Merkel e Sarkozy in conferenza: l'Italia fa ridere

Lunedì, 24 Ottobre 2011 11:53
  

Ha suscitato grande scalpore, la conferenza stampa indetta dal Cancelliere tedesco Angela Merkel e dal Presidente francese Nikolas Sarkozy, in seguito al vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea, che si è svolto a Bruxelles e che si è concluso ieri in serata, poco prima delle 22.00. In risposta alle domande sull'incontro a porte chiuse, tenutosi con il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, giunge un ironico sorriso d'intesa fra Sarkozy e la Merkel, seguito da rassicuranti, quanto contraddittorie, dichiarazioni di fiducia nei confronti del governo italiano. Berlusconi attribuisce la reazione francese, ad un malcontento del Presidente, riguardo la questione di Lorenzo Bini Smaghi, il quale rifiuta di dimettersi dalla BCE (Banca centrale europea, o ECB - European Central Bank), per lasciare spazio a un esponente d'Oltralpe. Tuttavia, la sfiducia nei confronti del governo italiano, non può certo essere minimizzata in questi termini. Consola l'idea che, almeno da questo punto di vista, ci sia stata unitarietà nel considerare come inappropriata, l'indelicatezza di Francia e Germania, irrispettose nei confronti di tutto il popolo italiano. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, dichiara: «Non si può tentare di mettere in ridicolo l'Italia per una questione del genere» e Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, sul suo blog aggiunge: «Nessuno è autorizzato a ridicolizzare l'Italia, neanche di fronte agli evidenti e imbarazzanti ritardi con cui il Governo Berlusconi affronta la crisi». D'altra parte, c'è da dire anche che, proprio dalla BCE, l'Italia ha già ricevuto una lettera (per chi sia interessato a leggerla, ricordiamo che è possibile riceverla, inviando semplicemente una mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., poichè visionarla, è un diritto di tutti gli italiani), in cui erano indicati tutti i punti da seguire, per migliorare la situazione economica. Per questo, serpeggia anche la preoccupazione riguardo un possibile commissariamento. Il Premier accusa i giornali di sinistra, di essere responsabili del disfattismo e del pessimismo, che hanno danneggiato l'immagine del nostro Paese, nonostante risulti una stonatura che, proprio in quanto alleato della Lega Nord, parli di opposizione antitaliana. Berlusconi nega anche che la crisi che ci troviamo ad affrontare, possa essere associata a quella Greca, ma le sollecitazioni dei partner europei, giungono quasi come ultimatum e all'Italia viene chiesto di presentare nuove soluzioni che rassicurino i mercati, prima del vertice dei paesi dell'Eurogruppo, fissato per mercoledì. Tre giorni per riacquistare credibilità: un compito quantomai gravoso e le premesse riguardanti la proposta di aumentare l'età pensionabile a sessantasette anni, non risultano convincenti, neppure per Umberto Bossi. Nel frattempo, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, riferendosi ai risultati dell'Eurozona, ha spiegato: «In questi tre giorni concluderemo i lavori. C'è una fase tecnica, a cui parteciperanno anche i ministri economici e finanziari». Il governo Berlusconi, sembra giunto ai limiti, mentre le rassicurazioni del Presidente del Consiglio, stentano a coprire un debito ereditato dal passato e dovuto soprattutto alla speculazione finanziaria, di 1.900 miliardi di euro, cifra che non può che preoccupare. I commenti non tardano ad arrivare e quello di Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, è categorico: «L'Italia è stanca di essere umiliata in questo modo dagli altri partner europei. Pertanto chiediamo al capo dello Stato di porre fine a questa legislatura, prima che sia troppo tardi. Questo Paese ha bisogno di serie riforme strutturali», mentre Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, sottolinea: «Per gli italiani è diventato umiliante andare all'estero» e auspica la formazione di un nuovo governo per «superare il berlusconismo e ricostruire il paese cercando di riconquistare prestigio a livello internazionale». Anche Gianfranco Fini, Presidente della Camera, in un'intervista a "Che tempo che fa", asserisce: «Non credo che l'Italia possa fallire, siamo vicini al baratro, che significa recessione e siamo in una fase di stagnazione. Di fatto c'è un direttorio franco-tedesco e bisogna chiedersi perchè il terzo grande paese come l'Italia, sia fuori dalla porta. La credibilità dell'Italia è sotto zero». Si attendono, ora, i risvolti dell'incontro previsto per mercoledì 26 ottobre.

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