PICCOLI CRIMINI CONIUGALI: E.E. Schmitt ci dà una lezione di vita, anzi di coppia!

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PICCOLI CRIMINI CONIUGALI: E.E. Schmitt ci dà una lezione di vita, anzi di coppia!
Agosto 26
Per la rassegna Classico Contemporaneo, rivisitazione moderna dei classici del Teatro, con la direzione artistica di Mirko Di Martino e Gianmarco Cesario, al chiostro di San Domenico Maggiore a Napoli, è andato in scena lo spettacolo PICCOLI CRIMINI CONIUGALI, per la regia di Antonio D’Avino. Protagonista della rappresentazione è il rapporto di coppia, visto dalla prospettiva, amara quanto benevola, di Eric-Emmanuel Schmitt, autore del famoso testo teatrale; nello specifico è la rappresentazione della coppia adulta, sposata da più di dieci anni, formata da Lisa e Gilles, interpretati rispettivamente da Gioia Miale e Antonio D’Avino.   La pièce prende le mosse dal ritorno a casa dall’ospedale di Gilles, in stato di amnesia in seguito ad un incidente domestico verificatosi in circostanze poco chiare. Marito e moglie, nel tentativo di riportare a galla i ricordi di Gilles, ricostruiscono la loro vita di coppia tra luci ed ombre, facendo emergere, di battuta in battuta, verità nascoste e/o false realtà, in un giallo familiare, anzi coniugale, dai toni sarcastici della commedia nera.     La coppia – E.E. Schmitt fa dire ai suoi personaggi -  è come un’associazione di assassini. La vita coniugale è una guerra, dove tutto è permesso. La vita coniugale è un’associazione di killer che si accaniscono sugli altri prima di infierire su loro stessi, un lungo cammino verso la morte che lascia la strada costellata di cadaveri. Quando la coppia è giovane è una coppia che cerca di sbarazzarsi degli altri. Quando la coppia invecchia diventa una coppia dove ognuno cerca di sopprimere il partner.  La coppia è dunque un microcosmo, con proprie regole e dinamiche, peculiari rispetto a quelle esterne, ma pur sempre con elementi di ripetizione della società-cosmo nella quale la coppia vive e si forma: è una guerra, come la vita; una guerra che si inizia a combattere in due contro tutto e tutti e che si finisce a combattere da soli, nella coppia, l’uno contro l’altro.                                                                                                                                     Ma è pur sempre una guerra giocata al sicuro, con “le spalle coperte” dalla coppia stessa: all’inizio la coppia ripara gli amanti dal mondo esterno; successivamente, la coppia, nella guerra a due, ripara dall’altro coniuge, ammettendo anche “i colpi bassi” (proibiti) che là e solo là (nella coppia) sono ammessi. E’ un motore, la coppia, che si nutre di amore e affetto ma anche di incomprensioni e di dissidi, che si alimenta di gioia ma anche di dolore, rafforzandosi anche grazie alla “guerra” che in essa c’è. Con il passare degli anni, la coppia inizia ad esistere a prescindere dai soggetti stessi che l’hanno creata. Diventa un’entità a se stante, un terzo che talvolta sembra quasi contrapporsi alle identità, spesso fragili, dei creatori, come un estraneo da combattere con ostilità; tal altra un essere da proteggere con amore, con forza, con delicatezza e con pazienza.  La coppia diventa una realtà, fatta di legami e vincoli, di reazioni e contro-reazioni, di dinamiche proprie che sfuggono alla comprensione ed al controllo degli estranei ma anche talvolta dei componenti stessi; una realtà che diviene impossibile da cambiare perché oramai indipendente dalla volontà dei protagonisti, della quale si avverte la necessità, percependola come un destino ineluttabile e della quale si finisce per amare tutto: il bene e il male, il bello ed il brutto, il ricordo e la speranza, l’entusiasmo ed il sacrificio.  E questa materializzazione avviene perché quella realtà è dentro di noi, profondamente ancorata alle nostre anime, proiezione reificata dei nostri desideri e dei nostri bisogni. Una dimensione che, per tali motivi, ricerchiamo e desideriamo, accettando e giustificando la guerra (il crimine) che essa a volte produce, perché spesso è proprio attraverso quella guerra (quel piccolo crimine coniugale) che la vita di coppia si rafforza e si rigenera. Una dimensione nella quale anche il dolore è sublimato, sacrificato sull’altare della coppia capace di cancellare o grandemente attenuare il dolore stesso.  E allora E.E. Schmitt, magnificamente e poeticamente fa dire a Lisa: “Non si può eludere il proprio destino. Tu sei il mio destino. Noi non ci apparterremo mai fisicamente, ma ci apparteniamo mentalmente. Tu ti sei immerso nei miei abissi più profondi, io nei tuoi, siamo schiavi l’uno dell’altra. Anche se non nella carne, sei il mio uomo nei miei ricordi, nei miei sogni, nelle mie speranze. E’ questo che mi lega a te. Possiamo anche separarci, ma non potremo mai lasciarci […] Sai cosa vuol dire amare un uomo con amore? Vuol dire amarlo malgrado te stessa, malgrado lui, contro tutto e tutti. Vuol dire amarlo in un modo che non dipende più da nessuno. Amo i tuoi desideri e amo anche le tue avversioni, amo il male che mi fai, un male che non mi dà dolore, che passa subito, un male che non lascia tracce. Amare vuol dire avere quella resistenza che ti permette di passare attraverso tutti gli stati con la stessa intensità, dalla sofferenza alla gioia […] Il mio amore per te è un nucleo, una nebulosa nel profondo della mia anima, qualcosa che non posso più raggiungere nè cambiare. Una parte di te è in me. Anche se tu te ne andassi, quella parte resterebbe”.      In fondo, sono solo piccoli crimini coniugali…  Per info sui prossimi appuntamenti: www.teatrodellosso.it   "Piccoli Crimini Coniugali" di E.E. Schmitt Con: Antonio D’Avino e Gioia Miale Regia: Antonio D’Avino; aiuto regia: Laura Tramontano Costumi: Simona Sementina
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Agosto 25
Esiste un uomo su Twitter che, al solo pronunciare il suo nome, tutti gli utenti tremano! Si narra che persone non pubblichino più post per paura di essere attaccati da costui, il terrore dei sette mari, il pirata dei social, che quando meno te l’aspetti ti scaglia contro i suoi commenti da Nobel, il temibile….Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato (questa volta non è una battuta)!                                                                  Ormai essere insultato sui social da Gasparri fa curriculum; l’ultimo epico scontro è stato quello con il comico genovese Luca Bizzarri che ha subito un attacco per diversi giorni che ha appassionato tutto il web. Il segreto ovviamente è quello di non cedere mai alle provocazioni del pirata del Popolo delle Libertà, perché come diceva Oscar Wilde  “Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza”…..   Gasparri: Luca Bizzarri: Il VP del Senato @gasparripdl ha passato le ultime 24h discutendo con un comico, pure imbecille. Urge festeggiare. Luca Bizzarri: Forse, la più bella, è questa AlfiereROSSO: Quando Gasparri non twitta, sta dicendo quello che pensa. Pinuccio: Gasparri che balla con la Pascale. sono quelle scene che potrebbero farti venire un ictus (zia acida) Alessandro Galvani: #gasparrima noi #gnaafamos The Ultimate Warrior: E’ caccia a cellule dormienti in Europa. Già perquisito il Cervello di Maurizio Gasparri! Angelo: separati alla nascita! Keanu Kian: Gasparri sei un mito! Sbloccami ti voto! Liliana Berzipos: Gasparri chi?IL blocco tutti se non condividono le sue idee?!prrr Io ti amavo: Io ti amavo. Poi ti esprimevi come Maurizio Gasparri. #LaGrandeBullezza Alla prossima!!
Mission Impossible: Rogue Nation, un film sorprendentemente consigliato
Agosto 24
Molte sono le perplessità, quando ci si approccia ad un titolo che ormai è diventato una saga. Sarà all’altezza dei precedenti? Offrirà le stesse sensazioni, gli stessi personaggi, o delle macchiette e delle situazioni stereotipate? Molti dei miei dubbi sono stati dissolti, tuttavia, nel vedere forse uno dei migliori Mission Impossible di cui ho memoria. Sono tempi duri per l’Impossible Mission Force, IMF, che viene chiusa a seguito del disastro avvenuto nel precedente capitolo della saga. Ethan Hunt (Tom Cruise) si trova improvvisamente senza supporto, proprio quando ne avrebbe maggiore bisogno: un gruppo di terroristi, il Sindacato, sta infatti dando la caccia ad un segreto che interessa tanto alla CIA quanto all’Intelligence britannica, ed è disposto a uccidere chiunque si trovi sulla sua strada. Chiunque, probabilmente, eccetto Hunt: l’agente Ilsa Faust (Rebecca Ferguson), infatti, lo salva misteriosamente, e inizia con lui una pericolosa collaborazione. Insieme dovranno mettersi contro l’agente più letale passato al nemico, un uomo di nome Solomon Lane (Sean Harris).Dal punto di vista tecnico, il film è ineccepibile: riprese dinamiche, piacevoli, combattimenti mai eccessivi (eccetto forse quello in moto) e in generale un’estetica cui siamo stati abituati da anni di videogiochi e film di spionaggio, ma che riesce ancora a sorprendere malgrado l’età. Anche il proverbiale giro del mondo, che permette di cambiare di volta in volta lo scenario in cui si svolgono le missioni, è una tecnica tanto rodata quanto efficace.Dal punto di vista artistico, le cose addirittura migliorano. Niente da dire su Tom Cruise: al solito, l’idea che lui non abbia stunt men per fare quello che fa giustifica la sua presenza sullo schermo, e la sua recitazione resta di solito almeno passabile (tranne qualche sorrisone misterioso che sembra più che altro ebete). Altrettanto validi Simon Pegg e Jeremy Renner, supporting characters di tutto rispetto che provvedono alla linea comica e rendono passabili anche situazioni al limite del serio, come la mission impossible di infiltrarsi in una specie di gigantesco computer subacqueo trattenendo il fiato per tre minuti, il tutto mentre si nuota con la corrente contraria e si viene colpiti da un gigantesco braccio metallico! La vera sorpresa, ad ogni modo, è stata sia dal punto di vista della recitazione sia da quello della sceneggiatura, il personaggio di Ilsa Faust/Rebecca Ferguson. Controverso, mai statico, questo agente doppiogiochista non è la classica “damsel in distress” da salvare prontamente, e non si concede al protagonista come una bond-girl qualsiasi, ma ha un progetto per salvarsi la vita per cui lotta strenuamente. La recitazione supporta questo ruolo, e per certi aspetti sembra di vedere una vera e propria “eroina nera” in lei, piuttosto che un personaggio secondario. In definitiva il film è consigliatissimo sia agli appassionati della saga sia ai neofiti: sorprende, emoziona e, in definitiva, piace.
Il Jazz che aiuta la Campania: Pomigliano Festival
Agosto 23
A quanti di noi manca il jazz? C’è da dire che questo affermato genere musicale, nato in Lousiana, non vive più tra le strade delle città ma, fortunatamente, gli amanti del genere potranno riapprezzarlo, come ogni anno sin dal 1996, al Pomigliano Jazz, diventato ormai punto di riferimento per chiunque voglia ascoltare musicisti di fama mondiale, affiancati da altrettanto interessanti emergenti della scena campana. Il Pomigliano Jazz è un vero e proprio Festival culturale, che mette a disposizione concerti gratuti per appassionati del genere sin dalla sua fondazione, con l’unico scopo di offrire al Mezzogiorno uno spettacolo indimenticabile e la possibilità di valorizzare il territorio con le sue incredibili risorse, da sfruttare in vista della gran quantità di turisti che lo stesso Festival attira. Le location sono varie e suggestive, come il Palazzo Mediceo di Ottaviano, il Complesso delle Basiliche Paleocristiane di Cimitile e l’Anfiteatro Romano di Avella, offrendo dunque interessanti itinerari turistici a chiunque voglia approfondire anche la storia della nostra regione. Inoltre, la Fondazione Pomigliano Jazz e un’etichetta discografica, l'“Itinera”, offrono la possibilità a musicisti campani di farsi notare sulla scena italiana e mondiale. Quest’anno il Festival si terrà dal 29 agosto al 13 settembre, il tutto sarà aperto dal Bobo Stenson Trio, per poi concludersi con l’esibizione di Goran Bragovic ospite d’onore dell'edizione 2015. Il bosniaco sarà accompagnato dalla Wedding and Funeral Orchestra, band composta da Muharem Redzepi (goc e voce), Bokan Stankovic (tromba), Dragic Velickovic (tromba), Stojan Dimov (sax e clarinetto), Aleksander Rajkovic (trombone e glockenspiel), Milos Mihajlovic (trombone), Ludmila Radkova Trajkova (voce), Daniela Radkova Aleksandrova (voce). Il compositore ed il suo gruppo presenteranno il loro nuovo album If you don’t go crazy, you are not normal (Se non sei pazzo, non sei normale). Il Festival presenta 13 concerti (di cui 8 ad ingresso gratuito), e da giovedì 30 luglio saranno in vendita i biglietti per il compositore bosniaco (al costo di 25 euro per la platea e 15 per la tribuna). Si parte dunque il 29 agosto a Palazzo Mediceo e si procede per tutto il periodo fino alla conclusione con il concerto più atteso nell’Anfiteatro romano di Avella.     
