Le italiane ci sono!

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"Dawson's Creek" ieri, oggi e domani

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Anteprima Napoli in trans - 7 dicembre Ex Asilo Filangieri

Saranno le sale dell’ex-Asilo Filangieri ad ospitare l'anteprima al pubblico del nuovo documentario ...

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Le italiane ci sono!
Novembre 28
La Champions League è tornata, signori!. Il quinto turno del torneo si apre con incontri di tutto rispetto. Lo Sporting Lisbona affronta il Maribor, battendolo senza grandi sforzi ,con un 3-1 che avvicina i portoghesi alla qualificazione. Lo Schalke 04 perde in casa contro il Chelsea dello "Special One" Josè Mourinho, che porta i suoi ragazzi a fare allenamento in terra tedesca. 0-5 "tondo, tondo" e tedeschi a casa. Lo scontro tra Shakhtar e l'Athletic Bilbao, certamente uno dei match meno entusiasmanti alla vigilia, finisce 1 a 0 per gli spagnoli che gestiscono la partita fino all' 88', minuto in cui gli ucraini recriminano un presunto fallo di mano in area biancorossa, non concesso dall'arbitro. È anche la serata dei record a Cipro, dove Messi con una tripletta non solo abbatte l'Apoel con il suo Barca con un sonoro 0 a 4, ma addirittura supera Ràul nella classifica marcatori della Champions, diventando il giocatore più prolifico della storia del torneo. "Chapeu" per la pulce di Rosario. Non poteva mancare, però, al ritrovo delle stelle del calcio Ibrahimovich che trascina, con Cavani, i francesi del PSG, battendo, con non pochi problemi, l'Ajax. Il Porto rifila un tondo 0 a 3 al Bate Borisov, con Herrera che pesca il gol della giornata, il solito Jackson Martinez ed il neo arrivato Tello. Inoltre si è disputato anche il big match tra Manchester City e Bayern, che con il solo costo dei cartellini di ogni giocatore in campo, avrebbero potuto ribaltare la situazione di povertà nel terzo mondo. Tuttavia, il denaro rispecchia il valore dei calciatori e le due compagini ci regalano un avvincente 3-2 per gli inglesi, in rimonta, con il fenomenale Aguero sugli scudi , autore quest'ultimo di una tripletta. Lo Zenit del fortunato Villas Boas vince di mestiere con un gol di Danny, storia che si ripete con il Monaco che batte in trasferta il Leverkusen ormai fuori dai giochi. Delude invece il Liverpool che, senza il tanto rimpianto Suarez, non riesce ad ingranare la stagione, pareggiando contro il Ludogorets 2 a 2. Crolla di nuovo, invece, il Galatasaray di Cesare Prandelli, sotto i colpi del l' Anderlecht; 2-0 per i belgi e l'ex ct azzurro cacciato a fine gara. Il "Cholo" Simeone, rifila un 4 a 0 ai malcapitati dell'Olympiacos, che subiscono una tripletta dall'ispiratissimo Mandzukic. E, come sempre, la sfida tra Cristiano Ronaldo e Leo Messi è aperta, in Spagna come in Europa. CR7 porta il Real alla quindicesima vittoria consecutiva, eguagliando Raùl con 71 gol in Champions league. Supermatch anche tra Arsenal e Borussia Dortmund. Gli inglesi abbattono i tedeschi per 2 reti a 0, conquistando il secondo posto del girone, proprio alle spalle dei vice campioni d'Europa 2013. In conclusione, è stata una giornata tutto sommato positiva per le italiane. La Juve rimane in corsa per gli ottavi battendo il Malmoe, fuori casa, concorrendo addirittura per il primo posto, se battesse l'Atletico del "Cholo"; Llorente e Tevez risolvono la pratica. Partita molto sfortunata, invece, per la Roma di Rudi Garcia, che dopo aver trovato l'1 a 0 con l'eterno capitano Totti, su punizione, subisce l'1 a 1 da parte dei russi del CSKA Mosca al 93', su un cross sporco che arriva in area giallorossa ingannando Morgan De sanctis, rendendo così la corsa agli ottavi sempre più difficile per la "lupa". Garcia ci crede ancora, come tutti gli italiani.
Con “V” i Maroon 5 consacrano il loro successo: 11 brani innovativi e rock maturo
Novembre 28
Si chiama “V” (cinque, numero romano) ed è il quinto album dei Maroon 5. Il gruppo statunitense capeggiato dal leader AdamLevine è riesploso nel 2014 grazie ad un disco di consacrazione. Gli undici brani di “V” sono un’ incalzante scalata di musicalità adrenalinica e raffinata. Il rock dei Maroon coinvolge oggi i fan con ritmo e ammodernamento dello stile. I primi due singoli estratti sono stati subito un successo. “Maps”, pubblicato a giugno, è rimasto per settimane in testa alle classifiche internazionali. Il video di Maps racconta una storiatoccante. La tragica vicenda che colpisce un amore. Un incidente d’auto e la lotta per la vita che si susseguono al contrario. “Animals”, il secondo singolo, è stato pubblicato ad agosto. Oggi è ancora trasmesso dalle radio di tutto il mondo. Adam Levine è stato scelto comegiudice del programma tv “The Voice USA”. Nel corso del talent show si è recentemente prestato come volto per la campagna pubblicitaria di una nuova automobile. Il suo obiettivo era quello di cantare “Sugar” (brano di “V”) sul sedile del passeggero mentre la macchina veniva guidata, a tutta velocità, da un pilota. Il frontmanha brillantemente superato la prova cantando sulla base del pezzo senza stonare e perdere il controllo del sound. Nati nel 1997 i Maroon 5 hanno tenuto sempre segreta l’origine del nome dato alla propria band. I sei americani di Los Angeles dicono di essere molti influenzati daartisti quali Michael Jackson, TalkingHeads e Prince. Il falsetto di Levine è ormai un marchio di qualità per il gruppo. Hanno raggiunto il successo planetario grazie a brani come “This Love” (2004) e Payphone (2012).
Ragazzi di sistema.
Novembre 28
Giovani criminali  disposti a tutto per essere leader.  Minori che diventano “adulti” in un attimo. Il reclutamento di minori è sempre più imprescindibile ai fini della sopravvivenza delle camorre. I dati ci dicono che in un contesto socio-economico precario come Napoli e la sua periferia, la camorra riesce sempre di più a sfruttare il degrado non fronteggiato dallo stato, coinvolgendo i giovani nelle attività illegali. Conviene puntare sui giovani, sia per l’ impunibilità giuridica  dei ragazzini al di sotto dei 14 anni, sia perché possono essere sottopagati (si parla di circa 300 euro al mese). Vediamo come funziona. Inizialmente il loro primo incarico consiste nello spaccio di droga leggera in luoghi affollati. Poi vengono promossi allo smercio di pasticche e cocaina in locali pubblici notturni, ricevendo in concessione un motorino per gli spostamenti necessari. Dopo pochi mesi viene affidata loro una pistola, che li fa sentire padroni del mondo, finalmente importanti.  La prima lezione consiste nel rapinare, poi si passa al trasporto di droga, alla riscossione del pizzo e alla nota “prova del giubbotto”:  cioè nell’esplosione a distanza ravvicinata di un colpo d’arma da fuoco sul petto del ragazzo dotato di giubbotto antiproiettile. Questi dopo essere caduto si rialza, intontito, ma pronto a ricevere la fiducia del clan. L’affermazione a pieno titolo arriva a seguito del primo omicidio. Uccidere è “na strunzat” come disse il boss Raffaele Abbinate al figlio. Se prendi qualcuno di striscio e non centri l’obiettivo è “na figur e merd”. Vietato parlarne.  I ragazzi vedono la camorra come una possibilità di emersione in una società depressa. “ C’è gente che odia la camorra, io invece no, anzi a volte penso che senza non potremmo stare, perché ci protegge tutti, pure il fatto che tutti paghiamo il pizzo non è giusto, ma chi paga resta protetto”. Queste le parole inquietanti di una bambina di 13 anni di Miano, in provincia di Napoli.  Ci vorrebbero servizi sociali professionali, servizi di informazione e di consulenza al singolo e ai nuclei familiari, servizi per le emergenze sanitarie e personali e un perfetto coordinamento tra i diversi enti in periferia e non.   Tutti stimoli al cambiamento per iniziare ad utilizzare sempre meno la parola “utopia” ed impiegare sempre di più la parola “possibile”.
