Stop al fumo renziano: Moretti deve restare lì.

Sabato, 29 Marzo 2014 10:31
  

Della retorica demagogica di Renzi ci stiamo già facendo l’abitudine, che tirasse fuori la questione degli stipendi dei manager pubblici era pressoché scontato.

Quello che non ci si aspettava è che, dopo l’uscita (certamente poco furba) di Moretti facessero eco a Renzi anche  movimenti collocati a destra e illustri nomi d’accademia.

Ma per il volgo, fino a qualche giorno fa, se dicevi “Moretti” la prima cosa che veniva in mente era senza dubbio la bionda friulana (birra), o al massimo (per qualche radical chic) il regista di film mattone Nanni Moretti. Ma Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia, pochi lo consideravano.

Ora se dici “Trenitalia” le prime parole che vengono in mente sono tipicamente insulti, e magari ci stanno pure a volte.

Questo articolo non vuole assolutamente essere un endorsement a Moretti o un elegio al lavoro fatto da Trenitalia, e non entriamo nel merito della gestione in termini generali (vale a dire questioni relative a esuberi di personale, soppressione di treni, eccetera), questo articolo vuole solo mostrare una visione un po’ più oggettiva dei di come si valuta lo stipendio di un manager pubblico in termini di redditività di un’azienda.

Proviamo a dare quale cifra.

Il Gruppo Ferrovie dello Stato nel 2012 ha fatturato circa 8,2 miliardi di euro, realizzando un utile netto di quasi 381 milioni di euro.

Ha contribuito al bilancio dello Stato pagano imposte dirette per 48 milioni e, inoltre, dà lavoro a circa 72.000 italiani.

Se consideriamo che il Gruppo Ferrovie dello Stato una società dello Stato, possiamo dunque affermare che versa nelle casse pubbliche 450 milioni di euro l’anno tra utili e imposte dirette, senza considerare l’Iva!

Concentrandoci sulla questione retributiva, l’amministratore delegato nel medesimo anno (2012), ha percepito uno stipendio di 870.000 euro.

Detto così può sembrare molto, ma in realtà ha percepito uno stipendio inferiore a un medio calciatore di serie A (assurdo ma è così).

Se poi si fa un confronto di settore, questo stipendio è in linea con quanto percepito dagli amministratori di concorrenti di FS e soprattutto, completamente in linea con quello di un amministratore delegato di un gruppo (privato) di eguali  o minori proporzioni.

Fare l’amministratore delegato non significa occupare una poltrona, come quelle del parlamento, o svolgere semplicemente un servizio pubblico.

Fare l’amministratore delegato di un gruppo significa lavorare e assumersi dei rischi e delle responsabilità, in primis delle persone che lavorano per te.

Se sbagli qualcosa tutti ti vengono contro, se fai tutto bene si incazzano per lo stipendio. Si diceva un tempo “se i politici facessero il loro dovere gli darei il doppio dello stipendio…”

Lo stesso discorso dovrebbe valere per un manager pubblico.

Ma il quesito interessante è: perché questa uscita?

Molto probabilmente Renzi ha molto “ a cuore” la nomina di alcuni dirigenti pubblici, e poterne mettere qualcuno dei suoi che segua i dettami è cosa fondamentale.

Poi se uno considera l’uscita di Delal Valle tutto appare più chiaro: Della Valle è azionista di NTV, proprietario di Italo Treno, un gruppo privato che nonostante occupi poco più di 1.500 persone ha un monte retribuzioni per i dirigenti uguale a quello di Trenitalia! E come se non bastasse è in perdita di 77 milioni di euro.

Non sarà che alla “Renzi crew” questo Moretti ha dato non poco fastidio?

Non sarà che, magari, chi l’ha portato a governare abbia chiesto la testa di qualcuno in cambio?

Ora, ribadendo che riteniamo che Trenitalia debba migliorare ancora e deve sicuramente evitare le politiche aziendali che hanno difatti portato l’Italia ferroviaria ad essere “spaccata in due”, questo qui affermato ha una sola morale: non giudicare sempre e solo dalla tematica populista dello stipendio, e non valutare in blocco un questione.

Moretti è un bravo manager, e l’Italia (a parere nostro) dovrebbe tenerselo stretto.

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Aprile 2014 10:17
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