La Nerdzone ricorda Leonard Nimoy

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Febbraio 28
Che i social network abbiano rivoluzionato il mondo della comunicazione, non è in discussione. Se questa rivoluzione sia positiva o negativa è  più problematico da stabilire. Certamente però, quando ci troviamo di fronte a milioni di persone che si interrogano su Facebook, Twitter, Instagram e affini, sul colore di un vestito, rimpiangiamo il periodo in cui mandare un trillo su Msn era la massima trasgressione! Per chi ancora non avesse chiaro l'argomento, ecco in breve i fatti. Tutto nasce da un post su Tumblr di una ragazza scozzese di 21 anni che recita così: “Ragazzi per favore aiutatemi: questo vestito è bianco e oro o blu e nero? I miei amici ed io non riusciamo a metterci d’accordo, e stiamo diventando matti per venirne a capo”. E  dalla foto annessa al post, che troverete di seguito, è scoppiato un profondissimo dibattito.     Per fortuna non tutto il male viene per nuocere e sono nati tanti, divertentissimi, post sull'argomento, e, c'era da aspettarselo, molti noti marchi ne hanno approfittato per farsi pubblicità in un modo a dir poco geniale. Come sempre ho raccolto per voi il meglio....   #TheDress    Lego: #whiteandgold or #blackandblue? Abbiamo trovato un metodo scientifico per averli entrambi #thedress       Fiat500Canada: Quali colori vedete? #thedress       Stay with me: E così nacque la guerra #thedress     Katie smith: Non ho so da dove venga ma mi ha fatto morire…ahah #TheDress #FumilyGuy      Oreo Cookie: Con un elegante ritardo? #thedress     Marshall D. Teach: iPokemonincontrano #thedress #pokemon     Fiona: Cosa sta accadendo ora sui social media #Thedress     Bruno Ruffilli: E con questo dichiaro chiusa la questione #TheDress     Alexis Conran: Sono d’accordo con Batman su questo #thedress     Hershel Green: #Whatcolorsisthedress #Thedress #Thewalkingdead     Durex Italia: E voi cosa ne pensate? #thedress      Matteo Bacci ‏:#CarloConti: altro che #TheDress...      Tua madre è leggenda: il dibattito continua…#thedress      Alla prossima!   Ps: il marchio inglese Roman Originals produttore del vestito, ha postato la foto originale dell’abito ed è NERO E BLU!!!    
L'impossibile "Chakan: The Forever Man"
Febbraio 28
Una delle paure più diffuse è quella della Morte: a chi non piacerebbe guardare il Tristo Mietitore negli occhi (o nelle vuote orbite) e dire:«Tu non hai alcun potere su di me!»?   Questo è un lusso che Chakan, il protagonista del gioco Chakan: The Forever Man (SEGA Megadrive, 1992), può concedersi avendo sconfitto a duello la Signora con la Falce. Tuttavia egli scopre ben presto che l'Immortalità non è poi un grande affare, ma procediamo con ordine dal momento che la trama è uno dei punti forti del gioco.   Chakan (eroe di un fumetto di Robert A. Kraus) era un guerriero dotato di bravura fuori dal comune nella lotta e, soprattutto, nell'arte della scherma, nonché un abile stregone e alchimista. Ben conscio del proprio valore, egli affermò senza paura di poter sconfiggere anche la Morte in persona, che immediatamente si manifestò proponendogli l'immortalità in caso di vittoria. Dopo un lunghissimo scontro, Chakan trionfò e il suo avversario tenne fede alla parola data, aggiungendo però una sinistra profezia:«For your arrogance and pride I will temper my gift with this curse. [...] You will never know rest as you wander this world searching to slay the horrors that haunt your sleeping world. You will suffer grievous wounds, but you will not die, and as eternity rolls on, you will crave my touch. Your face will bear my visage, and your eyes will burn with hellfire. But... let it not be said that I am without mercy. There shall be an end to your curse. If all the beasts of the dark are slain, then you may find rest.»   Ergo, il nostro non ha altra scelta che affrontare due serie di quattro livelli, ciascuno dei quali diviso in tre sottolivelli infestati di mostruosità di ogni tipo allo scopo di trovare la pace eterna. Tuttavia, la cosa non è per nulla facile e ha scoraggiato più di un giocatore. CTFM è infatti un titolo di una difficoltà spaventosa: oltre ai difficili combattimenti (si può attaccare in ben otto direzioni!) e ai salti impossibili, da provare e riprovare fino alla nausea, il gioco ha una interessante gestione delle morti: data l'immortalità del protagonista, non esiste Game Over, ma si è costretti a ricominciare il livello. A ciò si aggiunge una minacciosa clessidra che una volta esaurita, costringe il giocatore a ricominciare l'intera serie di livelli!   Ce n'è abbastanza per spaventare qualsiasi player, indipendentemente da quanto esperto, ma il vero punto di forza di questo platform risiede non nella realizzazione tecnica (nulla di speciale davvero) e nemmeno nel gameplay, ma nelle atmosfere cupe e gotiche che riesce ad evocare, grazie ad una trama di notevole bellezza. Certo, battaglie con la Morte ce ne sono state nei videogiochi (la saga di Castlevania o Dante's Inferno tanto per nominarne un paio) ma il modo in cui viene trattato il tema è (tuttora) interessante e originale.   Il Mietitore non è infatti un semplice boss di fine livello messo lì tanto per, ma una figura fondamentale per la snodo della trama e dei significati in gioco. La stessa figura di Chakan è ambivalente: né buono né cattivo, ma una interessante via di mezzo. Può essere visto sia come il più classico degli overreachers, che come una figura esemplare dello schema peccato-supplizio-eventuale redenzione, un po' alla maniera del Vecchio Marinaio della Rime of the Ancient Mariner di Coleridge o dell'Ebreo Errante.   Al di là dei paragoni (troppo?) arditi, uno dei motivi per cui CTFM continua a godere tuttora di un discreto numero di fans, è senza dubbio il velo di mistero che avvolge la figura tormentata del protagonista. E la stessa, tremenda, difficoltà acquista valenza estetica, ponendosi come l'unico modo per tradurre in linguaggio videoludico il pesante fardello di Chakan.
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Febbraio 23
Ieri si è svolta a Los Angeles la cerimonia più importante del cinema mondiale: gli Oscar. Tanti italiani, grazie alla benevolenza di Sky, che ha deciso di mandare la cerimonia in chiaro, hanno passato la notte in bianco per seguire tutta la cerimonia. Ovviamente l’evento ha dominato e domina tutt’ora le tendenze di Twitter. Siccome sono buona e voglio risparmiarvi la fatica di cercare su google la lista dei vincitori, di seguito troverete tutti i premiati:   Miglior film: Birdman Miglior regista: Alejandro GonzálezIñarritu per Birdman Migliore attrice: Julianne Moore per Still Alice Miglior attore: Eddie Redmayne per La teoria Del Tutto Miglior attrice non protagonista: Patricia Arquette per Boyhood Miglior attore non protagonista: J.K. Simmons per Whiplash Miglior sceneggiatura originale: Alejandro GonzálezIñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo per Birdman Miglior sceneggiatura non originale: Graham Moore per The Imitation Game Miglior fotografia: Emmanuel Lubezki per Birdman Miglior film d’animazione: Big Hero 6 di Don Hall, Chris Williams e RoyConli Documentario: CitizenFour, di Laura Poitras, MathildeBonnefoy and DirkWilutzky Miglior film straniero: Ida (film dalla Polonia) Costumi: Milena Canonero per The Grand Budapest Hotel Miglior canzone: Glory di Common e John Legend in Selma Colonna sonora: Alexandre Desplat per The Grand Budapest Hotel Effetti speciali: Interstellar Trucco e acconciature: The Grand Budapest Hotel   Dopo questo preambolo serio, andiamo a quello che più ci interessa. Sì, perché amore per il cinema a parte, gli Oscar si seguono per spettegolare sulle grandi star che hanno sfilato sul red carpet. Cominciamo dal presentatore, l’immenso Neil Patrick Harris, che ha convinto tutti con la sua comicità. Particolarmente apprezzata la battuta sulla mancanza di candidati di colore in questa edizione degli Oscar  e il suo ingresso in mutande sul palco per “omaggiare” il film Birdman. Altra grande protagonista della serata è stata Lady Gaga, con il suo look da signora delle pulizie, sfoggiando dei guanti rossi che nemmeno Mastro Lindo. Anche se in contumacia, Leonardo Di Caprio non è stato dimenticato. Riuscirà mai il nostro Leo ad ottenere l’ambita statuetta? "Ai posteri l’ardua sentenza." Altro momento epico è stato il red carpet di Melanie Griffith e di sua figlia, Dakota Johnson, protagonista del capolavoro “Cinquanta sfumature di grigio”, che la madre ha ammesso candidamente di non aver visto, della serie le cazzate dei figli non devono ricadere sui genitori. E poi tanti complimenti per Scarlett Johansson, eletta la più bella della serata, mentre, tra le imbalsamate, ha trionfato Nicole Kidman, che ha sfoggiato un botox invidiabile! Anche l’Italia ha avuto il suo momento d’orgoglio con il premio alla grande costumista Milena Canonero per The Grand Budapest Hotel che, nell’indifferenza generale del popolo italiano, è già al suo QUARTO OSCAR!!! Dopo avervi aggiornato per bene su tutto siete pronti per affrontare la classifica di oggi…   #Oscars2015: Lord Micheal: Neil Patrick Harris il migliore     FranAltomare:Mi piace questa cosa che noi col pigiama di pile nei calzini ci sentiamo meglio vestiti di 3/4 dei partecipanti. #SkyCinemaOscar #Oscars ByeByePapi :Sorry Neil Patrick Harris, già visto #GianniMorandi #SkyCinemaOscar #Birdman Leone Lewis: Nicole Kidman indossa Louis Vuitton e Xanax #SkyCinemaOscar #Oscars2015 Laura Martinez: Lady Gaga è pronta per pulire il mio appartamento Out of the Uzz: Muoio now Giulia Moser: Non resisto. È troppo bella. Leo ti ho sempre amato. #SkyCinemaOscar Matthew: Grazie all’ Accademy per aver ricordato un’attrice italiana unica. L’Italia è molto grata. Cetty D.: Gente che può permettersi questo taglio: -Scarlett Johansson -Cristiano Ronaldo -Non tu #Oscars2015 Mario Manca: Jared Leto sempre più pronto per il sequel de La Passione di Cristo. #skycinemaoscar     Alla prossima!!    
