LE VERITA’ NASCOSTE: RASSEGNA TEATRALE 8 LUGLIO - 15 LUGLIO TEATRO DI COSTANZO MATTIELLO - POMPEI

Da mercoledì 8 luglio a mercoledì 15 luglio 2015 al teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei...

Luisa Corcione, una giovane artista tra pittura e teatro

Giovane artista poliedrica, assorbita tra pittura e teatro, abbiamo intervistato Luisa Corcione. &n...

Genius Loci. Il teatro si fa strada

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"True Detective 2"

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Genius Loci. Il teatro si fa strada
Giugno 26
Vi è mai capitato di passeggiare per strada e trovare il teatro "ai vostri piedi"? Attenzione...non di trovarvi ai piedi di un teatro, no. Passeggiando distrattamente vedete una ragazza accasciarsi in terra.Vi fermate, preoccupati, la aiutate ad alzarsi e subito un secondo ragazzo poco più avanti sembra cadere svenuto, e una terza, e un quarto, e di nuovo la ragazza che sorreggevate pesantemente torna giù. La folla intorno si avvicina, preoccupata e curiosa e in breve P.zza San Domenico Maggiore è palcoscenico per un'epidemia, un'epidemia di teatro! Velocemente tutti si rialzano, burattini nelle mani di altri attori, per essere spostati, sollevati al cielo, abbandonati in terra, fino a che da tre vecchi scatoloni sbucano a grappoli palloncini verdi ed ogni teatrante può rimanere in piedi, sostenuto dall'aria, e con loro i curiosi visitatori. Quando la nuvola di palloncini viene lasciata andare tra i vicoli verso il cielo il flash mob è concluso. "Genius Loci. Il teatro si fa strada", a cura del coreografo Antonello Tudisco con la musica dal vivo di Davide Chimenti ed è un'idea inserita nell'ambito delle iniziative proposte all'Assessorato ai Giovani, per Giugno Giovani e anticipa una serie di appuntamenti organizzati dall'associazione Trerrote per la messa in scena di "Cosa sognano le nuvole" - spettacolo teatrale adattato e diretto da Nicola Laieta con i ragazzi del corso teatrale "In Altri Tempi e Luoghi". Lo spettacolo, che vuol essere un omaggio a Pier Paolo Pasolini, si terrà in 3 date e in 3 luoghi diversi: Venerdì 26 Giugno ore 21 Nest – via Bernardino Maritano n. 17 San Giovanni a Teduccio (ex scuola Giotto/Monti) Domenica 28 Giugno ore 19 Le Scalze – Salita Pontecorvo n. 65 Lunedì 29 Giugno ore 20:30 Centro Asterix – via Domenico Atripaldi n. 51 San Giovanni a Teduccio Fatevi contagiare!
MGW per LadyO. Al Vomero un nuovo sportello anti violenza.
Giugno 26
Mani. Mani di donne, giovani ed anziane, mani che lavorano, che rassettano, che stringono dolcemente la manina di un bambino. Si tratta di alcuni frammenti del corto di Antonella Padulano-artista napoletana poliedrica alla prima prova di regia-dal titolo “Le mani di noi tutte”, che apre la conferenza di inaugurazione dello Sportello Antiviolenza, il primo della Municipalità Vomero-Arenella. Lo “Spazio Ascolto Donna” è stato inaugurato lo scorso sabato 13 giugno presso la sala Paolo VI della Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani (tra le più grandi d’Italia) nel contesto del Consultorio Familiare (SMC Onlus) che già da anni opera su un territorio ad elevatissima densità di popolazione come quello della V^ Municipalità, sinora ancora sprovvisto di un punto di riferimento per le donne vittime di violenza. Lo sportello è il concretizzarsi del lavoro, del senso sociale, della sensibilità e della comunione di intenti delle dottoresse Adelaide Mazzocchi e Sabrina Garofalo, psicologhe e rispettivamente Presidente e Vice Presidente dell’SMC Onlus.   “Sono orgogliosa della donna che sono”, “Tutte le donne sono belle”: frasi semplici ma allo stesso tempo ricche di significato. Sono quelle che appaiono nel video che introduce la conferenza, svoltasi alla presenza di un discreto pubblico sia femminile che maschile, a sottolineare l’importanza del tema, che interessa trasversalmente la popolazione, indipendentemente dal sesso e-importante sottolinearlo-dall’orientamento sessuale. Frasi forse scontate per tutte le donne che vivono la loro vita nella consapevolezza della loro forza, della loro ricchezza sociale ed affettiva, che hanno imparato a rispettarsi e ad amarsi, che intessono relazioni sentimentali sane e costruiscono con lo studio o con il lavoro la loro autonomia. Frasi che allo stesso tempo rappresentano quasi un miraggio per tutte le donne vittime di violenza, donne ripiegate su se stesse a leccarsi inevitabilmente le ferite procurate loro da uomini che con il corpo, le parole, il controllo, il possesso, la subordinazione economica, le minacce, trasformano la loro vita in un incubo da cui sembra non esserci via d’uscita. Eppure le competenze professionali di altre donne, donne pronte a tendere la mano del tutto gratuitamente, rappresentano le armi per restituire a queste donne, spesso del tutto isolate da un contesto familiare e sociale, innanzitutto la speranza di emanciparsi da una condizione di violenza, nonché una possibilità concreta di ascolto, di aiuto, di cambiamento, con l’obiettivo finale del riappropriarsi di quella dignità di essere umano che è stata loro strappata. La Dott.ssa Mazzocchi sottolinea come in questi anni di attività presso il Consultorio Familiare siano state tante le richieste di aiuto da parte delle donne, alle quali spesso non era possibile fornire un aiuto mirato, dovendo spesso delegare a terzi la gestione di situazioni delicate. In molti casi, le donne e le loro storie diventavano fantasmi, non si avevano più notizie rispetto all’ eventuale percorso di “liberazione”. Donne accolte ed ascoltate, quindi, di cui purtroppo non si sapeva più nulla. Riconoscere la necessità di una struttura adeguata e di specifiche competenze professionali è stato il primo passo per dare vita allo Sportello Anti Violenza, che beneficerà dell’attività specialistica della dottoressa Simona Di Matola, psicologa e della dottoressa Rosanna Armone, avvocato civilista. Di grande valore umano e professionale i loro interventi. Simona Di Matola ha fatto un vero e proprio excursus sul tema della violenza, presentando la storia di una donna; è stato così possibile far luce sui molteplici volti della violenza stessa, che può essere contemporaneamente e drammaticamente fisica, sessuale, psicologica, economica. Di fronte ad un esempio reale e concreto di una donna che ha subito continui abusi fino a diventare completamente dipendente e sottomessa al suo carnefice, nessun’altra informazione o dato statistico può chiarire la gravità del problema che, con aspetti sicuramente differenti, interessa tutti, indipendentemente da razza, stato sociale, potere economico, località geografica, credo religioso. Sicuramente nel nostro paese il dato chiaro e allo stesso tempo sconcertante è che la stragrande maggioranza delle violenze sia perpetrata nell’ambiente familiare, da fidanzati, compagni, mariti, il che spiega il motivo per cui una donna vittima di violenza rimanga molto spesso invischiata in una ragnatela che è stata costruita intorno a lei in maniera subdola, liberarsi dalla quale è pressoché impossibile in assenza di un sostegno ben articolato. E la ragnatela è tanto più fitta quando, accanto alle donne, vittime indirette di violenza sono i bambini, che si trovano ad assistere a litigi, fisici e verbali, a cui in molti casi prendono parte in difesa della madre, o “semplicemente” vivere in un contesto familiare in cui la violenza, anche se non vista o sentita, è percepita chiaramente, segnandoli di ferite che porteranno per la vita e che ne condizioneranno inevitabilmente lo sviluppo e la personalità. Sugli importantissimi e spesso misconosciuti aspetti legali interviene l’avvocato Rosanna Armone, che pone l’attenzione proprio sulla complessità ma anche sulle possibilità legali di gestione delle situazioni di violenza in cui, accanto ad una donna, vittime non meno trascurabili sono i bambini.   Nel corso dell’inaugurazione dello sportello anti violenza sono intervenuti anche il professore Fortunato Danise, Presidente del Club UNESCO Napoli, l’avvocato penalista Stella Arena, Presidente dell’Associazione Garibaldi 101, il dottor Annibale Falco, Segretario generale provinciale SIAP Napoli e il dottor Antonio Sannino, Presidente della Cosulta Pari Opportunità. Hanno inoltre esposto le loro opere Loretta Bartoli, Stefania Colizzi, Davide Esposito, Serena Lobosco e Antonella Padulano, mentre Marianna Matacena ha letto un toccante brano tratto dal film “Mary per sempre”. Diverse realtà, quindi, che si spendono ed interagiscono sinergicamente per contrastare un fenomeno di enorme impatto sociale, spesso ancora percepito e vissuto come un tabù, come qualcosa da nascondere. L’obiettivo comune, che si realizza attraverso lo Spazio Ascolto Donna, è quindi dar vita ad una struttura integrata nel territorio che sappia prendersi cura a 360 gradi di tutte le donne che subiscono atti di violenza, affinché esse imparino a dire “NO” a chi sottrae loro libertà e dignità, fondamenti della vita di ogni essere umano.   Lo sportello “Spazio Ascolto Donna” sarà attivo nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17:00 alle ore 19:00 in via Mariano Semmola 10 (tel. 0815461952).
"Il Giardino delle Parole"...
Giugno 24
Makoto Shinkai è un nome che a molte persone non dice nulla. È un giapponese molto affermato ed è stato definito da alcuni critici il successore del maestro Miyazaki; Io preferisco definirlo come un'eccellenza Made in Japan, che si sta facendo conoscere ed acclamare anche in Occidente. Si tratta un artista poliedrico: animatore, regista, sceneggiatore, si occupa anche del montaggio e dell'adattamento in forma fumettistica La Star Comics la settimana scorsa ha pubblicato il manga della sua ultima opera cinematografica Il Giardino delle Parole. Solo dopo la proiezione del film nelle sale è stato pubblicato il manga, un po' insolito, ma non raro, perché generalmente i giapponesi tendono a leggere prima il fumetto e poi vedono il film, a differenza nostra che vediamo prima il film e poi, casomai, leggiamo il libro da cui è tratto (fortunatamente questa regola non vale per tutti!). Il protagonista maschile della storia si chiama Takao, un ragazzo di quindici anni, un adolescente, un liceale sveglio, con una passione particolare: realizzare scarpe. La vita scolastica lo annoia, di conseguenza tende ad isolarsi dai suoi compagni di classe, almeno non dobbiamo assistere a scene di bullismo. La sua passione e dedizione per le calzature non è vista in malo modo da quei pochi compagni che ne sono a conoscenza, in realtà non se ne curano affatto.   La protagonista femminile è una giovane donna di nome Yukari. È più grande di età rispetto a Takao ed è una "Hikikomori", ovvero una persona vulnerabile, debole, che si è isolata dal mondo e si sente rifiutata da esso per alcuni motivi, che si scopriranno leggendo il fumetto (o vedendo il film). I due personaggi si incontrano per caso in un parco, una cornice bellissima, disegnata talmente bene che sembra una fotografia. Iniziano a parlarsi senza dirsi nemmeno i propri nomi. Imparano a conoscere un pezzettino delle proprie anime e poco a poco l'uno diventa la medicina dell'altra. È una storia breve e toccante, ambientata in una Tokyo caotica, ricca di frastuoni a cui si contrappone la tranquillità di quel piccolo gazebo, immerso nel parco. Un luogo che sembra sospeso sul filo tra la realtà ed la fantasia, un posto romantico in cui non può accedere nessun'altro.  
