Annabelle: la bambola di porcellana

Non so se vi piacciono le bambole di porcellana. A me non sono mai piaciute ed un film come Annabell...

Degrado alla Stazione Salvator Rosa Linea1

Napoli. Una situazione di forte degrado persiste da giorni nella stazione Salvator Rosa della Linea ...

Style has no size!

Il Natale è alle porte. Luminarie sempre più originali e colorate rallegrano le strade delle nostre ...

Troppo Napoli al San Paolo: 2-0 e Parma ancora k.o.

Finalmente ritorna a volare il ciuccio a Fuorigrotta: 2-0 in casa Napoli e valigie pronte per volare...

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Chi vede The Flash vede quasi sicuramente Arrow, questo lo do per scontato, e si sarà accorto che la...

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Annabelle: la bambola di porcellana
Dicembre 20
Non so se vi piacciono le bambole di porcellana. A me non sono mai piaciute ed un film come Annabelle sicuramente non mi ha aiutata a cambiare idea.Il film della bambola indemoniata è del 2014 ed il suo debutto nelle sale italiane è stato il due ottobre.Annabelle, di John R. Leonetti, è il prequel di “L'evocazione, the conjuring” ma, a mio parere, sarebbe stato meglio presentarlo come film indipendente con una trama tutta sua completamente slegata dall'altro film. Perché? Perché non aggiunge assolutamente nulla a L'evocazione. Tralasciamo che la vera storia di Annabelle è completamente diversa da quella presentata nel film, e tralasciamo anche che la bambola vera, quella chiusa sottochiave nel museo dell'occulto che viene benedetta tre volte al mese, è una simpatica bambolina di pezza e non di certo quello schifo di bambola che io, a differenza del marito della protagonista, non sognerei mai di regalare a nessuno al mondo! Personalmente non l'ho trovato così di basso livello come molti film horror dei giorni nostri, tipo Cub, che solo a pensarci ancora mi fa venire il mal di testa. Non so se siete d'accordo con me ma, ultimamente, ho notato che gli horror scadono sempre, o quasi sempre, nello splatter. Bene, Annabelle non lo fa.Mi è capitato, in alcuni punti, di saltare per la sorpresa e per lo spavento dalla poltrona del cinema, tuttavia gran parte del lavoro a mio avviso lo fa quella bambola inquietantissima. Come al solito, per far sì che il film non finisca in mezz'ora, i personaggi sono dei completi deficienti, a partire dal marito della protagonista che pensa bene di partire e lasciare la moglie incinta, con gravidanza ad altissimo rischio, per una notte ed un giorno da sola a casa a finire con la stessa moglie che, nonostante avesse in precedenza buttato via la bambola, una volta ritrovata la suddetta sporca e mezza sfigurata per via della possessione decide di tenerla, nella stanza della bambina appena nata tra l'altro. Ma quindi, Annabelle, è un film che vale la pena guardare? Dipende. Se avete intenzione di spaventarvi un bel po' e rabbrividite solo a pensare il Diavolo e non avete il coraggio di guardare L'esorcista, allora trovate assolutamente il modo di guardarlo.Se non avete alcun tipo di remora verso l'occulto, anzi a tratti vi fa quasi ridere, non so quanto possa spaventarvi un film dove l'impossessato di turno non è nemmeno una persona ma bensì una bambola.Io l'ho visto al cinema e non sono uscita dalla sala arrabbiata per averci buttato i soldi come mi capitò tempo fa con Captivity o, più recentemente, con Cub. Vi consiglio di guardarlo. Sicuramente non diventerà un cult dell'horror ma non l'ho trovato nemmeno così tremendo da essere del tutto bypassato.
Degrado alla Stazione Salvator Rosa Linea1
Dicembre 20
Napoli. Una situazione di forte degrado persiste da giorni nella stazione Salvator Rosa della Linea uno della mentropolitana. "Piove" lungo i binari e nelle zone antistanti le scale. Le soluzioni adottate fino ad ora sono poco efficaci ed in alcuni casi comiche.(vedi le foto)
Style has no size!
Dicembre 20
Il Natale è alle porte. Luminarie sempre più originali e colorate rallegrano le strade delle nostre città, vetrine accattivanti richiamano l’attenzione di tutti quelli che, nonostante la crisi, si apprestano ad intraprendere l’annuale sfida di spuntare in tempo la lista, più o meno lunga, dei regali da disporre sotto l’albero. Addobbi in ogni dove. Tra questi, un tripudio di angeli ed angioletti per decorare alberelli e presepi. Ma conosciamo, ormai da anni, un’altra tipologia di angeli. Hanno le ali, ma non sono casti, né asessuati. Anzi. Sono le straordinarie, glamour ed “irraggiungibili” modelle, che sfilano per il famosissimo Victoria’s Secret Fashion Show. Come di consueto da 18 anni, infatti, il più famoso brand di lingerie made in USA, ha presentato il 2 dicembre la collezione dell’anno a venire, questa volta, per la prima volta a Londra. Su una passerella extralusso, tra le più ambite per ogni modella, ha avuto luogo quello che è definito lo show più sexy dell’anno. Nomi del calibro di Adriana Lima e Lily Donaldson hanno illuminato la scena, arricchita dalle immancabili performance musicali delle icone pop che hanno segnato il 2014: c’era da aspettarselo, sul palco è salita Taylor Swift. I casting sono durissimi, le ragazze si preparano per mesi all’evento, seguendo regimi alimentari proibitivi (loro li definiscono eufemisticamente “alimentazione sana”) ed una strenua attività fisica. Ci sembra scontato. Nel mondo della moda e specialmente in occasioni come questa, siamo abituate a quella che oggi è considerata la perfezione, rispetto ai canoni di bellezza femminile. Alte, magre, scolpite. In una parola “aliene”.     Noi o le nostre amiche siamo così (ammetto che esistono delle eccezioni!)