Quella paura che diventa odio: Il Persecutore

Nell’ultimo articolo abbiamo accennato al triangolo drammatico, inteso come la disposizione delle ...

Callejon fa, Reina disfa. E' 1-1 al "Friuli"

Nonostante il periodo pasquale, purtroppo, il Napoli non è più una sorpresa. Anche allo Stadio Friul...

De Rerum Televisio

Buona Pasqua! Vi state ancora ingozzando come anatre? Bravi! Noi della Nerdzone invece lavoriamo ala...

Collisione fra due aliscafi – Molo Beverello Napoli

Napoli – E' stato il vento forte a causare la collisione fra i due aliscafi nel molo Beverello. Il ...

Nel dissing di risposta a Vacca forse il “primo rap” di Fabri Fibra - I due artisti se le sono cantate a suon di rime

Cos’è un dissing? È una parola dello slang afroamericano che vuol dire “non rispettare”. Un’offesa i...

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Quella paura che diventa odio: Il Persecutore
Aprile 22
Nell’ultimo articolo abbiamo accennato al triangolo drammatico, inteso come la disposizione delle persone ad assumere determinati ruoli (Persecutore, Salvatore, Vittima) nelle relazioni per mantenere una sorta di infelicità. Ognuno dei ruoli del triangolo è inautentico e svalutante. Quando una persona incarna uno di questi ruoli risponde come se fosse nel passato più che nel qui ed ora, utilizzando quelle modalità che ha imparato da bambino e che furono accolte dai genitori (o riferimenti). Oggi parleremo del Persecutore. Egli rappresenta in genere il principio di giustizia, ma in realtà non è altro che una razionalizzazione del desiderio di vendetta. Questo desiderio può essere realizzato in maniera nascosta con la parvenza di una giustizia per conseguire il bene comune. Si affida rigidamente al proprio principio di giustizia e non può manifestare il proprio terrore davanti alla diversità poiché la mancanza di riferimenti interni è pressoché totale. Il Persecutore percepisce come tradimento, o anche come un cedimento della persona, qualunque sentimento di cambiamento della visione delle cose o di identificazione. C’è sempre un torto ed una ragione (e lui ha sempre ragione). Non potendo avvertire la paura, la trasforma immediatamente in odio verso l’oggetto fonte e apportatore di frustrazione. Il bisogno di agire per il bene della comunità nasce dal tentativo di fronteggiare il panico e di evitare il caos del suo mondo interno, l’ambiguità delle situazioni, i conflitti tra le relazioni. Il principio di giustizia è pura finzione, una manifestazione ipocrita dà un alone magico e misterioso di pretesa imparzialità, dove l’interesse più accertabile non sempre corrisponde al cosiddetto bene comune. C’è un ricorso quasi compulsivo a norme di tipo convenzionali che hanno lo scopo di salvare l’immagine piuttosto che il vero contenuto affettivo della relazione. Infatti, egli per mantenere una sorta di integrità psichica ha bisogno, per percepire la sua esistenza, della presenza di un suo contrario. Spesso il Persecutore assume le vesti di padre bonario, protettivo, sicuro della sua bontà, convinto di procurare la tortura, psicologica o fisica per provocare un ravvedimento o un’eliminazione giustificata da ragioni che, come le abbiamo chiamate finora, “bene comune”. Una possibilità si può trovare quando la giustizia, che si costruisce all’interno del sé, diventa un principio di equità legato ad un sentimento maturo di consapevolezza dell’equilibrio. Infatti, il sentimento di riparazione nasce in gran parte dall’identificazione e da una naturale autoregolazione e non dalla colpa e dal desiderio di espiazione. Una scena epica che drammatizza questo articolo è nel film del regista newyorkese Stanley Kubrick: “Full Metal Jacket”, dove il Sergente Hartman impersonifica perfettamente il ruolo del Persecutore con un messaggio esistenziale molto semplice: “Io sono superiore, tu sei inferiore, devi sottometterti”.
Callejon fa, Reina disfa. E' 1-1 al "Friuli"
Aprile 22
Nonostante il periodo pasquale, purtroppo, il Napoli non è più una sorpresa. Anche allo Stadio Friuli di Udine la squadra azzurra ha dimostrato le proprie carenze in difesa e in rosa, portando a casa un solo punto, scaturito dall'1-1 che è maturato contro gli uomini di mister Guidolin. Tutta la prima frazione di gioco è stata piatta e, per certi aspetti, soporifera. Per assistere ad un'azione degna di questo nome in fase offensiva, è stato necessario attendere ben venticinque minuti dal fischio d'inizio. Una ripartenza napoletana sull'asse Insigne-Callejon, dapprima insidiosa per i padroni di casa, si è rivelata vana in seguito al debole colpo di testa di Marek Hamsik finito tra le braccia di Scuffet. Sul fronte opposto, un pericolo per i partenopei è arrivato al 31', quando, di testa, Badu, ha messo di poco out il cross partito da Fernandes. Qualche minuto dopo, Reina è stato costretto ad intervenire per arginare il rischio giunto dalla conclusione potente proprio del portoghese Fernandes.Tra sbadigli e casatielli, l'unico guizzo positivo è caduto al 39', quando un ottimo, nonchè potente, destro di Callejon ha battuto Simone Scuffet, portando il Napoli in vantaggio prima della pausa. Il ritorno sul terreno di gioco è stato caratterizzato da maggiore enfasi e aggressività da parte di entrambi i team. I friulani hanno cercato di recuperare terreno, al fine di ristabilire la parità sul tabellone. Ci ha provato subito Muriel al 48', quando il suo tiro ha imposto al portiere azzurro di agire in due tempi per bloccare il pallone. Al 52', il Napoli ha sbagliato una clamorosa occasione per tenere a bada le incursioni fiulane con Insigne che, lanciato da Callejon, ha mandato la palla di pochossimo fuori. E la dura legge del calcio non perdona. Gol mancato, gol subìto. E infatti, dopo soli centoventi secondi, un imperdonabile errore di Reina ha permesso all'Udinese di pareggiare, seppur in posizione di offfside, con Fernandes. E il risultato è rimasto lo stesso fino al triplice fischio finale. Il fallo non fischiato in area di rigore ai danni di Pandev al 69', e l'ottima triangolazione di Insigne e Hamsik all'80' non andata a buon fine, ha negato agli azzurri la vittoria e la possibilità di conquistare la decima vittoria fuori casa, perdendo dunque l'occasione di realizzare questo record mai raggiunto in tutta la storia del club. Solo quattro le gare ancora da disputarsi fino al termine del campionato e ancora dodici punti importanti da guadagnare per tenere lontane le aspiranti al podio del Campionato 2013/2014. E' dunque necessario tenere ancora saldi i nervi per qualche settimana prima di andare poi a Roma per affrontare la Fiorentina e mettercela tutta per vincere la Coppa Italia per la quarta volta.
