Il Museo delle Arti Sanitarie di Napoli

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C'è chi dice no, come Aurelio De Laurentiis, Presidente della Società Sportiva Calcio Napoli, che ha...

Le luci della notte accendono l’Arte ogni Sabato fino a Dicembre

Il fascino della notte è difficile da spiegare. Sa avvolgere tutto in un’aura di mistero, crea migli...

"Arrow" e "The Flash": quando l'allievo supera il maestro!

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Il Museo delle Arti Sanitarie di Napoli
Luglio 06
Eccoci qui, pronti per fare un altro viaggio nella Napoli storica. Una Napoli che ai più non appare, ma che invece è sempre pronta ad accoglierci per mostrarci la sua vera natura, la sua inestimabile ricchezza. Ci troviamo al “Museo delle Arti Sanitarie”(aperto dal 2010), sito in via Maria Longo, a pochi passi da Porta San Gennaro e a ridosso dei decumani. Un misto di arte e scienza che, a partire da un cortile centrale, si disloca tra il “Complesso degli Incurabili”, il chiostro di “Santa Maria delle Grazie”, l’orto medico “Giardino dei Semplici” ed infine la “Farmacia Storica”. Un museo creato e mantenuto con costanza nel tempo da un’associazione culturale di volontari “Il Faro di Ippocrate” che, nonostante le enormi difficoltà affrontate e gli scontri con la sovraintendenza, è riuscita a dare a Napoli quello che è di Napoli. I membri dell’associazione hanno dato il via ai lavori di restauro nel chiostro grazie solo ed esclusivamente ai contributi dei visitatori e con il loro impegno quotidiano di manutenzione riescono a mantenere in vita un piccolo angolo di paradiso della nostra città.   L’ospedale degli “Incurabili”(nome scelto per sottolineare che il luogo si prestava alla cura di quei malati “incurabili” per l’epoca) fu pensato e costruito nel 1520 da Maria Lorenza Longo (1463-1542), nobildonna catalana, prettamente  per le donne e per la cura della sifilide, malattia che imperversava in quegli anni. Si accede al complesso ospedaliero mediante uno scalone monumentale e immediatamente si può osservare sulla sinistra una corsia dell’ospedale ancora in funzione, rimasta intatta nel tempo, che mostra come all’epoca si svolgevano le visite. Il medico non si avvicinava al paziente, ma lo osservava e procedeva alla diagnosi dall’alto, da un piccolo balconcino; il contatto infatti era del tutto inusuale e ritenuto alquanto pericoloso. Solo in caso di decesso  avveniva il contatto con il malato. L’ospedale, il più antico del reame, nasce in un posto circondato da monasteri, come quello di “Regina Coeli” e di “Santa Maria in Gerusalemme”, detto “ Trentatrè”. Il luogo di ritrovo delle monache era l’orto dei semplici, che vanta  più di 100 piante medicinali e un maestoso canforo secolare, che ancora oggi ha una funzione salubre confinando proprio con il reparto ostetrico dell’ospedale.  Oltre al giardino le monache avevano accesso diretto al  chiostro di “Santa Maria delle Grazie”, abbellito da opere di origine fiamminga e da una splendida “Partenope”, la cui leggenda narra che il corpo sia seppellito proprio nel chiostro. Nonostante le condizioni non ottimali è ancora possibile leggere la significativa targa, fatta apporre da Maria Longo, che recita : “Qualsiasi donna ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta, bussi e le sarà aperto”. Delle parole magnifiche che trasmettono amore, carità, benevolenza; parole nettamente superiori ai pensieri che caratterizzano la società del tempo, svogliata e consumista.  Una volta terminata la visita del giardino e del chiostro, si può visitare il museo. Sempre attivo nel tempo, sede di conferenze e congressi (nel 1845 fu la sede del congresso internazionale degli scienziati) è stato abbandonato per 25 lunghi anni, prima di essere riportato in auge dal professore e medico Gennaro Rispoli che, con la sua collezione e il suo amore per Napoli, ha dato vita ad un bellissimo trascorso sugli anni d’oro della medicina napoletana. Un vero e proprio itinerario tra le eminenze mediche del ‘700 e dell‘800 come  Domenico Cotugno, Giuseppe Moscati, Domenico Cirillo (a tutti loro è dedicata una sala espositiva), ma anche la storia del vaiolo e della peste (1656), ferri antichi, stampe anatomiche e strumenti medici. Napoli fu la prima città in Europa in cui fu praticata un’ anestesia, la prima ad inventare il gabinetto a pedale (cesso “mosca” inodore con valvola a bilico), la prima ad avere l’idea della carta igienica-realizzata poi da una ditta svizzera (Richter e co. -Napoli)-fu la prima a trovare un rimedio al colera, con la scoperta del valore antibiotico delle muffe di Vincenzo Tiberio. Menti eccezionali quelle dei napoletani, per chi avesse ancora qualche dubbio! Una piccola curiosità: a Napoli venne creato l’ “Istituto Centrale Vaiolo” grazie alla costante attenzione dei Borboni rispetto alla salute. Lo stesso Ferdinando IV perse due bambini a causa del vaiolo e decise perciò di metterla al primo posto tra i problemi da affrontare( ….i principi di una volta!). Torniamo a noi. Ciliegina sulla torta: la "Farmacia storica". Costruita  dal mirabile architetto Antonio Vaccaro e dai fratelli Massa (quelli del chiostro di Santa Chiara!), è uno straordinario capolavoro del barocco-roccocò, sede sia di un efficientissimo laboratorio del farmaco, che di congressi dell’élite scientifica dell’illuminismo e della Massoneria napoletana. È un esempio antichissimo di spezieria ancora dotata dell’antico corredo di vasi in maiolica, rimasti intatti nel tempo, che simboleggia uno spartiacque tra la medicina illuministica e l’ospedale moderno. Vasi contenenti elisir di sciroppo e pomate; altri semplicemente con funzione ornamentale. Un luogo  dove l’alchimia diventa scienza. In entrambe le sale(contro spezieria-sala grande-laboratorio) sono raffigurati due uteri, uno di donna vergine con un diavolo che fa sgorgare un elisir di lunga vita, simbolo di fecondità, l’altro dominato da un diavolo che da l’impressione di essere contratto, oppresso e quindi di dover essere operato (inizio della tecnica del parto cesareo). Conoscere e studiare l’utero, l’organo della vita, per conoscere la genetica del mondo, da microcosmo a macrocosmo. Il percorso termina qui. "Immaginate di nascere oggi con la vostra esperienza, con la vostra conoscenza, dall’utero di vostra madre e quindi di meravigliarvi di ciò che vi circonda". Queste le parole dell’alchimista Paracelso. Un invito a continuare questo viaggio attraverso la storia, l’arte, la bellezza, non smettendo mai di stupirci di fronte ai tesori della nostra città e non smettendo mai di avere voglia di conoscere Napoli, la vera Napoli.
C'è chi dice oxi
Luglio 04
C'è chi dice no, come Aurelio De Laurentiis, Presidente della Società Sportiva Calcio Napoli, che ha espresso il suo disappunto per l'utilizzo dello stadio San Paolo in occasione dei grandi concerti previsti in città, preoccupato per lo stato di salute del manto erboso.C'è chi dice no, come le migliaia di fans di Vasco Rossi, accampati da diversi giorni all'ombra insufficiente dello stadio ed in fila dalle prime ore del mattino, al coro di uno dei grandi successi della rockstar italiana.E poi c'è chi dice oxi (no, in greco): nelle stesse ore in cui una fila impaziente attendeva l'ingresso sotto un sole africano, in un'altra parte della città, via Toledo per l'esattezza, un'altra parte di napoletani muoveva a sostegno del popolo greco, chiamato al voto referendario di domani.   Un corteo colorato e solidale ha raggiunto Piazza Carità per poi sfociare in Piazza Matteotti, fino a giungere in Piazza Trieste e Trento passando per via Medina.Una manifestazione pacifica, conclusa in Piazza del Plebiscito con la proiezione in diretta delle parole di Alexīs Tsipras. Il Primo Ministro greco ha raccolto gli applausi virtuali del popolo napoletano accorso, nel ricordare come la Grecia, da sempre la culla della democrazia, ha il dovere di difendere in un momento tanto delicato per l'Europa intera questa storica tradizione e dare voce alla volontà del popolo.Persone di tutte le fasce d'età si sono riversate in strada, inneggiando e sbandierando a favore di una decisione che potrebbe cambiare le sorti della Storia.Storici ed economisti si sono espressi a riguardo, nell'aria c'è il profumo degli eventi determinanti. Quale che sia il risultato, l'unica vera vittoria auspicabile è quella di un'Europa che sappia scegliere se tutelare l'euro o gli europei.  