Buon Compleanno Photoshop!
Febbraio 21
Un quarto di secolo, 25 anni! Eppure sembra ieri quando il più noto software per l’elaborazione di immagini digitali nasce. Era il 1990. Sappiamo tutti che Adobe Photoshop è un programma che consente di effettuare ritocchi di qualità professionale offrendo tantissime possibilità creative. La prima fotografia modificata fu un paesaggio marino. Realizzare un buon fotoritocco, però, richiede studio e molte capacità non solo artiche ma soprattutto tecniche, tanto che alcuni parlano di arte del fotoritocco. Se da un lato, Photoshop consenti di correggere piccole imperfezioni, dall’altro dà la possibilità di creare immagine ex novo.   C’è chi del fotoritocco ne ha fatto uno scopo di vita realizzando bellissime opere a portata di click come Erik Johansson, il quale con i suoi lavori, riesce ad unire fotografia e pittura, da sempre l’una rivale dell’altra (http://www.mygenerationweb.it/201407211801/articoli/tendenze/fotografia/1801-il-surrealismo-ai-tempi-di-photoshop-gli-scatti-incredibili-di-erik-johansson). Sembra che la parola d’ordine sia “sperimentazione”: è ciò che ha fatto anche la giornalista americana, Esther Honig. Ha sperimentato! Ha dato vita, cioè, ad un sondaggio fotografico inviando una sua fotografia ad una quarantina di esperti e non di Photoshop di venticinque paesi diversi, con un’unica rischiesta: «Fatemi bella!». Il risultato? Circa quaranta immagini in cui il viso della giornalista cambia secondo i canoni di bellezza dettati dalla cultura e delle tradizioni del paese di ogni photoshopper (http://www.mygenerationweb.it/201407061773/articoli/tendenze/fotografia/1773-photoshop-sinonimo-di-bellezza).    Intorno all’uso di Photoshop ci sono due scuole di pensiero: una parte di fotografi, la “vecchia scuola”, che non accetta la possibilità di “manipolare” una fotografia, dove per manipolazione si intende correggere quelle piccole imperfezioni che si possono presentare in fase di scatto e una parte di fotografi che ha “accettato” l’innovazione, usa il programma e lo fa con le dovute cautele.    Si perché è questo il problema! La cautela! Spesso e volentieri si abusa dello strumento per creare canoni, schemi che non esistono come spesso accade nel mondo della moda, della musica, dello spettacolo dando vita a personaggi “irreali”, come è accaduto alla modella francese, Filippa Hamilton, in una fotografia pubblicitaria per l’azienda Ralph Lauren. Grazie al bisturi digitale un po’ pesante, il corpo della modella è stato distorto: gambe lunghissime e secchissime, spalle scheletriche e testa sproporzionata rispetto al resto. E non è la sola! (http://www.mygenerationweb.it/articoli/tendenze/fotografia/alla-ricerca-della-%E2%80%A6-perfezione).    Proprio a causa dell’abuso di Photoshop, l’attrice britannica Keira Knightley si è scagliata contro i fotografi che lo usano. All’attrice è stato chiesto di posare per la rivista americana Interview ed ha accettato ad una condizione: non utilizzare Photoshop per ritoccarle prima il seno e poi tutto il corpo (http://www.mygenerationweb.it/201411092001/articoli/tendenze/fotografia/2001-stop-to-photoshop-lappello-di-keira-knightley).   L’elenco di fotografie manipolate perché non giuste o semplicemente create male è lungo*:   la pubblicità di una compagnia aerea lowcost dove all’aereo rappresentato manca un’ ala       i missili iraniani fotografati in fase di lancio definita come una delle più celebri fotografie "photoshoppate" a fine politico     una fotografia diffusa dall’azienda petrolifera britannica BP: nella foto in basso quella che è ritenuta essere la foto originale del centro di controllo delle attività nel Golfo del Messico (sede del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, il 20 aprile 2010) appaiono diversi schermi appaiono neri, mentre nella foto in alto, l'immagine diffusa dall'azienda, in cui gli schermi sono stati riempiti quasi per magia, per far sembrare gli addetti ai lavori più indaffarati di quanto sembri     una flotta militare che si trova intorno alle spiagge nordcoreane durante un’esercitazione dove sono state aggiunti aeroscali per mostrare la potenza     cereali che cambiano colore della pancia     occhi disegnati aperti e male per qualche strana ragione   Non è tutto! In questi ultimi giorni sono state pubblicate le prime immagini pubblicitarie dell’EXPO 2015, l’esposizione universale ospitata quest’anno in Italia, a Milano. Anche un no esperto nel mestiere si rende conto di come Photoshop sia stato usato male creano immagini orribili e sgradevoli. Non sono mancati i commenti e parodie sul web nonché la creazione della pagina Facebook intitolata “Offresi corso di Photoshop al grafico di Expo 2015”.      Ed è proprio uno dei creatori del programma Thomas Knoll ad affermare che «Photoshop è uno strumento e come tutti gli strumenti può essere utilizzato in tanti modi diversi»; è un “oggetto indispensabile” che se capita nella mani sbagliate, l’uso non è più appropriato tanto che il termine “photoshoppare” è sempre più spesso associato all’idea di immagini artificiali, finte.   Immagini artificiali, appunto, che stravolgono completamente la realtà, stravolgono il senso della fotografia. Non a caso, questo “giochetto” è costato il licenziamento al fotografo messicano, Narciso Contreras, per aver cancellato la telecamera di un giornalista da un scatto che racconta la guerra in Siria andando contro l’assunto del fotoreportage. E’ una questione di punti di vista. Possiamo solo sperare che nel futuro ci vadano piano con quel mouse.    Non ci resta che augurare Buon Compleanno Photoshop!       *fonte: Focus.it http://www.focus.it/tecnologia/innovazione/foto-magie-o-foto-incubi-errori-e-orrori-in-photoshop-280728-1425?gimg=57376&gpath=#img57376)
Sanremo, considerazioni sparse ad una settimana dal Festival della canzone italiana
Febbraio 20
Anche quest’ anno la “fiaba” di Sanremo si è consumata e ha riempito per un po’ la nostra già idilliaca esistenza, con i suoi tipici archetipi e i suoi simpatici personaggi ricorrenti; primo fra tutti il diligente Carlo Conti, un presentatore old style, robotico, che frena i suoi istinti per attenersi ai rigidi schemi televisivi vigenti (come ai tempi di Baudo e di Mike Bongiorno), con tanto di vallette impacchettate come bomboniere (o lampadari, nel caso di Emma) e represse, anche loro, a suo seguito. Il Festival del 2015 non ha lasciato spazio a stupori (a parte la famiglia con 16 figli), improvvisazioni o anche alla più piccola trasgressione (la probabile assenza di reggiseno da parte di Arisa è un discorso a parte). Le convenzioni tradizionali sono state perseguite alla lettera, Carlo Conti ha gestito in maniera perfetta (oserei dire “Divina”) l’organizzazione degli spazi televisivi e, tra una sensazione nauseabonda e l’altra, le cinque serate sono andate, lasciando, com’è di norma, una scia di commenti e opinioni che simpaticamente ci accompagneranno per almeno un altro mese. Ma vediamo quali sono stati gli eventi più significativi di questa magnifica epopea: Prima fra tutte è da citare la mitica reunion di Al Bano e Romina, una vera svolta new age per i nostri John Lennon e Yoko Ono italiani, che ci hanno regalato un nostalgico remake di Felicità e altri memorabili successi (COME abbiano avuto successo rimane tutt’oggi uno dei misteri più grandi della vita).    Da ricordare è anche la presentazione della famiglia composta dai due genitori più sedici figli a carico (sedici, avete letto bene), che ha fatto molto Pomeriggio Cinque time.  Inoltre ci sono stati una carrellata di comici che sicuramente hanno innalzato il livello dell’audience ( sì, quello dei film in streaming). A parte forse Siani, che dopo un iniziale disagio è riuscito a sciogliersi e a far ridere per un po’, anche se poi sono piovute critiche dai social per la sua battuta sul bambino obeso.   Poi, sarcasmo a parte, ci sono stati anche ospiti interessanti come gli Imagine Dragons, Tiziano Ferro, Charlize Theron , Conchita Wurst, Ed Sheeran,Will Smith e tanti altri… Tutti accomunati da una cosa: le stitiche, banali e antiquate interviste ricevute da Carlo Conti (“sprecare le occasioni”, lo stai facendo bene). Ma andiamo invece ad analizzare ciò che più dovrebbe caratterizzare il Festival della musica italiana, cioè, appunto, la musica.  Mettendo da parte canzoni inutili e slavate come quelle dei Dear Jack (datevi all’ippica), di Anna Tatangelo (la “muchacha” non è riuscita ad arrivare neanche in finale, poverina), Lara Fabian (aspetta..chi è? Ah sì, quella di Adagio), eccetera, eccetera, eccetera… Possiamo citare alcuni artisti che non sono dispiaciuti, come Nina Zilli, Lorenzo Fragola, e un Mauro Coruzzi alias Platinette con Grazia Di Michele inaspettatamente emozionanti, con un testo, quello di Una Finestra, molto profondo e intimistico. Inoltre tra i giovani sono da segnalare i Kutso (il cui nome si pronuncia “Cazzo”, ma Conti ovviamente è una persona troppo fine e non si è permesso di fare questo oltraggio al direttore della Rai ), che non hanno vinto ma sono arrivati in finale e meritano assolutamente attenzione. Comunque sia, ai primi tre posti si sono classificati: Malika Ayane (3°posto) con una canzone piacevolmente orecchiabile e sofisticata, caratteristiche tipiche del suo stile musicale, molto soul; Nek ,2° posto,con Fatti avanti amore (e già il titolo…), che pare quasi una hit di David Guetta, con testo scritto da Cristina D’Avena feat. Gigi D’Alessio (“siamo due braccia con un cuore” è una citazione sua, ne siamo certi). Vincitore del festival, infine, Il Volo, gruppo formato dai tre giovani tenori che da Ti lascio una canzone si sono fatti molta strada, esibendosi anche all’estero e con molti artisti famosi; il brano Grande Amore, evidentemente ispirato a Un amore così grande di Claudio Villa, al di là di considerazioni varie (relative al gusto personale), ha riscosso molto successo e ricorda un po’ il genere che ha reso famoso anche Andrea Bocelli, quello pop-lirico.  Tuttavia non ci dispiace affatto che tutto ciò sia finito e siamo certi che verrà presto dimenticato da tutti (almeno fino all’arrivo di Sanremo 2016… A proposito, chi lo presenterà secondo voi? La Clerici o Frizzi?...). L'espressività di Carlo Conti durante l'improvvisazione rap con Will Smith
