Vi presento il Cavaliere d’ Italia (VIDEO)

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Vi presento il Cavaliere d’ Italia (VIDEO)
Luglio 30
Nessun riferimento a politici o vip. Il nome altisonante è degno delle sue forme eleganti, il Cavaliere d’Italia è un uccello migratore che potete incontrare in zone palustri e acquitrini.   Il suo verso è acuto e ripetuto, come nel video che segue; è un uccello inconfondibile per i suo tratti caratteristici: le lunghe zampe rosse sono evidenti anche quando è in volo (fase in cui le zampe sporgono di 15cm oltre la coda). Le parti superiori nere contrastano con le inferiori bianco splendente, in primavera ed estate il maschio ha la parte posteriore del capo nera; la femmina ha il collo e capo bianchi ed il mantello e le ali bruno scuro. Il Cavaliere d’Italia costruisce un nido fatto di fango, conchiglie, sostanze vegetali e frammenti vari, posto nell’acqua bassa o tra la vegetazione palustre; depone una sola covata di tre uova in media (talvolta anche 4-5) che sono incubate da entrambi i sessi per un periodo di 25 -26 giorni. I giovani sono allevati da entrambi i genitori e divengono indipendenti a circa 4 settimane di vita. Questo elegantissimo limicolo si nutre di insetti, invertebrati, molluschi e sostanze vegetali, raccolti tra il limo e la superficie dell’acqua, ha abitudini gregarie e nidifica in colonie. Le foto ed il video ritraggono alcuni dei Cavalieri d’Italia attualmente presenti nell’oasi dei Variconi, la riserva naturale protetta di Castel Volturno; un’area ricca di biodiversità, adibita difatti a Stazione di Monitoraggio della Fauna Selvatica. Coloro che desiderano maggiori informazioni sulle attività svolte, possono seguire la Stazione di Monitoraggio iscrivendosi alla relativa pagina facebook (che troverete presso il seguente link) con un “like”, ed essere costantemente aggiornati sui rilevamenti, news e altro: https://www.facebook.com/pages/Stazione-di-Monitoraggio-della-Fauna-I-Variconi/1494609267492071?fref=ts .  
Napoli Expò Art POLIS. Napoli, città d'arte mediterranea
Luglio 30
Napoli e l’arte. Napoli è l’arte. Comunque lo si metta il binomio suona sempre bene. La nostra è una città che non si ferma mai, pur restando sempre dov’è. Una città che guarda avanti tornando al passato. Così, dal 27 luglio al 31 agosto, al PAN arriva il Napoli Expò Art POLIS, un’esposizione a cura di Daniela Wollmann e Gianni Nappa, che raccoglie, nella culla partenopea, l’arte mediterranea e che affronta con spiazzante visionarietà i temi del futuro con gli strumenti del passato, attraverso un percorso di quattro tematiche: sperimentazione, nuova genia mediterranea, habitat e transiti storici.     Sperimentalzone dà spazio ad artisti che prediligono i nuovi materiali, che applicano le recenti scoperte o reinventano i vecchi materiali dando loro nuova vita. Nuova genia mediterranea e habitat sviluppano percorsi in cui l’attenzione per l’ambiente e la comunione di un mondo globalizzato ed iperconnesso si riflette sulle rappresentazioni in esposizione. Transiti storici, infine, mette in mostra i grandi artisti del passato, dagli anni ’70 al duemila, in una contaminazione con l’attuale che solo l’arte può rendere possibile.       Le opere che affrontano le prime tre tematiche saranno in mostra dal 27 luglio al 25 agosto, mentre dal 5 al 31 agosto opere di artisti storici incroceranno le nuove forme d’espressione. Le contaminazioni culturali, che le migrazioni ed i mescolamenti storici da sempre accompagnano la storia del nostro Paese, hanno generato una classe di artisti con una cultura variopinta e multietnica. Un’evoluzione tra arte, scultura, fotografia e istallazioni che racconta i giorni nostri e racconta Napoli, città delle contraddizioni per eccellenza.      
Accordi@disaccordi: la rassegna che c'è, parola del Comune di Napoli
Luglio 29
A poche ore dalla triste notizia, appresa attraverso un breve comunicato stampa, dell'impossibilità della Movie Event di portare avanti un appuntamento tanto atteso come il Festival del cinema all'aperto Accordi@disaccordi, che per anni ha allietato e rinfrescato i napoletani con una selezione di film di tutto rispetto e una cornice estremamente suggestiva e panoramica come il Parco del Poggio, filnalmente buone nuove, diffuse attraverso i mezzi di comunicazione del Comune di Napoli, ci fanno sperare che questa fiaba abbia il lieto fine che merita. "Il festival che non c'è", si leggeva nel comunicato che annunciava la triste, ma necessaria resa del suo patron, Pietro Pizzimento, alle questioni economiche che già negli anni precedenti hanno gravato sull'organizzazione. E proprio come per la famosa isola di Peter Pan, basta credere nelle 'fate', ovvero nella cultura, per far sì che la magia trovi nuova vita, grazie al recupero di una proposta della Hart s.r.l.  “La rassegna cinematografica al Parco del Poggio si terrà anche quest’anno”, parole del Sindaco Luigi de Magistris e dell’Assessore Nino Daniele in una nota congiunta.  La rassegna dunque ci sarà, ci sarà posto per tutti, al fresco degli alberi, nell'ambiente del Parco del Poggio, ormai familiare a tutti i cinefili di Napoli e provincia. Il prezzo? 4,50... e i film? Eccone un assaggio: Il ragazzo invisibile Pride Il giovane favoloso Birdman Perez Mia madre Youth Il racconto dei racconti Noi e la Giulia La famiglia Belier Il sale della terra La nuova amica Song e napule Anime Nere Non sposate le mie figlie Selma Take five Si accettano miracoli Metropolis Momy Imitation game American Sniper Nessuno si salva da solo Fury Se dio vuole Albert A noi non resta che dire un sentito: GRAZIE! Fonte: http://www.vivere.napoli.it/news/la-rassegna-cinematografica-a-parco-del-poggio-si-fara/
T’ANGHERIA: una musicalità originale seppur ricca di suggestioni antiche
Luglio 28
Nell’ambito della rassegna teatrale dei venerdì estivi, proposta dal Nuovo Teatro Sanità presso la Terrazza del Grand Hotel Parker’s, va in scena T’ANGHERIA, l’eclettico ed appassionato spettacolo musicale di Francesca Rondinella e Giosi Cincotti. Lo spettacolo nasce dalla collaborazione artistica del duo Rondinella-Cincotti: la voce potente e al tempo stesso avvolgente di Francesca Rondinella, accompagnata dalle musiche, al piano elettrico e alla fisarmonica, di Giosi Cincotti, curatore anche degli arrangiamenti musicali della rappresentazione. Lei, figlia d’arte, di Luciano Rondinella e nipote di Giacomo Rondinella, interprete appassionata della canzone napoletana e non solo, voce calorosa e vibrante; lui, compositore e arrangiatore affermato, musicista poliedrico, reduce dal successo del film di Turturro “Gigolò per caso” del quale ha arrangiato i brani della colonna sonora. Lo spettacolo T’ANGHERIA è una fusione di linguaggi, generi, epoche, sonorità e stati d’animo diversi, nella continua alternanza di tradizione e innovazione, in grado di approdare ad una nuova musicalità, originale, seppur ricca di suggestioni. Si susseguono canzoni e testi recitati, brani musicali dell’antica tradizione napoletana (Bovio, Tagliaferri, Viviani, E.A. Mario) e brani “moderni” (Gaber, Almamegretta, P. Conte), cantate malinconiche e spassose ballate, interpretazioni macchiettistiche, sonorità latine (Paloma negra), racconti e ricordi della famiglia Rondinella accompagnati e quasi evocati dagli strumenti musicali di sottofondo, in un mix di blues, jazz, tango, rumba e ritmi primitivi. Non a caso, il titolo della rappresentazione, T’ANGHERIA, sta proprio a simboleggiare le angherie e i sentimenti, contrastanti e molteplici, dell’animo umano, tradotti in musiche e versi di vario genere e “colore”, anche al di là del tango, genere musicale per eccellenza, delle passioni dell’anima.          Una menzione a parte, con annesso plauso, per la rassegna ideata dal Nuovo Teatro Sanità, sia per la scelta, originale e diversificata delle rappresentazioni proposte, che per la naturale “scenografia” sul golfo di Napoli, che è possibile ammirare dalla terrazza del Grand Hotel Parker’s. Prima dell’inizio degli spettacoli, viene proposto agli spettatori uno sfizioso ed estivo aperitivo di benvenuto da gustare sulla terrazza panoramica. Prossimo appuntamento della rassegna Nuovo Teatro Sanità: venerdì 31 luglio, ore 19.30, Terrazza del Grand Hotel Parker’s: Manuale di manutenzione sessuale per uomini e donne di Josè Fuentes, con Irene Grasso e Antimo Casertano, adattamento e regia di Mario Gelardi.
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Luglio 28
Questa settimana lo spirito di Piero Angela and son si è impossessato del mio corpo e mi ha mostrato la via per il tema della nuova classifica. Giovedì 23 agosto la Nasa ha annunciato la scoperta di un pianeta gemello della Terra: Kepler452b. Dista “solo” 1400 anni luce dalla Terra, misura una volta e mezza il nostro globo e si trova nella zona Goldilocks, "un'area abitabile" di un sistema stellare dove, cioè, la vita è possibile perché non vi è troppo caldo o troppo freddo per escludere la presenza di acqua. La stella attorno alla quale orbita somiglia a una cugina anziana del nostro sole ma più vecchia di 1,5 miliardi di anni e ha già un debito di 43 miliardi con la Germ…ops scusate la forza dell’abitudine! L’unico che non sembra averla presa bene è Salvini che subito ha annunciato una campagna contro i clanTerrestrial al grido di “Ruspa su Kepler!” Vi terrò aggiornati sulla protesta, per il momento godetevi la classifica…   #Kepler452b: The Jackal: Scoperta subito anche una guerriera Sailor per il nuovo pianeta. CeresOfficial: Congratulazioni! C'è acqua su #kepler452? Posso noleggiare uno shuttle per portare malto e luppolo? Cheers! ;-) Lostari: Ready #kepler452 #Nasa Sara Stella‏: Il fine settimana inizia bene quando vedi il #meme che hai creato fare il giro delle bacheche! #inception #kepler452 MatKeplerSalvini: Sarà una lunga notte... noi a #Kepler vegliamo vigili. RESPIGIAMO I CLANTERRESTRI! Lele Angeli‏: Chi cerca non sempre trova. La #NASA svela il vero motivo della missione spaziale.. #kepler452 #memecronaca #Higuain Eudoro il Mirmidone: Intanto, su #kepler452... Il Triste Mietitore: Alcune immagini esclusive del pianeta #Kepler452b. Albert Stardust: #NASA scoperto nuovo mondo a 1400 anni luce. prime immagini Lele Angeli‏: #riempivo le tasche di pazienza, ascoltando assurde ipotesi su #kepler452.. #memecronaca #imperfetti #scritturebrevi Alla prossima!!
