Non identificato, la Tribute Band dei Subsonica

Negli ultimi tempi quello delle tribute band sta divenendo un mondo parecchio popolat...

I cattivi ragazzi vanno... in panchina?

Il Mercato è ormai agli sgoccioli: restano gli ultimi, frenetici giorni per rinforzare le squadre e ...

Se vi piace il Marsala, questo è l’anno che fa per voi!

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Te.Co e LEGAMBIENTE presentano: FABULA NERA

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Non identificato, la Tribute Band dei Subsonica
Gennaio 31
Negli ultimi tempi quello delle tribute band sta divenendo un mondo parecchio popolato, anche qui nel desertico (in fatto di musica, ma non solo) territorio campano. Tra i gruppi che si fanno notare particolarmente,per bravura, grinta e incisività mostrate durante le loro esibizioni, ci sono i Non Identificato che rendono omaggio ai Subsonica. E lasciateci dire che lo fanno davvero molto bene! Questi cinque ragazzi (Francesco Torraca- Voce, Alessandro Massa - Chitarra, Cori e programmazione,Christian Sommaiuolo – Tastiere e programmazione, Stefano Romano – Basso e percussioni, Salvatore Iannuzzi – Batteria e cori) mettono tutto il loro zelo e la loro tecnica  per curare scrupolosamente l’atmosfera progressista tipica della straordinaria band torinese. Andiamo quindi a conoscerli meglio con qualche domanda… Ciao ragazzi! Raccontateci un po’ qualcosa di voi… Innanzitutto come e quando siete diventati fan dei Subsonica? Ognuno ha il suo personalissimo vissuto con i Subsonica..Francesco e Christian (il cantante e il tastierista rispettivamente) sono fan dai tempi di Microchip Emozionale,  gli altri membri del gruppo si sono avvicinati alla band torinese in tempi diversi, incuriositi principalmente dalle sonorità: la passione vera è nata suonandone i brani e ripercorrendone a ritroso il cammino artistico e la discografia. Da quanto tempo suonate e come è nata l’idea di creare unatributeband? Ad ottobre abbiamo festeggiato il nostro quinto compleanno. I Non Identificato sono nati un po' come sfida a noi stessi e al panorama musicale napoletano (e campano in generale), che negli ultimi anni ha visto fiorire cover/tribute band. All'inizio i nomi erano quelli dei "soliti big”, così abbiamo deciso di misurarci con una band complicata sia per la difficoltà intrinseca del lavoro che c'è alle spalle di questo progetto (la cura dei suoni, dell’effettistica, delle luci, della strumentazione) sia per la minore commerciabilità (almeno teorica). Ma la sfida ci affascinava troppo e ci siamo lanciati a capofitto in quest'avventura. Chi siete e cosa fate nella vita “Terrestre”? Strano a dirsi ma siamo quasi tutti musicisti a tempo pieno, chi è già laureato al conservatorio, chi sta per completare il percorso di studi.. abbiamo un solo infiltrato, un ingegnere, ma non diciamo chi è… I Subsonica sono una delle band più innovative del panorama musicale italiano contemporaneo (se non “LA”). Come vi sentite nel rappresentarli? Siamo d'accordo con te, per noi è la band più innovativa degli ultimi 20 anni nel panorama musicale italiano. I Subsonica hanno inventato un proprio e inconfondibile linguaggio; per noi è prima di tutto un grandissimo divertimento riproporre i loro brani e per quanto poco possa contare, nel nostro piccolo siamo felici di poter divulgare le tematiche sociali e politiche che sono più o meno nascoste tra le note dei loro splendidi brani. Di recente i Subsonica hanno  riscosso molto successocon il loro album Una nave in una foresta, e con il loro omonimo successivo tour in Italia; cosa ne pensate? Ci siamo innamorati del disco dal primo momento, forse è inutile dirlo, ma per noi è davvero un capolavoro. Un disco sicuramente meno rabbioso, meno istintivo, ma maturo e con la stessa straordinaria intensità emotiva che negli anni è stato il marchio dei Subsonica. Da fan siamo rimasti felicissimi e in quanto musicisti ci ha dato la possibilità di provare a superare ancora una volta i nostri limiti, dato che alcuni dei brani di Una Nave in una Foresta sono davvero difficili da riproporre fedelmente. Il tour è stato assolutamente magnifico: abbiamo visto anche due date (Napoli e Roma). I fan “sonici” che hanno assistito alle vostre esibizioni live sembrano essere per la maggior parte molto soddisfatti e durante gli spettacoli sembra esserci una grande energia nell’aria!  Come vi sentite riguardo a questo vostro esito positivo? Sicuramente è una cosa che ci riempie d’orgoglio, può sembrare una frase fatta, ma ci fa tornare a casa felici sapendo di aver dato il massimo. A volte c’è capitato di coinvolgere anche persone del pubblico che non amavano i Subsonica e li abbiamo in qualche modo “convertiti”. Una ragazza una sera ci disse “fate appassionare ai Subsonica anche le persone che non li ascoltano”. È una piccola cosa, ma per noi ha grande valore! Avete mai avuto critiche negative? Come le affrontate? Le critiche fanno parte del gioco, da noi si dice “solo chi non fa niente non sbaglia mai” . Ma sono comunque fondamentali quando sono motivate e conseguentemente costruttive: ti fanno capire dove puoi e dove devi migliorare la preparazione del live, la gestione delle luci e in generale l’intensità dello spettacolo.  Avete mai incontrato i Subsonica o avete mai pensato di fargli sapere del vostro tributo campano? Sì, li abbiamo incontrati più di una volta, sono sempre stati molto gentili e disponibili, ma comprensibilmente un po’ freddini quando abbiamo parlato del nostro progetto-tributo. Però non demordiamo, il sogno nel cassetto è che in qualche modo un giorno ci vedano suonare e ci diano un parere  Quali sono i vostri album e le vostre canzoni preferite dei Subsonica?  È sempre difficile scegliere..ogni disco ha le sue suggestioni e dei legami con la nostra vita quotidiana, ma dovendone indicare qualcuno, tra i brani sicuramente Strade, Preso Blu, Veleno, Il Cielo su Torino e..Non Identificato, naturalmente. Ci sono state influenze di altri artisti sul vostro modo di far musica? Ognuno di noi si è formato negli anni studiando, ascoltando, provando e ricercando un proprio percorso ed un proprio stile. Ovviamente nei live dei Non Identificato non emergono queste influenze, ma ogni membro della band ha con sé un bagaglio di esperienze che vanno dal funky alla dance, dal prog, all’elettronica dal metal alla musica cantautoriale. Sono aspetti stilistici che emergono più in altri contesti. Prima di salutarvi, vorremmo sapere se avete dei progetti futuri o in corso per quanto riguarda la vostra carriera musicale… quali sono le vostre prossime date live?  Quando abbiamo iniziato il più giovane aveva 19 anni e il più “vecchio” 27, è stato fisiologico che in parallelo abbiano preso forma altri progetti oltre al lavoro da turnista che qualcuno porta avanti quotidianamente. Sicuramente dopo anni di affiatamento c’è la curiosità di testarsi sull’inedito, ma è ancora un progetto in fieri.Per i prossimi live, per info, video e contatti c’è la classica fan page di facebook (facebook/nonidentificatoband) o per chi non amasse il social network il classico sito web  .
I cattivi ragazzi vanno... in panchina?