Inaugurata la Biblioteca in onore di Annalisa Durante. Un passo verso il cambiamento.
Giugno 23
Napoli. Forcella. 22 giugno 2015, un giorno di luce, un giorno diverso. È stata inaugurata la biblioteca “A Porte Aperte" in onore di Annalisa Durante, vittima della camorra. L'idea è nata da suo padre, Giovanni Durante. La cerimonia di inaugurazione è stata ricca di interventi e di positività, quella positività che fa bene al cuore e all’anima. Le prime parole le ha pronunciate l'Assessore alla Cultura, Nino Daniele, che ha tenuto a ricordarel’importantissimo blitz a Forcella della Polizia di Stato dello scorso 9 giugno, che ha portato all’arresto di ben 60 persone, la maggior parte giovanissimi, affiliati alla camorra. È importante valorizzare questo aspetto per mettere ancora più in luce le attività e i progetti culturali che sono in atto in un quartiere così difficile e che mano a mano sono stati presentati nel corso dell'inaugurazione. Si è partiti dal progetto teatrale portato avanti con amore e passione  da Marina Rippa, “Femminile plurale”. Nel 2008 è nata un'associazione che ha coinvolto le donne di Forcella e che, come suo primo scopo, ha quello di favorire la cultura della differenza attraverso l’idea dello stare in scena, ideando eventi culturali e teatrali. Di stessa matrice è l’idea di Giovanni Durante, che ha trasformato il suo dolore in un “bookcrossing”. Una biblioteca aperta a tutti e pronta a salvare tanti e tanti ragazzi. Come? Con la cultura, con i  libri. Libri di vario genere, catalogati. L’invito è aperto a chiunque voglia portare dei libri che non usa più e che vuole donare (ad eccezione di enciclopedie e libri scolastici). Un sistema che si contrappone ad un altro sistema. La cultura contro la criminalità. E come dice Benigni “Giovanni è stato capace di mettere il miele dove c’è la morte”. Stessa idea, in un’altra regione. Paola Bisconti da Lecce è intervenuta raccontando il progetto “LittleFreeLibrary”, consistente in un “ take a book – return a book”: il libro come fonte di salvezza. Dopo è stata la volta dei ragazzi dell’associazione teatrale "Teatro Muricena”: Marianita Carfora e Raffaele Parisi hanno dato vita ad un momento bellissimo. Ci siamo fermati tutti ad ascoltare la lettura e l’interpretazione eseguita dai due ragazzi di alcune pagine di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino. Poi è intervenuto Geppino Fiorenza che con un sorriso e tanto calore presenta i ragazzi di Roma e Torino che hanno partecipato al campo estivo di Libera, tenutosi ad Ottaviano. Fiorenza ha sottolineato quanto la “Fondazione Polis” sia stata di aiuto alla creazione di questo spazio di formazione e  ha quindi ringraziato Paolo Miggiano, autore di “Ali spezzate”, libro dedicato ad Annalisa che, a pochi mesi dalla pubblicazione, ha già riscosso molto successo. Abbiamo poi ascoltato Francesco Paolo Oreste, poliziotto e scrittore. Le sue parole sono state chiare e forti, impossibile dimenticarle. Si leggeva nei suoi occhi la forza di chi vuole lottare contro gli stereotipi, di chi ama il proprio lavoro, di chi ha visto tante storie  di ragazzi nati in quartieri "sbagliati" e circondati da persone sbagliate, di chi ha visto la legge correre su un binario diverso da quello della giustizia. Riflessione su cui è incentrato il suo romanzo "Dieci storie sbagliate più una" (solo uno dei suoi numerosi libri). Francesco ha voluto scrivere per far conoscere le storie che molti etichettano ma a volte ignorano. Un ragazzo del Sud che sostiene che non basta avere senso del dovere, ma ci vuole anche un po’ di coraggio, un po' di passione, quel qualcosa in più che faccia la differenza. L’intervento finale è di Alessandra Clemente, Assessore Comunale alle Politiche Giovanili, Innovazione e Creatività. Brillante e appassionante, come sempre. Un grido alla speranza, all’agire, al camminare tutti insieme. Una città diversa, una città con 250 associazioni giovanili e con un profondo senso civico (credeteci!) che contrasta l’altra parte della città, quella distratta, statica, quella che “non vive”. Alessandra ci ha ricordato che essere un Comune vuol dire affrontare tutti insieme i problemi, vuol dire contare ognuno sull’altro, vuol dire dare spazio ai giovani, dare vita ai sogni di tanti ragazzi, dare vita ai sogni di Annalisa. La cerimonia si è conclusa con un buffet con i vini di Libera ed altri prodotti e  con “Nuje Vulimme ‘Na Speranza”, cantata in persona da Lucariello. Un piccolo mattone è stato posato. È un tassello in più nel progetto di cambiamento della nostra città, un punto di ritrovo pronto ad accogliere e a dare una svolta nella vita di molti ragazzi, di molte famiglie. Insieme possiamo farcela, dobbiamo farcela. Per noi e per Annalisa.    
#MyTopTweet111
Giugno 23
Questa settimana in Italia si sono svolti due eventi importantissimi, due manifestazioni che ci fanno apprezzare ancora di più il paese in cui viviamo e che ci riempiono d’orgoglio. Sto parlando ovviamente del Family Day e del raduno della Lega a Pontida! Scegliere a quale dei due dedicare la rubrica è stato difficilissimo, entrambi gli eventi si fanno portatori di un messaggio profondo ma alla fine ha prevalso il mio amore per gli animali ed ho scelto Pontida. Che posso farci, ho un debole per le scimmie!                                          Quest’anno poi c’è stato il passaggio di testimone tra l’ormai ex leader Umberto RuttoLibero Bossi e la nuova guida del partito Matteo RuspaLiberaSalvini. Si è passati dalla canotta bianca alla felpa con scritta e scusate se è poco! Protagonista di questa edizione all’insegna del cambiamento è stata l’ormai famosissima ruspa: grande e gialla parcheggiata sul pratone leghista e stampata su magliette acquistabili nei migliori autogrill d’Italia. Insomma per quei pochi, pochissimi che si fossero persi la manifestazione, guardate la mia classifica e pentitevi!!   #Pontida2015TopTweet:   Arsenale Kotiomkin: SIAMO QUI PER VINCERE! Il programma di #Pontida15. Siateci Porfiria: Questi due possono adottare bambini. La legge lo consente. #Pontida15 Mangino Brioches: In effetti la secessione gli è riuscita. Si sono separati dalla razza umana. #Pontida15 Nonleggerlo: In esclusiva per voi, il futuro ministro alla Coesione territoriale. #Pontida15 Nonleggerlo: Nel frattempo, statisti a #Pontida15. Na mazza in culo: #Pontida15 MA QUESTI SO PROPRIO SCEMI Alessandro da Rold: Magliette a #Pontida15 Domenico De Marco: Il fallimento della teoria di Darwin #Pontida15 Pinuccio: #Pontida15 gli extra terrestri hanno segnato dove non atterrare Resistenzecreative: e questi sarebbero la razza perfetta…. Alla prossima!!!
Addio a Laura Antonelli, attrice dalla sensualità malinconica
Giugno 22
Parabole. Quelle della vita. Succede che a volte nella vita la parabola che si descrive, purtroppo, sia discendente. C'è chi lo chiama destino, chi pensa sia il frutto del caso, chi quello di scelte sbagliate. Io la chiamo vita. Vita sofferta, vita vissuta. Nel bene e nel male. Impossibile comprendere, quanto assurdo giudicare. Oggi se n'è andata all'età di 73 anni Laura Antonelli. Un infarto l'ha lasciata esanime nella sua casa vicino Roma. È morta sola. Solitudine: chissà quante volte avrà pensato a questa parola l'attrice. Chissà quante volte Laura Antonelli avrà maledetto quella sua condizione di solitudine estrema, quella "scelta" di vivere lontano dai riflettori, troppo scomodi ed invadenti, dal mondo, forse troppo complicato per lei o non abbastanza clemente, da se stessa, forse troppo fragile, troppo delusa. Una carriera di tutto rispetto, che l'ha vista protagonista in pellicole di registi del calibro di Dino Risi e Luchino Visconti e recitare al fianco-tra gli altri-di Jean Paul Belmondo, Giancarlo Giannini ed Alberto Sordi. Bellezza ammaliante dalla straordinaria sensualità, è stata una delle icone del cinema "erotico" italiano degli anni '70-'80 e sarà ricordata per sempre per aver interpretato il ruolo della cameriera che induceva pensieri peccaminosi in "Malizia", film del 1973. Eppure, dopo il grande successo, la grande sconfitta. Guai giudiziari per detenzione di cocaina, interventi di chirurgia plastica che hanno deturpato il suo viso, la sua arma vincente, forse la maschera dietro la quale riusciva a sentire quella forza che non avvertiva altrove. E infine il disastro economico e l'interdizione; era infatti sotto la tutela legale del Comune di Ladispoli. Era già stata fin troppo forte Laura che, insieme alla sua famiglia, aveva vissuto l'esperienza drammatica della fuga dall'Istria per trovare riparo e accoglienza in Italia. Una seconda fuga, molti anni dopo. La fuga dalla società e il vero e proprio isolamento nella sua dimora di Ladispoli, con pochissimi amici di cui fidarsi, tra cui Lino Banfi e Claudia Koll.   Era bello il suo volto, seducente di certo. Eppure il suo fascino era reso ancora più intrigante da quel velo di malinconia che le si scorgeva nello sguardo. Un velo che con gli anni è andato ispessendosi e che, chissà, forse le ha impedito di guardare con un pizzico in più di fiducia alla vita. Ma sono solo considerazioni di una donna come lei, che prova a immaginare quanto possa valere poco il successo e l'ammirazione quando qualcosa dentro si è spezzato per sempre, quando il sentirsi soli è dilaniante. Quanto sia l'amare e l'essere amati e non l'essere ricchi e famosi la vera ricchezza della vita e la possibilità di superarne i momenti critici. Chissà come ha vissuto Laura i suoi ultimi giorni, chissà se ha trovato un po' di quella pace che cercava nella preghiera, chissà se la sua malinconia è stata addolcita dai ricordi più belli della sua giovinezza. Oggi tutti parliamo di lei. Molti lo hanno fatto troppo spesso in passato procurandole ferite che l'hanno uccisa. Molti altri l'hanno ignorata ferendola allo stesso modo. Forse oggi in molti si sentono almeno un po' complici della sua morte.   Eri stupenda, Laura! Ti ricordiamo con alcune delle immagini che ritraggono la tua bellezza.        
