Mangia prega ama - Elizabeth Gilbert

Lunedì, 26 Maggio 2014 16:21
  

 

Questa settimana farò una cosa che non faccio mai: parlerò di un romanzo partendo dall'omonimo film. “Orrore!” esclamerei di solito, ma oggi no. Oggi sento il bisogno di dirvi che, se avete visto Mangia prega ama con Julia Roberts e vi è sembrato un lungo susseguirsi di luoghi comuni, avete proprio ragione. Credo che mancasse solo il suonatore di mandolino a Napoli per completare la lista di banalità tradizionali, e questo mi fa arrabbiare. Come è possibile che sia così difficile per i registi americani rappresentare un'Italia vera, distaccata dalle solite immagini di spaghetti, ragazzi che sfrecciano in Vespa e gente che gesticola ferocemente? Quel che mi fa arrabbiare ancora di più, però, è che il libro da cui è tratto il film non è per niente una carrellata di convenzionalità, anzi: l'analisi della protagonista va oltre le guide turistiche da quattro soldi, approfondendosi invece sulla storia, sulla lingua, sulle emozioni che il buon cibo fa provare. È un'analisi nata da un'esperienza personale, da un interesse sincero e dalla voglia di carpire il succo della vita italiana, non solo di rappresentarne le (vuote) bellezze.
 
Questo, ovviamente, riguarda solo la prima parte del libro, la parte del “mangia”. Poi ci sono la parte del “prega” in India e quella dell'“ama” in Indonesia – più o meno stereotipate anch'esse nel film. Si tratta di un romanzo tripartito, che narra un viaggio fisico quanto spirituale, la rinascita di una donna dopo il divorzio e la depressione. È una sorta di lungo diario, una specie di lungo dialogo con e su se stessa, un percorso di guarigione che passa attraverso fasi diverse ma ugualmente importanti. Forse noi italiani siamo così abituati che non ce ne rendiamo conto, ma il cibo buono e sano della nostra cultura è davvero una terapia, e attraverso la lettura di queste pagine ci appare chiaro come il sole. È il benessere inteso come piacere di gustare qualcosa che ci rende felici, e per Elizabeth è anche un cambio radicale di ritmo della vita, dalla frenesia tutta business di New York al caos meraviglioso di Roma. La spiritualità dell'India ci viene trasmessa in modo così semplice e puro che ci viene voglia di sederci e meditare qui sul divano, alla ricerca anche noi di un contatto con il divino per trovare la pace interiore – chi è che non ne avrebbe bisogno, eh? La meditazione continua a Bali, poi, in un'atmosfera diversa dall'India, arricchita tra l'altro da teorie e scintille d'amore...
 
Le riflessioni di Elizabeth l'accompagnano durante questo viaggio lungo un anno, e occupano pagine e pagine, ma non sono mai tediose, al contrario, portano anche noi a riflettere su tanti aspetti della nostra vita. In conclusione, cari lettori, un consiglio amichevole: se avete tempo, leggete il libro, ma dimenticate il film!
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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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