L'Oriana
Febbraio 19
"E' stato motivo di grande orgoglio, una vera sfida. Ho cercato di rispettarla, non di imitarla." Parla così la bella Puccini che ci ha davvero conviti con l'interpretazione della nostra Oriana. Odiata, amata, inevitabilmente stimata, la giornalista tutta italiana classe '29 non si può dire non abbia lasciato parlare di sè. Tutta integra nelle sue contraddizioni, la signora Fallaci diventa un caposaldo latente nell'animo di qualche donna. Forse nell'animo di quelle come lei. Non si tratta di condivisione di ideali, di incondizionata venerazione o passeggera imitazione, quando si fa amicizia con la Fallaci, si può restare talmente scottate dalla sua energia che a molte vien voglia di tirar fuori tutta la propria forza. Dimostrare al mondo "che in un corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che chiede di essere ascoltata' : il suo obiettivo, la sua fede. Fede forse troppo filo-occidentale, forse troppo radicale, che quasi sfiora il razzismo nella sua aberrazione di qualunque forma di supremazia. "La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere. " Eccome se lo rispetta questo dovere, rinuncia con egoismo alle bellezze della vita cercando nella verità l'unica espiazione di questo mondo corrotto. Denuncia la stupidità della guerra, senza avere paura di sparare a zero su entrambi i fronti, rinnega l'ignoranza in tutte le sue forme, esige il rispetto del sesso femminile e non ha paura di gridarlo guardando dritto negli occhi il maschio più abietto. Sbaglia. La Fallaci non è Madre Teresa, non è una santa scesa in terra per denunciarne le brutture. È una Donna che con lo smalto rosso e gli occhiali da sole va alla guerra per ambizione e voglia di conoscere...una che, tirata sù a pane e libri, non ha paura nemmeno di amare. Uno stile high class, un'intelligenza di chi ha saputo discernere il vero dalla menzogna, l'entusiasmo del primo passo sulla luna. Un cancro, il suo carattere, la sua corazza impermeabile che l'ha resa agli occhi di questa piccola 23enne una grande donna di cui si permette di parlare.      Mi permetto perché ora l' Oriana va di moda, fa moda dire "l'aveva detto la Fallaci che l' Islam ci avrebbe conquistati" , fa moda invidiare il coraggio greco, l'America de un piccolo passo per un uomo e uno grande per l'umanità, odiare le moschee. E tutto questo pregiudicare alimenta il razzismo, l'ignoranza, non aiuta nessuno se non i califfati, le banche e perché no i signori del petrolio.  Islam= terrorismo. America=ipocrisia. Grecia=coraggio. Non sta a me continuare la lunga lista di pregiudizi stilata da noi figli del fortunato Occidente, ma una cosa che mi hanno insegnato i libri della Fallaci, è che almeno la propria piccola battaglia, nella rottura degli schematismi razziali, vale la pena combatterla.       Ti saluto così, con una delle tue frasi più semplici e attuali che tocca un po' noi tutte occidentali ventenni di quest'epoca che, al posto dell'acido muriatico, ci deturpa con photoshop.   La bellezza non scomoda mai nella vita: fa perdonare perfino l'intelligenza. 
"Wolf Girl & Black Prince": nulla è come sembra!
Febbraio 18
I manga sono l'universo parallelo di tantissimi nerd, una dimensione in cui rifugiarsi, per distaccarsi completamente dalla realtà quotidiana sempre più pesante. Un universo personale, dove niente può interferire né disturbare la nostra quiete: leggerli significa anche confrontarsi con un mondo ed una società diversa in tutto e per tutto dalla nostra, una realtà che stimola continuamente la fantasia dei lettori. Sfogliando le pagine del manga di Ayuko Hatta Wolf Girl & Black Prince, ci rendiamo conto che i fumetti, ormai, sono estremamente realistici, nel senso che si avvicinano un po' di più alla nostra realtà, abbandonando quel rigore che sa tanto di vecchio e stantio persino per gli stessi giapponesi: quel muro immaginario che divide la cultura nipponica e quella occidentale si sta parzialmente sgretolando. La Hatta ha scelto di lasciare la via vecchia per intraprenderne una nuova; estirpato il problema del bullismo, ormai trito e ritrito ed etichettato come "vintage", le nuove generazioni di shojo, come questo, s'incentrano su temi più attuali, nello specifico su due in particolare, il primo è il sesso. È come uno di quei cavalli vincenti su cui si punta sempre per sentirsi sicuri, ed in questo caso la mangaka è stata furba per cercare di emergere dalla massa. Da argomento secondario, è stato messo più in risalto, camminando di pari passo col tema centrale - l'amore - e viene trattato in modo più aperto e maturo, ma al tempo stesso sottile. Dopo lo straordinario successo in Giappone, questo fumetto è tra gli shojo più venduti anche in Italia. Una storia spensierata, non priva degli ingredienti base di uno shojo, in cui l'autrice non ha disegnato i soliti personaggi, che sembrano messi a caso in una storia. Basta con i soliti ragazzi troppo buoni onesti e sinceri da non sembrare neanche lontanamente esseri umani. Ayuko Hatta ha rappresentato dei ragazzi che assomigliano molto anche agli adolescenti italiani, occidentali, con le stesse problematiche nei rapporti interpersonali. Così facendo, la mangaka ha reso più naturale e semplice l'immedesimazione del pubblico con uno o più protagonisti.
Principessa Casamassima (Henry James)
Febbraio 18
Ben ritrovati, cari lettori! E anche il Carnevale è passato, spero che vi siate rimpinzati di frappe e castagnole, almeno più di me, e che la pancia piena vi abbia fatto venire ancora più voglia di tuffarvi in un bel libro – a me fa spesso questo effetto. Questa settimana ve ne propongo uno coi fiocchi, a mio parere, e probabilmente sconosciuto alla maggior parte di voi, sebbene il suo autore sia uno dei maggiori scrittori americani del diciannovesimo secolo. Sì, lo so, roba vecchia, vi lamenterete voi; ma che posso farci se tra la roba vecchia c'è tanta roba buona? In fondo stiamo parlando di Henry James, gente, non dell'ultimo arrivato. Uno scrittore straordinariamente prolifico, uno di quelli che suscitano una invidia pazzesca nella sottoscritta – che per buttare giù due righe ci mette una vita, lo stesso arco di tempo che lui ha impiegato per scrivere più di venti romanzi, un'infinità di racconti, resoconti di viaggi e saggi. Se vi nomino il titolo del suo romanzo più celebre, sicuramente reagirete con un'esclamazione di comprensione. Ma sì, chi è che non ha mai sentito parlare di Ritratto di signora? Ne è stato tratto anche un film piuttosto famoso.   Il romanzo di cui voglio parlarvi oggi, però, è un altro, e cioè Principessa Casamassima, che ho pescato come d'abitudine nella libreria a casa dei miei, fonte inesauribile di classici, che siano conosciuti o meno. Innanzitutto, la principessa del titolo non è la protagonista del libro, e questo è già un fattore interessante; è invece un personaggio che appare dopo svariati capitoli, e che giocherà un ruolo importante nella vita del nostro protagonista, il giovane e brillante artigiano Hyacinth Robinson. Cosa c'è in ballo? Niente di meno che la rivoluzione proletaria, in una Londra quantomai fumosa e affascinante, divisa tra lo scintillio delle case nobiliari e lo squallore dignitoso delle abitazioni dei poveri. E i nostri personaggi si muovono armoniosamente in questa città che è protagonista attiva insieme a loro, e ne ricalcano gli umori, i dolori e le speranze. Hyacinth, dal canto suo, è caratterizzato dalla metà. Mi spiego meglio: è metà inglese e metà francese, metà popolano e metà aristocratico, rivoluzionario ma attratto dagli agi dell'aristocrazia... Ammirato da tutti, eppure forse proprio per questo marginalizzato, anche dallo stesso autore che non gli ha dedicato il titolo del romanzo – una mossa crudele, non trovate? Gli altri personaggi, al contrario, appaiono collocati in modo più netto e deciso al loro posto, ma resta attorno a loro una certa aria di mistero, soprattutto intorno alle donne – ah, che donne di carattere ha inserito James in questo romanzo! Dall'umile Pinnie alla spavalda Millicent, dalla pia Lady Aurora all'acuta Rose, per arrivare alla volubile principessa con la sua arguta dama di compagnia, tutte mi hanno ricordato con orgoglio quanto può essere forte il sesso debole.   Se non avete mai assaporato Henry James, amici lettori, è ora di rimediare. E se lo avete già fatto, continuate: il tempo passato in compagnia dei classici non è mai troppo.  