Gennaio 31
Il Mercato è ormai agli sgoccioli: restano gli ultimi, frenetici giorni per rinforzare le squadre e tentare di centrare i propri obiettivi, siano essi la salvezza, un posto in Europa o lo Scudetto. Talvolta quel quid in più per raggiungere l'agognato piazzamento in classifica arriva proprio nelle ore finali della sessione, dunque mai come era è necessario tenere gli occhi aperti e cercare di accaparrarsi qualche elemento importante, meglio ancora se a prezzo... di saldi!   Come al solito, ad infiammare gli animi dei tifosi sono gli attaccanti, ed è giusto che sia così. D'altronde chi paga il biglietto preferisce vedere un gol di mano in fuorigioco a tempo scaduto, piuttosto che una diagonale eseguita a regola d'arte o il perfetto meccanismo dei membri di una difesa che salgono all'unisono lasciando l'avversario in fuorigioco.   C'è da dire che quest'anno di gente forte ne è arrivata, eccome, a completare i vari reparti avanzati: dal Campione del Mondo in carica Podolski, fino al vecchio leone Eto'o, passando per vecchie conoscenze come Gilardino e Cerci; naturalmente, c'è anche tutta una serie di nomi meno altisonanti che hanno cambiato casacca...   ...e poi...   Poi ci sono alcuni giocatori che spesso e volentieri si trovano al centro delle vicende di mercato per motivi non propriamente tecnico/tattici; la storia recente è piena di questi elementi, spesso etichettati come "piantagrane" o con nomi anche meno gentili. Diamo uno sguardo a tre casi simili, eppure diversi tra loro:   Partiamo da Osvaldo: dopo la lite con Icardi nel corso di Juventus-Inter, l'italo-argentino non ha più visto il campo, complici una serie di intemperanze e una (presunta!) discussione assai animata col tecnico che hanno portato la situazione ben oltre il punto di non ritorno. Vero, l'Inter gli ha proposto più di una destinazione, sia in Serie A che in Premier League, ma il talentuoso attaccante ha sempre rifiutato, preferendo accasarsi in un top club (leggasi Milan o Juventus). Tuttavia, benché i nerazzurri non abbiano intenzione di rafforzare né una diretta rivale, né tantomeno i bianconeri, il tempo inizia a essere poco e questa situazione da "separati in casa" non fa bene a nessuna delle parti. Staremo a vedere chi la vincerà.   E passiamo al "Bad Boy" per eccellenza, Mario Balotelli. Dopo i problemi all'Inter, al Manchester City e al Milan, la scorsa estate il trasferimento al Liverpool con la speranza di dare una svolta alla sua carriera. Sfortunatamente, anche nella città dei Beatles Super Mario ha fatto parlare di sé principalmente per motivi extracalcistici, finendo ai margini del progetto di Rodgers e alimentando le voci di un suo possibile ritorno in Italia, addirittura all'Inter! Benché Raiola stia gestendo la faccenda da par suo (affermando che il Liverpool deve «adattarsi» al suo assistito!), le voci continuano a rimbalzare e dopo il no al Parma, pare si vocifera di un interesse della Lazio. La sensazione è che il ragazzo rimanga Oltremanica, almeno fino a luglio, anche se con quei due... mai dire mai!   E parlando di Parma... ecco Antonio Cassano! La sfilza delle "cassanate" è lunghissima e richiederebbe una rubrica a parte, tuttavia in questo caso il barese è di nuovo coinvolto in questioni di mercato a causa dei problemi societari dei ducali. Molto sono le opportunità, alcune estremamente suggestive come un ritorno al Bari, per non parlare della possibilità di un approdo al Genoa, in barba al suo recente passato doriano. La situazione è comunque aperta e,in virtù del suo status di svincolato, Fantantonio ha a disposizione fino al 28 febbraio per trovare una nuova squadra.   Tanti incroci, tante alternative e una sola domanda per i Bad Boys del Calciomercato: dove andranno, alla fine? Ah, e poi: quanto resisteranno?
Se vi piace il Marsala, questo è l’anno che fa per voi!
Gennaio 31
“Tonalità delicatamente seducente, che ci attira per il suo calore avvolgente.” A cosa corrisponde questa definizione? Preciso che non si tratta dell’ennesimo quiz radiofonico mattutino e che un’eventuale risposta esatta non vi farà vincere alcun dizionario della lingua italiana. Infatti si tratta delle parole pronunciate dalla statunitense Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del “Pantone Color Institute”. Cosa? Non avete mai sentito parlare di Pantone? Si tratta di un’azienda americana che, forte di uno slogan altamente evocativo, “The Color of Ideas”,  è diventata, a partire dal 1962, anno della sua fondazione, il leader nel settore della grafica, grazie alla creazione di un sistema di identificazione (Pantone Matching System) e successiva catalogazione dei colori, oggi utilizzato anche nell’industria. Se i colori classificati erano “appena” 1144, nel 2007 ne sono stati aggiunti altri 2000. Abbiamo una certezza: esistono migliaia di colori tra cui poter scegliere, qualsiasi cosa si decida di fare, creare, disegnare. Non vi nascondo che questa scoperta mi ha leggermente destabilizzato. Sì, perché già solo davanti alla minacciosa schiera di nuances, impercettibilmente diverse, degli smalti Kiko, perdo la vista e la testa, fino a sentire vocine malefiche che mi dicono: “Prendi me, prendi me!”. E non vi dico la reazione che ho avuto nello store della M&M’s a Londra: non potevano esistere così tanti colori o meglio, coloranti! Se, a questo punto, vi starete chiedendo a quale colore corrisponda la definizione di cui sopra, è venuto il momento di darvi la risposta. Si tratta del colore Marsala. Fino a pochi mesi fa, nel mio immaginario, alla parola marsala, corrispondeva solo il noto liquore siciliano, che, nella versione all’uovo, ho visto sin da bambina mia madre utilizzare per preparare il Tiramisù. Poi Pantone ha eletto Marsala colore dell’anno 2015 e da quel momento tutto è cambiato: ho avuto la certezza che il marsala sia un colore! È dal 2000 che Pantone sceglie ogni anno, democraticamente per tutti noi, qual è il colore di tendenza. Date un’occhiata agli intraducibili “Radiant Orchid” e “Tangerine Tango”, colori Pantone rispettivamente del 2014 e del 2012 e al più noto color Smeraldo (“Emerald”) del 2013: li trovo stupendi!   Come potrebbe la scelta del colore dell’anno non riflettersi  su abbigliamento, make up e bellezza? Non si sentano esclusi gli addetti ai lavori nel settore del Design Industriale e gli appassionati di Interior Design: le vostre case si trasformeranno in vere e proprie vigne! Ma intanto, noi, fashion victims del globo, uniamoci sotto lo slogan (da me appena inventato) “I want it Marsala!” per affrontare questi ultimi scampoli di acquisti low-cost e proiettarci allo shopping primaverile, senza dimenticare che Pantone ci offre anche una serie di spunti per abbinare correttamente il color Marsala, per realizzare outfit ad elevato potere glamour. E non si sentano esclusi gli uomini: Marsala è un colore perfetto anche per loro, caldo e seducente quanto basta. Qualcuna di voi nutre dubbi riguardo il colore dell’abito scelto da Beyoncè alla cerimonia degli MTV Video Music Awards?      Ma tutte le celebrities sono letteralmente impazzite per il colore del 2015. Qualche esempio?     E vogliamo parlare degli accessori, i migliori amici delle donne? Un tripudio di scarpe e borse che deliziano la vista!          Il make up di certo non può restare a guardare! Sephora, in collaborazione con Pantone, ha realizzato una palette di ombretti celebrativa del color Marsala e di tutte le nuances che meglio si sposano con esso, per realizzare uno sguardo seducente. E poi, smalti, brush, rossetti, tutti, rigorosamente marsala, con un’ampia scelta di marche, prezzi e nuances.      Ma consentitemi una riflessione finale, seria. Sentitevi libere di detestarlo questo color Marsala se proprio non vi piace o non si addice al vostro incarnato. Siate sempre libere di scegliere al di là degli schemi imposti dal fashion business. La moda deve essere un gioco, non l’ennesima schiavitù dei nostri tempi. Ma sono sicura che le lettrici di MYGENERATIONWEB questo lo sanno fin troppo bene! 
Quando Lara rischiava l'osso del collo in continuazione...