Essere un artista, essere un disegnatore. Intervista a Morena di RDD
Luglio 01
La figura dell'artista...che dire? È un mestiere? È un hobby? Cosa significa essere un artista?  Francamente non ho la più pallida idea di quale sia la definizione giusta o quella politically correct, ma se da un lato è tutta una questione di "termini", dall'altra so per certo che un artista è colui che accende il cuore di chi guarda la sua opera. Può essere celebrazione, autolettura, analisi del mondo interiore o esteriore, può essere un po' quel che vi pare, ma un vero artista ha il pregio di sapere come  parlare di ciò che conosce in un modo che va ben oltre il comune sentire. Eppure nella storia è una categoria che ad ampio raggio accoglie sia "maestri" che "spiantati", ma tutti accomunati dall'appartenenza nella società ad una categoria un po' fuori dalle righe, con diritti  spesso disegnati su misura.   "Faccio l'artista" non è decisamente una definizione che si può dare senza suscitare ilarità e così si cerca di andare più nello specifico: "Dipingo. Faccio il pittore di mestiere", "Creo statue", "Sono un disegnatore", "Compongo musica, ho una mia band" et similia. Di norma segue  un'altra simpatica serie di domande riassumibili nell'universale formula del "Ma ci guadagni?". Già, perchè che l'arte paghi non è sempre vero al 100% e malgrado il successo non sempre basti, non sempre è duraturo  e, più che in altri lavori, il rapporto tra ciò che il mercato vuole e quella che è l'opera dell'artista è una questione di equilibrio molto precario. Sicuramente artisti che subiscono pesantemente la categorizzazione di "spiantati" sono i disegnatori. Presi poco sul serio quando si dedicano a illustrazioni a mano o al computer, criticabili quando decidono di affrontare tematiche impegnative. Oggi il web conta diversi luoghi di incontro virtuali dove artisti di ogni categoria possono condividere idee, opere e trucchi, a cominciare dai due maggiormente seguiti e conosciuti come Deviantart e Pinterest. Motori di ricerca per artisti e curiosi, nonchè un'infinita vetrina per quanti vogliono condividere arti ed idee. Vi basterà una veloce ricerca per trovarli e l'iscrizione richiede due minuti e un indirizzo e-mail, ragion per cui mi concentrerò a parlarvi d'altro. In questi giorni è stato aperto il sito www.robadadisegnatori.com, a cinque anni dalla creazione del blog e dell'omonima pagina Facebook. La pagina nasce da un'idea di Morena, illustratrice e blogger. Amante di tutto ciò che riguarda le arti visive come lei stessa racconta, ha iniziato ad usare  Fb per creare "rete", una rete di comunicazione tra artisti e disegnatori e a lei ho deciso di porre qualche domanda. Cosa significa oggi essere "freelance" e cosa essere un disegnatore freelance? Bella distinzione. Ti posso rispondere che ogni disegnatore freelance vive il mestiere in modo differente. Qualche tempo fa mi sono molto stupita di leggere sui social qualcuno che ha parlato di una “scena” legata all’illustrazione, come può accadere per l’ambiente musicale per esempio. Io non vivo così questo mestiere, non mi sento parte di alcuna scena e mi ci sentirei troppo vincolata; mi ritengo unicamente una lavoratrice che ama il suo lavoro e fa di tutto per svolgerlo al meglio senza paranoie. Non fraintendermi, non è che non mi interessi una componente artistica ma rimango più focalizzata sul disegnare e farmi pagare per farlo che sulle mostre, l’immagine pubblica, gli eventi e questo genere di cose che spesso vengono percepite in maniera eccessiva. Non dico che esistano una realtà giusta ed una sbagliata. È bene che ognuno viva questo mestiere come più gli si addice. C’è chi ama le luci della ribalta e si diverte a vernissage, festival ed eventi vari. Se una cosa diverte, è quella giusta. Io per natura sono riservata: nell’essere freelance amo l’indipendenza e le possibilità che ho di sperimentare rendendo conto quasi solo a me stessa di ciò che faccio. Quindi, essere freelance per me è questo: lavorare come per qualunque altro lavoro, ma con molte più carte in tavola. Bisogna disporre di una serie di capacità, disegnare bene non basta; serve essere un disegnatore e in più freelance, un piccolo imprenditore a tutti gli effetti che sa promuoversi, relazionarsi alle persone in maniera corretta ed efficace, che vive una dimensione artistica ed una più razionale legata alla gestione economica e fiscale del lavoro. Un disegnatore freelance è una persona che ha ben chiaro il concetto di mercato e quindi disegna per un target e non unicamente per se stesso. Disegna per lavorare e per venire pagato e non ci trova nulla di male, come un artigiano.   La bravura è anche una questione di "strumenti"? Gli strumenti della bravura non sono sempre prettamente materiali. Investire in materiali di qualità fa la differenza, ma allo stesso modo la fanno anche gli atteggiamenti verso questo lavoro e verso il disegno. Essere di mente aperta quando si tratta di idee e di materiali è la caratteristica che permette di aprire più porte.   Cos'è che ogni disegnatore, di professione e non, deve provare a disegnare almeno una volta? Stavo per risponderti un elenco di soggetti. Ma sai qual è il fatto? Un disegnatore deve provare a disegnare tutto e specialmente ciò che esce dalla sua cosiddetta zona di comfort. Io dopo un po’ mi annoio di quei fumettisti o illustratori che disegnano sempre gli stessi soggetti. Vista una tavola, viste tutte. C’è un intero vocabolario visivo che aspetta di essere sfogliato ed è molto divertente affrontarlo anche se più impegnativo. Alla fin fine, le volte che mi hanno commissionato disegni con soggetti inusuali sono quelle in cui mi sono divertita di più nonostante la fatica, pur mantenendo il mio stile. È stata una grande sfida, molto arricchente. Durante il nostro workshop “Il sogno e il mestiere” la mia amica e collega Ilaria Urbinati mi fece notare una cosa a cui non avevo mai pensato. I primi anni in cui si ricerca uno stile, disse, di solito si disegnano persone giovani e carine, graziose e senza difetti. Col tempo ti annoi e inizi a disegnarle diverse e particolari. Poi spiccatamente bruttine o vecchie: vuoi disegnare tutto e tutti e lo trovo meraviglioso. Il mio consiglio è: disegnate animali di tutti i tipi anche oltre ai gatti e ai cagnetti. Disegnate persone con tratti pronunciati e vari, macchinari, alimenti, veicoli, piante. Arricchite più che potete il vostro mondo disegnato.   Cosa serve oggi ai disegnatori? Perché creare un blog? Quante cose servono! È ciò che lo rende difficile. Servono una buona istruzione, buoni materiali, un minimo investimento di risorse economiche e personali, serve del tempo per capire e crescere ed avanzare nella propria carriera. E poi serve un luogo dove far conoscere i propri lavori. Disegnare 24 ore al giorno per poi tenere tutto nel cassetto non ha senso. Se non sei su internet non esisti, mi hanno detto, ed è vero. Quindi per questo servono un sito ben fatto ed eventualmente un blog. Un blog è uno spazio particolare: può rivestire la funzione di sala degli esperimenti. Sul sito si pubblicano immagini ufficiali da portfolio ma sul blog si può avere lo spazio per raccontarsi, per postare delle tavole di ricerca, per mettersi alla prova. È la stanza dei giochi; questo per quanto riguarda un blog da illustratori o fumettisti. Un altro discorso è il blog che nasce con uno scopo legato alla divulgazione com’è "Roba da Disegnatori". Un blog di divulgazione non lo si apre per parlare di sè; in tal caso a raccontare di noi sono le nostre passioni, i nostri gusti, i nostri interessi. Ad un certo punto senti questo bisogno di condividere e parlare di ciò che ami a ruota libera, perché leggere altri siti e blog (ma anche magazine e libri naturalmente!) non ti basta più; se senti di avere qualcosa da dire, che può servire su più fronti ad altre persone, se sei pronto a rivelare un po' di te stesso ma non per vanità, è il caso di aprire il blog. Perchè se lo apri per gli altri, i lettori, anche i più sbadati, lo percepiscono. Io stessa leggo molti blog, ma pochi li trovo degni di essere seguiti con costanza: devono essere sinceri e, anche quando fanno informazione, avere sempre un tocco personale, il calore di una comunicazione fra persone. Altrimenti, se voglio sapere delle cose, mi basta navigare Wikipedia.   Cosa serve a tutti gli altri? A tutti, disegnatori e non, serve la curiosità. Credo che per non invecchiare bisognerebbe imparare di continuo, esplorare e sperimentare. Per questo partecipo spesso a dei corsi; oltre a tenermi aggiornata riesco a percepire la curiosità verso la vita e verso la visione delle cose da parte di altri artisti e professionisti. È qualcosa di prezioso. Il giorno che smetti di imparare ed interessarti a ciò che ti sta attorno è quello in cui sei diventato vecchio. Inizi a morire. L’universo è una fonte infinita di cose da studiare e conoscere, è meraviglioso.   Quello di ogni disegnatore è un mondo a sè, giustificato da regole personali, ma esiste secondo te un artista NON bravo? Credo che se per alcuni versi esistono delle regole personali, ne esistono anche di oggettive; in fondo un disegnatore, che sia più concreto o più sognatore, vive nel mondo delle persone comuni. Non solo, ma le regole vanno conosciute per poterle stravolgere. Pensiamo solo all’anatomia: alcuni aspiranti disegnatori per bambini credono che il corpo sia deformabile a piacimento nel caso del disegno destinato al target infantile. Non c’è cosa più falsa: ci sono proporzioni e funzionamenti che devono collegarsi al mondo reale, essere credibili per costituire un buon disegno. Non si scappa: ci sono regole oggettive, poi sulla base di queste si crea il proprio vocabolario dell’immaginario. L’artista non bravo fa una serie di cose, tra cui queste 10: 1) Si crede un artista nel senso peggiore del termine; giustifica inoltre ogni errore nel disegno o nel comportamento con il fatto di essere un artista (e quindi incompreso). 2) Cerca di essere originale ad ogni costo, mentre se fosse onesto saprebbe che l’Arte è un continuo riciclo creativo (dopo migliaia di sculture, affreschi e quadri come potrebbe essere diversamente?) 3) Ignora la Storia dell’Arte, crede che sia passata, morta e sepolta. 4) Non si interessa altro che di disegno. Che noia! Il disegno si nutre di tante cose diverse: si nutre della vita stessa. 5) Si perde in questioni che non dovrebbero riguardarlo: alimenta conflitti con altri artisti per dimostrare di essere migliore, passa più tempo a vendere la propria immagine che non le proprie immagini, dà più importanza agli eventi che non al lavoro vero e proprio. 6) Crede di sapere tutto e quindi non si aggiorna, non chiede niente a nessuno, non ammette di non sapere, non studia più. 7) Passa il tempo a parlare di ciò che disegna, senza accorgersi che ci sono altre persone brave che disegnano e potrebbero ispirarlo. 8) Passa il tempo a guardare quello che fanno gli altri e non si occupa di disegnare qualcosa di suo. 9) Plagia altre persone per vendere o promuoversi; non ha amor proprio. 10) Invidia gli altri, ma è incapace di avere abbastanza iniziativa per migliorarsi e fare come loro o anche, perché no, meglio di loro. Esistono disegnatori bravi e disegnatori non bravi, su più fronti. Perché siamo persone prima di tutto e a volte nemmeno molto particolari a dirla tutta.   Un'ultima domanda: perchè il bassotto? Ho scelto il bassotto per il marchio di Roba da Disegnatori perché è un cane particolare: è piccoletto e ha l’aria simpatica, a tratti raffinata, ma questo non gli impedisce di avere una forte personalità. Non si fa problemi ad esprimere il suo punto di vista anche verso cani molto più grossi di lui, è fiero ed ostinato. Insomma, è un tipo tutto pepe! Gli piace stare sul divano, ma a tratti è avventuroso: è un cane molto energico e soprattutto indipendente. Questa caratteristica chiave è la qualità che più mi interessa che il blog di RDD abbia.