Cinema all'aperto a San Sebastiano al Vesuvio
Luglio 27
Non sapete ancora cosa fare questa estate? Passerete gran parte del mese di Agosto in città? No problem! San Sebastiano al Vesuvio, punto costante della promozione del cinema all'aperto nella periferia orientale di Napoli, anche quest'anno ha organizzato la rassegna "Pierrot sotto le stelle", nel parco urbano di San Sebastiano al Vesuvio. Serate piacevoli sotto le stelle nel parco urbano di San Sebastiano al Vesuvio fino alla metà di settembre, con il costo di 4 euro a biglietto (per la programmazione completa: http://www.arcimovie.it/rassegne/2/arene-estive/517/2015-arena-di-san-sebastiano/). Una vera e propria arena estiva quindi, simbolo di passione, solidarietà e cultura. Un delle tante arene che danno vita e luce ad una periferia troppo spesso denigrata. Merito di chi? Merito dell'associazione "Arcimovie", nata a Ponticelli nel 1990, per l'impegno di alcuni appassionati di cinema, con lo scopo principale di riportare in vita il "Cinema Teatro Pierrot", sala cinematografica storica della periferia di Napoli. Con l'avvento della tv, quando il cinema entrò in crisi, sempre meno spettatori e spettacoli sporadici: si rischiava la chiusura. Le associazioni culturali hanno detto no, perché perdere "Pierrot" significava perdere una parte di Ponticelli. Il locale è stato ceduto ad "Arcimovie", che l'ha ristrutturato e l'ha rilanciato sul territorio partenopeo. Attualmente è in piena attività, produce rassegne teatrali, eventi speciali, incontri d'autore con vari ospiti, non solo del mondo del teatro. Da San Sebastiano l'associazione ha fatto partire un progetto ancora più grande: "Cinema intorno al Vesuvio". Un vero e proprio cordone di cinema alle pendici del Vesuvio, da Ponticelli a Torre del Greco, da San Sebastiano al Vesuvio a Cercola, passando per Pomigliano d'Arco e Santa Maria Capua Vetere. Ponticelli, emblema del degrado urbano e dell'avanzare della criminalità giovanile, ma anche simbolo di rinascita, dunque. Un paradigma vincente che ci insegna quanto sia importante guardare sempre entrambe le facce della medaglia, quanto sia importante conoscere sia il bene che il male, distinguere la parte matura dalla parte marcia, il nero dal bianco. Oggigiorno è necessario schierarsi e non farsi trascinare dalla massa, dagli stereotipi, dalle idee del gruppo. Non facendolo si cade nella monotonia, nell'abitudine, nella rassegnazione, nell'omologazione e conseguentemente nell'indifferenza. Il rimedio c'è ed è solo uno: agire. Come dice Albert Einstein: "Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente". Detto questo, buona estate e buona vita. A Napoli, ovviamente!
La vie des elfes (La vita degli elfi)
Luglio 27
Cari lettori e care lettrici, è con grande piacere che torno a parlarvi di libri, per rinfrescarvi almeno la mente, dato che il corpo continua a sudare. Questa volta ci sono due particolarità: la prima è che il romanzo in questione non è un vecchio volume ottocentesco ma, al contrario, è nuovo di zecca, uscito solo da qualche mese in Francia, talmente nuovo che è ancora in attesa di pubblicazione in Italia (con una ottima traduzione, parola della scrittrice stessa); la seconda particolarità è che non si tratta solo di una lettura, ma anche di un incontro, quello che ho avuto con l'autrice in una libreria di Strasburgo alcuni mesi fa.   Quelli di voi che hanno buona memoria forse si ricorderanno che Muriel Barbery acquisì una certa notorietà per il romanzo L'eleganza del riccio, che divenne un vero caso letterario circa nove anni fa. Poi, più niente. Alcuni l'avevano già catalogata tra gli scrittori da un solo romanzo, la cui produttività si estingue nell'opera prima (e unica), ma lei li ha sorpresi come un prestigiatore che tira fuori dal cappello vuoto un coniglio bianco – o in questo caso un libro color crema, dalla copertina quasi anonima ma dall'anima raffinata.   “In omaggio alle belle italiane”: questa frase campeggia sulla prima pagina della mia copia, dedica scritta in inchiostro nero dall'autrice in quella libreria di Strasburgo. Il riferimento è a una delle protagoniste del romanzo, Clara, perché c'è molta Italia in queste pagine, e a un'italiana all'estero come me fa piacere percepire l'interesse genuino degli altri per il mio Paese e la mia lingua. Poi, ovviamente, c'è la Francia, dove vive l'altra protagonista, Maria, ed è una Francia rurale e verace descritta con amore e ricchezza di particolari – ricordi d'infanzia, ha spiegato la Barbery in tono affettuoso, dicendo di aver attinto alla propria esperienza per tracciare i ritmi e la semplicità della vita di campagna, costellata di personaggi speciali come le “nonnine” della fattoria di Maria. Ma più di tutto, questo libro è, a mio parere, un grande inno alla natura, concepita come fonte di energia, di magia e di vita. Molti sono i paragrafi riguardanti i fenomeni naturali e le sensazioni ad essi legate, a volte così filosoficamente rarefatti da risultare sfuggenti alla nostra comprensione meramente umana – ahimè, noi non siamo elfi purtroppo! Il lirismo è un'arma a doppio taglio, che permette di mostrare alcuni aspetti ma di annebbiarne altri: ecco, sì, la nebbia, la bruma, oltre a essere ricorrente metafora nel romanzo rischiano anche di essere la sensazione di chi legge.   L'autrice ha ammesso di aver voluto sfidare se stessa scrivendo un libro affine al genere fantastico,  con esseri dai poteri magici, una profezia e una guerra per la salvezza. Sono d'accordo, è stata una sfida e lei l'ha affrontata in modo singolare, producendo un'opera che richiama il romanzo introspettivo più che il fantasy, eppure gli elfi ci sono, così come due ragazzine prescelte e un cattivo traditore che vuole distruggere il mondo. È l'approccio che è inusuale.     “Spero che il mio libro le piacerà” mi ha detto con un timido sorriso la Barbery dopo aver firmato la mia copia. Le ho sorriso di rimando, apprezzando la sua cordialità schiva tipica di chi non vuole stare sotto i riflettori, l'ho ringraziata e sono uscita. Ho letto il libro lentamente, perché questo mi è parso il ritmo giusto. Aspetto il seguito, per sapere come andrà a finire la vicenda, e intanto mi siedo su un prato all'ombra di un grande albero, nel mio piccolo tentativo personale di ricongiungermi alla natura. 
Raymond Cauchetier. Il fotografo della Nouvelle Vague
Luglio 26
Nato in Francia, circa 95 anni fa, Raymond Cauchetier è un fotografo diventato famoso per il suoi scatti di scena sui set di film di grandi registi come François Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e Eric Rohmer. Registi, questi, maggiori esponenti della Nouvelle Vague, quella corrente cinematografica francese nata verso la fine degli anni Cinquanta: i film prodotti da coloro che ne hanno fanno parte sono caratterizzati da un uso innovativo delle tecniche sia di ripresa, sia di montaggio, da argomenti che fino a quel momento non erano stati considerati adatti al cinema e sono stati girati con mezzi di fortuna, in appartamenti, nelle strade, diventando, poi, il simbolo di una generazione insofferente.   Autodidatta, Raymond Cauchetier si avvicina alla fotografia quando inizia a far parte del corpo stampa dell’Air Force francese in Indocina. Una volta concluso il servizio, con la sua Rolleiflex si trasferisce Angkor Wat, nello stato vicino della Cambogia dove incontra il regista Marcel Camus, il quale lo assume come fotografo di scena per il film Fugitive in Saigon (1957), girato proprio in quel territorio.   Al termine del film, il fotografo francese si dedica al photo-romans, un tipo di romanzo a fumetti pubblicato da Hubert Serra. Fu proprio quest’ultimo a presentare Raymond Cauchetier a Jean-Luc Godard, regista alle prime armi che assunse Cauchetier come fotografo di scena per il suo film di esordio Fino all’ultimo respiro (1960).          ≪Il potere di Raymond Cauchetier  - spiega il critico cinematografico Marc Vernetnon -  nom dipende solo dai personaggi celebri che ha ritratto, o dai registi di successo con cui ha lavorato, ma dal fatto che, prima di chiunque altro, ha saputo catturare l’animo di quella che sarebbe poi stata conosciuta come Nouvelle Vague. Dei film in cui ha lavorato non ne ha ritratto solo le scene più famose fa, come la passeggiata di Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo lungo gli Champs Elysées o Seberg con la sua maglietta del New York Herald Tribune, ma anche attimi più intimi e spontanei colti nel dietro le quinte. A differenza di altri fotografi che hanno lavorato nel cinema, il cui scopo era quello di creare immagini per finalità promozionali, Cauchetier si comporta come un fotogiornalista, arrivando a comunicare le peculiarità del cinema di Godard e a documentarne i metodi, anche quelli meno ortodossi≫.             In occasione del suo novantacinquesimo compleanno  la galleria James Hyatt di Londra dedica a Raymond Cauchetier una monografia e una mostra fotografica dal titolo La Nouvelle Vague: Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier.   La mostra ospita non solo alcune immagini inedite scattate sui set di Fino all’ultimo respiro (1960), La donna è donna (1961), Jules e Jim (1961) Buccia di banana (1963), ma permetterà anche di vedere le immagini realizzate dal fotografo durante suoi viaggi in Asia. La mostra sarà visitabile fino al 14 agosto 2015.                 La Nouvelle Vague_Iconic New Wave Photographs by Raymond Cauchetier: http://www.jameshymangallery.com/photo-exhibitions/2247/raymond-cauchetiers-new-wave Raymond Cauchetier: http://www.raymond-cauchetier.com/en/
"Il fidanzato di mia sorella", tiepida commedia estiva salvata dall'ex 007 Brosnan
Luglio 25
L’uomo è cacciatore. È allergico al matrimonio, ai figli e alla monogamia eppure i maggiori scrittori  di romanzi d’amore e   fondatori del pensiero romantico sono uomini. Esiste dunque una contraddizione tra l’amore teorico e quello che si vive nella quotidianità? Sì, risponderebbe a questa domanda Richard Haig (Brosnan), protagonista della nostra storia, affascinante e brillante professore di letteratura romantica al’Università di Cambrige e nello stesso tempo incallito playboy che ha nell’edonista e  egoista padre Gordon (McDowell), il suo mentore fin da piccolo. Richard è felice della sua vita, passa da una relazione all’altra, insegna e si gode la vita. Fino a quando la  bella e giovane studentessa americana Kate (Alba) rimane incinta sconvolgendogli la vita. Prima di un pranzo organizzato per conoscere la famiglia di Kate, Richard rimane colpito al bar dalla fascinosa Olvia (Hayek), flirtando con lei senza conoscere il legame di sangue che la lega alla fidanzata, è la sorellastra. Dopo l’iniziale smarrimento, l’uomo decide di assumersi le sue responsabilità e di sposare Kate, trasferendosi in California per crescere l’adorato figlio Jake. Ma l’effetto “Famiglia Mulino Bianco” svanisce ben presto quando Kate confessa al marito di essersi innamorata di un suo collega e di volere il divorzio. Per Richard è un colpo durissimo, ma per amore del figlio decide di rimanere in America, iniziando una convivenza forzata con l’ex moglie e il nuovo fidanzato, una situazione che ben presto si evolve in un quadrilatero, quando Olivia si rifugia da loro dopo aver scoperto il tradimento del suo fidanzato. Iniziano così per il protagonista una serie di situazioni tra comico e romantico, tese ad ottenere la necessaria “carta verde” per rimanere in America. Una commedia che, sebbene americana, ha tempi e toni per lo più inglesi, mostrando un potenziale narrativo interessante, ma che nello sviluppo perde quasi completamente slancio e intensità a causa di dialoghi vuoti e poco incisivi. Lo stesso intreccio narrativo risulta forzato da una parte e dall’altra parte, in molte scene, i personaggi si muovono secondo clichè scontati e banali. La regia è abbastanza scolastica e di taglio televisivo, senza particolari acuti e guizzi creativi. Piacciono le ambientazioni, alternando sullo schermo la piovosa ed elegante Londra con la solare e frenetica Los Angeles. Il peso del film si regge sul talento e glamour inglese di Pierce Brosnan che gigioneggia con classe, risultando credibile come attempato Peter Pan e riuscendo a creare, in coppia con la splendida Salma Hayek, una buona alchimia ed empatia , regalando un pizzico di emozioni e sorrisi allo spettatore. Se è anonima e piatta la performance di Jessica Alba nel ruolo della capricciosa sorella, non si può non menzionare la  spumeggiante prestazione di Mc Dowell, volutamente eccessiva eppure molto reale nel raccontare come agiscono e pensano molti uomini. Il finale, frettoloso, forzato e buonista, fa storcere il naso allo spettatore, contento di aver visto una commedia nel complesso fresca ed estiva, ma anche dispiaciuto di aver assistito anche alla sagra delle ovvietà e del già visto sull’amore, sebbene sia un tema ricco di sfumature e potenzialità, almeno sulla carta.   Il biglietto da acquistare per "Il fidanzato di mia sorella” è: 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre “Il fidanzato di mia sorella” è un film del 2015 diretto da Tom Vaughan, scritto da Matthew Newman, con Pierce Brosnan, Jessica Alba, Salma Hayek, Malcolm McDowell, Ben McKenzie.  
