Paura e delirio in campagna elettorale (parte 2)

Lunedì, 06 Febbraio 2012 08:09
  

Questa settimana continueremo la trattazione degli scenari politici che si aprono con la campagna elettorale negli Stati Uniti. Come sempre accade, le elezioni presidenziali faranno sentire la loro influenza anche in Europa e nel resto del mondo, per le ovvie implicazioni che hanno sulle future scelte economiche, militari e politiche che ci coinvolgono tutti. Avendo già analizzato la situazione interna al Partito Repubblicano, adesso indagheremo le strategie dell’attuale Presidente.

Per qualche mese si è vociferato che, in presenza di un candidato repubblicano forte, Obama avrebbe potuto rinunciare alla ricandidatura nel timore di fare la fine dello sfortunato Jimmy Carter, vero e proprio spauracchio per molti vecchi democratici; l’allora presidente Carter, infatti, nel 1980 fu sconfitto dal repubblicano Ronald Reagan, aprendo così la strada a dodici anni consecutivi di governo del Great Ole Party(due mandati di Reagan ed uno del suo vice, George Bush Senior). Carter fu rapidamente estromesso da tutti i maggiori incarichi, e per anni venne considerato un pariaall’interno del suo stesso partito, salvo l’essere poi rivalutato in tempi più recenti, fino ad ottenere il premio Nobel per la pace nel 2002.

Tornando ad Obama, pare che, data la situazione molto difficile e di scarsa popolarità, avesse inizialmente ipotizzato una strategia sorprendente: non ricandidarsi ma lasciare che qualcun altro (democratico o repubblicano, non importa…) assaggiasse l’amaro frutto della crisi economica; con la speranza di tornare, da salvatore della patria e del partito, a candidarsi per un secondo mandato quando la situazione fosse più propizia. Del resto, di tempo ne avrebbe: al completamento del suo primo mandato, avrà soli cinquantun anni compiuti.

Ma è evidente che la lista di possibili candidati repubblicani a stento spaventerebbe un coniglietto, ed il Presidente ha deciso di giocarsi subito le sue carte. Obama sa bene di poter tuttora esporre la testa di Bin Laden come trofeo, e può ancora ottenere un enorme risultato politico e sociale con la riforma sanitaria che verrà discussa di qui a poco; una sua presumibile rielezione potrebbe garantire addirittura altri dodici anni di governo al suo Partito: una eventuale e probabile ripresa dell’economia nei prossimi quattro anni, infatti, spianerebbe la strada alla candidatura della potente e popolarissima Hillary Clinton.

La sua tattica, quindi, sarà probabilmente quella di scagliarsi contro il Congresso a maggioranza repubblicana, stigmatizzando il continuo ostruzionismo da parte dell’ala di estrema destra del Tea Party; insomma, la miglior difesa è l’attacco. Obama non è disposto a lasciare anzitempo la Casa Bianca; evidentemente anche lui sa che “il potere logora chi non ce l’ha”!

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Lorenzo Fattori

Dottore in Sociologia, laureato alla Facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi di Napoli - Federico II.

Presidente del Consiglio degli Studenti e membro studentesco del Consiglio di facoltà della Facoltà di Sociologia.

Membro dell'Esecutivo provinciale dell'UdU - Unione degli Universitari.

In precedenza, ho collaborato con la pubblicazione studentesca SpazioTempo, con il giornale online AgoraVox Italia e con la rivista scientifica Quaderni d'Altri Tempi.

 

- "Homo sum: nihil humanum est a me alienum puto" -

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