Nuovi nati estivi! (VIDEO)
Luglio 01
Quando il pigliamosche torna in Europa, inizia una nuova estate. Il nome che si è guadagnato per le sue abitudini alimentari testimonia infatti come questo passeriforme prosperi proprio nella stagione calda, durante la quale abbondano gli insetti volanti di cui si nutre.   E’ un assiduo frequentatore di parchi urbani e giardini, facilmente riconoscibile per la sua caratteristica manovra di volo, che esegue virando a gomito e ritornando sul medesimo posatoio donde s’è lanciato (un ramo, un muro o un palo). Come mostrano le foto, il pigliamosche nidifica facilmente sugli edifici, spesso a ridosso di un muro, costruendo il nido con rametti ed erba uniti con fili di ragnatela, e successivamente rivestiti con crini e piume. Questo passeriforme ha inoltre la peculiarità di riuscire a discernere le proprie uova da quelle di un’altra specie; tale prerogativa che può sembrare ovvia, rappresenta tuttavia un’ utile e particolare strategia preventiva contro le specie di uccelli parassitari dei nidi altrui, come il cuculo. Per quanto il nido che ho trovato fosse ben nascosto sopra un tratto di marmo, tra due file verticali di finestre, e anche l’altezza (benché ad un primo piano) non fosse indifferente, la sua posizione mi ha permesso di “zoommare” a debita distanza, comodamente seduto sul muretto dell’opposto marciapiede;   senza dunque rischiare di disturbare “mamma” e “papà” pigliamosche, nel loro continuo viavai di nutrizione.      In ogni fotogramma i piccoli appaiono nelle più bizzarre posizioni, a riprova di quanto fossero vispi; i nidiacei sono inoltre piuttosto precoci a lasciare il nido, ed entrambi i genitori continuano a nutrirli per circa una ventina di giorni.     Ma la gradita sorpresa mi fu fatta il giorno successivo quando, tornato sul posto per fotografare qualcos’altro, il pigliamosche si “impose” nuovamente per un breve e intenso “bis”. Il sole era sul punto di tramontare, la giornata volgeva al termine ed io non avevo fotografato nulla; ormai rassegnato, optai per una pausa appoggiandomi al muretto. Sarà stato forse allora che devo aver “mosso a compassione” uno dei nidiacei, che fino al giorno prima avevo fotografato sul suo nido, e in quel momento mi accorsi che invece era seduto li con me sul muretto … a pochi metri di distanza. La stanchezza divenne fremito, ma rimasi ugualmente muto e quanto più immobile potessi; a quella distanza non potevo esimermi dal tentare una foto, ma dopo diversi scatti lui era ancora li, che pigolava tranquillo.   Le foto eran fatte, ma lui non sembrava aver fretta, e allora, perché non tentare un filmato? Parte il video, ma per un attimo sembro riprendere in diretta una scossa sismica, poi realizzo che Il muretto è di certo più fermo della mia mano. Dopo circa un minuto il piccolo vola nei cespugli al mio fianco, ma non passano 20 secondi che ritorna a farmi palpitare più di prima, posandosi stavolta a pochi centimetri da me! Tanto vicino che devo ritrarre lo zoom precedentemente impostato. E’ inutile descrivere l’ emozione che quel piccolo batuffolo di piume mi ha regalato; vi dirò soltanto che la sensazione di non essere “temuto” è stata impagabile.   Colgo l’occasione per rammentare a voi tutti, cari lettori, che questo è solo uno delle migliaia di nidiacei che ogni anno, presto o tardi abbandonano il nido, e al di fuori di esso la maggior parte di loro continua ad essere assistita, nutrita, nonché istruita dai propri genitori nel procurarsi il cibo. Raccomando pertanto, qualora vi imbatteste in un nidiaceo dal volo ancora incerto, di non raccoglierlo. Vi lascio alla visione del video, porgendovi le mie scuse anticipate, qualora vi procuri un lieve “mal di mare”.
Diario di una "Tffina" disperata [IV^ puntata]
Giugno 30
Salve a tutti! Sono tornata come promesso, pronta per raccontarvi l'ultimo esilarante mese che ho vissuto nei panni di tieffina disperata. Un mese fa ero triste e depressa, ora sono solo depressa. Ebbene sì. Gli ultimi trenta giorni della mia vita li paragono ad una montagna infinita da scalare che ad ogni traguardo, ad ogni vetta raggiunta come per magia, miracolosamente, si proietta con altri metri verso l'alto ed io, stremata e senza forze, annaspo e affanno per salire quanto più possibile.Mi meraviglio che io sia ancora viva e che sia capace di intendere e volere nel narrarvi ciò che ho fatto nel mese di maggio, o siamo a giugno? In questo momento non sono capace di rispondere. All'inizio di giugno, il mio gruppo della 043/050 ha iniziato il corso di area disciplinare di storia della lingua di ben trenta ore. E sapete una cosa? Per tre settimane i nostri pomeriggi sono stati riempiti con tutto ciò che concerne la grammatica italiana e vi assicuro che nel tragitto percorso per tornare a casa ci siamo ritrovati a fare l'analisi grammaticale di ogni scritta che si offriva alla nostra vista. Una volta ho analizzato addirittura l'annuncio del ritardo dei treni in metropolitana. Assurdo.Ma il pezzo forte viene ora: le CENTOSEDICI ore di tirocinio indiretto. Vi posso solo dire una parola: sequestro. Io e tutti i colleghi di tfa-o forse sarebbe il caso di dire di cella-siamo stati praticamente sequestrati dall'Università Federico II che, per permetterci di concludere il nostro percorso nei tempi necessari affinchè sia reputata valida la nostra abilitazione, ci ha tenuti rinchiusi nelle aule di giurisprudenza fino a dieci ore al giorno. Sono seria, ve lo giuro. Avendo concluso il tirocinio diretto nelle scuole la mattina, le nostre tutor hanno dovuto ottimizzare i tempi. E quale modo migliore se non calendarizzare lezioni che prevedevano tali orari: 8-13/14-19? Giorni interi trascorsi in questa aula di giurisprudenza senza finestre -ma cosa ci trovano di bello nell'illuminazione artificiale, gli avvocati?- e con condizionatori accesi a palla, in balìa di mal di testa e attacchi di nervosismo. Senza più una vita sociale-lo ammetto, alle nove e trenta solitamente sono a letto-abbiamo salutato l'arrivo dell'estate in facoltà, tra un caffè e l'altro, ed un altro ancora e ancora un altro-con la speranza di nascondere il sonno che, ahimè, le occhiaie ormai evidenti non riescono comunque a celare. Voi pensate forse che il dramma sia tutto qui? E vi sbagliate, cari miei. Siamo pur sempre nell'ambiente universitario e voi sapete bene cosa si fa in questa struttura: gli esami!! Già, perchè oltre ai corsi che ci costringono a stare tutta la giornata fuori casa, noi, futuri professori, laureati, specializzati, esaminati TRE volte prima di accedere al Tfa, abbiamo dovuto sostenere altri sei esami a conclusione di tutti i corsi frequentati in questi tre mesi. Sei esami. Non possiamo paragonarli a quelli universitari, certo. L'impegno è stato minore e la flessibilità dei docenti maggiore, ma sfido chiunque a presentarsi il giorno dell'esame senza aver nemmeno letto i testi. Letto, questo è il participio corretto. Non ci sono stati nè il tempo nè la concentrazione necessari per studiare come eravamo soliti fare negli anni belli della giovinezza. Quest'ultimo mese ha avuto un solo infinito: CORRERE, CORRERE, CORREREEEE!Purtroppo o per fortuna, gli esami sono finiti, ma non è tutto; ora ci aspettano: tesina finale ed esame di stato. Ad oggi, sappiamo solo che inizieranno il 21 luglio. Ci sono ancora molte perplessità su ciò che dovremo fare e scrivere in questa relazione ultima, ma una cosa è sicura: tra un mese si ritorna a VIVERE!
Insolite passeggiate napoletane
Giugno 30
A causa della nostra vita frenetica attraversiamo piazze, incrociamo strade di cui spesso non conosciamo né la storia né a volte, addirittura, il nome. Questo è proprio il caso dell’ignoto e senza fama: "Villaggio  Due Porte alla Salute". Ecco, probabilmente la maggior parte dei lettori napoletani non associa questo nome a nessun luogo, per cui mi spiego meglio. Ci troviamo nel quartiere Arenella  e precisamente alla "Salita Due Porte alla Salute", una salita ripidissima, che inizia a Via Giacinto Gigante e termina a Via Bernardo Cavallino(nelle immediate vicinanze di un’edicola). Molti di voi l’avranno percorsa per evitare il traffico che  spesso esaspera quella zona nelle ore di punta ed altri per raggiungere il complesso ricreativo "Neapolis Sporting Club", ma di sicuro pochissimi saranno a conoscenza che nel ‘500 codesta via era l’anima di un bellissimo borgo. Torniamo indietro nel tempo. Agli inizi del ‘600 , quando si parlava ancora di “Campania felix”, nella zona collinare di Napoli iniziavano a sorgere le prime ville in cui le famiglie più nobili decidevano di trascorrere la bella stagione per godere di un’aria più fresca e salubre. I due fratelli Della Porta, due dei quattro fratelli filosofi, si trasferirono proprio nel "nostro" borgo per godere dell’aria migliore di Napoli. Secondo alcuni il nome proviene da quello dei due fratelli “Della Porta”, appunto; altri sostengono che derivi dalla presenza, nella piazzetta principale, di due porte (ancora oggi presenti come si può osservare nella foto). Si tratta di un luogo lontano dal caos cittadino, da cui si può osservare un magnifico panorama, a dispetto dei numerosi scorci di Napoli che negli anni sono stati completamente oscurati dal cemento e dalla logica dell’edilizia selvaggia. Percorrendo la salita si incrocia la chiesa di Santa Maria della Grazie, situata in una piccola piazzetta che conduce in due stradine, una a destra e una sinistra, rispettivamente Via Molo ed Via Arco San Domenico. Con l’eccessivo sviluppo edilizio degli anni ‘60 e la costruzione "endemica" di palazzi  in luoghi a dir poco sospetti, molte delle case più antiche sono andate demolite purtroppo per cui non ci resta che immaginarle e possiamo farlo con le parole di Gabriele Fasano, scrittore napoletano del ‘700. Infatti in una lettera destinata ad un amico, lo scrittore scrive: “In una casa amena, vistosa, di buona aria e abitata intorno dalle fate”. Le fate per il Fasano erano le lavandaie che, nelle loro attività quotidiane, davano vita e calore al villaggio.  antichità e oggi mal illuminato, abbandonato e di sicuro non l'ideale per fare una passeggiata in tranquillità (soprattutto di sera!), insomma attenzione delle Istituzioni per la sua riqualificazione. Ma allo stesso tempo un’ incantevole scoperta e l’ennesima gioia per gli appassionati di storia e soprattutto per tutti quelli che amano Napoli e che ancora credono possa tornare ai fasti del tempo che fu.
MyTopTweet112
Giugno 30
Questa settimana è stato davvero facilissimo scegliere il tema per la nuova classifica. Una marea di arcobaleni ha invaso tutti i social network per celebrare la sentenza del Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha stabilito che il matrimonio gay è un diritto sancito dalla Costituzione. Prima di questa pronuncia la "questione" era gestita singolarmente da ogni Stato; in 36 di questi il matrimonio tra persone dello stesso sesso era già stato legalizzato, ora invece le nozze sono riconosciute come valide su tutto il territorio statunitense. Per celebrare questa rivoluzione è stato lanciato l’hashtag  #LoveWins, che ha dominato le tendenze mondiali di questi giorni. Non ho intenzione di fare un articolo pieno di retorica su questo tema. Sono una di quelle persone  che ha gioito a tale notizia ma  lo spirito della mia rubrica è satirico, quindi ho deciso di pubblicare le immagini più divertenti postate dagli utenti su Twitter e farvi divertire come al solito… #LoveWins: Ornella capecchi : Perché lei, non ci sono dubbi, è la più "queen" di tutte #LoveWins #EqualityForAll MahirAcemi: Ahahahasta la vista #LoveWins Gay.it : Oggi così. #Buongiorno #LoveWins Maurizio Kostanzo: Anche in versione arcobaleno io e Queen Mary siamo bellissimi.#LoveWins Karina Estrada ❤:hahaahahhahahahahahaque triste! #Quedadas #LoveWins Gian : Oggi entrando su FB e Twitter. #lovewins Mangino Brioches : Certuni restano sempre e comunque in bianco e nero. #LoveWins Arsenale Kotiomkin: Anche i leghisti più duri festeggiano #LoveWins Luigi Scorca: Metti questa oggi @marioadinolfi #LoveWins Alberto Belli: mi sto sentendo male#LoveWins   Alla prossima!!