Subsonica in concerto a Napoli: un'ondata perfetta
Novembre 27
È il 7 novembre 2014, sono le ore 21:00, annunciate come orario di inizio spettacolo.Nel teatro Palapartenope di Napoli si respirano un’ energia e un’adrenalina accumulate da mesi, ore e minuti attesi durante tutta  la giornata, in fila per accalappiarsi il posto migliore tra la folla. I nostri cari amici Subsonica si fanno attendere ancora un po’, tra le prime file parte un coro che li incita ad uscire: “Fuori! Fuori!”,il suono si diffonde come un’ “ondata perfetta” verso le profondità dell’immensa platea di gente accalcata. Nell’attesa, dalle enormi casse pompano canzoni dai motivetti elettronici, facendo aumentare l’ansia a dismisura (ogni volta che ne parte una c’è una generale illusoria sensazione che lo spettacolo stia iniziando); passano anche I wannabeyours degli ArcticMonkeys, permettendo una cantatina di gruppo che placa un po’ gli animi, poi passa qualche altro minuto e…finalmenteeccoli!Le sagome dei cinque pazzi schizzati, che restano per qualche secondo immobili e in silenzio, si stagliano in una densa coltre di fumo che li fa apparire misteriosi e affascinanti come dei guerrieri nell’attimo prima dell’attacco ai nemici. Tra le urla fracassanti deifans, la squadra capitanata da Samuel si fa avanti e ognuno raggiunge la propria postazione sull’annoveristico palco, che è bello da far paurama, al tempo stesso,creaun’atmosfera molto minimal e intima con la folla: tre livelli distinti che tagliano il pavimento in salita, un soffitto mobile luminoso (quattro pannelli di luci led  capaci di modularsi a seconda della canzone e dello scenario da interpretare), il tutto contornato da fari e luci che rendono più chiara la visuale completa del tutto.Una scelta non casuale quella delle luci led, una tecnologia che si è sviluppata molto negli ultimi anni e che, al di là del risparmio energetico, ha sicuramente un impatto forte; tra l’altro i Subsonica sono stati i primi in Italia ad utilizzare questo sistema di illuminazionee i secondi al mondo (i primi sono stati i Radiohead).   Si parte con i primi quattro brani tratti dal nuovo disco: Una nave in una foresta, Tra le labbra, Lazzaro e Attacca il panico, che i Subsonica eseguono con grande maestria ed energia, dimostrando da subito chei loro nuovi pezzi hanno un’ottima resa anche live e che il fuoco della loro musica brucia ancora come dieci anni fa. Dopo questa fase di “riscaldamento” Samuel annuncia: “Adesso cominciamo a fare sul serio!”, sparando così a raffica una serie di classici: si parte con Il cielo su Torino, si continua con La glaciazione, Disco Labirinto,Nuvole rapide,Nuova ossessioneeUp PatriotstoArms,;tra unBoosta che si dimena insieme alle sue tastiere mobili (che occupano almeno un quarto della piattaforma) e un Samuel iperattivo più del solito che saltella da una parte all’altra del palco, avvicinandosi alle prime file di fans che si entusiasmano all’idea di trovarsi a neanche un metro di distanza dalla sua testa,il capannone si trasforma in unadancefloorpiena di“scemi che si muovono”. C’è una pausa per indossare delle giacche a led sulle quali scorrono le gif mandate dal pubblico per il brano Di domenica, poi vengono eseguiti I cerchi degli alberi (sulle giacche vengono riprodotti dei suggestivi verdi cerchi concentrici che si dilatano uno dopo l’altro, creando un ipnotico spettacolo visivo) eIl terzo paradiso, tre pezzi nuovi dal sound più leggero, che permettono una fase di momentanea tranquillità (se così si può definire). Arriva subito dopo una serie di brani vecchi conIstrice, Strade, Veleno (frenesia pura! ), Aurora sogna e Depre. Ad un certo punto Sam si ferma e urla: “Torniamo al disco nuovo, vi è piaciuto?” , ed è così che tra l’entusiasmo e le reazioni ovviamente positive del pubblico Samuel annuncia Ritmo Abarth, un pezzoirresistibilmente travolgente, con un riff caleidoscopico e direi quasi vertiginoso, che dal vivo fa un gran bell’effetto. Si ritorna, per la fase finale, al vecchio repertorio con  Liberi tutti, Il diluvio e Benzinaogoshi, uniti in una sequenza senza pause che lascia ancora sfogo alla carica residua del pubblico. La parte conclusiva dello spettacolo è pura emozione che lascia senza fiato.Samuel mette tutto il suo carisma sulle note di L’Odore, forse uno dei brani dei Subsonica più carichi di viscerale emotività, che ha preso e ha trascinato per un momento gli astanti in un vortice di sentimenti; poi i saluti vengono con una versione acustica e rallentata di Tutti i miei sbagli e, infine, con Perfezione. L’esecuzione di quest’ultimo brano, in particolare, è qualcosa di eccezionale: con tutta la giostra spenta e soltanto le luci del palazzetto accese, l’intero impianto trema letteralmente sotto l’irrefrenabile potenza dei membri della band, che inizianoimprovvisamente, presi dalla potenza del brano (il ritornello soprattutto), a saltare come dei grilli impossessati dal demonio sul palco, creando il caos più totale. Attendiamo con impazienza un loro secondo tour estivo (“Ci vediamo in estate!” sono state le parole di Samuel  a fine spettacolo). Intanto possiamo dire di aver vissuto uno spettacolo mozzafiato, bestiale, di quelli che ti lasciano con la pelle d’oca e una gran dose di adrenalina ancora in circolo. Vi aspettiamo “Bastardi!”.
Gita al lago... con dirottamento!
Novembre 27
Dopo un lungo periodo di silenzio finalmente si torna a parlare di Feste Bizzarre, e lo si fa con un festival talmente particolare da tenersi non una volta all'anno, e nemmeno una volta ogni quattro come le Olimpiadi, ma addirittura ogni cinque anni! Se avete pensato subito al Giappone, beh, siete in errore: questo è un evento "Made in USA", e più precisamente nei dintorni della pittoresca cittadina lacustre di Ariel nello stato di Washington.   L'Antefatto Storico:   Il 24 novembre del 1971 (Vigilia del Giorno del Ringraziamento) un uomo, registratosi (quelli sì che erano altri tempi!) come Dan B. Cooper, salì a bordo di un Boeing 727 della Northwest Orient Airlines diretto da Portland a Seattle, e, dopo il decollo, porse candidamente un biglietto alla hostess in cui affermava di avere una bomba e di voler dirottare l'aereo. Dopo aver mostrato l'ordigno all'incredula assistente di volo, egli rese esplicite le sue richieste: 200.000$ in biglietti da 20 non rintracciabili, uno zaino, quattro paracadute, e l'ordine di fare il pieno all'aeromobile una volta raggiunta la destinazione. L'FBI dette istruzioni di obbedire al dirottatore, il quale, una volta raggiunta Seattle permise agli altri passeggeri di sbarcare in tutta tranquillità. Rimasero come ostaggi la hostess, il copilota e il pilota, al quale Cooper ordinò di fare rotta verso il Messico, volando a 10.000 piedi in luogo dei soliti 30.000, non superando i 150 nodi e mantenendo un'inclinazione dei flap di 15°. In più, egli impose all'equipaggio di chiudersi nella cabina di pilotaggio, e di non abbandonarla per nessun motivo; il volo fu tranquillo fino alle 20:11 quando si accese la spia dell'apertura del portellone posteriore, ciononostante i tre rimasero al loro posto fino a dieci minuti dopo l'atterraggio in Messico. Cooper era sparito, lanciatosi con uno dei paracadute (non fu avvistato neanche dai due F-106 che seguivano il Boeing!), e di lui non si seppe più nulla: tutto ciò che lasciò fu la cravatta e un fermacravatta in madreperla. Durante le settimane successive, il Bureau condusse un'intensiva caccia all'uomo nella zona del Lago Merwin (proprio vicino Ariel), senza però ottenere alcun risultato, al punto che le teorie sulla presunta morte di Cooper furono scartate, visto che il corpo o almeno il paracadute avrebbero dovuto essere ritrovati.     Il Caso NORJAK (da NORthwest hiJAcKing) catalizzò lungamente l'attenzione del Paese, ed è saltato agli onori della cronaca di nuovo nel 1980, quando un ragazzino di 8 anni trovò una borsa con quasi 6.000$ in banconote da 20; l'agente Ralph Himmelsbach, che lavorava al dossier suggerì che si trattava della prova definitiva dell'annegamento di Cooper, ma le minuziose ricerche nello specchio d'acqua non condussero a nulla, contribuendo, al contrario a innalzare l'audace dirottatore al rango di leggenda... e a fare imbufalire sempre di più il G-Man!     In conseguenza di ciò sono, state scritte canzoni e ballate varie e, nell'area del Lago Merwin, aperti bar e perfino innalzati dei piccoli altari, per un uomo capace di concepire e attuare un simile piano nei minimi dettagli: addirittura si rivolse alle hostess e al banco del check-in con un accento incredibilmente "standard", per non fornire il benché minimo indizio sulla sua provenienza!   La Festa Bizzarra:   Ogni cinque anni, il sabato successivo al Giorno del Ringraziamento, centinaia di persone provenienti dai luoghi più disparati si ritrovano per partecipare a una gara in cui chi propone la teoria più fantasiosa sulla sorte di Cooper vince un premio; anche se questo passa spesso in secondo piano, dal momento che ascoltare i racconti più arzigogolati e riunirsi in un'atmosfera a meta tra la spy-story e gli X-Files è già un'abbondante ricompensa. Naturalmente i club di paracadutismo della zona organizzano veri e propri "lanci commemorativi", e non mancano le gare di somiglianza tra una marea di individui vestiti in stile Reservoir Dogs (cioè Le Iene) e con l'immancabile fermacravatte in madreperla!     Che aggiungere? Il prossimo festival sarà nel 2016, dunque avete tutto il tempo per prenotare il biglietto e – perché no? – sottoporre la vostra ricostruzione degli eventi!   P.S.: E buon Ringraziamento a voi!
