Mercoledì, 05 Dicembre 2012 08:52

Formula Car...ro!

Pensate al Carnevale. Fatto? Ottimo, ora pensate alle sfilate di quei meravigliosi carri allegorici. Fatto? Eccellente. Infine, provate ad immaginare cosa possa accadere trasportando il tutto in quel meraviglioso paese che è il Giappone. Fatto?

Bene, vediamo se la vostra immaginazione è riuscita nel non facile compito di superare la realtà!

La Danjiri Matsuri si tiene tra settembre e ottobre in varie parti del paese, e altro non è che una sfilata di enormi carri, che, come molte altre cerimonie e festività, trae origine dalla ricchissima mitologia e cultura del Paese del Sol Levante (le origini della celebrazione sono infatti legate alle feste per il raccolto). I Danjiri, meravigliosamente decorati e intarsiati, hanno la forma dei tipici santuari e templi, e prima della sfilata vengono sottoposti ad un elaborato rituale di consacrazione fatto di canti e preghiere. Infine, delle grosse funi vengono legate ai carri, mediante le quali verranno trainati in processione.

Già, perché i Danjiri non hanno motore, e sta alla forza dei fedeli trascinarli lungo il percorso della festa, in un tripudio di bandiere, preghiere, fiori, canti e musica tradizionale a base di tamburo e campana!

Se pensate che la bizzarria sia finita qui, vi sbagliate di grosso, perché da un paese come il Giappone è lecito aspettarsi qualcosa di molto più spericolato, giusto?

E allora vediamo cosa accade a Osaka: anche qui c’è la normale processione, con i carri trainati lentamente per le strette stradine del percorso; tuttavia, una volta arrivati nella quindicesima strada, la velocità aumenta considerevolmente fino a sfociare in una vera e propria gara! Naturalmente, un grosso carro di legno non ha esattamente la manovrabilità di un’utilitaria, e ogni curva può risultare estremamente pericolosa, per non parlare degli urti e delle collisioni… tenendo anche conto del fatto che i partecipanti in genere alzino un po’ troppo il gomito col saké!

Benché la maggior parte delle processioni del paese si svolgano in maniera tranquilla, Osaka è tutt’altro che un caso isolato: pensate che a Kishiwada ci si aspetta ogni anno che almeno una persona perda la vita!

Che dire: per qualcuno non è Natale senza il Panettone, per altri non è Danjiiri Matsuri senza che qualcuno sia stritolato da un enorme santuario semovente!

Pubblicato in Feste bizzarre

Essere fratelli maggiori è una grande responsabilità. Ti senti in dovere di essere quello più intelligente, quello più maturo, quello più "bravo". Devi essere l'esempio per quel piccolo fratellino che ti porti sempre dietro. Lui, prima di tutti, deve essere orgoglioso di te. Questa è stata l'infanzia fatta di sfide a chi sputa più lontano di Mutta Nanba e di suo fratello minore, Hibito. Mutta, nato nel giorno conosciuto da tutti come il giorno de "L'agonia di Doha"*, e suo fratello Hibito, nato due anni più tardi, sono inseparabili. La notte del 9 luglio 2006, mentre tutto il mondo sta guardando la finale dei mondiali, i due Nanba stanno praticando una delle loro solite escursioni che consistono in sessioni di registrazione dei suoni della natura. Durante quella sessione, però, accade qualcosa di straordinario: vedono un UFO.

Meglio dire che videro una sorta di satellite che i loro occhi preadolescenti captarono come UFO. Ma entrambi, in quel preciso, istante presero la decisione che avrebbe cambiato le loro vite: sarebbero andati nello spazio, sulla lontana Luna. Passano gli anni, siamo nel 2025 e Hibito Mutta ha acquisito una certa popolarità perché sarà il primo giapponese ad andare sulla luna (state pensando: è il 2025 e nessun giapponese è mai andato sulla luna?! È una perplessità che assilla anche me.)