? Sono le taglie 38 e 40 quelle che vanno a ruba nei negozi di abbigliamento? Al supermercato, in ufficio, nei bar, incontriamo donne superfighe come loro? La risposta indubbiamente è no. C’è qualcuno che addirittura mette in dubbio la loro esistenza. Forse si tratta di prodotti di laboratorio o di donne che vengono scongelate qualche volta l’anno. Di una cosa siamo sicuri. Sono donne che non ci rappresentano. Qualche tempo fa, tre studentesse inglesi hanno lanciato una petizione via web, affinché, Victoria’s Secret (non a caso) modificasse la pubblicità che aveva invaso le strade di mezzo mondo, ritenendo che la definizione di perfezione, in termini di bellezza, proposta dal brand, fosse troppo lontana dalla realtà, nonché offensiva per la stragrande maggioranza delle donne, che a quel modello, proprio non appartengono. La petizione è andata a buon fine, anche con il nostro modesto contributo, e la campagna pubblicitaria è stata modificata. Piccola vittoria! La sensazione è che qualcosa, nelle nostre coscienze anestetizzate dai media e bombardate da immagini surreali di un mondo perfetto, si stia muovendo. Chi di noi non si è torturata con una dieta, almeno una volta nella vita? Chi non è ricorsa a mesi intensivi di palestra per prepararsi alla famigerata prova costume? Chi non si è lasciata invadere anche solo per un attimo dal senso di colpa davanti ad una fetta del suo dolce preferito? Per fortuna, però, un numero sempre maggiore di donne, adolescenti, giovani ed adulte, ha imparato, o almeno ci auguriamo, ad accettarsi e piacersi così com’è (sì, d’accordo affronteremo anche il tema della chirurgia estetica prima o poi!). Nulla da dire rispetto alle magre o magrissime. Ci piacciono. Sono belle così come sono. Allo stesso modo, nulla da dire rispetto alle più tonde, alle portatrici di curve più che generose, quelle che oggi il globo ama chiamare “curvy”. Corpi sinuosi che richiamano il preistorico mito della fertilità, senza mai essere volgari, ma che, anzi, esprimono sempre un’armonia e un’estrema femminilità, una bellezza senza tempo. Anche il famigerato Calendario Pirelli, nella sua edizione numero 50, si è adeguato alla nuova tendenza, ha ascoltato la voce di tutte le donne ormai stufe di sentirsi inadeguate rispetto alle taglie XXS e ha scelto di includere, tra le modelle in posa, la “morbidissima” Candice Huffine, testimonial del mese di aprile. È la primissima volta e speriamo non sia l’ultima. E non è un caso se proprio quest’anno il fotografo newyorkese Steven Meisel non abbia optato per luoghi esotici come location per il calendario, ma si sia concentrato sul corpo femminile, esaltandone bellezza e sensualità, grazie all’uso di colori, make up e materiali, tra cui il latex, di cui applaudiamo il ritorno. Siamo pronte a gridare: “Candice Hufine una di noi!”.     Ma non è tutto. È nato Curvitaly, portale di moda, shopping, beauty e lifestyle, dedicato, come si evince dal nome, alle donne curvy, che ha come slogan “La bellezza in tutte le sue forme”. Le modelle (rigorosamente curvy) erano state selezionate in un casting che si è tenuto ad ottobre a Milano, nel quale i requisiti avrebbero fatto sorridere di gioia chiunque di noi. Taglie richieste: 46 e 48! Applausi! Le bassine sono ancora discriminate però; altezza richiesta: 175-180 cm circa. Certo, i canoni sono in evoluzione, ma non possiamo aspettarci un vero e proprio  miracolo, si tratta sempre di showbiz! Eppure desta una certa emozione vedere concretizzata l’attenzione per le curve, sfogliando riviste di moda, che propongono capi quali gonne, definendole “curvy-friendly”. Sembra davvero che qualcuno ai vertici dell’enorme macchina della moda si sia accorto che il rischio, forse, è quello di perdere una fetta troppo grande di mercato e sia quindi corso ai ripari. E le bimbe? Come educarle affinché non si convincano che solo “magro è bello” ma che ciascuna può essere meravigliosa a modo suo? Una ragazza diciassettenne della Virginia, Jewel Moore, è sicura della sua idea. Il mondo Disney, così influente per i bambini, deve adottare nuovi canoni di bellezza, deve dar vita ad una principessa plus-size, che sia un modello positivo di ragazza per tutte le piccolissime, e pertanto ha lanciato una petizione sul sito Change.org, che, dopo pochi giorni di vita, ha raggiunto quota 10000 firme. Siamo certe che Ariel o Jasmine sarebbero state bellissime anche con qualche chilo in più. E non finisce qui (cit.)! Non vi sembra che manchi qualcuno? Ma certo! Barbie! Chi meglio di lei rappresenta la perfezione? Alta, magra, bionda e con gli occhi azzurri, ma soprattutto, udite udite, taglia quarta di reggiseno e lato B scolpito. Che Kim Kardashian abbia voluto dare vita alla brutta copia della bambola Mattel? Non lo sapremo mai! Trascuriamo poi che Barbie ha come fidanzato la sua versione maschile e non è mai stata costretta ad indossare un abito dismesso dal fratello! Irreale. Inesistente o comunque non rappresentativa. Non sarebbe il caso di avvicinarsi un tantino alla realtà? Che ne direste di una bambola meno longilinea e magari con smagliature, cellulite e acne? Non si tratta di follia ma della pura realtà. Questa bambola già esiste ed è un mito assoluto: il suo nome è Lammily e ce ne siamo già tutte innamorate. Insomma, siamo troppo intelligenti per pensare di essere belle solo se indossiamo la taglia 40 o che abbiamo bisogno di reggiseni imbottiti o di slogarci le caviglie camminando su tacchi 12. Ad ognuna le sue considerazioni. La mia è che lo stile non è una questione di taglia! E soprattutto voglio darvi un consiglio. Almeno per queste feste natalizie salutate i sensi di colpa e partecipate serenamente ai momenti di convivialità. Insomma, buona abbuffata a tutte! E buon Natale!
Troppo Napoli al San Paolo: 2-0 e Parma ancora k.o.