Intervista a Bruno Brindisi
Novembre 26
Recentemente il mondo del fumetto italiano è stato scosso dagli epocali cambiamenti subiti da una delle serie più amate, quella di Dylan Dog, e naturalmente la NerdZone è stata in prima fila, con ben due articoli, che trovate facendo click qui e qui. Ma siccome un momento così particolare richiedeva ancora di più, abbiamo fatto qualche domanda a Bruno Brindisi, disegnatore storico degli albi dell'Indagatore dell'Incubo.   Emma: Se dicessi:«Esprima l'arte e l'opera di Bruno Brindisi in cinque righe», quale sarebbe la risposta?Bruno: Cinque righe? Basta una parola: fumetto.   E: Com'è il suo Dylan Dog? Quale lato del carattere vuole esprimerne, attraverso il suo tratto così peculiare?B: Quello "biofilo", in contrapposizione a tanti che ne danno una versione necrofila. Quindi punto per lo più sulla recitazione e sull'umanità piuttosto che sulla drammaticità e l'atmosfera.   E: Come si pone rispetto ai cambiamenti decisi per questa fase della vita di Dylan?B:Mi metto a disposizione, io sono per i cambiamenti a prescindere, guai a cristallizzarsi.   Gabriele: La tavola di pagina 110 mostra le anime che ascendono al cielo, liberandosi dei vincoli terreni, in maniera piuttosto serena; tuttavia la parte superiore è occupata per intero dalla Morte, una presenza assai più minacciosa. Si tratta di una scena di grande dinamismo e drammaticità, aperta a molteplici interpretazioni: quale sensazione intendeva veicolare? La Morte come Inevitabile, come "Tristo Mietitore" oppure come "Grande Consolatrice?B: Visto il tono della storia è l'unica vignetta in cui ho potuto rappresentare la morte per come la descrivi tu, una definizione non contraddice l'altra. Per i personaggi in attesa di morire da giorni è come una liberazione.   G: Il suo primo albo è stato "Il Male", numero 51. Quanto è cambiato Bruno Brindisi come artista e come uomo nei successivi 287 numeri?B: Fra poche settimane sono 25 anni da quando ho iniziato a disegnare Dylan. Sono cambiato sicuramente, 25 anni fa avevo 25 anni, il mio stile era acerbo, ma la passione e l'entusiasmo sono ancora gli stessi.   G: Che fumetti legge oltre Dylan Dog (siano essi italiani, francesi, giapponesi, americani...)? E c'è una scuola che ammira particolarmente o che l'ha influenzata nel corso della sua carriera?B: Leggo i fumetti disegnati bene, quindi con regolarità nulla a parte le serie per cui lavoro. I manga non riesco a digerirli, tranne rarissime eccezioni e non sono mai stato un fan del genere supereroistico. Mi piace il realismo e la sintesi, un nome su tutti: Alex Toth.   G: Ma allora non posso fare a meno di chiedere quali siano le eccezioni. Provo a indovinarne una? Taniguchi?B: Sì, ma principalmente Otomo.   G: Grazie mille!B: Grazie a te!
Femmene: sogni a colori dalla finestra sul mondo
Novembre 25
Entri in sala, ti accomodi e … la voce di Myriam Lattanzio ti cattura da subito, rendendoti  “protagonista” dei racconti interpretati dalla straordinaria, eclettica e passionale attrice,  Nunzia Schiano, al di là della differenza di genere. “Femmene”  è la scomposizione di un puzzle a colori, bello da vedere, dove però,  racconti di vita reale, legati al mondo femminile, si intrecciano tra loro, mostrando  disagi, sofferenze, dolori, persecuzioni, tormenti, preoccupazioni , scelte costrette e rinunce ai propri sogni che, purtroppo, ancora oggi, nonostante il mondo fosse cambiato ed evoluto (?), alcune FEMMENE sono costrette a vivere quotidianamente, in ogni parte del mondo. La regia di Niko Mucci crea un connubio perfetto, tra due Sud del mondo, che non si confrontano, ma che dialogano tra loro, attraverso canti e testi recitati, mantenendo sempre quella giusta distanza che, man mano, diventerà vicinanza. Grazie alle straordinarie interpreti Myriam Lattanzio e Nunzia Schiano, si crea in teatro, un’atmosfera che, dapprima, ti strappa dalla realtà catapultandoti in una dimensione altra, restituendoti, poi  ad essa,  attraverso il divertimento e la risata. Entrambe le protagoniste, però, hanno il potere di condurti in un’unica dimensione: quella della riflessione, della presa di coscienza, dove, dopo aver sorriso, ti domandi ancora una volta, PERCHE’ l’universo femminile è stato, ed è, purtroppo, ancora oggi,  in alcuni paesi del mondo, tormentato, torturato? PERCHE’? Un altro particolare aspetto dello spettacolo è la scelta dei canti in lingua spagnola. Forse tale scelta vuole sottolineare l’aspetto passionale, tipico dei paesi del Sud; infatti, dallo spettacolo, a mio avviso, si evince una forte passionalità che oserei definire “sanguigna”, “viscerale”, “verace” che ti cattura, ti prende, ti stringe. E' dall’incontro di queste passionalità che, al termine dello spettacolo, dopo aver scoperto l’ultimo tassello del puzzle a colori, si genera al centro della scena, una forte luce immaginaria che non solo mira ad illuminare ed ampliare  la visione che ciascuno ha del mondo femminile, ma vuole maggiormente illuminare la realtà in cui vivono alcune FEMMENE, vicine o distanti da noi, con la speranza che, prima o poi, tutte loro possano vivere con maggiore serenità. Ma, per  fortuna, tra loro ci sono anche quelle FEMMENE che, grazie alla propria forza e al proprio coraggio, quotidianamente sognano a colori. Lo spettacolo, data la straordinaria energia e forza degli interpreti tutti, diretti dal regista Niko Mucci, riscuote ogni volta un successo tale che induce il regista a doverlo replicare in una stessa giornata, affinché tutti gli interessati possano assistere a storie di FEMMENE. Spettacolo visto il 22 Novembre da Gianluca Masone al Nuovo Teatro Sancarluccio.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Decima Settimana
Novembre 25
La decima settimana di lavoro è stata caratterizzata da intensi allenamenti di recupero muscolare, sparring ed uno scambio di tecniche (non proprio alla pari) con il campione Luca Donadio. C'è tanto da lavorare sia sul peso che sul combattimento...prima o poi la guradia sarà alta ed anche gli ultimi chili saranno smaltiti. Noi non molliamo.
Festival del gol al San Paolo: pareggio pirotecnico e altra occasione persa.
Novembre 24
In attesa del Natale, il Napoli si anticipa con i regali dimostrandosi molto altruista nell'aiutare il Cagliari di mister Zeman a portare il pareggio a casa.Tre per l'esattezza. A soli undici minuti dal fischio d'inizio, Higuain beffa i sardi e trasforma la rimessa laterale di Ghoulam nella prima rete della gara. Al 30', il portiere cagliaritano Cragno è bravo a chiudere su De Guzman, ma la propria respinta viene raccolta dallo svizzero Inler che, dalla distanza, colpisce con forza e precisione e insacca per il raddoppio partenopeo. Inutile stare ancora qui a raccontare la fragilità del reparto difensivo azzurro. Al 38', infatti, prima di rietrare negli spogliatoi, i rossoblu ottengono l'occasione per riaprire i giochi e non la sciupano. Ibarbo, servito bene da Farias, elude l' intervento di Koulibaly e accorcia le distanze. Nella ripresa, il team di Zeman rientra in campo col piglio giusto e, dopo un solo giro d'orologio, approfittando di una clamorosa, quanto incommentabile, dormita di tutta la squadra partenopea, ristabilisce l'equilibrio e segna il 2-2. Un sorpreso Farias, ringrazia Rafael per la sua immobilità in porta e, di testa, accompagna in rete la palla giunta dal calcio di punizione calciato da Rossettini. Tutto da rifare! Ci prova ancora De Guzman a regalare la vittoria a Benitez, al 62', disegnando una meravigliosa traiettoria di testa, al pallone che giunge dal cross al bacio di Maggio. Ma purtroppo trenta minuti sono troppi da sopportare per la difesa napoletana: dopo soli cinque minuti dal nuovo vantaggio, infatti, il Cagliari realizza il gol del pareggio definitivo. Nel tentativo di gestire il risultato col palleggio dalle retrovie, Koulibaly regala palla ad Ibarbo che ringrazia e serve Farias che, tutto solo, realizza addirittura la doppietta al San Paolo. Game over sul 3-3. La storia è sempre la stessa: la validità dell'attacco del Napoli è inversamente proporzionale a quella della difesa della stessa!
