

 

Fatta questa doverosa premessa, ecco che arrivano le domande, e naturalmente le risposte di un gruppetto di insiders di MyGeneration, in ordine come sempre rigorosamente alfabetico (e con la Nerdzone che gioca in casa, maggiormente rappresentata).

 

Ti senti offeso da Gomorra, in quanto napoletano/a?

 

Gomorra 2

 

Annachiara Giordano (Nerdzone): Premetto purtroppo che non riesco a sentirmi napoletana (o italiana) senza provare una sorta di repulsione, credo che la serie - pur qualitativamente ottima e avvincente - rappresenti quella parte di Napoli stereotipata e di cui si parla ossessivamente da troppo tempo. Un libro e un film non bastavano?


Gabriele Basile (Nerdzone): Offeso? E di che? Se si fosse chiamata Vita e Opinioni di Gabriele Basile, Pendaglio da Forca magari avrei potuto prendermela un tantinello, ma è chiaro come il sole che a essere dipinto sia stato solo un aspetto della città! Se ciò sia mosso da genuina volontà di denuncia, motivazioni di carattere artistico, mero profitto o una qualunque combinazione delle tre, non ci è dato saperlo. Quindi? Godiamoci un prodotto coi controfiocchi e non dimentichiamo che altre città ben prima della nostra sono state dipinte come il centro del male (Detroit in Robocop, per non dire sempre NY o LA, mi terrorizzò da ragazzino eppure non ricordo tanto livore da parte dei concittadini dell'agente Murphy!).


Giulia Compagnone (Attualità): Dopo aver visto la serie Gomorra non mi sono mai sentita offesa in quanto Napoletana. Il mio essere tale comporta sia apprezzare le bellezze di Napoli, i suoi vicoli pieni di magia e tradizione, le sue contraddizioni e il suo fascino, sia la consapevolezza delle realtà negative che purtroppo possiede. Gomorra, a mio parere, racconta facce della nostra città che non dobbiamo fingere di dimenticare o addirittura far finta che non ci riguardino. Storie di giovani coinvolti in un sistema infernale, clan che impongono il loro potere solo tramite la violenza: Donna Imma che diventa donna di potere appena il marito finisce in carcere, il figlio Gennaro che rappresenta la classica evoluzione di un ragazzo timido ed ingenuo in un boss senza regole e spietato. Tutto questo vuole smuovere le coscienze di tutti noi, ci vuole far capire che la Camorra è una sistema da cui dobbiamo solo prendere le distanze per poterlo cambiare in meglio e quindi per far venire fuori esclusivamente la sana realtà di Napoli che, per colpa di tutto questo, viene oscurata e sminuita.


Maria Balsamo (Spettacolo): Lo sto guardando e non mi sento offesa... anzi, mi fa piacere. In questa serie la Camorra è descritta come una cosa orribile e nessuno potrebbe mai pensare di imitarla.


Mario Smaldone (Cultura): Anche se non sono nato a Napoli, ho vissuto la magia di questa città sia da piccolo con i miei genitori, i quali, affascinati dal posto mi hanno sempre accompagnato alla sua scoperta, sia da grande, quando circa 10 anni fa iniziando l'università, l'ho iniziata a vivere sulla mia pelle. Da quando scoprì, dapprima il libro poi il film e ora la serie, non mi sono mai sentito offeso. Offendersi poi? Di cosa? Quello di cui si parla è solo un aspetto della realtà Napoletana che non può limitarsi a questo. È come parlare di un automobile, riferendosi soltanto al motore. E tutto il resto?! La carrozzeria, le ruote, i sediolini, il volante ecc.? Ecco, Napoli e provincia non è soltanto questo.