Lorenzo al San Paolo di Napoli: leggerezza, poesia e il sentito omaggio a Pino Daniele
Luglio 25
-Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore-. Nelle parole di Italo Calvino, forse l'essenza di un tour che viene dal futuro, LORENZO NEGLI STADI 2015, il primo “action poetico”, come lo definisce l'artista stesso. «Lo show è la mia idea di “rock’n’roll show” oggi. Rispetto al 2013 lo spettacolo è molto più tirato, è un “action poetico” che punta dritto alla leggerezza, ha molto a che fare con la mia infanzia (“ho salutato la gioventù...per ritornare bambino”) e con il senso di stupore e di coinvolgimento che si prova prima di confrontarsi con il mondo reale, quello delle furbizie e del retropensiero.». -Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano. - Così scriveva Antoine De Saint-Exupéry nel suo capolavoro, “Il piccolo principe” e lo stesso messaggio sembra voler dare Lorenzo con la sua poesia, che approda allo Stadio San Paolo domani sera. E di altrettanta leggerezza, sensibilità e amore è intriso l'omaggio che il cantautore, ospite nella città di Pino Daniele, ha voluto fare a quest'ultimo. Scelta sua, di Eros Ramazzotti e James Senese è dedicare il concerto, insieme, a colui che, più di tutti, ha saputo raccontare cantando una città splendida e terribile, che vive i suoi conflitti e ama i suoi figli. Ecco perché domani saremo tutti al San Paolo a cantare con Lorenzo: per la capacità unica del ragazzo fortunato di donare buonumore. Il più grande spettacolo dopo il big bang è sempre lui, Lorenzo, che vive della gioia che sa regalare al pubblico con la sua musica, l'energia e, sopra ogni cosa, i live che riescono ad intrattenere come pochi in Italia, degni di essere paragonati, per tecnologie, professionalità e passione, ai grandi tour mondiali delle star del rock. Un live da non perdere: domenica 26 luglio - Stadio San Paolo. 
A Capodimonte… piace caldo!
Luglio 25
In questo periodo di Luglio prima di andare a visitare il Museo di Capodimonte, eccellenza nazionale e custode di capolavori inestimabili, è necessario che il turista si appunti un attento promemoria di giorni e orari per non rischiare di fare un viaggio a vuoto… effetto dell’inarrestabile fantasia dei napoletani? I motivi purtroppo sono altri e non nuovi. La cronica mancanza di personale e il cattivo funzionamento dell’impianto per l’aria condizionata guasto dal 19 giugno – problema che si è manifestato anche in estati precedenti – impediscono che le sale del Museo siano pienamente fruibili.  Il Secondo piano si può visitare soltanto se accompagnati da addetti alla sicurezza, poiché si tratta di visite a “porte chiuse” - non visite guidate - con una durata di circa 45 minuti: due la mattina (10,15-12,15) e due al pomeriggio (15,15-17,15). Per salire al Terzo piano, invece, bisogna prenotare 48 ore prima (tranne la prima Domenica del mese) ed attendere conferma, mentre la sezione Ottocento privato è visitabile soltanto il Sabato (14,30-19,00) e la Domenica (09,00-13,30), tranne la prima del mese. Anche al Primo piano, che è aperto, la debole aria condizionata non consente di attenuare il calore nelle ampie sale e nasce spontanea la preoccupazione che le opere d’arte del Museo possano risentire delle alte temperature, tuttavia i funzionari della Soprintendenza ci hanno assicurato che i dipinti sono costantemente monitorati. Resta, però, lo sgomento dei turisti, grondanti di sudore e quasi increduli nel conoscere le cause di tale situazione. E increduli, per la verità,  siamo anche noi cittadini, che non riusciamo ad accettare che un patrimonio culturale di tale portata sia “sprecato” in questo modo. Ci auguriamo che almeno il problema dell’impianto di condizionamento sia presto risolto, lo speriamo fortemente, tuttavia si sarà ormai bruciata una buona parte del periodo dell’anno in cui l’afflusso dei turisti è più significativo e si dovrebbero adottare quindi tutte le misure per garantire la migliore accoglienza dei visitatori in luoghi di interesse così importanti, invece si ripetono problemi già noti, la cui soluzione non è nemmeno prospettata e che vengono affrontati cercando di rabberciare alla bell’e meglio falle divenute ormai enormi. Rimane per fortuna senza variazioni la bella e suggestiva iniziativa dell’apertura del Museo tutti i sabati dalle ore 20,00 alle 24.00 fino al 19 Dicembre 2015 (http://www.mygenerationweb.it/201507042518/articoli/biblioteca/arte/2518-le-luci-della-notte-accendono-larte-ogni-sabato-fino-a-dicembre ), ma la Galleria delle Arti a Napoli dal ‘600 al ‘700 continua ad essere chiusa per riallestimento e manutenzione. Se poi qualcuno, pronto a superare tutti gli ostacoli, decidesse comunque di visitare il Museo ma avesse bisogno dell’ascensore… non dimentichi di prenotarlo 48 ore prima! LUOGO: Museo Nazionale di Capodimonte - Via Milano, 2, Napoli INFO: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/indirizzo/
"Wayward Pines" ovvero come buttare via una buona idea
Luglio 24
Vi è mai capitato che un amico vi raccontasse tali meraviglie di un film, al punto che una volta usciti dal cinema vi siate sentiti delusi non per la qualità della pellicola, ma per le altissime aspettative che avete riposto in esso? Ecco, questa sensazione calza perfettamente a Wayward Pines. Presentarsi come il nuovo Twin Peaks non è in linea di principio una mossa astutissima, ma se il risultato è questo possiamo parlare di vero e proprio sacrilegio.   Già dopo la prima puntata c'era un certo scetticismo (fate click qui per leggere l'articolo) ma rimaneva comunque la speranza che il prodotto potesse migliorare, e in effetti, alla fine del quarto episodio c'era stata quella scintilla che lasciava sperare nell'impennata tanto attesa.   Ahimè, mai arrivata.   L'aura di mistero che circondava la piccola cittadina, che a conti fatti era la cosa meglio riuscita dello show, è svanita con l'episodio 5, "The Truth", in cui ai ragazzi viene presentata la verità dall'antipaticissima Megan Fisher (un plauso all'attrice Hope Davis). Fornire la spiegazione così presto, oltre che azzerare qualsiasi ipotesi su fenomeni paranormali, distorsioni spazio-temporali, cospirazioni governative e quant'altro, ha anche ammazzato la suspense.   Intendiamoci, La Verità non è stata deludente in quanto tale. Au contraire, se analizzata da una prospettiva ecocritica è anche interessante: visti i disastri compiuti dall'Homo Sapiens, il passo successivo dell'evoluzione è... tornare indietro! Ironicamente, gli Abbies pare abbiano mantenuto la ferocia dei loro predecessori, attaccando qualunque cosa si muova, come a sottolineare la malvagità di fondo della specie.   Sarà che era lecito aspettarsi qualcosa di più "soprannaturale", ma al di là dei gusti e delle preferenze personali, il prodotto è andato via via scemando fino all'episodio finale trasmesso ieri sera, che ha dato l'idea di essere stato prodotto in fretta e furia. Davvero brutta la sequenza nel bunker e nell'ascensore, priva di una qualunque sottolineatura drammatica la morte di Ethan, altrettanto senza senso quella di Pilcher: che senso ha sparare un uomo disarmato che non costituisce una immediata minaccia?   Realizzando un episodio in più avrebbero potuto raccontare meglio la storia, concedendo il giusto spazio non solo a Ethan e Pilcher ma anche a ciò che accade a Theresa e Kate, e invece? Un flash forward di tre anni che lascia poche risposte e tanto amaro in bocca per una serie iniziata maluccio e finita peggio. Dal momento che non ci sarà una seconda stagione, questo finale raffazzonato suona ancora più come una beffa. Se poi si tratta di una scelta stilistica, di un voler tenere deliberatamente all'oscuro lo spettatore, beh... Dalla morte di Ethan in poi sembrava di assistere a un veloce riassunto di inizio puntata, del tipo:«Previously on Wayward Pines...» e non ad un'elaborato espediente narrativo.   Per concludere, la storia in sé non è stata cattiva, solo mal raccontata. Un pizzico di fretta in meno avrebbe condotto a risultati diversi, certo è che nonostante Matt Dillon e Melissa Leo, Wayward Pines sta a Twin Peaks come Il Segreto sta a Il Trono di Spade...
The Dream Factory is Closed !!