E suo fratello Mutta? Non doveva essere il maggiore, il "primo" fra i due? Evidentemente qualcosa deve essere andato storto perché troviamo un Mutta appena disoccupato e tornato a vivere con i suoi. Basterà una telefonata di suo fratello Hibito a far riaccendere in lui quella competizione infantile? Si scrollerà dallo stato apatico in cui si trova? I giapponesi andranno mai sulla Luna? Se volete una risposta a tutte queste domande Uchu Kyodai è quello che fa per voi. Avente all'attivo 18 numeri con la serie ancora in corso, le vicende dei fratelli Nanba hanno appassionato milioni di lettori. Ciò ha permesso al manga, edito dalla Kodansha in Giappone, di vincere il "56° Premio Shogakukan" nel 2011 e ben due adattamenti, anime e drama, nel 2012. In Italia grazie a Starcomics con una copertina "stellare" (vedere per credere) Uchu Kyodai - Fratelli nello spazio è una rivelazione. La competizione, la voglia di primeggiare ma, al contempo, il senso di protezione verso il fratellino minore... Sensazioni fin troppe note a chi ha una metà di se stesso in giro per casa. Il rapporto fra Mutta e Hibito risulterà familiare e terribilmente vero. I disegni sono precisi e dettagliati e si nota comunque lo studio evidente dell'autore in campo ingegneristico spaziale. Consigliato a tutti, uomini, donne, grandi e piccini. Ma, sopratutto, ai fratelli.

Pubblicato in Manga&co
Lunedì, 27 Agosto 2012 12:09

Supplement (Sapuri) di Mari Okazaki

Vi presento Minami Fuji, una giovane ragazza giapponese che lavora da tre anni in un'azienda pubblicitaria. È in gamba, una lavoratrice indefessa e si dedica completamente al suo mondo fatto di stacchi di spot da tre minuti. È convinta che in tre minuti si possa dire tutto di una persona e che le pubblicità abbiano una capacità espressiva ineguagliabile. Questa è Minami, una ragazza come tante, con i capelli sempre in disordine tenuti da un elastico, lo stress sulle spalle e la solita storia d'amore conclusasi dopo tanto tempo. Minami ha detto no agli uomini e sì al lavoro extra, al dormire su una sedia in ufficio, a fare le sei del mattino dietro una scrivania. Ma, ovviamente, in tutta la sua disarmante banalità, l'amore non accetta il rifiuto. Un amore che ti coinvolge, ti trascina e ti fa dubitare di te stessa. La signorina Fuji si ritrova così divisa tra due uomini, Ishida e Ogiwara, e il suo essere stacanovista. La scelta non sarà facile e la costringerà ad abbandonare qualcosa lungo il suo cammino...

Cosa c'è di differente fra questo manga e un qualsiasi shojo? Semplicemente questo: è uno josei, un lady comic. Quando parliamo di josei, intendiamo un manga o anime dedicato a un pubblico esplicitamente femminile e adulto. Una narrazione incentrata sul genere slice of life, sulla vita quotidiana di giovani donne e su tutti i problemi legati a un mondo più adulto; insomma, è una versione più realistica dello shojo. Non è un paese per giovani. Mari Okazaki disegna con tratto preciso, denso, carico di inchiostro, il quale dona a Minami un volto giovane e ingenuo, ma allo stesso tempo adulto e concentrato quando serve. Lo stile ricorda in alcuni tratti quello di Ai Yazawa e della sua opera più celebre, Nana, sia per i disegni che per i temi trattati.

Il manga ha iniziato la sua pubblicazione in Italia grazie alla casa editrice Goen, con delle splendide copertine disegnate dall'autrice, quantomai evocative. Arrivata ora al terzo numero, la serie conterà dieci volumi più uno special. Consigliato a tutte le giovani donne che stanno iniziando a rapportarsi con il mondo del lavoro, che si rispecchieranno immediatamente nella determinata ventisettenne Minami, ma anche a chi vuole conoscere qualcosa di più del panorama lavorativo del Giappone moderno.

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Martedì, 29 Maggio 2012 06:51

Virilità a tavola

La storia dell'arte ci ha evidenziato varie volte l'eccentricità e la vena di pazzia presente in molti artisti che, in alcuni casi, li spinge a fare dei veri e propri gesti estremi.

Chi di noi, per esempio, non ha sentito parlare del gesto estremo compiuto da Vincent van Gogh che dopo un diverbio con il pittore e amico Gauguin decise di tagliarsi parte dell'orecchio sinistro per costringerlo a non partire per la Martinica?

Bene, un qualcosa di simile è avvenuto a Tokyo il mese scorso: Mao Sugiyama, artista giapponese che da sempre si auto-descrive come asessuato, ha deciso, per dimostrare che lui non è ascritto a nessuno dei due sessi, di subire un intervento per evirarsi. Finora la notizia per alcuni non farà scalpore, infatti anche chi scrive appoggia pienamente la libertà di poter cambiare la propria anatomia sessuale se la stessa è causa di malessere. Il fatto bizzarro è stato che Sugiyama ha annunciato la sua intenzione con questo tweet:

"Sto offrendo i miei genitali maschili (pene, testicoli, scroto) come pasto per 100.000 yen (poco più di 1.000€ ndr). Cucinerò il tutto come sarà richiesto dal compratore in un luogo concordato."

