Giovedì, 19 Gennaio 2012 22:17

Ciclabile a Napoli, da oggi il via ai lavori

 

Al via i lavori da oggi 19 Gennaio per la realizzazione della pista ciclabile nel comune di Napoli.
Grazie a questo importante progetto se fino ad oggi Napoli è l'unica città italiana a non avere piste ciclabili, ben presto disporrà della pista ciclabile più grande del mezzogiorno.

Il sindaco promette che i lavori per il primo tratto di ben 20km che collegherà Bagnoli con Piazza Garibaldi, saranno molto rapidi e termineranno in appena sei mesi, entro fine luglio dunque.
La pista sarà successivamente estesa fino a San Giovanni.

Il progetto è stato studiato a tavolino per arginare ostacoli come grossi dislivelli e per creare una rete di mobilità sostenibile, interagendo con le diverse tipologie di trasposto pubblico, ove è stato anche reso gratuito il trasporto delle biciclette.

L'amministrazione comunale è molto fiera, dichiara che i primi mesi hanno spesso vissuto solo sulle emergenze, e ora hanno finalmente la possibilità di ridisegnare una città più a misura d'uomo.
Da subito in molti hanno criticato questa nuova rete di trasporto intermodale, affermando che le piste ciclabili diverranno da subito le corsie preferenziali dei motorini, e che saranno poco usate data la scarsa cultura dei napoletani per le biciclette.
De Magistris risponde sulla pagina Facebook che sono previste diverse misure per evitare l'accesso ai motorini in tali aree, e dichiara di non identificarsi nella logica del “tanto non serve a nulla”.

Insieme all'America's Cup, e al complesso polisportivo di bagnoli ancora in costruzione, Napoli ha ora tutte le carte in regola per riscattarsi, dobbiamo solo augurarci che vengano ben giocate.

TRATTO A
Bagnoli
Il percorso si integra con la riqualificazione dell'ex-Italsider offrendo un'alternativa sostenibile per la fruizione dell'area.
Servizi di bike-sharing connetteranno la Porta del Parco, il pontile nord e le attrezzature del futuro Parco Urbano di Bagnoli.
Fuorigrotta
Il percorso si snoda lungo l'area dei grandi attrattori, tra sale concerti, impianti sportivi, il polo della Mostra d'Oltremare, si presta a diventare uno dei futuri centri della città.
L'intermodalità con il trasporto su ferro, con la nuova linea 6 della metropolitana, e gli interventi speciali per l'attraversamento ciclabile delle gallerie, permetteranno di eliminare l'uso dell'auto per piccoli e medi spostamenti.
TRATTO B
Mergellina
Il lungomare, abitualmente percorso dai ciclisti, verrà integrato con percorsi dedicati e attrezzature specifiche per la mobilità ciclistica,
La Villa Comunale, il Castel dell'Ovo, il borgo di S. Lucia, saranno attraversati dal percorso, valorizzando la fruizione turistica dell'area.
Centro
Da Piazza Plebiscito al Maschio Angioino, fino al Porto Monumentale, al Borgo Orefici e ai Decumani, per una fruizione sostenibile delle ricchezze del centro storico della città.
Larea del Porto, con servizi dedicati e attrezzature per la sosta e il noleggio di biciclette, si candida a diventare uno dei principali nodi intermodali del progetto.
TRATTO C
Via Marina
Fino ad ora solo una grande arteria per il traffico automobilistico, da domani una porta daccesso per il centro cittadino dall'area orientale anche per la mobilità leggera.
Il percorso si integra con le nuove sistemazioni delle zone di Porto Salvo e del Carmine, del Parco della Marinella e di Piazza Mercato, garantendo l'interscambio con il parcheggio Brin e il terminal Circumvesuviana.
S. Giovanni
Il futuro dell'area orientale è legato ai grandi interventi tra S. Giovanni e Vigliena: il nuovo porto turistico, il polo universitario, strutture commerciali e aree verdi saranno attraversate dal percorso ciclabile.

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Domenica, 22 Maggio 2011 11:03

Novantaquattro volte giro

Questa è una storia di uomini e campioni, è una storia di cannibali e pirati, è una storia di gregari e di capitani, questa è la leggenda del “Giro d’ Italia” ed è tinta di rosa in ogni goccia di eroica fatica.

Madonna di Campiglio 5 giugno 1999, da quel giorno questa storia, la storia del Giro d’ Italia non sarà più la stessa.

Per penna i pedali e per carta la strada, in novantadue edizioni la “corsa rosa” ha contribuito a tradurre in poesia le vicende sportive e culturali del “Bel Paese”, ha raccontato l’ evoluzione di una nazione, ha incarnato lo spirito tenace ed orgoglioso di un popolo, ha cantato le epiche gesta di campioni senza tempo.