Luglio 24
“Cosa c’è dopo inizia adesso” era il motto della rinascita dell’azienda che invece ha dovuto chiudere i battenti e dichiarare il fallimento. Che l’ avvento della tecnologia non sia sempre e comunque portatore sano di innovazione lo si sapeva da tempo, ma la distruzione della fabbrica di Rochester lascia in bocca un tipo di amaro che solo gli appassionati della pellicola possono comprendere fino in fondo. Gia nel 2012, la società fondata da Mister George Eastman nel 1888 Kodak, che aveva visto accrescere sempre più il suo splendore nel decennio 1980-1990, ha dovuto vendere tutti i brevetti per una cifra che si aggira sui 500 milioni di dollari per scongiurare il fallimento. Particolarmente interessati agli sviluppi di questa vicenda si erano dimostrate aziende quali Google, Microsoft e Apple, soprattutto a ciò che riguardava lo sviluppo di nuovi dispositivi con funzioni di fotografia digitale. Anche l’archivio fotografico è andato tra virgolette perduto, ospitato prima dal museo Museo Kodak Heritage di Toronto, che ha chiuso i battenti nel 2005, poi dalla Ryerson University di Toronto.        Nel 2013 tutte le passività sono state risolte scongiurando la bancarotta, ma cedendo il marchio per la produzione di schede di memoria, batterie e macchine fotografiche a terzi. Ben 47.000 lavoratori, 13 impianti e 130 laboratori hanno creduto in una lievissima speranza. Ahimè non è servito a nulla poiché ieri dopo 127 anni a New York il padiglione 38, quel magico posto dove veniva creata la pellicola, la fabbrica dove venivano creati piccoli strumenti dall’inconfondibile colore giallo in grado di intrappolare i ricordi è stata fatta implodere e con le mura è imploso anche un pezzo di storia.       Simbolo storico, ma anche di innovazione, la Kodak fu la prima ad aver sostituito le lastre fotografiche rigide con pellicole fotosensibili dando la possibilità alla massa di poter usufruire di apparecchi fotografici molto piu’ economici e agevoli. Suo anche il primato del lancio sul mercato della compatta usa e getta: bastava andare dal giornalaio, al supermercato ed ecco subito pronta fra le nostre mani una macchina fotografica con autofocus da 24 o 36 pose e tutto era più romantico. Oggi, invece, con lo smartphone, il tablet o con le compatte si è preso il gusto della ricerca, il custodire gelosamente ogni singolo scatto, l’attesa dello sviluppo dal fotografo e quel non sapere se la foto era venuta bene fino al momento in cui non ce la si aveva fra le mani. Oggi con tutte le app di fotografia è un attimo … è venuta male? Click eliminata!   Oggi l’azienda o ciò che ne rimane ha dovuto spostare il proprio impegno e interesse offrendo servizi alle aziende, consulenze sulle tecnologie di stampa industriale, elaborazione e sviluppo di sensori per gli schermi touch-screen, grafica pubblicitaria e pellicole per l’industria del cinema (Star Wars, ad esempio, è stato girato interamente su pellicola Kodak).       Chi non ricorda il nanetto, che con il suo tormentone “Ciribiribì Kodak”, faceva sognare milioni di bambini italiani, i quali immaginavano chissà quali avventure vivesse con la sua macchinetta e la sua fidanzatina spaziale. Per i più nostalgici segnaliamo un sito che farà scendere una lacrimuccia rivedendo immagini retrò e specifiche macchine fotografiche fin dal 1910 - http://www.vintageadbrowser.com/photography-ads-1910s - e per i curiosi le immagini della demolizione della fabbrica.        
Il ritorno dei Muse a Roma
Luglio 24
Sabato 18 luglio 2015, Ippodromo delle Capannelle, Roma. I Muse hanno conquistato ancora una volta, dopo il sold out allo Stadio Olimpico nel 2013, i più di 35mila italiani presenti al Postepay Rock. L’evento di per sé non si è stato proprio all’altezza delle aspettative, tante le proteste e addirittura una petizione per la richiesta di rimborso sul sito change.org., legate soprattutto alla cattiva organizzazione dell’Ippodromo, all’attesa sotto il sole cocente (mitigata soltanto da un nebulizzatore che liberava acqua e vento sulla folla) e all’audio troppo basso del concerto, che non permetteva a chi era lontano dal palco di sentire granché.  Ciò non toglie che, durante i quasi 90 minuti di esibizione, il gruppo britannico abbia dato il meglio di sé, come sempre, e abbia regalato al pubblico emozioni indimenticabili. Uno spettacolo molto semplice -e ahimè breve, troppo breve!- quello di sabato, pochi effetti speciali e non molte parole a parte qualche “grazie” e il memorabile “Come state Womani??” di Matthew Bellamy.    E’ così che, dopo una spasmodica attesa, le luci si spengono, in un transitorio silenzio iniziano a spiegarsi le prime sillabe della veloce parlantina di Drill Sergeant. Nel buio, illuminato solo dal maxischermo sullo sfondo, che riproduce il dispotico sergente del video, tre sagome umane coperte dalla totale assenza di luci e da fumogeni si muovono verso il palco: i Muse sono arrivati. Matt, con la maestosità di un dio, alza una mano verso il pubblico in segno di saluto, è subito boato collettivo! Partono le note sferzanti di Psycho, con i suoi potenti riff di chitarra e uno scatenato Bellamy che saltella sulla piattaforma; la band dimostra fin da subito di avere energia da vendere. Si passa ad un classico tratto da Black Holes and Revelations, l’inebriante hard rock di Supermassive black hole, spesso presente nelle setlists del tour di quest’anno. E’ poi la volta di The Handler, altro estratto dall’ultimo album Drones che, tra il trascinante assolo di chitarra elettrica, l’impetuosa batteria di Howard e i devastanti acuti di Matt sul ritornello, dal vivo manifesta tutta la sua potenza.  Con una simpatica interazione tra Bellamy, che riproduce delle distorsioni con la chitarra elettrica, e la platea, che in coro cerca di imitare gli stessi suoni con la voce, viene introdotta Plug in baby; la complicità con il pubblico, che canta quasi completamente da solo i ritornelli della canzone, si fa sentire. Nella parte finale del brano Matthew Bellamy suona il riff con la chitarra posizionata in alto e dietro le spalle, una scena davvero incomparabile che fa sentire gli astanti parte di qualcosa di unico e irripetibile.  Matthew Bellamy sul finale di Plug in baby   Si torna all’attualità con Dead Inside, primo singolo ufficiale estratto da Drones e prima traccia dell’album, che live sa essere più incisiva che mai.  Si passa poi di nuovo ai classici: prima c’è Uprising con tanto di outro, che, come suo solito, infervora gli animi dei presenti e li incita a cantare in nome di una ribellione verso un sistema oppressivo (tema quanto mai sentito qui in Italia). Poi c’è Interlude con Hysteria, la cui oscura e veemente bellezza la rende un immortale capolavoro, che dal vivo ha sempre il suo enorme perché.  I Muse ci suonano anche il riff di Heartbreaker, chiudendolo con l’outro di Back in Black. Ampio spazio viene poi lasciato anche per Dominic Howard e Chris Wholstenholme, protagonisti assoluti con la Munich Jam, nella quale sequenze di basso e batteria si fondono in un'unica avvincente euritmia.  In un intrico di suoni distorti e metallici di chitarra, gli spettatori cercano di intuire quale sarà il brano successivo; qualcuno già lo immagina, altri non se l’aspettano neppure: parte Citizen Erased. Sono brividi già dalle prime note del pezzo, tratto da Origin of Symmetry, che rappresenta una rarità nei live della band. L’esibizione riesce a trasmettere tutta la carica emotiva e la drammaticità proprie del brano, il pubblico vive intensamente il momento. Matt si posiziona poi al piano per eseguire la parte conclusiva, più lenta e toccante, della canzone. Nell’atmosfera di estasi generale, Howard fa toccare le bacchette in alto ritmicamente; Bellamy dal retro del suo piano attacca le prime note di Apocalypse Please, e l’emozione già presente nel brano precedente si triplica. Quando il brano d’apertura di Absolution si conclude, viene lasciato il posto ad una più recente Supremacy, che, in tutta la sua potenza, conclude la grande triade.  Si passa ad una più comune Starlight, che comunque non è disdegnata, soprattutto perché suonata con la chitarra, come nella versione originale. Segue poi l’immancabile Time is running out, bella e accattivante come al solito, scandita da un conto alla rovescia del tempo sul maxischermo.   Si ritorna di nuovo a Drones, questa volta con Reapers, una carica hard rock, che dal vivo risulta  devastante. La buffa espressione di Matt durante il finale di Reapers   Bellamy è un ente supremo che manovra con maestria le corde della sua Manson e, insieme con la batteria e il potente basso, il pezzo mantiene la sua dura cadenza, fino alla parte finale. Sulle note culminanti si susseguono una serie di momenti unici ed esaltanti: sul maxischermo compare il viso di Matthew intento a suonare, guardando inaspettatamente dritto nella telecamera e regalandoci una delle sue comiche espressioni da psicopatico; intanto dal basso del palco, nel momento in cui Chris urla al microfono “HERE COME THE DRONES!”, compaiono degli enormi palloni grigi che si innalzano verso l’alto e piombano sulla folla come delle pesanti bombe atomiche! E, come se non fosse abbastanza, sul finale Matt scaglia più volte con foga la chitarra elettrica su uno degli amplificatori, facendolo cadere. Il frontman se ne va poi tranquillamente dietro le quinte per una pausa insieme al resto della band, mentre la folla è nel delirio più totale.  I Muse tornano poco dopo per l’encore, con altri tre pezzi. Si parte con Madness, singolo estratto da The 2nd law che porta una velata aria di romanticismo. C’è poi l’ultimo brano tratto da Drones, Mercy; praticamente una Starlight 2.0, molto criticata alla sua uscita, ma che invece, se ascoltata con il dovuto pathos, si riscopre essere una canzone struggente ed emozionante. Magnifici soprattutto gli effetti speciali: sullo sfondo ci sono forti luci che si illuminano ad intermittenza, seguendo l’andamento della musica, e verso la fine del brano iniziano a cascare dall’alto, sul pubblico, “confetti” e stelle filanti bicolore.   La solenne intro con Armonica di Chris avvia la conclusiva Knights of Cydonia, la quale risveglia l’animo dei fans che, pur essendo affaticati, ritrovano le energie per saltare un’ultima volta a tempo di musica western-rock.  Si chiude così il tutto. “Grazie mille” ripete ancora una volta Bellamy.    Poi, senza aggiungere altro, i tre lasciano i propri strumenti sul palco e salutano il pubblico sotto una pioggia di applausi.     See you soon, Muse!