Applausi al Fringe di Napoli per "Bambolina" di Gianni Spezzano
Giugno 22
Dal 3 al 28 giugno “va in scena” il Napoli Teatro Festival, appuntamento, oramai annuale, del giugno napoletano, che vede protagonista il Teatro nazionale ed internazionale. Ogni sera vengono proposte diverse rappresentazioni teatrali, di vario genere (dalla prosa al balletto, dai classici agli spettacoli di avanguardia) e in varie locations di Napoli, alcune molto suggestive, quali le sale e le piazze di Caste Sant’Elmo, la Mostra d’Oltremare, la Galleria Toledo, il Teatro Bellini, il Teatro Nuovo. La kermesse è inoltre arricchita da momenti di incontro con gli artisti, da letture recitate e serate musicali. Nell’ambito di tale manifestazione, nella sezione E45 Napoli Fringe Festival dedicata alle giovani compagnie, ha debuttato, mercoledì’ 17 e giovedì’ 18 giugno, nella sala Assoli, lo spettacolo Bambolina, con la regia e drammaturgia di Gianni Spezzano, prodotto da Cerbero Teatro. Bambolina mette in scena Napoli nelle sue più cupe caratteristiche: il degrado, morale e sociale e la violenza sono i veri protagonisti della rappresentazione. I personaggi maschili agiscono come marionette tese dai fili invisibili della disperazione, dell’abbandono e del degrado nel quale vivono quotidianamente; ingabbiati in ruoli ai quali sono destinati dalla nascita e per nascita; ruoli che non hanno mai scelto, perché, per chi vive in certi ambienti, non vi è scelta. Ciascuno di loro si arrabatta per campare, cercando di fuggire i fantasmi delle proprie esistenze: Genni (Adriano Pantaleo), aiutato dal fedele amico, spaccia droga per vivere; Lello (Mario Paradiso Jr), poliziotto corrotto e disonesto, abusa del potere che ha, per sottomettere ai propri fini chi gli è intorno, perfino gli amici. In un contesto del genere non c’è spazio per valori quali il rispetto, la fiducia e l’amicizia perché l’unica legge che vige è quella del più forte. E’ l’arte, napoletana, dell’arrangiarsi, nella sua accezione più negativa, ove chi vince va avanti e chi perde soccombe, ove ogni espediente è lecito e ove il fine, la sopravvivenza, giustifica ogni mezzo, cioè la violenza ed il sopruso. In questo ambiente così determinato da regole non scritte, da “regole di strada”, l’arrivo di Nicole (Cristel Checca), giovane ragazza di Latina di passaggio a Napoli, dolce ed ingenua, segna la rottura del miserabile equilibrio dei personaggi: non a caso Nicole è rappresentata da una non napoletana, estranea a tali dinamiche, proprio a sottolineare l’elemento di strappo che ella rappresenta o che almeno dovrebbe rappresentare. Ciò nonostante, l’amore tra Nicole ed il protagonista Genni, è comunque destinato a divenire un amore disperato, che non riesce a sfuggire alle “regole di strada”; anzi, saranno proprie queste a prevalere, anche sull’entusiasmo ed il sincero legame dei protagonisti. Prevale, in definitiva, Napoli, ad inghiottire ed inglobare tutto e tutti dentro sè, e la simbiosi tra la città partenopea ed i protagonisti permane, addirittura si accentua. E infatti solo quando sarà troppo tardi e il tragico epilogo sarà ormai compiuto, Nicole sognerà di tornare indietro e rifiutare l’invito di Genni che le chiedeva: “vieni a vivere a Napoli, rimani qua”. “No Genny, non rimango a Napoli, torno a casa”, vorrebbe aver risposto Nicole. Ma è troppo tardi. Lo spettacolo convince pienamente meritando i tanti applausi in sala; la rappresentazione riesce a tenere viva l’attenzione sulla storia e soprattutto sugli stati d’animo dei protagonisti che lo spettatore segue con pathos, quasi in ansia per le loro sorti, in un miscuglio di emozioni contrastanti quali comprensione, affetto, rabbia e pietà per dei personaggi ed una città tanto disperati.
I “Purity ball” dell’America e quella promessa solenne tra padre e figlia - LadyO per MGW
Giugno 22
Se qualcuno vi proponesse di organizzarvi una festa in cui per un giorno sareste la ‘sposa’ senza in realtà sposarvi veramente, voi cosa rispondereste? E se in cambio dell’abito bianco e del banchetto vi chiedessero di promettere a vostro padre di arrivare vergini al matrimonio? È dall’America più rurale, quella più legata alle tradizioni religiose che ci è permesso scoprire un rito particolare. I “Purity ball” [anche detti "balli della verginità", ndr] sono molto popolari nelle comunità cristiane degli Stati Uniti: padri e figlie che si uniscono in una cerimonia che potrebbe sembrare, a tutti gli effetti, un matrimonio. David Magnusson, fotografo svedese, ha seguito questa tradizione per cinque mesi attraversando gli stati del Colorado, dell' Arizona e della Louisiana. I Purity ball sono una cerimonia iniziata nel 1998 nella comunità evangelica di Colorado Springs ma ormai sono diffusi in 48 stati americani. Una sorta di matrimonio, si diceva, con tanto di promesse nuziali, banchetti e soprattutto giovani ragazze vestite di bianco che assicurano ai loro padri di arrivare vergini al matrimonio.“L’età media della bambine è di 12-13 anni, ma ci possono essere anche ragazze di 17 o 18 anni" – spiega Magnusson –. "Se la cerimonia viene fatta da bimbe di quattro anni, invece, alla figlia non è chiesta alcuna promessa in merito alla sua sessualità ma sarà il padre a impegnarsi per tutelare la castità della ragazza fino alle nozze”. Un legame solenne, quindi, tra padre e figlia, fatto per se stessi e per l’altro e sancito da un rituale che cerca, prima di tutto, di far (ri)scoprire il vero significato del rapporto familiare. Magnusson ha saputo dell'esistenza dei Purity ball leggendo un articolo: “Ero sotto shock e allo stesso tempo affascinato”. Da lì, l’idea di scoprire di più e studiare l’evento. “Immaginavo padri terribili e opprimenti. Ma è bastato studiare il fenomeno per capire che quelle famiglie stavano solo facendo quello che la tradizione gli indicava come la buona via”. Dai suoi cinque mesi in giro per gli States Magnusson ha estratto un progetto fotografico che esplora il rito ma non lo giudica, piuttosto cerca di capire e far capire la ragione che si nasconde dietro questo evento. Le immagini sono già state esposte a Helsinki, Los Angeles, Francia e Svizzera e ogni volta sortiscono reazioni diverse nel pubblico: “dalla costernazione al sentirsi provocati o incuriositi. Mi piacerebbe che il mio lavoro facesse nascere una riflessione sopra i valori di ogni società. Padri e figlie che partecipano ai Purity ball sono in qualche modo influenzati dalla realtà in cui vivono. In fondo noi tutti lo siamo, senza rendercene troppo conto”.        
Windows of the World: cosa racconteranno mai le finestre?
Giugno 21
Ognuno ha le proprio fisse, qualcosa a cui si è particolarmente legati che agli occhi degli altri spesso può risultare particolare se non strana. A maggior ragione se si tratta di artisti! Quanti, nella storia, ci hanno resi partecipi delle loro manie incuriosendoci particolarmente.    E’ quello che mi è capitato con il progetto fotografico di Andre Vicente Goncalves, fotografo di origini portoghesi, il quale dopo aver iniziato a studiare informatica all’Università di Évora e all’Università di Trento capisce che la sua vera passione, la sua vera "strada" è la fotografia riuscendosi a laureare proprio in Fotografia all’Università di Lusófona ed imparando una cosa importante: scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua (Confucio).   Durante i suoi viaggi, Goncalves si è concentrato su un “oggetto” in particolare: la finestra, quella “magica” apertura che consente l’entrata della luce all'interno di una struttura, abitazione o ufficio che sia. Non solo elemento di necessità, ma anche di design.     The Alps       Guimaraes     Con i suoi scatti, il fotografo, mostra quelli che sono gli elementi che contraddistinguono le finestre: lo sfondo che le contorna, il colore degli infissi, le forme delle ringhiere, il loro "arredamento". Ogni finestra presenta delle caratteristiche diverse tra loro, ma simili se si trovano nella stessa città. Una sorta di carta di identità “visiva” del posto dalla cui semplice osservazione possiamo provare a dedurre dove si trovano.    Provate ad osservare le fotografie e ad indivinare dove sono state realizzate semplicemente analizzando i singoli elementi! Noterete che è proprio così; quei determinati elementi si ripeteno in un determinato luogo.    Lisbon       Venice     Evora     “Sono sempre stato incuriosito dalle finestre, come struttura delle case, queste cambiano da regione a regione, così ho messo insieme migliaia di fotografie che avevo scattato in diverse città ed è nato Windows of the World” afferma Goncalves. Colori, forme, elementi che si ripetono in una magica composizione che lascia senza parole l’osservatore.   Burano     Ericeira     Porto     http://www.andrevicentegoncalves.com/
Il teatro in terrazza: da domani gli appuntamenti estivi del Nuovo Teatro Sanità all'Hotel Parker
Giugno 20
Il Teatro si può fare ovunque, soprattutto a Napoli. È teatro ciò che si vede in strada, nelle chiese e nelle stanze degli hotel - questo l'ha dimostrato anche il Nuovo Teatro Sanità - alle poste, sui balconi e... sulle terrazze. È con questo spirito che l'NTS inaugura domani sera il primo di ... appuntamenti con il teatro sulla terrazza dell'Hotel Parker. Orario aperitivo, 19, aria aperta, luogo meravigliosamente manie amico e... Teatro, cosa volete di più? Tutti gli appuntamenti sono fissati per il venerdì, tranne il primo che è di domenica. Il prezzo? Solo 15 euro. Per cui, andate a teatro, perché, citando il drammaturgo e critico francese Jacques Copeau: si può fare teatro ovunque, purché si trovi il luogo in cui viene a crearsi la condizione fondamentale per il teatro: deve esserci, cioè, qualcuno che ha individuato qualcosa da dire e deve esserci qualcuno che ha bisogno di starlo a sentire. Ecco il programma per esteso:
Vi racconto di un'iniziativa
Giugno 19
Dal 25 e 26 Aprile, con una scadenza settimanale, si raduna sul Lungomare di Napoli la Fiera del Libro. Ogni domenica, accompagnati da alcuni appuntamenti presso la Casina Pompeiana una serie di editori e librerie costituiscono dei piccoli punti vendita dove vengono promossi testi per bambini e per adulti di edizioni meno conosciute, titoli originali che raccontano Napoli attraverso gli occhi di scrittori contemporanei e non, nonchè titoli ben più classici. Un'esperienza unica e che davvero è finora mancata negli elenchi di appuntamenti che hanno coinvolto il Comune di Napoli. L'elenco degli stand conta di nomi conosciuti nel napoletano come la libreria Dante e Descartes piuttosto che Colonnese ma ha beneficiato anche della presenza di nuovi editori privati come Napoli pop. Tutti loro accompagnati dalla presenza costante dei burattini dei Fratelli Mercurio hanno accolto turisti e cittadini con letture, giochi e iniziative.Eppure come diverse delle iniziative proposte per il Maggio dei Libri e per le prossime di Giugno Giovani l'organizzazione non sta sfruttando al massimo le potenzialità dell'evento basandosi su una pubblicità poco d'effetto e su una location centrale ma a causa dei alvori nella Villa Comunale, piuttosto nascosta.   Storie sotto l'ombrello è un progetto ideato e portato avanti dalla preside e dalle insegnati dell'Istituto Comprensivo Statale "Marco Polo" di Calvizzano, durante il Maggio dei Libri, e proposto successivamente in maniera del tutto autonoma al Comune nell'ambito dell'iniziativa della Fiera del Libro. L'evento si è inserito alla perfezione nella serie di appuntamenti previsti durante il week-end nei pressi della Casina Pompeiana in Villa Comunale.   I bambini delle elementari e delle medie hanno intrattenuto i visitatori raccontando storie, dando la loro personalissima interpretazione dei libri letti a scuola. Sotto ombrelli allegramente decorati con scene prese dai testi, questi piccoli narratori mostravano la parola scritta diventata arte. Un'iniziativa davvero notevole, che ha avuto un'ottima riuscita per esclusivo merito di docenti e bambini ma che ha peccato di pochissima visibilità quando avrebbe potuto inserirsi nell'ambito di una serie di proposte cercate proprio nelle scuole.     E qui il nocciolo della questione: il comune di Napoli ha organizzato e appoggiato molte iniziative di enti, scuole e privati per questo Giugno Giovani ma per molti di essi non ha saputo dare il giusto supporto, e la giusta visibilità , delegando agli organizzatori molte responsabilità. E' il caso ad esempio dell'evento previsto per il 6 Giugno nel calendario degli eventi, il "Music Contest delle scuole del centro" organizzato dalla Municipalità e dal Liceo Vittorio Emanuele II, rimandato per problemi tecnici (senza che fosse pubblicato un avviso chiaro e visibile).Laddove occorreva avere delle indicazioni chiare e precise i privati si sono trovati nella condizione di non avere gli strumenti adatti a che tutti gli eventi riuscissero al meglio, trattasi di semplici informazioni , che di risposte date in tempi utili. Insomma queste iniziative sono ancora in fase di rodaggio ma sarebbe il caso di chiedere al Comune un diverso impegno. La partecipazione della cittadinanza non solo è importante, ma addirittura essenziale, e un ente preposto con piena voce in merito di possibilità economiche e spazi disponibili, organizzato per tempo potrà in futuro supportare al meglio i napoletani, giovani e meno giovani, che voglioo essere parte attiva nella promozione di questi eventi e nella rivalutazione della città.