Dicembre 19
Finalmente ritorna a volare il ciuccio a Fuorigrotta: 2-0 in casa Napoli e valigie pronte per volare a Doha, in vista del match di Supercoppa italiana contro la capolista bianconera, in programma lunedì 22. La rivoluzione della rosa, alla luce proprio della gara contro la Juventus, non crea grossi problemi, dal momento che il Parma di Donadoni dimostra da subito di essere inferiore al team azzurro che, invece, domina in lungo e in largo la sfida. Duvan Zapata, preferito a Higuain, è posizionato sul terreno di gioco dal primo minuto e all'arrivo del cross preciso di Maggio, al 19', dimostra di essere in splendida forma, riuscendo ad aggirare bene la marcatura di Paletta e centrare la sua quarta rete stagionale. Alla mezz'ora, il Napoli mette il proprio sigillo sulla gara raddoppiando con Dries Mertens. Callejon viene steso in area di rigore da Gobbi e il belga coglie l'occasione per ritornare al gol. Ci riesce, nonostante sia bravo Mirante a intuire la traiettoria del tiro del penalty.Nella ripresa, i ritmi calano e gli azzurri procedono verso il terzo posto senza troppe difficoltà. L'unico brivido è regalato da Lodi che, dal limite dell'area, cerca la porta, ma trova il palo.
A un passo da te... o da me?
Dicembre 17
Ao Haru Ride – A un passo da te, una storia frizzante e ricca di colpi di scena, che in Giappone, sin dalla sua pubblicazione nel 2011, ha riscosso un successo straordinario. Una serializzazione ancora in corso (anche se la mangaka Io Sakisaka ha dichiarato recentemente che presto terminerà), che sta facendo impazzire milioni di ragazzine. Nel nostro Paese ha conquistato sin da subito tantissimi fans, tanto che sui social networks sono state create altrettante pagine ad esso dedicate, una "febbre virale" che ha contagiato tantissimi teenagers. Pregio di questo fumetto è la freschezza della storia: anche se la trama non è originale, è comunque una lettura piacevole e spensierata (ogni tanto ci vuole!). Il talento e la bravura della Sakisaka si erano già evidenziate in un altro suo manga, Strobe Edge. L'autrice è cresciuta molto da quest'ultima opera e lo si evince dal fatto che ha conferito ai propri personaggi un certo spessore: ognuno di essi ha un background stravagante, che viene svelato gradualmente nel corso della storia, forse per accattivare il lettore o per allungare un po' la trama. Io Sakisaka è riuscita con estrema disinvoltura a narrare storie ordinarie – vicende che possono riguardare chiunque di noi – affrontandole con semplicità, senza appesantire troppo la storia. Trattandosi di ragazzi che frequentano ancora il liceo, un tema ricorrente è quello dell' apparenza, un aspetto che condiziona le loro vite, ma anche le nostre. Molti adolescenti cercano di cambiare se stessi e la propria immagine per apparire agli altri come vorrebbero, indossando delle "maschere" per celare molto spesso sofferenze profonde, o perché spinti dalla paura di rimanere soli. In Giappone il successo di questo fumetto ha portato alla realizzazione di due serie anime, una trasmessa già nelle reti televisive locali e la seconda ancora in fase di creazione, più un live action, un film proiettato nelle sale nipponiche a dicembre. Possiamo solo sperare che tutta questa fama consenta anche qui in Italia la proiezione dell'anime perché vale davvero la pena vederlo.  
Il mondo in una vignetta. Natale a Rebibbia.
Dicembre 16
Qualcosa di me, Giulia Amati. Sono nata a Napoli 26 anni fa. Laureanda in giurisprudenza, coltivo la passione per la letteratura, l'arte e per il fumetto sin da quando ero bambina. Attenta osservatrice della realtà, mi piace analizzare le persone, prendere spunto dai loro vizi, coglierne i tratti principali, sia caratteriali che fisici e farne delle caricature. Le mie vignette sono infatti il frutto di un'indagine in chiave ironica della società moderna. Totalmente autodidatta.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Tredicesima Settimana
Dicembre 15
Siamo giunti al giro di boa. Metà percorso è terminato. Tante emozioni ci accompagnano in questo difficile cammino. E' stupendo sentire l'affetto delle persone che ci seguono, sempre pronti a sostenerci, contribuendo moralmente alla preparazione atletica. Challenge yourself: Muay Thai experience cresce ogni giorno di più dando vita a qualcosa di più ampio rispetto al format originale. Ci auguriamo che i nostri video possano essere da guida e sostegno a chi pensa di non riuscire a risolvere la condizione di sovrappeso. La viota è un dono prezioso, rispettiamo il nostro benessere.
Sorteggi Europa League
Dicembre 15
Dopo i sorteggi per gli Ottavi di Finale di Champions League (visibili cliccando qui), ecco gli accoppiamenti per i Sedicesimi di Finale di Europa League:   Young Boys – EvertonTorino – Atletico BilbaoSiviglia – Borussia MönchengladbachWolfsburg – Sporting LisbonaAjax – Legia VarsaviaAalborg – BruggeAnderlecht – Dinamo MoscaDnipro – OlympiakosTrabzonspor – NapoliGuingamp – Dinamo KievVillareal – SalisburgoRoma – FeyenordPSV Eindhoven – Zenit San PietroburgoLiverpool - BesiktasTottenham – FiorentinaCeltic - Inter   Non fortunatissimo il Toro, che proverà a vendicare il Napoli. Più facile l'impegno per quest'ultimo e, in minor misura, per la Roma e l'Inter, mentre non sarà affatto semplice per la Fiorentina. Riuscire a portare cinque squadre agli Ottavi è missione difficile ma non impossibile.
Sorteggi Champions League
Dicembre 15
Si sono appena svolti a Nyon, in Svizzera, i sorteggi per gli Ottavi di Finale di Champions League; la Juventus ha pescato il Borussia Dortmund di Klopp, e tutto sommato non gli è andata male, ma vediamo tutti gli accoppiamenti:   Paris Saint Germain – ChelseaManchester City – BarcellonaBayer Leverkusen – Atletico MadridJuventus – Borussia DortmundSchalke 04 – Real MadridShaktar Donetsk – Bayern MonacoArsenal – MonacoBasilea – Porto   Decisamente sorridente l'urna per i campioni in carica, mentre gli incontri più interessanti sono sicuramente Manchester City – Barcellona e, soprattutto, PSG – Chelsea, ovvero Ibrahimovic contro Mourinho.