Genius Loci. Il teatro si fa strada
Giugno 26
Vi è mai capitato di passeggiare per strada e trovare il teatro "ai vostri piedi"? Attenzione...non di trovarvi ai piedi di un teatro, no. Passeggiando distrattamente vedete una ragazza accasciarsi in terra.Vi fermate, preoccupati, la aiutate ad alzarsi e subito un secondo ragazzo poco più avanti sembra cadere svenuto, e una terza, e un quarto, e di nuovo la ragazza che sorreggevate pesantemente torna giù. La folla intorno si avvicina, preoccupata e curiosa e in breve P.zza San Domenico Maggiore è palcoscenico per un'epidemia, un'epidemia di teatro! Velocemente tutti si rialzano, burattini nelle mani di altri attori, per essere spostati, sollevati al cielo, abbandonati in terra, fino a che da tre vecchi scatoloni sbucano a grappoli palloncini verdi ed ogni teatrante può rimanere in piedi, sostenuto dall'aria, e con loro i curiosi visitatori. Quando la nuvola di palloncini viene lasciata andare tra i vicoli verso il cielo il flash mob è concluso. "Genius Loci. Il teatro si fa strada", a cura del coreografo Antonello Tudisco con la musica dal vivo di Davide Chimenti ed è un'idea inserita nell'ambito delle iniziative proposte all'Assessorato ai Giovani, per Giugno Giovani e anticipa una serie di appuntamenti organizzati dall'associazione Trerrote per la messa in scena di "Cosa sognano le nuvole" - spettacolo teatrale adattato e diretto da Nicola Laieta con i ragazzi del corso teatrale "In Altri Tempi e Luoghi". Lo spettacolo, che vuol essere un omaggio a Pier Paolo Pasolini, si terrà in 3 date e in 3 luoghi diversi: Venerdì 26 Giugno ore 21 Nest – via Bernardino Maritano n. 17 San Giovanni a Teduccio (ex scuola Giotto/Monti) Domenica 28 Giugno ore 19 Le Scalze – Salita Pontecorvo n. 65 Lunedì 29 Giugno ore 20:30 Centro Asterix – via Domenico Atripaldi n. 51 San Giovanni a Teduccio Fatevi contagiare!
MGW per LadyO. Al Vomero un nuovo sportello anti violenza.
Giugno 26
Mani. Mani di donne, giovani ed anziane, mani che lavorano, che rassettano, che stringono dolcemente la manina di un bambino. Si tratta di alcuni frammenti del corto di Antonella Padulano-artista napoletana poliedrica alla prima prova di regia-dal titolo “Le mani di noi tutte”, che apre la conferenza di inaugurazione dello Sportello Antiviolenza, il primo della Municipalità Vomero-Arenella. Lo “Spazio Ascolto Donna” è stato inaugurato lo scorso sabato 13 giugno presso la sala Paolo VI della Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani (tra le più grandi d’Italia) nel contesto del Consultorio Familiare (SMC Onlus) che già da anni opera su un territorio ad elevatissima densità di popolazione come quello della V^ Municipalità, sinora ancora sprovvisto di un punto di riferimento per le donne vittime di violenza. Lo sportello è il concretizzarsi del lavoro, del senso sociale, della sensibilità e della comunione di intenti delle dottoresse Adelaide Mazzocchi e Sabrina Garofalo, psicologhe e rispettivamente Presidente e Vice Presidente dell’SMC Onlus.   “Sono orgogliosa della donna che sono”, “Tutte le donne sono belle”: frasi semplici ma allo stesso tempo ricche di significato. Sono quelle che appaiono nel video che introduce la conferenza, svoltasi alla presenza di un discreto pubblico sia femminile che maschile, a sottolineare l’importanza del tema, che interessa trasversalmente la popolazione, indipendentemente dal sesso e-importante sottolinearlo-dall’orientamento sessuale. Frasi forse scontate per tutte le donne che vivono la loro vita nella consapevolezza della loro forza, della loro ricchezza sociale ed affettiva, che hanno imparato a rispettarsi e ad amarsi, che intessono relazioni sentimentali sane e costruiscono con lo studio o con il lavoro la loro autonomia. Frasi che allo stesso tempo rappresentano quasi un miraggio per tutte le donne vittime di violenza, donne ripiegate su se stesse a leccarsi inevitabilmente le ferite procurate loro da uomini che con il corpo, le parole, il controllo, il possesso, la subordinazione economica, le minacce, trasformano la loro vita in un incubo da cui sembra non esserci via d’uscita. Eppure le competenze professionali di altre donne, donne pronte a tendere la mano del tutto gratuitamente, rappresentano le armi per restituire a queste donne, spesso del tutto isolate da un contesto familiare e sociale, innanzitutto la speranza di emanciparsi da una condizione di violenza, nonché una possibilità concreta di ascolto, di aiuto, di cambiamento, con l’obiettivo finale del riappropriarsi di quella dignità di essere umano che è stata loro strappata. La Dott.ssa Mazzocchi sottolinea come in questi anni di attività presso il Consultorio Familiare siano state tante le richieste di aiuto da parte delle donne, alle quali spesso non era possibile fornire un aiuto mirato, dovendo spesso delegare a terzi la gestione di situazioni delicate. In molti casi, le donne e le loro storie diventavano fantasmi, non si avevano più notizie rispetto all’ eventuale percorso di “liberazione”. Donne accolte ed ascoltate, quindi, di cui purtroppo non si sapeva più nulla. Riconoscere la necessità di una struttura adeguata e di specifiche competenze professionali è stato il primo passo per dare vita allo Sportello Anti Violenza, che beneficerà dell’attività specialistica della dottoressa Simona Di Matola, psicologa e della dottoressa Rosanna Armone, avvocato civilista. Di grande valore umano e professionale i loro interventi. Simona Di Matola ha fatto un vero e proprio excursus sul tema della violenza, presentando la storia di una donna; è stato così possibile far luce sui molteplici volti della violenza stessa, che può essere contemporaneamente e drammaticamente fisica, sessuale, psicologica, economica. Di fronte ad un esempio reale e concreto di una donna che ha subito continui abusi fino a diventare completamente dipendente e sottomessa al suo carnefice, nessun’altra informazione o dato statistico può chiarire la gravità del problema che, con aspetti sicuramente differenti, interessa tutti, indipendentemente da razza, stato sociale, potere economico, località geografica, credo religioso. Sicuramente nel nostro paese il dato chiaro e allo stesso tempo sconcertante è che la stragrande maggioranza delle violenze sia perpetrata nell’ambiente familiare, da fidanzati, compagni, mariti, il che spiega il motivo per cui una donna vittima di violenza rimanga molto spesso invischiata in una ragnatela che è stata costruita intorno a lei in maniera subdola, liberarsi dalla quale è pressoché impossibile in assenza di un sostegno ben articolato. E la ragnatela è tanto più fitta quando, accanto alle donne, vittime indirette di violenza sono i bambini, che si trovano ad assistere a litigi, fisici e verbali, a cui in molti casi prendono parte in difesa della madre, o “semplicemente” vivere in un contesto familiare in cui la violenza, anche se non vista o sentita, è percepita chiaramente, segnandoli di ferite che porteranno per la vita e che ne condizioneranno inevitabilmente lo sviluppo e la personalità. Sugli importantissimi e spesso misconosciuti aspetti legali interviene l’avvocato Rosanna Armone, che pone l’attenzione proprio sulla complessità ma anche sulle possibilità legali di gestione delle situazioni di violenza in cui, accanto ad una donna, vittime non meno trascurabili sono i bambini.   Nel corso dell’inaugurazione dello sportello anti violenza sono intervenuti anche il professore Fortunato Danise, Presidente del Club UNESCO Napoli, l’avvocato penalista Stella Arena, Presidente dell’Associazione Garibaldi 101, il dottor Annibale Falco, Segretario generale provinciale SIAP Napoli e il dottor Antonio Sannino, Presidente della Cosulta Pari Opportunità. Hanno inoltre esposto le loro opere Loretta Bartoli, Stefania Colizzi, Davide Esposito, Serena Lobosco e Antonella Padulano, mentre Marianna Matacena ha letto un toccante brano tratto dal film “Mary per sempre”. Diverse realtà, quindi, che si spendono ed interagiscono sinergicamente per contrastare un fenomeno di enorme impatto sociale, spesso ancora percepito e vissuto come un tabù, come qualcosa da nascondere. L’obiettivo comune, che si realizza attraverso lo Spazio Ascolto Donna, è quindi dar vita ad una struttura integrata nel territorio che sappia prendersi cura a 360 gradi di tutte le donne che subiscono atti di violenza, affinché esse imparino a dire “NO” a chi sottrae loro libertà e dignità, fondamenti della vita di ogni essere umano.   Lo sportello “Spazio Ascolto Donna” sarà attivo nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17:00 alle ore 19:00 in via Mariano Semmola 10 (tel. 0815461952).
"Il Giardino delle Parole"...
Giugno 24
Makoto Shinkai è un nome che a molte persone non dice nulla. È un giapponese molto affermato ed è stato definito da alcuni critici il successore del maestro Miyazaki; Io preferisco definirlo come un'eccellenza Made in Japan, che si sta facendo conoscere ed acclamare anche in Occidente. Si tratta un artista poliedrico: animatore, regista, sceneggiatore, si occupa anche del montaggio e dell'adattamento in forma fumettistica La Star Comics la settimana scorsa ha pubblicato il manga della sua ultima opera cinematografica Il Giardino delle Parole. Solo dopo la proiezione del film nelle sale è stato pubblicato il manga, un po' insolito, ma non raro, perché generalmente i giapponesi tendono a leggere prima il fumetto e poi vedono il film, a differenza nostra che vediamo prima il film e poi, casomai, leggiamo il libro da cui è tratto (fortunatamente questa regola non vale per tutti!). Il protagonista maschile della storia si chiama Takao, un ragazzo di quindici anni, un adolescente, un liceale sveglio, con una passione particolare: realizzare scarpe. La vita scolastica lo annoia, di conseguenza tende ad isolarsi dai suoi compagni di classe, almeno non dobbiamo assistere a scene di bullismo. La sua passione e dedizione per le calzature non è vista in malo modo da quei pochi compagni che ne sono a conoscenza, in realtà non se ne curano affatto.   La protagonista femminile è una giovane donna di nome Yukari. È più grande di età rispetto a Takao ed è una "Hikikomori", ovvero una persona vulnerabile, debole, che si è isolata dal mondo e si sente rifiutata da esso per alcuni motivi, che si scopriranno leggendo il fumetto (o vedendo il film). I due personaggi si incontrano per caso in un parco, una cornice bellissima, disegnata talmente bene che sembra una fotografia. Iniziano a parlarsi senza dirsi nemmeno i propri nomi. Imparano a conoscere un pezzettino delle proprie anime e poco a poco l'uno diventa la medicina dell'altra. È una storia breve e toccante, ambientata in una Tokyo caotica, ricca di frastuoni a cui si contrappone la tranquillità di quel piccolo gazebo, immerso nel parco. Un luogo che sembra sospeso sul filo tra la realtà ed la fantasia, un posto romantico in cui non può accedere nessun'altro.  