Collisione fra due aliscafi – Molo Beverello Napoli
Aprile 19
Napoli – E' stato il vento forte a causare la collisione fra i due aliscafi nel molo Beverello. Il mezzo proveniente da Ischia ha avuto difficoltà nell'attracco al molo e dopo alcune manovre si è scontrato con un altra imbarcazione ormeggiata. L'incidente non ha causato gravi danni
Nel dissing di risposta a Vacca forse il “primo rap” di Fabri Fibra - I due artisti se le sono cantate a suon di rime
Aprile 18
Cos’è un dissing? È una parola dello slang afroamericano che vuol dire “non rispettare”. Un’offesa in musica. Chi usa i dissing? I rapper. E, come i più acerrimi nemici dei duelli verbali di strada statunitensi, anche Vacca e Fabri Fibra hanno dato il loro meglio in due performance. La prima, quella di Vacca, si intitola “Il diavolo non esiste” e su Youtube, quasi senza una ragione, “massacra di parole” Fabri Fibra. Giudizi personali, palese accuse all’ascesa di carriera degli ultimi anni di Fibra e illazioni sulla vita privata dell’artista. Fabri si è fatto sentire immediatamente, con una risposta di 11 minuti circa pubblicata su internet dal titolo “Niente di personale”. C’è di tutto in questo dissing: sberleffo a Vacca, alle sue origini, alla stessa base musicale utilizzata per attaccare lui. Dopo i convenevoli Fibra ci va giù pesante, accusando il collega di essere scappato in Giamaica perché non può vivere in Italia. “Addio a tanti nemici…” ripete in una melodia di sottofondo quasi assillante. Lui, si sa, spesso si “lamenta” nei suoi pezzi di essere oggetto di invidie e ci tiene a spiegare, ogni volta, che finalmente è arrivato nel panorama del rap mentre altri nomi sono rimasti indietro a “fare la schiuma” tra l’invidia del suo successo e l’incapacità di rappare senza imitarlo. Ma stavolta Fibra sembra diverso. La rabbia generata da accuse così strettamente e personali e, quasi ingiustificate, da parte di Vacca hanno sprigionato in lui un’energia innovativa. Voglia di dire il vero, di esprimere la parte più nera della sua penna, di mettere sul banco la voce profonda e far godere, di buona musica, i fan e non solo.
Felinia una di noi!
Aprile 18
Pasqua s'avvicina, ma noi di My Generation non fermiamo le rotative! Anzi, vi anticipiamo la sorpresa. Abbiamo intervistato Andrea e Simona, alias Sketch & Breakfast, due giovani ragazzi brianzoli che hanno conquistato il mondo dei social network con le loro simpatiche vignette!   - Di dove siete? Come avete iniziato?Felinia è originaria della brianza, Ribosio (Mi). Come tutte le cose più belle possiamo dire che è iniziato per gioco! Dopo esserci conosciuti alla Scuola del Fumetto di Milano, abbiamo aperto la pagina Facebook Sketch & Breakfast più per svago che per altri più validi e nobili motivi!   - Le vostre vignette impazzano su FB. Vi capita di vedere "rubate" le vostre creazioni?Purtroppo nel mondo del web, soprattutto con i social, è facile vedere i propri lavori usurpati e modificati. Anche a noi è successo spesso e ci capita tutt'ora. All'inizio ce la prendevamo molto con i violatori dei nostri copyright, spesso gente piuttosto arrogante e che ignora il lavoro che c'è dietro un'illustrazione o una strip. Ora ci abbiamo fatto il callo e non ci arrabbiamo più come prima, ma ci serviamo del servizio di Facebook per segnalare la violazione di copyright e far rimuovere il contenuto incriminato.   - State anche allestendo un sito tutto vostro, giusto?Siamo alle prese già da parecchio tempo con la costruzione di un nostro sito personale. I lavori vanno a rilento per vari motivi, ma soprattutto perché siamo sempre impegnati su più fronti e fra i vari progetti è quello che riteniamo meno urgente. Ma credo che dovremmo rivalutare questa opinione e deciderci finalmente a spingere l'acceleratore anche su questo progetto.   - Non ho potuto fare a meno di scaricare la simpaticissima app di Felinia's Mood. Com'è nata l'idea? Avete anche creato una nuova app, vero?L'app Felinia's Mood è stata la nostra prima collaborazione con la Tecworks e in particolare con Karim BD, un bravissimo e iperattivo sviluppatore software che ci ha suggerito l'idea di creare l'applicazione sul calendario mestruale delle ragazze rappresentando i vari stati d'animo nei diversi giorni del mese, calcolandoli in base alla data del loro ultimo ciclo. Ovviamente gli stati d'animo sono rappresentati da una Felinia come sempre esagerata nei suoi modi di fare, per cui capiterà di trovare che al 10° giorno di premestruo il soggetto sia proprio indemoniato! Dato il notevole successo di questa app (oltre 20.000 download tra Android e iPhone) abbiamo deciso di provare con qualcosa di più complesso, e al momento siamo al lavoro su un videogioco di Felinia, un platform arcade molto bizzarro e demenziale, in pieno stile Sketch & Breakfast, e su un albo digitale che raccoglierà circa 40 strip, tra inediti e strip rivisitate. Progetti che vedranno la luce dopo quest'estate.     - Avete anche prodotti cartacei? Vi troviamo in fumetteria?Anche per quanto riguarda i prodotti cartacei bisognerà aspettare settembre. Infatti stiamo lavorando al primo volume della collana Sketch & Breakfast edita da Edizioni Dentiblù, famosi sulla scena del fumetto italiano grazie alle loro parodie con protagonista il famoso cinghiale Zannablù e che recentemente hanno lanciato sul mercato talenti come Mirka Andolfo, autrice di Sacro/Profano, ed Emanuele Tonini, autore di Deficients & Dragons. Il nostro fumetto tratterà principalmente la storia di come Felinia è divenuta quella che oggi tutti conoscono, ovviamente infarcendo il tutto con gag irriverenti e demenziali, insomma il tratto umoristico che contraddistingue le nostre strip.   - Siete appena stati al Cartoomics. Com'è stata questa esperienza? Era la prima volta?Abbiamo recentemente partecipato al Cartoomics di Milano come ospiti degli autori di The Evil Company che conosciamo personalmente e che ci hanno dato la possibilità di esporre al loro stand e ancor più recentemente siamo stati al Torino Comics ospiti dello stand Edizioni Dentiblù. Poche altre fiere abbiamo frequentato da autori e standisti prima di queste, ma ogni fiera è un po' un evento a sé, un po' per le diverse organizzazioni, i diversi periodi, le diverse persone e i diversi temi trattati.   - A causa degli impegni di lavoro non parteciperete alle altre fiere italiane di fumetti, videogames, ecc., ma in futuro ci sarete? Vi aspettiamo al Comicon dell'anno prossimo a Napoli?Riagganciandoci alla domanda precedente possiamo dire che ogni fiera è un'esperienza singolare che va vissuta e goduta a pieno, quindi è chiaro che la nostra speranza è quella di poter girare il più possibile tra le fiere d'Italia e toccare un po' tutti gli angoli del nostro paese: è un po' presto per dirlo con certezza, ma diciamo che ci sono tutti i presupposti e soprattutto le buone intenzioni da parte nostra di poter essere alle principali future fiere del fumetto.   - A quali progetti vi dedicherete ora?Al momento le priorità sono i tre progetti già citati, cioè il volume cartaceo sulla storia di Felinia, il videogioco e l'album per dispositivi digitali portatili. Diciamo che fino a quest'estate saremo sotto su questi lavori, poi uno dei prossimi progetti che porteremo avanti (una volta pronto e ultimato il nostro sito) sarà la saga fantasy interattiva di Magis Dunia, di cui abbiamo già pubblicato su Facebook il primo capitolo e che in molti ci stanno chiedendo di riprendere al più presto. Oltre a questi diciamo che abbiamo altre idee che ci gironzolano per la testa, comprese interessanti collaborazioni su progetti che si discostano un pochino dal fumetto vero e proprio... ma forse è ancora presto per parlare di questo!   In bocca al lupo allora! Grazie del tempo concessoci e buon lavoro!E voi che aspettate? Forza, regalate un 'mi piace' a questi talentuosi ragazzi!https://www.facebook.com/SketchAndBreakfast?fref=ts  
Il profumo del pane alla lavanda - Sarah Addison Allen
Aprile 17
  Cari lettori e care lettrici, Pasqua è alle porte: tra uova di cioccolato, polemiche sugli agnelli e piani di esodo campagnolo per Pasquetta, non manca di certo un buon libro! Scegliere non è stato facile, ma alla fine ce l'ho fatta: che ne dite di una trama composta di natura, sentimenti e un pizzico di sana magia? Niente di pretenzioso, ma piacevole e oserei dire capace di colpire dritto al cuore. Si tratta di uno di quei romanzi che ci confortano, accogliendoci in un caldo abbraccio che sa di casa.  Un ingrediente importante in questo libro, infatti, è la casa: antica, grande, appartenuta alla famiglia da generazioni, piena di ricordi e in un certo senso viva. Ma non trascuriamo il giardino, che ricopre un ruolo forse ancora più influente, una sorta di piccolo regno incantato dove erbe e fiori crescono intrisi di una magia speciale...  E a torreggiare su tutte le piante c'è lui, il melo, che lancia le sue piccole mele rosse a tutti quelli che gli capitano a tiro – ma guai a mangiarle!   A completare il quadretto di pace familiare c'è la cucina, dove Claire prepara deliziosi manicaretti con le sue erbe e i suoi fiori, secondo le ricette della nonna. Questa è la vita a cui lei è abituata, piena di routine e di solitudine, di cose conosciute e soprattutto di un posto fisso dove stare. Se proprio dovessi essere sincera, definirei Claire una sociopatica atterrita dal cambiamento, e lo direi senza nessuna intenzione di offenderla. In fondo ha le sue ragioni, povera donna, la vita non è stata sempre tenera con lei. Ovviamente tutta la sua calma immobilità viene stravolta dal ritorno di sua sorella Sydney, che porta con sé la sua bambina di cinque anni e un passato doloroso di cui non vuole parlare. Inutile dire che Sydney è l'opposto di Claire, e che la loro relazione non è mai stata idilliaca, ed è proprio questo il cardine della storia: la ricostruzione di un legame familiare che sembrava perduto, perché non è mai troppo tardi per ricominciare ad amare, e perché la famiglia è il legame più potente e magico di tutti. Ad unirle e dividerle c'è sempre stata questa sorta di eredità, queste doti bizzarre che hanno sempre reso tutte le donne della loro famiglia strambe agli occhi dei concittadini. Ma quale famiglia non è un po' bizzarra, in fondo? Bisogna solo accettarsi per come si è, senza fare l'errore di cambiarsi per piacere agli altri o di rinchiudersi per non avere niente a che fare col mondo circostante.   Garden Spells – questo il titolo originale, molto più incisivo di quello italiano Il profumo del pane alla lavanda, ma è inutile chiedersi il perché di tali traduzioni – è un libro che si legge velocemente, che ci procura un'ottima distrazione dalle nostre preoccupazioni e che a tratti ci fa riflettere sulla vita. È un romanzo al femminile, questo è chiaro, e forse i lettori maschietti lo liquideranno come troppo sentimentale. E magari avranno ragione, non lo nego; ma che dirvi, a volte anche noi donne razionali abbiamo bisogno di una dose di zucchero, soprattutto se non dura più di un giorno o due. Buona Pasqua a tutti!