MyToptweet103
Febbraio 18
Questa settimana ho deciso di occuparmi di cinema. Sì  perché il 12 febbraio in Italia è uscito il film più atteso dell'anno, tratto da una trilogia che a confronto i libri di Moccia sono da premio Nobel. Parlo ovviamente del capolavoro "Cinquanta sfumature di grigio", già recensito qualche tempo fa http://www.mygenerationweb.it/articoli/cultura/libri/cinquanta-sfumature-di-grigio-e-zero-sfumature-di-creativita. Vi dico subito che ho letto il primo libro della trilogia e poi mi sono fermata perché la mia dignità mi ha impedito di proseguire oltre e ho visto anche il film quindi ho tutto quello che mi serve per giudicare.  Allora iniziamo subito col dire che E. L. James ,l'autrice della saga, è una fan sfegatata di Twilight ed è tutto dire. Talmente ossessionata dalla storia da aver scritto anche una sorta di continuo. Non ritenendo fosse abbastanza ha deciso di creare la sua personale versione sostituendo semplicemente il vampiro con un miliardario maniaco sessuale. E vi giuro che non sto esagerando, roba che anche l'avvocato di Corona potrebbe vincere una causa per plagio difendendo l'autrice di Twilight. Ma veniamo alla storia: Anastasia Steele  è una giovane molto goffa e impacciata che si innamora di un uomo molto affascinante di nome Christian Grey che però nasconde un grande segreto. E' una spia russa del KGB? No! E' un terrorista dell'Isis? No! Un alieno mandato sulla terra per distruggerla? No! E'-rullo di tamburi- un maniaco sessuale che adora sottomettere le donne e fare cose molto dolci tipo frustarle, legarle, sculacciarle....insomma un principe Disney! L'uomo che ogni donna sogna e in effetti quasi- e sottolineo quasi- tutto  il pubblico femminile è impazzito per questa storia. Infatti il problema di questi libri non è la parte erotica perché  questo genere letterario esiste da sempre (anche se rispetto al film è più porno una puntata dell’Isola dei famosi con Rocco Siffredi)  ma è la reazione che ha scatenato nelle donne che sono diventate tutte desiderose di avere al proprio fianco un tale gentleman.    Ecco ora avete tutti gli elementi per leggere la classifica di questa settimana ...   #50sfumature:   Skatronixxx: Mer me c’è solo una sfumatura di grigio     Dicono che: #Diconoche 50 sfumature di grigio con Rocco sarebbe stato in 3D     Iradio: Quagmire!!     Peanuts Buffer: - Livello di inglese? - Ottimo - Traduca "50 shades of grey" - "Cagata pazzesca" - Assunto     Mvttley: Ho visto il film “50 sfumature di grigio” …noioso..     Erinestoroff ‏: -"Vado a prenotare i biglietti" -"Ah, parti?" -"No, i biglietti per 50 sfumature di grigio."     SatirSfaction: Per me #50sfumaturedigrigio al cinema è solo questo     Il Sognivendolo: come riassumere #50sfumaturedigrigio in un’immagine      Taylor Swiffer: Eccole le uniche 50 sfumature di grigio che ce piacciono #Sanremo2015     Giovatino: L’unico vero campione d’incassi. Al cinema…andateci voi   Alla prossima!!!
Kingsman: secret service
Febbraio 17
Sì, potete crederci: non si tratta di un insulso sneak peek, bensì di una recensione del film, visto in anteprima e adorato in tutta la sua immensità. Nessuno spoiler, ma vi avviso che la recensione sarà piuttosto di parte. Perché? Perché io vado pazzo per gli adattamenti cinematografici dei comics più fuori di testa? Perché ci sono Michael Caine, Samuel L. Jackson, Mark Strong e Colin Firth, e quest’ultimo viene coinvolto in un paio di scene d’azione tremendamente arroganti e prive di un qualsivoglia significato? O magari perché c’è una tipa con delle protesi alle gambe su cui sono state innestate delle spade, che combatte con dei passi di breakdance. Adesso che ci penso, forse è per quell’ombrello capace di sparare colpi stordenti e di essere completamente antiproiettile, pur potendoci vedere attraverso tramite raggi X. Sì, forse è principalmente per quello. Ma perché deciderne uno in particolare, quando è tutto a vostra disposizione? Esultanze a parte, passiamo alle cose “serie”: Harry Hart (Colin Firth) è “Galahad”, agente segreto dell’organizzazione nota come Kingsmen, un gruppo anti-terroristico, e vede un suo commilitone (Lancelot) morire per colpa di un suo errore. Nel tentativo di espirare la sua colpa, offre a suo figlio, Gary Unwin (Taron Egerton) di seguire le orme del padre, e di riscattarsi dalla sua vita di criminale di strada per servire la gran bretagna contro qualsiasi minaccia. Anche se parla strano, si veste da rapper ed è un genio dell’informatica. Difficile crederlo? Bè, in mano a Samuel L. Jackson qualsiasi cattivo diventa credibile, e soprattutto diventa fottutamente divertente. Il piano di Valentine, questo il suo nome, è di condizionare la società tramite un impulso neurale collegato ai cellulari di tutto il mondo, affinché le persone impazziscano e inizino a uccidersi tra di loro, per diminuire sostanzialmente la popolazione mondiale e scongiurare l’apocalisse imminente dovuto al sovraffollamento e al surriscaldamento globale. Piano che, tra le altre cose, non mi sembra neanche tanto insensato. Il film dal punto di vista tecnico non sorprende in maniera particolare, e anzi su qualche sequenza rischia di scivolare, ma quasi sempre si riprende su scene costruite in maniera impeccabile (come un piano sequenza fantastico a base di omicidi perpetrati in una chiesa con le armi più allucinanti) o spiccatamente “fumettosa”, e non nel senso brutto del termine. Virtuosismi grafici, di quelli che solo un fumetto può offrire, al nostro servizio per condurci verso lo scontro finale. E in più del sesso anale con la principessa della Scandinavia. Giusto per gradire. In definitiva, il film è completamente fuori di testa, divertente e scanzonato, ed è esattamente in mezzo tra il brio senza danni della Marvel e l’autoflagellazione a lieto fine della DC. Guardatelo. Guardatelo. Guardatelo.    
Mike of the Desert
Febbraio 16
Oggi non parliamo di un videogioco o di una Serie TV bensì, potremmo dire, di un modo di intendere almeno una di queste categorie. Oggi, difatti, recensiremo addirittura una persona, e cioè lo youtuber (il termine è riduttivo) conosciuto come Mike of the Desert, dal canale Sabaku no Maiku. Dal nome potreste pensare a qualche celeberrimo broadcaster americano arrivato alla ribalta grazie a videogiochi del calibro di Call of Duty o Battlefield. Niente di tutto ci: è italianissimo e, tra i tanti che affollano la piattaforma di video sharing più famosa al mondo, è forse quello "troppo spesso dimenticato". E noi oggi poniamo rimedio.   Questo ragazzo si è fatto strada nel mondo di YouTube non grazie a battute facili o post-it svolazzanti, bensì con un esordio colmo di educazione e garbo: lui non si definisce uno youtuber, e inizia scusandosi della sua poca esperienza e di eventuali errori grammaticali. Tralasciando il fatto che ha un italiano perfetto "come una missiva del 1800" (cit. Yotobi), in un mondo dove lo youtuber medio (specie quello poco conosciuto) esordisce con «Ciao, Cagnacci!» non potevo non tributargli almeno la visione del primo video. E benedico ancora quel giorno.   Ma di cosa si occupa Mike of The Desert? Lui, essenzialmente, fa dei gameplay. Dirla così, tuttavia, sarebbe una bestemmia: quando infatti carica il suo primo video, su Dark Souls, si capisce subito che qualcosa non è come negli altri gameplay. Mike non gioca e basta: narra. Onde evitare di essere tacciato di "fanboyismo", vi spiego nel dettaglio cosa intendo: lui non progredisce soltanto nel gioco sconfiggendo i mostri e abbattendo i boss, ma spiega per ogni mostro, per ogni location e per ogni boss quale sia la sua storia, perché si trova lì e che cosa vuole da noi o dal contesto. Immaginate, insomma, di essere catapultati in un mondo che ritenete già stupendo (ovviamente se il gioco è all'altezza) e di ricevere una guida dettagliata di come quel gioco è stato strutturato, del perché certe cose sono in un certo modo, ma soprattutto del perché ogni personaggio agisce come agisce. Detta così può sembrare banale, ma a ben vedere è uno scarto fondamentale rispetto al gioco "usa e getta" a cui tanti youtuber italiani ci hanno abituato: parliamo per la prima volta non di "ispezione", di varie stanze in cerca di un tesoro magari, ma di "introspezione", della ricerca di qualcosa di più di un semplice "victory" alla fine dei giochi. Tante volte Mike perde, spesso anche in maniera fastidiosa, ma ogni sconfitta ci porta a scoprire qualcosa di nuovo, rendendo la dimensione del "trial and error" molto più vicina ad un viaggio che ad una gara. E nei viaggi non perde nessuno.   Ma allora Mike non ha difetti? Assolutamente sì: i suoi video durano minimo un'ora, su per giù, e tante volte lo si sentirà parlare di cose non propriamente riguardanti la "lore", come ama chiamarla, di questo o quel titolo (in particolare la serie di video in cui sta per fidanzarsi!) , ma se inizierete a seguirlo dall'inizio della sua "carriera" (e cioè dal primo Dark Souls) vi renderete conto che lui è proprio così: parla con la telecamera, letteralmente, senza copione, come si parlerebbe ad un amico. E non quella cosa finta e retorica di guardare in macchina e avere un copione scritto dieci giorni prima: è tutto in tempo reale, lui gioca e parla, parla e gioca. Talvolta perde perché parla e parla perché perde, quei video saltateli!   In conclusione, è difficile che io in futuro recensisca altri esseri umani, ma questo qui merita davvero tanto, e fare un salto sul suo canale non è pubblicità (non ne ha bisogno), è solo un favore nei vostri confronti: chi videogioca sa che questo mondo può andare oltre la pentakill e il lanciagranate, e lui ne è la prova vivente.
