Unhappy birthday, Sud Sudan!

Mercoledì, 11 Luglio 2012 05:03
  

Giusto un anno fa la mappa geografica africana conobbe l'ultimo dei suoi innumerevoli mutamenti dalla fine dell'era coloniale. Nacque, al grido di "Giustizia, Libertà, Prosperità", la Repubblica del Sudan del Sud con capitale Juba. Regione autonoma del Sudan dal 2005, il passato di questa zona del pianeta fu sempre abbastanza tumultuoso e portò allo scoppio di due guerre civili di cui l'ultima (che si protraeva dal 1983) si concluse con l'accordo di pace di Naivasha dello stesso anno.

Tra le varie clausole, l'accordo prevedeva un referendum nella regione per l'indipendenza dal resto della federazione sudanese, che ha portato, il 9 luglio 2011, alla completa indipendenza del Paese. Il voto si svolse in un clima relativamente pacifico e la comunità internazionale salutò con favore la nascita della più giovane nazione al mondo tanto che il Sud Sudan fu ammesso ufficialmente all'ONU il 14 luglio 2011, diventandone il 193esimo stato membro.

Tuttavia questo compleanno è tutt'altro che ben augurante!

I problemi con il Sudan continuano ad esserci, anche se hanno perso la connotazione religiosa delle precedenti due guerre civili (Il Sud Sudan è a maggioranza cristiana rispetto all'omonimo Stato del nord, quasi completamente, mussulmano). Il confine tra i due stati è ricco di giacimenti petroliferi che il vecchio stato sovrano non vuol lasciare alla sua controparte scissa (il 75% del petrolio di quella zona si trova nel Sud Sudan ma il nord continua a trattenere per se la stragrande maggioranza dei proventi avendo quello sbocco sul mare indispensabile per smerciarlo). Tuttavia, ancora più spinosa è la questione dello status della città di Abyei, affidata a Juba da un arbitrato, ma tuttora in attesa di un referendum che ne stabilisca l’appartenenza. Per fortuna, sembra che Juba e Khartoum abbiano ricominciato a dialogare, anche se a porte chiuse, senza far intervenire l'Unione Africana. Molto probabilmente il nord sarà molto propenso a trovare un accordo visto che deve fronteggiare altre spinte secessioniste in Darfur e nelle regioni dei Dinca.

 Nulla di buono anche sul piano interno data gravissima crisi economica che ha colpito il neo stato: inflazione che tocca al 52%; riserve di valuta estera esaurite; stime che prevedono che dal prossimo anno l’80% della popolazione sarà sotto la soglia della povertà; ed infine circa 200mila profughi provenienti dal nord che hanno portato ad una grave crisi umanitaria. Il commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, ha dichiarato, su questo punto: " "La combinazione di condizioni difficili e pericolose in Sud Sudan e l'enorme numero di rifugiati che arrivano rendono le nostre operazioni fortemente tese. E le persone continuano ad arrivare ogni giorno, molti dei quali denutriti, e tra questi bambini senza famiglia. (...) La minaccia di contrarre malattie dall'acqua (palustre, dato l'alto numero di paludi che caratterizzano questo paese N.d.R.) è alta.". L'UNHCR ha lanciato un appello ai governi e alle singole persone chiedendo aiuto attraverso donazioni di fondi supplementari da destinarsi a far fronte alla crisi dei rifugiati del Sudan. Il 22 giugno, l'agenzia ha annunciato che i contributi che avevano ricevuto sono esauriti e ha evidenziato le sue necessità a favore dei rifugiati sudanesi nel Sudan meridionale e in Etiopia pari a 219 milioni di dollari per il solo 2012. Finora ha ricevuto 45,9 milioni di dollari.

Insomma quello del Sud Sudan è un compleanno che non rallegra nessuno.

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