La ragazza sul treno: le curiose vite degli altri sul convoglio di ogni esistenza
Agosto 23
Molti anni fa, prima di scoprire il piacere di camminare, ero solito prendere l’autobus per andare a scuola. Ogni giorno, per tre anni, alle 7.45 prendevo il 53 che mi avrebbe portato in centro. Con il tempo i volti dei passeggeri divennero familiari. Con alcuni addirittura nacque un’amicizia. Guardavo fuori dal finestrino e osservavo le case, i negozi che si aprivano e i bar popolarsi di gente e immaginavo le vite degli estranei che mi passavano davanti agli occhi. Ero affezionato ai miei “estranei” e, quando per un motivo o un altro non li vedevo, sentivo la loro mancanza.   Spesso guardiamo fuori dalla finestra per osservare la vita degli altri perché la nostra è vuota e triste.   La vita degli altri, vista da fuori, può sembrare bella, felice e spensierata eppure basta cambiare prospettiva per capire che può nascondere anche terribili segreti.   Nel 1954 il Maestro Alfred Hitchcock ci mostrò, con il bel film “La finestra sul cortile”, come basti poco a una persona per entrare nella vita degli altri e rischiare di esserne travolto. Con questo romanzo Paula Hawkins propone una sua personale rielaborazione del genere, presentando al lettore la vita di Rachel, in apparenza tranquilla e anonima, una giovane donna con le giornate scandite dai viaggi in treno per andare al lavoro e tornare a casa. Ben presto scopriamo che Rachel è disoccupata, divorziata e ha problemi di alcoolismo e trova confronto nell’osservare le azioni di una coppia sconosciuta, Scott e Megan, e nel fantasticare sulla loro vite. Un romanzo a più voci o, sarebbe meglio dire, al femminile perché leggiamo i pensieri, le vite e, soprattutto, le solitudini di due donne: Anna e Megan.   In totale, tre donne diverse, complesse, eppure legate da un filo rosso comune che emergerà lentamente e in maniera imprevedibile nel corso del libro. Il lettore segue da tre punti di vista la storia che assume, nel corso della lettura, le sembianze di un giallo psicologico che non può non evocare nel lettore un altro celebre film, “I Soliti Sospetti”. L’intreccio narrativo, ben costruito e avvolgente, regala continue sorprese lasciando fino all’ultimo  più di un dubbio in chi legge.   Seppure si tratti un romanzo “al femminile”, emergono anche le figure maschili (Scott, il marito di Megan e Tom marito di Anna) che, anche se dallo sfondo, incidono non poco sulle protagoniste, dimostrando come il lato oscuro venga spesso mascherato.   Lo stile della Hawkins piace, invita alla lettura e riesce a creare  empatia tra i personaggi e il lettore garantendo pathos e ritmo, più forti e intensi nella prima parte per poi scemare,, diventando più compassati nella seconda parte.   Il finale, seppure a sorpresa, non convince fino in fondo, forse a causa di una sensazione di fretta nel chiudere il cerchio narrativo.   Dopo aver letto questo libro, quando prenderete un mezzo pubblico, non potrete con lo sguardo non cercare la vostra Rachel e sorriderle con affetto.   “La ragazza del Treno” è un libro scritto da Paula Hawkins e pubblicato nel 2015 dalla Piemme in Italia.
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per le grotte di Castelcivita... e la diritta via fu ritrovata.. con la messinscena de "L'Inferno di Dante"!
Agosto 22
Nel mezzo del cammin di nostra vita  mi ritrovai per le grotte di Castelcivita (Salerno) ... e la diritta via fu ritrovata Sabato 22 Agosto a Castelcivita(Sa), presso le omonime grotte, torna l'appuntamento con il Sommo poeta, voluto e ideato dalla Tappeto Volante s.r.l.  In uno scenario molto suggestivo, la messa in scena de l'Inferno di Dante trova una location quanto mai adatta; con la regia di Domenico Maria Corrado, un novello Dante accompagna gli spettatori in una passeggiata di circa un kilometro tra antri naturali che si snodano nel sottosuolo, dove all'ombra di imponenti rocce calcaree si aggiungono istallazioni moderne, palco e scenografia per attori, cantanti e ballerini.  La compagnia, impegnata nel riproporre la discesa nei primi nove cerchi infernali, farà degli spettatori, visitatori privilegiati di un mondo magico, sospeso tra la letteratura e lo spettacolo proporrà una visione della prima cantica che va ben oltre l'immaginato dantesco. La passeggiata, per cui la prenotazione è obbligatoria, ha un costo di 25 euro, con una riduzione prevista per gruppi scolastici. Per ulteriori info su date e altri eventi della compagnia visitare http://www.tappetovolante.org/  
Napoli Pizza Village 2015: cosa aspettarsi dal 1 settembre sul Lungomare Caracciolo?
Agosto 22
Anche quest’anno il Lungomare Caracciolo ospiterà il Napoli Piazza Village, l’evento ad ingresso gratuito divenuto ormai un appuntamento irrinunciabile e giunto alla sua IV edizione. Cinquanta tra le migliori pizzerie di Napoli, schierate in fila, sono pronte a deliziare il palato degli avventori e, insieme agli eventi gratuiti, offriranno intrattenimento dal 1 al 6 settembre. Al momento sono stati resi noti gli ospiti delle prime due serate: il 1 settembre alle 20:30 toccherà alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, mentre il 2 settembre alle 21:00 sarà la volta di Fabio Concato e le sue note d’amore. Tra le novità interessanti di questa edizione c’è la possibilità di comprare il biglietto su internet e saltare la fila. Il menù completo proposto a 12 euro offrirà: una pizza tra Margherita e Marinara (oppure una specialità a discrezione delle pizzerie), una bibita tra acqua, Coca Cola o Birra Peroni, un dolce o un gelato ed un caffè (espresso o caffè del nonno). Ovviamente sarà possibile anche acquistare vivande separatamente, pagando direttamente alle casse presenti all’evento.   A scuola di pizza Se si volessero apprendere invece i segreti dell’arte della pizza, 12 grandi Maestri Pizzaiuoli metteranno a disposizione la propria esperienza nel campo attraverso delle lezioni. In questo caso occorre versare un contributo di partecipazione minimo di 10 euro che sarà devoluto all’onlus “un cuore per amico” e prenotare la lezione. Il calendario delle lezioni è il seguente: Martedì 2/9 – Ore 19:00 Gennaro Cervone – Ore 21:00 Davide Civitiello Mercoledì 3/9 – Ore 19:00 Salvatore Urzitelli – Ore 21:00 Adolfo Marletta  Giovedì 4/9 – Ore 19:00 Gino Sorbillo – Ore 21:00 Raffaele Giustiniani  Venerdì 5/9 – Ore 19:00 Enzo Coccia – Ore 21:00 Enzo Piccirillo  Sabato 6/9 Ore 19:00 Teresa Iorio – Ore 21:00 Giovanni Magno  Domenica 7/9 – Ore 19:00 Salvatore Cuomo – Ore 21:00 Pasquale Makishima Il Campionato Mondiale Evento nell’evento sarà il Campionato Mondiale del Pizzaiuolo – XIV edizione Trofeo Caputo, che si terrà l’1 e il 2 settembre nella Stadio della pizza, sempre sul Lungomare. Un incontro tra competizione e passione che si articolerà nelle sezioni di: Pizza Napoletana s.t.g. Trofeo Caputo, Pizza Classica, Pizza in teglia, Pizza al metro/pala, Pizza senza glutine, Pizza di “Stagione”, Pizza juniores, Pizza più larga, Velocità, Gare acrobatiche, Stile libero/Free style singolo e Squadre acrobatiche.
Il sirtaki di Tsipras
Agosto 21
Un passo avanti, un altro indietro, un movimento con la punta, l'altro con il tacco. Ci si muove in cerchio, la musica va sempre più forte, bisogna essere sempre più veloci. Le mosse il Alexīs Tsipras negli ultimi tempi somigliano alla celebre danza popolare accomunata alla tradizione greca. L'ultimo passo (in senso cronologico) di questo grande ballo è l'annuncio delle sue dimissioni il 20 agosto, in diretta TV.   Il premier dimissionario ha voluto parlare al popolo greco confessando si sentirsi con "la coscienza a posto". L'idea è quella di ripresentarsi alle elezioni previste per il 20 settembre con un nuovo gruppo coeso. I recenti sviluppi a seguito del referendum, le restrizioni della Comunità Europea, le dimissioni di Gianīs Varoufakīs e di altri ministri, avevano generato un ambiente irrespirabile all'interno di Syriza. Con la nuova chiamata al voto e la speranza di una rielezione con il nuovo assetto, Tsipras si augura di poter collaborare per un "mandato forte"; riuscirci con le spaccature interne all'attuale partito sarebbe stato improponibile.   Quello che potrebbe sembrare un altro colpo a sorpresa di Tsipras, un altro passo inaspettato per l'Europa, fa parte in realtà di una coreografia già nota. A tutti.     Il Presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem non si è scomposto affatto, come fosse una delle statue di Madame Tussaud, e pur nel suo immobilismo ci ha tenuto a ricordare che "c'era ampio sostegno nel parlamento greco per il nuovo programma e il pacchetto di riforme". Una sorta di "chi c'è c'è", l'importante è che le riforme, le misure di austerità, vadano avanti e si mantengano gli impegni presi. Intanto arrivano i primi 13 miliardi dall'Esm, e il voto del Parlamento tedesco per il mega-prestito da 86 miliardi di euro, in cambio di nuove, stringenti misure di austerità.   Alexīs Tsipras non è il dissidente combattivo di sinistra che i greci (e una parte dei cittadini europei schiacciati dalla pressione comunitaria) si aspettavano, non tira più brutti scherzi all'Europa e prima dell'annuncio televisivo è stato ben attento ad avvertire la Merkel. L'unico che si sorprende è il popolo, spiazzato e un po' indebolito dagli avvenimenti che si susseguono repentini e che sembrano portare verso uno scenario già visto.   Tsipras nell'annuncio televisivo ci infila anche il primo proclama della nuova campagna elettorale, sottolineando che "siamo obbligati a rispettare l'accordo ma senza che siano colpite le classi meno abbienti".   Il tempo è poco, il 20 settembre è vicino, il ballo è ancora più veloce, a qualcuno gira la testa, il tipo spavaldo continua a danzare anche se è sfiancato, a qualcun altro viene voglia di fermarsi, di scendere dalla giostra, sedersi un attimo per capire e placare il senso di nausea.
Fullerton-Batten. Il Purgatorio Cromatico
Agosto 21
La mostra Korea della fotografa tedesca Julia Fullerton-Batten è il primo appuntamento che apre la rassegna Visionarea presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma.      Julia Fullerton-Batten è quel genere di fotografa che mira a creare scatti assurdi e suggestivi prestando una cura minuziosa per quei dettagli stupefacenti allegorici e improbabili anche attraverso il sapiente uso della postproduzione. L’uso della luce è un misto tra naturale e artificiale, come se la vita venisse creata in uno studio. I suoi scatti ricordano un po’ quelli di Tim Walker, che conducono i visitatori attraverso scenari illogici dove lo sfondo è spesso molto scuro e i personaggi delle immagini escono fuori con i loro colori sgargianti e il marcato Folklore, tanto che sembrano fuori posto, tanto che nella dimensione in cui si trovano non riescono a trovare un punto d’incontro con la stessa.     Classe 1970, Julia Fullerton-Batten studia e si diploma presso il Berkshire College of Art and Design dove affina le proprie tecniche artistiche ed approfondisce la sua personale estetica creando così il suo stile. uno stile influenzato da Lynch e dalle sue opere, soprattutto dalla serie televisiva Twin Peaks, la cui atmosfera viene spesso assaporata nei suoi scatti.  I soggetti fotografici sono drammatici, inesatti, inopportuni e malfatti; alcuni ciechi, altri albini, personaggi disadatti e inopportuni, troppo grandi o troppo piccoli. Traspare da loro un impaccio metafisico, tormenti adolescenziali che li rende quasi vittime di sortilegi, bloccati in atmosfere che non li appartengono, dove gli ambienti circostanti sembrano accentuale questi malesseri.  Anche le cose più naturali come le madri e le figlie, i giochi pubblicizzano una realtà, che, seppur coloratissima, risulta stretta, pesante; un limbo dal quale non si riesce a fuggire. Una profonda attenzione ai dettagli, dalla scarpa all’unghia lucida e laccata, al punto che Julia è stata scelta prima donna in assoluto  a  realizzare il Calendario Campari 2015.      Proprio per la sua particolare arte visiva è stata scelta per inaugurare Visionarea con Korea, un lavoro del 2013 che ha dato il via al “dialogo contemporaneo”, un percorso dove gli artisti comunicano, attraverso le loro immagini, i valori simbolici e interpretativi dei personaggi e della psiche umana.  Korea mette a nudo le difficoltà di un paese spaccato in due dove il contemporaneo e il moderno si scontrano pesantemente con il tradizionale e conservatore spirito di Seul, città antica e cosmopolita allo stesso tempo. Attraverso l’uso dei ritratti, delle location, della cultura folkloristica ci si ritrova trascinati a riflettere circa le incombenze dei tempi moderni, il ricordo del passato e delle conseguenze che ne derivano, in un percorso che dagli occhi dei personaggi sembra non avere soluzione.     Donne, pallide e leggiadre, si trascinano in un ambiente che sembra paralizzarle in una gabbia invisibile e con gli occhi cercano una via di fuga. Senza ombra di dubbio quegli sguardi rappresentano una critica volta a contestare l’idea della libertà culturale, ma che nella realtà non esiste. Queste immagini tornano alla mente un po’ gli slogan degli anni ’50 dove ad una donna bastava avere una lavatrice in casa per raggiungere la felicità e l’armonia familiare. Le figure femminili sono sempre avvolte nell´Hanbok, abito tradizionale coreano; il colore e la qualità dei tessuti segnano il netto distacco tra le classi sociali, ma gli atteggiamenti di queste donne ricoperte di colori scintillanti e sgargianti, quindi probabilmente non di umili origini, fanno intuire i loro tentativi di trasgredire le regole. Insomma, le fotografie della Fullerton-Batten sono assolutamente da vedere almeno una volta nella vita, sono semplicemente dei film raccontati un’unica immagine, con lo sguardo al futuro e il piede nel passato, dimensioni spirituali che abbracciano il moderno, ma rimangono in qualche modo ancorate al romanticismo. Se vi troverete dalle parti della Capitale e sarete sopraffatti dalla curiosità la mostra si terrà fino al 10 settembre 2015, dal lunedi alla domenica, dalle ore 10:00 alle ore 18:00, l’ingresso è gratuito.    Per qualunque info sull’artista ecco il link al Sito ufficiale:  http://www.visionarea.org/   oppure il sito dell’Auditorium: http://www.auditoriumconciliazione.it/index.php?option=com_content&view=article&id=510    Buona visione.