Hunger Games: il canto della rivolta
Novembre 24
Primo di una coppia di film atti a narrare l’ultimo capitolo della storia di Katniss Everdeen, questo titolo si presenta a noi in una forma quasi del tutto ignota al cinema americano: quella non buonista. Ovviamente Katniss non passa al lato oscuro, non si allea con il dittatoriale presidente Snow e non aiuta a bombardare degli ospedali, ma una volta tanto non è l’eroe senza macchia che i film d’oltreoceano ci hanno abituato a vedere. Andiamo a scoprire come. Immaginate un mondo di città-stato che riforniscono annualmente una capitale di sfarzi e di ricchezze, obnubilati da giochi pubblici che li tengono costantemente divisi e li distraggono dai soprusi, un mondo dove i conduttori ti imboccano le risposte insieme alle domande, e la verità che traspare dalle trasmissioni in tv è esattamente l’opposto della realtà dei fatti. In questo mondo, un gruppo di ribelli cerca di porre fine alla tirannia del presidente, combattendo una guerra tanto militare quanto d’immagine. Non c’è da stupirsi che questo film sia stato censurato in Cina, e se gli Italiani avessero anche la sola vaga speranza di comprendere che questo è il mondo in cui abitualmente vivono (eccezion fatta per le esecuzioni pubbliche) forse sarebbe stato censurato anche in Italia. Discorsi politici a parte, il film presenta una maturità che era difficile aspettarsi per un film che ha come target più i quindicenni che i venticinquenni: il regista Gary Ross ci mostra come nasce una figura politica, un leader, e come spesso per perseguire anche il più fulgido degli ideali si sia costretti a volte a mistificare la realtà. Katniss è una guerriera esperta, ma non invincibile, e ha tutt’altro che il carisma per guidare un popolo, soprattutto se non le viene concessa la naturalezza dei sentimenti. Una qualità che, si sa, è del tutto estranea al mondo della politica. Nondimeno, grazie all’aiuto di amici vecchi e nuovi, la “ghiandaia imitatrice del distretto 13” riesce ad immedesimarsi nella causa, e con lei a far immedesimare tutta la popolazione. Unico neo del film, essendo la resa tecnica ottima e la regia assolutamente non disprezzabile, è tuttavia insito in quel problema di target cui si accennava poco fa: Katniss è costantemente distratta, in una lotta che per certi versi ricalca le più grandi rivoluzioni del nostro tempo, dall’amore per Peeta Mellarc, suo compagno ai precedenti Hunger Games con il quale ha sviluppato un profondo legame. Troppo profondo. E’ opinione di chi scrive che un film tanto impegnato da impensierire addirittura le autorità cinesi, che per la prima volta presenta dei simboli in chiave credibile, senza quella inutile patina di eroismo preconfezionato che, nel mentre li innalza, li relega contemporaneamente nella fantascienza, non possa in alcun modo lasciarsi sminuire da una love-story adolescenziale tutt’altro che eroica o tragica. Si arriva addirittura al parossismo di una Katniss che, quando le comunicano che un ospedale è stato bombardato, che dei feriti sono stati uccisi, insiste a chiedere del suo fidanzato con i lucciconi. Certamente il regista avrà voluto narrare di una ragazza, non di una rivoluzionaria dal cuore di pietra, ma così è decisamente troppo. In definitiva, tuttavia, il film resta consigliatissimo e presenta scene ispirate come da tempo non se ne vedevano. Per la prima volta in tanto tempo, almeno per questo genere, vis sembrerà di seguire le vicende di una persona, non di un personaggio. E fidatevi, non è poco.
L'autoironia come medicina del quotidiano in "Comicissima sera show"
Novembre 24
Il superlativo è decisamente d'obbligo nello spettacolo “Comicissima Sera Show” che vede protagonisti, sul palcoscenico del Teatro Delle Palme, Simone Schettino e Peppe Iodice. Due eccellenze della comicità napoletana, di calibro ormai nazionale, che si riuniscono e si alternano sulla scena, generando sketch divertenti che fanno scintille. Difatti il prodotto ben riuscito di uno spettacolo comico si evince proprio nella prova che il pubblico risponde ai segnali dei suoi interlocutori. Situazione che si verifica pienamente dinanzi al duetto di attori. Risate continue e senza prendere fiato, fanno da sottofondo ai monologhi esilaranti dei personaggi che si scambiano la scena affrontando quei temi quasi obbligatori nella versione del cabaret: l'esaltazione teatrale di una società strampalata che si muove goffamente in un quotidiano altrettanto buffo. E infatti il cavallo di battaglia dell'essenza comica è proprio quello di risolvere e abbandonare il pensiero dei problemi sociali con lo strumento ben utilizzato dell'autoironia. Una scialuppa di salvataggio con cui le persone riallacciano ironicamente e con il sorriso il loro contatto con la monotonia della vita, acquisendo la consapevolezza che il ridere delle sventure allevia i dolori e restituisce gioia e felicità. La comicità riuscita sta anche in questo: nel far sentire il pubblico il vero protagonista della serata ma soprattutto della sua vita. Un pubblico che sentendosi continuamente “chiamato in causa”, sarà condizionato a mutare il suo approccio con le vicissitudini dell'esistenza. Ciò che emerge sono anche i differenti stili professionali degli artisti che in realtà combaciano graditamente. Il fondamentalista Schettino, attento alle espressioni e alle battute ragionate quasi come se dialogasse con il suo pubblico e lo analizzasse attendendosi una risposta. Critico apparente degli errori e orrori della collettività della quale si sente più che componente. E il festaiolo Iodice, alle volte spalla disturbatrice del compagno, molto celere e frenetico nel recitare e principalmente incentrato sulla frenesia del linguaggio. Il tutto circondato ed “interrotto” ad intermittenze dall'atmosfera piacevole (ma non troppo) del varietà; canzonette, balletti e l'inserimento dei soliti personaggi “ciccioni” quasi “vittime” dell'intenzione registica di creare una vicenda pseudo-comica in uno show che è già altrettanto spassoso e allettante di suo.
Il mondo in una vignetta.
Novembre 24
Qualcosa di me, Giulia Amati. Sono nata a Napoli 26 anni fa. Laureanda in giurisprudenza, coltivo la passione per la letteratura, l'arte e per il fumetto sin da quando ero bambina. Attenta osservatrice della realtà, mi piace analizzare le persone, prendere spunto dai loro vizi, coglierne i tratti principali, sia caratteriali che fisici e farne delle caricature. Le mie vignette sono infatti il frutto di un'indagine in chiave ironica della società moderna. Totalmente autodidatta.
Le lumache "Simpson"
Novembre 24
Quest’ immagine sarebbe perfetta, come nuovo logo di una azienda di trasporti pubblici urbani, una a caso!  Dopo questo fugace esorcismo di decennali disservizi pubblici, passo a dirvi qualcosa di insolito su quella che comunemente chiamiamo lumaca, più propriamente denominata chiocciola.   Probabilmente c’è chi (come me fino a poco fa) ritiene le chiocciole un argomento poco interessante, ma visto che anch’io mi son dovuto ricredere in merito, smentisco subito tali pregiudizi con qualche informazione più particolare. Come molti probabilmente sapranno, le chiocciole vengono allevate per scopi alimentari, ciò che invece non tutti sanno, è che negli ultimi anni si sta diffondendo sempre più la moda delle “lumache da compagnia”, ebbene si! Non sono le comuni lumachine che possiamo trovare in giardino, tantomeno quella che vedete nelle foto: le lumache da compagnia sono specie di molluschi originari dell’Africa, dalle dimensioni sbalorditive, il cui primato è attualmente detenuto dalla specie denominata Achatina achatina soprannominata “Gee Geronimo”: lunga 39cm, il guscio ha un diametro di 27cm, il peso complessivo può raggiungere i 1000 grammi. Per dimostrarvi che non sono ubriaco, vi posto qui di seguito il link di uno dei video della specie achatina presenti su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=k_f4CfKKdnA .   Questa chiocciola viene anche chiamata “tiger snail” (lumaca tigre) per via delle evidenti striature nere su fondo giallo presenti sul guscio. Oltre ad essere grande e grossa, è anche una buona forchetta in quanto onnivora, e come se ciò non bastasse, gli esemplari presentano addirittura personali preferenze alimentari: è stato infatti riscontrato come un individuo fosse ghiotto di carne, a dispetto di un secondo che invece prediligeva frutta e verdura. Non è tutto: un’altra cosa che quasi certamente non sapevate, è che questa specie, analogamente a molte altre lumache, adora la birra. Proprio così, la birra! Direi che a questi molluschi manca solo il rutto, per il resto, farebbero concorrenza ad Homer Simpson.
Glympse - Fai sapere dove sei (per Android e iOS)
Novembre 24
Siamo nell'epoca della condivisione.Se non posti la foto del piatto a tavola, non hai mangiato.Se non fai il check-in al locale, non ci sei stato.Se non condividi la tua foto con la bottiglia di vodka, non ti sei ubriacato.Se a prima mattina non scatti la foto (rigorosamente dopo esserti prima sistemato/a e pensando che nessuno se ne accorga) appena sveglio/a, stai ancora dormendo.Se non posti l'#aftersex, non hai consumato.La logica conseguenza di ciò è che se non condividi i tuoi spostamenti, non ti sei mai mosso.Dunque diciamo no alla sedentarietà (ed anche alla privacy) e condividiamo anche i nostri spostamenti tramite Glympse!Critiche (velate) sulla nostra "sharing society" a parte, quella che vi presento oggi è una applicazione molto utile ed estremamente semplice da utilizzare.     Aperta l'app potrete innanzitutto decidere se importare il vostro nome e immagine da Facebook, Twitter, dal vostro cellulare, o crearne di nuovi.La fase successiva è ancora più semplice, basta selezionare a chi voler mandare la posizione e per quanto tempo, eventualmente la destinazione – e in automatico verrà stimato il tempo di arrivo previsto- et voilà, les jeux sont faits!     La posizione è dinamica! E questa è forse una delle più grandi utilità di Glympse, perchè vi permette di seguire in tempo reale gli spostamenti.     Gli usi per questa applicazione sono i più vari, vi elenco quelli indicati dagli sviluppatori (ma veramente sono tantissimi, basti pensare se andate a sciare e perdete i vostri amici, se la vostra ragazza vi porta a fare shopping nel periodo natalizio e venite travolti dalla folla perdendola di vista ecc...)   "Usa Glympse per: * Coordinare un'uscita con gli amici;* Far sapere al tuo coniuge quando tornerai dal lavoro;* Strappare un'ora in più ai tuoi genitori prima del coprifuoco;* Far sapere ai tuoi cari che stai bene quando corri o vai in bici;* Trovare i membri della tua famiglia in un parco giochi;* Fornire un preavviso e un tempo di arrivo stimato a un cliente se ti trovi in mezzo al traffico;* Condividere una corsa di beneficenza con chi ti segue su Facebook o Twitter;* Fornire velocemente indicazioni per farti trovare dal personale di soccorso." Che state aspettando a scaricarla?! Inoltre - altro punto di forza di Glympse - non è necessario che le persone con cui condividete la posizione abbiamo installata l'app!
