FUTURO REMOTO 2011 - Fra etica e neutrini

Sabato, 12 Novembre 2011 16:09
  

Futuro Remoto, la grande mostra organizzata da Città della Scienza, riapre, e lo fa con una lezione.

Una lezione di scienza, direte voi. E invece no. A Città della Scienza si è parlato di etica, scientifica e non.

A farlo è stato Antonio Ereditato, direttore del Laboratory for High Energy Physics e dell' Albert Einstein Centre for Fundamental Physics, nonchè Professore all'Università di Berna. La lezione è stata intotolata "Il neutrino e i suoi (tanti) misteri", e come potete immaginare, si è parlato di queste piccolissime particelle, di come sappiano evitare quasi ogni contatto con la materia circostante, e soprattutto, di quanto la scienza sappia poco di esse. Ma non è questo ciò che conta. Ciò che conta è che si è parlato anche di scienziati.

Chi di voi non ha mai sentito, in questi ultimi tempi, affermazioni del tipo: "Scoperte particelle più veloci della luce", "La fisica di Einstein è tutta da rifare"? Ecco, il Prof. Ereditato è venuto a dirci una cosa importantissima: che, in questo momento, nessuno scienziato si sognerebbe mai di dire una delle precedenti affermazioni. E non è il primo sconosciuto a dircelo, ma invece è la persona che probabilmente più ne sa di tale questione. Infatti, l'italiano (ed è sempre bene ricordare la sua nazionalità, perchè questa è l'Italia di cui essere orgogliosi) è uno dei tre scienziati ad aver proposto e condotto l'esperimento OPERA (Oscillation Project with Emulsion-tracking Apparatus) del CERN, mirato allo studio delle oscillazioni di neutrino; lo stesso esperimento che ha riscontrato l'anomalia del secolo, ovvero che ha ottenuto una misurazione della velocità dei neutrini, che supera quella della luce. Ed è proprio qui il punto: il Prof. Ereditato ha voluto porre molta attenzione sulla parola anomalia, ed ha smesso di parlare di fisica per soffermarsi, invece, sull'etica scientifica.

 "Gli scienziati non gridano", ha detto. Uno scienziato (vero), quando misura qualcosa di strano, non pensa mai di aver scoperto qualcosa; la prima cosa che pensa è "Cosa ho sbagliato?". E vede e rivede i propri conti, fin quando non si arrende e chiede aiuto agli altri: "Aiutatemi a trovare l'errore, perchè ho sbagliato, ma non riesco a capire dove". E poi, aspetta. Prima o poi qualcuno troverà lo sbaglio. Oppure, prima o poi saranno gli altri a dirgli "Hai fatto proprio una bella scoperta!".

Questa etica, quindi, è "parente" di un altro valore: l'umiltà. Ed allora, è di questo che si è parlato veramente a Città della Scienza: di umiltà.

Che esistano particelle più veloci della luce, il Prof. Ereditato non lo sa: sta aspettando che qualcun altro glielo dica. Lui, ed i suoi colleghi, hanno solo annunciato al mondo di aver commesso un grossissimo errore, di aver fatto una misura di velocità così sbagliata da essere superiore a quella della luce. Tuttavia, ad oggi nessuno ancora è riuscito a dirgli dove hanno sbagliato.

Dopo aver assistito a questa stupenda lezione, non sappiamo quindi a che velocità viaggia un neutrino, nè sappiamo se Einstein aveva ragione. Quello che sappiamo, però, è che questo mondo avrebbe bisogno di più umiltà, e non solo nella scienza. La smettano di gridare, quindi, tutti quei personaggi che vediamo in tv, ed iniziassero a chiedersi: "Che cosa stiamo sbagliando?".

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Marco Cappa

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