Lettera da Dante a Feltri: per lo fellon che perduto ha l'ingegno
Agosto 20
Dante risponde a Stefano Feltri, vicedirettore de "il Fatto Quotidiano", in merito al suo ultimo articolo "Università utili, le obiezioni e il darwinismo sociale". In particolare, il Sommo poeta replica a proposito della presunta disinformazione degli studenti che scelgono materie umanistiche, del considerare queste materie inutili, del continuo giustificare la sua scelta di aver studiato economia per poi fare il giornalista, dell'antagonismo, innescato dallo stesso Feltri, fra materie umanistiche e scientifiche, dell'inutilità del greco antico come del ragionare.     A lo Maestro Feltri,   sempre è bene per l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote per non abbassar lo proprio ingegno a quello de li stolti, ma qui tacer nol posso, se è nel pericolo l'onor de lo sapere umano.   Quivi s'udirà la mia voce, ma senza accenti d'ira verso le genti c'hanno perduto il ben de la ragione. Usirei parole gravi, se non fosse per la mestizia che mi piglia a legger non uno soltanto, ma quattro scritti di color che non sanno intender. Rispondo ora a quegli che avea l'intenzion di far una nova Commedìa e che scrivea "è bene discuterne molto" (nell'articolo di S. Feltri, Università utili, le obiezioni e il darwinismo sociale, in «il Fatto Quotidiano», rivista online, 19 agosto 2015, n.d.r.), anche se ne superchia per lo suo "Foglietto quotidiano" e l'hanno sommerso di lusinghe.   Primo, sopra l'importanza de la verità de "una scelta informata" sopra li studi "completamente slegati dalle loro prospettive lavorative" (Ibidem, n.d.r.). La dimanda che mi faci da codesta loquela è: dunque celate sono le sorti post lauream, senza cagion? E quei che intendan dilettar l'ingegno con gli studi medesmi possiedon gente de la familia e fra li amici, spietati per cuore e per senno, che l'inganna, come fece Ulisse co'suoi? E nemmeno sanno costoro della pièta del mondo? Vivon forse dentro la terra come i mal nati de lo mio racconto, tanto da pensar di studiar le umane littere e diventar maestri e poeti, ma facoltosi al par del re Ugo Capeto?   Che codesti sian rei d'esser inetti e "più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche" (Idem, Il conto salato degli studi umanistici, in «il Fatto Quotidiano», rivista online, 13 agosto 2015, n.d.r.), si devon palesar le prove per lo giudizio, prima che vengan decise le pene. Dove si trovan codeste prove? Codesto folio "Ceps" mostra li pericoli del cammin silvestro senza nulla offension, ma in cosa è utile lo Feltri, che tenea sermone senza li amati numeri, ma a parlar solo d'aere senza giudizio? Forse ch'io capisco, pure co'li studi de le umane littere, cose ove Feltri non giunse co'lo proprio intelletto dopo lungo blaterar, quasi sdegnoso.   E pur pare costui difendersi da qualchedun che s'appresta a la punizione per lo suo peccato di cupidigia, ma per ciò che lo tormenta codeste le mie preghiere animose: cotanto solo lo sommo lume può e solo dopo la fine de la vita si sconterà la pena fra li avari e li prodighi. Alleviate l'animo angoscioso e tenete altro modo de lo ammorbar lo popolo che co li scritti de lo "foglietto".   Ma indicherò qual fia l'error: de lo mio tempo alcuno potea dubitar de la importanza de le arti de lo trivio e de lo quadrivio, or dunque solvetemi di come lo Feltri, a viso aperto, può giudicar e porre in guerra codeste arti e arbitrar impunito su la importanza de li studi. Per questa colpa li uomini d'ingegno giudichino e dian la pena a lo profano, pure per lo nome de lo illustre Federigo II, che grande fece la sua terra!   Ahi! Vedo che assai più saggiamente vivea la gente de lo mio mondo de la gente futura, che ha colpa di maggior cupidigia di quei che cantai co' Sordello da Mantua.   Così finisco: per lo maggior discernimento lo studio de lo greco antico, poiché lo denaro nega di comprar più giudizio, così la speranza non falla, se ben si guarda con la mente sana. Unite sian le scienze e le littere, che sì spiacente è la superbia di chi le volea separar e mettere contro, come spiacente fu la pena di Farinata.   Durante     Caro Feltri,ovviamente, Dante Alighieri non ha scritto davvero una lettera per lei. Sono certa che, se avesse potuto risorgere e scrivere a qualcuno, non avrebbe fatto questa scelta. No, questo pezzo l'ho scritto io per il mio puro e semplice divertimento, immaginando come il Sommo poeta le avrebbe risposto in merito ai suoi articoli. So che c'è poca serietà in questo e che avrei dovuto rispondere ai numeri con altri numeri, ma nei suoi articoli i dati sono solo quelle delle statistiche del Ceps, su cui non ho mai avuto intenzione di obiettare. Tutte le altre sue "teorie" non sono supportate da dati o ricerche scientifiche, ragion per cui, mi pareva logico far ridere con questa idea che mi è venuta, come lei ha così gentilmente fatto ridere me. E la ringrazio, come lei ha ringraziato tutte le persone che hanno commentato i suoi "articoli", con grande vantaggio, non dubito, per il suo quotidiano. Come avrebbe detto Oscar Wilde, "Bene o male, purché se ne parli". Ad ogni modo, sul finire del suo ultimo articolo, sorvolando sul paragone con lo studio del greco antico, che ho trovato piuttosto privo di senso, direi che la sua difficoltà nel rispondere alle obiezioni è quasi disarmante. Le sue argomentazioni hanno spostato le responsabilità sulle spalle di università e piccole imprese: le sue osservazioni a proposito della carente preparazione pratica fornita agli studenti sono assolutamente esatte, ma anche del tutto fuori contesto e appaiono come una banale trovata per concludere il discorso senza dare delle risposte. Non a caso, dopo aver parlato delle mancanze dell'università, conclude auspicando che si trovi il modo di spingere più persone a scegliere le facoltà utili. Ma quale dovrebbe essere, secondo lei, questo modo? Chiudere le facoltà inutili, cioè quelle umanistiche? E chi decide quali sono le facoltà utili o inutili? Lei? E non ricorra ancora al Ceps, sono certa che lo scopo della ricerca non fosse quello di avvalorare le sue tesi, ma solo di fornire dati utili sul piano economico, riguardo gli sbocchi occupazionali. Se ci sono persone che sognano di diventare insegnanti, o psicologi, o archeologi, disposte a vivere in un appartamentino in affitto pur di realizzare quel sogno, chi è lei per giudicarle o per decidere che il loro lavoro non è utile alla società? E chi è lei per alimentare questo antagonismo privo di senso fra studi umanistici e scientifici? Perché queste materie dovrebbero essere distinte piuttosto che complementari? L'interrogativo che ho tristemente visto ignorare nei suoi articoli è: perché gli studenti non hanno tutti gli strumenti giusti per affrontare il loro futuro lavorativo e non vengono date loro tutte le possibilità di costruire quel futuro? Forse, una prima soluzione (oltre alle eventuali migliorie da apportare a università e imprese) ai problemi d'occupazione potrebbe essere quella di riservare ogni impiego alle persone che hanno la preparazione appropriata. Ad esempio, chi ha studiato economia che lavori da commercialista o in un'azienda o in qualsiasi altro settore attinente e chi ha studiato comunicazione o lettere diventi giornalista. E se quello di diventare giornalista era il suo sogno, beh, direi che anche lei ha sogni assai poco convenienti. Cordialmente.
"Kamisama Kiss", alla scoperta del folklore giapponese
Agosto 19
Miti e leggende per secoli hanno alimentato la curiosità degli uomini, spingendoli a compiere gesta incredibili, raggiungendo i confini del mondo. Sono state tramandate di padre in figlio, in ogni corte regale ed imperiale, stravolte nei contenuti di volta in volta dai passaparola. Tra le più antiche ed affascinanti per certo si annoverano quelle giapponesi, che hanno ispirato tantissimi mangaka, i quali si sono praticamente nutriti delle storie narrate, estrapolando i personaggi dal proprio contesto per inserirli in un altro. Julietta Suzuki (così si firma l'autrice) con la sua opera più importante Kamisama Kiss (in giapponese Kamisama Hajimemashita), iniziata nel lontano 2008 ed ancora non accenna ad avviarsi verso una fine, ha incentrato la sua storia su personaggi bizzarri, gli Yokai.   Sono demoni, di cui ne esistono varie tipologie, ma l'autrice ha riproposto solo quelli animali disegnandoli con sembianze quasi umane. Tomoe, demone volpe, e Mizuki, demone serpente, sono i servitori e protettori della divinità locale, Nanami Momozono, una semplice umana, scelta non per caso. Gli imprevisti che Nanami affronterà sono ricchi di gag ed eventi alquanto paradossali ed i personaggi che incontrerà lungo il suo percorso sono le classiche figure mitologiche note anche a noi occidentali: i Kappa, i Tengu, i Tanuki. La Suzuki è una mangaka molto particolare, non propone storie semplici e lineari, ma tende ad impelagarsi in narrazioni parecchio frammentate. Spezza di continuo il presente con dei flashback, che ovviamente servono a dare maggiori chiarimenti, e ne fa un uso improprio ed eccessivo ai fini della storia. Altra abilità di questa artista è la "convivenza" naturale tra elementi realistici, gli elementi del folklore nipponico ed il sovrannaturale, che volente o nolente si insinua nel loro immaginario collettivo. Kamisama Kiss è uno shojo fantasy, che a discapito di un inizio ripetitivo, si rivela piuttosto originale, ricco di colpi di colpi di scena. Una lettura piacevole che soddisfa tutti gli amanti del paese del Sol Levante e delle storie che ne hanno segnato le varie epoche!  
"Fallout Shelter"
Agosto 18
Di certo non il Fallout che tutti attendono, Fallout Shelter si propone di essere un palliativo per l'attesa spasmodica del quarto capitolo firmato Bethesda, un po' come Elementary cerca di essere il metadone per quella droga chiamata Sherlock, e targata BBC. Ma, come per Elementary, l'amaro in bocca è un triste quanto noto retrogusto.   Fallout Shelter, difatti, è un gioco gestionale per smartphone basato sui "Vault Overseers", i sovrintendenti dei rifugi postatomici dove i personaggi di Fallout, sin dal primo capitolo, vanno a rifugiarsi quando scoppia l'apocalisse. Nel tempo, alcuni escono per non fare mai più ritorno, e altri vivono incredibili avventure. Ma in pochi sanno com'è la vita nel vault. Il gioco si proponeva di farci analizzare questo aspetto, ma la risposta purtroppo è una: noiosa.   Sì perché, a parte attacchi di predoni e un late game interessante, l'early game è piuttosto monotono, con spostamenti di personaggi tra i principali edifici di mantenimento (energia, acqua e cibo) e poco altro, inseguendo obiettivi da giochino Facebook classico (arriva a 100 cibo, arriva a 20 abitanti e così via) e soprattutto non offrendo neppure un centesimo di quello che ci si aspetta da un gioco della saga Fallout.     Ovvio, direte voi, Fallout è stato sviluppato in 5 lunghi anni. Giusto, e allora perché far uscire un gioco in 5 mesi, che probabilmente avrà stancato tutti in cinque giorni? Bethesda punta sulla rigiocabilità, sulle scelte multiple, di solito, perché non farlo ancora?   Difficile trovare una risposta, forse per variare o solo per una scelta di marketing, peraltro inesatta: sarebbe bastato fare piccoli spoiler su Fallout 4 come ricompensa per le missioni più importanti e allora sì che ci sarebbe stato molto da giocare, mentre così si finisce per odiare il vault come fosse il proprio peggior nemico.   La totale gratuità del titolo, tuttavia, relega questi dubbi all'oscurità, e ci fa provare comunque un gingillo carino per qualche giorno. Aspettando Novembre.