Milan-Inter 1-1: pregi e difetti delle due milanesi
Novembre 24
È stata una brutta partita, diciamocelo. Non tanto perché parca di emozioni per gran parte dei 90°, quanto per gli errori marchiani dai quali sono scaturite molte delle occasioni e dei momenti clou. Peccato, perché vedendo le formazioni, specialmente l'inedito 4-3-3 dei nerazzurri, era lecito sperare in qualcosina in più in termini di spettacolo e occasioni da gol. La fredda cronaca della partita renderebbe i tracciati cerebrali di chi legge (oltre che di chi scrive!) pericolosamente piatti, dunque facciamo un giochino semplice quanto efficace: annotiamo ciò che andava bene e ciò che invece andrebbe rivisto per entrambe le squadre.   Milan:   Inzaghi può rallegrarsi perché la difesa, tutto sommato, ha retto: Mexès, galvanizzato dai gradi di Capitano, ha disputato una buona gara, così come De Sciglio è parso più vicino al calciatore ammirato durante la scorsa stagione che a quello delle recenti uscite; anche Zapata ha mostrato alcune buone chiusure e Rami, dal canto suo, ha offerto una prestazione dignitosa oltre che un taglio di capelli alla Don Draper che in mezzo a creste, mohawk, cornrow e quant'altro non guasta. A centrocampo Bonaventura ha fatto vedere cose buone, niente di trascendentale sia chiaro, ma il ragazzo gioca con facilità e senza paura e questo non potrà che far piacere all'allenatore. Ménez, oltre che aver segnato il gol dell'1-0, ha confermato di essere un giocatore di un'incostanza quasi irritante: giocasse sempre così (e non facendo seguire cinque prestazioni mediocri a una di buon livello) sarebbe uno degli attaccanti più forti d'Europa.   Le dolenti note arrivano principalmente dal centrocampo, con la coppia ghanese Essien-Muntari in grandi ambasce: non ci si può certo aspettare che disegnino calcio à la Pirlo, ma il numero 4 in particolare ha regalato parecchi palloni ai suoi ex compagni e anche in fase di interdizione ha lasciato a desiderare. Lo stesso dicasi di El Shaarawy, che ha sì fornito l'assist a Ménez, ma ha anche divorato un gol grande così nel secondo tempo. Male anche Torres, che sta riuscendo nel non facile compito di far rimpiangere il peggior Balotelli, ma anche "El Raton" Javi Moreno e perfino Gianni Comandini, che almeno rifilò due pappine ai cugini nel 2001. Falso o vero che sia, il Nueve si sta dimostrando uno dei problemi principali per Inzaghi, che dal canto suo, si ostina a relegare Pazzini in panca.   Inter:   Non facile valutare la partita dei nerazzurri: il buon Kuzmanovic ha svolto diligentemente il suo compito tentando anche qualche verticalizzazione, così così Obi che però ha segnato il gol del pareggio e quindi strappa la sufficienza. Discorso a parte per Guarin, che parte con la voglia di spaccare il mondo e – ahilui – si intestardisce a cercare troppo spesso la soluzione personale. Il colombiano offre però tanto movimento e impegno (come testimoniato anche dai crampi al 90°), che lasciano ben sperare per il futuro: si tratta di un ragazzo attaccato alla maglia, nonché di un patrimonio della società che merita di essere valorizzato. Anche Juan Jesus pecca talvolta di irruenza, ma in fin dei conti fa il suo compitino, così come il Capitano Ranocchia. Fondamentalmente anonimi gli esterni Dodò e Nagatomo, col giapponese un zinzino meglio del brasiliano.   Non bene invece l'attacco: Icardi si divora un gol che segnava anche Hakan Sukur, Palacio continua a essere fermo a zero reti segnate (!), e, nonostante l'impegno fa un passo indietro rispetto all'ultima partita in cui regalò due assit al compagno di reparto. Non pervenuto Kovavic, davvero non a suo agio in questo inaspettato 4-3-3: se Mancini vuole consegnargli sul serio le chiavi dell'Inter, è auspicabile che ne riveda la posizione. E parlando di scelte discutibili da parte del tecnico di Jesi, se i tre lì davanti sono stanchi e non incidono perché aspettare il 44° del secondo tempo per far entrare Osvaldo? E perché non al posto di Palacio, assai più in debito di ossigeno del compatriota Icardi?   Per concludere con una nota di speranza per entrambe le squadre, il Campionato è ancora lungo e il terzo posto può essere un obbiettivo raggiungibile, anche in virtù dei passi falsi delle dirette concorrenti; non resta che rimboccarsi le maniche e sperare nel mercato di gennaio: tra un parametro zero e un regalo dall'Indonesia, chissà che qualcosa di buono non capiti anche a Milano...
Io che odiavo Jane Eyre
Novembre 23
Sono sempre stata una fanatica della letteratura inglese del periodo Hannover – Coburgo ed in particolare dell'epoca vittoriana. Tuttavia, ho sempre odiato Jane Eyre, nonostante fosse lei figlia legittima della letteratura vittoriana, molto più di quanto non lo fossero i personaggi della mia scrittrice preferita, Jane Austen, vissuta, in realtà, prima dell'effettiva ascesa al trono della regina Vittoria. Non ho mai potuto soffrire le sorelle Brontë e le loro opere, forse per quegli elementi vistosamente gotici, troppo angoscianti per i miei gusti e che non riuscivo a giustificare in relazione col romanzo romantico (romantico: che appartiene alla corrente letteraria del romanticismo), sebbene, ne sono consapevole, autori quali Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Robert Louis Stevenson, Arthur Conan Doyle, abbiano sublimato l'arte della narrazione gotica nei loro romanzi ed incontrando perfettamente i miei gusti. Ma allora come? Com'è possibile che la Signorina Eyre non fosse mai riuscita a risultarmi simpatica?   Facciamo un passo indietro:   Charlotte Brontë nasce a Thornton, nello Yorkshire, Inghilterra, terza di sei figli, da Patrick Brontë, un pastore protestante di origine irlandese, e da Maria Branwell. Il padre di Charlotte è già autore di diversi poemetti a carattere religioso e politico.Nel 1824 Charlotte, assieme alle sorelle Maria, Elizabeth ed Emily, viene iscritta alla Clergy Daughter's School, nel Lancashire. È un'esperienza orribile, che segnerà Charlotte per tutta la vita e non sarà difficile riconoscere Clergy Daughter sotto le spoglie di Lowood School, nel romanzo "Jane Eyre". Le condizioni spaventose dell'istituto causeranno la morte prematura delle due sorelle maggiori, Maria ed Elizabeth, all'età di appena 11 e 10 anni, e rovineranno per sempre la salute di Charlotte ed Emily. Tra il 1826 e il 1829, si nota la prima attività letteraria che venne iniziata insieme alle sorelle Emily e Anne e al fratello Branwell.     Il romanzo di formazione di Charlotte, "Jane Eyre", fu pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Currer Bell.La protagonista dell'opera parla in prima persona e si rivolge direttamente al lettore, narrando le vicende della propria vita, attraverso varie fasi di maturazione e cambiamento, mediante le quali il suo personaggio, così come gli altri, saprà evolversi nel corso della narrazione. Particolarmente vivide, ma non eccessive, le parti descrittive, le ambientazioni ed i paesaggi. I protagonisti della storia sono presentati attraverso una profonda analisi della loro psicologia e un'appassionata descrizione dei loro sentimenti e Jane, in particolare, è un personaggio forte (più forte di quanto avessi creduto io stessa, in passato), indipendente, coraggioso, integro, giusto.Il romanzo ebbe un notevole successo fin dalla sua pubblicazione, nonostante rifiutasse la maggior parte dei cliché della società vittoriana.     Ma torniamo a noi.   Ho scritto il mio articolo a più riprese e in questo preciso momento sto bevendo una tazza di tè, dopo aver sistemato le prime decorazioni natalizie in casa e aver accesso una profumatissima candela alla mela, cose che mi fanno sentire una vera damina dell'Ottocento (sentimento davvero raro per la mia indole non molto femminile, poco paziente e più incline alla ribellione), ragion per cui, proseguirò questa recensione come si conviene ad una brava signorina:   Cari lettori,ci sono momenti nella vita in cui capita a tutti di dover affrontare delle difficoltà, o di dover prendere delle decisioni difficili. Non avevo mai apprezzato davvero la Signorina Jane Eyre, perché non avevo mai affrontato quelle difficoltà, o quelle decisioni. Spesso, cerchiamo nei libri una via di fuga, uno spazio libero in cui vagare con la mente e in cui riposare, o un modo per viaggiare in posti che, altrimenti, non avremmo mai la possibilità di vedere. Non solo. I libri possono insegnare e ad un occhio attento possono mostrare una strada. Non la verità, certo, non una soltanto almeno, ma gli strumenti per interpretare noi stessi, per leggerci, oltre che per leggere, e capire, poco alla volta, le persone che desideriamo essere.