Cocktail e faidate
Luglio 23
Fa davvero TROPPO caldo per scrivere, troppo caldo per riflettere e troppo caldo per usare la colla a caldo. Indipoilaqualeposcia vi propongo un paio di faidate correlati, semplici e frrrrrrreschi (rigorosamente senza colla a caldo!). Anzitutto cominciamo con un paio di cocktail analcolici da primo pomeriggio, a base di cedrata, da bere con gli amici, da soli o in compagnia del portiere.   1.Cedrata e granita INGREDIENTI - cedrata, granita di limone, limone PREPARAZIONE - Preparare in un bicchiere alto versando prima la granita al limone. Riempirlo per circa 1/3. Aggiungere FREDDA, senza mescolare, la cedrata. Grattuggiare a piacimento un po' della buccia del limone e decorare con uno spicchio. 2.Cedrata Tropical INGREDIENTI - succo tropical, cedrata, mango, lime PREPARAZIONE - versare il succo tropical in un vassoio per ghiaccio e mettere nel congelatore. Versare la cedrata e decorare con fette di lime e mango. 3.Cedrata Fruit INGREDIENTI - succo d'arancia, succo d'ananas, succo di pesca, succo di mango, cedrata PREPARAZIONE - Versare in uguali quantità i succhi e aggiungere la cedrata fredda. Decorare con fette di frutta. Ora che avrete una collezione di bottiglie di vetro vuote della stessa misura (potete anche darci sotto di Crodino, Martini o quel che vi pare, basta che le bottiglie siano tutte uguali) possiamo passare ad un altro genere di handmade. Cosa occorre: Bottiglie in numero variabile e colla bicomponente. La colla potete facilmente trovarla da un buon ferramenta. Ne esistono di vari tipi, quelle più resistenti hanno però asciugature molto lunghe, e in quel caso è bene fissare i due pezzi tra loro con un po' di fil di ferro. Per questo lavoro è sufficente una di quelle che asciugano in pochi minuti. Le istruzioni dettagliate per preparare la colla sono riportate sul retro della confezione, ma molte marche hanno i dosatori. Mescolati bene i due componenti, assicuratevi che la superfice sia asciutta, quindi stendete una striscia di colla con un pennello pulito.   Fate aderire le bottiglie in modo che tra le due rimanga una differenza di altezza di un paio di cm. Ripetete il procedimento una seconda volta con altre due bottiglie mantenendo le stesse distanze. Nel mio caso ho scelto una composizione con 5 bottiglie. Preparate i due blocchi laterali, passate la colla prima da un lato e poi dall'altro della bottiglia-perno e sistematela appena più in alto rispetto alle altre così da creare l'effetto "scaletta". Si possono decorare le bottiglie in vario modo, che siano colori a vetro, sabbia o nastrini e, a seconda delle esigenze, farne un simpatico porta stuzzicadenti, portacandele, porta pennelli!
"Lumina": il fumetto 2.0
Luglio 23
Bastano un passaparola, uno sguardo al sito internet WorldofLumina.com ed un click sulla casella "acquista ora" per ritrovarsi tra le mani una copia del primo volume di Lumina, creato da Emanuele Tenderini e Linda Cavallini. Per chi non ne ha sentito parlare, si tratta di una graphic novel serializzata tutta Made in Italy. Questo nuovo progetto è unico nel suo genere, un fumetto che ha visto la luce grazie al crowdfunding, è una raccolta fondi per finanziare una progettazione imprenditoriale tramite una portale (in questo caso la piattaforma Indiegogo) ed i finanziatori sono proprio i lettori. Un nuovo modo per avere una filo diretto con il pubblico, un legame più solido privo dei vincoli dettati dagli editori. Questo fumetto è una ventata di aria fresca, un'idea innovativa ed evolutiva che fuoriesce da ogni schema a cui siamo stati abituati fino ad ora. Vero è che la storia ha un buon potenziale e soprattutto non bisogna farsi scoraggiare dai mille punti interrogativi che lascia dopo la lettura del primo volume, benché, a farla da padrona sia la colorazione in digitale. Emanuele Tenderini ha utilizzato per la sua opera una tecnica originale, l'Hyperflat, una versione 2.0 del Superflat dell'artista giapponese Takashi Murakami che unisce ad un'immagine piatta bidimensionale un'esplosione di colori forti, come nell'iconografia giapponese. L'Hyperflat, quindi, parte dal concetto di piattezza 2d e con un gioco di colori si creano delle illusioni ottiche (ovviamente il tutto sviluppato tramite computer) che conferisce all'immagine una terza dimensione.   Questa tecnica comporta anche altri notevoli benefici, uno dei quali scoperto dal Tenderini è il controllo del focus: mettere a fuoco un punto specifico dell'immagine e sfocare il resto, una tecnica poco usuale nei fumetti, anzi quasi del tutto assente, che conferisce una notevole dinamicità ai personaggi della storia. Ultima chicca è che questo fumetto ha anche una colonna sonora! Ebbene si, musica scritta da Remo Baldi un musicista bergamasco, che alterna ritmi lenti a quelli veloci che rendono più avvincente e piacevole la lettura. Non rimane che augurarci che questo fumetto e gli autori continuino ad essere sostenuti da noi lettori per poter scoprire come Miriam e Kite salveranno il mondo di Lumina!  
Expo 2015. Nove grandi fotografi per raccontare il mondo
Luglio 23
Da ormai tre mesi le porte dell’Expo sono aperte. L’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà fino 31 ottobre ha già raggiunto un certo numero di visitatori. Una vetrina mondiale in cui i diversi Paesi cercheranno per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire, cioè, a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.  Tante le attività in programma e i settori coinvolti e tra questi non poteva mancare la fotografia. ≪Il tema di Expo Milano 2015, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, rappresenta una fotografia planetaria – un’immagine istantanea, precisa quanto variegata - di tutte le declinazioni possibili  dell’alimentazione nel globo e, allo stesso tempo, di tutte le problematiche collegate alla sostenibilità, alla sicurezza, alla disponibilità del cibo per tutti gli abitanti del globo.  La fotografia di conseguenza [ … ] è il medium che meglio interpreta la visione e la finalità dell’Esposizione Universale evidenziando e narrando gli aspetti più diversi dal reportage all’antropologia, dalla visione della natura a quella dell’arte≫. Ed è per questo motivo che i diversi Cluster, ossia gli spazi espositivi dei singoli paesi, sono “arredati” dagli scatti di nove grandi fotografi di fama internazionale:   Ferdinando Scianna - Cluster Bio-Mediterraneo: fotografo italiano per l’agenzia Magnum Photos, ha fatto del Mediterraneo l’oggetto della sua ricerca artistica partendo dalle sue origini siciliane ed esplorando altri paesi per documentare la cultura, la vita e i riti che la accompagnano. Una quarantina di fotografie circa, le quali evocano la sua idea di Mediterraneo, attraverso la terra, il mare e i riti famigliari.        Martin Parr - Cluster Cacao:fotografo inglese per l’agenzia Magnum Photos, nel corso dei suoi viaggi è stato testimone del consumo e della varietà con cui il cacao attraversa la vita di tutti gli abitanti del pianeta.       Gianni Berengo Gardin - Cluster Riso: il suo piatto preferito è il riso, sarà una coincidenza?!? Il fotografo italiano ha, per anni, indagato la coltura e la raccolta del riso, dalle valli del Piemonte e della Lombardia fino alla Cina passando per la Francia. Il suo obiettivo?!? Illustrare il racconto della coltivazione vera e propria del riso, come vivevano i contadini, come era il paesaggio e la cascina, il posto più importante. I suoi sono scatti tratti dal reportage “Il racconto del riso” (2013 - Ed. Contrasto) e da raccolte precedenti.       Alex Webb - Cluster Spezie: fotografo americano, membro anche lui dell’agenzia Magnum Photos racconta la grande varietà delle spezie attraverso una serie di immagini scattate in India, in particolare nello stato del Kerala, una delle fonti primarie di spezie. Un percorso che porterà il visitatore a ripercorrere l’antica Via delle Spezie e i mercati dell’Asia.       Irene Kung - Cluster Frutta e Legumi: fotografa svizzera, con le sue immagini ha cercato di dare “un’immagine positiva in questo momento di crisi e di difficoltà e con gli alberi da frutto è venuto quasi naturale perché simboli di produttività, di salute, di fertilità”.     Alessandra Sanguinetti - Cluster Isole, mare e cibo; fotografa americana, membro dell’agenzia Magnum Photos, ha viaggiato per le Isole Oceaniche concentrandosi sugli aspetti che mettevano in diretto contatto le persone con la terra, come l’impasto di corallo con il quale “le donne si tingono il volto, l’uso della terra come parco giochi, l’uso della vegetazione come abitazione, per il nutrimento dello spirito e del corpo”. Scatti, i suoi, che raccontano la natura primigenia, l’esotismo e la carnalità della natura.       Joel Meyerowitz - Cluster Cereali e Tuberi: fotografo americano racconta la varietà delle diverse specie di pane con delle installazioni ad hoc.     George Steinmetz - Cluster Zone Aride; fotografo americano, ha trascorso la sua intera vita professionale esplorando i deserti del mondo. Con le sue immagini racconta le zone aride della testa viste  dall’alto; zone, queste, in molti casi riadattate alla coltivazione di prodotti agricoli.       Sebastião Salgado - Cluster Caffè: fotografo brasiliano, ha realizzato un reportage sul caffè fotografando la coltivazione, la raccolta, l’essiccamento, la selezione e il trasporto nei paesi del mondo; un poetico racconto degli uomini e delle donne che lo producono.       ≪Nove grandi obiettivi puntati su paesaggi, volti, pratiche e alimenti dei cinque continenti, per altrettante mostre fotografiche concepite per guidare  [ … ] i visitatori [ … ] verso la conoscenza delle modalità con cui le diverse coltivazioni e il lavoro dell’uomo nutrono il Pianeta e i suoi abitanti fornendo la vera ed essenziale energia del futuro≫.