Decalogo delle “tipe da spiaggia” – Parte II
Agosto 17
Ben ritrovati a tutti. Ancora in vacanza? Lo spero per voi, io lo sono ancora per qualche giorno e, siccome proprio non ce la facevo a lasciarvi soli, ho preparato per voi la seconda puntata dell’inchiesta del secolo. Ah, no, scusate, in questi giorni la serietà potrebbe nuocere gravemente alla salute….parlavamo delle tipe da spiaggia e dovevamo passare in rassegna la seconda parte del decalogo dal numero 6 al numero 10. Pronti, partenza, via!   6. La sportiva Nessuna introduzione poteva essere più adatta: pronti, partenza, via. Colpo di pistola. Se disponesse di una pista da corsa, probabilmente, la tipa in questione si lancerebbe perfino nella corsa dei 100 metri. Lei non è iperattiva, a differenza della insofferente (punto 3 della precedente puntata), lei è semplicemente sport-dipendente, per cui, a seconda delle opportunità che le offre la spiaggia, si cimenta in una serie di attività. Si va dagli sport sulla sabbia a quelli in acqua; in tutti lei mostra la sua straordinaria passione, il suo fisico scolpito, di essere insensibile al fastidio del sudore, al caldo delle tre del pomeriggio e di non conoscere la parola stanchezza. Mentre tutti sorseggiano un cocktail lei va di Gatorade. In spiaggia chiunque la guarda attonito chiedendosi: “Ma come fa? Forse durante l’anno non fa un bip dalla mattina alla sera”. Insomma, sulla spiaggia, ET desterebbe di sicuro meno curiosità. Ah, ovviamente tenterà di coinvolgervi in una partita di beach volley, in una gara di nuoto o in una sfida a racchettoni. Preparate una buona scusa se non volete sentirvi dire che siete pallosi e decrepiti e che difficilmente arriverete ai 60 anni. 7. La lettrice Passiamo rapidamente dall’attività fisica a quella mentale. Se la sportiva non avrete mai la gioia di vederla seduta, se non per praticare yoga al tramonto, la lettrice la vedrete molto di rado in piedi. Qual è l’identikit della perfetta lettrice? Vediamo un po’. Chi sta con lei in spiaggia ha perso ogni speranza di rivolgerle la parola, lei non stacca gli occhi dal suo libro, dalla sua rivista o dal quotidiano. Appare così rilassata e così immersa nelle sue letture che distrarla è un vero peccato e comunque, anche se dovesse per un attimo abbandonare la sua attività per degnarvi di un minimo di attenzione, non ve la darà mai al 100%, è evidente che stia pensando ad altro e il segnalibro in bella vista è lì per ricordarvelo. Che stia sdraiata sul lettino al sole o seduta sulla sdraio sotto l’ombrellone, non fa differenza: lei al mare ci va per leggere. Dalla borsa, fateci caso, spesso spunta un altro libro, quello di riserva, nel caso dovesse finire inaspettatamente quello in corso. Il suo libro è una reliquia, tenetelo bene a mente nel caso vi dovesse capitare accidentalmente di bagnarlo o di sporcarlo di sabbia. Se proprio ci tenete a sentire la sua voce avete un’unica possibilità: chiedetele di consigliarvi una lettura estiva. Non smetterà di parlare. 8. La fashion victim Ha evidentemente un disturbo ossessivo. Non mette piede fuori di casa se non è perfetta e degna dei migliori consigli della migliore fashion blogger: Chiara Ferragni-quella dell’insalata bionda-è pari ad una guida spirituale per lei. Al mattino, mentre tutte le altre ragazze svolgono le loro attività quotidiane-“ti prego altri 5 minuti di sonno”,doccia, colazione e bisogni fisiologici-per poi rapidamente infilare un costume e qualcosa di comodo per andare al mare, lei si prepara per una sfilata. Sulla passerella del lido. È impeccabile: i suoi capelli non subiscono l’effetto dell’umidità, della salsedine e dei raggi solari, sì, invidierete a vita le sue beach waves, la sua abbronzatura è perfetta pur non praticando il nudo integrale e ovviamente è truccata alla perfezione, altro che Clio(Make-up)! I suoi outfit da spiaggia sono degni delle più patinate copertine delle riviste di moda. Cambia almeno due volte al giorno il costume e-non si sa come faccia-ha sempre lo smalto abbinato (e mai scheggiato!), non calza solo semplici infradito come tutte noi mortali, ma sfoggia sandali di tutte le forme e le altezze, per non parlare del carico di accessori che ha a disposizione, per i quali ha una valigia apposita. Sulla spiaggia si trasforma in Tutankhamon, diventa imbalsamata. Nessuno è in grado di perturbare il suo equilibrio, gli insetti non le si avvicinano, la sua pelle è repellente alla sabbia e quando decide di non bagnarsi ai capelli, anche le onde le obbediscono. Ragazze mie, la fashion victim in spiaggia è davvero un fenomeno…..ma no, non da baraccone, da studiare!!!!!!!! (Beyoncè, però non si tocca!) 9. La caciarona Lei ci prova a comportarsi come tutti gli altri ma proprio non ce la fa. Ama la confusione, parlare a voce alta per lei è la norma, così come essere eccessiva in tutto quello che fa. La potrete ammirare mentre dispensa porzioni di frittata di pasta, mentre invita sotto il suo ombrellone amici e parenti, ascolterete tutte le sue conversazioni al telefono e le sue canzoni preferite, perché ovviamente non ascolterà la musica con le cuffie. Non conosce il significato della parola privacy: si sente automaticamente coinvolta in tutto quello che accade intorno a lei anche se non è minimamente chiamata a dire la sua. Tipicamente ha in dotazione sin dalla nascita una risata fragorosa, che non è in grado di modulare e che ben presto metterà a dura prova la vostra capacità di sopportazione. Se ci sono bambini intorno a voi, è consigliabile coprire loro le orecchie, la caciarona di solito ha un linguaggio piuttosto colorito. Una delle scene più esilaranti di cui è protagonista è la contrattazione con il venditore ambulante di turno. Se ve la doveste trovare a pochi centimetri di distanza, in bocca al lupo, con tutto il cuore!   10. L’innamorata La tipa in questione, l’ultima della nostra lista-attenzione “the last but not the least ”-può produrre due tipi di reazioni in chi la osserva: un misto di tenerezza e compassione o un istinto omicida. Avete presente i gemelli siamesi? Lei e il suo fidanzato sono praticamente così, vivono in simbiosi. Se si alza uno, si alza l’altro, se a uno scappa la pipì, anche all’altro improvvisamente verrà la voglia di svuotare la vescica; per non parlare della fame, i loro stomaci sono allineati sul meridiano di Greenwich. Se decidono, sempre insieme naturalmente, di andare a fare un tuffo, li vedrete avvicinarsi alla riva mano nella mano, nella più totale complicità. Si guarderanno negli occhi, si sorrideranno come in un fotoromanzo di Ken e Barbie o se preferite come in una telenovela con Grecia Colmenares e si daranno un delicatissimo e innocente bacetto a stampo. I diabetici nelle vicinanze si sentano a rischio: elevata possibilità di picchi glicemici. Ma una sola scena è in grado di suscitare il più totale raccapriccio in chi la osserva, quando lei seduta sul lettino accanto a lui inizierà ad esplorargli la schiena e si avventerà come un’assassina sui suoi punti neri, intimando al sebo di venire fuori davanti agli occhi di tutti. Se avete assistito almeno una volta nella vostra vita a questa scena concorderete con la pateticità che suscita. Io continuo alla tenera età di 33 anni a chiedermi: “perché?”.   A qualunque categoria voi apparteniate-fate le brave e le oneste, in almeno una di queste dovete necessariamente riconoscervi-buon proseguimento di estate a tutte e se individuate qualche tipo che mi è sfuggito, non esitate a farmelo sapere. E non dimenticate di guardarvi attorno mentre siete al mare, se ne vedono sempre di belle!  
Decalogo delle “tipe da spiaggia”- Parte I
Agosto 17
Pensavate che con il precedente articolo avessimo raggiunto il fondo di una sana demenzialità estiva? Vi sbagliavate! Il caldo è ancora troppo, nonostante i temporali sparsi di qua e di là per l’Italia, l’estate ancora ufficialmente in atto, anche se, ahimè, nella sua fase calante, ma soprattutto finalmente in vacanza ci sto io! Ragion per cui ho deciso, prima della mia partenza, di preparare per voi un pezzo alquanto leggero e adatto ad una lettura da spiaggia, sebbene non abbia la minima presunzione di raggiungere i livelli di Novella 2000 o Chi. Se siete in spiaggia, in questo momento vi trovate, credetemi, nel luogo che più si addice all’articolo, per una semplicissima ragione: avete la ghiotta occasione di testare con mano quanto vi dirò, anche questa volta in modalità lista della spesa, per preservare ancora per un po’ la vostra mente da  inutili sforzi. Le località migliori a questo scopo sono sicuramente le spiagge affollatissime, quelle, per capirci, dove avrete guadagnato con fatica e lotte per la sopravvivenza, un esiguo spazio vitale, destinato a restringersi sempre di più mano a mano che le lancette dell’orologio si spostano in avanti (a meno che non abbiate optato direttamente per un bagno pomeridiano). Il sovraffollamento, tra innumerevoli svantaggi-urla dei bambini, odori di qualsivoglia tipo di alimento e non solo, conoscenza di usi e costumi di popolazioni indigene-offre infatti alcuni vantaggi. Scusatemi, avete ragione, vogliate perdonare la mia ormai definitiva inclinazione naturale a cercare il lato positivo in ogni situazione! Insomma, che vi piaccia o no, avete l’occasione di poter osservare-con discrezione, si capisce-e catalogare, come farò io per voi, le varie tipologie di bellezze al bagno. Veniamo, quindi, alla lista delle “tipe da spiaggia”; non si sentano esclusi i ragazzi, su per giù le categorie sono simili e vi prometto, boys, l’anno prossimo penserò anche a voi!   1. La smartphone dipendente Non è un caso che la smartphone dipendente occupi la prima posizione della lista, dato che il cellulare è diventato il migliore amico di gran parte di noi, per svariati motivi che non stiamo qui ad analizzare, finirei con l’essere troppo pesante! La nostra amica con problemi di dipendenza da telefono è perennemente impegnata in qualche attività che implichi l’uso del suo dispositivo mobile, che sia ascoltare la musica con le cuffiette(si spera!), navigare sul web alla ricerca di notizie indispensabili alla sua permanenza sulla spiaggia, consultare uno ad uno tutti i social network in suo possesso, messaggiarsi su wathsapp con mezzo mondo, inclusa la vicina di casa, e, persino inviare i vecchi cari SMS a tutti i contatti in rubrica, che tanto sono gratis nel piano tariffario estivo. Ma udite udite, l’attività preferita della nostra tipa numero 1 da spiaggia è scattarsi tanti selfie quante le fotografie contenute nell’album del matrimonio. Lo so che ho praticamente fatto la scoperta dell’acqua calda ma dirlo era quasi un mio dovere morale! Quanto è bello vederla spostare lo smartphone in tutte le direzioni possibili alla velocità della luce, avvicinare in modo provocante(?) le labbra per riprodurre la tanto amata duck face, sistemarsi i capelli, mettere e togliere gli occhiali da sole, dimenarsi alla ricerca dell'inquadratura migliore? Sappiamo benissimo come andrà a finire. Proverà ad applicare qualche filtro per migliorare il risultato, cancellerà quasi tutte le foto, ne pubblicherà al massimo un paio su Facebook o Instagram (o entrambi). Al tramonto deciderà che la foto migliore è quella dal lettino, con le cosce in primo piano modello wurstel e il mare sullo sfondo. Romanticismo da spiaggia. 