Il Presidente della transizione

Lunedì, 30 Gennaio 2012 08:40
  

Il Divo Giulio una volta disse: “So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me”. Con pochissime eccezioni, come Sandro Pertini ed Enrico Berlinguer, si fatica a dargli torto; eppure, Oscar Luigi Scalfaro, che un gigante non è mai stato, ha giganteggiatonel confuso periodo di transizione tra la primae la secondaRepubblica.

Dopo Kossiga il picconatore, morto nel 2010, domenica 29 gennaio è mancato un altro ex Presidente della Repubblica, Scalfaro, Presidente dal 1992 al 1999. La sua carriera politica iniziò subito dopo la sua partecipazione volontaria, in veste di pubblico ministero, alle Corti d’Assise straordinarie del dopoguerra; nel 1946, l’anno dopo aver ottenuto la pena capitale per sei collaborazionisti, venne eletto all’Assemblea Costituente nelle file della DC.

L’episodio più famoso della sua gioventù è il caso del prendisole, avvenuto nel 1950: Scalfaro, persona di morale a dir poco rigida, insultò pubblicamente una signora che in un ristorante indossava un indumento “indegno”, ovvero un vestito che non copriva le spalle. Il padre della signora, il colonnello Toussan dell’Aeronautica Militare, sfidò a duello il futuro Presidente; egli, però, rifiutò la sfida, provocando così, da parte di Totò, una sdegnata reazione per il suo comportamento poco consono alle norme cavalleresche.

Scalfaro, per decenni una figura minore dell’ala destra della DC, ebbe il primo incarico governativo nel 1983, nel governo Craxi I, come Ministro dell’Interno; nel 1992 fu eletto Presidente della Camera e, il 25 maggio, Presidente di una Repubblica che, soltanto due giorni prima, aveva assistito sgomenta alla strage di Capaci.

Durante la presidenza rivelò un’ energia ed una determinazione, nel perseguire il rispetto della legalità e della Costituzione, che nessuno si era mai aspettato da lui: iniziò nominando Giuliano Amato del PSI come Presidente del Consiglio al posto dell’autocandidatosi Craxi, al quale di lì a poco sarebbe stato recapitato un avviso di garanzia per Tangentopoli. Nel 1994 impedì a Silvio Berlusconi, neo eletto Presidente del Consiglio, di nominare il suo avvocato, il sordido Cesare Previti, Ministro della Giustizia; nel 1996, alla caduta del governo Berlusconi, contribuì alla formazione del Governo Dini, ricevendo molte pretestuose critiche proprio dai berlusconiani, che avrebbero preferito le elezioni anticipate e gridarono al ribaltone.

Da senatore a vita, nel 2006 usò tutto il suo prestigio a sostegno della bocciatura referendaria sulla sgangherata riforma costituzionale voluta dalla Lega Nord, ottenendola la vittoria con il 61% dei voti. Non fu un gigante, ma lo ricordiamo come un grande politico.

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Lorenzo Fattori

Dottore in Sociologia, laureato alla Facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi di Napoli - Federico II.

Presidente del Consiglio degli Studenti e membro studentesco del Consiglio di facoltà della Facoltà di Sociologia.

Membro dell'Esecutivo provinciale dell'UdU - Unione degli Universitari.

In precedenza, ho collaborato con la pubblicazione studentesca SpazioTempo, con il giornale online AgoraVox Italia e con la rivista scientifica Quaderni d'Altri Tempi.

 

- "Homo sum: nihil humanum est a me alienum puto" -

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