Gennaio 30
Un paio di anni fa mi soffermai sulla difficoltà dei videogiochi di oggi rispetto a quelli dei meravigliosi Anni '80, affermando, in soldoni, che la percentuale di giochi veramente difficili ora è minore di quella di allora.   Ok.   Cosa c'è da aggiungere a questa brillante epifania?   Come al solito tutto nasce da una riflessione, per così dire, "sul campo": stavo rigiocando Assassin's Creed: Brotherhood allo scopo di racimolare qualche trofeo in più, il che mi ha letteralmente costretto a saltellare come un leprotto sui tetti della Roma di inizio XVI secolo.   Fico.   Sì, come no. Fondamentalmente non dovevo fare altro che tenere premuto R1 e X e dare dei leggerissimi colpetti verso destra o sinistra a seconda di dove volevo far librare il buon Ezio Auditore. Salti arditi, arrampicate alla Maurizio "Manolo" Zanolla, e volteggi da travi varie ed eventuali ottenuti con così poco sforzo... certo, una volta raggiunta un punto d'osservazione bisogna individuare la piuma o la cassa del tesoro o la bandiera degli odiati Borgia, quindi è necessario aguzzare un po' la vista... Come? Ah, già! L'Occhio dell'Aquila!   Evviva!     Perciò, mentre Ezio si produce in una serie di acrobazie che nemmeno Legolas in La Desolazione di Smaug, io normalmente penso a cosa comprare al supermercato o mi pongo domande del tipo:«Ma devo andare giovedì o venerdì dal dentista?».   E non è uno scherzo.   Poi, ogni tanto mi prende la nostalgia e penso a cosa significava "saltare" in un videogioco: era forse il comando principale, prima ancora di "fuoco". Nella saga di Sonic era, in fin dei conti, l'unica azione che il simpatico porcospino era in grado di compiere, oltre che correre come un matto, naturalmente. Ma non è della generazione a 8-bit che parleremo oggi, e nemmeno di quella a 16 (benché titoli come Prince of Persia o Flashback potrebbero prestarsi alle nostre riflessioni), ma – Udite! Udite! – di quella a 32.   Lasciando da parte qualsiasi considerazione sul fatto che quest'ultima sia ormai retrogaming:«Ma come? – Potrebbe obbiettare qualcuno – La PS1 sembrava il Futuro!» Già... sono passati solo vent'anni, ma bando alle nostalgie e vediamo in che modo la prima, gloriosa macchina di casa Sony si ricollega a Ezio Auditore e alle sue acrobazie.   Per molti versi l'avvento delle console di quinta generazione è stata la pietra tombale dei platform; questo è un modo di vedere la faccenda, ma un'altra interessante angolazione è quella secondo cui si sono semplicemente evoluti, attraverso titoli come i vari Pandemonium, per reincarnarsi o almeno riproporre alcuni dei loro elementi.   Ed ecco che, dopo più di 2500 battute arriviamo al punto: Tomb Rider.   Il primo episodio della fortunata saga, col suo universo "a cubi" e il seno appuntito di Lara Croft,     è un titolo che continua a fare scuola e a influenzare prodotti di grande blasone, mantenendo in sé alcuni dei tratti tipici dei giochi a piattaforme, come, appunto, i salti. Il fulcro del discorso è che la bella avventuriera inglese e il giovane assassino fiorentino, compiono in buona sostanza le medesime azioni: correre, saltare, aggrapparsi a piccole sporgenze, arrampicarsi come capre di montagna, tuffarsi da altezze vertiginose, nuotare e via discorrendo.   Cosa è che dunque differenzia i due prodotti?   La risposta è nel titolo dell'articolo. L'incolumità di Lara era totalmente nelle nostre mani, e bastava premere un tasto con una frazione di secondo di anticipo o ritardo per vederla precipitare verso una orribile morte. Alcune sequenze de "La Citerne" (sì, ho giocato il primo Tomb Raider in francese, dunque per me resta "La Citerne" e non "La Cisterna") facevano letteralmente venire le vertigini al sottoscritto... e anche all'attuale Direttore Responsabile di MyGenerationweb, se proprio vogliamo essere sinceri!     Spirito di osservazione, coordinazione e tempismo erano dunque gli ingredienti fondamentali per conservare Lara in buona salute (ed evitare l'orribile suono delle ossa che si rompevano impattando col terreno!), ma ora? Anche l'ardita scalata di Castel Sant'Angelo in ACB non riesce a comunicare la stessa sensazione, vista la sua disarmante semplicità; l'unica difficoltà è rappresentata semmai dal cercare i punti a cui far aggrappare Ezio. Tutto qui.     Quale è, dunque, la morale? Giochi di una volta difficili, giochi di ora facili? Non completamente, perché restando sempre in tema di salti (e di abilità col joypad!), mi viene in mente un titolo relativamente recente come Dante's Inferno che ne presentava alcuni davvero complicati, quindi mai come in questo caso una generalizzazione sarebbe pericolosa. Tuttavia, come fruitore non posso fare a meno di notare che quel trend che predilige la bellezza rispetto alla difficoltà (in tutte le accezioni del termine) prosegue e, con ogni probabilità proseguirà, con conseguente diminuzione del divertimento.   Alla faccia della povera Lara!  
Il mondo in una vignetta - Don't forget me
Gennaio 28
Non dimenticarmi...
Per non dimenticare. 27 gennaio 2015
Gennaio 27
“Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide casevoi che trovate tornando a seraIl cibo caldo e visi amiciConsiderate se questo è un uomoChe lavora nel fangoChe non conosce paceChe lotta per un pezzo di paneChe muore per un sì o per un no” Parole che risuonano, che riecheggiano sempre con lo stesso tono drammatico dentro di noi e che ci commuovono ed emozionano in ogni tempo e in ogni luogo. Lineari e semplici, ma allo stesso tempo profonde e intense. Oggi più che mai le parole di Primo Levi devono essere il nostro canto, la nostra preghiera . Il 27 Gennaio di ben 70 anni fa, le truppe Sovietiche dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, diedero fine alla persecuzione degli Ebrei e all’incontrollata follia del Nazismo. La memoria di un tragico evento della storia del nostro Paese e dell’Europa ci fa riflettere che, persone pressoché normali sono state capaci di compiere azioni mostruose, sono state capaci di annientare 6 milioni di esseri umani; di fargli perdere prima la famiglia, i vestiti, le scarpe, i capelli, il corpo, la mente ed il nome, fino ad arrivare a distruggere la loro identità. Comprendere il male che l’essere umano è stato in grado di compiere è impossibile, ma rendere memoria è dovere di tutti noi.
Giustizia per i beagle di Green Hill!
Gennaio 23
È con gioia che apprendiamo la notizia della sentenza, emessa dal Tribunale di Brescia, che riconosce colpevoli di maltrattamento di animali tre dei quattro imputati del Processo Green Hill. Ghislane Rondot, uno dei gestori della struttura e il veterinario Renzo Graziosi sono stati condannati a un anno e mezzo di reclusione, il direttore Roberto Bravi a un anno, mentre Bernard Gotti, l'altro gestore è stato assolto. Inoltre, è stato disposto un risarcimento di 30.000€ per la LAV, e gli imputati non potranno allevare cani per i prossimi due anni.     Oltre che rendere giustizia ai 6023 beagle morti all'interno del canile lager, questa condanna ha una grande importanza, dal momento che, come ha sottolineato l'On. Brambilla, riconosce che il rispetto e la tutela degli animali sono principî validi anche quando si ragiona in termini economici/scientifici. Gianluca Felicetti, presidente della LAV, ha inoltre ricordato che la sentenza è un riconoscimento a tutti i cittadini che nel corso degli ultimi anni hanno partecipato alla battaglia contro Green Hill.
Il mondo in una vignetta - Solitudine.
Gennaio 21
E' proprio vero, si può essere soli anche in mezzo a tanta gente...
Così vi parlo dell'eclettico Rohan Kishibe
Gennaio 21
Ancora una volta il grande genio del maestro Hirohiko Araki ha fatto centro! L'8 gennaio è stato pubblicato Così parlò Rohan Kishibe. Si tratta di una sorta di spin-off tratto da Le Bizzarre Avventure di JoJo, l'opera più longeva dell'autore. In questo volume unico, pubblicato dal colosso Star Comics, , sono state raccolte 5 storie brevi pubblicate tra il 2008 ed il 2013, il cui protagonista è Rohan Kishibe,un famoso mangaka conosciuto in tutto il mondo e residente nella fantasiosa città di Morio-cho. Questo personaggio non è altri che l'alter ego del maestro Araki, un uomo sui generis, la cui unica passione sono i manga. Protagonista eccentrico e curioso, dotato dello Stand (potere psichico) Heaven's Door, che gli consente di sfogliare il volto di un uomo come un libro e di modificarne a piacimento i ricordi, poiché essi rimangono impressi. È più interessato ai fumetti che alla fama. Sarà proprio questa sua passione a spingerlo a fare delle ricerche accurate sul campo, acquisendo quante più informazioni per pubblicare le sue storie. Gli episodi raccolti in questo volume sono tutti molto particolari, partoriti da una mente geniale senza eguali. A far da padrona è l'Italia, il maestro Araki non ha mai fatto mistero del suo amore per essa. Nel primo ed in un altro racconto, la storia si svolge interamente nel nostro Belpaese, in qualche altro, invece, ci sono soltanto personaggi e riferimenti. In realtà, l'Italia è stata fonte d'ispirazione e teatro di moltissimi altri manga: la maggior parte dei giapponesi ama il nostro paese, i suoi abitanti e la cucina, tanto è vero che le più grandi città come Kyoto e Tokyo sono sature di ristoranti italiani, negozi che vendono prodotti Made in Italy o semplicemente hanno dato un nome italiano a esercizi propriamente giapponesi. Un amore quasi viscerale, che dal mio punto di vista, può essere plausibile fino, ma fino ad un certo punto! I disegni dell'autore sono bellissimi e ricchi di dettagli: i personaggi assumono delle pose troppo strane ed innaturali, ma il maestro mangaka è famoso in tutto il mondo per questo particolare, tanto che in Giappone gli amanti dei disegni di Araki hanno organizzato raduni e flash mob, facendo parodie delle pose più strambe. In Italia, invece, per rendergli omaggio, lo Star Shop Scipioni, la Bandai Namco e la Star Comics, hanno organizzato per i fans del maestro Araki il JoJo Day sabato 7 febbraio 2015 presso lo Star Shop in via degli Scipioni 116, Roma. Alle ore 15 ci sarà l'apertura delle iscrizioni per il cosplay contest e per il torneo JoJo's Bizarre Adventure: All Star Battle. Alle 15:30 ci sarà l'inizio del cosplay contest e alle 17 comincerà il torneo.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Diciottesima Settimana
Gennaio 20
Eccoci al consueto appuntamento con il video diario del format Challenge yourself: Muay Thai experience. Questa è la diciottesima settimana, cinque allenamenti consegutivi più una doppia sessione di pesi abbinati alle tecniche di Muay Thai. Il giorno del combattimento si avvicina, speriamo di non fare brutte figure.