Mirko Galante (Direttore Responsabile): Sentirsi offeso da Gomorra è assurdo, a tratti ridicolo. La storia del vecchio continente è costellata da personaggi illustri che attraverso racconti, romanzi, dipinti e le più svariate opere artistiche, hanno denunciato il malcostume, la corruzione e la criminalità in ogni sua forma. Offendersi perché in TV si racconta la storia di una delle più sanguinose faide di Camorra, significa fare parte di quello che quei dannati criminali chiamano "'o sistema": una serie di leggi non scritte fatte di omertà e silenzio. Parlare di Camorra, raccontarne le dinamiche e la barbarie, richiede coraggio, capacità di rapportarsi direttamente con la paura di morire. Quanti di voi hanno fatto i conti con questa paura? Con quel tremore che dallo stomaco scende alle gambe, quella paura che vi leva il sonno facendovi porre mille domande? Personalmente ogni tanto sono costretto a convivere con questi sintomi. Non ci si abitua mai! Da giornalista, ma soprattutto da napoletano, non posso sentirmi offeso da chi denuncia questa piaga. Ben venga qualsiasi forma di denuncia, sia essa giornalistica o artistica. Voi vi sentireste offesi da un commerciante che denuncia chi gli chiede il pizzo?

 

Pensi che la serie mostri solo i lati negativi della città?

 

Gomorra 3

 

A.G.: Fondamentalmente sì. Motociclisti senza casco, bar che esplodono e piazze di spaccio non sono certo il lato migliore di Napoli.


G.B.: Credo che vengano, sì, mostrati i lati peggiori, ma anche dipingere una idillica comunità di pizzaioli o pescatori di Posillipo che cantano sullo sfondo di un mare blu cobalto sarebbe stato altrettanto miope. E immaginate le reazioni:«Ma perché sempre quest'immagine ormai consumata dal tempo? Come possiamo sperare in un cambiamento senza mostrare un po' la vera Napoli?» La gente non è mai contenta, e – si sa – spesso per evitare Scilla si finisce dritti in bocca a Cariddi!


G.C.: Penso che metta in risalto molti aspetti negativi come la Camorra, il degrado e la disoccupazione, ma anche la speranza, rappresentata dal Direttore del carcere di Poggioreale. I tre fattori negativi vengono fuori in ogni episodio, dalle immagini di ragazzini che passano le loro giornate nelle sale giochi a quelle di parchi residenziali adoperati come luogo di spaccio. In tutta questa desolazione si evidenzia la condizione di potere che hanno i camorristi in ambito politico-economico che però viene contrastata dal Direttore del carcere. Possiamo prendere questa figura come fonte di speranza, possiamo prendere il suo comportamento impeccabile e non superficiale come modello di vita e come un appello al senso di giustizia che tutti dovrebbero avere sia nell'ambito professionale che nella vita quotidiana.


M.B.: Nella maggior parte dei casi svela solo i lati negativi. Una nota positiva l'ho incontrata quando, nella scena dell'arresto di Don Pietro Savastano, due giovani poliziotti sono vittime di tentata corruzione: non cedono e arrestano comunque il boss di Secondigliano. Lo scopo e' chiaro. Mostrare per la maggior parte lati negativi per destabilizzare al massimo il potere della Camorra.


M.S.: Io credo che mostri i lati negativi di quel contesto, di quel mondo, di quella vita. Infatti le parti affettive dei protagonisti sono state sempre di più tagliate fuori per evitare di empatizzare (es.: La famiglia di Ciro). Penso però che possa insegnare molto e chi sostiene che grazie a questa serie, c'è una spinta maggiore a delinquere, credo che non ne abbia colto fino in fondo il senso. Personalmente mi ha dato conferma che "il crimine non paga" e credo possa esser visto come un incoraggiamento a non scegliere quella strada. E come disse Bellavista:«Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli, ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?»


M.G.: La serie non mostra Napoli, Ma lo schifo della Camorra, e lo fa in maniera cruda, reale. Non si raccontano le vicende dei romantici personaggi descritti da Mario Puzo, si raccontano le sconcertanti vicende di quei pezzi di fumante sterco che sono i camorristi. La realtà spesso fa male e guardare Gomorra è come ricevere un pugno sul naso, brucia. Ma è tutto vero.

 

E voi, che ne pensate?

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