2. La modella Anche la nostra amica modella ama scattare fotografie o meglio ama farsele scattare. Su dai, lo siamo state un po’ tutte almeno una volta, magari nel periodo della nostra vita in cui ci siamo sentite più carine o avevamo voglia di far vedere a qualche tipo cosa si fosse perso! La ragazza in questione, la fotocamera dipendente, costringe l’anima pia che condivide con lei la giornata al mare, a seguirla in un’impresa a dir poco estenuante: il servizio fotografico sul bagnasciuga. La migliore amica e il fidanzato sono le vittime più gettonate. Si arma di ogni accessorio possibile a rendere la sua immagine invidiabile ed originale (nella sua mente!): pareo, cappello, occhiali da sole, bandana, cocktail, perfino i tacchi nel peggiore dei casi. Insomma le manca solo il suo animale domestico al seguito. Vi aspettate che le foto siano facili da realizzare, avendo portato con sé tutto il necessario per un servizio degno della Canalis, ma non è propriamente così. Manca sempre qualcosa e l'improvvisato fotografo sarà costretto ad andarlo a recuperare sotto l’ombrellone, che sia il gloss per le labbra, un paio di orecchini, un ventaglio (che fa molto spagnola) o semplicemente la bottiglina d’acqua, perché fare le foto è indubbiamente faticoso. Lei si trasformerà per l'occasione in una vera e propria sirena, adagiata su una piccola roccia proprio come la sua fonte di ispirazione (la Sirenetta, ovviamente), si distenderà in acqua, si appoggerà ad una parete e....varie ed eventuali. Obiettivo principale della missione: risultare sexy. Qualcuna (e non è il caso della gnocca che vedete nell'immagine) sfortunatamente non tiene in considerazione che il fotografo non sia il santo patrono della località in cui si trova. San Gennaro, fai il miracolo! 3. L’insofferente Non sta mai ferma. Niente e nessuno è in grado di placarla, forse ci riuscirebbe solo uno shock anafilattico da puntura di calabrone (si scherza, eh, nessuno se la prenda!). Appare inquieta, come se il mare piuttosto che rilassarla le facesse da effetto adrenalina, si muove continuamente facendo la spola tra il bar e il lettino, con qualche intermezzo balneare. Fuma, mangia, beve, parla al telefono, si sdraia 5 minuti al sole per poi rialzarsi, ascolta la musica, fa una passeggiata in riva, chiacchiera continuamente da far invidia a Roberto Benigni. Il suo è un ritmo frenetico, che va avanti incessantemente fino a che non si riveste e va via, per la gioia di tutti quelli a cui ha fatto venire l’ansia intorno a sé. Se invece la vedete finalmente ferma, preoccupatevi, forse è davvero morta. 4. La lucertola L’esatto opposto della precedente. Avete presente l’espressione “dove la metti, sta”? Benissimo, non c’è nessuna fraseche sia più adatta a lei, a patto che la mettiate al sole. Il suo corpo ha la necessità di assorbire la maggiore dose di radiazione solare possibile per la singola giornata di esposizione al sole. Sono in corso studi scientifici per ricercare nelle sue cellule la presenza di singolari recettori con la funzione di svegliarla dal torpore mentale in cui cade quando la sua pelle non viene sfiorata da un UVB. Fateci caso, la tipa da spiaggia perennemente al sole è inerte, non muove nessun muscolo, nemmeno quelli mimici-e ancora non ho capito come sia possibile che non corrucci nemmeno per un attimo la fronte-se non per cambiare posizione seguendo il movimento del sole(sì, lo so che è la Terra che si muove!) in perfetto stile girasole o se preferite come si fa quando si friggono le melanzane, prima da un lato e poi dall’altro. A un solo gesto la lucertola, variante VIP, non sa resistere, spruzzarsi di tanto in tanto un po’ d’acqua con l’apposito spruzzino, ma una domanda mi sono sempre posta: perché non concedersi una pausa dal sole direttamente in acqua?    5. La bambina I castelli di sabbia per lei non sono una metafora dei suoi eventuali fallimenti, sono proprio le costruzioni da spiaggia che tutti abbiamo fatto nell'infanzia con mamma e papà. Infanzia. Per lei non è un lontano ricordo, anzi. Al mare torna un po' bambina e si diletta in una serie di giochi senza preoccuparsi minimamente del fatto di avere qualche capello bianco o le prime rughe sul viso. È l'immagine della spensieratezza e di quell'approccio fanciullesco alla vita (e alla vacanza) che mette di buon umore e qualche volta suscita un pizzico di invidia! Insomma, è proprio la tipa che resetta il cervello e si gode ogni istante della sua giornata al mare; le energie ovviamente non le mancano. Come ogni bambino che si rispetti, ha in dotazione pile speciali di durata infinita. La puoi scorgere a raccogliere le conchiglie come faceva "Flo, la piccola Robinson" o a giocare in acqua, proporre giochi di gruppo o semplicemente una partita a carte o a bocce. Adora indossare pinne e maschera e si incanta a guardare i pesci, con i quali segretamente vorrebbe fare amicizia. Tenetevi assolutamente lontani da lei se non volete essere schizzati al mare: quanto più sarà dispettosa, tanto più lei si divertirà. Volete davvero vederla felice? Proponetele una lotta a cavalcioni in pieno mare o tentate di affogarla. Magari ve ne liberate anche! Vi do appuntamento alla prossima settimana per la seconda puntata della nostra "inchiesta" sulle tipe da spiaggia e ....buon proseguimento di vacanza!
Diario di una Ragazza Nerd: Giorno 250 - Red Ladies 02: Rosse dello schermo!
Agosto 16
Bentornati miei cari lettori! Secondo episodio di questa stravagante rubrica in cui domina il colore rosso. Rosso come il colore dei miei capelli e anche della mia pelle quando mi addormento in spiaggia ... ops! Ma bando alla ciance e torniamo a noi. Oggi ci occupiamo delle rosse del piccolo e grande schermo!   01) Rose di TitanicGrande schermo, grande nave, grande amore ... grande tragedia. Tutti lo conosciamo, tutti ne abbiamo visto almeno una scena (quella del «Ti fidi di me?», ovviamente), perciò ricorderete facilmente che la bella passeggera, la nobile Rose De Witt Bukater (interpretata da Kate Winslet) sfoggiava una folta chioma rossa mentre s'innamorava del bel Jack (un giovanissimo Leonardo Di Caprio) e creava scandalo in tutti gli scompartimenti di quella classe-società.   02) Satine di Moulin Rouge!Una splendida Nicole Kidman dà il volto e la chioma alla sensuale étoile del locale più famoso di Parigi, nel film del 2001. Sono passati tanti anni, ma è impossibile dimenticare la sensualità dei suoi balli, innovativi e scandalosi per l'epoca in cui è ambientato il film. Aggiungiamoci una storia d'amore tanto forte quanto complicata, col giovane scrittore e sognatore Christian (Ewan McGregor), e il gioco è fatto: successo assicurato!     03) Willow di BuffyNel Medioevo (e anche in seguito), le persone con i capelli rossi erano ritenute dotate di strani poteri e accusate di stregoneria. Ed ecco che tra il 1997 e il 2003 va in onda, con notevole successo, la serie tv Buffy l'Ammazzavampiri, in cui domina il soprannaturale e che ha tra i protagonisti principali una strega proprio con i capelli rossi! Parlo di Willow, interpretata da quella Alyson Hannigan che manterrà il rosso anche per la Lily di How I Met Your Mother. "When you go red, never come back"!   04) Dana Scully di X-FilesPassa dal biondo al rosso anche l'attrice Gillian Anderson per interpretare l'agente FBI più famosa degli anni '90! Donna forte e intelligente, è inizialmente scettica per quanto riguarda gli alieni, ma il suo rapimento le fa cambiare idea. Ammalatasi di cancro continua a lavorare per quanto può e a indagare, senza mai arrendersi!     05) Sansa Stark di Game of ThronesRestiamo sul piccolo schermo, ma facciamo un salto dagli anni '90 ad oggi. Ed ecco che in una delle serie più in voga del momento troviamo diversi personaggi con i capelli rossi. Un esempio è proprio Sansa Stark, la cui interprete, Sophie Turner, vestirà presto i panni di quella Fenice dell'articolo precedente (fate click qui se ve lo siete perso!). Sansa possiede una bellezza delicata, ma le difficili prove a cui è sottoposta ad ogni stagione stanno rinforzando il suo carattere, per cui aspettiamo grandi cose da lei!  
Le avanguardie e la fotografia. Puntata #3- Surrealismo
Agosto 16
La fotografia, nel corso del Novecento, è stato oggetto di studio e sperimentazioni di quasi tutte le avanguardie artistiche e cioè di quei movimenti che con i loro lavori si caratterizzano per un intento di rottura e di innovazione nei riguardi del passato e del contesto artistico a loro contemporaneo. Movimenti quali futurismo, dadaismo e surrealismo.   Quasi come il prosieguo del movimento dada, nel 1924 a Parigi, nasce il surrealismo con la pubblicazione del Manifesto surrealista definito e teorizzato dal poeta e saggista francese André Breton. “Molte delle posizioni del dadaismo - come afferma De Micheli - permangono nel surrealismo, molti suoi gesti, molti suoi atteggiamenti distruttivi, il senso generale della sua rivolta, perfino i suoi metodi provocatori; ma tutto ci. acquista una fisionomia diversa”.   Se il dadaismo scaturì dalla repulsione per la guerra, dalla situazione seguita ad essa e tendeva a creare il conflitto tra il mondo intellettuale e la società, il surrealismo mirava all'espressione il più possibile spontanea di elementi fantastici e inconsci. I surrealisti si riconosco per il loro essere contrari ad ogni separazione di campo tra discipline, ambiti culturali, piani espressivi e tentavano, con le loro opere, di suggerire possibili collegamenti tra la vita sensoriale e la libera immaginazione. Questo movimento è caratterizzato proprio da accostamenti insoliti tra elementi del reale e atmosfere alienanti proprie della pittura metafisica.  L’opera surrealista, quindi, non riproduceva la realtà nella sua essenza fenomenica, ma cerca di penetrare l’aspetto interno, quello mentale. Ciò fu reso possibile attraverso il frottage ed il collage.    La prima tecnica consiste nello sfregare velocemente una matita sopra un foglio di carta posto su una superficie irregolare: l’immagine che ne risulta sfugge alla volontà dell’artista e permette di realizzare uno degli obiettivi fondamentali del surrealismo ossia la creazione casuale e non frutto di un progetto ben stabilito.      La seconda, invece, consiste nell'assemblaggio di materiali incollati su un supporto: essa è stata portata a livelli alti da Max Ernst e utilizzata, poi, su vasta scala, dagli artisti della Pop Art. I collage di Ernst più importanti risalgono al periodo compreso tra il 1919 e il 1920 nei quali impiegò sia fotografie sia incisioni di fotografie spesso cambiandole con altri elementi di collage, disegni e dipinti. Per rendere irriconoscibile il collage, l’autore lo fotografava e si assicurava di firmare la sua fotografia.      Nei lavori di Ernst, la fotografia viene utilizzava con due diversi scopi: da un lato, come mimetizzazione e, quindi, uno strumento per far “scomparire” il collage, dall’altro, come elemento di collage, e pertanto come mezzo principale per creare il collage stesso.