Menez e Bonaventura stendono il Napoli. Inzaghi aggancia Benitez in classifica.
Dicembre 14
Finisce 2-0 per i padroni di casa la sfida di San Siro, tra il Milan di Inzaghi e il Napoli di Benitez. LA GARA:Sei giri d'orologio e il match si sblocca: verticalizzazione di Bonaventura per Menez che, con una finta elegante, fa fuori Koulibaly e Mesto e, di sinistro, batte Rafael in uscita. Gli azzurri provano a reagire, ma sbattono in più occasioni contro l'estremo difensore Diego Lopez. Si va negli spogliatoi col risultato di 1-0 per i padroni di casa.La ripresa si apre esattamente come la prima frazione di gioco: Armero, incerto fino a quel momento, serve, con un cross morbido, l'accorrente Bonaventura che, di testa, trafigge per la seconda volta un'incolpevole Rafael.I cambi e la stanchezza dei padroni di casa, rinvigoriscono la manovra dei partenopei che, a più riprese, tentano di accorciare le distanze: le conclusioni di Higuain prima, Zapata poi, non impensieriscono l'ottimo Diego Lopez di questa sera e la gara si chiude, così, col 2-0 in favore degli uomini di Inzaghi.
Scrivimi ancora (Cecelia Ahern)
Dicembre 13
La scelta del libro di questa settimana è stata in un certo senso influenzata dalla pubblicità. Mi spiego meglio: giorni fa sul web mi sono imbattuta per caso nel trailer del film Scrivimi ancora, tratto per l'appunto dall'omonimo romanzo, che ha risvegliato in me un ricordo. “Ehi, ma io l'ho letto!” mi sono detta, vagamente sorpresa. Un paio d'anni fa, dall'altra parte del mondo, me lo prestò un'amica a cui l'aveva prestato un'altra amica, e mi fece compagnia per alcuni giorni. C'è da precisare che il film è uscito in Europa circa un mese e mezzo fa, ma dato che negli Stati Uniti uscirà a febbraio è come se stessi presentando al pubblico una mezza anteprima, no? Poi, se volete che sia davvero sincera, non ho granché voglia di vederlo, e ora vi spiegherò il perché.   La storia narra l'amicizia/amore tra Rosie e Alex, cresciuti insieme e poi separati dalle varie vicissitudini della vita. No, mi correggo: separati dalla loro stupidità senza fine, che li ha portati a fare supposizioni sbagliate invece di aprire la bocca e fare domande, rovinandosi la vita. Sì, rovinandosela, perché se l'unica cosa che rendeva felice Alex era Rosie, e l'unica cosa che rendeva felice Rosie era Alex, allora dovevano darsi una svegliata prima e godersi la vita insieme. Voilà, ecco come la penso. Voi magari obietterete che gli esseri umani sono imperfetti, immaturi e indecisi, e che questi due personaggi in fondo sono solo una rappresentazione fittizia e romanzata di persone reali, e io vi risponderò che è vero, avete ragione, è proprio così. Solo che io non li sopporto. E non sopporto il modo in cui hanno sprecato anni e anni a rincorrersi con i loro bigliettini e le loro email, senza mai afferrarsi, complici un tempismo sempre sbagliato, una massiccia dose di errori idioti e, probabilmente, il destino avverso. Suvvia, bisogna scaricare un po' della colpa anche sul fato, che pare si fosse proprio accanito contro questi due poveri irlandesi, colpevoli solo di non essere particolarmente sagaci.    Nonostante i difetti (personali) dei protagonisti, però, il romanzo si legge bene, grazie ad un leggero e piacevole stile epistolare, che ci fa avanzare rapidamente nella lettura. Insomma, se non avete niente da fare e amate i romanzi rosa allora questo libro fa per voi. L'unico problema è che, a mio parere, anche i lettori più tolleranti troveranno difficile non prendersela con Rosie e Alex per tutti i treni che hanno lasciato passare senza correre e saltarci su. Perché sbagliare è umano, ma perseverare è diabolicamente stupido.   
CUB. Piccole prede
Dicembre 13
Prima di cominciare a leggere voglio assolutamente invitarvi a mettere a calendario la data 27 novembre di quest'anno. “Perché?”, vi starete tutti chiedendo. Perché in questa data un'altra pietra miliare della cinematografia mondiale ha debuttato nelle sale italiane: Cub, piccole prede.L'artista di tale capolavoro è il belga Jonas Govaerts. Non lo conoscete, immagino. Meglio per voi. Salvatevi almeno voi che leggete e che ancora non avete visto il suo primo film. Sì perché, Cub, è il suo primissimo film e, viste le premesse, spero anche l'ultimo. Bene, ora che siete ovviamente tutti andati a segnare sul calendario la memorabile data, possiamo anche cominciare. Premetto che io, chiaramente, non sono una critica cinematografica e che quindi parlo di Cub con l'occhio di chi forse se ne intende poco di film ma ne ha visti da morire buttando tantissimi soldi al cinema come in questo malaugurato e tristissimo caso. Se cercate Cub su MyMovies, come purtroppo ho fatto io, noterete sicuramente che ci consigliano di guardarlo.Mentono.Vi assicuro che vi stanno prendendo in giro. Io ho sbagliato ad aprire MyMovies con la convinzione che, per decenza, i moderatori avessero anche voluto cancellare la scheda di quel maledetto film, ho sbagliato perché adesso il mio unico desiderio nella vita non è più laurearmi ma spaccare il display del pc sulla testa di  Jonas Govaerts, così magari il suo prossimo film sarà migliore, e di Rudy Salvagnini, quello che ha recensito Cub su MyMovies.Non è facile scrivere una recensione su un film come Cub, per il semplice motivo che assolutamente non è un bel film, quindi non se ne può parlare con piacere, ma non è nemmeno un film estremamente stupido di cui si può parlare per ore, morendo dalle risate, elencando tutte le scene stupide e tutti gli errori che sono stati commessi dalla regia. Cub è un film anonimo ed inutile.Diciamo che voglio lasciar correre come sono stati dipinti gli scout: sembrano dei militari guidati dal sergente istruttore Hartman, preso in prestito da 'Full Metal Jacket', piuttosto che dei bambini di dieci anni in uscita. La storia tormentata del protagonista disadattato che a stento viene accennata grazie ad una maledetta fotografia che, secondo me, il regista si sarà ritrovato per caso tra le mani e voleva inserire in qualche modo. Ma chi è andato peggio è lo psicopatico assassino di turno, la sua storia, a differenza di quella del protagonista, non viene nemmeno lontanamente messa in ballo. Si può dedurre che sia un ex dipendente di una fabbrica di Autobus ma, insomma, perché ha deciso di schiavizzare un bambino-bestia di nome Kai ed ammazzare chiunque metta piede nel bosco?Non si sa. Non pensate che il film possa darvi una qualche risposta, io l'ho visto ed ho più dubbi adesso che prima di entrare nella sala del cinema, vi assicuro.Volete guardarlo per curiosità? Bene, vi capisco, io l'ho guardato per lo stesso motivo. Una sola cosa, non spendeteci soldi e non sacrificate qualcosa per guardarlo. Se avete di meglio da fare, come contarvi i capelli, contatevi i capelli, fidatevi.