È tutto qui, vedete. La scelta, intendo, è solo nostra, e possiamo scegliere di formare noi stessi, attraverso le pagine. E di formarci non smettiamo mai, per tutta la durata della nostra vita. Cresciamo, mutiamo, non siamo mai completi e mai uguali al giorno precedente, all'attimo precedente. Ed il giusto equilibrio si trova, forse, fra questi mutamenti propri dell'essere umani e la coerenza di spirito cui possiamo almeno tendere. E se in certi momenti crediamo di aver perso la strada, i libri possono ricordarci chi siamo, cosa desideriamo e quale direzione intendiamo seguire. E così, non avevo mai apprezzato davvero la Signorina Jane Eyre, perché non ero pronta. Perché non era il momento. Mi è capitato spesso di leggere un libro in un certo periodo e di dargli una certa interpretazione e poi di rileggerlo in seguito e cambiare completamente idea, trovare un nuovo punto di vista, diverso, come diversa posso essere io.Sembra che Bertha, la moglie pazza del Signor Rochester, nel romanzo di Charlotte, sia l'alter ego della stessa Jane, la chiusura, la parte negativa, frutto dei traumi, degli stenti, delle sofferenze dell'infanzia. Io ci ho visto anche la personificazione dell'errore, non solo di Rochester, ma anche di Jane Eyre. Perché restare al fianco di lui sarebbe un errore. E la tentazione è forte, lacerante, insostenibile. Troppo semplice finegere di non vedere, di non sapere, fingere di ignorare quella presenza folle nella torre nord e seguire il proprio cuore. Ma! Una volta tanto, seguire il cuore non è la via giusta. Perché non sempre ciò che desideriamo corrisponde a ciò che è giusto, a ciò che ci permetterebbe di vivere in pace con noi stessi e di guardarci ogni giorno allo specchio con dignità.     Non voglio star lì a spaccare il capello sulle ovvie differenze che separano la nostra moderna società da quella di due secoli fa. Ciò che mi preme sottolineare è la decisione che Jane prende, per se e per Rochester, di lasciarlo, di rinunciare, di morire (metaforicamente parlando). Morire per un ideale. Onestamente non so se avrei fatto lo stesso, oggi come oggi, ma so che in un preciso periodo della mia vita, questo, mi è servito ricordarmi di Jane Eyre e rileggerla e vederla da una nuova prospettiva. Perché, ed è molto importante tenerlo sempre bene a mente, non è poi così difficile evitare l'errore che sia palese, ma piuttosto quello in cui possiamo incorrere per assecondare le persone che amiamo. Ed essere fedeli a certi valori, questo sì, può essere molto difficile.   Per concludere, ecco la morale della mia favola: concedete sempre una seconda occasione ai libri, sapranno cambiarvi, quando sarete pronti.
Diciamo insieme STOP alla violenza sulle donne
Novembre 22
Il tema è scottante e purtroppo sempre attualissimo. Si tratta della violenza sulle donne. Non vorremmo continuare ancora a parlarne nel 2014, eppure è doveroso farlo, essendo questa una realtà costantemente presente, tanto nei paesi cosiddetti sottosviluppati, quanto in quelli ad elevato tenore socio-economico.   Violenza sulle donne: qualsiasi atto di prevaricazione, verbale, psicologica, fisica, sessuale, economico-lavorativa, condotto su una donna, sfruttando l’appartenenza al genere maschile. Causa una sporadica o continuativa sottomissione della donna, che vive in uno stato di sudditanza psico-fisica, paura, angoscia temendo per la propria incolumità, fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla perdita totale della propria libertà o della propria vita.   Abbiamo tutti assistito con angoscia alla tragica vicenda della giovane iraniana Reyhaneh Jabbari, 26 anni, madre di cinque figli, condannata a morte per aver ucciso all’età di 19 anni l’uomo che aveva tentato di stuprarla. Tutti i tentativi di salvare questa giovane vittima di violenza, dall’intervento del Papa a quello di Amnesty International, sono falliti e la condanna, inizialmente rinviata, è stata eseguita lo scorso 25 ottobre nel carcere di Teheran, in cui era prigioniera.   Reyhaneh, vittima due volte, è così diventata il simbolo più eclatante della violenza a carico delle donne. I dati sono ancora estremamente allarmanti: solo in Europa nel primo semestre del 2014, 62 milioni di cittadine tra i 17 e i 74 anni sono state vittime di una qualsivoglia forma di violenza. Certamente il fenomeno è sottostimato, se consideriamo che i dati fanno riferimento ai soli casi denunciati e tutti sappiamo perfettamente che, molto spesso, la denuncia non avviene, soprattutto quando la violenza è condotta in ambito familiare, tra le mura della propria casa, rappresentando questo un problema nel problema.    La drammaticità di questo tema è sempre di più sotto i riflettori, di fronte agli occhi sgomenti del mondo intero, che, proprio il prossimo martedì, 25 novembre, celebra la  “Giornata Mondiale Contro La Violenza Sulle Donne”. La data ricorda l’efferato assassinio avvenuto nel 1960 di tre sorelle che, nella Repubblica Dominicana, hanno combattuto contro il regime dittatoriale di Trujillo. Dalle 20:00 alle 21:00 di martedì è previsto il primo flashmob telematico dal nome “Mai più deboli”: un’ora di silenzio collettivo su Facebook in tutto il mondo per gridare silenziosamente, ma altrettanto fortemente, il “no” alla violenza.   È l’epoca della comunicazione attraverso i social network e internet, più in generale; l’impatto che questa iniziativa può avere non è certamente da sottovalutare, sebbene costituisca soprattutto una “strategia” per sensibilizzare ogni cittadino del mondo. Non possiamo aspettarci che iniziative come questa siano risolutive del problema, ma che lo sia l’educazione che riserveremo alle future generazioni; di qui, la responsabilità della nostra, che assolutamente non può rimanere a guardare, fingendo che la violenza sulle donne sia una questione risolta ed ormai appartenente al passato. Dunque, conoscere, informare, sensibilizzare, denunciare, protestare se è necessario. Educare ogni donna sin da bambina all’amor proprio, alla stima di sé, a credere alle proprie potenzialità e alla propria realizzazione culturale, sociale, professionale ed economica, indipendentemente da una figura maschile di riferimento. Come non sottolineare allora la straordinaria figura di Malala Yousafzay, giovanissima attivista pakistana di 17 anni, recentemente insignita del Premio Nobel per la Pace, per il suo impegno per il diritto all’istruzione dei bambini, dei giovani e delle donne. Non vi sono, infatti, libertà ed autonomia senza istruzione.   Numerosissimi sono stati, inoltre, i progetti e le testimonianze delle donne stesse in favore delle donne per dire no alla violenza; tra questi quello di quattro donne americane, che hanno fondato un blog chiamato “Project Unbreakable”, in cui hanno raccolto oltre quattromila foto di donne, vittime di violenza, sotto lo slogan “Il silenzio copre le violenze: è ora di parlare”. Si tratta di foto, dal forte impatto emotivo, in cui ciascuna donna mostra un cartello che riporta le parole pronunciate dal proprio stupratore. Raccontare la propria storia, insomma, perché altre donne abbiano la forza di denunciare la loro.     Altro progetto di sensibilizzazione al tema è quello cui ha partecipato Valentina Pitzalis, donna il cui volto è stato sfigurato dal marito, che l’ha cosparsa di cherosene per poi darle fuoco (e morire lui stesso). Valentina ha avuto lo straordinario coraggio di esporsi personalmente facendo da protagonista dello spot "Anche io credevo fosse amore", al quale hanno partecipato anche la modella Eva Riccobono, il regista Federico Brugia, nonché numerosi brand di abbigliamento. La realizzazione dello spot è sostenuta dalla Onlus “Fare x bene”, che raccogliere fondi per l’assistenza alle donne vittime di violenza e da “Pari Passo”, un progetto di educazione all’affettività. Lo scopo è soprattutto insegnare alle donne a distinguere un amore sano da una relazione malata, in cui spesso la donna si trova a dover interpretare il ruolo della donna perfetta, che può sfociare in atti di violenza.   Per dire basta alla violenza sulle donne in India, dove il fenomeno è ancora estremamente diffuso, degli studenti della Harvard University (USA) di origine indiana hanno ideato una campagna di sensibilizzazione attraverso l’hashtag #embodyindia, cui hanno partecipato sia donne che uomini. Migliaia di foto provenienti da tutto il mondo sottolineano il rispetto per il corpo femminile, il cui abbigliamento non deve mai essere considerato come una ragione valida per mancare di rispetto ad una donna, nonché la libertà di ciascuna donna di esprimere le proprie idee e la propria personalità.    