Il sapore amaro degli studi senza amore
Agosto 15
In questi giorni, si è molto parlato di università in riferimento ad alcuni articoli di Stefano Feltri su "il Fatto quotidiano". Un polverone, una bufera, una tempesta di sabbia.   Sinceramente, non saprei dire se l'articolo fosse volto a mera provocazione o se il vicedirettore del noto quotidiano fosse davvero convinto delle..."considerazioni" che stava scrivendo e, del resto, non sono particolarmente interessata a controbattere, anche perché lui è un bocconiano laureato in Economia e io una semplice studentessa di Lettere, ragion per cui lo scontro sarebbe certamente impari.   Certo.   [Fonte immagine: articolo "Ma davvero le facoltà umanistiche sono un pessimo investimento?", sul sito www.roars.it]   Il fatto è che MYGENERATION è una rivista dedicata ai giovani, da tutti i punti di vista, sia per i giovani che vi scrivono, che per quelli che la leggono e, visto l'avvicinarsi del periodo delle immatricolazioni, sono felice di aver trovato lo spunto per parlare di questo argomento così importante. Ovviamente, non starò qui a dirvi cazzate su quanto sia bella l'università, su come i dipartimenti (non esistono più le Facoltà, Feltri!) siano tutti uguali, tutti ugualmente importanti e difficili, perché significherebbe prenderci reciprocamente per i fondelli e non mi sembra il caso. Detto questo, ci sono studenti e studenti e stupidi e stupidi.   Il che significa che, così come non approvo il finto buonismo di chi afferma che studiare Lettere e Filosofia è la stessa cosa che studiare Fisica nucleare, allo stesso modo non tollero certe frasi tipo:   - "Ah, studi Lettere! Anche a me piace molto leggere".   oppure   - "Ah, studi Lettere! Anche io avrei voluto, ma poi ho pensato che non avrei trovato lavoro".   A mio modesto parere, piuttosto che sminuire il lavoro altrui o cercare di gonfiare il proprio ai massimi livelli con un occhio sempre fisso sul vicino, bisognerebbe concentrarsi di più su se stessi.   Perché nessuno, nemmeno tutti gli studiosi del pianeta Terra, può dire di conoscere davvero e quindi giudicare obiettivamente tutti i pro e i contro dello studiare Lettere e Filosofia o Fisica nucleare, se non quelli che studiano Lettere e Filosofia o Fisica nucleare.   Ma passiamo oltre, questa era una semplice premessa.   Come dicevo, lo scopo di questo articolo non vuole essere quello di innalzarmi a illuminata paladina della giustizia, in difesa dei più deboli (alias, gli studenti dei dipartimenti di Studi umanistici), ma semplicemente quello di ristabilire un po' d'ordine. Un ordine che serve a me, badate bene, nel senso che, di tanto in tanto, quando affronto letture troppo difficili per la mia piccola mente da studentessa di Lettere, ho poi bisogno di mettere nero su bianco la mia opinione.   In tutti i miei 26 (quasi 27) anni di vita, ho sempre pensato di essere una persona abbastanza democratica, ragion per cui sono ben disposta ad accettare le diversità e consapevole del fatto che esistono persone per le quali il mondo può essere distinto in due grandi categorie: bianco e nero. Purtroppo (o per fortuna), non faccio parte di questa tipologia di persone: per me, l'universo è composto da un infinito caleidoscopio di grigi, che caratterizza la nostra speventosa, ma anche meravigliosa umanità.   Scusate, un attacco di sentimentalismo acuto, ma adesso arrivo all nocciolo della questione.   Cosa volevo dire?   Ah, sì!   Ecco la mia teoria: non esiste nessuno studio scientifico che possa riassumere le infinite sfumature che definiscono le scelte umane, le infinite possibilità che si dispiegano dinanzi a chiunque compia quelle scelte e le infinite sfaccettature che ci caratterizzano e ci rendono così diversi, eppure così simili.   Retorica scadente?   Può darsi.   Ma può darsi anche che chi ha guardato la questione solo attraverso il bianco o il nero non abbia considerato il rovescio della medaglia: i dipartimenti di Studi umanistici sono più semplici di altri, per certi versi, ma più difficili per certi altri, elemento che riequilibra, dal mio punto di vista, la disparità che può esserci fra i vari tipi di didattica.   In particolare, a proposito di quegli studenti davvero motivati, davvero portati, davvero amanti delle materie umanistiche, essi devono affrontare vari tipi di difficoltà "supplementari", a partire proprio da quella mancanza di lavoro che fa apparire la loro scelta tanto stupida, ma che per me rientra nel panorama dei sacrifici volti ad inseguire l'impiego dei propri sogni, probabilmente con fatica doppia rispetto ad altri.   Sorvolando sul fatto che, per alcuni, può risultare più semplice studiare Ingegneria Aerospaziale e Astronautica, piuttosto che Storia Romana, Filologia Romanza o Linguistica Generale, etc. etc. (anche se può capitare più raramente che non il contrario), davvero c'è chi ritiene che gli studenti delle materie umanistiche siano o semplicemente stupidi o semplicemente pigri?   Onestamente, ritengo questa la peggiore offesa: non quella di giudicare il loro operato, ché, come già detto, non sarebbe comunque un giudizio oggettivo, ma di pensare che essi non siano consapevoli di ciò che fanno o che semplicemente non gli importi.   Maddai.   Io, invece, credo che la scelta dell'università sia una scelta che riguarda tutto il nostro futuro e trovo che fare quella scelta solo in base alla "convenienza" dello stipendio ipotetico sia davvero cinico e non necessariamente condivisibile.   Uno studio scientifico può analizzare e presentare alla comunità un certo dato statistico, considerando un solo aspetto per volta quale, ad esempio, il rapporto tra investimento iniziale, obiettivi raggiunti e relativo guadagno, il che vorrà dire far riferimento al piano economico che, tuttavia, non è certamente l'unico da tenere presente e questo anche un bambino sarebbe in grado di capirlo.   Servirsi di un dato statistico simile per le proprie deduzioni arbitrarie, per me non solo non può essere considerato giornalismo (ci mancherebbe), ma neppure mi pare degno di una persona che rifletta con intelligenza, lucidità e buon senso. Essì, che ci siamo laureati alla Bocconi, Feltri (lo so, lo so, avevo promesso di non fare riferimento all'articolo de "il Fatto Quotidiano")!   Infatti, è ovvio che, se si sceglie di studiare delle materie che non si amano, si conseguirà un titolo (dopo tempo X) che non si ama, per poi impiegarsi in un lavoro che non si ama per tutta la vita, probabilmente con pessimi, o comunque molto scarsi risultati.E se tutti ragionassero così, vivremmo in una società fatta di lavoratori mediocri e privi di qualsiasi amore o interesse per ciò che fanno.   Questo, per me, rappresenta uno scenario apocalittico degno di un film dell'orrore.   [CONTINUA...]  
Le belle sigle di una volta...
Agosto 15
Amiche e Amici, Buon Ferragosto e benvenuti in un nuovo articolo corale della NerdZone! Quest'oggi parleremo del meraviglioso mondo delle sigle, elementi importantissimi non solo di un cartone animato ma di un qualunque programma. Ad esse spetta infatti l'importantissimo compito di catturare l'attenzione dello spettatore occasionale, mostrando altresì l'appeal del prodotto. La suora che insegnava latino al liceo diceva sempre:«Il Paradigma è il biglietto da visita del verbo.», allo stesso modo potremmo dire che la sigla è il biglietto da visita dello show. Naturalmente l'equazione bella sigla = bel prodotto non è sempre verificata, e capita che bei programmi abbiano un opening risibile (pensiamo al nuovo tema di Holly & Benji), oppure che a una bella sigla corrisponda un prodotto non all'altezza. Cosa accade in questo caso? Ci si sintonizza per la sigla e poi si lascia perdere il programma... io lo facevo per Walker Texas Rangers! Ma bando alle ciance e iniziamo con le scelte della NerdZone corredate da link (quindi considerate che già vi abbiamo fatto il regalo per Natale)!   Annachiara "A.C." Giordano Prati verdissimi, mucche e caprette al pascolo, enormi montagne innevate sullo sfondo. No, non stiamo leggendo Le Bucoliche di Virgilio, ma stiamo guardando Heidi. Ve la ricordate? Quella bambina dalle guance rosse che viveva col nonno in montagna e che con la sua ingenuità e vivacità rappresenta il bambino che è nascosto un po' in tutti noi. Nel mondo frenetico e crudele di oggi dovremmo forse rallentare e seguire l'esempio di Heidi, vivendo con gioia e ottimismo e riscoprendo i piaceri delle piccole cose. Alla faccia della signorina Rottenmeier!Perc hi non la ricordasse, più giù c'è la sigla!   Roberta "Audrey" Lonoce Dall'infanzia all'adolescenza la mia vita è stata segnata da due cose ... Pane e Nutella ed i cartoni animati. Alle 16 in punto era l'appuntamento per guardarli insieme agli amici di sempre. Soltanto un cartone è stato determinante nella mia vita ... Mila e Shiro! Ho amato la sigla, che canticchiavo con le amichette mentre palleggiavamo con il Super Santos. E' stato importante soprattutto per due motivi, mi ha fatto amare talmente tanto questo sport che ossessionavo mio padre ad iscrivermi a scuole di pallavolo e in secondo luogo mi ha fatto capire un'importante verità.. che sono totalmente negata negli sport!   Gabriele "C.H.E.B." Basile Dico Tough Boy (seconda serie di Hokuto No Ken). Si parte a 1000kmh con gli ideogrammi bianchi sparati su fondo nero, Ken che cammina nel tramonto, chitarre ed effetti di luce cafoni. Pura adrenalina. In più, nell'era pre-internet questa serie fu un regalo inaspettato: verso 0:50 la musica cambia e vediamo Bart e Lyn, ormai cresciuti correre incontro a un Ken dall'espressione stranamente bonaria. Io mi immedesimavo in Bart che ritrovava il suo vecchio amico, ed era da lui trattato alla pari (1:00 i tre amici formano un fronte compatto di fronte a un probabile nemico), quindi pensavo «Se lui può farcela posso anche io!» Questo probabilmente spiega perché continuo a studiare le arti marziali e giro in Harley!   Francesca "Fra" Papasergi Le sigle dei cartoni a cui sono affezionata sono moltissime, anche perché sono una cartonedipendente da sempre :) Dopo un'attentissima riflessione, punto su quella di Lady Oscar. La storia di Oscar François De Jarjayes è singolare come poche altre, senza contare che la mia generazione, più che sui libri, ha studiato la Rivoluzione Francese grazie a lei (poi io ho rimediato, giuro) :) Non vi nascondo che i miei grandi amori a cartoni sono in questo anime: Hans Axel Von Fersen, ufficiale dei Dragoni di Svezia, è tra gli uomini più affascinanti mai disegnati, ma è il devotissimo, innamorato, semplice André Grandier l'uomo che ogni donna vorrebbe al suo fianco.   Alberto "Insert_Nickname_Here" De Mascellis Come per tutte le sigle, è palese che questa mini recensione non potrà essere obiettiva. Ma forse è proprio questo il bello. Sì perché la sigla di Action Man, come tutte le altre, non è solo una canzone, ma anche quello che noi abbiamo imparato da essa. «Un uomo giusto e determinato» che «si batte con lealtà» per sconfiggere un «uomo veramente cattivo», il tutto condito da acuti e coro troppo intensi per non farti crescere con un connaturato senso di giustizia e determinazione. Se poi pensiamo ai consigli a fine cartone, viene da dire che gli antieroi sono fighi, sì, ma ogni tanto si sente la mancanza un cavaliere senza macchia come li facevano anni fa!   Emma "Padme" Di Lorenzo Magic Knight Rayearth sacrifica un bel titolo sensato alla sua stessa sigla, trasformandosi magicamente nell'italiano "Una Porta Socchiusa ai Confini del Sole". Una sigla esilarante, che non ha molto a che vedere con l'anime, ma arricchisce la discografia della Divin Cristina con fantasiose rime baciate: la principessa è, chiaramente, come una leonessa, l'altra dimensione non è un'illusione, cuore va con amore e il futuro è sicuro anche perché «è un regno pieno di misteri e di magici pensieri».   Valentina "Usagi" Puoti Per l'articolo dedicato alle sigle dei cartoni animati ho scelto Sailor Moon, la sigla della prima serie, probabilmente più conosciuta. Quelli della 90's generation che come me hanno amato l'anime, ricorderanno con fervore la sensazione di adrenalina che si provava fin dalle prime note della canzone. Il particolare andamento cupo della musica rende le immagini mostrate, già di per sé vivaci e meravigliose, affascinanti e avvincenti. Una buona combinazione di elementi che acuiscono il senso di curiosità, tanto da chiedersi «E adesso, cosa succederà alle Guerriere Sailor? Riusciranno a sconfiggere una volta per tutte il Regno delle Tenebre?»   E ora... Tutti assieme!!!                                
Cambiare, si può! Spunti di riflessione dal confronto tra Napoli e Madrid.