MyTopTweet101
Gennaio 20
Questa settimana la politica italiana ha perso uno dei suoi più lustri e illustrati protagonisti. Mercoledì 14 gennaio infatti, Giorgio Napolitano ha firmato ufficialmente le sue dimissioni. Giorgione è andato in pensione con le lacrime agli occhi e con 15.000 € di retribuzione mensile in tasca più altri milioni di benefici, insomma il suo è stato un vero un vero e proprio sacrificio! Comunque adesso bisogna guardare avanti e concentrarsi sul suo successore. Mentre trai politici infuriano le lotte per scegliere il candidato meno imparziale possibile, la rete non ha dubbi su chi vorrebbe come prossimo Presidente della Repubblica: Giancarlo Magalli. Il noto conduttore televisivo è da sempre un inconsapevole idolo del web e tutti sperano che si realizzi il loro sogno di vederlo al Quirinale.   #MagalliAlQuirinale :   MagalliAlQuirinale :#Magalli #speranza #SelvaggiaNonMentire #magallialquirinale #soluzione #magalliishope #hope #Quirinale #renziscappa Fabio ‏:#magallialquirinale #iocicredo Alberto Banelli : Basta dietrologismi per il #Quirinale. Esiste un'unica via. Antonio Esposito :"Io so' Magalli" #Magallialquirinale #IoSoMagalli #Magalliforpresident #igiornidelcolle #presidentedellarepubblica FlopTV ‏:In rete vogliono #magallialquirinale Memole ‏:Il re magallone #MagalliforPresident anto_ninco : continua la campagna pro Magalli #magallialquirinale #MagalliPresidente #Magallisovranità Gianluca Baldini ‏: #magallialquirinale #magalli Danielle :#MagalliforPresident Diavolerio ‏: Non capisco che bisogno ci sia di discuterne, la soluzione è una sola #Magalliforpresident Alla prossima!
Wlingua: Imparare e perfezionare l'Inglese in maniera semplice e alla portata di tutti
Gennaio 19
«E poi impara tutte le lingue che puoi, senza mai scordarti di quelle che sai...»   Max Pezzali la faceva abbastanza semplice, non cantava «ammazzati di studio», ma semplicemente «impara». Forse sarà portato lui, o forse saremo negati noi, ma non ci sembra tanto facile imparare altre lingue, soprattutto superata l'età della fanciullezza...   Fortunatamente il tempo passa e, anche se non siamo ancora a conoscenza di programmi tipo quello di Matrix in cui ti impiantavano le conoscenze, una applicazione utile per imparare le lingue è stata creata!   Ora molti di voi penseranno «Eh, vabbè, ma bisogna andare sul posto!» - e allora andate sul posto se potete che sarà sicuramente meglio, ma non tutti possono/vogliono - altri diranno «Eh, ma l'insegnante privata è d'obbligo!» - e allora frequentate corsi privati - , ma innanzitutto nessuno vi impedisce di scaricare una applicazione e provarla (indipendentemente da altre fonti di studio) e poi non è che potete usufruire di insegnanti mentre aspettate la metro, l'autobus, il dottore ecc...   Già, perchè i punti di forza di Wlingua, applicazione per utenti Android e iOS, sono che   1) Si può usare in qualsiasi momento.2) Gli sviluppatori hanno tutte le intenzioni di far funzionare al top l'applicazione e di migliorarla continuamente. Sono previste due versioni: una base, con funzioni limitate, ma gratuita, ed una premium, con tutte le funzioni. I primi 30 giorni sono gratuiti, poi si ritorna all'account base a meno che non si decida di acquistare quello premium.     Ecco tutte le funzioni di Wlingua -corso completo di inglese-:   -600 lezioni di inglese dal livello principiante a quello intermedio (A1, A2, B1 e B2) e la possibilità di sostenere un test per individuare il proprio livello di conoscenza dell'inglese.-Un processo di apprendimento semplice e guidato, Il vostro inglese migliorerà giorno dopo giorno.-La possibilità di scegliere tra gli audio in British English e American English. Potrete studiare e imparare quello che preferite, a voi la scelta!-Ripassi attivi. Caratteristica fondamentale del "learning method" è il sistema di ripasso studiato per riproporre vocaboli e lezioni passate ad intervalli di tempo regolari in modo tale da memorizzare e fissare quanto già imparato durante il corso.-Esercizi e test per migliorare il vocabolario e creare frasi in maniera corretta abbandonando finalmente l'uso del traduttore.-Esercizi di grammatica e spiegazioni dettagliate a fine lezione-Letture di testi ed esercizi di comprensione-Esercizi di pronuncia-Phrasal verbs e studio completo dei verbi-Un dizionario sempre a disposizione completo di audio in American e British English     Cosa state aspettando a provare Wlingua?
2015. L'anno della luce: Luca Bracali in mostra al Castel dell’Ovo
Gennaio 18
«La luce accompagna da sempre la conoscenza umana e traccia la strada delle tecnologie del futuro» (meteoweb.eu) così che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso che il 2015 sarà l’anno della luce delle tecnologie basate sulla Luce (IYL 2015). In tutto il mondo avranno luogo numerose iniziative con lo scopo di far conoscere le attività dedicate alla luce, dalla scienza all’arte.   Ed è proprio la luce la protagonista delle fotografie di Luca Bracali, fotografo pistoiese, in mostra in questi giorni al Castel dell’Ovo, a Napoli. Dai fiumi di lava agli scenari immensi del parco Yellowstone negli Stati Uniti, passando per la cascata degli Dei in Islanda; dal sole infuocato dell’Alaska alle aurore delle isole Lofoten, in Norvegia, il fotografo rende onore agli splendidi paesaggi di madre natura sempre con un’accurata ricerca della luce.   20 sono gli scatti esposti. Scatti dedicati ai quattro elementi primari: aria, acqua, terra e fuoco, alla base dell’ordine delle cose e dell’organizzazione dell’Universo. Attraverso la macchina fotografica, Bracali, cerca di cogliere la natura in tutto il suo splendore creando un filo conduttore tra questi, ai quali  se ne unisce un quinto, importantissimo, la luce. Con essa il fotografo dà forma alle sue immagini esprimendo nella sua vera essenza l’etimologia del termine fotografia, ossia scrivere con la luce.   Nei suoi vent’anni e poco più di esperienza, Luca Bracali ha visitato più di centotrenta paesi, ha pubblicato cinque libri ed ha vinto quattro premi in concorsi fotografici internazionali. dedicandosi completamente alla conoscenza del nostro pianeta.   La mostra curata da Viviana Rasulo con il coordinamento tecnico-scientifico di Chiara Reale resterà aperta fino al 7 febbraio 2015.   Luca Bracali: http://www.lucabracali.it/
La leggenda del grande tempio: aficionados, tenetevi forte!
Gennaio 18
Bambino 1: "Nooo, il più forte e Ioria". Bambino 2: "No, no, è Capricorn, ha la spada Excalibur". Io: "Il più forte è Shaka della Vergine, l'uomo più vicino ad Atena, e sull'argomento non accetto discussioni".     Per me, La Leggenda del Grande Tempio, il film dei Cavalieri dello Zodiaco, nelle sale in questi giorni grazie a Lucky Red, è iniziato in questo modo: battibeccando con dei giovanissimi a proposito del mio anime preferito in assoluto, su qualcosa che non dovrebbe nemmeno essere oggetto di dubbi. Per la cronaca, abbiamo continuato anche nell'intervallo, non si convincevano. A fine proiezione ho tenuto una specie di lectio magistralis sul Grande Tempio. Non avevano nemmeno idea di chi fosse Shaka: lo conoscevano solo come Virgo.     Questo film è diverso da tutto quel che già abbiamo visto sui Cavalieri, e forse è un bene. Rimangono la corsa alle dodici case, la dea Atena e le caratteristiche di base dei nostri eroi, ma per il resto, dimenticate tutto quel che avete imparato ad amare nel corso degli anni.    Il film non è stato pensato per chi segue le gesta di Pegasus e compagni dagli anni 80. Non è necessario che ci piaccia, e ve lo anticipo: ai più duri e puri non piacerà mai. Siamo troppo legati ad un anime che regalava momenti commoventi e faceva sentire il vero sapore della battaglia per affezionarci a qualcosa di completamente nuovo. Non pervenuta la seconda personalità di Saga di Gemini, né la battaglia tra Phoenix e Virgo o la morte di Cassios. Niente di niente. Mailok ha persino i capelli! Non era possibile inserire tutto in un'ora e mezza, e alcuni tagli, per chi, come me, conosce la serie a memoria, risultano quasi dolorosi.  Tutto sommato, riuscendo a ignorare il glorioso passato, il film risulta godibile. Pegasus è sempre guascone e chiacchierone, Andromeda altruista, Crystal scorbutico, Sirio didascalico e Phoenix lupo solitario. Sono sempre loro, ma sono diversi: si vestono e si comportano come sedicenni del 2015   L'espediente delle armature nelle medaglie (quelle d'oro sono vere e proprie piastre, addirittura meno comode degli scrigni) è intelligente, e Lady Isabel è meno ingessata, il suo potere si rivela sin da quando era piccola. Per il resto: i gusti sono gusti, e il profondo affetto che nutro per l'opera omnia di Masami Kurimada mi impedisce di stroncare un prodotto che reca il nome di Seiya nel proprio.  Rimane sempre eccellente il doppiaggio. I dialoghi sono meno altisonanti di quelli della serie, ulteriore conferma che il target di questo film non sono gli aficionados, bensì la nuova generazione dei fan, che conosce poco o nulla il manga e ha maggiore familiarità con la computer grafica. Ritrovare Ivo De Palma e soci è comunque un grande piacere, che in parte ripaga i vecchi fan degli stravolgimenti apportati alla trama: passano gli anni, ma il Fulmine di Pegasus non invecchia di un giorno!    Forse l'importante è proprio questo, la permanenza di questa straordinaria epopea nel cuore di giovani e meno giovani, per gli ideali che sa trasmettere e per le emozioni che regala. Nonostante lo shock per i cambiamenti, posso dire solo: grazie, Kurumada San. 