Hadaka Matsuri: nudi... e fortunati!
Febbraio 16
Ah, il Giappone!   Dove sarebbe questa rubrica senza il Paese del Sol Levante? Senza la pletora di Feste più o meno Bizzarre che costellano il calendario nipponico?   E allora, cosa propone il mese di febbraio? Uno degli eventi più caratteristici e conosciuti, anche oltre i confini del nostro arcipelago preferito: la Hadaka Matsuri, ovvero la Festa dell’Uomo Nudo! A dire il vero, di questo genere di feste se ne trovano parecchie in tutto il territorio giapponese, per cui oggi ci occuperemo della Saidaiji-ji Eyo Hadaka Matsuri, nella città di Okayama, capoluogo dell’omonima prefettura.     Ogni terzo sabato di febbraio, in barba alle basse temperature, circa novemila uomini vestiti solo del caratteristico perizoma bianco (il fundoshi), competono fieramente tra loro per accaparrarsi due talismani (Shingi) portatori di buona fortuna appesi al soffitto del tempio Saidaji. Chi riesce in questo non facile compito, deve successivamente deporli in una specie di scatola di legno (Masu) piena di riso allo scopo di fregiarsi, per tutto l’anno successivo, del titolo di Uomo Fortunato.   Ma la fortuna non finisce qui: altri piccoli talismani in salice vengono messi in gioco per i restanti partecipanti di questo rito vecchio più di 500 anni (originariamente i sacerdoti del tempio Saidaiji mettevano in palio dei certificati di completamento dell’apprendistato) che, urlando:«Wasshoi! Wasshoi!» fanno di tutto per conquistarli, davanti agli occhi dei numerosissimi spettatori che pagano fino a 5000¥ per un posto in prima fila!   Benché la contesa vera e propria sia riservata agli uomini, le donne rivestono comunque un ruolo importante nelle danze che la precedono, e, a onor del vero, la Kazusa Junisha Hakada Matsuri (presso il Santuario Tamasaki nella Prefettura di Chiba) concede la partecipazione alle rappresentanti del gentil sesso. Completano la festa i tradizionali tamburi, la Hadaka Matsuri riservata ai ragazzini e lo spettacolo di fuochi d’artificio e il banchetto rituale.   Cosa aggiungere? State attraversando un periodo no? Capitano tutte a voi? Siete perseguitati dalla sfortuna peggio di Paperino? Cosa aspettate allora? Saltare sul primo aereo verso il Giappone e provate a guadagnarvi un po’ di fortuna!   Nonché svariati lividi.
Robert Capa in Italia. Il padre del fotogiornalismo in mostra a Milano
Febbraio 15
La paura, l’attesa, l’angoscia, la speranza è ciò che caratterizza chi subisce una guerra; stati d’animo che ritroviamo negli occhi, nelle espressioni, nelle parole dei “protagonisti”. E’ questo che emerge dalle fotografie di colui che è considerato il padre del fotogiornalismo, Robert Capa, in mostra in questi giorni a Milano.    Le immagini raccontano la seconda guerra mondiale vissuta dalla gente comune che si muove tra le macerie, quella stessa gente che chiede l’acqua ai soldati dell'Esercito americano; immagini che raccontano le città ridotte in macerie e “soldati e civili vittime di una stessa strage”. Settantotto scatti in bianco e nero che documentano lo sbarco delle truppe alleate e la loro avanzata dalla Sicilia ad Anzio con l’occhio attento e vigile di uno dei più grandi fotoreporter che si conosca.                      Pseudonimo di Endre Arno Friedmann, Robert Capa è un fotografo di origine ungherese che sin dall’adolescenza si dedicò al giornalismo. Espulso dall’Ungheria per motivi politici, si stabilì a Berlino dalla quale fuggì nel 1933 trasferendosi a Parigi dove conobbe Henri Cartier-Bresson. È proprio in questo periodo, caratterizzato dagli sconvolgimenti politici e dal suo impegno contro il fascismo e qualsiasi altra forma di oppressione, che si avvicinò al reportage politico facendo di esso il suo impegno di vita. Inviato delle diverse riviste per cui ha lavorato, Capa riesce fotografare non solo le immagini della guerra vera e propria, ma anche quello che si nasconde dietro le quinte: i preparativi all’assalto, il riposo dei soldati dentro le trincee, gli sfollati della case distrutte dalle bombe, i feriti, i cadaveri e le macerie. Alfredo De Paz sostiene che Capa si immerge negli eventi cogliendo il proprio soggetto a distanza tanto che a volte appare sfocato e impreciso; si introduce nelle folle, nelle manifestazioni come una spia riprendendo tutto ciò che gli si pone davanti agli occhi.   Grazie a i suoi reportage diventa il fotografo di guerra più conosciuto e apprezzato, in grado di riportare, allo stesso tempo, l’eroismo e l’aspetto psicologico dei soldati, la dimensione storica degli eventi e la loro portata sociale. Nel 1947, Robert Capa, insieme a Henri Cartier Bresson, David Seymour e George Rodger, fonda la Magnum Photos Inc., un’ agenzia fotografica che rappresenta il tentativo di creare una fotografia proposta dagli stessi fotografi e non controllata dalle agenzie giornalistiche. L’obiettivo di tale agenzia era, ed è ancora oggi, la tutela della libertà morale, estetica ed economica dei fotografi freelance, evitando la sottomissione agli editori e, più in generale, alle limitazioni imposte dal giornalismo. In questo modo, i fotografi della Magnum Photos Inc. erano e sono liberi di fotografare e vendere i propri reportage beneficiando del diritto d'autore.    Secondo Capa il reportage si fonda sulla di fedeltà agli eventi, ai fatti, senza utilizzare i trucchi offerti dalla tecnica, altrimenti non si può affermare la forza dell’immagine in quanto documento storico. Se da un lato il fotografo ungherese afferma ciò, dall’altro i suoi scatti sono stati oggetto di molti studi che tentano di dimostrare la loro reale autenticità. In particolare le critiche si sono focalizzate su una fotografia, Miliziano colpito a morte, la qualeè stata valutata sia da sola, come fu pubblicata nel 1937 sulla rivista americana Life, sia insieme ad una seconda foto. Come sostiene Luca Pagni, è stato dimostrato che non si tratta di una sola persona, bensì di due persone diverse tanto che le foto sono sovrapponibili: generalmente chi viene colpito mentre corre cade in avanti e la sovrapposizione delle due foto indica che è stato usato il cavalletto, piuttosto che lo scatto a mano libera di cui ha parlato lo stesso Capa. Inoltre, lo sfondo non è quello di una battaglia, ma piuttosto sembra un momento di riposo e l’identità del miliziano non è mai stata accertata, il suo riconoscimento in Federico Borrell Garcia è risultato privo di qualunque riscontro (http://www.photographers.it/articoli/cd_capa/index.html).       Il lavoro di Robert Capa rappresenta, comunque, un contributo fondamentale allo sviluppo del fotogiornalismo in Europa anche se egli detestava la guerra, quella guerra che gli aveva portato via gli amici e l’amore, quella guerra che gli apparteneva e che era stata quasi l’unica fonte della sua gloria, quella guerra che, fatalmente, se l’è portato via il 25 maggio 1954 mentre fotografava l’Indocina in rivolta.   La mostra, dal titotolo Robert Capa in Italia, è curata da Beatrix Lengyel ed è promossa dal ministero delle Risorse umane d'Ungheria e dal consolato generale d'Ungheria a Milano in collaborazione con Città metropolitana di Milano, Fratelli Alinari fondazione per la storia della fotografia e Museo nazionale ungherese di Budapest. Resterà esposta allo Spazio Oberdan, Milano, fino al 26 aprile.  
Do u speak Cinema?