One Photo One Day compie quattro anni. MYGENERATIONWEB era presente.
Dicembre 12
Mercoledì 10 dicembre 2014 in occasione del quarto compleanno del progetto One Photo One Day, il reporter del tg satirico Striscia la Notizia, Luca Abete, ha incontrato i ragazzi dell'Accademia di belle arti di Napoli. Nell'evento si è parlato di fotografia, arte e comunicazione. Con inconfondibile simpatia, il sempre verde Abete,  come suo solito, ha stimolato i ragazzi a sfruttare la creatività anche attraverso le nuove tecnologie. Noi di MYGENERATIONWEB eravamo presenti....
Il mondo in una vignetta - Lega Porn
Dicembre 10
Qualcosa di me, Giulia Amati. Sono nata a Napoli 26 anni fa. Laureanda in giurisprudenza, coltivo la passione per la letteratura, l'arte e per il fumetto sin da quando ero bambina. Attenta osservatrice della realtà, mi piace analizzare le persone, prendere spunto dai loro vizi, coglierne i tratti principali, sia caratteriali che fisici e farne delle caricature. Le mie vignette sono infatti il frutto di un'indagine in chiave ironica della società moderna. Totalmente autodidatta.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Dodicesima Settimana
Dicembre 10
Anche la dodicesima settimana è terminata. Il format sta riscuotendo un notevole successo, sono in aumento i curiosi che ci chiedono informazioni. Ricordiamo che tutto ciò che mostriamo è frutto di studio e programmazione. Le diete come gli allenamenti non si improvvisano, si programmano. Per queusto motivo, non ci stancheremo mai di ripetere che bisogna sempre affidarsi a persone competenti. La salute prima di tutto.
MyTopTweet99
Dicembre 10
Questa settimana non ho avuto la minima esitazione nello scegliere il protagonista della classifica. Sì perché in questi giorni c’è stato un uomo ( e che uomo!) che ha catalizzato l’attenzione di tutti. Un politico che si dà anima e corpo (e che corpo!) per raggiungere il cuore degli elettori: Matteo Salvini!   Il segretario della Lega ce la sta mettendo tutta per far parlare di sé e siccome i discorsi razzisti non bastavano più per far colpo sulle “sciure” padane, ha deciso di mostrare a tutti il suo phisique du role. Ed eccolo quindi sulla copertina del settimanale “Oggi” sfoggiare una posa da sex symbol: nudo sdraiato su un letto con una cravatta verde e  dei pettorali ricoperti da pelo 100% padano. Peccato che sotto il capezzolo ci sia una coperta bianca a rovinare la festa degli ormoni!   Ora tanti sono gli interrogativi che suscita questa foto: che fine ha fatto il capezzolo sinistro di Salvini? cosa si nasconde sotto quel lenzuolo? E soprattutto: questa nuova strategia politica verrà imposta a tutti i leghisti? Se sì, dove devo firmare per impedire a Borghezio e Calderoli di immolarsi per la causa?   #SalviniTopTweet:   Rudi de Fanti: il coming out di Salvini    Spinoza: Salvini nudo sulla copertina di “Oggi”. Adesso sappiamo perché odia i negri      Lapi Daria: Artista sconosciuto #SalviniDesnudo   Alberto Microsatira: Salvini sulla copertina di “Oggi” con la felpa di pelo padano      Giornalettismo: Salvini desnudo genera uno tsunami di paura e delirio    Chopinhauer: Il nudo di Salvini non mi destabilizza, piuttosto mi chiedo cosa lo abbia spinto a radersi  solo l’ascella destra      Fabio Yolo: L’avevate già fatta?   Mr_ Takki: Se vi siete scandalizzati del “Salvini desnudo” chiudete un attimo gli occhi e immaginate “Borghezio Desnudo”  Buona giornata      LoLington Post: Scoop!!La copertina con Salvini  prima del Photoshop!   Un'oliva in frigo: #SalviniDesnudo choc. Dalla foto emerge una realtà inquietante: i leghisti sono incredibilmente simili a noi esseri umani.     Alla prossima!!  
Il mondo in una vignetta - Luca Abete
Dicembre 09
Qualcosa di me, Giulia Amati. Sono nata a Napoli 26 anni fa. Laureanda in giurisprudenza, coltivo la passione per la letteratura, l'arte e per il fumetto sin da quando ero bambina. Attenta osservatrice della realtà, mi piace analizzare le persone, prendere spunto dai loro vizi, coglierne i tratti principali, sia caratteriali che fisici e farne delle caricature. Le mie vignette sono infatti il frutto di un'indagine in chiave ironica della società moderna. Totalmente autodidatta.