WRONG TURN 4- La montagna dei folli
Gennaio 17
Visto che io sono masochista ho deciso di voler iniziare malissimo il 2015 con la recensione di un “nuovo” film horror anch'esso degno del leone d'oro e tutti i premi cinematografici passati, presenti e futuri. Non mi meraviglio che non lo abbiate mai sentito nominare. Non mi meraviglia anche sapere che non avete mai sentito nominare il regista di tale capolavoro.  Wrong Turn 4 è un film del 2011 diretto da Declan O'brien.  E' un film “Direct to video”, quindi non è mai uscito al cinema ma solo in DVD, Blu Ray e compagnia cantante. Leggete le righe che seguono attentamente, poi casomai mi fate sapere se avete capito.   La saga completa di Wrong Turn è composta da 6 film e fino a qua è chiaro e lineare. I primi tre capitoli sono in ordine cronologico ed anche qua la cosa continua ad avere un senso logico. Il quarto è il prequel del primo, il quinto anche è un ulteriore prequel che interessa quello che accade subito dopo il quarto quindi è ovviamente precedente a quello che accade nel primo e continua ad avere perfettamente senso.  Il sesto ed ultimo capitolo è precedente a quello che accade nel primo MA ambientato subito dopo il quarto, e qui ovviamente non ha più alcun senso né la frase né l'esistenza del quinto film ma diciamo che non è la cosa peggiore che Wrong Turn ci offre.    Ma come mai parlare proprio del quarto capitolo? E se prima abbiamo detto che è un Direct to video, davvero sei stata talmente stupida da comprare il DVD se non il Blu Ray? Rispondo con una risposta ad entrambe le domande. Non faceva nient' altro su Sky, io volevo far vedere un horror ad una mia amica che si è sempre rifiutata e in On Deman c'era solo quello.  E' stato meglio perché le ho dimostrato che alcuni film horror possono farti fare risate molto più grasse rispetto a film demenziali come Scary Movie ecc.  L'ambientazione è senza dubbio originale e dotata di una fantasia smodata: tre fratelli pazzi, cannibali e deformi perché figli di svariati incesti che vivono in un manicomio abbandonato dove prima erano rinchiusi. Dei ragazzi deficienti che con una tempesta di neve in corso e millemila allarmi meteo decidono di andare a fare una scampagnata, dalla quale forse non sarebbero tornati anche senza l'intervento dei tre cannibali, nei pressi del manicomio nel quale poi si rifugiano per ripararsi dal freddo. Se vi piace il genere gore può anche piacervi, anche se sinceramente dei tizi che staccano arti alle persone avvolgendo gli stessi, nemmeno poi così stretti, con manco un metro di filo spinato non mi sembra credibile nemmeno con la scusa che volevano far vedere del sangue giusto perché altrimenti l'inizio sarebbe stato noioso.  Senza dubbio però è una delle mie scene preferite.  Un'altra che adoro e che non scorderò mai è quando i tre cannibali decidono di fare concorrenza alla fonduta di carne dell'Happy Rock di via bausan. Come? Prendono uno dei ragazzi deficienti che si meritano, tra l'altro, tutto il male possibile. Lo fanno a pezzettini dopo aver scaldato una padella di olio bollente e, usando delle “forchettine” lunghe e sottili immergono i pezzetti del tizio nell'olio caldo in modo da mangiarli poi cotti a puntino. Ma la scena migliore, la migliore in assoluto, quella che davvero mi ha fatto talmente ridere e non so nemmeno il motivo è la scena finale. Avrei tanto voluto avere la macchina fotografica delle montagne russe installata sul televisore, quella che ti dice “Sorridi! Ti scattiamo una foto!”, in modo da poter avere per sempre immortalate le facce che io e la mia amica siamo state capaci di fare a quella scena.  Non ve la spoilero, vi dico solo che ci sono gli ultimi sopravvissuti dell'allegra combriccola, un gatto delle nevi e il nostro amico filo spinato.  Non so perché ma mi ha fatto tanto ridere, non so se renda lo stesso guardandola da sola su You Tube, forse la sua bellezza viene apprezzata solo dopo aver visto tutto il film. Se ve lo consiglio?  Sì, in compagnia però, altrimenti vi annoiereste a morte.
Ciniche riflessioni sui fatti dei nostri giorni
Gennaio 17
#BringBackourgirls: chi di noi non ricorda la campagna mondiale, lanciata in rete lo scorso aprile, per chiedere la liberazione delle circa 200 studentesse nigeriane rapite dai miliziani di Boko Haram.   Ci fu proprio una mobilitazione mondiale: tutto il web si 'batteva' per quelle duecento sconosciute rapite da chissàchi per chissàquale ragione. Un po' come adesso siamo tutti Charlie...che forse, concedetemi la malizia, fa anche più 'Europa' rispetto a quei 'poveri Africani' che subiscono attentati da migliaia di vittime ogni giorno. È proprio così, e se volete averne un'idea più precisa gli articoli di Medici Senza Frontiere descrivono, senza troppi occidentali giri di parole come vanno le cose laggiù.   Ma senza voler fare retorica sull'inferno che questo mondo ha raggiunto con uomini che sfruttano l'innocenza di una bimba per far saltare in aria un intero villaggio, la nostra domanda è: che fine hanno fatto le 'nostre girls'? Dal 2009 Boko Haram ha rapito più di 500 ragazze e troppi adolescenti per renderli rispettivamente islamiche mogli  e forti combattenti, ma la verità è che i rapimenti, come ogni crudeltà, si nascondono dietro il nome del dio interesse che, con la pacifica maschera di Gesù, Abramo o Allah, ha guidato il mondo nell'abisso più profondo.   L'intero continente Africano è allo sbaraglio, l'Oriente è ormai completamente spaccato tra terrorismo, miseria e irrefrenabile ricchezza e l'Occidente sta a guardare...muove un dito. Ma alzare ipocritamente un dito si sa, non serve a niente finché il grasso corpo non decide di alzarsi nella sua interezza per porgere la mano all'amico che è caduto, magari dopo avergli fatto lo sgambetto.   Insomma retorica e metafore a parte, le famose girls non sono più tornate a casa...colpa del governo nigeriano, colpa dell'estremismo islamico, colpa dei ricchi che speculano sui poveri, colpa di ognuno di noi che se vede una ragazza Africana chiedere l'elemosina o prostituirsi pensa " tornasse a casa sua " . 
In metro... in mutande!
Gennaio 17
Curando una rubrica chiamata “Feste Bizzare”, è del tutto normale imbattersi in luoghi, eventi e manifestazioni decisamente inusuali. In alcuni casi l’ingegno e la creatività messe in mostra sono strabilianti, altre volte invece è la stupidità umana a lasciare senza parole . E poi ci sono quei casi in cui si chiede – semplicemente  – che senso abbia ciò che si vede. «Perché» o per dirla alla Mou:«Por qué»?   In questi giorni si è tenuta l’edizione annuale del “No Pants Subway Ride”, vale a dire un evento ideato nel 2002 dal gruppo newyorkese Improv Everywhere, in cui i partecipanti prendono la metro… in mutande!   Già.   In mutande.   E facendo finta che sia perfettamente normale, rispondendo con frasi tipo:«Mi prudevano!» o «Fa caldo!» a chieda il perché dell’assenza di pantaloni/gonne.   L’idea di base è di celebrare la libertà d’espressione in ogni sua forma (benché il sito di Improv Everywhere parli di «an international celebration of silliness»), e indipendentemente dalle opinioni individuali, va tenuto conto del crescente numero di adesioni che il NPSR fa registrare ogni anno in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’Italia, le uniche partecipazioni sono state segnalate a Milano… chissà se nel 2016 vedremo gente in mutande nei convogli della ANM?   E non per la crisi, eh...