Keep calm and go to Calafrika
Giugno 19
Quando la piccola Alice insegue il BianConiglio attraverso il bosco, cadendo nella sua tana, si ritrova per magia in un posto incantato dove le contraddizioni e l’antinomia fanno da sfondo ad un’avventura fantastica e surreale, insaporita da risvolti non sempre positivi … ebbene esiste un posto nel cuore del Mediterraneo, nascosto nel verde dove è possibile vivere un’avventura musicale, culturale e multietnica che farebbe schiattare d’invidia la piccola Alice.   Il paese delle Meraviglie si chiama Pianopoli e si trova nel Lametino in Calabria.   Musica, street art, assemblee, dibattiti saranno il background di un contesto dove il punto focale avrà un unico leitmotiv l’integrazione e lo scambio multiculturale.       La manifestazione, giunta ormai alla 7° edizione, vedrà l’avvicendarsi sul palco di artisti di ogni parte del mondo, i quali, esibendosi nel loro folklore e mostrando diverse tradizioni culturali che si contaminano perfettamente alle nostre, riescono a creare una fusione e un’intesa multiculturale semplicemente ballando, suonando e recitando in rappresentazioni teatrali.         Organizzatore e promotore di questo evento è: “ MigrAzione”, un'associazione culturale, insignita anche dal “Premio Internazionale Città Solidale", che da sempre si occupa di tematiche riguardanti le migrazioni, una condizione concreta, reale la quale, con toni sempre più incalzanti, trascina con sé una responsabilità, un’impresa che ci chiama in causa tutti rendendoci più che semplici spettatori.    La Mission del Calafrika si basa su un concetto semplice: si rende fondamentale costruire ambienti geografici e di coscienza dove l’incontro tra opinioni e culture diverse, perfettamente radicate nella dimensione calabrese, rendano possibile la responsabilizzazione e il coinvolgimento dell’opinione pubblica su questioni quali accoglienza, solidarietà ed integrazione. Questo concetto acquista un grandissimo valore nel momento in cui il nostro mare da azzurro si tinge di rosso e disperazione, una questione annosa e che ogni giorno che passa diventa sempre più urgente e complicata.           La novità è che quest’anno la manifestazione si svolgerà in 5 giorni, dal 5 al 9 agosto anziché in tre come avvenuto nelle edizioni precedenti, ed accoglierà gente da tutta Italia ed Europa, tutti quelli che avranno voglia di trascorrere momenti di musica e compartecipazione, di solidarietà e tolleranza. Il Calafrika Music Festival è qualcosa da vivere almeno una volta nella vita, non solo perché totalmente gratuito, (anche il campeggio) ma soprattutto perché ricco di sport, corsi, balli, mostre, street art, attività culturali, dibattiti e ovviamente concerti durante i quali si avvicenderanno artisti di calibro internazionale che accordando e armonizzando il loro folklore con il nostro per provare a dar vita ad un fenomeno eccezionale di antirazzismo e arte, un “Connubio Interazziale", una fusione e un’intesa multiculturale semplicemente ballando e suonando.     Quindi quest’anno per iniziare bene l’Estate preparate zaino, tenda, sacco a pelo, Stay human and go to “CALAFRIKA MUSIC FESTIVAL”.      Per il programma altre info: Sito internet ufficiale del festival:  www.associazione-migrazione.org  Pagina Facebook: www.facebook.com/pages/Calafrika-Music-Festival 
Fak fek fik al Roma Fringe Festival
Giugno 16
Essere semplicemente "uno spettatore pagante" ti libera dai condizionamenti di appartenere alla casta dei giornalisti e al privè dei critici permettendoti di poter dire in libertà cosa pensi.Ebbene, mai come in questo caso sono felice del mio status.Non conosco Werner Schwab nè ho mai letto un rigo dei suoi testi e francamente di questa mia ignoranza non me vergogno.A volte bisogna essere sgombri nella mente per approcciare meglio un adattamento e coglierne appieno l'essenza.. Ho cercato sul web notizie utili per poter scrivere una recensione "intelligente", ma riflettendoci ho scelto di seguire la pancia. Una pancia, aihme enorme, ma che mi spinge a dire che "Fak Fek fik" è uno spettacolo particolare, diverso e per certi versi coraggioso.. Tre donne: Martina, Giovanna e Arianna si raccontano e raccontano il mondo femminile nella società attuale usando nello stesso tempo ironia, sarcasmo nell'esporre la ferocia , amara. cruda verità. Esistono diversi e different tipi di donna, chi è bigotta, chi è intraprendente, chi riservata, chi sognatrice, chi disillusa, chi vittima di violenza. Tutte donne che comunque mostrano con coraggio e dignità il proprio volto, anima e anche corpo, spogliandosi letteralmente in scena di ogni forma di pudore e di ritrosia forti del loro grande orgoglio e della loro tenacia. Martina è una donna legante,eterea e sorridente, Arianna invece è semplice, pulita, timida, infine  Giovanna è focosa, dirompente, un vera forza della natura. Tre diversi stili, personalità e sensibilità che eppure  formano  insieme una perfetta simbiosi  di anime, cuore e sostanza. Tre attrici dotate di personalità forti, capaci di alternarsi sulla scena  con ottima di scelta e dimostrando, nonostante la giovane età, talento e personalità scenica che in futuro non possono che migliorare. Il testo non è forse di facile comprensione e in alcuni momenti risulta autoreferenziale, ma soprattutto nella seconda parte non mancano gli spunti divertenti e coinvolgenti per merito di un ritmo narrativo crescente e con imprevisti colpi di scena. La regia è attenta nel lasciare campo libero alle tre interpreti esaltando le doti artistiche e fisiche. Le donne e il loro mondo fatto di pensieri, sentimenti e sogni possono apparire per lo più misteriosi per noi uomini, ma con questo spettacolo qualcosa è possibile saperne. "Fak fek fik" è uno spettacolo teatrale di Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli e Dante Antonelli liberamente ispirato al testo "Le Presidentesse" di Werner Schwab, regia di Dante Antonelli, con :Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli. In scena questa settimana al Roma Fringe Festival.      
Credere nei sogni.
Giugno 15
Quante volte vi hanno detto “Lascia stare…non fa per te”? E quante altre vi avranno consigliato di cambiare strada, di non credere ai sogni, di restare con i piedi per terra? Almeno un milione di volte. Già perché durante il cammino incontriamo sempre il “saggio dell’ultima ora” pronto a consigliarci ciò che è meglio. “Non perdere tempo” o “non fare questo”, ed intanto gli anni passano e dentro di te senti di non essere realizzato. La fiamma della passione, quella che alimenta i sogni, lentamente si spegne e con essa anche la nostra vitalità si affievolisce. Bene, questo non deve accadere mai. Siate voi stessi, non indossate la maschera di qualcun altro. Alimentate i vostri interessi perché mai nessuno saprà ciò che è meglio per voi. La strada non sarà mai in discesa, ma passo dopo passo, con la determinazione i risultati arriveranno. Queste possono sembrare parole scontate, ma non è così. Faccio parte anche io di questa generazione e vi assicuro che sono il primo ad odiare i “sermoni”. Non abbiamo bisogno di verità assolute, abbiamo bisogno di credere in noi stessi e nel nostro avvenire. Dobbiamo poter sperare in un cambiamento. Siamo assetati di un futuro diverso. Il cambiamento non è impossibile. Non è tutto perso. Dipende solo da noi e questa non è retorica, lo dimostrano le recenti elezioni comunali di Bacoli. Ieri a tarda notte un ragazzo come tutti noi, Josi Gerardo Della Ragione, è riuscito a soli ventotto anni ad essere eletto Sindaco in un paese difficile. Niente scorciatoie, ma tanta passione per il suo territorio. Una voglia di riscatto, un desiderio impellente di legalità che ha travolto persone di ogni sesso ed età. La vittoria di Josi non è stato il risultato di una campagna elettorale, bensì un percorso intrapreso anni prima. Un percorso lungo e tortuoso fatto di denunce, attivismo e presenza sul territorio. Poche parole e tanti fatti. Ricordo il nostro primo incontro. Il suo sorriso pulito, i suoi capelli lunghi e i suoi occhi vispi. Un buono lo riconosci subito. Parlammo tanto, condividemmo la passione per il giornalismo e l’amore per le bellezze della nostra terra. Mi accompagnò in giro per la sua Bacoli, mostrandomi quanto gli interessi di pochi potessero far male alla collettività. Con lui ho condiviso un tramonto stupendo sul lago Fusaro e contemporaneamente lo schifo nel notare che sotto i nostri piedi vi era uno scarico abusivo che versava liquami maleodoranti.   Josi ha compiuto un’impresa eroica, ma vi assicuro che non è un super eroe. E’ uno di noi! Appartiene alla nostra generazione, ha vissuto le nostre stesse problematiche, ma non ha mai smesso di credere nell’importanza di costruire un futuro migliore. “Mirko, due sono le alternative: o resti a casa a subire, o scendi in strada e ti batti per ciò che ami”. Non dimenticherò mai le sue parole. Vamos!