Per salvarsi dal diluvio di "Noah" l'ideale è il "Grand Budapest Hotel"
Aprile 17
In principio era la Bibbia, nella fattispecie i capitoli della Genesi che vanno da sei a nove: il racconto, con la tipica solennità veterotestamentaria, accompagnata da una notevole capacità di sintesi, del diluvio universale che sommerse un mondo popolato da un’umanità corrotta, la cui palingenesi è affidata a Noè e alla sua progenie. Darren Aronofsky ha deciso di misurarsi con l’argomento biblico, che ai tempi d’oro di Hollywood attirò veri e propri giganti come Cecil B. De Mille, con un approccio temerario: non magari un’elegante rilettura di un episodio, quello del diluvio, condiviso con tante altre religioni e culture, bensì un impasto con ingredienti alquanto vari, dai disaster movie à la Emmerich o à la Bay, passando per una spruzzata de “Il Signore degli Anelli”, fino ad Aronofsky stesso, specie nella sua variante ultra-kitsch, spiccatamente new-age e misticheggiante. Il risultato? “Noah” è un pasticcio decisamente apocalittico, dove il protagonista (Russell Crowe) diventa insensatamente un eroe proto-animalista, sprezzante dell’umanità e tutto dedito alla sola salvezza delle varie bestiole portate sull’arca: ma Aronofsky, che si è tanto auto-lodato per aver descritto l’episodio della famosa “ebbrezza di Noè”, ha letto di quando il patriarca, al termine del diluvio, fa “olocausti”, ovvero sacrifici, al Signore di alcune delle sue bestie – dato che degli animali puri ne aveva in abbondanza, avendogli Dio ordinato di portarne sette coppie? Il meglio del peggio sono i cosiddetti “Guardiani”, angeli caduti, con sembianze a metà tra “Transformers” e gli “Ent”, i giganteschi alberi umanizzati immaginati da Tolkien. Per salvarsi dal diluvio, quindi, più che l’arca di Noè nella versione di Aronofsky il rifugio ideale è il “Grand Budapest Hotel” (“The Grand Budapest Hotel”) creato da Wes Anderson, che il regista texano ha effettivamente concepito come oasi protetta, ultimo baluardo nei confronti della barbarie, del cattivo gusto, e di tutto ciò che di brutto porta la modernità, in omaggio allo scrittore austriaco Stefan Zweig, cantore appunto di quel mondo mitteleuropeo il cui magico equilibrio e il cui asburgico splendore furono spazzati via dalle due guerre mondiali. Nell’immaginaria repubblica di Zubrowka, l’hotel del titolo spicca per lusso ed eleganza: la mente di tale raffinata struttura è l’impeccabile concierge Gustave (Ralph Fiennes); questi, tuttavia, suo malgrado si troverà incastrato in un vero e proprio intrigo, mentre la vecchia società a lui cara va in pezzi sotto il tallone di una forza che è parodia del nazismo, ma ad aiutarlo c’è il garzoncello immigrato Zero Moustafa (Tony Revolori), che da adulto (F. Murray Abraham) racconta in forma di flashback tutta la storia ad uno scrittore interessato (Jude Law). C’è mezza Hollywood nella pellicola: impossibile elencare tutti gli attori che hanno partecipato all’ennesima chicca della filmografia di Anderson, sempre colto e raffinato, purtuttavia mai pesante. Ogni inquadratura trabocca della sua “weirdness”: movimenti rigorosamente geometrici della mdp, profusione di colori, conversazioni all’insegna dell’eloquio forbito. Impeccabile l’apporto per la colonna sonora di Alexandre Desplat, e per i costumi di Milena Canonero, un nome – italiano – una sicurezza, dai tempi di Kubrick. Diceva Zweig: “inerme e impotente, dovetti essere testimone della inconcepibile ricaduta dell'umanità in una barbarie che si riteneva da tempo obliata e che risorgeva invece col suo potente e programmatico dogma dell'anti-umanità”. Similmente, Wes Anderson è testimone della decadenza del tempo attuale, e il suo antidoto all’anti-umanità è il suo anti-naturalismo, la sua meravigliosa e fiabesca capacità di catapultare lo spettatore in un mondo smaccatamente finto ma con emozioni decisamente autentiche e reali.
La verità su Facebook e WhatsApp
Aprile 17
Le notizie in rete corrono veloci, forse troppo e spesso capita che rimbalzino delle bufale. Facebook non chiuderà WhatsApp.   Come riportato dal Daily Mail, il colosso dei social network, impedirà gradualmente di potersi scambiare messaggi tramite l'app principale di facebook. Il motivo è chiaro: costringere gli utenti ad usare “Messenger”, l'app di Facebook dedicata alla messaggistica istantanea. Un portavoce della società ha affermato alla CNN che scambiarsi messaggi con l'app dedicata è molto più veloce. Gli utenti europei saranno i primi a subire la modifica.  Facebook non ha ancora piani a riguardo della fusione con WhatsApp, il popolare servizio di messaggistica acquisttao per 19 miliardi di dollari.  
Torna il Pizza Village sul Lungomare di Napoli
Aprile 16
Napoli – Da poche ore è stato confermato anche per quest'anno il Pizza Village sul lungomare di Napoli, giunto già alla quarta edizione. La pizza e gli eventi annessi saranno i protagonisti di Via Caracciolo dal 2 al 7 settembre. E' prevista un affluenza di oltre 500mila presenze. «Pizza Village sta a Napoli come l'Oktoberfest a Monaco - afferma Claudio Sebillo, brand manager dell'evento. All'evento saranno presenti ben 45 pizzerie storiche con 150 pizzaiuoli e 450 collaboratori. L'organizzazione si ritiene fiera di promuovere un'intera città, i suoi prodotti e valorizzarne il territorio, rilanciando sempre più l'immagine di Napoli, senza costi e peso sulle istituzioni locali.Si sta inoltre lavorando affinchè l'Unesco riconosca la pizza come bene e patrimonio dell'umanità.Anche quest'anno si svolgerà il campionato mondiale del pizzaiolo, campione in carica un napoletano, Davide Civitiello che conquistò la giuria con un ottima margherità, di quelle che fa tutti i giorni.  