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Luglio 22
Questa settimana volevo allontanarmi dal mondo della politica. Dopo il mio elevatissimo articolo sulla crisi greca, avevo intenzione di trattare temi più frivoli, mondani in puro stile trash. E invece, visti gli ultimi accadimenti, non posso esimermi. In questi giorni infatti, un leader internazionale molto influente è stato inserito di diritto nella classifica dei personaggi più senza cuore della storia contemporanea. Roba che l’Universal Pictures sta pensando di dedicargli il terzo capitolo del film “Cattivissimo me”. Il politico in questione è la magnifica, splendida Merkel Magò!                                                         La nostra cara Angela ha compiuto da poco 61 anni e come regalo personale ha pensato bene di distruggere le speranze di Reem, una bambina palestinese. Questi i fatti: durante un incontro avvenuto in una scuola a Rostock,  la piccola racconta di vivere in Germania da qualche tempo, dopo essere stata in un campo di rifugiati nel Libano. Reem vorrebbe  fare l'università nella terra di Angelona  ma non sa se potrà rimanere ed esprime la sua preoccupazione per il  futuro.                         A questo punto Merkel Magò dimostra tutta la sua bontà ed empatia e con la dolcezza del dentista che ti sta curando una carie, così risponde: "Sei una ragazza molto simpatica, ma la politica a volte è molto dura: ci sono altre migliaia di persone nei campi di rifugiati, se decidiamo di accogliere tutti, non saremo in grado di sostenere questa situazione.” Sta per continuare il discorso ma la bambina-perché ricordiamo che di una bambina si tratta-scoppia a piangere. Angela si avvicina subito a lei e le fa una carezza degna di Giuda Iscariota!  Ora non voglio scatenare un dibattito alla Salvini sull’immigrazione, ma credo che di fronte ad una bambina piena di sogni e speranze, che viene da una zona di guerra dove sarebbe andata incontro ad un orribile destino, l’atteggiamento dovrebbe essere molto più umano! Comunque la storia ha avuto un lieto fine e Reem potrà restare in Germania con la sua famiglia.                                  Sui social sono state pubblicate tante parodie su questo argomento ma su tutte ha trionfato quella dei The Jackal che hanno fatto un video divertentissimo sulla Merkel, che racconta la morte della mamma di Bambi alla bambina palestinese, se ve lo siete perso ho inserito il link nella classifica....   #Merkel: The Jackal: la Merkel è una donna cattiva  https://www.facebook.com/thejackalweb/videos/vb.83508110062/10155740988190063/?type=2&theater   Game Of Thrones - Italy: Alex: AltrocheAlliser Thorne Genio78: Mó la Merkel sta esagerando, s'è fatta fare persino il Facebook personalizzato Arsenale Kotiomkin‏: #Merkel trashitaliano.it: La verità della #Merkel La Pausa Caffè: Dove avevo già visto questa scena? #Merkel #Tsipras #grexit Arsenale Kotiomkin‏: Sarà anche inchiavabile, ma almeno è simpatica. #Merkel Maice: la Merkel è dura ma giusta! Vauro: #Merkel fa piangere una bimba palestinese: “Non possiamo accogliere tutti” Xabier B: La #Merkel e la bambina palestinese... No comment. Detesto davvero questa donna tedesca. Alla prossima!!
Nuovo Teatro Sancarluccio: una stagione tra novità e tradizione
Luglio 22
Nell'elegante cornice liberty del Nuovo Teatro Sancarluccio e alla presenza del suo direttore artistico, Bruno Tabacchini, di Giuliana Tabacchini, del giornalista Gianmarco Cesario e di tanti ospiti, il 21 luglio è stata presentata la stagione 2015-2016. Molte le novità e le conferme rispetto agli anni precedenti vanno a rinforzare il percorso di un teatro che guarda ad una rinascita culturale in un periodo non roseo per le piccole strutture, che si spera abbia presto un'inversione di marcia. Dai nomi in cartellone l'intento sembra essere proprio questo: l'interessante amalgama, tra novità e tradizione, permea la stagione. Ecco dunque la possibilità di trovare, persino nello stesso spettacolo, un testo del grande drammaturgo Manlio Santanelli con protagonista la bravissima attrice Gina Perna, diretta dal ventiquattrenne autore e regista Davide Sacco in Virginia e sua zia, a novembre, e l'altrettanto giovane Matteo Mauriello in ben due pièces, a marzo con il padre Giovanni in Pulcinella e compagnia bella- un racconto a due voci e, a maggio, da solo in Orfano di madre Lingua. Altro artista, di poco più grande dei sopra citati, Marco Mario de Notaris ad aprile racconta con il suo Millesimi le vicissitudini di una divertente, ma poco divertita per i protagonisti, assemblea di condominio. Molto interessante, a maggio, è il pentagono al femminile con due inserti maschili per Corpi scelti - Trittico carnale con Miriam Candurro, Gioia Miale e Imma Pagano, testo scritto da Angela Matassa, Anna Mazza e Roberto Russo, con la regia di Peppe Miale. Come già detto, non mancano nomi della tradizione, da Benedetto Casillo a novembre con Io sono nato qui a Eduardo Tartaglia e Veronica Mazza in Statue Unite, Patrizia Spinosi e Stefano Sarcinelli. Tante le conferme dalla stagione passata: da Gea Martire e Massimo Andrei, quest'anno insieme a febbraio in Non farmi ridere sono una donna tragica ad Antonella Morea a gennaio con Io la canto così e a Rosaria De Cicco che apre la stagione ad ottobre con Affari illegali di famiglia e che rivediamo a marzo in compagnia di Ernesto Lama in Attori o personaggi?. Appuntamento con la musica per The best of Rimbamband, ad aprile si esibirà l'eccentrico gruppo pugliese.   Ulteriori conferme anche dalle rassegne: terzo/secondo anno bis per Tutto il mondo è palcoscenico, dedicata a William Shakespeare con la direzione artistica di Gianmarco Cesario e secondo anche per Maggio d'arte, diretta dal padrone di casa, Bruno Tabacchini. Prima prova per UT35, rassegna dedicata alla drammaturgia under 35 che si terrà ad ottobre e SANCARLUCCIO.UnpluggedFestival, contenitore musicale a cura di Jennà Romano. Interessante sottolineare anche il ritorno della dottoressa Alessia Pagliara con i suoi appuntamenti di approfondimento Teatro e psicoanalisi, per il secondo anno con il tema del sè - attori e autori e la novità della 'radio a teatro' con Rosario Verde che trasmetterà proprio dal Nuovo Teatro Sancarluccio, ogni martedì, il suo show satirico Lo sconcertato, in onda su RadioClub91.  Si riconferma, per il secondo anno consecutivo, la scuola di teatro diretta da Gianmarco Cesario e Massimiliano Cataliotti.  Prima di lasciarvi al programma completo e di più facile consultazione, resta una cosa da dire: andate a teatro!     dal 22 ottobre 2015 Rosaria De Cicco Affari illegali di famiglia di Emanuela Giordano  con Rosaria De Cicco e Matteo Mauriello   dal 29 ottobre 2015 Gina Perna Virginia e sua zia di Manlio Santanelli regia Davide Sacco   dal 5 novembre 2015 Loredana Simioli  La sposa  di e con Loredana Simioli   dal 19 novembre 2015 Benedetto Casillo Io sono nato qui di e con  Benedetto Casillo   dal 3 dicembre 2015 Eduardo Tartaglia Veronica Mazza Statue Unite di Eduardo Tartaglia regia Eduardo Tartaglia   dal 17 dicembre 2015 Patrizia Spinosi Passioni in cantate con Maurizio Murano   dal 7 gennaio 2016 Stefano Sarcinelli Affabulescion di Stefano Sarcinelli   dal 21 gennaio 2016 Antonella Morea Io la canto così di e con Antonella Morea  regia Fabio Cocifoglia   dal 4 febbraio 2016 Gea Martire Massimo Andrei Non farmi ridere sono una donna tragica testo e regia Massimo Andrei   dal 3 marzo 2016 Marco Cavallaro Claudia Ferri That’s Amore di Marco Cavallaro musiche originali Pierodi Blasio   dal 10 marzo 2016 Giovanni Mauriello Matteo Mauriello Pulcinella e compagnia bella un racconto a due voci di Paola Ossorio con musiche originali di  Germano Mazzocchetti   dal 24 marzo 2016 Ernesto Lama Rosaria De Cicco  Attori o personaggi? di Ernesto Lama e Rosaria De Cicco regia Ernesto Lama e Rosaria De Cicco   dal 1 aprile 2016 Michela Andreozzi  Maledetto Peter Pan di Michele Bernier e Marie Pascale Osterrieth regia di Massimiliano Vado   dal 7 aprile 2016   Rimbamband The best of Rimbamband di Raffaello Tullo con Raffaello Tullo - voce e percussioni Renato Ciardo - batteria Vittorio Bruno - contrabbasso Nicolò Pantaleo - sax  bombardino  tromba Francesco Pagliarulo - pianoforte  regia Raffaelo Tullo   dal 21 aprile 2016   Marco Mario De Notaris Millesimi di Marco Mario De Notaris con Giovanna Giuliani, Milena Mancini, Luca Saccoia, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano, Pietro Tammaro regia Marco Mario De Notaris   dal 28 aprile 2016 Patrizia Spinosi Da Marechiaro a Manhattan  canzune e songs tra Kurt Weill, Cole Porter e Salvatore Di Giacomo di Mariano Bauduin    dal 5 maggio 2016 Matteo mauriello Orfano di madre Lingua di Paola Ossorio  regia Bruno Buonincontri e Paola Ossorio   dal 12 maggio 2016 Miriam Candurro Gioia Miale Imma Pagano  Corpi scelti  Trittico carnale di Angela Matassa - Anna Mazza - Roberto Russo regia Peppe Miale    
Un hashtag per la tua terra
Luglio 20
Ma voi lo sapete cos'è un social network? Cosa un social bookmarking? Sapete cos'è un hashtag? Probabilmente sì, ma se vi chiedessimo di indicarci un aggregatore tematico saremmo costretti ad osservare sul vostro viso un'espressione tra il curioso e l'ironico, tipico di chi pensa "e mmo chest' che cazz'vò?" Allora vi chiederemo di qualcosa che certamente conoscete. Ne avete sentito parlare e sapete perfettamente quale sia la gravità connessa al problema, quale la rete di cittadini che cerca da anni di far arrivare la propria voce al Governo. Cos'è la Terra dei Fuochi? La Terra dei Fuochi, in maiuscolo perchè "titolo", è identificata come "una vasta area situata nell'Italia meridionale, sita in Campania, tra Napoli e Caserta, diventata famosa a livello mediatico a causa della presenza  di rifiuti tossici e numerosi roghi di rifiuti. Questa terminologia è stata utilizzata per la prima volta nel 2003 nel Rapporto Ecomafie 2003 curato da Legambiente." (cit. Wikipedia)   Immaginiamo facce annoiate da notizie sentite e risentite. Una vicenda che tutti voi in un modo o nell'altro, chi di sfuggita chi in tramite una radio locale, avrà sentito. Forse non tutti sanno che da pochi giorni l'Italia ha accumulato un nuovo debito: multato dalla Corte Europea per l’emergenza rifiuti in Campania, il nostro paese dovrà versare venti milioni di euro “non avendo adottato tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti fossero recuperati o smaltiti senza pericolo”  e “non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento”.  Tutto questo a triste conferma di quanto denunciato da Legambiente e da altre associazioni negli ultimi anni, benché evidentemente l'emergenza non interessa attualmente il Governo che preferisce attendere l'accumularsi di  sanzioni. Ora quello che viene da chiedersi è: possibile che la voce degli abitanti del "triangolo della morte", dei comuni del casertano e del napoletano e di quanti, italiani, stanno tremando per un cancro che sta divorando il nostro territorio, non abbia raggiunto gli strati più alti della politica italiana?   Una voce virtuale con i due hashtag ‪#‎laterradeifuochibruciaancora‬‎ e #ilgovernochefa‬, è il nuovo tentativo di far circolare la notizia di un ben radicato "stato di emergenza", partito dal parroco di Caivano, Don Patriciello, con l'appoggio di concittadini, cittadini italiani e voci del giornalismo italiano come Sandro Ruotolo.  Avete pubblicato tanti hashtag, più o meno seri. Avete speso # a profusione. Ora da sotto i roghi si  chiede  di far  circolare una foto e un ‪#‎laterradeifuochibruciaancora‬‎ e #ilgovernochefa, per far arrivare a Renzi, alla politica in generale, un nuovo tentativo di richiesta di rivedere le priorità per l'Italia.   Come dice Don Ciotti: "Basta commuoversi, bisogna muoversi". Una piccola iniziativa per cercare di dar voce a un disastro ambientale che va avanti da fin troppo.