Il primissimo ad arrivare a braccia alzate sul traguardo di Milano fu nel 1909 dopo 2448 km Luigi Ganna. A scrivere importanti pagine della corsa giunse poi Costante Girardengo, divenuto noto anche per l’ amicizia con Sante Pollastri ( famoso bandito latitante in Francia), rapporto che fu fonte di ispirazione, oltre che di chiacchiere da bar, anche del brano cantato da De Gregori : “ Il bandito e il campione”. Alfredo Binda vincitore di cinque edizioni del “giro”, nel 1930 fu pagato 22500 lire dagli organizzatori per non prendere parte alla manifestazione, tre anni dopo il corridore varesino tornerà a vestire il rosa sul traguardo dell’ edizione numero ventiquattro.

Fu il tempo poi di Coppi il “campionissimo” e di “Ginaccio” Bartali, che divisero il paese contendendosi un posto nelle fantasie degli sportivi italiani. Contribuirono con le proprie imprese alla rinascita della penisola dilaniata e sdegnata dal secondo conflitto mondiale. La rivalità fra i due oltrepassò i confini sportivi riempiendo pagine di cronaca mondana. Nei primi anni della neonata repubblica la rivalità non mancò di sconfinare in ambito politico: i comunisti si identificarono nel campionissimo mentre i democristiani si schierarono dalla parte del “pio” Bartali. Furono cinque i successi di Coppi al giro, mentre per tre volte fu Gino da Ponte Ema a chiudere la classifica generale davanti a tutti. Il dualismo Coppi-Bartali vive il momento di massima espressione nel passaggio della borraccia sul “Col du Galibier” nel “tour” del 1952, la foto rimasta nella storia è da quasi un cinquantennio oggetto di discussione a proposito della spontaneità del gesto, che anche qualora dovesse essere stato frutto dell’ inventiva di un direttore sportivo, è di una tale espressione sportiva che non andrebbe macchiata da volgari polemiche.

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Arrivarono poi gli anni settanta e con essi le cinque maglie rosa di Eddie Merckx; il “cannibale” divorò l’ italico suolo così come fece nella sua carriere con le terre di Francia e Spagna, aggiudicandosi cinque “Toure de France” ed una Vuelta a Espana.

Nel decennio successivo la storia del “giro” continua e vengono scritte nuove pagine di mito sulle storiche salite alpine. A dominare la cronache è un altro dualismo: ne sono protagonisti Francesco Moser ( una vittoria per lui nell’ edizione del ‘84) e Beppe Saronni ( due volte vincitore nel ’79 e nel ‘83).

Le fantasie degli amanti del pedale ritornano ad accendersi grazie ad uno schivo ragazzo di Cesenatico, il suo nome è Marco, ma è per tutti il “pirata”. Marco Pantani è un predestinato, il suo fisico esile, ma con muscoli potentissimi scala le salite del giro come mai nessuno prima è riuscito a fare, conquista tutte le vette mitiche ed in pochi anni il cuore degli appassionati. Il pirata quando si alzava sui pedali era entusiasmante, i suoi scatti quando la strada cominciava a salire spaccavano il gruppo ed imponevano metri di asfalto agli avversari. Marco è l’ emblema di uno sport, è la metafora di una vita nella quale Davide sconfigge Golia, è il sogno di un bambino che a fianco della sua bicicletta nel maggio del 1998 può guardare tutti dall’ alto vestito di rosa sul podio di Milano, e due mesi dopo sfilare in maglia gialla sugli Champes Elysees.

Ed eccoci qua. Giro d’ Italia 1999, Marco Pantani va fortissimo, domina la classifica generale e si appresta a vincere la corsa per la seconda volta consecutiva, ma qualcosa sta per accadere. Partenza da Madonna di Campiglio, vengono resi pubblici gli esiti dei test antidoping effettuati il giorno prima, i valori di ematocrito (52%) sono superiori del limite massimo consentito ed Il corridore romagnolo viene allontanato a scopo cautelativo dalla manifestazione. I tifosi del pirata non lo abbandonano. Il “giro” ha tradito Marco, o forse Marco ha tradito il “giro”. Da quel giorno sulle dolomiti, però, la corsa rosa non sarà più la stessa, e la poesia lascerà il passo ai bollettini medici provenienti dai laboratori d’analisi.

Il nostro ultimo protagonista è forse una speranza per questo sport.

Ivan Basso nel 2006 domina la corsa, è performante a cronometro e irresistibile in salita. Il ciclismo italiano ha un nuovo campione, ma non ha fatto i conti con l’ ombra del doping che ancora una volta giungerà ad offuscare il rosa del “Giro d’ Italia”. Il corridore varesino, però, sconta una lunga squalifica, ripulisce la sua figura macchiata dal doping e torna “Ivan il terribile” andando a vincere la novantunesima edizione del “giro”, l’ edizione 2010.

Il nostro augurio per il “Giro d’ Italia” 2011, in partenza da Torino, è che il giudizio unico ed inappellabile torni ad essere quello della strada, e che ci sarà ancora qualcuno che potrà dire : “ i ciclisti avanzano fra due ali di folla”.

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