La Stanza del Sé – Laboratorio di Autoritratto e Auto-rivelazione: una guida per i perplessi nell'epoca del selfie
Aprile 16
Questa è l'epoca del selfie, che fino a poco tempo fa venivano chiamati autoritratti: in questo caso,  la trasformazione verbale non è solo moda anglofona (altrimenti sarebbe avvenuta già prima), bensì espressione, purtroppo, di una banalizzazione di un importante momento di auto-conoscenza. Oggi, d'altronde, il selfie, tramite tablet e smartphone, è alla portata di tutti, compreso il bambino ancora lontano dall'età scolare. Si sta perdendo così il significato di un gesto semplice invero, tuttavia fecondo di sfumature, preludio ad un disvelamento della propria personalità. Con premesse del genere, cosa meglio dunque di un strumento per arginare la volgarizzazione, semiotica e semantica, dell'autoritratto divenuto selfie? L'occasione è data da "La stanza del Sé - Laboratorio di Autoritratto e Auto-rivelazione", organizzato da Effetto Napoli e Studio.1 nel capoluogo partenopeo,  a cura dei fotografi Michela Iaccarino e Pasquale Sanseverino, con la collaborazione del Dott. Gerardo Ippolito, consulente psicologo. Quattro appuntamenti a cadenza settimanale, a partire dal 17 aprile. Maggiori informazioni nel linl a piè di pagina.    www.facebook.com/lastanzadelse?ref=ts&fref=ts
#MyTopTweet83
Aprile 15
La rubrica di questa settimana è dedicata ad un numero uno della politica italiana. Uno di quegli uomini che ti rendono orgogliosa di appartenere ad una grande nazione come l'Italia, un esempio da seguire. Sto parlando dell'esimio Marcello dell'Utri che in questi giorni è stato protagonista di un singolare episodio.Il 7 aprile i giudici della Corte d'Appello di Palermo hanno disposto l'arresto per Marcellino che è in attesa della decisione della Cassazione riguarda alla condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Inutile dire che si tratta di una sentenza emanata da giudici comunisti che si sono accaniti su di un uomo la cui innocenza può essere paragonata alla castità di Nicole Minetti. Per un caso fortuito, in questi giorni decisivi dell'Utri non si trova in Italia ma in Libano e siccome ci sono tante persone maligne in giro subito tutti hanno gridato alla fuga. Io ho raccolto tutte le cattiverie che sono state dette su quest'uomo e spero che nel leggerle capiate quanto debba soffrire in questo momento il povero Marcellino ...   #Dell’Utri: Spinoza:Berlusconi: “Ho mandato io Dell’Utri in Libano”. In avanscoperta. Bruno Brucchieri:Marcelo Dell'Utri is inside!!! iOdio:È un pokémon leggendario. #TrovaDellUtri danyelle:Alla faccia delle partenze intelligenti per Pasqua.. Stavolta Marcello ci ha battuti tutti. Frandiben:Pare che alle prossime elezioni #DellUtri non voterà Forza Italia. #trovadellutri StefanoAlbamonte:ogni giorno, in Italia, un Dell'Utri si sveglia e sa che dovrà correre + di una gazzella ... dei Carabinieri! Twitstupidario:Dell'Utri è nascosto nel Tunnel della Gelmini, semplice. #trovadellutri The_Puddle_Leaper: e niente, magari funziona #trovadellutri Fran Altomare:Risponde la segreteria telefonica di Marcello #dellutri, al momento sono latitante, lasciate un messaggio dopo il BIP. #TrovaDellUtri Mr.Pork:Accio Dell'Utri!!! #TrovaDellUtri #chiediaiutoaHarryPotter Alla prossima!!!
IMPRENDITORI DI SOGNI presenta: Crazy Little Thing Called Love, a qualcuno piace breve... il corto teatrale.. 16/4 Centro Teatro Spazio
Aprile 14
È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell'una o dell'altra delle loro figlie.   Más allá de las nubes, el cielo es siempre azul.   Le medesime passioni hanno nell'uomo e nella donna un ritmo diverso: perciò uomo e donna continuano a fraintendersi. Quale dolce fanciulla non ha mai sognato, leggendo un romanzo di Jane Austen? Quale ragazza non è stata catturata dal fuego delle Telenovelas almenouna volta nella vita? Quale donna non ha desiderato una spada? No, aspettate, forse la terza no, ma posso argomentare...Se si parla di tre corti teatrali, una presentazione che si rispetti deve avere un incipit triplice, uno per ogni storia. Certo, l’argomento è uno, ma è giusto concedere uno spazio, magari breve, restando in tema, ad ognuno dei corti.Per Tre magnifici scapoli potremmo iniziare una seduta di autoanalisi con tutte le lettrici che nell’adolescenza hanno preferito innamorarsi di personaggi bidimensionali, nascondendosi dietro il conforto dei loro grandi occhiali e dell’odore inebriante della carta stampata. Vi sentite la Liz del rigido, dal cuore tenero, Fitzwilliam (sì, esatto, conosco anche il suo nome di Battesimo, problemi?) Darcy? O, piuttosto, la Emma (ma che bel nome!) del comprensivo e sempre presente Knightley? Non vi chiederò se siete la Catherine del rude Heatcliff, quelli sono problemi vostri… e direi anche grossi. Non importa: se siete o siete state innamorate di un eroe di ‘carta’, Tre magnifici scapoli è lo spettacolo che fa per voi.Se, invece, siete donne dalle grandi passioni, Il Debito è il corto che mi sento di consigluarvi. Tre parole/motivi per non perderlo: Cechov - è tratto da "L'orso"- Napoli -l'ambientazione- Telenovelas -ispirazione per il fuego del amor..Terzo e ultimo corto: Gatta&Spada. È giusto collocarlo a questo punto, anche cronologicamente, per la sua dimensione futuribile. Alle donne possono piacere le spade? La risposta mi sembra ovvia: se dico tutina gialla con striscia nera laterale, una bionda mozza-fiato, e non solo, e katana di Hattori Hanzo, che vi viene in mente? Se non avete risposto, fatemi il grande favore di non leggere mai più i miei articoli. A coloro che sono rimasti dico che "Gatta&Spada" riprende un futuro ormai presente, in cui la donna lavoratrice esiste e l'uomo che si occupa della casa, anche, ma che, in sostanza mantiene gli stessi equilibri presenti. Si cammina su un pavimento che si muove e si balla il tango, in un infinito momento di guerra e pace, reiterati nel tempo.Dimenticavo, a proposito di danza, in ogni corto c'è un ballo, una delle espressioni più alte dell'amore. Che altro dire? Il tema, l'amore, è bellissimo e terribile? Assolutamente no! Tre Magnifici Scapoli è divertente e ironico come un primo appuntamento, quando non sai cosa indossare e tremi al pensiero che lui ti dirà che legge Fabio Volo (cit. per approfondimenti clicca qui).. Il Debito è passionale e pieno di speranza, come il ricordo di un grande amore finito, che ti fa pensare che valga sempre la pena, comunque vada, di provare e che non bisogna mai disperare. E, infine, Gatta&Spada è tenero e combattivo come solo un grande amore, destinato a durare, sa essere. Tre corti, tre stati d'animo, tre momenti diversi di un sentimento molto complesso che, forse, tanto complicato non è. "La verità...vi prego e per favore... Sull'amore", d'accordo, ma se non volessimo scoprirla? Non parlate d'amore: l'amore, quello vero, si vive, si legge e si osserva negli occhi delle persone e nella catarsi del teatro.Crazy Little Thing Called Love è in scena mercoledì 16 aprile al Centro Teatro Spazio, fondato da Massimo Troisi nel 1972, a San Giorgio a Cremano.   CRAZY LITTLE THING CALLED LOVE: “TRE MAGNIFICI SCAPOLI” di CLAUDIO BUONO Regia: GIOVANNI MERANO con PAOLO GENTILE CARLO LICCARDO FRANCESCO S. ESPOSITO SARA MISSAGLIA SERENA PISA VIVIANA CANGIANO   “IL DEBITO” di MAURIZIO CAPUANO Regia: GIOVANNI MERANO con PASQUALE SCOGNAMIGLIO MARCO VUOLO SHANTI TAMMARO “GATTA&SPADA” di CLAUDIO BUONO Regia: RAFFAELE IMPARATO e SHANTI TAMMARO con SHANTI TAMMARO RAFFAELE IMPARATO   Aiuto Regia: FABIO BALSAMO Scenografia: ANNA SENO Grafica: DANIELA MOLISSO Costumi: FEDERICA DEL GAUDIO Audio-Luci: RICCARDO CITRO Foto-Video: ALESSANDRO TAVELLA Evento in collaborazione con: CENTRO TEATRO SPAZIO ASSOCIAZIONE CULTURALE BELLA ‘MBRIANA ** CASAMAGA --------------------------------------------------------------------------- DATA UNICA: 16 Aprile ore 21 Centro Teatro Spazio Via San Giorgio Vecchio, 23/31 San Giorgio a Cremano Info e prenotazioni: 0815744936/ 3282060459
Triplo Higuain. Il Napoli annienta la Lazio.
Aprile 14
Splende il sole a Fuorigrotta. Dopo mesi di anticipi e posticipi, gli azzurri sono tornati ad allietare i nostri pranzi domenicali e, in occasione della gara contro la Lazio, sono tornati a brillare con un poker e tripletta personale di Higuain che, per la prima volta, ha portato un souvenir (il pallone della gara) a casa. L'avvio di match è abbastanza fiacco. Le squadre si studiano, senza sbilanciarsi eccessivamente.Bella l'iniziativa di Insigne (per la prima volta capitano) che, al 12', serve in profondità Higuain, fermato dalla difesa avversaria in corner. Al 15', la Lazio comincia a dare segnali di aggressività con una girata di Mauri che finisce di poco fuori. Gli ospiti ci riprovano e, dopo sei minuti, Lulic non sbaglia, calciando un diagonale dritto in porta. Discutibile (per usare un eufemismo) la marcatura di Albiol sul bosniaco nell'occasione. Dopo il gol del vantaggio dei biancocelesti, gli azzurri alzano il baricentro, cercando di pareggiare i conti. Al 36', cerca di riequilibrare il punteggio Berhami con un sinistro potente da fuori area che vola alto di pochissimo. Ma chi si supera per restituire le redini della gara nelle mani della propria squadra è sempre lui, Dries Mertens che, al 42', supera Berisha, dopo aver saltato due uomini, con una bomba di destro da fuori area. Impossibile non applaudirne la bravura. Nella ripresa, il belga non torna in gol, ma apre le porte del paradiso a Gonzalo Higuain. E' proprio lui a regalargli il primo gol, offrendogli il dischetto del penalty che, al 49', guadagna per fallo di Cana che, per doppio giallo, va fuori, lasciando la Lazio in dieci uomini per tutta la seconda frazione di gioco. Gli azzurri, ora, consci del proprio potenziale tecnico, regalano spettacolo e divertimento al pubblico del San Paolo.Al 67', Higuain si ripete con una giocata che fa ammattire lo sventurato Novaretti. Stop di spalla, avversario saltato e destro secco su cui l'estremo laziale non può nulla. 3 a 1 e gara virtualmente chiusa. Il terzo gol dei padroni di casa sembra rappresentare il colpo di grazia per gli uomini di Reja. Ciò nonostante, i laziali continuano a lottare per portare almeno un punto a casa e all'83' trovano il gol che potrebbe riaprire il match: Onazi, bravo a liberarsi dalla marcatura (?) di Britos, calcia in rete e, seppur Reina sia lesto a tentare di chiudergli lo specchio della porta, la palla va dentro. Anche se in inferiorità numerica, i biancocelesti non vogliono sprecare quest'occasione e nel finale di gara non concedono quasi più nulla ai napoletani, pressando costantemente alla ricerca del 3-3.Nulla però possono di fronte alla supremazia tecnica di "fenomeni" come Gonzalo Higuain che, in zona Cesarini, realizza la sua prima tripletta in maglia azzurra. Il sipario si chiude sul 4-2 per il team di mister Benitez. Vittoria piacevole ma vana per la conquista dell'ormai perduto secondo posto. Troppi punti lasciati alle spalle. Troppe partite giocate con le controfigure. Quello che adesso conta è mantenere il sigillo del terzo posto per conquistare i preliminari di Champions e, in queste ultime partite del campionato, mantenere caldi i muscoli per la finale di Coppa Italia.