Febbraio 14
Vi capiterà sicuramente nella vita di avere a che fare con chi di cinema ne capisce davvero o, nel peggiore dei casi, con chi non ne capisce ma vuol far finta di capirne davvero qualcosa. Nel primo caso purtroppo, per uscire dalla discussione con la dignità intatta, potrete solo affidarvi alla vostra umiltà ed ammettere di non capire una ceppa dell'argomento. Nel secondo caso potreste cavarvela anche con delle piccole e superficiali conoscenze che, però, potrebbero trarre in inganno il vostro avversario.    Vorrei offrire a tutti voi 4 consigli da seguire per uscire vivi e a testa alta da una conversazione cinematografica in cui non sapete nemmeno come vi siete ritrovati e in cui non volete rimanere incappati.  Ovviamente non tutti sono in grado di mettere in pratica questi consigli, per cui li ho suddivisi per livello di difficoltà.    Consiglio N. 1: TERGIVERSARE! Livello: Principiante. Spesso funziona, non molto difficile da usare. Cercare di cambiare radicalmente discorso vi porterà sempre su spiagge sicure. Nel momento in cui qualcuno inizia a parlarvi di un film o a chiedervi che ne pensate, dovete essere bravi nel cambiare discorso senza che l'altro se ne accorga. Ad esempio, se vi chiedono un parere su L'esorcista potreste cavarvela dicendo “Bellissimo film, un cult. Tu credi davvero negli esorcismi e nelle possessioni?”, ed intavolare così discorsi a caso sul diavolo, la chiesa, le teorie del complotto e anche l'area 51! Avete una risposta pronta anche nel caso vi chiedano pareri su Jurassic Park, scontata, ma vi terrà a parlare per ore forse: “Che poi secondo te i dinosauri sono esistiti davvero?”, avete oltre duemila anni di storia da trattare, dubito possiate tornare entro breve a discutere di cinema   Consiglio N. 2: “NO GUARDA, NON E' IL MIO GENERE.” Livello: Intermedio Troncare il discorso è la via più semplice ed immediata. Qualsiasi film vi nomineranno voi, molto tranquillamente, potrete rispondere che non lo avete guardato perché non è un genere che vi piace. L'altro potrebbe insistere incredulo del fatto che non vi piaccia, voi insistete altrettanto nel dire che non è il vostro genere! “Ma come? Non ti piace la scena dove lei lo rincorre in lacrime?” “No senti, te l'ho detto.. Non è proprio il mio genere è inutile che cerchi di farmi cambiare idea, abbiamo gusti diversi, basta.”    Consiglio N. 3: DIRE TUTTO E NIENTE. Livello: Esperto Dire tutto e niente può aiutarvi anche durante le interrogazioni, se ancora andate alle superiori. Dire tutto e niente consiste nel dire una marea di cose che al 90% c'entrano poco con quello che vi è stato chiesto. Dovete essere bravi a non farvi interrompere e a far credere che sia stato l'altro a non capire il discorso ma non voi a dire cose senza senso. Una tecnica molto difficile che vi consiglio di affinare nel corso della vostra vita, prima o poi vi servirà.  Alla fine dovrete in ogni caso cambiare discorso, diciamo che è un Tergiversare meno diretto, in cui vi serve sapere almeno qualcosa del film di cui si parla, tipo la trama.  Non è semplice, ma vi porto un esempio nel caso vi chiedano qualcosa su Titanic: “No guarda una tristezza infinita, cioè mia madre e mia sorella piangono sempre, pure perché Jack ci sarebbe stato su quel legno e il diamante dell'oceano poi, bellissimo! Davvero bellissimo! Deve essere proprio brutto morire congelati, eh? Poi nell'oceano, cioè io non riesco a buttarmi a mare qua immagina nell'oceano. Tu che ne pensi di sta cosa del legno e dell'oceano? Poi tipo il legno si spugna o si congela? Comunque a proposito di congelare! Ieri ho comprato un cappotto bellissimo!” Dovete essere molto allenati o vi interromperanno, vi chiederanno di ripetere o di spiegarvi meglio e sarà la fine per voi.    Consiglio N. 4: “E TU CHE NE PENSI?” Livello: Manipolatore. Diventare quello che tiene le fila della discussione vi potrebbe anche far capire se l'altro è un degno avversario che, oggettivamente, ci capisce qualcosa. È più semplice di quanto sembri ma potreste rimanere vittima della vostra stessa trappola.  Basta fare domande prima che vi vengano poste: “Ti è piaciuto Arancia Meccanica?”, “Abbastanza, a te?”, lasciate che l'altro parli qualche momento, quando vi rendete conto che sta per finire immediatamente incalzate “E del finale che pensi?” Quando vi risponderà voi concludete dicendo “Sono d'accordo con te.”, perché continuare a discutere se siete entrambi d'accordo?  Non è semplice dal momento che potreste non rendervi conto che l'altro sta per finire e rimanere incastrati nella conversazione a causa di una domanda più specifica a cui non sapete rispondere. In questo caso vi consiglio di adoperare il Dire tutto e niente ed annullare immediatamente la missione.   Con questi quattro consigli dovreste più o meno cavarvela bene. Voi conoscete altre tecniche di salvataggio estremo? Siate solidali con chi, almeno una volta, ha provato il brivido di non riuscire ad uscire da una discussione e condividetele con noi!     
Innamorati di tutto il mondo, unitevi: è il vostro giorno!
Febbraio 14
Anche quest’anno, inesorabile, è giunta la festa di San Valentino, la festa iperglicemica per antonomasia. In concomitanza con il Festival di Sanremo, il Carnevale e l’uscita nelle sale di “50 Sfumature di Grigio”(ma dai, che trovata originale!). Che sia una congiunzione astrale sfavorevole alla salute mentale delle donne? O un tentativo di mogli e fidanzate, felici ed innamorate, di far fuori definitivamente le pericolosissime donne single che gravitano intorno ai loro uomini? Di certo, questo mese di febbraio ci mette a dura prova. Per fortuna abbiamo la prospettiva della primavera a rincuorarci. Altro particolare agghiacciante è che oggi, 14 febbraio, è sabato. Questo è davvero un grosso, ma grosso, problema. Che San Valentino cada nel weekend è tanto una benedizione per gli innamorati quanto una maledizione per i single, inutile far finta di non saperlo. Non c’è scampo, i ritmi frenetici della settimana lasciano il posto al relax(?) del weekend e c’è tutto il tempo di pensare, nel bene e nel male, alla festa degli innamorati. Veniamo, quindi, alle previsioni per la giornata: strade in tilt, cuori rossi in ogni dove, coppie che si sbaciucchiano ad ogni angolo, sfilza di selfie d’amore sui social network, menu di San Valentino in ogni ristorante, eventi dedicati agli innamorati. A questo proposito, avete la possibilità di scegliere, a seconda dei gusti e della “fase” che attraversa la coppia, tra una miriade di eventi, da una magnifica serata a guardare le stelle al telescopio ad una “romanticissima” visita guidata nelle Catacombe di San Gennaro (può tornare utile, non si sa mai)! Se poi preferite sancire il vostro amore attaccando un lucchetto da qualche parte in città, fatelo pure, ma la mia benedizione non l’avrete mai! E vogliamo parlare delle centinaia di vetrine minuziosamente allestite per l’occasione? Che siano un incentivo per gli innamorati a svuotare portafogli e strisciare carte di credito o un velato invito per i single a barricarsi in casa per tutta la giornata? E consentitemelo, ci sono due cose che proprio non sopporto. La prima, frivola: le donne che rifiutano i cioccolatini (che altre pagherebbero per avere!) perché sono a dieta. La seconda, drammatica: i regali di San Valentino fatti in duplice copia (come le fototessera!), una alla fidanzata/moglie, l’altra all’amante; ci vuole pietà, sono un genere di individui senza speranza. Ah, dimenticavo, la tristissima festa di San Faustino, festa dei single! Ma preferisco sorvolare, in certi casi è meglio l’indifferenza.      Come ogni ricorrenza che si rispetti, anche San Valentino ha i suoi sostenitori e i suoi detrattori. C’è chi sostiene che sia soltanto l’ennesima operazione commerciale (vedi, festa della mamma o della donna), per cui, per una questione di principio, non va festeggiata nel più assoluto dei modi: ne va della propria dignità e della propria coerenza e coscienza sociale! C’è chi invece pensa che sia una piacevole occasione per gli innamorati per trascorrere una giornata/serata diversa o per fare una sorpresa al proprio partner, soprattutto se di solito viene trascurato; uomini che trascurate le vostre compagne, non pensiate di cavarvela con un mazzo di fiori o un tubo di baci Perugina! Ci sono poi quelli che pensano che sia un modo per celebrare l’amore in tutte le sue forme, anche l’amore per gli animali e le piante; ma sì, mettiamoci anche i videogiochi e gli alieni! E c’è chi trova ridicolo che ci si ricordi dell’amore una sola volta all’anno, “perché l’amore è quello di tutti i giorni”, per cui trascorre la giornata nella più assoluta indifferenza: lasciarsi andare, qualche volta, no? Cosa penso io? Molto semplice. Che, come non è vero che a Natale siamo tutti più buoni, così, è altrettanto vero che a San Valentino non siamo tutti un po’ più innamorati. Il giorno di San Valentino non è “tutto rose e fiori”, non è l’idillio di una coppia, non è un tripudio di cioccolato e frasi d’amore, non è sotterrare i problemi (o le corna!) per apparire come due piccioncini felici come il primo giorno di fidanzamento. È un giorno reale, un giorno, come gli altri, di vita vera, in cui due innamorati, se vogliono, possono festeggiare il loro amore (ipoteticamente possono farlo anche gli altri 364 giorni dell’anno!) davanti al mondo o nella propria intimità, farsi gli auguri, scambiarsi un dono, ritrovarsi un po’ più vicini o sentirsi uniti come sempre. È un giorno per ricordarsi, e ce n’è tanto bisogno, di quanto l’amore possa rendere piena la nostra vita.    Ragazze fidanzate o sposate (ma rigorosamente innamorate!), a voi l’augurio che possiate trascorrere il più bel San Valentino, accanto all’uomo che avete scelto (accertatevi sempre che non l’abbia scelto a vostra insaputa qualcun’altra)! A voi, ragazze single (innamorate o meno!): non c’è motivo di deprimersi né torturarsi in questo giorno, in cui il mondo vi fa sentire “diverse”, amate voi stesse in primis (molte donne innamorate non sanno cosa significhi), è il regalo più straordinario che possiate farvi, per un uomo c’è sempre tempo. E se avete proprio perso le speranze, beh, provate con una preghiera a San Valentino. Ritentate, l’anno prossimo sarete più fortunate!     Ma…..siete sicuri di sapere cos’è l’amore? Lasciate che vi saluti con questo video!  