Il mondo in una vignetta
Novembre 20
Qualcosa di me, Giulia Amati. Sono nata a Napoli 26 anni fa. Laureanda in giurisprudenza, coltivo la passione per la letteratura, l'arte e per il fumetto sin da quando ero bambina. Attenta osservatrice della realtà, mi piace analizzare le persone, prendere spunto dai loro vizi, coglierne i tratti principali, sia caratteriali che fisici e farne delle caricature. Le mie vignette sono infatti il frutto di un'indagine in chiave ironica della società moderna. Totalmente autodidatta.
Arancia Meccanica dal 1971 al 2014. Un incubo che si avvera?
Novembre 19
Quando nel lontano 1971 usciva nelle sale cinematografiche uno dei più formidabili capolavori di Stanley Kubrick, probabilmente l'opinione comune del pubblico, suscitata da inconsapevoli stati emotivi, poteva essere quella dello scalpore e del risentito timore dinanzi ad un'eventuale e futura realizzazione dei fatti riportati. Essere così giunti al giorno d'oggi in un'epoca in cui la fantascienza ipotizzata nel passato è sociologia e politica del quotidiano, ha reso possibile la sostituzione dello scalpore con la rassegnazione e del timore con l'assuefazione. Guardare adesso “Arancia Meccanica” a teatro, con il testo del libro di Anthony Burgess guidato dalla regia di Gabriele Russo, necessita di un processo intrinseco di notevole contestualizzazione per la sua squallida verosimiglianza al “gigomondo” reale. E' un incubo che si avvera. Siamo tutti vittime di un'assuefazione di massa, conseguenza lineare dell'omologazione tecnologica che annebbia le coscienze, imponendo sempre le stesse “visualizzazioni”. Non ci si sconvolge più dell'episodio di violenza in sé, in quanto, la netta separazione tra il ciò che è trasmissibile al pubblico e il ciò che non lo è, appare sfondata dagli intermediari strumenti dei social, commercianti instancabili di condivisioni sfrenate all'ennesima prepotenza. Questo abuso del dolore altrui, non si distacca molto dal latte-bianco voluto da Alex e dai suoi amici Drughi per un'insaziabile sete dell'eccesso. Le aggressioni irruente e le violenze sessuali sono così l'unica valvola di sfogo della loro “gulliver” (mente), sottomessa ad un esuberante linguaggio robotico e infantile, in ricordo di quei spaventosi pupazzi elettronici che non lasciano spazio ad alcuna fantasia. Il tutto circondato da una suggestiva scenografia extra-dark e dalle musiche, riadattate da Morgan, del maestro e compositore Beethoven, ossessione principale del protagonista. Ebbene sì, perchè “L'inno alla gioia” dei “malchichi” (ragazzi) è proprio quello di generare violenza, odio e paura senza dare adito ad un semplice e minimo risentimento, vergogna o pentimento. Ma “Arancia Meccanica” non è solo la favoletta diabolica di un ragazzo sbandato, senza interessi e vittima del suo stesso male; è anche (e forse soprattutto) il resoconto immaginario di un gigomondo estremamente corrotto e destinato ad offuscare le coscienze dei suoi abitanti. Ci si trova dinanzi ad uno pseudo-Stato che cerca in tutti i modi di prevaricare il male distribuendone altrettanto, uno Stato ben lontano dal voler “rieducare” e “riabilitare” i suoi pastorelli erranti ma con l'unico obiettivo di trasmettere timore referenziale in cambio del potere tirannico. La gattabuia è il luogo in cui i poliziotti e i medici si sentono giustificati a rispondere con violenza a chi ha fatto violenza, per soddisfare interessi personali di scienza, ma che in realtà consistono in torture mentali e corporee. Tutto questo per volontà del governo, che persegue l'esito fittizio di purificare la società malata privandola di libertà di scelta e di consapevolezza dei propri errori. E' la storia dello Stato che ammazza i personaggi scomodi, alcuni malvagi e altri travestendoli da malvagi prima che questi possano pentirsi. Si potrebbe chiamare in causa il ridicolo processo senza esito del povero Stefano Cucchi, vittima di una “giustizia” che non riconosce colpevoli i suoi interlocutori e che nasconde il “misfatto” nell'apparente insufficienza di prove. Uno Stato senza democrazia e incentrato sul successo ad personam, uomini privati della propria libertà di scelta e costretti a tacere, una giustizia ricattatrice e predatrice, è ciò che Arancia Meccanica nel 2014 comunica al suo pubblico: la concretizzazione attuale di un incubo del passato.
Queen of Bulsara: intervista esclusiva alla migliore tribute band italiana dei Queen
Novembre 19
Quando si tratta di Queen la consueta capacità propria della musica di  far sognare ad occhi aperti e di trasmettere energia positiva è sublimata a livelli straordinari. La musica di Brian May, John Deacon, Roger Taylor e del loro leader leggendario Freddie Mercury, è vero e proprio cibo per l’anima, è un connubio tra poesia e potenza, creato con un’originalità e una bravura impressionanti; quella di Freddie, in particolare, è una figura avvolta da carisma e teatralità, con una voce, unica nel suo genere, che magicamente sa essere dolce e delicata ma anche rude e impetuosa. Così quando i Queen of Bulsara, primo tributo in Campania dedicato ai Queen, riescono a ricreare una parte (e non è poco!) di quella stessa “magia” che solo i Queen sapevano generare, non si possono non riconoscere il talento e l’audacia di questa band che, pur essendo un tributo, conserva una forte ed originale personalità. Questa è composta da cinque musicisti: Vincenzo Castello (voce), Vito Di Costanzo (chitarra e cori), Stefano Di Meglio (Basso e coro), Ottavio Liguori (batterista e coro) e Salvio Schiano (Tastiere e programmazioni), che hanno deciso di mettere in gioco la propria bravura ed esperienza per omaggiare quella che è la loro band culto, attraverso delle esibizioni live. Ciò che si può notare dalle loro performances sono una particolare abilità nell’arrangiamento dei pezzi e una sorprendente meticolosità nel curare i dettagli di ogni spettacolo, affinchè il pubblico possa lasciarsi trascinare in un vortice di divertimento ed emozioni. I Queen of Bulsara vantano ormai una vasta serie di concerti in Italia e all’estero e, inoltre, sono riconosciuti e sostenuti da alcuni dei fan club più famosi dei Queen. Vi consigliamo vivamente di assistere ad un loro concerto! Intanto però andiamo a sapere qualcosa di più sul loro conto con un’intervista, alla quale il frontman Vincenzo risponde a nome di tutti.   Ciao ragazzi! Innanzitutto mi complimento per la vostra bravura e vi chiedo da subito di raccontare per sommi capi la vostra storia… Come avete deciso di intraprendere l’ attività di musicisti e come è nata l’idea di creare una tribute band dei Queen? Ti ringrazio per i complimenti. ognuno di noi ha preso questa strada per passione. l'idea del tributo ai Queen è nata nel 2006 dal batterista Ottavio Liguori e poi successivamente, poco alla volta, siamo arrivati alla formazione attuale. Cosa fate invece nella vita reale? Avete altri lavori, hobby o interessi al di fuori della musica? Siamo tutti musicisti come lavoro. c'è chi è laureato al conservatorio, chi insegna musica e chi, come me, è laureato in tutto altro: biotecnologie. la musica è ovviamente l'amore principale...poi ognuno ha anche altri hobby ed interessi.  Ricordate il vostro primo spettacolo live? Cosa avete provato? Certo! impossibile dimenticare condivisione, emozioni indescrivibili, adrenalina e divertimento.  I riscontri con il vostro pubblico sono stati fin dall’inizio positivi? Avete ricevuto critiche? Le critiche costruttive fanno sempre bene ed aiutano a migliorarsi. la risposta del pubblico è stata sempre positiva fortunatamente.  Sicuramente i Queen non sono una band facile da riprodurre e da riproporre al pubblico, soprattutto quello più selettivo e affezionato al gruppo… come vi siete posti di fronte a questa “sfida”? Siamo noi per primi grandi fan dei Queen e cerchiamo sempre di fare tutto con rispetto ed impegno: sono unici, geniali, trascinanti, spettacolari e leggendari. il nostro vuole essere solo uno spettacolo loro dedicato in ogni dettaglio, un concerto fatto con passione e competenza per condividere le emozioni e del buon tempo assieme. è una bellissima ed ardua sfida.  In particolare tu Vincenzo, frontman della band, cosa provi nel metterti nei panni di un mito quale Freddie Mercury? Provo grandissima ammirazione...ed anche responsabilità. sono totalmente rapito dall'arte di questi immensi artisti. Freddie poi per me è il fuoriclasse per eccellenza, il numero uno di sempre. studio canto e cerco sempre di dare una degna, coinvolgente e sentita interpretazione. Se tu avessi per assurdo la possibilità di parlare con lui, c’è qualcosa in particolare che gli diresti o chiederesti? Gli direi innanzitutto GRAZIE per tutto: per ogni emozione e per ogni perla che ha composto. come mi è successo di fare da vicino, fortunatamente con Brian May e come ovviamente farei con John Deacon e Roger Taylor. poi credo che gli chiederei delle curiosità un pò su tutto, di come vede lui la vita, la musica, la creatività, l'ironia...etc. etc. Qual è la vostra canzone preferita dei Queen? Ce n’è qualcuna che vorreste aver scritto? Sarebbe stato bello vivere la loro epoca ed avere quella sublime capacità di inventare e scrivere note e testi originali e capaci di catturare milioni di persone...qualcosa di magico. non c'è una canzone preferita, ne abbiamo tante...perchè tutti gli album sono belli e diversi tra loro...anche i progetti solisti. Oltre i Queen, ci sono altre band o artisti singoli che vi piacciono e che vi hanno ispirato? Tantissimi. la lista è davvero lunga e non scrivo nessun nome perchè li vorrei scrivere tutti...dalla musica classica al metal. Vi pongo un’ultima domanda prima di salutarvi… Tornando a voi, avete particolari progetti per il futuro della vostra band? Quali sono i vostri prossimi appuntamenti da dare ai vostri fans? Fare sempre più concerti grossi, migliorarsi e suonare nuovi brani e condividere con sempre più persone questo splendido progetto. speriamo di suonare magari un giorno per il fan club ufficiale internazionale dei Queen a Londra (che già ci menziona sul loro sito tra la cover band degne di nota, cosa che ci onora) e magari anche a Montreux, dove hanno registrato alcuni dei loro capolavori e dove c'è anche la statua più famosa di Freddie Mercury. tutte le date si trovano sul sito www.queenofbulsara.com...oppure seguendoci su facebook, twitter, youtube ed instagram. grazie a te da tutti i Queen of Bulsara per l'intervista e a presto! grazie sempre a chi ci segue e ai nostri miti. God save the Queen forever!