Lo scandoloso spreco dei fondi europei destinati alla Terra dei Fuochi
Giugno 15
L’arte del lamentarsi, del piangersi addosso è una caratteristica spiccata del nostro paese. Della serie:  “Il pane a chi non ha i denti”, proverbio vecchio ma sempre molto attuale. Il pane in questo caso è stato offerto alla Campania dall’Ue, ma purtroppo non è stata capace di addentarlo. Centoquaranta milioni stanziati dalla Commissione Europea per fronteggiare la situazione “Terra dei Fuochi”, per dare il via al risanamento dei territori inquinati e per velocizzare le procedure per la realizzazione degli interventi necessari. La Campania ha sinora utilizzato solo 8 milioni di euro e non ha presentato progetti attendibili e all’altezza delle risorse messe a disposizione dal programma operativo 2007-2013 della stessa Ue. La notizia viene direttamente da Bruxelles ed è la risposta all’interrogazione parlamentare presentata al Parlamento Europeo dall’eurodeputato Pedicini (Movimento Cinquestelle). Un chiaro segno insomma della noncuranza delle autorità, Governo e Regione Campania, riguardo la vicenda Terra dei Fuochi, in fin dei conti mai stata messa al centro di alcun progetto politico e mai stata affrontata con i mezzi adeguati. Le istituzioni italiane non hanno mai adottato un sistema dignitoso (ci accontentiamo di poco) di gestione dei rifiuti in Campania. Un vero e proprio scandalo. Uno scandalo che era nell’aria già da tempo. Allarmi, grafici, emergenze, statistiche, manifestazioni, storie di malattie, racconti di vite infelici, inquinamento, diffamazione, inceneritori, lotte, discariche, progetti. Tante, troppe polemiche, accuse sterili, clamore mediatico. E poi? Poi nulla. “Tutto fumo e niente arrosto” come si suol dire. Sorge spontaneo domandarci se la cosiddetta “emergenza terra dei fuochi”, che è stata per mesi sulla bocca di tutti-compresi i totalmente sprovvisti delle conoscenze per parlarne-sia mai stata messa al primo posto  tra le priorità del Governo italiano e se i fondi siano stati sfruttati adeguatamente. La risposta è no. No. Un’altra occasione perduta. Ma sono in pochi a conoscere la realtà delle cose: la maggior parte dei cittadini, nella totale indifferenza rispetto alla questione, crede che la motivazione principale della mancanza di interventi risolutivi sia proprio l’assenza di risorse economiche e colpevolizza quella stessa Ue che ha dimostrato concretamente di voler tendere la mano ad uno dei suoi paesi membri. Ma evidentemente non lo meritiamo. Vergogna. Sorgono necessariamente numerosi ed inquietanti dubbi rispetto alla possibilità che l’emergenza terra dei fuochi, come del resto altre in Campania, rientri nelle priorità del programma 2014-2020 per la pianificazione degli interventi volti al recupero dei siti inquinati. Quando si dice perdere di credibilità.
"Fallout 4"
Giugno 15
Alla fine è arrivato. Lo sapevamo, lo aspettavamo, forse iniziavamo a crederci un po' meno anno dopo anno, ma la speranza non si è mai affievolita del tutto. E infatti, quando Bethesda ha fatto il suo annuncio, un trailer di ben 4 minuti, eravamo tutti pronti. Dopo 5 anni trascorsi da Fallout New Vegas, Fallout 4 verrà presentato all'E3, ed uscirà tra ottobre e novembre!   Finito l'entusiasmo, analizziamo quanto potrebbe esserci già stato rivelato dal trailer di lancio, e quanto si rumoreggia nell'ambiente videoludico. Tanto per cominciare, il gioco sarà ambientato a Boston e si tratterà probabilmente di un prequel: non a caso vediamo nel trailer anche gli eventi avvenuti prima del "fallout", appunto, ossia la guerra e i bombardamenti, e questo influenzerà l'intera storia, a cominciare dalle fazioni: la Confraternita d'Acciaio sarà una fazione nascente, non una consolidata compagine militare, come siamo abituati a conoscerla. Ci saranno altre fazioni, come l'Istituto e i Railroad, con un rapporto dialogico e spesso complesso per quanto riguarda l'impiego degli androidi. Sembra proprio che la robotica giocherà un ruolo fondamentale in Fallout 4, e potrebbe essere anche il motivo per cui la Confraternita diverrà tanto importante negli anni successivi.   Dal punto di vista tecnico, è ancora impossibile parlare in modo compiuto: le meccaniche del footage in game viste nel trailer si limitano alla sola corsa dei personaggi, mentre gli effetti grafici promettono esattamente quello che promettevano in New Vegas: impossibile lamentarsene, ma altrettanto impossibile apprezzarli appieno. Facciamo qui presente però quello che fu fatto presente dagli sviluppatori Bethesda nello stesso anno della pubblicazione di Fallout: New Vegas: per sviluppare un gioco vasto, sterminato, pieno di trame e personaggi, la grafica dovrà sempre essere subordinata alle prestazioni. Niente di nuovo sotto al sole, per farla breve, anche se da qui a ottobre la maggiore familiarità delle software house con le nuove console potrebbe portarli a stupirci, chissà.   In definitiva, il gioco si presagisce come un must per tutti coloro che hanno apprezzato i precedenti capitoli della saga e, se consideriamo anche l'uscita del videogioco di Mad Max: Fury Road nello stesso periodo, l'apocalisse dista da noi soltanto qualche mese. Iniziate ad accumulare tappi, vi serviranno.  
Jamais Vu, il capitalismo e le sue tragicomiche conseguenze secondo il Collettivo Lunazione. Napoli Fringe Festival
Giugno 14
Quando cinema e teatro si incontrano, il matrimonio che ne consegue è sempre felice e "Jamais Vu" ne è un piacevole esempio. Selezionato per l'E45, Napoli Fringe Festival dell'anno in corso, lo spettacolo è andato in scena nella suggestiva, anche se un po' umida, cornice del castello più incantato di Napoli, Sant'Elmo. Un orario da B movie, le 23, e un tran tran da Festival vero, per chi, come alcuni spettatori, proveniva da un altro teatro, o da grindhouse, se volessimo continuare l'analogia. “Jamais vu”, del Collettivo Lunazione, trae grande forza dal fine palato cinefilo del suo autore e regista Eduardo Di Pietro e, forse, de un lavoro comune del gruppo che, dai costumi alla regia richiamano diversi cult degli anni '90. Si parte da una rapina in banca, dalla perdita di memoria.. non vi dice niente? Poco male: correte a recuperare "Inside Man" Di Spike Lee. Certo, un piccolo ammiccamento ad Allen non manca, almeno nell'ironia truce sempre su argomento disperati, spiantati e...desiderosi di rivincita. L'ironia dei ladri per necessità, incapaci di rubare... O forse no... tra il divertente siparietto di Giulia Esposito che 'aveva avvertito del suo asma' e la tragicomica situazione della professoressa/assistente Giulia Musciacco, che in realtà è una ricercatrice e fa porre a noi stessi una domanda: se la definizione 'lavoro' sussista ancora quando non si è pagati. Ironie legate alla vita, ai dolori e ai drammi di quattro storie che, forse per caso, non è chiaro, si trovano ad unirsi davanti all'urgente bisogno di denaro, una necessità che accomuna tutti. Spread, Bond, Leasing ... E Jones, questi i nomi 'd'arte' dei personaggi, hanno vite differenti, storie di quotidiano squallore e usuale disperazione: c'è il personaggio interpretato da Michele Iazzetta, imprenditore che, pur di pagare le tasse, perde tutto e anche di più, con annessa presa in giro del più furbo Alessandro Paschitto, ottimo interprete di diversi ruoli 'sopra le righe' nello spettacolo, insieme all'altrettanto talentuosa Cecilia Lupoli, a loro è affidato l'arduo compito di far nascere una risata amara sul volto degli spettatori e, al contempo, di smuovere la riflessione finale, anche qui con un richiamo cinefilo che non guasta affatto. Ci sono Mario Autore e Giulia Esposito, marito e moglie di umili origini, molto convincenti nella recitazione, meno nel dialetto, a volte un po' forzato. Nel complesso, un ottimo gruppo, una buona regia (di Eduardo Di Pietro), dai movimento quasi coreografati in alcune scene che ben supplisce all'assenza di una vera e propria scenografia, ma forse anche questo è 'gioco da Fringe'. Restano qualche piccola incertezza drammaturgica, ancora un po' acerba, e una leggera forzatura nel mettere alla gogna il solo 'denaro' e le banche, imputando loro tutte le colpe e indicandoli come unici veri ladri. Bisogna biasimare sempre e solo la società o piuttosto non si ribella, con mezzi legali, alle brutture del mondo? Plauso a parte all'accenno della splendida voce di Giulia Esposito, che avremmo volentieri ascoltato per più tempo e alla colonna sonora di 'rumori' e canzoni, ben amalgamata nel contesto. Provaci ancora, Eduardo, qui c'è tutto, ma da uno dei gruppi giovani più interessanti di Napoli ci aspettiamo sempre di più.