“Ho detto tutto a letto”. Il nuovo EP di Acronimo Costanzo
Dicembre 08
“Ho detto tutto a letto” è il titolo del nuovo album di Acronico Costanzo, all’anagrafe Antonio Costanzo, cantautore napoletano, ma lucchese di adozione. Uscito lo scorso 21 novembre, è prodotto dall’etichetta indipendente Suono Libero Music. “Un EP dal sound meticcio ed innovativo , a metà tra le atmosfere dell'Rnb - bllues di stampo americano ed il cantautorato nostrano, arrangiato da Marco Corcione della M.A.D. SCHOOL NAPOLI, coadiuvato dalla supervisione di  Nando Misuraca che si è occupato anche del sound”.   Di seguito l'intervista con l’autore.   Quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua scelta di vita? Bella semplice! Se intendi decidere che la musica mi avrebbe accompagnato sempre... beh a 11 anni rimanevo incantato d'innanzi alle note di pianisti e musicisti!! ed è forse allora che il germe ha intrapreso in me la sua strada!!   Quindi diciamo da sempre! E quando hai iniziato a scrivere canzoni? Si, anche se la ricerca della mia dimensione musicale è stata lunga! Come tentacoli le mie orecchie cercano ancora oggi di afferrare i suoni e le loro espressioni. A 12 anni ho iniziato a scrivere, per la mia band, ero il compositore delle musiche, qualche anno dopo ho incominciato a cimentarmi anche con i testi.   Mi sembra di capire che sei sempre alla ricerca di contaminazioni. Si, adoro essere contaminato. Gli altri per me rivestono un ruolo fondamentale. Secondo me un cantautore oggi , prima di dire e scrivere deve leggere e ascoltare.   Nella vita reale ti chiami Antonio Costanzo, nel panorama musicale Acronimo Costanzo. Come nasce il tuo nome d’arte? Dovevo iscrivermi ad uno dei primi festival a cui ho partecipato … correva l'anno 2004! Ero alla ricerca di un nome che potesse rappresentarmi; decisi, quindi, di trovare un acronimo che stesse bene col mio cognome, Costanzo. Così a furia di dire «Mi serve un acronimo che stia bene con Costanzo» è venuto fuori Acronimo Costanzo!! L'anagramma di acronimo è armonico e questo mi garba!!   Nella tua biografia si legge “cantautore napoletano, ma lucchese di adozione”. Scelta forzata o semplice necessità? Si può dire necessità forzata! Necessità perché avevo voglia di cambiare. forzata perché Napoli è sempre con me.   Le tue canzoni trattano temi delicati, come accade nel tuo ultimo lavoro “Ho detto tutto a letto”. Un brano, questo, con il quale affronti con molta delicatezza il tema dell’omosessualità in un momento storico, diciamo, particolare. Ossia in un momento in cui tanti si stanno muovendo per combattere il pregiudizio e ottenere importanti diritti per chi ha diversi orientamenti sessuali. Come mai questa tua scelta? Volevo scrivere di un amore! Ricordi la smorfia di Troisi in cui lui diceva: «A Napoli solo lavoro non se ne trova, deve esserci sempre un'altra parola vicino» (lavoro nero a cottimo minorile ecc…)?!? Beh io credo che l'Amore sia amore, punto e basta! Amare è rispettare l'altro e gioire per la sua felicità. Nel brano ho cercato di comunicare la normalità di un amore tra due uomini, ma anche il sentimento di amore che lega lui e lei (la donna alla quale confessa la sua natura) felice perché lui ha trovato il suo vero amore.   “Ho detto tutto a letto” ha anticipato l’omonimo disco uscito lo scorso 21 novembre, prodotto dall’etichetta indipendente Suono Libero Music. Cosa ci possiamo aspettare da questo lavoro? Molto presente è la contaminazione di generi, i quali mi sono stati fondamentali per descrivere e dar forza e fluidità ai miei testi. È un album che racconta l'amore nelle sue svariate sfaccettature, dal puro al profano, dal superficiale al profondissimo! Sono contento di questo album e del lavoro fatto con Marco Corcione, direttore della M.A.D. School di Napoli e arrangiatore del disco! Felice anche per l'afflato con la mia label, diretta da Nando Misuraca. ……. e che qualcuno mi ascolti!!!!
Dieci anni dalla morte di Dario Scherillo
Dicembre 08
Sono passati dieci anni dal quel maledetto 6 dicembre 2004 quando Dario Scherillo, 26 anni, fu raggiunto da colpi di arma da fuoco a Casavatore in provincia di Napoli. Dario lavorava presso un’agenzia di pratiche automobilistiche. Quel giorno ad orario di chiusura del negozio si mise in sella al suo scooter per tornare a casa, quando ad un tratto si sentì avvicinare da un altro motorino. I killer spararono e Dario cadde a terra privo di sensi. In quegli anni imperversava in provincia di Napoli, una dura lotta tra il clan del boss Paolo di Lauro, detto “Ciruzz ‘o milionario”, e gli ex affiliati per la gestione del mercato della droga. Dario non era uno di loro, non era uno scissionista come molti hanno insinuato. Dario era lì al momento sbagliato e nel posto sbagliato. E’ stato confuso con un altro pusher. Era innocente. Morto per errore, oggi si usa dire così. “Mio figlio è morto per errore”, questa è la consolazione dei genitori di Dario e di tante altre vittime innocenti, ma la responsabilità della loro morte non è da attribuire al fato, ma alla mano criminale spietata che si accanisce quotidianamente sul nostro territorio, ieri come oggi. Attualmente i suoi assassini non si conoscono, nessuna condanna ,nessun barlume di giustizia. La sua famiglia ha avuto la forza di rialzarsi in sua memoria, ma oggi il silenzio continua ad essere assordante da parte delle istituzioni. Dario avrebbe avuto 36 anni ed invece è rimasto solo un vuoto incolmabile.
Il Napoli stecca ancora al San Paolo: è 2-2 con l'Empoli.
Dicembre 08
Deludente performance dei partenopei in casa contro l'Empoli di Sarri, che trovano solo il pareggio in rimonta. La partita comincia al meglio per i napoletani, che si aggirano pericolosamente nell'area di rigore bianco-blu, mettendo in difficoltà il portiere Sepe, il cui cartellino è di proprietà degli azzurri. Tuttavia le marcature vengono aperte proprio dai toscani, in seguito ad una ripartenza micidiale conclusa con un gol di Verdi al 19'. I ragazzi di Rafa Benitez si riprendono subito e con il ritrovato Mertens riescono ad impensierire la difesa avversaria, senza però trovare il gol. Il primo tempo finisce sul risultato di 1 a 0 per l'Empoli. Nella ripresa si rivede un Napoli grintoso, che però al 53' subisce, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, il 2 a 0 firmato da Rugani. Solo al 67' Duvan Zapata sigla la rete del 2 a 1, facendo sperare i napoletani. Il 2 a 2 alla fine arriva, dai piedi di De Guzman entrato in campo appena due minuti prima al posto del belga Mertens. Tutti ci credono, ma il tempo non basta. Il Napoli incassa l'ennesimo pareggio.