Inaugurata la Biblioteca in onore di Annalisa Durante. Un passo verso il cambiamento.
Giugno 23
Napoli. Forcella. 22 giugno 2015, un giorno di luce, un giorno diverso. È stata inaugurata la biblioteca “A Porte Aperte" in onore di Annalisa Durante, vittima della camorra. L'idea è nata da suo padre, Giovanni Durante. La cerimonia di inaugurazione è stata ricca di interventi e di positività, quella positività che fa bene al cuore e all’anima. Le prime parole le ha pronunciate l'Assessore alla Cultura, Nino Daniele, che ha tenuto a ricordarel’importantissimo blitz a Forcella della Polizia di Stato dello scorso 9 giugno, che ha portato all’arresto di ben 60 persone, la maggior parte giovanissimi, affiliati alla camorra. È importante valorizzare questo aspetto per mettere ancora più in luce le attività e i progetti culturali che sono in atto in un quartiere così difficile e che mano a mano sono stati presentati nel corso dell'inaugurazione. Si è partiti dal progetto teatrale portato avanti con amore e passione  da Marina Rippa, “Femminile plurale”. Nel 2008 è nata un'associazione che ha coinvolto le donne di Forcella e che, come suo primo scopo, ha quello di favorire la cultura della differenza attraverso l’idea dello stare in scena, ideando eventi culturali e teatrali. Di stessa matrice è l’idea di Giovanni Durante, che ha trasformato il suo dolore in un “bookcrossing”. Una biblioteca aperta a tutti e pronta a salvare tanti e tanti ragazzi. Come? Con la cultura, con i  libri. Libri di vario genere, catalogati. L’invito è aperto a chiunque voglia portare dei libri che non usa più e che vuole donare (ad eccezione di enciclopedie e libri scolastici). Un sistema che si contrappone ad un altro sistema. La cultura contro la criminalità. E come dice Benigni “Giovanni è stato capace di mettere il miele dove c’è la morte”. Stessa idea, in un’altra regione. Paola Bisconti da Lecce è intervenuta raccontando il progetto “LittleFreeLibrary”, consistente in un “ take a book – return a book”: il libro come fonte di salvezza. Dopo è stata la volta dei ragazzi dell’associazione teatrale "Teatro Muricena”: Marianita Carfora e Raffaele Parisi hanno dato vita ad un momento bellissimo. Ci siamo fermati tutti ad ascoltare la lettura e l’interpretazione eseguita dai due ragazzi di alcune pagine di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino. Poi è intervenuto Geppino Fiorenza che con un sorriso e tanto calore presenta i ragazzi di Roma e Torino che hanno partecipato al campo estivo di Libera, tenutosi ad Ottaviano. Fiorenza ha sottolineato quanto la “Fondazione Polis” sia stata di aiuto alla creazione di questo spazio di formazione e  ha quindi ringraziato Paolo Miggiano, autore di “Ali spezzate”, libro dedicato ad Annalisa che, a pochi mesi dalla pubblicazione, ha già riscosso molto successo. Abbiamo poi ascoltato Francesco Paolo Oreste, poliziotto e scrittore. Le sue parole sono state chiare e forti, impossibile dimenticarle. Si leggeva nei suoi occhi la forza di chi vuole lottare contro gli stereotipi, di chi ama il proprio lavoro, di chi ha visto tante storie  di ragazzi nati in quartieri "sbagliati" e circondati da persone sbagliate, di chi ha visto la legge correre su un binario diverso da quello della giustizia. Riflessione su cui è incentrato il suo romanzo "Dieci storie sbagliate più una" (solo uno dei suoi numerosi libri). Francesco ha voluto scrivere per far conoscere le storie che molti etichettano ma a volte ignorano. Un ragazzo del Sud che sostiene che non basta avere senso del dovere, ma ci vuole anche un po’ di coraggio, un po' di passione, quel qualcosa in più che faccia la differenza. L’intervento finale è di Alessandra Clemente, Assessore Comunale alle Politiche Giovanili, Innovazione e Creatività. Brillante e appassionante, come sempre. Un grido alla speranza, all’agire, al camminare tutti insieme. Una città diversa, una città con 250 associazioni giovanili e con un profondo senso civico (credeteci!) che contrasta l’altra parte della città, quella distratta, statica, quella che “non vive”. Alessandra ci ha ricordato che essere un Comune vuol dire affrontare tutti insieme i problemi, vuol dire contare ognuno sull’altro, vuol dire dare spazio ai giovani, dare vita ai sogni di tanti ragazzi, dare vita ai sogni di Annalisa. La cerimonia si è conclusa con un buffet con i vini di Libera ed altri prodotti e  con “Nuje Vulimme ‘Na Speranza”, cantata in persona da Lucariello. Un piccolo mattone è stato posato. È un tassello in più nel progetto di cambiamento della nostra città, un punto di ritrovo pronto ad accogliere e a dare una svolta nella vita di molti ragazzi, di molte famiglie. Insieme possiamo farcela, dobbiamo farcela. Per noi e per Annalisa.    
#MyTopTweet111
Giugno 23
Questa settimana in Italia si sono svolti due eventi importantissimi, due manifestazioni che ci fanno apprezzare ancora di più il paese in cui viviamo e che ci riempiono d’orgoglio. Sto parlando ovviamente del Family Day e del raduno della Lega a Pontida! Scegliere a quale dei due dedicare la rubrica è stato difficilissimo, entrambi gli eventi si fanno portatori di un messaggio profondo ma alla fine ha prevalso il mio amore per gli animali ed ho scelto Pontida. Che posso farci, ho un debole per le scimmie!                                          Quest’anno poi c’è stato il passaggio di testimone tra l’ormai ex leader Umberto RuttoLibero Bossi e la nuova guida del partito Matteo RuspaLiberaSalvini. Si è passati dalla canotta bianca alla felpa con scritta e scusate se è poco! Protagonista di questa edizione all’insegna del cambiamento è stata l’ormai famosissima ruspa: grande e gialla parcheggiata sul pratone leghista e stampata su magliette acquistabili nei migliori autogrill d’Italia. Insomma per quei pochi, pochissimi che si fossero persi la manifestazione, guardate la mia classifica e pentitevi!!   #Pontida2015TopTweet:   Arsenale Kotiomkin: SIAMO QUI PER VINCERE! Il programma di #Pontida15. Siateci Porfiria: Questi due possono adottare bambini. La legge lo consente. #Pontida15 Mangino Brioches: In effetti la secessione gli è riuscita. Si sono separati dalla razza umana. #Pontida15 Nonleggerlo: In esclusiva per voi, il futuro ministro alla Coesione territoriale. #Pontida15 Nonleggerlo: Nel frattempo, statisti a #Pontida15. Na mazza in culo: #Pontida15 MA QUESTI SO PROPRIO SCEMI Alessandro da Rold: Magliette a #Pontida15 Domenico De Marco: Il fallimento della teoria di Darwin #Pontida15 Pinuccio: #Pontida15 gli extra terrestri hanno segnato dove non atterrare Resistenzecreative: e questi sarebbero la razza perfetta…. Alla prossima!!!
Addio a Laura Antonelli, attrice dalla sensualità malinconica
Giugno 22
Parabole. Quelle della vita. Succede che a volte nella vita la parabola che si descrive, purtroppo, sia discendente. C'è chi lo chiama destino, chi pensa sia il frutto del caso, chi quello di scelte sbagliate. Io la chiamo vita. Vita sofferta, vita vissuta. Nel bene e nel male. Impossibile comprendere, quanto assurdo giudicare. Oggi se n'è andata all'età di 73 anni Laura Antonelli. Un infarto l'ha lasciata esanime nella sua casa vicino Roma. È morta sola. Solitudine: chissà quante volte avrà pensato a questa parola l'attrice. Chissà quante volte Laura Antonelli avrà maledetto quella sua condizione di solitudine estrema, quella "scelta" di vivere lontano dai riflettori, troppo scomodi ed invadenti, dal mondo, forse troppo complicato per lei o non abbastanza clemente, da se stessa, forse troppo fragile, troppo delusa. Una carriera di tutto rispetto, che l'ha vista protagonista in pellicole di registi del calibro di Dino Risi e Luchino Visconti e recitare al fianco-tra gli altri-di Jean Paul Belmondo, Giancarlo Giannini ed Alberto Sordi. Bellezza ammaliante dalla straordinaria sensualità, è stata una delle icone del cinema "erotico" italiano degli anni '70-'80 e sarà ricordata per sempre per aver interpretato il ruolo della cameriera che induceva pensieri peccaminosi in "Malizia", film del 1973. Eppure, dopo il grande successo, la grande sconfitta. Guai giudiziari per detenzione di cocaina, interventi di chirurgia plastica che hanno deturpato il suo viso, la sua arma vincente, forse la maschera dietro la quale riusciva a sentire quella forza che non avvertiva altrove. E infine il disastro economico e l'interdizione; era infatti sotto la tutela legale del Comune di Ladispoli. Era già stata fin troppo forte Laura che, insieme alla sua famiglia, aveva vissuto l'esperienza drammatica della fuga dall'Istria per trovare riparo e accoglienza in Italia. Una seconda fuga, molti anni dopo. La fuga dalla società e il vero e proprio isolamento nella sua dimora di Ladispoli, con pochissimi amici di cui fidarsi, tra cui Lino Banfi e Claudia Koll.   Era bello il suo volto, seducente di certo. Eppure il suo fascino era reso ancora più intrigante da quel velo di malinconia che le si scorgeva nello sguardo. Un velo che con gli anni è andato ispessendosi e che, chissà, forse le ha impedito di guardare con un pizzico in più di fiducia alla vita. Ma sono solo considerazioni di una donna come lei, che prova a immaginare quanto possa valere poco il successo e l'ammirazione quando qualcosa dentro si è spezzato per sempre, quando il sentirsi soli è dilaniante. Quanto sia l'amare e l'essere amati e non l'essere ricchi e famosi la vera ricchezza della vita e la possibilità di superarne i momenti critici. Chissà come ha vissuto Laura i suoi ultimi giorni, chissà se ha trovato un po' di quella pace che cercava nella preghiera, chissà se la sua malinconia è stata addolcita dai ricordi più belli della sua giovinezza. Oggi tutti parliamo di lei. Molti lo hanno fatto troppo spesso in passato procurandole ferite che l'hanno uccisa. Molti altri l'hanno ignorata ferendola allo stesso modo. Forse oggi in molti si sentono almeno un po' complici della sua morte.   Eri stupenda, Laura! Ti ricordiamo con alcune delle immagini che ritraggono la tua bellezza.        