For the sake of leaving, la band metal campana si racconta a MYGENERATIONWEB
Gennaio 16
Data la consapevolezza che la nostra nazione, soprattutto in ambito musicale, è “vecchia” come l’antiquariato di mia nonna, le novità dall’esterno non arrivano neanche per sbaglio e i musicisti fanno molta fatica a trovarvi il loro spazio ideale, con questo articolo vogliamo provare ad inaugurare una nuova iniziativa, cioè quella di promuovere l’attività di band emergenti (campane e non) che hanno bisogno di farsi conoscere. Così, nel nostro piccolo, cerchiamo di sostenerli.  Oggi parliamo dei For the sake of leaving, una delle migliori band metal campane emergenti in circolazione, che ha già inciso due dischi e si sta facendo strada nello scenario underground. Abbiamo intervistato il batterista della band, Vittorio, che ci ha parlato un po’ del gruppo e degli aspetti, positivi ma anche negativi, che cinque ragazzi con la passione per la musica condividono nel portare avanti un’ esperienza del genere.  “Innanzitutto presentatevi: come vi chiamate e come mai la scelta di questo nome? “ “Siamo i The sake of leaving, che vuol dire “Per il bene di evadere”; può sembrare che abbia un significato particolare , ma in realtà siamo andati su un sito che generava automaticamente nomi per le band, con l’utilizzo di una o più parole, e l’abbiamo scelto semplicemente perché suona bene!”               “Che genere di musica suonate esattamente?” “Suoniamo più specificamente metalcore o hardcore.”   “Da chi è composto il gruppo e da chi è nata l’idea di formarne uno?” “Siamo 5 membri: io (Vittorio) alla batteria e voci melodiche, Renato che canta, i due chitarristi, Gianni e Aurelio, e infine c’è il bassista, Ivano. Io personalmente sono entrato a farvi parte quando la band era già formata, vedendo tramite un volantino che cercavano un batterista; ma la band è nata nel 2010 da un’idea di Aurelio e i componenti sono cambiati parecchie volte prima di arrivare alla formazione attuale”   “Dov’è che avete suonato fino ad ora?” “Napoli ce la siamo fatta un po’ tutta, abbiamo suonato in parecchi locali, soprattutto nel centro storico;  ma il nostro polo principale è stato un locale di nome George Best che si trova vicino piazza Dante  e accoglie più facilmente gruppi del nostro genere, solitamente non molto apprezzati in questa città. Recentemente ci siamo anche appoggiati all’Hades live music pub e abbiamo suonato anche durante alcuni festival tenutisi a Licola, Bacoli, Ischia e Caserta.”    “Come vi ci trovate in questa esperienza? Ne siete soddisfatti? ” “Bella domanda!.. Ovviamente ci divertiamo, ci piace suonare ed è sempre bello quando dobbiamo provare insieme. Però ci sono un sacco di intoppi, perché per mandare avanti la nostra passione siamo costretti a sborsare quantità enormi di soldi! Principalmente l’attività del musicista (che non lo fa per professione) è spendere soldi, in secondo luogo è fare il facchino per portare avanti e indietro gli strumenti nei locali, poi, ancora, diffondere attraverso i social network video, pagine, ecc. e, infine, solo l’1% è suonare! Poi a Napoli c’è una situazione particolare, perché proprio non c’è incentivo per far suonare i giovani e, quando andiamo a suonare nei locali, al massimo abbiamo un rimborso spese o possiamo bere e mangiare gratis…”   “Per quanto riguarda la vostra musica, avete qualche gruppo o artista ai quali vi ispirate?” “Molti gruppi da noi preferiti sono famosi soprattutto in America ed in Inghilterra, infatti lì il nostro genere è molto diffuso; in particolare i nostri preferiti sono i Parkway Drive e i Bring me the orizon.”   “Quali sono i vostri progetti? Ne avete qualcuno in corso?” “Abbiamo già inciso due dischi: il primo, Oversea, è stato inciso nel 2011, mentre il secondo che si intitola Days gone bye è stato pubblicato nel Dicembre scorso.  In realtà, però, quello che vorremmo fare è spostarci da Napoli, dove ormai suoniamo da 4 anni e vediamo sempre le stesse facce! Ci piacerebbe girare l’Europa e fare qualche tour con varie date, ovviamente il tutto autogestito, appoggiandoci magari a qualche agenzia di booking; per un musicista sarebbe la cosa migliore perché,  anche se inizialmente ci rimetti soldi, hai la possibilità di entrare in un contesto dove puoi conoscere persone competenti nel campo e che fanno il nostro stesso mestiere, in grado di comprendere la nostra situazione e aiutarci a diffondere la nostra musica.”   Noi allora auguriamo il meglio a questa band che sembra avere tutte le intenzioni e le capacità per “spiccare il volo”! E, per chi fosse interessato a conoscerli , ricordiamo la loro prossima data live DOMENICA 18 GENNAIO all’HADES MUSIC PUB. Inoltre vi invitiamo a visitare la loro omonima pagina facebook e sottoscriviamo il link del loro sito:  http://forthesakeofleaving.bandcamp.com/  
La lezione di “Harry ti presento Sally” sulle relazioni sentimentali
Gennaio 16
Quanti sono gli spunti di riflessione sui rapporti sentimentali che un film può offrirci? Sicuramente molti, soprattutto se si tratta di una delle commedie sentimentali più originali, meglio riuscite e di maggiore successo degli “ultimi” anni: Harry ti presento Sally, anno 1989. Pochi film sono stati in grado di affrontare con tanta ironia e con spumeggiante comicità il tema della relazione uomo-donna. Per chi non lo conoscesse(in tal caso rimediate al più presto!), il film racconta la storia di Harry, Billy Crystal, e Sally, una giovanissima e bellissima Meg Ryan, che affrontano da sconosciuti un lungo viaggio in auto da Chicago a New York, destinazione università, nel corso del quale hanno occasione di conoscersi superficialmente, mostrando all’altro il peggio di sé, in indimenticabili siparietti. Nel corso degli anni le loro storie si incrociano più volte, fino a diventare amici, poi confidenti intimi ed infine innamorati. Bene, veniamo alla lezione sentimentale che scaturisce dal film:   1. Non è detto che la prima impressione sia sempre quella giusta. “L’ho trovato saccente, non mi piace come era vestito, mastica rumorosamente, non mi ha fatto nemmeno un complimento, c’ha provato subito, sputa il chewingum fuori dal finestrino, ha un tono di voce fastidioso, ascolta dell’orrenda musica, è un mammone, sbaglia i congiuntivi” sono solo alcune, piccole, cose che ciascuna di noi potrebbe notare al primo incontro con un uomo(badate, non necessariamente al primo appuntamento!). Ammetto che molto spesso la prima impressione sia determinante e che ci siano piccoli particolari che accendono una sorta di spia nei nostri emisferi cerebrali, urlandoci che “no, non fa proprio per me, piuttosto preferisco rimanere zitella(non single!) a vita!”. Insomma, un meccanismo ancestrale di autodifesa. Eppure, non è sempre così. Qualche volta concediamoci il beneficio del dubbio….magari l’abbiamo incontrato solo in un momento “no”. Attenzione, però! Sui calzini bianchi non si fanno sconti…..lo dicono anche i The Jackal nell’ultimo spassosissimo video.   2. L’amicizia autentica tra un uomo e una donna non esiste. Ok, ok. Questo punto è davvero duro da affrontare. Molte di voi avranno sicuramente tanti e tanti amici maschi, per cui avranno storto il naso alla mia affermazione. Allora, facciamo un po’ di ordine. Non parliamo di un rapporto di conoscenza, ma di profonda ed autentica amicizia, quella cosa del tipo che….potreste anche dormire in uno stesso letto senza che accada nulla, ma proprio nulla. Ci sono le eccezioni, è vero, ma in linea di massima, secondo il mio modesto parere, Harry ha incredibilmente ragione, o meglio l’amicizia tra uomo e donna esiste raramente. Se un uomo trova attraente una donna(vale anche il contrario, sottolineo!), prima o poi il sesso si interporrà tra di loro. Non che questo debba necessariamente segnare la fine di un rapporto, ma sicuramente ne modifica la sostanza. Fanno eccezione, almeno di solito, alcuni rapporti di amicizia che nascono da bambini(del tipo “ per me sei quasi un fratello”) e quelli con i partner dei propri amici: non azzardatevi mai a provare il minimo interesse per l’uomo di una vostra amica! 