Quando la follia ti fa diventare ricco
Giugno 13
Vi capita mai di parlare con qualcuno di così inquietante e fantasioso da portarvi a pensare che l'unico luogo in cui potrebbe vivere è un carcere psichiatrico di massima sicurezza? O comunque un manicomio? Se non vi è mai capitato ritenetevi fortunati, perché è veramente spaventoso. Ad ogni modo al mondo ce ne sono di individui così, ed alcuni sono riusciti ad infiltrarsi anche nel mondo del cinema. Non mi credete, forse. Ma io posso dimostrarvelo, e se continuate a non credermi dopo questo articolo andate a guardare i film di cui vi parlerò e poi fatemi sapere.    Farò una top three degli sceneggiatori che, secondo me, meritano delle serie cure mentali.    Al terzo posto abbiamo addirittura sei geni del male, Shawn Wayans, Marlon Wayans, Buddy Johnson, Jason Friedberg, Aaron Seltzer e Phil Beauman.   Chi sono? Se non vi dicono nulla è decisamente meglio così, perché sono gli sceneggiatori del mitico, fantastico, intelligentissimo 'Scary Movie'. Lo so che è un film parodia ma, seriamente, a voi fa ridere? E' di un demenziale così idiota e così volgare che non capisco come le persone possano riderne.  Il bello è che gli sceneggiatori sembrano non saper fare altro! Shawn Wayans, non ha partorito altre idee brillanti oltre scary movie 2, per fortuna. Marlon Wayans suo fratello, che tra l'altro potete trovare come attore in Requiem For A dream che vi consiglio di guardare, non ha avuto altre idee su fantastiche sceneggiature demenziali.  Buddy Johson, ha avuto invece altre idee meravigliose come 'Non è un'altra stupida commedia americana', che vi consiglio di guardare per comprendere lo Stige nel quale sguazziamo.  Jason Friedberg, è il più brillante di tutti, 'Disaster Movie', 'Epic Movie', '3 ciento..', 'Angry Games', 'Superfast and Superfurious' e 'Hot Movie' sono tutte sue creazioni! Quanto sarà soddisfatto Jason della sua vita da sceneggiatore\regista da uno a dieci? A voi la risposta. Aaron Seltzer, gli ha dato una mano con ogni sua creatura, sarà più soddisfatto dell'amico Jason?  Phil Beauman non ha nemmeno una voce su Wikipedia, ma cercando in giro ho scoperto che ha dato una mano a Buddy Johnson con 'Non è un'altra stupida commedia americana'.  Insomma sceneggiatori di una certa levatura, quelli di 'Scary movie'.    Al secondo posto abbiamo il romanticissimo Federico Moccia.    Vorrei prendere in esame un film in particolare, 'Amore 14'. Cioè, non che gli altri siano migliori, ma questo ha superato veramente i limiti.  Insomma Federico è convinto che due quattordicenni, in una giornata, dopo essersi solo guardati in faccia, passino un'intera giornata insieme e, giunta la notte, lui possa regalare a lei una stella. Una stella, sì. Perché poi tutti a quindici anni sapevamo dove poter andare a comprare una stella! E' chiaro!  Poi immagino che tutti quanti troviate perfettamente normale che a 14 anni, per capire come fare l'amore, una ragazzina vada a comprare dei giornaletti porno. E chi voi, ragazze, sempre a 14 anni, non ha guardato con le amiche varie immagini di organi riproduttori maschili trovandone le varie differenze? Chi!?  Tutto perfettamente normale!       Al primo posto, l'indiscusso vincitore della mia Top Three, Tom Six.   Tom è lo sceneggiatore di una non poco malata trilogia, 'The Human Centipede' 1, 2 e 3.  Insomma io non lo so come ad un uomo possa venire in mente uno schifo simile. Come può venire in mente a qualcuno di unire una serie di persone, che siano tre come nel primo o quattordici come nel secondo, dalla bocca al sedere?  Non vi è chiaro? Mi spiego meglio. Prendete una persona, mettetela per terra a quattro zampe, prendetene un'altra e mettetela a quattro zampe appena dietro la prima. Tagliate e ricucite nei punti giusti ed ecco il vostro personalissimo centopiedi umano. Ma che malattia mentale hai, Tom!? La cosa più agghiacciante è che chirurgicamente è pure fattibile questa cosa, attenzione a Tom, prima o poi lo farà davvero.    Questa è la mia Top Three, se per voi c'è qualche altro sceneggiatore che merita un posto in classifica fatemi sapere, è sempre bello vedere che al mondo siamo piedi di pazzi scoppiati, potenzialmente ricchi ed in assoluta libertà! Tra l'altro c'è chi è troppo debole per sopportare la follia di questi uomini e fa scelte sbagliate di vita.  
SOS a Piazza Cavour
Giugno 12
Sos a Piazza Cavour. Risalgono allo scorso mese di maggio le proteste dei cittadini dovute all’abbandono di vecchi materassi nel bel mezzo di marciapiedi e strade destinate al traffico veicolare. Un episodio che ha dell’assurdo. La Polizia municipale e l’Asìa sono intervenute quanto prima per la rimozione dei rifiuti. Ma la situazione del quartiere ha già alle spalle uno scenario preoccupante. Desolazione, incuria, degrado ambientale e soprattutto il grave neo della pavimentazione stradale. E pensare che nel 1812 Gioacchino Murat, aveva provveduto al riassestamento di tutto l'asse stradale, dal Museo fino all'Albergo dei Poveri. E pensare anche che, proprio nei pressi di Piazza Cavour, nel Rione Sanità, nacque e visse Totò. Oggi invece si respira tutt’altra atmosfera. È passato più di un secolo e la situazione pare essersi rovesciata. Lo storico quartiere Stella regna ormai nell’abbandono più totale e delude le aspettative dei napoletani. I residenti sono ormai stanchi e increduli di fronte a tanta indifferenza. Indifferenza da parte delle Istituzioni, ma anche noncuranza e inciviltà da parte dei cittadini stessi. Il clichè è sempre lo stesso. C’è chi prende la metropolitana o usa l’auto e si imbatte nei giardinetti adiacenti alla Piazza, magari per una passeggiata o soltanto per andare a lavorare. Nessun prato verde o spazio adibito per i più piccoli. Tanti clochard e baby gang che spesso agiscono in pieno giorno. Non è stata mai effettuata una disinfestazione dell’ambiente circostante (prevista a norma di legge).Sono molti gli insetti che infastidiscono i passanti, costretti a respirare un’ aria maleodorante e malsana. Gli studenti e i turisti trovano difficoltà a recarsi presso il Museo Archeologico a causa di strade dissestate e motorini che scorazzano liberamente sui marciapiedi. Semplicemente vergognoso. Questo è dovuto anche alla mancanza di adeguati dissuasori, troppo bassi e non visibili a tutti. Ci siamo rivolti all’Associazione “Unilpe” di via Foria che svolge mansioni di Caf e Patronato, per avere aggiornamenti sulla situazione. “Nel 2011 sono state fatte promesse di riqualificazioni e ripedonalizzazioni mai mantenute – ha dichiarato Annarita L., responsabile dell’Associazione. A distanza di quattro anni, spesso c’è gente che lascia sacchi enormi di spazzatura e vecchi mobili proprio davanti al nostro ufficio, quasi in segno di sfregio. C’è chi ha divelto paletti stradali per puro divertimento. Ne abbiamo conservati alcuni in attesa di disposizioni della Polizia Municipale. Se ci rivolgiamo all’Asìa dobbiamo sempre sopportare tempi di attesa troppo lunghi. Inoltre la protesta dovuta all’abbandono di materassi in mezzo al traffico è stata inutile. Sono troppi i migranti irregolari nella zona, che partecipano ai frequenti episodi di microcriminalità. Ci auguriamo che le Istituzioni locali comprendano la nostra situazione”.   Se Napoli piange, qualcuno le asciughi le lacrime. Ma soprattutto proviamo a tornare a farla sorridere con l'impegno individuale e dando un esempio concreto di civiltà, rispetto e amore per la nostra città.
L'attesa è finita: ecco DRONES, il nuovo album dei MUSE
Giugno 12
Finalmente l’attesa è terminata e i Muse, tre giorni fa,  sono tornati! Lasciate da parte le sperimentazioni elettroniche degli ultimi due album, la band inglese pubblica Drones, un concept album che (sulla scia di Absolution e The Resistance) vuole narrare una storia ambientata in un universo distopico, tipicamente orwelliano; qui il protagonista è un essere umano che perde la sua speranza nei confronti dell’amore e del mondo che lo circonda, si abbandona quindi al controllo e alla manipolazione di un regime dittatoriale che intende trasformarlo in un drone umano, una macchina assassina, finchè non realizzerà egli stesso che ci si può liberare dall’oppressione del sistema.Il tutto era stato già programmato e, nella settimana precedente la pubblicazione, alcune tracce dell’album erano già state messe in circolazione in anteprima su internet. L’album è uscito solo da un paio di giorni ed ha già ricevuto tantissime critiche (molte di queste negative) dai fan e dalle riviste musicali di tutto il mondo. Noi vogliamo dichiarare solo una cosa in merito, ovvero che, indipendentemente dai gusti personali soggettivi, è obiettivamente un fatto che da una band innovativa, originale e tecnicamente ferrata, come quella dei Muse, ci si aspettava forse qualcosa in più (o dovremmo dire qualcosa in meno, dato che a nostro parere, alcuni elementi dell’album sono del tutto inutili). Godiamo comunque di ciò che di positivo c’è in questo lavoro discografico, anche perché non parliamo di poca roba! Abbiamo anche noi provato a dare un’ opinione sull’album, analizzando una traccia per volta. Dead Inside èilbrano d’apertura e il primo singolo ufficiale dell’album. Parte subito con una batteria incalzante e un assolo di chitarra che sembra essere uscito da “I want to break free” dei Queen. I tempi scorrono linearmente fino alla parte finale, dove la canzone si apre e la voce di Matt si snoda armoniosamente, dando il meglio di sé.“Feel me now, hold me please, I need you to see who I am ” (Sentimi adesso, stringimi per favore, ho bisogno di vedere chi sono ) implora il protagonista. È qui che la storia dell’album ha inizio, dove egli perde ogni speranza e diviene appunto “Dead Inside” (morto dentro). Viene preparato quindi il terreno per le atmosfere cupe che seguiranno. Tocca a Drill Sergeant, intro della successiva Psycho.“If you do not do, what you are told to do, when you're told to do it, you will be punished, do you understand?!”  (Se non fai quello che ti viene detto di fare,  quando ti viene detto di farlo, sarai punito. Capisci?)chiede la voce di un uomo dal parlato militaresco, ispirato palesemente a “Full metal jacket” di Stanley Kubrik, e il soldato di rilancio grida “AYE SIR!” (Sì, Signore!). Ed ecco, in maniera inquietante quanto basta, viene introdotto il potente riff di Psycho. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare quasi una nuova “Personal Jesus”, ma poi ti rendi conto che sono loro, i Muse, e che il loro ritorno al rock vero e proprio qui si sente tutto. Tra un fuoco di chitarre graffianti e martellanti colpi di batteria, una voce gutturale di sottofondo (ndr quella di Chris Wolstenholme) dichiara “I’m gonna make you a Fucking Psycho!” (Farò di te un fottuto psicopatico) . “Your ass belongs to me now” (ehm..evitiamo la traduzione) canta Bellamy, e alla fine della canzone ti ritrovi a desiderare di essere trasformato a tua volta in un “Superdrone”! Un momento di parziale tregua è dato da Mercy, che parte lentamente, con un delicato assolo di piano.  Poi però nel ritornello, con il tipico acuto da brividi di Bellamy, il brano si spalanca su un’immensa distesa di suoni di chitarre e cori. Qui il protagonista chiede pietà , “Show me mercy, please”, supplica disperatamente ai suoi oppressori.  