Coming Soon: "American Horror Story 5: Hotel"
Luglio 17
Le riprese di Hotel, la quinta stagione di American Horror Story inizieranno a breve a Los Angeles, bisogna soltanto aspettare che passi il week-end del Comic-Con (che, tra l'altro, ci serberà sicuramente tante sostanziose anticipazioni sulle serie televisive work in progress). Il regista della premiatissima serie, Ryan Murphy, sta già diffondendo su Twitter tante anticipazioni a riguardo. Rispetto alle precedenti stagioni, una grande assenza ha deluso gli animi di molti fan, quella della magnifica Jessica Lange, la quale ha magistralmente interpretato vari ruoli da protagonista, conquistando anche il Golden Globe nel 2012 proprio come migliore attrice in AHS. La serie avrebbe perso molta credibilità, se non fosse stato per l'annuncio secondo cui la nuova star in American Horror Story 5: Hotel sarà Lady Gaga; la cantante ha sempre avuto un certo fascino macabro e uno stile a dir poco eccentrico e stravagante, sembra quindi incarnare il personaggio perfetto per una serie televisiva Horror. Si dice che sarà una personalità ironica e divertente, che apporterà curiose e fresche novità alla trama di Hotel.   (LINK VIDEO) https://www.youtube.com/watch?v=e4WcNV1Y5uI   A tal proposito, Ryan Murphy ha anticipato attraverso un tweet un dettaglio interessante: tra le stanze dell'Hotel nascerà un triangolo amoroso i cui protagonisti saranno proprio Lady Gaga, Matt Bomer e Finn Wittrock. Il resto del cast sarà composto da Cheyenne Jackson, Wes Bentley, Chloë Sevigny, Kathy Bates, Evan Peters, Sarah Paulson e Emma Roberts. Il tema dell'Hotel, già trattato in tanti film dell'orrore (emblematico è Shining), rende già di per sé l'inquietudine che sarà rappresentata da questa nuova stagione di AHS, che a detta di Evan Peters e Michael Goi, il direttore della fotografia, potrebbe essere ancor più oscura e spaventosa di Asylum. Il debutto di American Horror Story 5: Hotel è previsto per il prossimo autunno. Intanto, la rete FX ne ha pubblicato il poster, che potete vedere qui di sotto.
Teatro Delle Palme, stagione 2015/2016 tra “Suoni & Scene”
Luglio 16
Presentata mercoledì 8 luglio, la stagione 2015/2016 del Teatro Delle Palme. Si continua, per il secondo anno consecutivo, sul filone “Suoni & Scene”. Ad illustrare il fitto programma, dedicato all'intrattenimento e alla cultura, con interessanti appuntamenti previsti in stagione e fuori, iniziative per le scuole e svariate collaborazioni, il direttore artistico Bruno Tabacchini, il giornalista Giuseppe Giorgio e l'attore Massimo Andrei.   Ecco la proposta artistica nel dettaglio: Abbonamento Suoni&Scene  11 spettacoli   dal 5 novembre 2015 Vanessa Gravina Francesco Salvi Nina di André Roussin regia Pino Strabioli   dal 19 novembre 2015 Mariano Rigillo  Il colore delle parole (‘o culore d’ ’e pparole) Eduardo de Filippo poeta    con Anna Teresa Rossini Maria Sbeglia Marco  Zurzolo              a cura di Mariano Rigillo   dal 3 dicembre 2015 Katia Ricciarelli  Altro di me di Maurizio Costanzo e Enrico Vaime con il tenore Francesco Zingariello regia Katia Ricciarelli musiche originali di Valter Sivilotti    dal 25 dicembre 2015 Giovanni Mauriello  Razzullo e Sarchiapone nella Cantata dei Pastori  con la partecipazione straordinaria di Benedetto Casillo musiche originali ed elaborazioni di Carlo Faiello regia Massimo Andrei   dal 14 gennaio 2016 Maurizio Casagrande …E la musica mi gira intorno scritto e diretto da Maurizio Casagrande   dal 28 gennaio 2016 Aggiungi un Posto a Tavola commedia musicale di Garinei e Giovannini scritta con Iaia Fiastri liberamente ispirata a After me the deluge di David Forrest musiche di Armando Trovajoli coreografie originali di Gino Landi  regia e coreografie riprodotte da Fabrizio Angelini   dal 4 febbraio 2016 Corinne Clery Barbara Bouchet con la partecipazione di Iva Zanicchi 3 Donne in cerca di guai di J.M. Chevret adattamento di Mario Scaletta regia  Nicasio Anzelmo   dal 25 febbraio 2016 Gianfranco D’Angelo Patrizia Pellegrino  Alcazar di Gianni Clementi regia Luca Pizzurro   dal 3 marzo 2016 Max Tortora  Paola Tiziana Cruciani  Di mamma non ce n’è una sola testo e regia di Max Tortora e Paola Tiziana Cruciani con Enzo Casertano  Manuela Bisanti  Sabrina Crocco  Valentina Galdiero   dal 7 aprile 2016 Peppe Barra  Concerto d’Amore Recitar cantando - musica, poesie, canzoni (Titolo provvisorio) con Complesso Strumentale Modus Art   dal 21 aprile 2016 Gianluca Guidi  Giampiero Ingrassia Taxi a due piazze di Ray Cooney  versione italiana di Jaja Fiastri con Renato Cortesi e con Silvia Delfino  Biancamaria Lelli  Antonio Pisu  Piero Di Blasio musiche e regia Gianluca Guidi     Abbonamento più in opzione per gli abbonati   dal 12 novembre 2015 ‘A Cartulina ‘e Napule di Federica Pirone  ricerca musicale di Carmen Viviani   Abbonamento weekend   dal 18 dicembre 2015 Maurizio Colombi Caveman di Rob Becker regia Teo Teocoli   dall’8 gennaio 2016 Maurizio Casagrande …E la musica mi gira intorno scritto e diretto da Maurizio Casagrande   dal 26 febbraio 2016 Stefano Sarcinelli Gigi Savoia Atletico Minaccia di Fabrizio Bancale con Felicia Del Prete e Roberta Amato regia Fabrizio Bancale   dall’11 marzo 2016 Simone Schettino (Titolo da definire)   dal 22 aprile 2016 Gianluca Guidi  Giampiero Ingrassia Taxi a due piazze di Ray Cooney  versione italiana di Jaja Fiastri con Renato Cortesi e con Silvia Delfino, Biancamaria Lelli, Antonio Pisu, Piero Di Blasio musiche e regia Gianluca Guidi   Eventi fuori abbonamento   dal 27 novembre 2015 Monica Sarnelli Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci di Federico Vacalebre  regia e video Elena De Candia   13 dicembre 2015 Tosca orchestra Alessandro Manzoni di Milano  direttore Gianmarco Moncalieri  con Olivera Mercurio  Diego Cavazzin  Ivan Marino   21 gennaio 2016 Franco Di Mare Amira di Franco Di Mare e Giancarlo Loffarelli    16 febbraio 2016 Catapult Magic Shadows coreografie Adam Battelstein regia  Adam Battelstein  musiche A. Vivaldi, H. Arlen, M. Norton e altri   Teatro Scuola   dal 17 novembre 2015 Tappeto Volante presenta L’Eneide di Virgilio ideato e diretto da Domenico M. Corrado   20 novembre 2015 Mariano Rigillo  Il colore delle parole (‘o culore d’ ’e pparole) Eduardo de Filippo poeta    con Anna Teresa Rossini Maria Sbeglia Marco  Zurzolo              a cura di Mariano Rigillo   27 novembre 2015 Monica Sarnelli Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci di Federico Vacalebre  regia e video Elena De Candia   dal 10 dicembre 2015 Erasmus Theater presenta The Blues Brothers – Tempest - Robinson Crusoe - Falcone e Borsellino   dal 15 dicembre 2015 Suoni&Scene presenta Giovanni Mauriello  Razzullo e Sarchiapone nella Cantata dei Pastori  con la partecipazione straordinaria di Benedetto Casillo musiche originali ed elaborazioni di Carlo Faiello regia Massimo Andrei   dal 18 gennaio 2016 Mater Lingua presenta France Theatre 6RANO 3.0  (spettacolo teatrale musicale originale in lingua francese) Espana Teatro TENOR DEEJAY – El Don Juan que no te esperas  (spettacolo teatrale musicale originale in lingua spagnola)   21 gennaio 2016 Mediart presenta Franco Di Mare Amira di Franco Di Mare e Giancarlo Loffarelli    dal 28 gennaio 2016 Compagnia dell’Alba presenta  Aggiungi un Posto a Tavola commedia musicale di Garinei e Giovannini scritta con Iaia Fiastri liberamente ispirata a After me the deluge di David Forrest musiche di Armando Trovajoli coreografie originali di Gino Landi regia e coreografie riprodotte da Fabrizio Angelini   dal 23 febbraio 2016 Arteteca presenta Via D’Amelio 19 con Paola Maddalena  Sara Missaglia  Sergio Savastano  Ciro Pellegrino  Fabio Balsamo. scritto e diretto da Ciro Pellegrino   dall’1 marzo 2016 Aula 105 presenta Uno surde, duie surde, tre surde, tutte surde di Antonio Petito con Agostino Chiummariello  Nicola Vorelli  Teresa Raiano  Andrea Di Ronza musiche Gioacchino Rossini  Domenico Cimarosa  Igor Stavinsky  Francesco Durante   eseguite da Vincenzo Fiorillo (pianoforte)  Simone Mattia Pisani (chitarra)  Stella Calculli(flauto) allestimento a cura della scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli  
Se una notte d'estate... la Tosca al San Carlo
Luglio 16
L'atmosfera che al San Carlo si respira la sera della prima di Tosca non è certamente la stessa delle grandi prime invernali; non c'è il fremito, l'interminabile attesa , il “giudizio” finale della claque mai eccessivamente cattiva , nel caso del nostro San Carlo. La sala scintillante ci accoglie nel suo fresco abbraccio, al riparo dal caldo soffocante del Luglio napoletano, che svuota il pubblico di aspettative e di passionale affezione all'idillio che ogni sera o quasi il nostro “scrigno” , ci offre. E così il sipario si alza senza troppo fervore. Le navate della basilica di sant'Andrea della valle, descritte nel libretto pucciniano, sono spoglie della loro ricchezza barocca, risultando in effetti spazi abbandonati, dove i marmi cedono alle impalcature crude di legno grezzo e ai pavimenti severamente geometrici , che lasciano intuire la severità del periodo storico in cui il dramma lirico è proiettato, ma su cui ci soffermeremo più avanti. Ben riuscito il sagrestano di Donato Di Gioia, corretto e misurato nella fase più “caricaturale” che il personaggio deve dovutamente accennare, sgattaiolando in quella che sembra essere una vera e propria baracca profanata, dove non si capisce perchè , tra una madonna imballata ed un mucchio di sedie polverose il buon Cavaradossi è costretto... a dipingere; è subito dopo il fuggente dialogo con il funzionale Angelotti di Gianluca Lentini che ha inizio la sciagurata ma non contestata serata di Stefano La Colla, che disegna un Cavaradossi incerto più sul piano vocale che non su quello drammaturgico, che al contrario, sembra poter padroneggiare nei pochi momenti in cui la voce non lo tradisce nella ricerca di un fraseggio tendenzialmente funzionale. La resa vocale del tenore toscano traballa e talora ci manda tutti gambe all'aria