Applausi al Fringe di Napoli per "Bambolina" di Gianni Spezzano
Giugno 22
Dal 3 al 28 giugno “va in scena” il Napoli Teatro Festival, appuntamento, oramai annuale, del giugno napoletano, che vede protagonista il Teatro nazionale ed internazionale. Ogni sera vengono proposte diverse rappresentazioni teatrali, di vario genere (dalla prosa al balletto, dai classici agli spettacoli di avanguardia) e in varie locations di Napoli, alcune molto suggestive, quali le sale e le piazze di Caste Sant’Elmo, la Mostra d’Oltremare, la Galleria Toledo, il Teatro Bellini, il Teatro Nuovo. La kermesse è inoltre arricchita da momenti di incontro con gli artisti, da letture recitate e serate musicali. Nell’ambito di tale manifestazione, nella sezione E45 Napoli Fringe Festival dedicata alle giovani compagnie, ha debuttato, mercoledì’ 17 e giovedì’ 18 giugno, nella sala Assoli, lo spettacolo Bambolina, con la regia e drammaturgia di Gianni Spezzano, prodotto da Cerbero Teatro. Bambolina mette in scena Napoli nelle sue più cupe caratteristiche: il degrado, morale e sociale e la violenza sono i veri protagonisti della rappresentazione. I personaggi maschili agiscono come marionette tese dai fili invisibili della disperazione, dell’abbandono e del degrado nel quale vivono quotidianamente; ingabbiati in ruoli ai quali sono destinati dalla nascita e per nascita; ruoli che non hanno mai scelto, perché, per chi vive in certi ambienti, non vi è scelta. Ciascuno di loro si arrabatta per campare, cercando di fuggire i fantasmi delle proprie esistenze: Genni (Adriano Pantaleo), aiutato dal fedele amico, spaccia droga per vivere; Lello (Mario Paradiso Jr), poliziotto corrotto e disonesto, abusa del potere che ha, per sottomettere ai propri fini chi gli è intorno, perfino gli amici. In un contesto del genere non c’è spazio per valori quali il rispetto, la fiducia e l’amicizia perché l’unica legge che vige è quella del più forte. E’ l’arte, napoletana, dell’arrangiarsi, nella sua accezione più negativa, ove chi vince va avanti e chi perde soccombe, ove ogni espediente è lecito e ove il fine, la sopravvivenza, giustifica ogni mezzo, cioè la violenza ed il sopruso. In questo ambiente così determinato da regole non scritte, da “regole di strada”, l’arrivo di Nicole (Cristel Checca), giovane ragazza di Latina di passaggio a Napoli, dolce ed ingenua, segna la rottura del miserabile equilibrio dei personaggi: non a caso Nicole è rappresentata da una non napoletana, estranea a tali dinamiche, proprio a sottolineare l’elemento di strappo che ella rappresenta o che almeno dovrebbe rappresentare. Ciò nonostante, l’amore tra Nicole ed il protagonista Genni, è comunque destinato a divenire un amore disperato, che non riesce a sfuggire alle “regole di strada”; anzi, saranno proprie queste a prevalere, anche sull’entusiasmo ed il sincero legame dei protagonisti. Prevale, in definitiva, Napoli, ad inghiottire ed inglobare tutto e tutti dentro sè, e la simbiosi tra la città partenopea ed i protagonisti permane, addirittura si accentua. E infatti solo quando sarà troppo tardi e il tragico epilogo sarà ormai compiuto, Nicole sognerà di tornare indietro e rifiutare l’invito di Genni che le chiedeva: “vieni a vivere a Napoli, rimani qua”. “No Genny, non rimango a Napoli, torno a casa”, vorrebbe aver risposto Nicole. Ma è troppo tardi. Lo spettacolo convince pienamente meritando i tanti applausi in sala; la rappresentazione riesce a tenere viva l’attenzione sulla storia e soprattutto sugli stati d’animo dei protagonisti che lo spettatore segue con pathos, quasi in ansia per le loro sorti, in un miscuglio di emozioni contrastanti quali comprensione, affetto, rabbia e pietà per dei personaggi ed una città tanto disperati.
I “Purity ball” dell’America e quella promessa solenne tra padre e figlia - LadyO per MGW
Giugno 22
Se qualcuno vi proponesse di organizzarvi una festa in cui per un giorno sareste la ‘sposa’ senza in realtà sposarvi veramente, voi cosa rispondereste? E se in cambio dell’abito bianco e del banchetto vi chiedessero di promettere a vostro padre di arrivare vergini al matrimonio? È dall’America più rurale, quella più legata alle tradizioni religiose che ci è permesso scoprire un rito particolare. I “Purity ball” [anche detti "balli della verginità", ndr] sono molto popolari nelle comunità cristiane degli Stati Uniti: padri e figlie che si uniscono in una cerimonia che potrebbe sembrare, a tutti gli effetti, un matrimonio. David Magnusson, fotografo svedese, ha seguito questa tradizione per cinque mesi attraversando gli stati del Colorado, dell' Arizona e della Louisiana. I Purity ball sono una cerimonia iniziata nel 1998 nella comunità evangelica di Colorado Springs ma ormai sono diffusi in 48 stati americani. Una sorta di matrimonio, si diceva, con tanto di promesse nuziali, banchetti e soprattutto giovani ragazze vestite di bianco che assicurano ai loro padri di arrivare vergini al matrimonio.“L’età media della bambine è di 12-13 anni, ma ci possono essere anche ragazze di 17 o 18 anni" – spiega Magnusson –. "Se la cerimonia viene fatta da bimbe di quattro anni, invece, alla figlia non è chiesta alcuna promessa in merito alla sua sessualità ma sarà il padre a impegnarsi per tutelare la castità della ragazza fino alle nozze”. Un legame solenne, quindi, tra padre e figlia, fatto per se stessi e per l’altro e sancito da un rituale che cerca, prima di tutto, di far (ri)scoprire il vero significato del rapporto familiare. Magnusson ha saputo dell'esistenza dei Purity ball leggendo un articolo: “Ero sotto shock e allo stesso tempo affascinato”. Da lì, l’idea di scoprire di più e studiare l’evento. “Immaginavo padri terribili e opprimenti. Ma è bastato studiare il fenomeno per capire che quelle famiglie stavano solo facendo quello che la tradizione gli indicava come la buona via”. Dai suoi cinque mesi in giro per gli States Magnusson ha estratto un progetto fotografico che esplora il rito ma non lo giudica, piuttosto cerca di capire e far capire la ragione che si nasconde dietro questo evento. Le immagini sono già state esposte a Helsinki, Los Angeles, Francia e Svizzera e ogni volta sortiscono reazioni diverse nel pubblico: “dalla costernazione al sentirsi provocati o incuriositi. Mi piacerebbe che il mio lavoro facesse nascere una riflessione sopra i valori di ogni società. Padri e figlie che partecipano ai Purity ball sono in qualche modo influenzati dalla realtà in cui vivono. In fondo noi tutti lo siamo, senza rendercene troppo conto”.        
Windows of the World: cosa racconteranno mai le finestre?