Agosto 14
"Cosa ci rende felici?" Tutti noi ce lo siamo domandati, almeno una volta nella vita. La risposta per molti è: viaggiare. Viaggiare fa bene al cuore e all'anima. Partire vuol dire allontanarsi, molte volte dai problemi o da una vita stressata; altre volte-ed è il mio caso-è sintomo di voglia di fare  nuove esperienze, da riportare poi nella propria città, per migliorarla ulteriormente. E allora ho pensato che la soluzione migliore potrebbe essere cercare di risolvere i problemi presenti nella nostra città, tramite esempi di realtà esterne. Paradigma di bellezza ed efficienza è Madrid. La capitale spagnola mi ha insegnato tanto, mi ha insegnato che una città splendida può essere super organizzata e pulita allo stesso tempo. Mi ha accolto sin dai primi passi che ho mosso per le sue strade e mi ha fatto sentire libera. Sentirsi liberi a Napoli a volte è difficile, faticoso. Sguardi indiscreti e qualche parola di troppo. Puoi camminare con un body nero e delle scarpine di danza per strada e farti foto? Puoi festeggiare il tuo compleanno vestita da Biancaneve urlando con le tue amiche? Puoi prendere la metropolitana alle tre del mattino da sola  con una minigonna e non aver paura? La risposta è : "A Madrid sì". Ecco, questo è il primo contrasto tra Napoli e Madrid: la sicurezza. Strade sicure, controlli frequenti e polizia presente in tutte le zone della città. Oltre alla sicurezza è una città che mira alla "felicità del cittadino". Mi spiego meglio. Tutto gira intorno alla sua sicurezza, il suo benessere, il suo confort, i suoi desideri. Una città che a dispetto dei suoi tre milioni di persone si occupa in primis della felicità di ciascuno di loro, fantastico! Spazi enormi e ben curati, luoghi di divertimento per bambini e soprattutto mezzi pubblici pronti ad accompagnarti dovunque tu voglia andare. Ecco il secondo  contrasto: il servizio  pubblico. A Napoli si passano ore ed ore ad aspettare pullman e magari quel pullman è l'unico mezzo pubblico a disposizione per raggiungere una specifica zona dove fare una commissione o per portare i bambini a giocare al parco. Ma perché qui le cose non funzionano e lì invece si? La risposta al quesito è più facile del previsto: la mentalità. È la prima cosa che si nota, se si è un osservatore attento, è una mentalità matura quella delle persone comuni e delle persone che si occupano dell'amministrazione della città. I pullman passano perché tutti pagano il biglietto. Tutti pagano il biglietto perché hanno rispetto per il servizio offerto loro e seppure a qualcuno balenasse  in testa lo strano pensiero di prendere il bus senza ticket, non ci riuscirebbe perché i biglietti si fanno a bordo e il conducente è tenuto a controllare che tutti lo facciano (si entra dalla porta anteriore, non c'è via di fuga!). Oltre a ciò Madrid ha una delle metropolitane più grandi al mondo, la sesta precisamente, che vanta ben 12 linee. Impera una forte volontà di cambiare e di rendere la città eccellente in tutti i suoi aspetti. E noi? Noi non vogliamo proprio cambiare, è come se provassimo gusto a lasciare le cose così come sono, statiche e di conseguenza arretrate.  Passiamo al contrasto forse più netto: spazi verdi. Inevitabile non far riferimento all'incommensurabile "Parco del Retiro", uno dei principali luoghi di interesse della capitale sito vicino "Plaza de la Independencia".  I giardini furono progettati intorno al 1630 e con il passar del tempo sono stati arricchiti da numerose opere ed attrazioni. Consigliatissima e molto piacevole è la gita in barca a remi  nel laghetto artificiale del parco: cuore del giardino del palazzo del “Buen Retiro" e sede in passato di spettacoli acquatici e battaglie navali.  Altri punti di interesse sono la "Roseada" (Roseto) e il "Palacio de Cristal" (Palazzo di Vetro). Insomma un luogo incantato, assolutamente da non perdere.  Oltre al Parco del Retiro possiamo citare tanti e tanti altri spazi verdi presenti in tutta la città, periferia e non, ma l'esempio dello sviluppo e della voglia di crescita della capitale spagnola è il "Madrid Rio", poco distante dall'area del Palazzo Reale. Un parco nato dall'interramento della M-30, un'arteria della circonvallazione cittadina. Nel 2005 fu indetto un bando per il riutilizzo delle aree liberate dall'interramento della tangenziale che fu vinto da uno studio olandese. Progetto strabiliante: ben dieci chilometri di giardino che corrono lungo il fiume Manzanares. La buona riuscita del parco, costruito in soli 4 anni, è dovuta alla dotazione di numerosi servizi, aree sportive, skatepark, aree gioco, presenza di segnaletica tattile, sonora e visiva ed eliminazione delle barriere fisiche per anziani e disabili. Un parco che collega la parte Sud con la parte Nord di Madrid. I lembi della città sono facilmente raggiungibili tramite  ponti storici ripristinati e ponti moderni spettacolari, come i ponti gemelli di Cascara. Insomma che dire davanti a questo spettacolo naturale ed umano? L'uomo che si impegna, che crea nuovi spazi, che investe sulla propria città. Sembra utopia, ma è realtà.   Sarebbe una grande soddisfazione se  si riuscisse a risollevare uno spazio depresso per dare vita a un grande parco incentrato sul benessere e sullo sport. Napoli è capoluogo terzultimo in Italia per spazi verdi.  A Bagnoli c'è il "Parco dello Sport" (molti, stupiti, penseranno "a Bagnoli c'è un parco???") nuovo ma mai completato. Un progetto da sogno, elegante e particolare allo stesso tempo: atletica,  pista di roller blade, campi di bocce, skate park, 4 campi di tennis in terra rossa, pallavolo, 3 pedane per il salto in lungo, in alto e con l'asta, 2 campi di basket, 2 campi di hockey-pattinaggio, tiro con l'arco, 6 campi di calcetto in erba sintetica, pista da corsa a tre pedane e pista ciclabile da 20 chilometri. Tutto questo è chiuso. Il  cantiere è stato aperto nel 2007 ed è stato chiuso nel 2010, per un costo di circa  37 milioni di euro. Mancano le rifiniture, i lavori sono sospesi da settembre 2010 per mancanza di finanziamenti dalla Regione. Il parco è stato inserito nel pacchetto dei beni per la ricapitalizzazione di "Bagnolifutura" ed è inutilizzato ed abbandonato all'incuria e ai numerosi atti di vandalismo. Un parco che "aspetta" ormai da anni un'apertura che ormai è un miraggio. Ma com’è possibile? Un'area ceduta per la riqualificazione del territorio che oggigiorno non é  sfruttata  ed é in preda alla ruggine.   Come vedete é possibile cambiare, ce lo insegna Madrid. Il cambiamento avviene solo quando si ha la volontà di voltare pagina e ridare vita ad un luogo martorizzato e sfruttato per decenni. Quando si ha voglia di dare la possibilità a tanti ragazzi di praticare sport, quando si ha voglia di contrastare il degrado delle aree urbane, costruendo un punto di luce. Un comune che punta sulla felicità dei propri cittadini, esclusivamente su quella. Vorrei, vorremmo questo. Una città dove non è un sogno avere degli spazi con cui  giocare con lo skateboard, ma è realtà. Con l'augurio che al più presto avvenga l'inaugurazione, vi invito a sviluppare una mentalità critica,  che cerchi sempre più spesso la soluzione ai problemi della nostra città e non si perda in sterili e continue lamentale che non fanno altro che trafiggere la nostra quotidianità, con il risultato che nulla cambia, ma tutto rimane così com’è, da cambiare.   P.S. Prossima viaggio? Innegabilmente Madrid!  
(VIDEO) “Rissa” tra le Garzette dei Variconi
Agosto 13
Nella famiglia degli Ardeidi è inclusa la Garzetta, medesima classificazione di cui fanno parte gli aironi; questi uccelli sono molto legati all’acqua e frequentano sponde di laghi e fiumi, dove il livello di profondità è scarno. E a proposito di stagni, sono ancora una volta le paludi della Zona Umida dei Variconi ad offrirmi una specie interessante da fotografare e filmare a breve distanza. La garzetta è un uccello migratore dalla livrea color bianco candido, riconoscibile per il becco nero e le caratteristiche zampe gialle. Ha le forme slanciate ed eleganti, che in abito nuziale sono altresì adornate di un piumaggio lungo e ricadente sul collo e sulla parte posteriore del capo.  In volo ritrae il lungo collo all’indietro, formando la tipica sagoma a forma di “S”, degli aironi. Come si può dedurre dal video, è una specie dalle abitudini gregarie, nidificante in colonie, talvolta anche mischiandosi ad altre specie.   Inizialmente il filmato sembra mostrare un unico esemplare in sosta, sul calmo piatto specchio d’acqua; ma poco dopo, sulla stessa porzione di laguna, sopraggiungono altri individui in cerca di cibo.     Si può inoltre osservare la tecnica di caccia delle garzette, che cercano le prede col capo chino verso l’acqua e palpando col piede il fondo dell’acquitrino, smuovendone la superficie fangosa e stanando così le larve e i piccoli rettili di cui si nutrono; una volta stanata la preda con una zampa, la rapida beccata della garzetta non perdona.   Nel video che segue, è proprio la cattura dei piccoli rettili a scatenare le controversie più accese tra le garzette; per quanto goffe nel rincorrersi, la posta in gioco è un succulento, abbondante boccone.   Ricordo a coloro ai quali interessino le attività della Stazione di Monitoraggio della fauna dei Variconi, la relativa pagina facebook (reperibile presso il seguente link) che con un semplice “like”, vi aggiornerà su rilevamenti e altro. https://www.facebook.com/pages/Stazione-di-Monitoraggio-della-Fauna-I-Variconi/1494609267492071?fref=ts    
Gioie e dolori di una 4^ di reggiseno
Agosto 12
Estate. Voglia di vacanze, relax e frivolezza. Già vi vedo spalmate sui vostri lettini in spiaggia, a scattarvi selfie a raffica e a commentare gli album di foto delle vacanze dei vostri amici, rigorosamente immortalati nell’atto di addentare una bistecca, sciacquare il costume da bagno, in cima a una montagna o su un cammello, arenati sul bagnasciuga in modalità megattera. Per non parlare di quanto sentiate il bisogno, ne sono certa, dopo un anno all’insegna dello stress, di sgombrare la mente dai pensieri, leggendo post di Selvaggia Lucarelli o gossip alla Sandro Mayer. Ebbene, in questo tripudio di leggerezza, inseriteci, se vi va, anche queste mie chiacchiere.     Dammi tre parole: mare, spiaggia, costume. Si fa presto a dire costume, si fa presto a dire bikini. Sì, perché l’acquisto del due pezzi è stato quasi sempre un evento traumatico della mia estate, così come quello del reggiseno in tutto il resto dell’anno. “Perché?”-forse si starà chiedendo qualcuno! Beh, perché una taglia quarta non ha propriamente vita facile. Almeno non io e soprattutto d’estate. E oggi ho proprio voglia di rivelarvi le ragioni per cui una donna con un decolleté-diciamo così-abbondante, non viva di sole gioie ma anche di dolori. Dite la verità, non avevate mai pensato alla possibile esistenza di un altro lato della medaglia “taglia di reggiseno”! Immaginavate la vita di una donna con delle belle curve anteriori come un' oasi di prosperità, complimenti, femminilità e lei, la proprietaria del bendidìo, come la donna più invidiata tra le donne (vi smentisco subito, lo è quella che non deve sottoporsi alla ceretta!), come la più desiderata dal sesso maschile, per la serie “gli uomini preferiscono le bionde? No, gli uomini preferiscono le tette!”. Sì, è vero, e mi duole dirlo: un bell’aspetto, accompagnato da una quarta di reggiseno, è un’ottima presentazione-inutile far finta che non sia così-è molto meglio che sfoggiare un sorriso degno della Colgate Whitening o di una laurea alla Bocconi. Tristi verità. Bene, quali sono dunque gli effetti collaterali derivanti dall’avere una taglia quarta? Affrontiamo l’argomento nel modo più semplice possibile, ossia con una breve lista della spesa, sempre per venire incontro all’esigenza di non sforzare troppo la mente.   1. Non tutti i reggiseno, così come non tutti i costumi, ti calzano a pennello. Che tradotto vuol dire che ci sono dei modelli off limits, che a indossarli faresti ridere anche i sassi: alcuni reggono l’aria fritta, altri ti schiacciano, con altri corri il rischio che le tue rotondità ti sguscino via da un momento all’altro. E con il costume i problemi aumentano. Devi preoccuparti di non essere indecente, di essere moderatamente comoda e soprattutto di evitare di rimanere nuda nel caso in cui il mare sia agitato e un’onda ti faccia il brutto scherzo di travolgerti. Non sono belle cose, vi assicuro. E per qualche strana ragione che ancora stento a comprendere, di solito la fantasia che mi piace di più è esattamente quella corrispondente a uno dei modelli sopra descritti, cioè quelli con cui risulterei oscena. Attenta alla coppa, scarta l’imbottitura, analizza la fascia, dosa il push-up. Ragazze, a volte è un inferno e tutto quello che vorresti è avere un paio di tette più facili da gestire! 2. Non puoi indossare tutto quello che ti pare. Simile al punto precedente, forse per alcuni aspetti più tragico. Se in lingerie ti vede “soltanto” il tuo ragazzo-tua madre tutt’ al più-e in costume ti guardano solo al mare, vestita ti guardano tutti, è impossibile sfuggire, soprattutto al giudice supremo, a te stessa. Così ti guardi e ti riguardi allo specchio e ti dici che “no, questa maglietta proprio non me la posso permettere” e a seguire tutta una serie di altri indumenti, troppo stretti, troppo trasparenti e così via. In più aggiungete che, se proprio volete saperlo, molti abiti li fanno su misura di chi porta la taglia 1 e così si restringe anche la possibilità di acquisto, per il beneficio della sola carta di credito e la frustrazione della povera maggiorata. E così guarderai con un pizzico di invidia la ragazza magrissima e pressoché piatta che è seduta di fronte a te in metro, che sfoggia una canotta bianca senza reggiseno senza risultare minimamente volgare, mentre lei, molto probabilmente, si sta domandando se tu non sia per caso a rischio esplosione! Si sa, si vuole sempre quello che non si ha! P.S. Nicki Minaj non sembra farsi troppi problemi. 3. Subisci puntualmente i commenti dell’uomo di Neanderthal. È inutile, è come se non ne avessero mai viste altre prima delle tue, non possono fare a meno di dirti qualche volgarità-anche se sei sottobraccio a tua madre-incollarti i loro sguardi viscidi addosso-anche se indossi un maglione a collo alto-spalancare la bocca e fare il classico sguardo da triglia. E non è che il DOC (disturbo ossessivo compulsivo) riguardi solo la triade camionisti/muratori in pausa lavoro con panino alla mortadella/psicopatici ambulanti (con tutto il rispetto eh!); si tratta di una condizione che taglia trasversalmente la popolazione maschile (ovviamente con le dovute, rare, eccezioni) indipendentemente da stato sociale, potere d'acquisto, cultura generale. Imperativo: far finta di nulla. Forse all’epoca della clava funzionava così. E qualcuno evidentemente ha dimenticato di guardare avanti-anche perchè troppo impegnato a guardare altrove! 4. È un problema contenerle quando fai sport. Se corri, stai certa che loro correranno insieme a te-o meglio saltelleranno insieme a te-ed è una sensazione incredibilmente imbarazzante, oltre che essere di una scomodità enorme. Va leggermente meglio con gli sport acquatici o che prevedono una divisa: saranno così fasciate che dimenticherete di averle. Un bel corso di yoga? Non avete idea di quanto possano essere ingombranti durante la pratica delle “asana”, vi stanno sempre davanti, manco avessero paura che le abbandoniate! E se semplicemente passeggerete con un bel paio di scarpe tacco 12, sculettando moderatamente, le vostre amiche non si esimeranno dal dirvi che “arrivano prima loro e poi tu!”. Amiche….. Ricordate quello che è successo alla Tatangelo a "Ballando con le stelle"?   5.In fase premestruale diventano le tue peggiori nemiche. La sindrome premestruale la conosciamo bene: siamo irritabili, cambiamo umore una ventina di volte al giorno, ci avventiamo su qualsiasi cosa ricordi lontanamente il cibo. Ma c’è un di più. Il seno è terribilmente dolente: si chiama tensione mammaria ed è una cosa del tutto normale. C’è solo un piccolo particolare. Se sei piuttosto ben dotata, non solo ti daranno tanto ma tanto fastidio, ma non riuscirai neppure a fare cose banali come stenderti su un fianco; insomma, ti sembrerà di possedere delle vere e proprie bombe a mano, faresti di tutto per disfartene il più velocemente possibile! E non oso immaginare gli effetti della gravidanza e dell’allattamento. Ma di quelli, forse, parleremo poi! Nel frattempo vi ricordo che vi basterà ingrassare di qualche etto perchè aumentino di volume anche loro, di solito!   E se avessi fatto cambiare idea a qualche lettrice che a settembre aveva voglia di ingrandire il seno con un bell’intervento di chirurgia plastica? Prontissima a fare mea culpa!   Buono sfoggio di curve a tutte, qualsiasi taglia di reggiseno abbiate!