3. Le donne sono campionesse nel fingere un orgasmo. Eccoci giunti alla scena cult del film, quella in cui, tra tavolini, cibi e bevande, Meg Ryan si esibisce nel simulare il momento clou del rapporto sessuale. “Con me nessuna donna ha mai finto, te lo dico per certo”. Ne siete proprio sicuri? Sally ci dimostra che le donne sono abilissime a fingere a letto. Lo sappiamo noi e lo sanno anche gli uomini. Lo sanno talmente bene che alcuni hanno quella fastidiosa abitudine di chiederci: “Ti è piaciuto?”, che ti verrebbe solo voglia di rivestirti e andartene, ovunque tu sia. Ci chiedono conferme e noi, alcune volte, stupidamente gliele diamo, fingendo qualcosa che non abbiamo provato e che forse, sappiamo che non proveremo mai(con loro, si intende!). Crocerossine anche a letto? No, mai! A ognuno la sua dose di piacere! Sappiamo fingere, ma direi che non ne abbiamo assolutamente bisogno. Negli ultimi giorni poi si è parlato della possibilità anche per gli uomini di fingere un orgasmo. Scusate, a me viene solo da ridere. 4. È necessario affrontare il lutto della separazione prima di innamorarsi di nuovo. Apriamo una parentesi seria. Quando finisce una storia d’amore siamo a pezzi, soprattutto se siamo stati lasciati: lacrime, tristezza, ricordi, delusione, ferite e quella angosciante sensazione che non accadrà più, non ci innamoreremo più, non troveremo un altro uomo con cui essere felici come lo eravamo con lui. Nel frattempo tutti ci consolano, ci invitano ad uscire(se siamo fortunate!), ci spronano a conoscere altre persone, ci presentano “ominidi” che nemmeno Cita terrebbe in considerazione per un semplice accoppiamento. Finiamo col deprimerci ancora di più. Tutti ci risultano banali se non addirittura disgustosi. Non è tempo per noi(come diceva il Liga) ma lo sarà. Giusto il tempo di elaborare il lutto, scrivere la parola FINE dentro di noi, unica possibilità di un nuovo inizio. A nulla serve “stordirsi”, cercare storie, storielle e similari e, come dice un famoso post sul web: “Non è che per trovare il principe azzurro devi farti tutto il reame!”. Scusate la brutalità, ma certe cose qualcuno dovrà pur dirle! (“La verità ti fa male…..lo sai”) 5. Quando si tiene ad una persona è tutto lecito, anche rendersi ridicoli. Il messaggio che Harry lascia sulla segreteria telefonica di Sally, cantandole una ridicola canzoncina è emblematico. Non c’è orgoglio che tenga quando si sa di aver sbagliato, quando è necessario riacquistare la fiducia tradita, quando si rischia di perdere qualcosa/qualcuno di troppo prezioso, tanto in amore quanto in amicizia. Insomma, tentate tutte le strade perché è sempre meglio avere un rimorso piuttosto che un rimpianto; al massimo il rimorso sarà stato aver fatto una figuraccia colossale che verrà tramandata di generazione in generazione. Poca roba. 6. Le donne hanno tremendamente paura di rimanere sole, molto più degli uomini. Sally, dopo aver saputo che il suo ex fidanzato sarebbe convolato a nozze dopo un mese di fidanzamento, cade nella disperazione più totale, e si convince che non avrà più alcuna possibilità. Ha 32 anni ma si dice ormai vicina ai 40. La scena(una delle mie preferite) è di una comicità surreale. La paura ha il potere di distorcere la realtà. Soprattutto quando si tratta della paura di rimanere soli. E in questo noi donne siamo delle vere e proprie campionesse. Ci nascondiamo dietro l’alibi dell’orologio biologico, ma in realtà molte di noi si sentono incomplete senza un uomo al proprio fianco e sono disposte anche ad accontentarsi di una felicità plastificata, pur di non rimanere sole. Mi dispiace, non ci siamo proprio. Ragazze, prima di tutto amore e stima di sé, tutto il resto viene di conseguenza. La paura ci porta a compiere scelte sbagliate ed è sempre sintomo che dobbiamo crescere in autostima ed autonomia: rimbocchiamoci le maniche, siamo in gamba! 7. Per amare veramente è spesso necessario conoscere profondamente il proprio partner. Come ordina il cibo al ristorante? Per caso nella stessa assurda maniera di Sally? Quali sono i suoi programmi preferiti in TV? Quali sono le letture che lo hanno formato(le riviste sportive sono escluse!)? Com’è appena sveglio? Il caffè lo beve dolce o amaro? Preferisce il dolce o il salato? Ama stare in compagnia, passeggiare mano nella mano, andare al cinema? Sa essere presente e comprensivo? Sa amare e perdonare? Piccole e grandi domande della quotidianità. E quanto è importante conoscerne le risposte! Quella storia che debba rimanere un alone di mistero per rendere il rapporto più frizzante a me proprio non va a genio. Cosa c’è di più bello tra due innamorati che capire attraverso un semplice sguardo o  una parola appena sussurrata tutto il mondo che c’è dietro? Beh, io questo lo chiamo amore vero, complicità totale, empatia, fusione di due anime che diventano una sola. Il resto è robetta da poco conto, non illudiamoci. È tutt’al più essere due sconosciuti che per più o meno tempo si fanno compagnia, senza sapere davvero quanto immenso sia il mondo dell’altro. E non sanno cosa si perdono. Noi cerchiamo altro, vero? 8. Molti uomini capiscono troppo tardi di essere innamorati, salvandosi in corner. Perché gli uomini corrono così frequentemente il rischio di perdere per sempre la donna che amano? Perché sono così spaventati all’idea di un rapporto che possa essere “per sempre”? È forse un problema di assunzione di responsabilità? Fatto sta che la pazienza e l’amore delle donne sono spesso messe a dura prova, tanto che, a volte, solo quando il rapporto sembra essere condannato al fallimento, l’uomo si desta dal suo sonno e, come nel migliore dei film, inizia a correre e a rivelare, nell’ultima scena, il suo amore. Uomini, siate un po’ più svegli e rapidi. L’ultima occasione potrebbe non esservi concessa. Donne, impariamo a pretendere risposte più autentiche e ricordiamoci che il miglior modo di raggiungere il lieto fine(ammesso che ci sia) non è inseguire ma farci rincorrere! Non che si tratti di strategie, ma un pizzico di furbizia in amore non guasta! 
The Imitation Game - L'enigma impossibile
Gennaio 15
“Le persone che nessuno immagina possano far qualcosa sono le sole che possono far qualcosa che nessuno immagina.” Alan Mathison Turing. Perfino la madre lo definiva “strambo”. Eppure se oggi siamo qui lo dobbiamo a lui. Se il mondo come lo conosciamo oggi esiste lo dobbiamo a lui. Senza di lui, ora saremmo nazisti o morti. Il brillante matematico Alan Turing, infatti, fu l’unico durante la Seconda Guerra Mondiale in grado di decodificare i codici nazisti creati dalla famigerata macchina Enigma, salvando milioni di vite e permettendo la fine della guerra. Come? Con una macchina! Una macchina che noi oggi chiamiamo computer. Un eroe di guerra caduto nell’oblio. La sua era una missione segreta e tale è rimasta per 50 anni, coperta dal segreto di stato. A “rinfrescarci la memoria” ci pensa il film The Imitation Game, nelle sale italiane dal 1° gennaio. “Il gioco dell’imitazione” è il gioco di Alan, che come tutti i geni è incompreso dai più. Aggiungiamoci l’omosessualità, illegale nella Gran Bretagna degli anni ’40 e ’50. Infatti, a 41 anni, dopo essersi sottoposto alla castrazione chimica, Alan Turing si suicida. La sua storia rivive prima nel libro Alan Turing. Una biografia di Andew Hodges e poi nel film di Morten Tyldum, tra i favoriti alla nomination e alla vittoria dell’Oscar, così come il suo protagonista principale, un Benedict Cumberbatch al massimo. Accanto a lui una schiera di attori illustri e incredibilmente talentuosi che fanno brillare anche i personaggi secondari: Keira Knightley (Joan Clarke), Mark Strong (Stewart Menzies), Matthew Goode (Hugh Alexander), Charles Dance (Comandante Denniston), Allen Leech (John Cairncross). Per chi non l’avesse ancora visto vi lascio qui di seguito il trailer e vi do un consiglio: correte al cinema!