"Il sogno", divertimento e 'numeri' sospesi tra dimensione onirica e realtà
Aprile 14
Non bisogna smettere mai di sognare, dicono, ma se la dimensione onirica comunicasse anche qualche numero, non sarebbe affatto male... La Smorfia è per Napoli una grande tradizione, persino il più moderno partenopeo non riesce ad allontanarsi troppo dal detto: "non è vero, ma ci credo". Per alcuni abitanti della Città del Sole, però, i numeri e il gioco sono quasi una malattia, un rito quotidiano, come il caffè a colazione. Ne "Il Sogno" si racconta un caso emblematico: in un tranquillo bar di una zona non meglio precisata di Napoli, una serie di avventori e figure tipo si avvicendano sul palcoscenico della vita quotidiana. C'è la proprietaria autoritaria e un po' falsa, interpretata dalla brava Grace Lecce, la cameriera rumena, forse, Sabrina Fusco, esasperata dalla figura precedente e la logorroica cliente (Anna Cioffi) che frequenta abitualmente il locale. Tre maschere di donna, tre cliché del nostro mondo che ruotano attorno al bar e al suo barista, Peppino (Alessio De Sivo), che vive l'incanto onirico dei numeri, quasi per dare un senso matematico alla vita. Peppino è il magnete, il nucleo che attira a sè i due clienti, il dottor Piero (Marcello Cozzolino, anche regista) e Luigi (Amedeo Ambrosino), vero fulcro della storia. Con i tre personaggi maschili il ritmo diviene incalzante e, tra battute e fraintendimenti, l'atmosfera lieve e la risata conquistano lo spettatore. Il gioco di luci, il viso di ‘gomma’ alla Jim Carrey di Amedeo Ambrosino e la sua gestualità, il testo (di Massimo Petrucci e Marcello Cozzolino) e la regia creano un ensemble perfetto da commedia che sa divertire nel modo più giusto. Il palco diventa preda di tre attori esperti che conoscono a menadito i tempi comici e sanno come portare il pubblico per mano verso il finale. La luce si spegne, ma c'è una sorpresa. “Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: è la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.”                          "IL SOGNO" di Massimo Petrucci e Marcello Cozzolino Regia: Marcello Cozzolino Assistente: Maria Meo con Amedeo Ambrosino Marcello Cozzolino Alessio De Sivo Anna Cioffi Sabrina Fusco Grace Lecce e con la partecipazione di Vittorio Adinolfi Produzione: SPAZIO RIGAN Scene e Costumi: mAD Musiche: Macomusic Venerdì 11 Aprile ore 21 Sabato 12 Aprile ore 21 Domenica 13 Aprile ore 18 Théâtre de Poche Via Salvatore Tommasi, 15 Napoli 0815490928
Poliziotto cammina sopra la testa di un manifestante – Roma - VIDEO
Aprile 13
Roma – La manifestazione per il diritto alla casa tenutasi ieri 12 Aprile a Roma, si chiude con bilancio terribile: oltre 40 feriti, di cui uno perde la mano, e 7 fermati.   La ragazza in foto è Stefania Glorioso, uno frai i manifestanti feriti dalla polizia. Ha affermato di aver apprezzato la visita in ospedale da parte del sindaco di Roma Ignazio Marino.   Un'altra scena cruenta ci perviene dal video in fondo all'articolo di Dina Lauricella, inviata di Servizio Pubblico: terribili scontri fra forze dell'ordine e manifestanti. La scena più triste si nota solo rivedendo 2/3 volte la fine del filmato: a giudicare dalle immagini, un poliziotto avrebbe calpestato la testa di un manifestante disteso a terra.
The Family – La famiglia secondo Zed Nelson
Aprile 13
Certo si sa, una delle funzioni della fotografia è quello di testimonianza. Ogni qualvolta si dubita di qualcosa, questa sembra essere provata soltanto dall’immagine che la raffigura. Susan Sontag sostiene che “una fotografia è considerata dimostrazione incontestabile che una data cosa è effettivamente accaduta”.   Tutti noi siamo pieni, a casa, di scatoloni che raccontano la nostra storia, la nostra famiglia: non ha importanza cosa si fotografa, qualsiasi cosa va bene per ricordare, per testimoniare che quelle persone sono realmente esistite. C’è un fotografo però che si è concentrato su un’unica posa. Zed Nelson, fotografo di origini inglesi, che per circa vent’anni ha fotografato una famiglia composta da tre persone, quasi sempre nella stessa posizione, con lo stesso sfondo e con la stessa luce.   Il progetto, intitolato semplicemente The Family,  nasce un po’ per caso quando il fotografo scatta una fotografia in bianco e nero ad un amico e a sua moglie incinta. Da lì decisero di vedersi ogni anno per “la fotografia”. Circa vent’uno scatti che raccontano la storia di questa famiglia: sguardi, abbracci, ma anche distacchi. La posa è sempre quasi la stessa, cambiano gli atteggiamenti; il figlio, ad esempio, se all’inizio scherza, ride di fronte all’obiettivo, man mano che cresce assume, in certe fotografie, la posizione di chi magari in quel momento non vuole farla. O ancora se in alcune di esse è più vicino alla madre, man mano che cresce inizia ad assumere lo stesso atteggiamento del padre. “Ho iniziato questo progetto diciannove anni fa – dichiara il fotografo - . La moglie di un mio amico era incita di nove mesi e io ho avuto un’idea, basata sulla fotografia ad intervallo, fotografarli insieme, lo stesso giorno, ogni anno.  Ho progettato gli scatti in un modo formale, quasi scientifico. Ogni anno, allo stesso tempo, davanti lo stesso sfondo, sotto la stessa luce. In questo modo non c’erano distrazioni, solo il miracolo della crescita e il cambiamento di tempo e di età”.   Non solo gli anni che passano, il rapporto tra moglie e marito, tra padre e figlio, tra figlio e madre, in quelle fotografie ci sono anche le mode e i costumi che cambiano. La gioia per la nascita del figlio, l’armonia dei primi anni insieme, le tensioni, la stanchezza, la felicità: le fasi che ogni famiglia attraversa sono tutte lì, fissate in quegli scatti.     The Family: http://www.zednelson.com/?TheFamily:1
Domani Flash Mob in Villa Comunale – Salviamo la villa - Because I'm Unhappy
Aprile 12
Napoli – Domani, domenica 13 aprile, si terrà un flash mob in villa comunale alle 10:30 presso la cassa armonica.   Motivazione? Because I'm Unhappy! Salviamo la villa! Si vuol sensibilizzare la coscienza civile e in particolare l'amministrazione, sullo stato di decadenza e abbandono in cui versa da tempo la Villa Comunale di Napoli:Buche, fango, tombini rotti, smembramento della Cassa Armonica, atti vandalici ai danni della Casina del boschetto (riparo attuale di numerosi clochard), abbattimento di numerose piante e dei relativi nidi in esse, sono solo alcuni dei punti che demarcano questo trend negativo che questa manifestazione vuol invertire.   Alcuni esempi:La Cassa da Armonica a “Disarmonica”:   Buche, fango e tombini:     L'evento sta riscuotendo molto successo, oltre alle numerose adesioni, il messaggio è già arrivato forte e chiaro all'amministrazione che ha iniziato a correre ai ripari già da tempo.In questi giorni la villa è infatti tutto un fermento di ruspe, pale meccaniche e operai, per cercare di tamponare la situazione:   La partecipazione all'evento è molto semplice e aperta a tutti. Appuntamento domani alle ore 10:30 nei pressi della Cassa Armonica ed al partire della musica – Happy – si inizia a ballare scuotendo testa e indice in segno di disapprovazione. Vi sarà una troupe che riprenderà tutti i partecipanti per poi montare un video virale da far girare in rete. Alcuni gruppi e scuole hanno anche preparato semplici coreografie e travestimenti.   La manifestazione è del tutto legale ed è stata approvata, sono stati pagati anche i diritti d'autore alla SIAE per la diffusione della musica e l'organizzazione invita alla condivisione della notizia per superare gli attuali 500 partecipanti.