La fiaba di Amore e Psiche nei sotterranei storici della Galleria Borbonica
Dicembre 08
Scoprire il teatro in luoghi lontani dalle scene consuetudinarie, è un viaggio intrinseco che risveglia i sensi e li conduce direttamente nella visione narrata, senza vie di “scampo”. La totale immersione del pubblico nel palcoscenico storico del Tunnel Borbonico per assistere allo spettacolo “Chimera, la Favola di Amore e Psiche negli occhi di Dino Campana” è una di quelle esperienze che vale la pena provare, anche solo per sentirsi parte integrante della storia in un luogo di testimonianze storiche. Dapprima come mezzo di collegamento da Piazza del Plebiscito a Piazza Vittoria commissionato dal re Ferdinando II di Borbone nel 1853, poi luogo di rifugio dai bombardamenti nel secondo dopoguerra, il Tunnel Borbonico ritrova le sue radici grazie ad un gruppo di geologi e di volontari scavatori che dal 2005 lavorano per renderlo un'area culturale alla portata di tutti. Ed è proprio in questo luogo in cui lo spazio ed il tempo appaiono pietrificati nelle pareti di tufo che trova il suo ambiente ideale la fiaba mitologica di Amore e Psiche, emblema dell'astrazione metaspiaziale e metatemporale dell'epica,  sponda opposta e inconciliabile con la semiretta storica. Guidata dalla regia Livia Bertè, la vicenda si svolge proprio nelle tortuosità dei cunicoli stretti e suggestivi, tra luci offuscate e grotte nascoste, dove i personaggi si muovono, sussurrano, cantano e si rincorrono al ritmo lento e romantico di un'arpa (suonata da Gianluca Rovinello) e di un violino (suonato da Anna Rita Di Pace). Il tutto accompagnato dalla voce narrante dell'attore Paolo Gentile, alle volte pacata e sottile come l'incontro dei due amanti e altre volte cruenta, come il loro distacco. Un'atmosfera in cui regna sovrana l'immaginazione e  dove protagonista esclusivo è l'amore con tutti i suoi istanti catartici e tutte le sue sfumature istintive e passionali. Un linguaggio assoluto riscontrabile anche nella dimensione astratta dell'epica, in cui il rapporto umanità-divinità appare indebolito dal perenne conflitto di predomini gerarchici. Una dea Venere (Orentia Marano), la più bella di tutte, che non accetta l'esistenza di una creatura umana, Pische (Livia Bertè), considerata più bella di lei, obbliga suo figlio, Amore (Valerio Gargiulo), a scagliare contro la fanciulla la freccia di un amore sbagliato e non alla sua altezza. Folgorato dalla bellezza di Psiche, Amore non esegue l'ordine della dea e l'innamoramento tra i due avviene spontaneamente e senza strumenti di magia e di potere. E forse è proprio la perfezione di un bene così puro e reale che renderà le sorelle di lei (Serena Pisa e Gabriella Vitiello) e la mamma di lui, invidiose fino alla tentata distruzione del sentimento.  Lo spettacolo itinerante, prevede ulteriori date nel periodo di San Valentino.
Un nemico invisibile chiamato AIDS
Dicembre 06
    Per molti questa terribile malattia sembra finita nel dimenticatoio, sostituita dalle malattie di volta in volta protagoniste sui giornali e in TV, SARS, influenza aviaria, l’attualissima EBOLA, eppure c’è, è silenziosa e per questo più insidiosa. È stata, al contrario, sotto i riflettori, durante gli anni ’80-’90, quando, scoppiata una vera e propria epidemia in tutto il mondo, tanti furono i progetti e le campagne informative, per mettere un freno alla diffusione ed informare i giovani, i soggetti più a rischio. In quegli anni era una malattia particolarmente diffusa tra i tossicodipendenti, poiché altra modalità di contagio è lo scambio di siringhe infette e in quegli anni veniva assunta soprattutto eroina(mediante siringhe). Un famoso spot televisivo terrorizzò in quegli anni tutti i ragazzi, ma ha sicuramente avuto il merito di informare e di imprimere indelebilmente la conoscenza e il timore rispetto all’AIDS.    Ha avuto un forte impatto sui giovani anche la morte di personaggi celebri, uno su tutti, Freddie Mercury, morto nel 1991, dopo aver annunciato di essere affetto e, di conseguenza, molto forte è stato l’impegno del mondo della musica per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi, tanto per la ricerca, quanto per la cura e il sostegno alle persone malate, molto spesso emarginate dalla società, come avveniva in un passato remoto per i malati di peste. Untori, dissoluti, meritevoli della punizione, del disprezzo e dell’allontanamento. Così erano considerati e, in parte, lo sono tuttora, i malati di AIDS. Anche il mondo del cinema ha affrontato l’argomento. Come non ricordare la straordinaria e commovente interpretazione di Tom Hanks nel film Philadelphia.      Il primo dicembre, come ogni anno dal 1988, si celebra la “giornata mondiale contro l’AIDS”, occasione per “ricordare” la malattia, informare, sensibilizzare, proporre iniziative volte alla raccolta di fondi. L’UNAIDS(campagna contro l’AIDS delle Nazioni Unite) ha lanciato la campagna 90x90x90. Essa si propone l’obiettivo di fermare l’epidemia di AIDS entro il 2030, attraverso la diagnosi del 90% delle infezioni, la possibilità di accesso alle cure al 90% degli affetti e l’eliminazione del virus dall’organismo nel 90% dei pazienti(oggi non è ancora possibile).                   La Apple ha creato nel suo store 25 apps, di vario genere, chiamate “Apps for Red” il cui ricavato sarà devoluto per il fondo globale della lotta all’AIDS. In Italia, invece, il Cesvi, ha lanciato dal 2011, una campagna sui social networks, definita dall’hashtag #Virusfreeday, per sensibilizzare i giovani e sostenere i paesi più colpiti(Africa), laddove si registrano numerosissimi casi di malattia tra i bambini, come esito del contagio da madri infette. 