Giugno 21
Ognuno ha le proprio fisse, qualcosa a cui si è particolarmente legati che agli occhi degli altri spesso può risultare particolare se non strana. A maggior ragione se si tratta di artisti! Quanti, nella storia, ci hanno resi partecipi delle loro manie incuriosendoci particolarmente.    E’ quello che mi è capitato con il progetto fotografico di Andre Vicente Goncalves, fotografo di origini portoghesi, il quale dopo aver iniziato a studiare informatica all’Università di Évora e all’Università di Trento capisce che la sua vera passione, la sua vera "strada" è la fotografia riuscendosi a laureare proprio in Fotografia all’Università di Lusófona ed imparando una cosa importante: scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua (Confucio).   Durante i suoi viaggi, Goncalves si è concentrato su un “oggetto” in particolare: la finestra, quella “magica” apertura che consente l’entrata della luce all'interno di una struttura, abitazione o ufficio che sia. Non solo elemento di necessità, ma anche di design.     The Alps       Guimaraes     Con i suoi scatti, il fotografo, mostra quelli che sono gli elementi che contraddistinguono le finestre: lo sfondo che le contorna, il colore degli infissi, le forme delle ringhiere, il loro "arredamento". Ogni finestra presenta delle caratteristiche diverse tra loro, ma simili se si trovano nella stessa città. Una sorta di carta di identità “visiva” del posto dalla cui semplice osservazione possiamo provare a dedurre dove si trovano.    Provate ad osservare le fotografie e ad indivinare dove sono state realizzate semplicemente analizzando i singoli elementi! Noterete che è proprio così; quei determinati elementi si ripeteno in un determinato luogo.    Lisbon       Venice     Evora     “Sono sempre stato incuriosito dalle finestre, come struttura delle case, queste cambiano da regione a regione, così ho messo insieme migliaia di fotografie che avevo scattato in diverse città ed è nato Windows of the World” afferma Goncalves. Colori, forme, elementi che si ripetono in una magica composizione che lascia senza parole l’osservatore.   Burano     Ericeira     Porto     http://www.andrevicentegoncalves.com/
Il teatro in terrazza: da domani gli appuntamenti estivi del Nuovo Teatro Sanità all'Hotel Parker
Giugno 20
Il Teatro si può fare ovunque, soprattutto a Napoli. È teatro ciò che si vede in strada, nelle chiese e nelle stanze degli hotel - questo l'ha dimostrato anche il Nuovo Teatro Sanità - alle poste, sui balconi e... sulle terrazze. È con questo spirito che l'NTS inaugura domani sera il primo di ... appuntamenti con il teatro sulla terrazza dell'Hotel Parker. Orario aperitivo, 19, aria aperta, luogo meravigliosamente manie amico e... Teatro, cosa volete di più? Tutti gli appuntamenti sono fissati per il venerdì, tranne il primo che è di domenica. Il prezzo? Solo 15 euro. Per cui, andate a teatro, perché, citando il drammaturgo e critico francese Jacques Copeau: si può fare teatro ovunque, purché si trovi il luogo in cui viene a crearsi la condizione fondamentale per il teatro: deve esserci, cioè, qualcuno che ha individuato qualcosa da dire e deve esserci qualcuno che ha bisogno di starlo a sentire. Ecco il programma per esteso:
Vi racconto di un'iniziativa
Giugno 19
Dal 25 e 26 Aprile, con una scadenza settimanale, si raduna sul Lungomare di Napoli la Fiera del Libro. Ogni domenica, accompagnati da alcuni appuntamenti presso la Casina Pompeiana una serie di editori e librerie costituiscono dei piccoli punti vendita dove vengono promossi testi per bambini e per adulti di edizioni meno conosciute, titoli originali che raccontano Napoli attraverso gli occhi di scrittori contemporanei e non, nonchè titoli ben più classici. Un'esperienza unica e che davvero è finora mancata negli elenchi di appuntamenti che hanno coinvolto il Comune di Napoli. L'elenco degli stand conta di nomi conosciuti nel napoletano come la libreria Dante e Descartes piuttosto che Colonnese ma ha beneficiato anche della presenza di nuovi editori privati come Napoli pop. Tutti loro accompagnati dalla presenza costante dei burattini dei Fratelli Mercurio hanno accolto turisti e cittadini con letture, giochi e iniziative.Eppure come diverse delle iniziative proposte per il Maggio dei Libri e per le prossime di Giugno Giovani l'organizzazione non sta sfruttando al massimo le potenzialità dell'evento basandosi su una pubblicità poco d'effetto e su una location centrale ma a causa dei alvori nella Villa Comunale, piuttosto nascosta.   Storie sotto l'ombrello è un progetto ideato e portato avanti dalla preside e dalle insegnati dell'Istituto Comprensivo Statale "Marco Polo" di Calvizzano, durante il Maggio dei Libri, e proposto successivamente in maniera del tutto autonoma al Comune nell'ambito dell'iniziativa della Fiera del Libro. L'evento si è inserito alla perfezione nella serie di appuntamenti previsti durante il week-end nei pressi della Casina Pompeiana in Villa Comunale.   I bambini delle elementari e delle medie hanno intrattenuto i visitatori raccontando storie, dando la loro personalissima interpretazione dei libri letti a scuola. Sotto ombrelli allegramente decorati con scene prese dai testi, questi piccoli narratori mostravano la parola scritta diventata arte. Un'iniziativa davvero notevole, che ha avuto un'ottima riuscita per esclusivo merito di docenti e bambini ma che ha peccato di pochissima visibilità quando avrebbe potuto inserirsi nell'ambito di una serie di proposte cercate proprio nelle scuole.     E qui il nocciolo della questione: il comune di Napoli ha organizzato e appoggiato molte iniziative di enti, scuole e privati per questo Giugno Giovani ma per molti di essi non ha saputo dare il giusto supporto, e la giusta visibilità , delegando agli organizzatori molte responsabilità. E' il caso ad esempio dell'evento previsto per il 6 Giugno nel calendario degli eventi, il "Music Contest delle scuole del centro" organizzato dalla Municipalità e dal Liceo Vittorio Emanuele II, rimandato per problemi tecnici (senza che fosse pubblicato un avviso chiaro e visibile).Laddove occorreva avere delle indicazioni chiare e precise i privati si sono trovati nella condizione di non avere gli strumenti adatti a che tutti gli eventi riuscissero al meglio, trattasi di semplici informazioni , che di risposte date in tempi utili. Insomma queste iniziative sono ancora in fase di rodaggio ma sarebbe il caso di chiedere al Comune un diverso impegno. La partecipazione della cittadinanza non solo è importante, ma addirittura essenziale, e un ente preposto con piena voce in merito di possibilità economiche e spazi disponibili, organizzato per tempo potrà in futuro supportare al meglio i napoletani, giovani e meno giovani, che voglioo essere parte attiva nella promozione di questi eventi e nella rivalutazione della città.
Keep calm and go to Calafrika
Giugno 19
Quando la piccola Alice insegue il BianConiglio attraverso il bosco, cadendo nella sua tana, si ritrova per magia in un posto incantato dove le contraddizioni e l’antinomia fanno da sfondo ad un’avventura fantastica e surreale, insaporita da risvolti non sempre positivi … ebbene esiste un posto nel cuore del Mediterraneo, nascosto nel verde dove è possibile vivere un’avventura musicale, culturale e multietnica che farebbe schiattare d’invidia la piccola Alice.   Il paese delle Meraviglie si chiama Pianopoli e si trova nel Lametino in Calabria.   Musica, street art, assemblee, dibattiti saranno il background di un contesto dove il punto focale avrà un unico leitmotiv l’integrazione e lo scambio multiculturale.       La manifestazione, giunta ormai alla 7° edizione, vedrà l’avvicendarsi sul palco di artisti di ogni parte del mondo, i quali, esibendosi nel loro folklore e mostrando diverse tradizioni culturali che si contaminano perfettamente alle nostre, riescono a creare una fusione e un’intesa multiculturale semplicemente ballando, suonando e recitando in rappresentazioni teatrali.         Organizzatore e promotore di questo evento è: “ MigrAzione”, un'associazione culturale, insignita anche dal “Premio Internazionale Città Solidale", che da sempre si occupa di tematiche riguardanti le migrazioni, una condizione concreta, reale la quale, con toni sempre più incalzanti, trascina con sé una responsabilità, un’impresa che ci chiama in causa tutti rendendoci più che semplici spettatori.    La Mission del Calafrika si basa su un concetto semplice: si rende fondamentale costruire ambienti geografici e di coscienza dove l’incontro tra opinioni e culture diverse, perfettamente radicate nella dimensione calabrese, rendano possibile la responsabilizzazione e il coinvolgimento dell’opinione pubblica su questioni quali accoglienza, solidarietà ed integrazione. Questo concetto acquista un grandissimo valore nel momento in cui il nostro mare da azzurro si tinge di rosso e disperazione, una questione annosa e che ogni giorno che passa diventa sempre più urgente e complicata.           La novità è che quest’anno la manifestazione si svolgerà in 5 giorni, dal 5 al 9 agosto anziché in tre come avvenuto nelle edizioni precedenti, ed accoglierà gente da tutta Italia ed Europa, tutti quelli che avranno voglia di trascorrere momenti di musica e compartecipazione, di solidarietà e tolleranza. Il Calafrika Music Festival è qualcosa da vivere almeno una volta nella vita, non solo perché totalmente gratuito, (anche il campeggio) ma soprattutto perché ricco di sport, corsi, balli, mostre, street art, attività culturali, dibattiti e ovviamente concerti durante i quali si avvicenderanno artisti di calibro internazionale che accordando e armonizzando il loro folklore con il nostro per provare a dar vita ad un fenomeno eccezionale di antirazzismo e arte, un “Connubio Interazziale", una fusione e un’intesa multiculturale semplicemente ballando e suonando.     Quindi quest’anno per iniziare bene l’Estate preparate zaino, tenda, sacco a pelo, Stay human and go to “CALAFRIKA MUSIC FESTIVAL”.      Per il programma altre info: Sito internet ufficiale del festival:  www.associazione-migrazione.org  Pagina Facebook: www.facebook.com/pages/Calafrika-Music-Festival 
Fak fek fik al Roma Fringe Festival
Giugno 16
Essere semplicemente "uno spettatore pagante" ti libera dai condizionamenti di appartenere alla casta dei giornalisti e al privè dei critici permettendoti di poter dire in libertà cosa pensi.Ebbene, mai come in questo caso sono felice del mio status.Non conosco Werner Schwab nè ho mai letto un rigo dei suoi testi e francamente di questa mia ignoranza non me vergogno.A volte bisogna essere sgombri nella mente per approcciare meglio un adattamento e coglierne appieno l'essenza.. Ho cercato sul web notizie utili per poter scrivere una recensione "intelligente", ma riflettendoci ho scelto di seguire la pancia. Una pancia, aihme enorme, ma che mi spinge a dire che "Fak Fek fik" è uno spettacolo particolare, diverso e per certi versi coraggioso.. Tre donne: Martina, Giovanna e Arianna si raccontano e raccontano il mondo femminile nella società attuale usando nello stesso tempo ironia, sarcasmo nell'esporre la ferocia , amara. cruda verità. Esistono diversi e different tipi di donna, chi è bigotta, chi è intraprendente, chi riservata, chi sognatrice, chi disillusa, chi vittima di violenza. Tutte donne che comunque mostrano con coraggio e dignità il proprio volto, anima e anche corpo, spogliandosi letteralmente in scena di ogni forma di pudore e di ritrosia forti del loro grande orgoglio e della loro tenacia. Martina è una donna legante,eterea e sorridente, Arianna invece è semplice, pulita, timida, infine  Giovanna è focosa, dirompente, un vera forza della natura. Tre diversi stili, personalità e sensibilità che eppure  formano  insieme una perfetta simbiosi  di anime, cuore e sostanza. Tre attrici dotate di personalità forti, capaci di alternarsi sulla scena  con ottima di scelta e dimostrando, nonostante la giovane età, talento e personalità scenica che in futuro non possono che migliorare. Il testo non è forse di facile comprensione e in alcuni momenti risulta autoreferenziale, ma soprattutto nella seconda parte non mancano gli spunti divertenti e coinvolgenti per merito di un ritmo narrativo crescente e con imprevisti colpi di scena. La regia è attenta nel lasciare campo libero alle tre interpreti esaltando le doti artistiche e fisiche. Le donne e il loro mondo fatto di pensieri, sentimenti e sogni possono apparire per lo più misteriosi per noi uomini, ma con questo spettacolo qualcosa è possibile saperne. "Fak fek fik" è uno spettacolo teatrale di Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli e Dante Antonelli liberamente ispirato al testo "Le Presidentesse" di Werner Schwab, regia di Dante Antonelli, con :Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli. In scena questa settimana al Roma Fringe Festival.      
Credere nei sogni.