Donne che odiano gli uomini
Gennaio 14
Facciamo una piccola premessa: La violenza sulle donne è un crimine orribile, commesso da “uomini” definiti tali, esclusivamente per le proprie caratteristiche anatomiche. Detto questo, andiamo avanti. Molto spesso stampa, tv e radio, cavalcando l’onda del momento, ci bombardano di notizie, servizi e approfondimenti su donne uccise, violentate, picchiate e massacrate. Non vengono tralasciati particolari scabrosi, immagini forti ecc… tutto per fare notizia! Attenzione, con questo non voglio dire che questi episodi non vadano denunciati anche attraverso l’informazione. Sarei poco coerente con il mio lavoro. Però sono convinto che un’eccessiva spettacolarizzazione del fenomeno sia terribilmente dannosa. Rischiamo di regredire ad uno stato primitivo, dove le donne sono il sesso debole e gli uomini quello forte! Sono fermamente convinto che non esista un sesso debole. Sarebbe più corretto parlare di vittime e carnefici, indipendentemente da ciò che questi hanno tra le gambe. Certo ora qualcuno avrà da contestarmi il fatto che l’uomo è fisicamente più forte della donna e bla bla bla…A questi chiedo: ne siamo sicuri? e poi, siamo realmente convinti che esista solo la violenza fisica? Credo con tutto me stesso che le donne siano tutt’altro che indifese, anzi in molte occasioni sanno essere molto “creative” nel fare violenza. Per avvalorare questa mia teoria, ho fatto una piccola ricerca e… Ecco le “Donne che odiano gli uomini”   Feng Lung – questa è una notizia fresca, fresca 14/01/2015 – Non contenta di aver evirato una prima volta il marito, lo ha seguito in ospedale, dove gli avevano riattaccato il membro, per compiere per la seconda volta il truce gesto, lanciando poi l’ammennicolo dalla finestra. Inutili le ricerche, probabilmente il pene sarà stato raccolto da un cane o un gatto randagio. Fonte: tgcom24 (http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/cina-aggredisce-e-taglia-due-volte-il-pene-al-marito-traditore_2089530-201502a.shtml) Lorena Bobbit – 2011- Dopo aver drogato il marito, lo legò ad un letto per poi evirarlo, gettando il membro nella spazzatura. Fonte: Vanity Fair (http://www.vanityfair.it/news/mondo/2011/07/13/donna-evira-marito) Chad Sultana – 15/02/2010 – La donna non sopportava l’idea che il marito si sposasse per la quarta volta, cosa concessa dalla legge islamica, e per vendicarsi lo ha prima castrato per poi infierire sul suo corpo fino a procurargli la morte. Fonte: Asianews.it (http://www.asianews.it/notizie-it/Dhaka,-lotta-alla-poligamia:-moglie-evira-e-uccide-il-marito-17629.html) Myriam Priscilla Castro – 2014 – Dopo essere stata lasciata tre giorni prima del matrimonio dal fidanzato, decise di assoldare tre criminali per far evirare l’ex compagno. Fonte: Vnews24 (http://www.vnews24.it/2014/04/04/brasile-vendetta-ex-evirazione/)   27/01/2012- Donna picchia a sangue l’ex marito per un contenzioso economico. Dopo il pestaggio, ruba l’auto dell’uomo e scappa via. Fonte: Il Mattino (http://www.google.it/search?nord=1&biw=1152&bih=705&site=webhp&q=donna+picchia+uomo&oq=donna+picchia+uomo&gs_l=serp.12...5013.6514.0.9493.7.7.0.0.0.0.156.894.0j6.6.0.msedr...0...1c.1.60.serp..4.3.459.nU6VPo2QKw0)   Poi c’è questo simpatico video – 03/09/2013 – Una ragazza prende a calci e pugni il fidanzato all’interno di un treno, placandosi solo dopo l’arrivo della polizia. Fonte: Padri e figli (https://www.youtube.com/watch?v=pB50YcpN6CA)   Donna di Cassano Spinola -09/12/2010- Prese a bastonate un uomo per riavere dei soldi prestatigli in precedenza. Fonte: Oggi Cronaca.it (http://www.oggicronaca.it/cassano-spinola-donna-di-48-anni-picchia-un-uomo-di-39-perche-non-gli-ha-restituito-i-soldi/)   Lady Oleandro – 01/05/2011 – Versò nelle bottigliette d’acqua destinate al marito ricoverato in ospedale, un velenosissimo estratto di Oleandro, con lo scopo di portarlo lentamente alla morte. Fonte: Il Resto del Carlino (http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2011/05/01/498249-avvelena_marito_ricoverato_infuso_oleandro.shtml)   Maria Rosa Saitta e la figlia Jessica – 08/03/2014 -  La moglie accoltellò il marito, la figlia terminò il lavoro prendendolo a martellate. Fonte: Il Messaggero (http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/uomo_ucciso_brianza_moglie_figlia/notizie/562060.shtml)     La lista di donne feroci e lunga, lunghissima! Basta fare una semplice ricerca sul web per accedere ad un mare di notizie simili. Il concetto che mi preme farvi notare è che, troppo spesso quando si parla di violenza di genere, si da per scontato che la vittima sia di sesso femminile. Questo concetto viene spiegato anche in un’importante ricerca svolta dall’Università di Siena, per chi fosse interessato consiglio di darci uno sguardo. (http://www.associazionefamiliaristi.it/theme/anfi/doc/Indagine_conoscitiva_sulla_violenza_verso_il_maschile_2012-03.pdf)   Presto torneremo a parlare di violenza, in tanto, non da uomo, ma da essere umano pensante, condanno la violenza gratuita in ogni sua forma ed esprimo la mia solidarietà a chi subisce i soprusi del carnefice di turno, uomo o donna che sia.   
Il mondo in una vignetta - Casa...
Gennaio 14
Qualcosa di me, Giulia Amati. Sono nata a Napoli 26 anni fa. Laureanda in giurisprudenza, coltivo la passione per la letteratura, l'arte e per il fumetto sin da quando ero bambina. Attenta osservatrice della realtà, mi piace analizzare le persone, prendere spunto dai loro vizi, coglierne i tratti principali , sia caratteriali che fisici e farne delle caricature. Le mie vignette sono infatti il frutto di un'indagine in chiave ironica della società moderna. Totalmente Autodidatta
LDK - Una storia ai limiti del paradosso
Gennaio 14
LDK – Living Together è un manga davvero particolare, una storia "trita e ritrita" ricca dei soliti cliché degli shojo giapponesi, un concentrato di mera banalità, che ha raggiunto stranamente un grande successo. È l'opera di maggior spicco della mangaka Ayu Watanabe, che in precedenza aveva già pubblicato altre storie (principalmente racconti brevi) inedite in Italia. La Star Comics ha ben pensato di proporre agli amanti del genere questo fumetto che ha letteralmente diviso l'opinione dei lettori, tra chi lo ha odiato dalla prima tavola e chi, invece, lo ha apprezzato sin dall'inizio. Non è un manga che ti conquista poco alla volta, né uno a cui si dà una seconda possibilità, in realtà dipende dalle aspettative che ha ognuno di noi; è difficile che uno shojo (storia d'amore adolescenziale) possa spiccare tra tutti per originalità, poiché ne vengono pubblicati talmente tanti che ogni situazione sembra già vista, già vissuta, già sentita. Le vicende sono sempre lineari, hanno dei modelli precisi da seguire, non sono consentite "sbavature", nessun personaggio esce fuori dagli schemi, la storia d'amore nasce tra i banchi di scuola e dura per sempre, invogliando soprattutto le ragazze a sognare un amore eterno come quello dei protagonisti. Ayu Watanabe in quest'opera tratta il tema della convivenza forzata. Quante probabilità ci sono che il ragazzo più figo e desiderato della scuola sia il tuo vicino di casa? Una su un miliardo, dato che si tratta di sedicenni, che vivono da soli. La "fortunata vincitrice" è la giovane Aoi, che grazie ad una assurda e paradossale coincidenza scopre che il suo vicino di casa è il ragazzo più famoso dell'istituto, Shuusei. Per un'altra, ancora più assurda, coincidenza, si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto. Ora, invece, quante probabilità ci sono che un padre approvi questa relazione e la convivenza? Certamente sono di più. Le situazioni diventano sempre più improponibili per il modo in cui funziona la nostra società, ma per quella nipponica, invece, sono molto più tollerate e quindi plausibili. Aspetto affascinante del manga è la leggerezza con cui i genitori consentono ai figli di poter vivere da soli in piccoli monolocali, un elemento che mette ancora di più in risalto le grandi contraddizioni della mentalità giapponese: una società di forti contrasti, che vive di eccessi e non di mezze misure.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Diciassettesima Settimana
Gennaio 13
Sono trascorse diciassette settimane dal primo allenamento. Più passa il tempo e più sento di aver cambiato me stesso, una mutazione non semplicemente estetica, bensì qualcosa di più ampio e profondo. Sento dentro di me nuovi stimoli, un'energia che pensavo di aver perso con il passare del tempo.  Confesso che i primi mesi sono stati difficili, non è facile gestire il lavoro con gli allenamenti, in particolar modo quando devi allenarti cinque volte a settimana. Poi sono giunti i primi risultati: Perdita di peso e potenziamento muscolare. Ciò che inizialmente appariva come un sacrificio, oggi confesso che è un piacere. Poltrire è anche più bello dopo due ore di attività fisica! Allenarsi con costanza non è impossibile, basta rinunciare ad un'ora di facebook ed a tutto ciò che normalmente ci impegna inutilmente. Ultima cosa...quelli che inizialmente definivo come aguzzini (Andrea Paesano e Luca Donadio), ora sono i miei angeli custodi. 

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

Nata a Napoli, da sempre appassionata di tutto ciò che è arte e cultura, cerca di dedicare più tempo possibile alle proprie passioni. Ama viaggiare, conoscere gente e spera di non smettere mai di stupirsi di quanta bellezza ci sia nel mondo.Il suo posto preferito è il buio di una sala cinematografica o di un teatro. 

La sua citazione preferita proviene da una striscia dei Peanuts:

-Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

-Linus: Oh, sì...sempre.

-C.B.: E come pensi che vorresti essere da grande?

-L.: Vergognosamente felice!

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