Paura e delirio in campagna elettorale (parte 3)

Domenica, 19 Agosto 2012 12:32
  

E in questo caso, cari lettori, il delirio è repubblicano e la paura è democratica. Forse questa nostra frase può sembrare un po’ oscura, ma dobbiamo precisare che ci riferiamo alla scena politica degli Stati Uniti, ed alla campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 6 novembre; infatti, mentre da noi si respira un clima di calma apparente (sperando che non sia la calma prima della tempesta definitiva, lo spreadstorm), dovuta alla chiusura estiva delle Camere, la novità politica più interessante arriva da oltre l’Atlantico.

Infatti Mitt Romney, lo sfidante repubblicano di Barack Obama, ha reso pubblica la scelta di Paul Ryan come candidato alla vicepresidenza; costui è un giovane cattolico, presidente della Commissione Bilancio della Camera, e leader culturale, ahinoi, della corrente più di destra del Great Old Party, antiabortista, neoliberista e nemico giurato del welfare state. Il suo programma politico-economico, la Roadmap for America’s Future, prevede in particolare la privatizzazione dell’assistenza sanitaria agli anziani e la diminuzione delle tasse ai super ricchi ed alle grandi società; no, non è uno scherzo né un errore, costui vorrebbe davvero abbassare ancora le tasse ai maggiori responsabili della crisi economica, e non ci stupiamo che Romney l’abbia scelto, dato che anche lui rientra nella fascia di cittadini di maggior reddito negli Stati Uniti…

Ecco quindi il delirio del Partito Repubblicano: quello che tanti anni fa sostenne e candidò gente come Abramo Lincoln e Dwight D. Eisenhower, è ormai schiavo del Tea Party, movimento iperliberista e retrogrado che se andasse al potere metterebbe una bella croce su ciò che resta dello stato sociale. E la paura è democratica, non solo perché i 7 punti percentuali di vantaggio di Obama sono comunque pochini, visto che fino a novembre ci sarà una campagna elettorale infuocata, ma anche perché riguarda molti; perlomeno tutti quelli che sono colpiti dalla crisi economica. Anche noi europei, infatti, abbiamo di che temere per il risultato di queste elezioni: gli USA, come spesso succede, faranno da avanguardia, e a novembre, probabilmente, capiremo se nel nostro futuro ci sarà una reale via d’uscita dalla crisi, grazie alla lungimiranza del Presidente abbronzato, o altri anni di recessione, disoccupazione e stenti a causa della presunzione e dell’arroganza di un partito che, ormai, è Great solo nel soprannome.

Eh si, la politica catalizza sentimenti forti e anche noi, lo ammettiamo, facciamo un po’ il tifo… La speranza è che la scelta di Ryan come candidato vicepresidente presti il fianco alla controffensiva di Obama e alieni il consenso moderato a Romney.

Ah, e non dimenticate! Il potere logora chi non ce l’ha

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Lorenzo Fattori

Dottore in Sociologia, laureato alla Facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi di Napoli - Federico II.

Presidente del Consiglio degli Studenti e membro studentesco del Consiglio di facoltà della Facoltà di Sociologia.

Membro dell'Esecutivo provinciale dell'UdU - Unione degli Universitari.

In precedenza, ho collaborato con la pubblicazione studentesca SpazioTempo, con il giornale online AgoraVox Italia e con la rivista scientifica Quaderni d'Altri Tempi.

 

- "Homo sum: nihil humanum est a me alienum puto" -

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