soprattutto nel registro acuto, piatto , incerto ed inefficace se la pretesa del pubblico è quella di sentirsi riempire la sala , in particolare con gli acuti..Detto ciò,dopo un sovraccarico di sforzi poco misurati di ricerca di voce e di interpretazione, che il cantante rincorre durante l'opera, l'esito è comunque passionale e dignitosamente riuscito sul piano interpretativo, dovuto ad un registro centrale comunque morbido e dolce, dotato di timbro chiaro, forse troppo chiaro per una memorabile interpretazione di Cavaradossi; la serata non perfetta del nostro interprete si conclude con un “E lucevan le stelle” condito di lapsus che ribattezza quindi l'aria in “ed olezzava la terra”, un vero e proprio delitto per chi viene a teatro solo per le arie,e che ovviamente non trattiene comunque un istintivo ma deluso “Bravo” al termine dell' aria. Salta quindi tutta la complessa macchina emotiva che Puccini costruisce attorno a quest' ultimo grido disperato compromesso da un errore pur perdonato dal caloroso pubblico del San Carlo, abituato spesso a perdonare ma non a premiare, al termine dell'opera. Eccezion fatta proprio per La Colla, che riscuote più applausi della stessa Tosca, Fiorenza Cedolins che ritorna al San Carlo dopo quasi dieci anni di assenza dalle scene del nostro teatro. La diva Cedolins è una Tosca sensuale, morbida nelle forme e sinuosa nei movimenti, d'impatto più drammaturgico che vocale; curiosi ma veritieri i commenti nel foyer che vecchi frequentatori tributano alla Cedolins durante la seconda pausa :-”certo che la Cedolins lo tiene bene il palcoscenico”. Più che promosso quindi il meraviglioso portamento di questa Tosca che il San Carlo tuttavia ricordava in forma (vocale s'intende) più smagliante, e che invece un po fa riflettere sugli anni che passano e che compromettono le voci dei grandi interpreti. La Cedolins sfoggia un fraseggio non propriamente omogeneo, anzi inizialmente tremolante e sgradevole. Il secondo atto è certamente il grande momento di Tosca , in difficoltà nei pianissimo mal riusciti che,ripeto, fanno riflettere e deludono. Nel complesso una sufficiente riuscita sul piano vocale, che le costa una “sbuuata” sul proscenio, e che lei, da “Grande Dame”, accoglie senza particolare contrarietà. Desta preoccupazione la prova del baritono russo SergeyMurzaev, l'unica vera certezza che i reduci dell' Andrea Chènier avevano; il timbro del nostro Scarpia arriva velato e volgare , al limite del cavernoso; il piano vocale è piu che deludente, risultando completamente ingolato , disomogeneo e talvolta piatto nel fraseggio. Non c'è nulla che ricordi il Barone Scarpia, se non lo squallore evocato più che dal personaggio in sé, dalla scarsa preparazione interpretativa che rende goffo e scimmiottante il rivoltante personaggio pucciniano. E anche su Murzaev, il pubblico si divide. Buona la prova di Francesco Pittari nei panni di Spoletta. Interessante l'energica e passionale lettura dell'opera da parte del M°Jordi Bernàcer, che tuttavia evita di studiare dettagliatamente il rapporto tra buca e palcoscenico, coprendo di continuo le voci, già “entusiasmanti” di questo sventurato cast e talvolta lasciandosele dietro . Un deciso chapeau , e su questo siamo tutti d'accordo, va al coro del San Carlo, che mette in scena un Te Deum emozionante, sublime, una sfumatura di speranza che ci ha ridato vita almeno fino all'inizio del secondo atto. A dover essere sinceri non si capisce perchè ai piani alti del nostro San Carlo si continui a scritturare registi come Jean kalman, una carriera brillante da light designer, ma molto meno da regista, totalmente improvvisato e incerto; lascia inorriditi l'ambientazione Fascista, che coinvolge gli spazi in uno stile severo e squallido, d'effetto può darsi, ma di totale inefficienza drammaturgica, di totale inaderenza al libretto, alla storia , all'orchestrazione e all'idea che lo stesso Puccini aveva dell' opera nella sua interezza. I personaggi si muovono inciampando negli arredi, goffi e impacciati nei movimenti poco meditati, che li costringono a ricorre all'esperienza accumulata negli anni di carriera per mettere su qualcosa di accettabile, rendendo lo spettacolo nella sua totalità qualcosa che non assomiglia minimamente alla Tosca pucciniana . E la bordata di fischi più poderosa va allo stesso regista. La fresca serata napoletana ci accoglie all'uscita , e mi chiedo, strattonato dalle nobili dame che rincorrono i taxi, come possa la Tosca destare tanta noia...
Vizi (molti) e Virtù (poche) degli Italiani di Monicelli negli scatti esposti al PAN
Luglio 16
  “L’umorismo, la satira, il grottesco sono sempre ad un livello superiore di critica rispetto alla tragedia e al dramma, che sono ad un livello, secondo me, meno maturo.” (M. Monicelli).   I film di Mario Monicelli, tutti variamente comici, rientrano nella grande corrente denominata commedia all’italiana, che nell’opera di smitizzazione e ridicolizzazione di quei tabù che all’epoca erano ancora fortemente radicati in Italia e soprattutto al Sud, rappresentò una vera e propria satira di costume, diventando - in questo senso - il fenomeno culturale-antropologico più importante della storia cinematografica nazionale.    Mario Monicelli, Monica Vitti e Carlo Giuffrè - La ragazza con la pistola – 1968   Dal 3 luglio al 29 agosto 2015, in occasione del centenario della nascita del grande regista, il PAN di Napoli presenta “Mario Monicelli e RAP – 100 anni di cinema”: una mostra di circa 80 fotografie inedite, scattate principalmente sui set dei film di Monicelli e 17 opere di Chiara Rapaccini – in arte RAP – famosa illustratrice e scrittrice per grandi e bambini, compagna per oltre trent’anni del regista, alla quale si deve il progetto della mostra.   Nel ripercorrere la carriera del nostro grande regista le foto esposte ci raccontano la storia della commedia all’italiana e dei suoi più grandi interpreti, come quella che ritrae Totò e Anna Maria Ferrero nell’ultracensurato Totò e Carolina (1953), o quella con Monicelli e Totò sul set de I soliti ignoti (1958), il capolavoro che racchiude i caratteri tipici del genere e che mette a fuoco l’incapacità dell’uomo di uscire dai propri limiti - tema principale del regista - attraverso un’esilarante quanto grottesca avventura di poveracci che tentano di svaligiare una cassaforte. In quel film Monicelli si muove sul filo sottile che separa la satira dalla farsa e nel rifiuto della comoda via del lieto fine, trova il senso più autentico della commedia all’italiana: l’amarezza. Questo infatti è il regno degli sconfitti: quegli scassinatori dilettanti, un po’ ingenui, un po’ imbranati e molto poco delinquenti, falliranno la loro impresa e lo spettatore partecipa con grande divertimento e complicità ad una pagina davvero indimenticabile della storia del nostro cinema.   “Il merito del cinema italiano del secondo dopoguerra è stato di aver rispecchiato la vita che lo circondava, di aver guardato ad una realtà che era quella del meridione, considerando meridione Napoli, ma anche Roma e molto della Sicilia” (M. Monicelli)   Mario Monicelli, Vittorio Gassman e Barbara Steele - L'Armata Brancaleone – 1966   L’esposizione prosegue con la foto di Monicelli, Vittorio Gassman e Barbara Steele in L’Armata Brancaleone (1959) film originale e spavaldo che nelle sue invenzioni linguistiche e nelle divertite interpretazioni degli attori principali e dei perfetti caratteristi, sa offrire un’immagine inedita ed eroicomica del Medioevo. E poi la foto di Mario Monicelli insieme a Monica Vitti e Carlo Giuffrè sul set di La ragazza con la pistola (1968), film che altro non era che una feroce satira del delitto d’onore e dei costumi che ancora sopravvivevano al Sud alla fine degli anni Sessanta.   Alberto Sordi, Vincenzo Crocitti e Mario Monicelli - Un borghese piccolo piccolo – 1977   Su un registro nettamente più crudo si colloca invece l’amarissimo Un borghese piccolo piccolo (1977), presente in mostra in due foto, una che vede Monicelli insieme ad Alberto Sordi e Vincenzo Crocitti e una seconda che blocca l’immagine sul tragico evento, spartiacque del film: la scena in cui Alberto Sordi soccorre per strada l’amato figlio colpito da una pallottola vagante.   Mario Monicelli, Duilio del Prete, Philippe Noiret e Ugo Tognazzi – Amici miei - 1975   Altri momenti di quel cinema indimenticabile sono evocati dalle fotografie di Steno, Titina, Eduardo, Walter Chiari, Aldo Fabrizi e Cesare Zavattini in occasione del film Cinque poveri in automobile (1953); di Monicelli insieme a Duilio del Prete, Philippe Noiret e Ugo Tognazzi sul set di Amici miei (1975); con Giancarlo Giannini sul set di Il male oscuro (1990); quella di Bernard Blier, Renato Salvatori e Marcello Mastroianni in I compagni (1963) o di Monicelli e la splendida Virna Lisi sul set di Casanova ’70 (1965).   L’ultima sala della mostra ospita le 17 opere con cui RAP rende omaggio al grande regista: sono i celebri scatti dei grandi fotografi di scena in cui la Rapaccini inserisce riflessioni, illustrazioni e commenti personalissimi.   RAP - Monicelli e Virna Lisi sul set di Casanova ’70 – acrilico su fotografia     LUOGO: PAN – Palazzo delle Arti Napoli - Palazzo Roccella (via dei Mille 60), Napoli PERIODO: 03/07/15 - 29/08/2015 PREZZO: Ingresso gratuito INFO: http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/27352 

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

Nata a Napoli, da sempre appassionata di tutto ciò che è arte e cultura, cerca di dedicare più tempo possibile alle proprie passioni. Ama viaggiare, conoscere gente e spera di non smettere mai di stupirsi di quanta bellezza ci sia nel mondo.Il suo posto preferito è il buio di una sala cinematografica o di un teatro. 

La sua citazione preferita proviene da una striscia dei Peanuts:

-Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

-Linus: Oh, sì...sempre.

-C.B.: E come pensi che vorresti essere da grande?

-L.: Vergognosamente felice!

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