Il nocciolo della questione: il caldo mi ha dato alla testa!
Agosto 12
Pomeriggio. Caldo. Divano e la visione (avventata) di un film in cui una blogger, colta da una crisi di stress, interrompe i suoi settimanali appuntamenti virtuali con le sue followers per dedicarsi ad una lunga serie di improbabili-e dai comici risvolti-hobby\sport\intrattenimenti vari ed eventuali. Come in ogni commediola che si rispetti, alla fine, dopo una lunga serie di eventi a catena, tragici e non, la protagonista, seduta davanti al suo pc, nuovamente in pace con il mondo, suggerisce a chiunque soffra del classico blocco dello scrittore, di non lasciarsi cogliere dallo stress. Piuttosto alzarsi, mangiare una bella fetta di torta (che nel mio caso specifico dovrei prima prepararmi perdendo almeno un'oretta di lavoro dal momento che non vivo a Paperopoli) per poi tornare alla propria postazione  e scoprire che l'idea geniale era lì, contenuta in un concentrato di zucchero, uova e farina!!! Non avendo a disposizione una torta e profondamente convinta della bontà del consiglio elargito da un filmino americano passato su un canale sconosciuto, mi sono recata piena di speranze verso il frigorifero afferrando una scodella piena di ciliegie. Ora potrei intitolare questo articolo: “Quel giorno in cui in mancanza di una torta divorai un Kg di ciliegie.” Il titolo è di per sè esplicativo del contesto in cui è nata l'idea di cui a breve andremo a parlare, con il sottinteso ma ovvio scenario conclusivo che vede me con un  terribile mal di pancia, l'ideazione di una ricetta per una torta e...un piattino stracolmo di noccioli di ciliegia. I noccioli di ciliegia, come molti altri semi, possono essere infilati per creare collanine e bracciali, o utilizzati come decorazioni, magari come portacadele, in vasi di fiori, tesserine di mosaici etc etc... Per le collane può essere comodo avere un trapano da modellisti, ma anche un caccivite sottile servirà lo scopo. Per tornare al nostro lavoro... ho provato a tingere di diversi colori i semini e l'effetto è stato davvero carino. Quello che occorre sono, oltre l'ovvio piattino di noccioli, alcuni contenitori pieni d'acqua e  inchiostri colorati. Vanno bene chine ed ecoline ma c'è anche una soluzione ecosostenibile: da un po' di tempo sto utilizzando, con il supporto di una siringa, l'inchiostro avanzato dalle cartucce della stampante, ancora semipiene quando la nostra amabile stampante ci segnala che ormai non sono più utilizzabili. Iniziamo: Preparare i noccioli, pulendoli da eventuali residui e facendoli seccare ben bene al sole. Diluire gli inchiostri nei contenitori. La quantità di inchiostro determinerà l'intensità del colore; per tinte come il giallo e l'arancio è bene usarne un po' di più. Inserire i noccioli e assicurarsi che affondino; se lasciati a galleggiare non si tingeranno in maniera uniforme. Lasciar riposare per almeno una giornata. Una volta pronti, scolare l'acqua e farli asciugare al sole e quando saranno di nuovo belli secchi avremo i nostri noccioli colorati. Lo stesso procedimento funziona per i noccioli di pesche, albicocche etc. L'idea è simpatica maaaaa quanto alla sua genialità non saprei... deve essere colpa mia, l'aver sostituito le ciligie alla torta può essere stato avventato!!!   ECCO DUNQUE LA RICETTA DI UNA TORTA!!! anzi no CROSTATA!!! Ingredienti: 400gr farina 250gr burro 200gr zucchero 4 tuorli buccia di limone grattuggiata un barattolo di nutella un barattolo di amarene (sì, le ciliegie le avete mangiate)   Preparare al centro del tavolo una montagnella di farina stile vulcano con una bella bocca al centro. Versare il burro appena ammorbidito, i tuorli e lo zucchero iniziando a mescolare piano piano dal centro. Aggiungere la buccia di limone grattuggiata e continuare ad impastare con forza fino a che non sarà pronto il nostro fagottino di pasta. Occorre conservarne un poco per dopo, una bella pallina. Imburrata la teglia e spolverata con un po' di farina (in alternativa potete procurarvi una teglia antiaderente), stendere la pasta con un matterello fino ad ottenere una sfoglia sottile, che andrà stesa con cura sul fondo e ai lati della teglia, foderandola. Bucherellare il fondo della pasta con una forchetta e riempire con uno strato di fagioli secchi. Fate dunque un bel salsicciotto con la pasta avanzata e intrecciatelo sistemandolo a decorazione del bordo. È necessario fissarlo bene con le mani prima di passarci su e lungo tutto il diametro una forchetta, creando la classica merlettatura da “crostata della nonna”. Infornare a 160 gradi per una ventina di minuti. Quando la pasta avrà un bel colorito dorato, togliere dal forno.Togliere i fagioli e aspettare che la crostata si raffreddi un poco. Stendere sul fondo uno strato ABBONDANTE (lo scrivo in maiuscoletto perchè davvero importante) di nutella e ricoprirlo completamente con un secondo strato di amarene. Rimettete in forno per una decina di minuti. Decorate con filini di nutella e via! Mangiate e scrivete!
"Crazy Taxi": divertimento old school
Agosto 12
C'è un momento dell'anno in cui l'unica domanda che pare abbia importanza è:«Allora, avete deciso che fate quest'estate?»   Tra progetti, proposte idee e sogni, nella totale incertezza, spesso ci si limita ad abbozzare un:«Mah?» ed assumere un'espressione imbambolata che neanche Pippo, per poi far cadere il discorso sulle estati passate e cercare di sembrare un po' meno tontoloni.   E così, quando mi hanno chiesto:«Com'è Istanbul?» ho risposto:«Ricorda un po' Napoli... Bei palazzi ma tenuti non sempre benissimo, salite e discese, un'area collinare (Beyoğlu) che ricorda molto il Vomero, Tassisti pazzi...»   Tassisti pazzi?   Qualcosa si muove nella mente... Un auto gialla a rotta di collo sul lungomare... Ma cos'è?   «Ok, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah!»   L'inconfondibile intro di All I Want degli Offspring spazza via la nebbia.   Signore e Signori, saltate a bordo! Stiamo per parlare di un gioco stupendo su una console meravigliosa:     Crazy Taxi (2000) per Dreamcast!!!   Semplificando al massimo, si potrebbe dire che lo scopo del gioco è quello di trasportare i passeggeri da un punto all'altro della città, ma ciò non renderebbe giustizia a uno dei titoli più divertenti e coinvolgenti di sempre. Questo perché - proprio come i loro colleghi di Istanbul - i quattro tassisti di Crazy Taxi (ciascuno col suo macchinone tamarro dotato di differenti caratteristiche) non tengono in grandissima considerazione il codice della strada: salti in stile Dukes of Hazzard, super accelerate e qualunque altra manovra da pirata che consenta di portare il cliente a destinazione, ottenendo una ricca mancia, nonché preziosi seconda extra per continuare a giocare.     Crazy Taxi nasce infatti nel 1999 come coin-op e anche nelle conversioni casalinghe ha mantenuto quell'elemento spiccatamente arcade che lo rende immediato e spassoso: le partite sono veloci e, proprio come una volta, si gioca per fare punti. Il premio non è una stupenda sequenza finale o un colpo di scena nella trama (Trama?), ma una manciata di secondi di follia in più. Niente segreti, trofei, personaggi nascosti o che altro, solo tanta, anzi tantissima adrenalina, accentuata da una colonna sonora davvero calzante a base di Offspring (con una pregevole selezione di brani presi da Ixnay on The Hombre e Americana) e Bad Religion. Di alto livello anche gli effetti sonori, dai clacson degli altri automobilisti ai motori delle Muscle Car passando per lo stridio degli pneumatici.   Oltre a essere stato rilasciato su differenti piattaforme, Crazy Taxi è stato anche il capostipite di una fortunata serie che continua ad essere apprezzata e... Scaricata su qualunque cellulare.   Grafica esaltante, sonoro da urlo, divertimento assicurato... Che cosa state aspettando a scaricarlo? Vi troverete in una dimensione video ludica dalla quale ultimamente ci stiamo un po' allontanando, cioè quella divertimento.   Puro e semplice.   «That's all I want... Yeah! Yeah! Yeah! Yeah! Yeah!»    
Sesso, verità, bugie e... teatro sulla terrazza dell'Hotel Parkers
Agosto 11
Portare o non portare il condom al primo appuntamento, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare il chiacchiericcio di lei, i già visti e già sentiti trucchetti di lui, o restare inermi ed essere se stessi contro un mare di strani tipi e continuare a cercare 'quello giusto'. Amore, sesso, nulla di più, e con un 'sonno' dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.... Ogni epoca ha i suoi quesiti storici e, se il lettore perdonerà l'ardita, seppur breve, citazione del Bardo, mutuata al fine voluto, continuerà a leggere le nostre riflessioni sullo spettacolo "Manuale di manutenzione sessuale per uomini e donne", regia e adattamento di Mario Gelardi con protagonisti i due giovani e talentuosi Irene Grasso e Antimo Casertano, divertenti e divertiti nel districarsi tra i rovi del rapporto maschio/femmina e il leggero e piacevole accompagnamento musicale con gli intermezzi di Carlo Vannini. La nostra epoca, dicevamo, è proprio quella rappresentata in scena, in un idioma a metà tra lo spagnolo e l'italiano, che rende lo spettacolo ancora più piacevole. I due protagonisti, lui chef di professione- perché, si sa, ormai gli chef sono più di moda dei calciatori-, show girl, lei- guai a definirla velina!-, sono i duellanti prescelti per questa guerra-tipo tra i sessi, una delle più frequenti tra le problematiche antropologiche del nostro tempo. Tali epiche battaglie all'arma bianca hanno luogo ogni giorno, intorno a noi, e producono un numero incalcolabile di feriti, anche gravi, da entrambe le parti. È proprio per questa ragione che...non ci resta che riderne! Ecco lo scopo dichiarato di "Manuale di manutenzione sessuale per uomini e per donne", tratto dall'omonimo libretto del messicano Josè Fuentes, edito da Caracò e tradotto proprio da Mario Gelardi che l'ha portato in scena all'Hotel Parkers, come chiusura ideale di rassegna in un venerdì di fine luglio. Stavolta i protagonisti non sono la solita simil- Bridget Jones con il suo contraltare Mr Darcy -che provenga dallo stesso film della pocanzi citata o dal mondo della serie tratta da "Orgoglio e pregiudizio", poco importa, conta solo che, nella vostra mente abbia le fattezze di Colin Firth-. Isidra e Pedro sono così veri da risultare anche antipatici e non fare per nulla tenerezza, sono persone che potreste incontrare per strada, amici che conoscete e, almeno in parte, c'è anche un po' di voi nei loro pensieri sconnessi, nei giudizi affrettati, nei sogni e voli pindarici e, perché no, nel desiderio di fama o di una notte a cuor leggero, ma con le coperte sfatte da entrambi i lati del talamo. Un palco di dimensioni ridottissime è sufficiente alla messinscena di due monologhi- notevole la suggestione- che si incontrano fisicamente solo a tratti, metaforicamente, almeno in apparenza. Ripercorriamo con i due protagonisti le tappe tipiche dei primi tempi: l'incontro, raccontato fugacemente, il primo appuntamento e così via, con risate allegre o amare, a seconda del momento, che accompagnano i diversi passaggi e la musica, immancabile, perché cosa sarebbe una storia, seppure fulminea e da dimenticare, senza la sua canzone, fosse anche solo per odiarla ogni qual volta la si ascolti per caso, fino al momento in cui non fa più male? "Scusami, ho usato la nostra canzone per una nuova relazione", citiamo Benni. Pregi e difetti di due individui che non sono i protagonisti di un film, per i quali il 'vissero felice e contenti' non è facile come nelle fiabe Disney e, probabilmente, neanche altrettanto desiderato, perché la vita può dare molto di più di un bacio sotto la pioggia (vedi: numero incalcolabile di film), soprattutto se si rischia un bel raffreddore! Che voi siate uomini o donne, è il momento di iniziare a correre, saltando ostacoli e nuotando "controcorrente", come i salmoni citati nel finale di "Elizabethtown", "per il sesso, certo, ma anche per l'amore". "Il sesso sta nel cervello", dice la protagonista, ma anche l'amore, cari Isidra e Pedro, anche l'amore. "Prima o poi l'amore arriva"...  Se dovesse interessarvi l'acquisto del libro "Manuale di manutenzione per uomini e per donne", è scaricabile a solo 1.99 euro da qualsiasi gestore di eBook.

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