Kobane Calling: riflessioni sul reportage di Zerocalcare e appuntamento a domani all'Ex Asilo Filangieri a Napoli
Febbraio 12
Reportage è una parola francese, indica un genere fotografico che documenti vari aspetti della realtà. Nella mente di chiunque l'associazione a riviste come National Geographic o Traveller è immediata. Se, ancora, aggiungiamo locuzioni come 'in territori occupati' o 'in guerra' o, ancora, 'in lotta' ampi scenari di video in trincea o lunghe pagine di riviste si aprono inconsciamente davanti ai nostri occhi. Era appunto alla seconda ipotesi che Michele Reich, in arte Zerocalcare, pensava per lasciare una personale testimonianza del suo segretissimo (per poco) viaggio a Kobane, ultimo baluardo di Rojava, striscia di terra indipendente dove i curdi combattevano l'avanzata dell'Isis in Siria fino al 26 Gennaio scorso. La situazione è cambiata dal viaggio del nostro Calcare, ma ciò non sminuisce l'efficacia del fumetto che la sua esperienza ha prodotto, l'ironia (di cui lui stesso è la prima vittima) e la chiarezza con cui l'intricata situazione da terra di confine viene spiegata in quattro vignette e, dulcis in fundo, l'efficacissima descrizione dell'atmosfera che si respirava a Kobane. Si potrebbe quasi dire che abbia portato fortuna e non è forse questa la funzione della verità? Informare e mutare le sorti del pianeta. Non ho mai creduto ad un giornalismo oggettivo, ritengo quasi offensivo pensare che l'autore, perché di tale si tratta, non si serva del proprio punto di vista. Da vero giornalista, Zerocalcare è riuscito in questo intento: con una freschezza e una leggerezza inusitate quando si trattano determinati argomenti, ha saputo essere efficace e diretto e far comprendere la situazione dall'interno, vivendo nell'accampamento subito fuori Kobane - due fermate della metropolitana di Roma, come Rebibbia-. Santa Maria del Soccorso. È dunque questa la nascita di un nuovo modo di fare giornalismo? Personalmente non credo. Per chi come me ha sempre sostenuto che il fumetto fosse un'arte di serie A, si può parlare di consacrazione presso i più increduli, quelli che non hanno notato che Internazionale dedica da sempre tanto spazio ad autori come Zerocalcare. A tutti i napoletani segnalo un appuntamento da non perdere per domani, venerdì 13 febbraio alle 17.30 nell'ex Asilo Filangieri si discuterà proprio di Kobane Calling e sarà presente l'autore per discutere del reportage e rispondere alle domande. Estimatori, vecchi e nuovi, unitevi: Zerocalcare vi aspetta!
"Villa dei Balocchi" edizione Carnevale: maschere, animazione e spettacolo domenica 15 febbraio a Villa Diamante!
Febbraio 11
"Villa dei Balocchi" edizione Carnevale è la nuova variante del format ideato dalla GP ADV s.r.l., società di comunicazione e organizzazione eventi, per il 15 Febbraio prossimo. Palma Sopito, amministratrice unica della gp adv s.r.l., spiega: -"La Villa dei Balocchi" è oramai un format consolidato e, in seguito alle tante richieste, si è pensato di riorganizzare il tutto con un'edizione speciale di Carnevale. Anche quest'anno l'evento avrà luogo nell'elegante location di Villa Diamate (Via Manzoni 131 b). L'evento, patrocinato dal Miur Campania, vedrà il coinvolgimento delle scuole primarie che, per l'occasione, parteciperanno al progetto "Maschere in Carta". I bambini, con l'aiuto delle maestre, realizzeranno delle maschere in carta, seguendo i temi cibo e tradizione. Queste maschere saranno esposte durante la kermesse e potranno essere ammirate da tutti gli invitati, un'apposita giuria selezionerà le 3 maschere più belle e la classe che avrà realizzato la maschera più creativa vincerà un premio. Come in ogni edizione di "Villa dei Balocchi" non mancheranno i favolosi laboratori, giochi, spettacoli (tra cui un estratto da ResoCunto il nuovo lavoro dei Naviganti InVersi con la regia di Vittorio Passaro) e la stupenda Animazione di Puerta del Sol con le sue mascotte!  Sarà inoltre possibile partecipare al casting per essere protagonista di un video dedicato alle donne con il tema "Sono donna e...". L'appuntamento è quindi fissato per il 15 Febbraio 2015: un'intera giornata di divertimento e spensieratezza...a Villa Diamante!
Gelo e neve a Napoli
Febbraio 09
Napoli. Ondata di gelo a Napoli. Alle ore 13:00 di oggi, improvvisamente è iniziato a nevicare. Situazione insolita per la nostra bella Napoli, che ha subito destato gioia e stupore a chi in quel momento si è trovato per strada. In ogni caso, che si tratti di un fenomeno passeggero o meno, ci auguriamo che questa atmosfera "romantica", non rechi danni.
"The Sims" e il killer che è in noi!
Febbraio 09
Recentemente vi abbiamo riportato alla mente un gioco ormai datato, ma a cui sono sempre affezionata. Tomb Raider II: Starring Lara Croft è uno dei primissimi videogame a cui abbia mai giocato. Il problema sta nel fatto che già da piccola, prima della venuta del mortifero Martin del Trono di Spade, i videogames portavano alla luce una certa vena omicida in me. Ma molto più che Tomb Raider, dove "semplicemente" chiudevo il maggiordomo nella cella frigorifera, era The Sims a scatenare la mia fantasia killer.     Da non molto è uscita la quarta versione del più famoso gioco di simulazione, che, benché attesa con ansia e trepidazione, mi ha lasciato molto delusa. Certo, abbiamo innumerevoli vestiti e acconciature e la possibilità di creare personaggi incredibilmente vari e realistici, capaci di compiere mille azioni, ma il bello finisce qui. Costruire le case è un'impresa. E vogliamo parlare del fatto che per muoversi in città il gioco deve caricare la schermata successiva, impedendo di controllare gli altri personaggi lasciati a casa? Questo accadeva nel primo, forse nel secondo, ma col terzo l'avevamo superato. Ma la pecca secondo me peggiore è che ci sono pochi modi per uccidere i personaggi. Ci sono 4 modi facili e veloci per uccidere un sim:   1) Chiudere i personaggi in una stanza.     Il più banale e semplice: basta far entrare il sim in una stanza, togliere tutte le porte (e le finestre... uhauha), lasciarli senza alcun oggetto (neanche il water!), senza mangiare e senza bere per qualche giorno e il gioco è fatto. E questo si può fare in The Sims 4.   2) Incendiare i sims.     Dovrebbe essere possibile in The Sims 4. Si tratta di un procedimento non facilissimo e non adattabile a tutti i sims. Serve infatti un sim con scarse abilità culinarie e, magari, di cattivo umore. Oppure (ma non l'ho ancora sperimentata) si può riempire la casa di camini e tappeti, eliminando porte e finestre. Una volta eliminate porte e finestre potete anche lasciare gli allarmi antincendio: sarà divertentissimo guardare i pompieri smaniare per entrare in casa!   3) Folgorare a morte i sim.     Sicuramente possibile nell'ultima versione, anche qui abbiamo bisogno di un sim particolare, uno con scarse abilità manuali, magari coi piedi in una pozza d'acqua. Al primo tentativo il sim rimarrà folgorato. Ripetete l'azione una seconda volta e la morte è assicurata.   4)Far annegare i sims.     Era la mia modalità di morte preferita e in The Sims 4 manca (perché mancano le piscine). Si creava una piscina, si faceva immergere il sim e, sbadatamente, si eliminava la scaletta. Oh, com'era bello vederli nuotare come forsennati!   Ho letto di altri modi per uccidere i sims, ma bisogna avere le espansioni: ad esempio, nella versione con gli animali si può far ammalare e morire il sim dopo il contatto con animali.Da provare!
I Bridan presentano "Transumanza Sonora" stasera al Te.Co.
Febbraio 08
Domenica 8 Febbraio a partire dalle 21.00 sarà presentato in esclusiva presso il Te.Co Teatro di Contrabbando il nuovo disco della band campana Brigan dal titolo "Transumanza Sonora". Il progetto, a tre anni dallapubblicazione del loro cd “Ti Sfondo i Bodhràn, Tradizione e Contaminazione” del 2011, nasce dall'incontrotrai ritmi della tammurriata e della tarantella con Muiñeire e Carballese galiziane , Reel irlandesi e danze bretoni. L'idea di fondere queste tradizioni "è partita circa qualche anno fa, dopo il primo viaggio in Irlanda [...]abbiamo deciso di sviluppare un linguaggio comune, in cui le sonorità sia dell’una che dell’altra tradizione s’incontrano in un nuovo sound. Apparentemente lontane, le due tradizioni musicali, sono ricche di analogie riguardanti formule melodiche e ritmiche" spiegano gli stessi Brigan in un'intervista per BlogFolk. Lo showcase, presso lo spazio dei Contrabbandieri di Via Diocleziano 316, si presenta dunque come un viaggio alla scoperta delle sonorità tradizionali del Mediterraneo e dell'area celtica, in una vera e propria comunione tra culture. I Brigan nascono nell' agosto del 2009 dall’incontro di tre musicisti campani uniti dall’interesse per la musica celtica. Nonostante abbia radici storico-culturali differenti da quelle dell’area celtica, la band è riuscita a unire le due tradizioni attraverso un sound proprio in cui i suoni si fondono in un viaggio che parte dall’Irlanda con le sue melodie tradizionali e affascinanti passando per Scozia e Galizia,fino ad arrivare in Bretagna con un inseguirsi di ritmi pulsanti delle jig,reel,hornpipes,arie e an dro rievocando all’ ascoltatore luoghi mistici e atmosfere magiche.Il giovane ensemble in breve tempo partecipa a numerosi festival e rassegne riscuotendo consensi di critica e pubblico.Diverse sono state le partecipazioni a concerti e festival in Italia e all’estero, tra cui rassegna “Pulcinellamente”, auditorium Mos (Spagna), Fairylands Celtic Festival (Roma)support band di Eugenio Bennato(Teatro Lendi,Caserta), semifinale al “Festival do mundo celta de Ortigueira”(Galizia) e ancora Slovenia,Croazia,Francia e Spagna.Nel 2013 i Brigan vincono la prima edizione di “Universo Folk – Concurso Internacional de Folk Ciudad de Oviedo”. Francesco Di Cristofaro - flauti, fisarmonica,voce,gaita galizianaDanilo Parolisi - chitarra,bouzouki,voceGabriele Tinto - tamburelli e tammorra, percussioni iberiche,bodhràn  