Ma si renderà ben presto conto che non c’è nulla da fare. Ed è con Reapers che si ha la svolta negativa della narrazione.  La canzone è un tripudio di chitarre ed epici riff che la rendono probabilmente uno dei pezzi più all’avanguardia in tutta la carriera musicale dei Muse. Il tutto attacca con una vigorosa pulsazione di batteria, seguita da una serie di energici giri di chitarre che, insieme alle parole iniziali “Home it's becoming a killing field “ (Casa è diventata un campo di battaglia) , riesce a trasmettere subito un’ aria di angoscia e agitazione. La voce inizialmente lineare di Bellamy si distorce verso l’inizio del ritornello e grida “You're wiping me out killed by DRONES”… Ed ecco il primo potente riff del brano, dove chitarra e basso si fondono a formare un unico travolgente suono.  Ma il bello deve ancora arrivare! Nella parte intermedia, dove un imponente assolo di chitarra, di quelli che si attorcigliano su sé stessi e ti penetrano nelle viscere, rappresenta il culmine emotivo del brano. Quando poi il coro finale si conclude, il ritmo cala repentinamente e pensi che sia finita lì… E invece no! Inizia a districarsi una linea di basso che introduce un mastodontico riff dal sound assolutamente heavy, dove la chitarra del Bellamy si sovrappone e riprende lo stesso motivo del primo strumento. Una voce distorta e arrochita (sempre quella di Chris) grida minacciosamente “HERE COME THE DRONES!” (Stanno arrivando i droni!). È la volta di The Handler, l’estratto più intenso e drammatico di tutto l’album (e probabilmente uno dei più belli ed emozionanti che i Muse abbiano mai prodotto).  Un’ atmosfera oscura e tenebrosa impetuosamente erompe e ti trascina dentro al brano, quasi come se ad un certo punto quello impossessato dalle forze maligne fossi tu stesso (sensazioni che ricordano Hysteria). Parte con un altro violento riff di chitarra, scandito dal sempre presente suono aggressivo delle percussioni. In questa fase della storia l’eroe protagonista prende coscienza di ciò che gli sta accadendo e realizza che non vuole lasciare che qualcun altro controlli e manipoli la sua mente, così inizia a ribellarsi. “Leave me alone, I must dissociate from you!” grida in falsetto la voce trafiggente di Matt.  Nella parte centrale un altro assolo di chitarra, una concatenazione di riff che si susseguono vorticosamente creando un’atmosfera che va in crescendo. Il climax si conclude nell’ultimo intenso ritornello, lasciando una sensazione di sconvolgimento totale. JFK è parte di un discorso di John F. Kennedy (quello di Waldorf-Astoria del 27 aprile 1961), unito ad una base di archi e chitarre elettriche, che fanno da intro al riff massiccio Defector. In questa canzone, che volutamente ricorda il rock di stampo anni ’80 dei Queen (i cori soprattutto), il protagonista della storia riprende il controllo della sua vita e combatte contro il nemico che cerca di controllarlo, incitando gli altri a seguirlo e ispirando ideali di libertà. Più o meno lo stesso concetto è affrontato nella successiva Revolt. Anche se (non ce ne vogliano coloro che amano questa canzone) forse era un brano che si poteva evitare e potrebbe quasi essere una sigla da cartone animato. C’è da dire, infatti, che da questo brano in poi la qualità dell’album purtroppo cala un bel po’.  Aftermath è l’unico brano lento dell’album, ed è l’unico dove si parla un po’ d’amore. Inizia con il suono del vento, che lascia poi spazio ad una chitarra dal sound vagamente Pink floydiano. La canzone però sembra molto ispirata agli U2 e non sarebbe neanche tanto male, se non fosse per i cori finali che la trasformano in una fusione tra un canto parrocchiale e una cover di “We are the world” . Comunque sia, è da apprezzare il significato che essa trasmette. Qui il protagonista della storia ritrova infatti finalmente l’amore e la fiducia nell’umanità.   L’undicesima traccia di Drones è The Globalist, un brano della durata di dieci minuti che nella struttura ricorda un po’ Citizen Erased ( per la struttura e nient’altro). Essa contiene in sé una storia separata dal resto dell’album, che racconta effettivamente la stessa storia del concept solo con un bad ending: un eroe sconfigge i suoi oppressori ma finisce per diventare egli stesso un dittatore, distruggendo tutto ciò che lo circonda a forza di bombardamenti. La prima metà del brano è una ballata che si apre con una melodia fischiettata, alla Ennio Morricone; la voce di Matt canta della fine della libertà e del protagonista che si lascia dominare dai droni. Poi arriva l’assalto della parte centrale, puro heavy metal! Un potente riff di chitarra e una batteria che sembra ricordare l’era di Assassin, scanditi da un conto alla rovescia in sottofondo e da un coro da film western. Finchè il tutto non si trasforma in una ballata di sola voce e piano (che, di nuovo, si poteva evitare!).   Dell’ultima traccia, la title track Drones, non vogliamo dire molto. L’intento musicale non è molto comprensibile, visto che il brano ha tutte le sembianze (volute dallo stesso Matt) di un canto da messa e non è per niente orecchiabile. Ma ne comprendiamo almeno il significato, visto che vuole rappresentare un “pianto” per le vittime dei droni e dei crudeli dittatori. Il requiem conclude così l’Album con un solenne (e forse dovuto)“Amen”.
Premio Strega: sorpresa Zerocalcare!
Giugno 11
Si è tenuto due giorni la seconda edizione del concorso Premio Strega Giovani e tra i tre finalisti c'era di nuovo Zerocalcare, piazzatosi al secondo posto con Dimentica il mio nome, graphic novel, edita da Bao Publishing. È un'opera che piace dalla prima pagina, come se si creasse sin da subito un legame, quasi affettivo, poiché tratta di una storia familiare. Familiare in tutti i sensi, perché sono narrate le vicende della famiglia di Zerocalcare e perché si potrebbe trattare delle vicissitudini della mia o di quella di Bruno o della vostra o di chiunque vogliate. In questa novel l'autore racconta tre generazioni: quella di sua nonna, quella di sua madre e la sua. Lo spunto per questo fumetto nasce da un lutto, la perdita della nonna francese Huguette (che sin da piccolo chiama Mamie, per paura che i suoi compagni di classe scoprissero che si chiama come Ughetta la nipote di Fantozzi!) che è l'epicentro della storia. Egli stesso ha affermato :«questo libro c'ha dentro un pezzo dell'anima mia», Zerocalcare ritorna infatti alle sue origini con questo canto d'amore a Rebibbia, il quartiere romano in cui è cresciuto, senza privarci del suo stile irriverente.   Un sentimento di nostalgia ha intriso ogni singola pagina: fa un excursus del suo passato narrando le avventure di sua madre Elisabeth, raffigurata come Lady Cocca, e di sua nonna, con misteri e retroscena che lo stesso protagonista scoprirà man mano insieme a noi. Zc riesce a far combaciare il mondo reale con quello fantasy, popolando il mondo dei suoi amici, l'Armadillo, Ken Shiro, Leonida e Sirio il Dragone. Con la perdita di Mamie, si apre un Vaso di Pandora: deve affrontare il consueto conflitto tra gli spauracchi del passato e le ansie per il futuro. I tanti dubbi che rincorrono i rimpianti, cose non dette e cose non fatte, un faccia a faccia con i suoi errori del passato. È una storia che si trasforma in favola, con un fondo di verità. Zerocalcare ha messo a nudo una pezzo di sé, della sua vita, elaborandolo e mettendolo sotto i riflettori, con umiltà e spontaneità, intrecciando un legame emotivo con chiunque legga il suo libro; ha cercato di espiare il suo dolore nel modo migliore che conosceva. «Il dolore crea dei buchi nella trasmissione della memoria. Poi ognuno li riempie come può.» (Cit.)  
L'obbedienza non è più una virtù
Giugno 11
“Diteci esattamente che cosa avete insegnato ai soldati. L’obbedienza a ogni costo? E se l’ordine era il bombardamento dei civili, un’azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l’esecuzione sommaria dei partigiani, l’uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l’esecuzione d’ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni, una guerra di evidente aggressione, l’ordine d’un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari?”. Queste le parole di Don Milani, intellettuale parroco fiorentino, che nel 1965 ruppe il conformismo teologico e dichiarò a gran voce che l’obbedienza non è più una virtù. L’esercizio di libertà è anche esprimere la volontà di leggi più giuste e dunque anche di obiettare, accettando le conseguenze penali, giuste o ingiuste che siano. L’obbedienza non è più una virtù, non è un modello di libertà, ma il contrario: asservimento, prigionia della mente e servitù del cuore. Servitù è il vero nome di quell’obbedienza che non è virtù. Un’obbedienza che trasforma i singoli individui in docili strumenti dell’omologazione sociale. Come Don Milani, sebbene in tempi decisamente non recenti, il filosofo La Boétie in un trattato del 1550, denunciò la “servitù volontaria”, definendola una forma di acquiescenza dei sudditi, divenuti non solo complici ma anche esecutori delle misure del potere. Il conformismo di massa non si limita più all’osservanza esteriore, ma persegue una forma di omologazione culturale e un desiderio di sottomissione collettiva a un’autorità che dia sicurezza. Un apparato sociale che tende a trasformare gli individui secondo un certo stampo, tante statue della stessa forma e misura. Utopia preannunciata da Orwell. L’obbedienza infatti è tornata oggi sotto forma di sottomissione o docilità post-individualistica e post-totalitaria. La diffusione del “fascino dell’obbedienza” si presenta come unica soluzione alla promozione sociale e al benessere economico in una società globalizzata e diventa un principio di ordine tranquillizzante. La preferenza per una forma di vita tradizionale appare, possiamo dire, “più facile”. Nella nostra epoca questa forma di servilismo si esplica prima nella vita privata, poi nei rapporti di lavoro, nella sfera socio-economica  e  infine  nella vita politica.  Perché l’uomo si sottomette così al potere? Perché sceglie di perdere la propria autonomia? Servire diventa rassicurante perché è l’unica via per sfuggire alle angosce e alle fatiche scaturite dalla libertà.  I sudditi obbediscono al potere perché inspiegabilmente lo amano, ma in realtà amano soltanto se stessi. Una sorta di narcisismo sociale, dovuto a debolezze insite nell’individuo e a mancanza di amor proprio e di autostima. “Quando l’uomo si trova in tali circostanze, cioè disperato non in maniera da odiarsi ma da non curarsi […] prova piacere nel servire gli altri”, scriveva Leopardi nello Zibaldone. Come afferma Dostoevskij nel “Grande Inquisitore” la libertà diventa un peso, una responsabilità. Come fare? La soluzione, secondo la Boétie, è smettere di desiderare la servitù e smettere di cooperare attivamente con tutte le forme di collaborazione alla dominazione sociale. Questa soluzione riportata nella nostra epoca è un invito a cessare di idolatrare il comando unitario e credere forse un po’ più in se stessi senza avere paura di mettersi in gioco e con la voglia di lottare per i propri diritti. Insomma: “ho a cuore” invece del “me ne frego” fascista.