#MyTopTweet97
Novembre 19
Questa settimana ci occupiamo di calcio. Il popolo di Twitter in questi giorni ha voluto dare il suo personale addio ad uno degli allenatori che maggiormente ha conquistato i loro cuori. Si tratta di Walter Mazzarri esonerato dalla panchina dell’Inter nonostante i suoi grandi successi tra cui ricordiamo quello contro il….ehm…..no volevo dire la… insomma sì avete capito!  Ma la cosa che maggiormente mancherà agli utenti saranno le scuse che il mister dava per giustificare le sconfitte della squadra  tra cui spiccano: l’ormai famosissimo Poi è cominciato  anche piovere pronunciato dopo la partita Inter-Verona  e il  faceva caldo e la squadra  veniva dalla Russia dove faceva freddo  dopo la gara con il Palermo. Insomma caro Walter ci mancherai tanto, non lasciare il calcio, abbiamo ancora bisogno di allenatori paracul..ops visionari come te!   #Mazzarri   - Chiamarsi Bomber: E' già arrivata la replica di #Mazzarri dopo l #'esonero - Roberto Sciarpini: Le ultime parole di Mazzarri #Mazzarridiceche - Il Banale: Ciao Mazzarri vai ad insegnare le scuse agli angeli - Juanito: E’ andata così #Mazzarri - Roberto Sciarpini: Altro scoop sulle nozze di Mazzari #Mazzarridiceche - GlialibidiMazzarri: #Mazzarri #Mazzarridiceche - Alessandro Mirra Il sostituto di #Morgan a #XF8 #fotine - UnfairPlay: nuova vita per #Mazzarri - Troll in football: Moratti saluta #Mazzarri - Paddy Power Italy: Caro Mazzarri ti avevamo detto di disinstallare #Whatsapp e tu no! Testardo come al solito   Alla prossima!!
Chi ha paura degli Oni?
Novembre 19
Protagonisti del manga Il Sigillo Azzurro della maestra Chie Shinohara, ispirato alla leggenda di Byakko e Soryu di Fushigi Yuugi,sono gli Oni, ma chi sono queste creature? Personaggi di credenze popolari giapponesi, erano rappresentati come entità simili ad orchi o demoni, tuttavia, da guardiani dell'Inferno e torturatori di anime dannate, nella cultura moderna, sono stati declassati a semplici protagonisti di filastrocche per bambini.   La Sensei Shinohara li ha omaggiati in uno shojo horror, ma non si è limitata a descriverli come gli spiriti conosciuti nella loro mitologia, li ha potenziati, trasformandoli anche in divoratori di carne umana. Si nutrono così, uccidendo brutalmente vittime innocenti, straziate da lancinanti dolori . Allora sono zombies?   Assolutamente no, perché non si "riproducono" come loro e perché nel fumetto, per trasformarsi in Oni, gli esseri umani devono mangiare la sfera azzurra creata da Rago, Regina degli Orchi, dopo aver divorato un essere umano ed averne assorbita l'energia vitale. Le scene sanguinolente sono uno dei pilastri portanti dell'opera, abilmente descritte dall'autrice. Il sangue, la crudeltà e la violenza, che caratterizzano questi esseri, sono elementi costitutivi del manga. Lo splatter e il sadismo perverso riescono a coesistere con gli elementi contrapposti tipici degli shojo. In questo manga gli Oni si ritrovano a combattere una guerra tra le quattro famiglie della Kimon. Una guerra senza esclusione di colpi, ogni mezzo è lecito, che potrà finire soltanto quando il più spietato prevarrà sugli altri. Nasce spontanea una domanda, perché, allora, dovrebbe trattarsi di uno shojo? Perché, ovviamente, non manca anche la storia d'amore. Il conflitto tra amore ed odio, il perno su cui ruota la storia, la lotta interiore che vive la protagonista tra le sue due personalità, quella di Oni e quella di umana. Inizialmente ferma e decisa nel salvare e proteggere le sue "creature", rischia successivamente di cadere quasi nel ridicolo, rinnegando la sua esistenza di demone, per seguire un tormentato impulso, che si tramuterà in un amore maledetto alla Romeo e Giulietta, scintilla di una guerra demoniaca.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Nona Settimana
Novembre 17
Una settimana difficile quella appena trascorsa: Tosse, laringite e scarsa forma fisica hanno ridotto notevolmente l'intensità degli allenamenti. Dalle cinque sessioni settimanali si è passati a tre, un stop momentaneo che però non fermerà la corsa verso il nostro obiettivo: ragiungere la forma fisica e partecipare ad un combattimento ufficiale. 
Call of Duty: Advanced Warfare
Novembre 17
Come ogni anno, siamo qui riuniti per giudicare il nuovo capitolo di Call of Duty, dove un pazzo a caso dimostra a tutti quanto sia necessario che esista l'esercito americano, una compagnia privata guidata da Kevin Spacey o i mercenari di Silvester Stallone, fate voi. Ancora una volta il titolo è deludente, ma con inaspettate idee mal sfruttate capaci di far piangere anche più del solito chi ci ha speso i soldi. Di quali idee mal sfruttate parliamo? Andiamo a scoprirlo.   La trama è un filo più complessa del solito: c'è Kevin Spacey, che interpreta il capo di una corporazione di soldati privati ipertecnologici, e Hades, supercriminale che odia la tecnologia. Il punto è che Spacey ha scritto "sono il cattivo" in faccia sin da inizio gioco, ergo si presume che alla fine questo Hades sia solo uno dei possibili boss finali. Noi siamo un soldato a caso, migliore amico del figlio di Spacey, che muore proprio in una missione contro Hades. Le premesse per una storia decente ci sono, quello che manca è proprio il gioco.     Prima idea mal sfruttata: la retorica. Il nostro personaggio viene tremendamente sfigurato e non ha un braccio, che gli viene sostituito con una protesi bionica. Nel gioco si accenna a tutto ciò? Ovviamente no, facciamo una plastica ad un tizio con tratti somatici già banalissimi e scordiamoci che un figlio dell'America possa essere anche solo lontanamente brutto. Quando poi vi obbligano a premere E per "porgere i rispetti" al figlio di Spacey morto in missione, con tanto di picchetto d'onore, ho seriamente rischiato di chiudere lì il gioco e disinstallarlo.   Seconda idea mal sfruttata: la tecnologia. Dopo aver capito che saghe come Destiny e Titanfall vendono, e che casualmente lì ci sono robottoni che volano (o meglio fanno salti con dei jetpack), ecco che i soldati hanno millemila gagdet assolutamente inspiegabili dal punto di vista fisico che li rendono dei superumani. Stupenda è, a questo proposito, una mina che rallenta il tempo.   Una mina.   Che rallenta il tempo.   Ok. Ma se questo non bastasse a farvi pensare "idea mal sfruttata", aspettate di capire come funziona questo papocchio di abilità: ne avete svariate, tra cui scudi evocabili dal braccio e granate che cercano da sole i bersagli (come se già avere cinque granate di partenza non fosse abbastanza overpowered), ma potete usare di volta in volta solo quelle che dicono loro. Perché? Perché non far costruire una build di nostra scelta e farci giocare come vogliamo noi, con tecniche più improntate alla violenza, alla tattica o allo stealth? Mistero della fede. Ancora, i jetpack: perché creare un oggetto che ci permette in teoria di arrivare in posti inaccessibili altrimenti, se poi si collegano questi posti con scalinate apposite? Non so quante volte sono salito su un balcone, convinto di poter fare da tiratore lì senza essere raggiunto, per poi trovarmi dietro il mio compagno di squadra che aveva appena finito di salire le scale, o peggio un nemico pronto a sforacchiarmi la schiena con una troll face al posto dell'elmetto.   In definitiva, vi ho proposto questi esempi perché già da qui si può capire di che gioco si tratta: un gioco su binari, obbligato in tutte le sue scelte, senza un minimo di personalizzazione. La storia potrebbe essere l'unica cosa sorprendente, ma conoscendo il titolo è molto più probabile che si riveli la glorificazione dell'esercito USA al di sopra di terroristi e milizie private, perché "i nostri ragazzi" vincono sempre. Anche quando bombardano la Siria.

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