Far Cry 4
Dicembre 06
Dopo un successo straordinario che prende il nome di Far Cry 3 e un'espansione straordinaria che lo ha trasformato in Blood Dragon, il brand dei sopravvissuti per definizione ci porta a Kyrat, paese tra i monti dell'Himalaya, e ci fa impersonare Ajay, un migrante con una missione in un paese in guerra.   Pagan Min, questo il nome che vi accompagnerà durante il vostro viaggio: è un uomo, un feroce dittatore dai modi eccentrici quanto brutali, che ha conquistato Kyrat e la tiene col pugno di ferro, mandando i suoi scagnozzi a mantenere vere e proprie fortezze lungo la regione, schiavizzando gli abitanti. Contro di loro si schierano i ribelli del Sentiero d'Oro, cui il padre di Ajay apparteneva, e che fanno di tutto pur di ostacolarlo ove possibile, spesso con misure drastiche e disperate.   Dal punto di vista tecnico, il gioco non si differenzia molto dal suo predecessore: stesse meccaniche, armi leggermente ampliate, possibilità estrema di spostamenti (compreso quello aereo) e una facilità generale che consente di superare agevolmente il 90% delle missioni senza nessun supporto, nemmeno quello (pur generoso) della cooperativa. Se c'è tuttavia un motivo per cui si gioca abitualmente a Far Cry, tuttavia, questo va ben oltre il suo gameplay, e trova la sua ragion d'essere nella trama: nel secondo capitolo diamo la caccia ad un trafficante che tutto si rivela fuorché un criminale, nel terzo un pazzo metterà a repentaglio la nostra sanità mentale, e anche nel quarto un uomo promette di sfidare i nostri valori morali, la nostra etica, ancor prima di impegnare le nostre dita sui tasti del controller. Pagan Min non sarà molto presente all'inizio del gioco, ma intuirete la sua portata a livello propagandistico (un tratto che hanno compreso anche gli sviluppatori di Hunger Games) e lo odierete proprio come se Vaas vi stesse torturando fisicamente.     Venendo ai contro, c'è la poca credibilità degli atti che il personaggio va a compiere: tipica dei Far Cry, purtroppo, è infatti la tendenza del personaggio a guarire qualsiasi ferita fasciandosi il braccio destro, o estraendovi un proiettile con soltanto un ramoscello, il tutto mentre continua a correre o si prepara ad attaccare un nemico. Niente di nuovo sotto al sole, ma niente che dovrebbero darsi la briga di sistemare: è una meccanica che funziona, anche se richiede fantasia, ed è forse uno dei pochissimi difetti di un gioco che riesce a fondere un gameplay sempre vario (sia in termini di missioni che di modalità di esecuzione) ad una storyline avvincente.   Giudizio definitivo: compratelo subito, è un'ottima chiusura per un anno videoludico eccezionale, ed un ottimo augurio per l'anno prossimo.
Per la prima volta al Teatro Diana: Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti in “La Scena” di Cristina Comencini
Dicembre 05
Ci sono delle “scene” della nostra vita di cui siamo spesso inconsapevoli: agiamo, pensiamo e ci agitiamo delle situazioni senza mai interrogarci realmente sul loro intrinseco movente. Così la vita scorre nel suo celere percorso e le scene cambiano, sostituendo e cancellando quasi del tutto quelle passate, ma non negando la loro possibile e improvvisa riesumazione dal cassetto delle scene perdute. “La scena” di Cristina Comencini è l'occasione per calcare in chiave comica che l'essenza dell'esistenza di ognuno di noi non è altro che il frutto di una sequenza di scene, in cui solo le più emblematiche segnano i confini indelebili dell'animo umano. In questa filosofia pirandelliana in cui la vita è “in scena” solo su un palcoscenico fittizio e i suoi protagonisti recitano una parte senza incontrare mai se stessi, le maschere della società sono affidate a Lucia (Angela Finocchiaro) e Maria (Maria Amelia Monti) in un incontro-scontro tra l' “io” e il “chi sono”. Un enigma di cui le donne appaiono vittime e di cui si chiedono il significato al traguardo ormai superato dei 50 anni, in cui la maturità solo fisica è dominata dall'imprudente immaturità psichica, governata a sua volta dalle paure e angosce del passato. Ed è qui che si sviluppa la trama comica dello spettacolo. Due amiche storiche, due caratteri opposti e due vite altrettanto distanti, si ritrovano nell'equivocità degli eventi a sostituire l'una il ruolo dell'altra per interagire con un ragazzo di 26 anni a cui Maria aveva dedicato una notte di passione. O forse quest'interposizione fittizia di persona consente inconsciamente alle due donne di guardarsi finalmente dall'esterno e di comprendere ed affrontare gli scheletri nascosti e le scene dimenticate. Si viene così a creare una simpatica altalena di racconti passati delle due amiche, che cercano in tutti i modi di spiegare e giustificare al muscoloso ragazzino in mutande (Stefano Annoni) nell'appartamento di Maria, le loro personalità ballerine e i loro difetti caratteriali. Lo strumento dell'autoironia è ben insito nel personaggio della Finocchiaro, ormai abituato all'instancabile ruolo professionale della donna abbandonata, della donna sconsolata e perennemente in contrasto con la figura maschile, ma fiera e rispettosa del suo essere. E Ben combacia con quello di Maria Amelia Monti, un po' finta ingenua, un po' orgogliosa della sua fisicità con cui seduce tutti i tipi di uomo per fuggire da storie importanti. Ma è forse il tema ricorrente della donna abbandonata, del toy boy e dell'uomo irresponsabile che, ricordando molto le soap opere televisive,  potrebbe stancare un pubblico che invece si reca a teatro anche con l'obiettivo di avvicinarsi ad argomenti differenti che possano spegnere (ogni tanto) il pulsante del piccolo schermo. Lo spettacolo andrà in scena al teatro Diana fino al 14 dicembre.

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