Subito in Giappone è scoppiato il caso e molte persone hanno tentato in ogni modo di non fare avvenire tale pasto, ma le autorità, chiamate in causa,hanno spiegato che non è possibile far nulla poichè nei codici nipponici nulla vieta il cannibalismo. Infatti, appena ripresosi dall'intervento, Sugiyama ha concordato un appuntamento in un noto locale della capitale nipponica per il 13 aprile scorso con le sei persone che avevano risposto positivamente alla sua iniziativa. E qui l'artista ha cucinato alla piastra il fusto del pene, i testicoli e la pelle dello scroto; il tutto guarnito con funghi champignon e prezzemolo italiano così come voluto dai cinque commensali presenti (uno non si è presentato). Alla cena erano però presenti molti curiosi che hanno potuto assistere alla preparazione e al "bizzarro" banchetto, mentre a loro è stata servita carne di coccodrillo.

IL PIATTO. ATTENZIONE - IMMAGINE CRUDA

Gli artisti sono anche questo.... (Sic!)

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Martedì, 08 Maggio 2012 21:39

Ride the log!

Luogo: Giappone, prefettura di 

Ambientazione: Una foresta di alberi secolari vicino al pittoresco Lago 

Occasione: La festa detta Onbashira (cioè “pilastri onorati”), un evento che si tiene ogni sei anni, nell’anno della Tigre e della Scimmia, e simboleggia il rinnovamento di uno dei maggiori santuari shintoisti del paese, il Suwa 

Fin qui nulla di strano o di “bizzarro”, ma vi assicuro che quanto state per leggere modificherà per sempre l’idea che avete del popolo giapponese, o, se avete familiarità con programmi come Mai Dire Banzai, la rafforzerà 

La persona che mi ha parlato di questa festa è Rebecca Jane Logan, una cara amica scozzese attualmente residente a Napoli, ma che ha avuto la fortuna di girare il mondo e trascorrere del tempo in quel meraviglioso paese che è il Giappone. Rebecca ha avuto la possibilità di visitarne molte località e partecipare ad altrettante celebrazioni:«La maggioranza mostravano il tipico stereotipo giapponese… calmo, riservato, elegante e ordinato. L’Onbashira è diverso perché ne mostra un altro lato: divertente e amante del 

Ma di cosa si tratta, di preciso? La festa, che in realtà dura alcuni mesi, si divide in due parti: Yamadashi e Satobiki, ma quella che ci interessa maggiormente è la prima. Yamadashi, che letteralmente significa “uscire dalla montagna” è preceduta dall’abbattimento di sedici vecchissimi alberi, che vengono decorati in rosso e bianco e sottoposti a un rituale di purificazione a base di canti e lancio di sale; questi enormi tronchi (alcuni dei quali superano le 10 tonnellate!) vengono trascinati con delle grosse funi verso quattro santuari minori, mentre alcuni abitanti del luogo vestiti con sgargianti abiti tradizionali si mettono a cavalcioni su di essi! La cosa è già abbastanza pericolosa ma, ad un certo punto, si presentano dei notevoli dislivelli (ki-otoshi), che gli intrepidi “cavalcatori” superano senza paura gettandosi a capofitto col loro tronco!

«La cosa è presa molto sul serio poiché solo i prescelti possono partecipare. Sebbene molta gente si infortuni e spesso ci scappi anche il morto, vanno comunque avanti – prosegue Rebecca – dal momento che la tradizione è molto importante e ne sono davvero fieri.» La seconda fase è altrettanto interessante, ma molto meno pericolosa: i tronchi vengono innalzati e alcuni cerimonieri recitano delle preghiere e dei canti; un ultimo rituale a carattere locale termina l’Onbashira, una delle celebrazioni più incredibili del mondo.

Chiudiamo con le parole di Rebecca:«Vale la pena di assistere a tutte le feste giapponesi, ma l’Onbashira è così bizzarra che devi vederla coi tuoi occhi per crederci!»

Se anche voi avete assistito a una festa bizzarra, inviate una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e raccontate la vostra esperienza!

Si ringrazia Rebecca Jane Logan

Pubblicato in Feste bizzarre
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