Artisti Distratti, l'intervista
Febbraio 08
Sullo scenario teatrale napoletano contemporaneo si affaccia, tra le tante, la compagnia degli “Artisti Distratti”, un gruppo di talentuosissimi attori, prevalentemente comici, riunitisi con due intenti principali: il primo è quello di mettere in risalto la cultura del teatro classico napoletano, il secondo è quello di sostenere, attraverso l’incasso dei loro spettacoli, numerose iniziative solidali , aiutando i più bisognosi.Diretti dal regista Carmine Gammaro, questi eccellenti interpreti mostrano in ogni atto recitato la loro passione e le loro grandi capacità; si sono fatti già molta strada, conquistando il cuore di tanti napoletani appassionati di teatro, soprattutto quello dal “sapore” folklorico. Ma andiamo a conoscerli meglio, intervistando Roberto Cesiano, colui che rappresenta un po’ il leader del gruppo da un bel po’ di anni e che è stato così gentile da raccontarci qualche retroscena della sua compagnia. Signor Cesiano, ci parli di lei, come e quando nasce la sua passione per il teatro? Ho iniziato a recitare nel 1978 al teatro dell'istituto Bianchi,grazie all'incontro avuto con degli studenti dell'istituto che stavano mettendo in scena "Lo scarfalietto " di Eduardo Scarpetta,con la regia di Padre Efremo La Monica, allora preside del Bianchi, e fu un successone, da allora non mi sono più fermato. In che modo è nato il progetto de’ “Gli Artisti Distratti”? Nel 1996 grazie ad amici comuni conobbi Carmine Gammaro,con il quale formammo la compagnia " Gli Artisti distratti" e da allora mettiamo in scena un paio di spettacoli all'anno. Voi tutti siete attori di professione o fate altro nella vita?  Siamo tutti dilettantie nella vita svolgiamo altro lavoro, Carmine è rappresentante di profilati di alluminio, Ugo Bardi è ingegnere come anche massimo del giudice, Stefano Marzano è avvocato, Maria Rosaria Lazzaro è un insegnante, io sono medico. Molti dei vostri spettacoli sono remake di alcune commedie di De Filippo; in generale qual è il vostro genere teatrale preferito? Avete delle fonti di ispirazione? Il nostro genere teatrale preferito è quello napoletano, abbiamo rappresentato sempre commedie divertenti, in quanto è nostro desiderio regalare un pò di risate ed allegria. Scarpetta, De Filippo, Viviani, Di maio sono i nostri autori preferiti. Spesso devolvete il ricavato delle vostre rappresentazioni a favore di progetti umanitari, quali sono le ragioni di questa scelta?  I nostri incassi sono devoluti sempre per cause umanitarie,nell'intento dell'aiuto alle persone in difficoltà e meno fortunate di noi. Di solito mi interesso io della destinazione, in quanto medico, mi trovo spesso a contatto con realtà ignorate dai "non addetti ai lavori".per un decina d' anni abbiamo devoluto gli incassi alle missioni salesiane in Ecuador, dove spesso mi recavo a prestare la mia opera di medico,e li abbiamo contribuito all'ampliamento di una scuola, ed alla costruzione di una chiesa. Da alcuni anni invece la nostra attenzione si è rivolta all'ospedale Pausillipon tramite l'associazione Carmine Gallo,negli ultimi due anni, sotto la mia regia abbiamo portato in scena "Lo scarfalietto" e " La fortuna con la effe maiuscola". Le vostre esibizioni riescono sempre a lasciare il pubblico soddisfatto ed estasiato, ma immagino che dietro ci sia un impegnativo lavoro di regia. Di solito quale approccio seguite nella realizzazione di uno spettacolo?  La preparazione di uno spettacolo richiede grande passione e spirito di sacrificio, se si pensa che le prove si tengono la sera dopo una giornata di lavoro, e alcuni componenti vengono da fuori Napoli, però tutto è poi ripagato dai bei risultati che otteniamo. Quanti siete attualmente all’interno della compagnia? Avete mai pensato di allargarvi e accogliere nuovi giovani attori principianti? Attualmente siamo una ventina di componenti tra attori organizzatori e persone che lavorano dietro le quinte, attualmente siamo alla ricerca di nuove leve che vogliono affacciarsi a questa meravigliosa realtà. L’ultima vostra manifestazione è stata quella dell’8 gennaio al Teatro Sannazzaro di Napoli, con “Ditegli sempre di sì” di Eduardo De Filippo (il cui ricavato è andato a favore dell’ Associazione Carmine Gallo Onlus, per i bambini affetti da malattie onco-ematologiche ). Avete in programma qualche nuova rappresentazione o qualche nuovo progetto? Il prossimo spettacolo si terrà a maggio 2015 sempre al Sannazaroe l'incasso andrà sia all'associazione Carmine Gallo che al reparto di chirurgia toracica dell'istituto Europeo oncologico di Milano. Vi invitiamo dunque calorosamente a partecipare ai prossimi spettacoli della compagnia degli Artisti Distratti, per godervi qualche ora di puro divertimento e contribuire, allo stesso tempo, al sostegno di cause umanitarie, che spesso sfuggono alla nostra attenzione quotidiana.
Rangzen, LA Cover Band Italiana
Febbraio 07
Parlare dei Rangzen significa intraprendere un viaggio nella musica degli anni '60 e '70. Un repertorio vastissimo che abbraccia artisti come Jimi Hendrix, Rolling Stones, Doors, Led Zeppelin e tanti altri. Nati nel lontano 1997, con il passare del tempo hanno raccolto sempre più consensi diventando una della più apprezzate Beatles cover band in Italia. Rangzen è un nome tibetano che significa “Indipendenza”. Il loro grande impegno per la causa tibetana li ha portati ad esibirsi nell'ottobre del 2000 a Dharamsala, in India, in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione Tibetan Children Villane. Ad ascoltarli, oltre a diecimila tibetani, c'era il Dalai Lama. Un privilegio grandissimo per una Rock Band occidentale. Nel 2007 registrano otto brani nel mitico studio 2 di Abbey Road di Londra, luogo storico dove i Beatles incisero i loro più grandi capolavori.  
Kubrick chi? Quello del cubo?
Febbraio 07
Spesso e volentieri mi capita di nominare un noto regista americano in presenza di altre persone, sarà perché è uno dei miei preferiti, se non il mio preferito in assoluto, e quasi sempre mi capita di rimanere amareggiata dalla reazione\domanda\affermazione della persona che in quel momento mi sta di fronte.  Ho riscontrato in particolare tre tipi di reazioni.    N. 1: L'assenza più totale di reazione.  Che tra le tre è forse quella che più apprezzo, sinceramente. Semplicemente chi vi sta di fronte o non conosce Stanley Kubrick ma, forse per evitare di sembrare stupido, preferisce non dirvelo in prima istanza, oppure, ancora meglio, lo conosce, ma non abbastanza a fondo per parlarne o, addirittura, non gli piace così tanto da voler mandare avanti una discussione su di lui.    N. 2: Ma quello del cubo?  Questa è quella che odio di più. Mi fa salire un nervoso che, veramente, nemmeno i professori dell'università che spostano esami e corsi a caso sono capaci di farmi salire. Spero di rispondere a questa domanda una volta per tutte. No, non è quello del cubo.  “Quello del cubo”, giusto per la cronaca, si chiama Erno Rubik e non ha mai girato film come invece ha fatto Kubrick.    N. 3: Ah sì, quello di Arancia Meccanica. Questa mi fa sorridere il più delle volte. Sì, in effetti è il regista di Arancia Meccanica e su questo non ci piove. Tuttavia è anche il regista di altri dodici film.  La maggior parte delle volte nel momento in cui la conversazione comincia a scendere più a fondo del tipo, 'Ah lo conosci! Che ne pensi del finale di “2001- Odissea nello spazio”?', l'altro va in panico iniziando ad impilare risposte a caso che non hanno un senso logico orientate, spesso, a cercare di spostare il discorso su Arancia Meccanica.     In ogni caso a qualsiasi delle tre categorie apparteniate, sempre se appartenete ad una di queste, vi serviranno assolutamente delle informazioni base su Stanley Kubrick necessarie almeno per fare bella figura con chi cerca di mettervi in difficoltà. Iniziamo con il dire che NON E' “QUELLO DEL CUBO”, e questa è un'informazione vitale per non cadere nel baratro.  Kubrick è nato alla fine degli anni '20, la sua carriera è iniziata come fotografo presso la rivista “Look”. Una piccola curiosità che quando ho sostenuto la maturità mi ha confortata: si è diplomato con 67.  E' uno dei colossi del cinema, incapace di star fermo sullo stesso genere cinematografico: vedete ad esempio Full Metal Jacket, film sulla guerra in Vietnam che Kubrick condannava, e Barry Lydon, per citarvene uno meno conosciuto.    Oltre le informazioni basilari potete usare delle informazioni che vi consiglio di tirar fuori nel momento in cui la discussione sta volgendo al termine o nel momento in cui vi siete assicurati che, in caso di errore, l'altro non sia in grado di correggervi.  Stanley Kubrick era sul punto di girare il “Signore degli anelli” sotto richiesta dei Beatles che avrebbero voluto recitare come attori ma, Tolkien, non gli concesse i diritti per girare.  Si, è assurdo, ma vero.  Ah, a detta di alcuni complottisti ha addirittura girato il presunto falso sbarco sulla luna da parte degli americani.   Comunque, se vi posso dare un consiglio, guardate i film di Kubrick. Ogni pellicola è un piccolo capolavoro minuziosamente studiato in ogni dettaglio, partendo dall'inquadratura fino ad arrivare alla piega del vestito dell'attore in scena.    In ogni caso se proprio non riuscirete ad apprezzarlo almeno non direte “Ah, quello del cubo?”.    

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

Nata a Napoli, da sempre appassionata di tutto ciò che è arte e cultura, cerca di dedicare più tempo possibile alle proprie passioni. Ama viaggiare, conoscere gente e spera di non smettere mai di stupirsi di quanta bellezza ci sia nel mondo.Il suo posto preferito è il buio di una sala cinematografica o di un teatro. 

La sua citazione preferita proviene da una striscia dei Peanuts:

-Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

-Linus: Oh, sì...sempre.

-C.B.: E come pensi che vorresti essere da grande?

-L.: Vergognosamente felice!

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