Flusso di una coscienza (quasi) artistica
Giugno 11
La prima fase, quando l'idea di creare qualcosa di artistico si insinua nella mente umana, è sempre di euforia. Una fantastica, esaltante euforia che ci spinge (senza reali e concrete motivazioni ma neanche supportata da un qualsiasi dato logico) a credere di possedere una qualche vena artistica. Ora, quale che sia l'ambito che si decide di intraprendere, che sia la lavorazione dell' argilla, la pittura piuttosto che l'uso della stampante 3D, il pensiero  rimane lo stesso: "qualsasi cosa farò, la  mia sarà un' idea innovativa, qualcosa di mai visto e strabiliante!" Qualora abbiate trascorso ore ed ore con questo stupendo  proposito per non trovare l'illuminazione (come accade alla sottoscritta)  c'è un solo consiglio valido: COPIATE! Anatema! Come copiate??? Certo, ma sì...copiate. Scegliete l'artista, il pittore, lo scultore, l'artigiano o il ciabattino che più vi piace, che più ammirate...prendete la sua opera migliore, la più spettacolare, dissacrante, eccentrica, classica....riconoscuita universalmente come manifesto di quel particolare artista...e copiate! Qualcuno di voi obbietterà che i grandi artisti non copiano ma "traggono ispirazione"....è certamente un modo di vedere la cosa ma lasciate che racconti  (in poche righe promesso) un aneddoto. A chi era solito chiedere a Pablo Picasso  quale fosse il sistema o i parametri per definire un artista e la sua opera, il maestro rispondeva che la mediocrità di un pittore è da misurarsi considerando il modo in cui quest'ultimo prende spunto dai grandi maestri; buona parte dei pittori infatti hanno dichiarato di essersi ispirati negli anni a questo o a quell'altro maestro, di aver tratto liberamente spunto da quest' opera piuttosto che da un' altra. Secondo Pablo stava tutta qui la banale mediocrità  di costoro, poichè secondo lui un artista eccellente (non mancando di fare chiaro riferimento a se stesso, beninteso!) non doveva limitarsi a "prendere spunto", ma doveva fare propria per intero un'opera altrui. Limitarsi a individuarne l'emozione senza riprenderne le forme, i colori, gli equilibri "in toto", non poteva che far nascere opere mediocri.Tutto dell'opera dal maestro andava "rubato", finanche la cornice era da portar via, diceva Picasso, qualora fosse stata di valore!!! Simpatico, Picasso! (blink)   Una bella tecnica in cui la scelta di un'opera non serve solo d'ispirazione è il découpage (in francese découper: ritagliare), un'arte decorativa  che si diffonde in Europa nell'Ottocento, come evoluzione  della Laccatura orientale. Se il découpage  può considerarsi un'arte povera la laccatura è una ricca tecnica decorativa che ha la sua origine tra Cina e Giappone e che richiede una perizia tecnica altissima.  Questa tecnica arriva in Europa prima del Seicento e trova in Italia,  nella Repubblica di Venezia, il punto di sua massima espressione. Nella Serenissima si distingueranno infatti artigiani eccellenti. La lacca  è una resina naturale che si trova solo in Orinete e può essere colorata con pigmenti naturali, creando così lacche rosse, blue, gialle etc. Per ottenere l'effetto lucido  e acquoso  erano anticamente necessarie fino a venti applicazioni di resina, ognuna da applicare solo quando quella precedente fosse completamente asciutta. I locali adibiti a queste fasi erano bui e costantemente umidificati da acqua che scorreva  continuamente lungo i muri, e addirittura le laccature più preziose venivano eseguite in mare, a bordo di navi predisposte. A queste accortezze tecniche si affiancavano nella tradizione leggende che volevano la laccatura perfetta se effettuata nelle notti di luna piena. A causa del costo proibitivo di questa tecnica furono proprio i Veneziani a creare una valida alternativa: utilizzando una carta sottilissima per i disegni in acquarello era possibile incollare queste immagini sulle superfici da decorare. In ultimo bastava una passata di gommalacca per rifinire l'opera con effetti davvero stupendi.   IL DECOUPAGE 1. Per iniziare è necessario che scegliate l'immagine che preferite. È ovviamente possibile stampare direttamente da internet l'immagine ma se si utilizzano  immagini su fazzoletti o fogli di carta velina l'effetto di trasparenza risulterà maggiore. 2. Una volta ritagliate con cura le immagini, disponetele sul piano che volete decorare. 3. Diluite in una scodellina la colla vinilica (proporzione 2 cucchiaio di colla 1 d'acqua) e mescolate bene 4. Passate, con il pennello asciutto, un sottole strato di colla dietro l'immagine per poi incollarla sulla superfice, facendo attenzione  a stendere bene l'immagine 5. Trascorsi pochi minuti, passate un nuovo strato di colla sopra il ritaglio, coprendo tutta l'immagine, così da fissarlo bene. Non è necessario  rimanere nei contorni 6. Una volta asciugato il primo strato, procedete a stendere un secondo strato qualora voleste rendere  la superfice più dura. Una volta asciugato l'ultimo strato, il lavoro è concluso e potete, a vostro piacere, passare un pò di vernice spray, di quelle isolanti e plastificanti, su tutto l'oggetto, a protezione del lavoro e per uniformarne la lucentezza.   Mi è capitato di leggere (ovviamente per quanti sforzi faccia non ricordo dove) che aggiungendo alla colla un po' di colore si può dare un effetto tipo "filtro". Utilizzando il giallo o una punta di marroncino l'effetto ottenuto sarà di anticato. Proverò e vi aggiornerò!!! Di seguito  un pò di foto (fatte dalla sottoscritta, indi malissimo) dei vari passaggi per realizzare un piccolo ciondolo P.s. Si avvisano i gentili lettori che su internet, tra video, articoli e blog potrete trovare  descrizioni moooooolto più minuziose e di conseguenza più utili. Una veloce ricerca  può portare spunti e farvi scoprire "trucchetti" molto utili. Pe il resto il limite è la vostra immag...no, il limite è quanto potete insozzare la vostra scrivania senza che  veniate rimpiazzati con un inquilino meno fastidioso! Ciò detto sbizzarritevi! Anche un errore, come non stendere perfettamente l'immagine può provocare effetti davvero simpatici! Iniziamo!!!!   Preparate una superfice di legno della forma e della grandezza che preferite, sarà questa la base del ciondolo. *Il legno di balsa è leggero e facile da tagliare  *Piegando con le pinze un pezzetto di fil di ferro ad uncino avremo in gancetto da infilare nella parte superiore del ciondolo. Un punto di colla lo renderà più solido. Ritagliate con cura l'immagine scelta, stando attenti a che la misura corrisponda perfettamente a quella della base in legno. Sovrapponetele e disegnate sul retro i bordi così da non avere difficoltà.   Passate con il pennello asciutto una buona dose di colla sul retro dell'immagine e attaccatela con attenzione sulla superfice di legno, facendo attenzione a rispettare i bordi. Dopo un paio di minuti, quando la colla si sarà asciugata, passate il pennello intinto nella soluzione di colla e acqua sopra l'immagine. Lasciate asciugare e ripetete questa operazione un paio di volte. Potete colorare  i lati del ciondolo con un inchiostro o una tempera e passare la stessa soluzione di acqua e colla su una volta che il colore si sarà asciugato, per renderlo lucido.   Una volta sistemata una catenina o un laccetto di cuoio o di stoffa avremo pronta la nostra personalissima collanina!   Buon lavoro a tutti e buon divertimento! Alla prossima creazione!
Anselmo e Greta, una fiaba moderna al Fringe di Roma
Giugno 11
Si dice spesso che le fiabe abbiano una morale da trasmettere, uno stile a cui ispirarsi e soprattutto siano un invito a comportarsi meglio. Le fiabe sono state per tante generazioni di bambini le letture preferite, oltre che solide e gratificanti compagne di giochi. Ma se dovessimo oggi scrivere una fiaba, come potremmo farlo? Esiste ancora una famiglia serena? Ci sono bambini felici? Chi sono i cattivi e chi i buoni? Ma soprattutto i bambini oggi hanno ancora tempo e voglia di leggere le fiabe? Le giornate tipo di un bambino sono segnate da lezioni di nuoto, inglese, danza con un ritmo frenetico e quasi nevrotico, imposto da genitori che, pur di non dover avere “tra i piedi” i figli, preferiscono “sfiancarli” con mille attività, ufficialmente per renderli poliedrici e aperti alla modernità. Eppure le attività non potranno mai sostituire l’affetto e la forza di una carezza e la condivisione  di esperienze e di confronto in famiglia. “Anselmo e Greta”, pur proponendosi come rivisitazione in chiave moderna della fiaba dei fratelli Grimm, ha la sua forza narrativa e simbolica nell’evidenziare una frattura degli affetti che esiste nella famiglia di oggi, in cui non c’è spazio per un abbraccio né per il contatto fisico, ma solo per un vortice furioso e freddo di parole e azioni che  portano a stordire i figli e a renderli dei “piccoli soldatini” chiamati a seguire in maniera scrupolosa il programma settimanale  stabilito. Anselmo e Greta vivono dentro una bolla, non conoscendo l’amore e la spensieratezza del giocare senza guardare l’orologio e solo quando si perdono nel misterioso e pauroso bosco invero assaporano la felicità e il calore, ritrovando il fratellastro Vasco, scoprendo il vero senso della parola famiglia. Uno spettacolo originale e divertente nella sua messa in scena per merito di una regia creativa e innovativa che utilizza grotteschi e spassosi video. Un talentuoso, affiatato  e appassionato cast, in  cui spicca per intensità e forza interpretativa “la piccola” grande Daila Rosa,  che regala delle performance basate più su mimo e gestualità che sulla parola, non facendo però venir meno il coinvolgimento e l’empatia con il pubblico. Una favola moderna che conserva, come nelle migliori tradizioni, un lieto fine, ma che invita a riflettere sul tipo di educazione che stiamo dando oggi ai nostri figli. “Anselmo e Greta” è uno  spettacolo teatrale di Daniele Motta, regia di  Andrea de Magistris, aiuto regia Giovanna Vicari assistente alla regia Valentina Vaccarini regia video Germano Boldorini luci Paride Donatelli scene e costumi Dynamis Teatro, con :Ilaria Bevere/ Concetto Calafiore/ Filippo Lilli/ Dalila Rosa/ Francesco Turbanti/ Marta Vitalini. In scena al Roma Fringe Festival a  Castel Sant’Angelo.

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

Nata a Napoli, da sempre appassionata di tutto ciò che è arte e cultura, cerca di dedicare più tempo possibile alle proprie passioni. Ama viaggiare, conoscere gente e spera di non smettere mai di stupirsi di quanta bellezza ci sia nel mondo.Il suo posto preferito è il buio di una sala cinematografica o di un teatro. 

La sua citazione preferita proviene da una striscia dei Peanuts:

-Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

-Linus: Oh, sì...sempre.

-C.B.: E come pensi che vorresti essere da grande?

-L.: Vergognosamente felice!

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