Giugno 15
Quante volte vi hanno detto “Lascia stare…non fa per te”? E quante altre vi avranno consigliato di cambiare strada, di non credere ai sogni, di restare con i piedi per terra? Almeno un milione di volte. Già perché durante il cammino incontriamo sempre il “saggio dell’ultima ora” pronto a consigliarci ciò che è meglio. “Non perdere tempo” o “non fare questo”, ed intanto gli anni passano e dentro di te senti di non essere realizzato. La fiamma della passione, quella che alimenta i sogni, lentamente si spegne e con essa anche la nostra vitalità si affievolisce. Bene, questo non deve accadere mai. Siate voi stessi, non indossate la maschera di qualcun altro. Alimentate i vostri interessi perché mai nessuno saprà ciò che è meglio per voi. La strada non sarà mai in discesa, ma passo dopo passo, con la determinazione i risultati arriveranno. Queste possono sembrare parole scontate, ma non è così. Faccio parte anche io di questa generazione e vi assicuro che sono il primo ad odiare i “sermoni”. Non abbiamo bisogno di verità assolute, abbiamo bisogno di credere in noi stessi e nel nostro avvenire. Dobbiamo poter sperare in un cambiamento. Siamo assetati di un futuro diverso. Il cambiamento non è impossibile. Non è tutto perso. Dipende solo da noi e questa non è retorica, lo dimostrano le recenti elezioni comunali di Bacoli. Ieri a tarda notte un ragazzo come tutti noi, Josi Gerardo Della Ragione, è riuscito a soli ventotto anni ad essere eletto Sindaco in un paese difficile. Niente scorciatoie, ma tanta passione per il suo territorio. Una voglia di riscatto, un desiderio impellente di legalità che ha travolto persone di ogni sesso ed età. La vittoria di Josi non è stato il risultato di una campagna elettorale, bensì un percorso intrapreso anni prima. Un percorso lungo e tortuoso fatto di denunce, attivismo e presenza sul territorio. Poche parole e tanti fatti. Ricordo il nostro primo incontro. Il suo sorriso pulito, i suoi capelli lunghi e i suoi occhi vispi. Un buono lo riconosci subito. Parlammo tanto, condividemmo la passione per il giornalismo e l’amore per le bellezze della nostra terra. Mi accompagnò in giro per la sua Bacoli, mostrandomi quanto gli interessi di pochi potessero far male alla collettività. Con lui ho condiviso un tramonto stupendo sul lago Fusaro e contemporaneamente lo schifo nel notare che sotto i nostri piedi vi era uno scarico abusivo che versava liquami maleodoranti.   Josi ha compiuto un’impresa eroica, ma vi assicuro che non è un super eroe. E’ uno di noi! Appartiene alla nostra generazione, ha vissuto le nostre stesse problematiche, ma non ha mai smesso di credere nell’importanza di costruire un futuro migliore. “Mirko, due sono le alternative: o resti a casa a subire, o scendi in strada e ti batti per ciò che ami”. Non dimenticherò mai le sue parole. Vamos!
Lo scandoloso spreco dei fondi europei destinati alla Terra dei Fuochi
Giugno 15
L’arte del lamentarsi, del piangersi addosso è una caratteristica spiccata del nostro paese. Della serie:  “Il pane a chi non ha i denti”, proverbio vecchio ma sempre molto attuale. Il pane in questo caso è stato offerto alla Campania dall’Ue, ma purtroppo non è stata capace di addentarlo. Centoquaranta milioni stanziati dalla Commissione Europea per fronteggiare la situazione “Terra dei Fuochi”, per dare il via al risanamento dei territori inquinati e per velocizzare le procedure per la realizzazione degli interventi necessari. La Campania ha sinora utilizzato solo 8 milioni di euro e non ha presentato progetti attendibili e all’altezza delle risorse messe a disposizione dal programma operativo 2007-2013 della stessa Ue. La notizia viene direttamente da Bruxelles ed è la risposta all’interrogazione parlamentare presentata al Parlamento Europeo dall’eurodeputato Pedicini (Movimento Cinquestelle). Un chiaro segno insomma della noncuranza delle autorità, Governo e Regione Campania, riguardo la vicenda Terra dei Fuochi, in fin dei conti mai stata messa al centro di alcun progetto politico e mai stata affrontata con i mezzi adeguati. Le istituzioni italiane non hanno mai adottato un sistema dignitoso (ci accontentiamo di poco) di gestione dei rifiuti in Campania. Un vero e proprio scandalo. Uno scandalo che era nell’aria già da tempo. Allarmi, grafici, emergenze, statistiche, manifestazioni, storie di malattie, racconti di vite infelici, inquinamento, diffamazione, inceneritori, lotte, discariche, progetti. Tante, troppe polemiche, accuse sterili, clamore mediatico. E poi? Poi nulla. “Tutto fumo e niente arrosto” come si suol dire. Sorge spontaneo domandarci se la cosiddetta “emergenza terra dei fuochi”, che è stata per mesi sulla bocca di tutti-compresi i totalmente sprovvisti delle conoscenze per parlarne-sia mai stata messa al primo posto  tra le priorità del Governo italiano e se i fondi siano stati sfruttati adeguatamente. La risposta è no. No. Un’altra occasione perduta. Ma sono in pochi a conoscere la realtà delle cose: la maggior parte dei cittadini, nella totale indifferenza rispetto alla questione, crede che la motivazione principale della mancanza di interventi risolutivi sia proprio l’assenza di risorse economiche e colpevolizza quella stessa Ue che ha dimostrato concretamente di voler tendere la mano ad uno dei suoi paesi membri. Ma evidentemente non lo meritiamo. Vergogna. Sorgono necessariamente numerosi ed inquietanti dubbi rispetto alla possibilità che l’emergenza terra dei fuochi, come del resto altre in Campania, rientri nelle priorità del programma 2014-2020 per la pianificazione degli interventi volti al recupero dei siti inquinati. Quando si dice perdere di credibilità.
"Fallout 4"
Giugno 15
Alla fine è arrivato. Lo sapevamo, lo aspettavamo, forse iniziavamo a crederci un po' meno anno dopo anno, ma la speranza non si è mai affievolita del tutto. E infatti, quando Bethesda ha fatto il suo annuncio, un trailer di ben 4 minuti, eravamo tutti pronti. Dopo 5 anni trascorsi da Fallout New Vegas, Fallout 4 verrà presentato all'E3, ed uscirà tra ottobre e novembre!   Finito l'entusiasmo, analizziamo quanto potrebbe esserci già stato rivelato dal trailer di lancio, e quanto si rumoreggia nell'ambiente videoludico. Tanto per cominciare, il gioco sarà ambientato a Boston e si tratterà probabilmente di un prequel: non a caso vediamo nel trailer anche gli eventi avvenuti prima del "fallout", appunto, ossia la guerra e i bombardamenti, e questo influenzerà l'intera storia, a cominciare dalle fazioni: la Confraternita d'Acciaio sarà una fazione nascente, non una consolidata compagine militare, come siamo abituati a conoscerla. Ci saranno altre fazioni, come l'Istituto e i Railroad, con un rapporto dialogico e spesso complesso per quanto riguarda l'impiego degli androidi. Sembra proprio che la robotica giocherà un ruolo fondamentale in Fallout 4, e potrebbe essere anche il motivo per cui la Confraternita diverrà tanto importante negli anni successivi.   Dal punto di vista tecnico, è ancora impossibile parlare in modo compiuto: le meccaniche del footage in game viste nel trailer si limitano alla sola corsa dei personaggi, mentre gli effetti grafici promettono esattamente quello che promettevano in New Vegas: impossibile lamentarsene, ma altrettanto impossibile apprezzarli appieno. Facciamo qui presente però quello che fu fatto presente dagli sviluppatori Bethesda nello stesso anno della pubblicazione di Fallout: New Vegas: per sviluppare un gioco vasto, sterminato, pieno di trame e personaggi, la grafica dovrà sempre essere subordinata alle prestazioni. Niente di nuovo sotto al sole, per farla breve, anche se da qui a ottobre la maggiore familiarità delle software house con le nuove console potrebbe portarli a stupirci, chissà.   In definitiva, il gioco si presagisce come un must per tutti coloro che hanno apprezzato i precedenti capitoli della saga e, se consideriamo anche l'uscita del videogioco di Mad Max: Fury Road nello stesso periodo, l'apocalisse dista da noi soltanto qualche mese. Iniziate ad accumulare tappi, vi serviranno.  
Jamais Vu, il capitalismo e le sue tragicomiche conseguenze secondo il Collettivo Lunazione. Napoli Fringe Festival
Giugno 14
Quando cinema e teatro si incontrano, il matrimonio che ne consegue è sempre felice e "Jamais Vu" ne è un piacevole esempio. Selezionato per l'E45, Napoli Fringe Festival dell'anno in corso, lo spettacolo è andato in scena nella suggestiva, anche se un po' umida, cornice del castello più incantato di Napoli, Sant'Elmo. Un orario da B movie, le 23, e un tran tran da Festival vero, per chi, come alcuni spettatori, proveniva da un altro teatro, o da grindhouse, se volessimo continuare l'analogia. “Jamais vu”, del Collettivo Lunazione, trae grande forza dal fine palato cinefilo del suo autore e regista Eduardo Di Pietro e, forse, de un lavoro comune del gruppo che, dai costumi alla regia richiamano diversi cult degli anni '90. Si parte da una rapina in banca, dalla perdita di memoria.. non vi dice niente? Poco male: correte a recuperare "Inside Man" Di Spike Lee. Certo, un piccolo ammiccamento ad Allen non manca, almeno nell'ironia truce sempre su argomento disperati, spiantati e...desiderosi di rivincita. L'ironia dei ladri per necessità, incapaci di rubare... O forse no... tra il divertente siparietto di Giulia Esposito che 'aveva avvertito del suo asma' e la tragicomica situazione della professoressa/assistente Giulia Musciacco, che in realtà è una ricercatrice e fa porre a noi stessi una domanda: se la definizione 'lavoro' sussista ancora quando non si è pagati. Ironie legate alla vita, ai dolori e ai drammi di quattro storie che, forse per caso, non è chiaro, si trovano ad unirsi davanti all'urgente bisogno di denaro, una necessità che accomuna tutti. Spread, Bond, Leasing ... E Jones, questi i nomi 'd'arte' dei personaggi, hanno vite differenti, storie di quotidiano squallore e usuale disperazione: c'è il personaggio interpretato da Michele Iazzetta, imprenditore che, pur di pagare le tasse, perde tutto e anche di più, con annessa presa in giro del più furbo Alessandro Paschitto, ottimo interprete di diversi ruoli 'sopra le righe' nello spettacolo, insieme all'altrettanto talentuosa Cecilia Lupoli, a loro è affidato l'arduo compito di far nascere una risata amara sul volto degli spettatori e, al contempo, di smuovere la riflessione finale, anche qui con un richiamo cinefilo che non guasta affatto. Ci sono Mario Autore e Giulia Esposito, marito e moglie di umili origini, molto convincenti nella recitazione, meno nel dialetto, a volte un po' forzato. Nel complesso, un ottimo gruppo, una buona regia (di Eduardo Di Pietro), dai movimento quasi coreografati in alcune scene che ben supplisce all'assenza di una vera e propria scenografia, ma forse anche questo è 'gioco da Fringe'. Restano qualche piccola incertezza drammaturgica, ancora un po' acerba, e una leggera forzatura nel mettere alla gogna il solo 'denaro' e le banche, imputando loro tutte le colpe e indicandoli come unici veri ladri. Bisogna biasimare sempre e solo la società o piuttosto non si ribella, con mezzi legali, alle brutture del mondo? Plauso a parte all'accenno della splendida voce di Giulia Esposito, che avremmo volentieri ascoltato per più tempo e alla colonna sonora di 'rumori' e canzoni, ben amalgamata nel contesto. Provaci ancora, Eduardo, qui c'è tutto, ma da uno dei gruppi giovani più interessanti di Napoli ci aspettiamo sempre di più.

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