Dieffenbachia: la bufala sulla pianta assassina.
Aprile 12
Stando ai numeri, sarebbero già in 40.000 ad aver “bevuto” e condiviso quest’ultima “super-cazzola”, secondo cui la comune pianta ornamentale detta Dieffenbachia, sarebbe estremamente velenosa e letale per la salute umana. Lo stra-condiviso appello, mal tradotto da qualche nostrano “bufalaro” si è diffuso a macchia d’olio su facebook, e ne riporto un estratto qui di seguito:   “… un uomo stava sistemando le sue piante di ufficio e si ruppe accidentalmente un piccolo ramo di undiffembachia (sic ndr)come la foto . Forse perché aveva le mani piene , da un riflesso ha preso il piccolo ramo di sua bocca e lo ha premuto leggermente tra le labbra per meno di un secondo . Subito si sentì bruciato , corse in bagno e vide il suo volto era terrorizzata nel vedere che era tutto viola. La sua lingua si gonfiava. Un amico che era con lui , lo prese in un taxi per la clinica. La corsa , un po ‘ più di mezz’ora , è stato reso eterno , perché ogni istante sentì il suo respiro più difficile , mentre il dolore severo nelle vie aeree era insopportabile."     e ancora...   Egli è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva perché c’era una minaccia di subire un arresto cardiaco . Uno dei polmoni è collassato e l’interno delle vie aeree superiori si è riempito di piaghe, e il dolore era così intenso che neanche la morfina lo sollevò . Può causare la morte di un bambino in meno di dieci minuti può causare asfissia in meno di venti minuti per un adulto . Non lavorare mai senza i guanti di gomma e in ogni caso con estrema cautela .”   Il presente resoconto, che per la stramba traduzione, letto a voce alta, ricorda il racconto del messicano disperato all’inizio del film “Lo chiamavano Trinità”, è una grossa balla: è vero che la Dieffenbachia ha una certa tossicità, in quanto contiene sostanze irritanti a contatto con la bocca e gli occhi; quindi se vengono masticate o ingerite parti di foglia o fusti, l'infiammazione può essere intensa, pertanto è bene adottare misure di sicurezza per i bambini e i piccoli animali domestici. Ma il danno maggiore che ne risulterebbe, sia per un individuo adulto che bambino, è al massimo un edema, senza alcun pericolo di vita. Ebbene, se vi capita di leggere questo “appello” sulla bacheca di un vostro amico, dopo averlo rassicurato, invitatelo a cliccare col mouse in alto a destra, quindi su “elimina post”.          
Annalisa Grotta in arte Isa. Nuovo album “Little Star” e video in estate - La dance pop arriva anche in Italia
Aprile 12
Isa è la nuova stella della dance pop italiana. Dopo aver spopolato sul web con il singolo “Little Star”, Annalisa Grotta è tornata con un nuovo album, edito lo scorso febbraio. 9 brani in italiano e uno scritto in inglese, dal titolo Little Star disponibile su Itunes al prezzo di 4,99 euro. Il lavoro è una coproduzione realizzata insieme alla Mc Music: “Voglio investire sulla mia musica – dice la cantante. Isa è nata a Napoli, ha 26 anni e da 20 si è trasferita vicino al Lago Patria. Ha un fratello di 30 anni anch’egli con un sogno: diventare allenatore di calcio. I genitori sono sempre presenti nella carriera della figlia. La sua travolgente energia trasmette voglia di vivere e di esprimere vitalità attraverso la musica. Una voce fresca e potente, capace di raggiungere sonori acuti melodici. Con un videoclip in uscita la prossima estate Isa si è raccontata alla nostra penna. Ha parlato  dell’esperienza di questi anni e sui suoi sogni di artista Ciao Isa, piacere di conoscerti. Vuoi raccontarci di quando hai preso per la prima volta il microfono in mano? Ciao. Sarebbero due le volte. La prima risale a quando ho preso in mano, per la prima volta, una bottiglina di plastica che fungeva da microfono, ad 11 anni. A 14 invece impugnai il primo vero microfono al Voci Nuove Festival che vinsi quell’anno. Quali sono gli eventi che hanno segnato di più la tua carriera? Il primo evento importante risale al Premio Mia Martini per il quale arrivai finalista nel 2008. Nel 2012 invece sono arrivata ai Bootcamp di X Factor e invece, nel 2013, ho partecipato al Cantagiro. Dell’esperienza di X Factor nella categoria Under 25 ricordo il plauso che ho ricevuto da giudici come Morgan il quale mi disse che gli ero piaciuta moltissimo. Elio mi giudicò “perfetta” ed Arisa osservò, soltanto, la mia scelta un po’ infelice della canzone. Cantai infatti The Edge of Glory di Lady Gaga. Credo di non essere stata ammessa al programma solo a causa di Simona Ventura che, nonostante il parere esperto e positivo degli altri giudici, non volle inserirmi in quella edizione. Cosa puoi dirci della tua esperienza sanremese? Ho partecipato a Sanremo Lab nel 2009 e ne ho un ricordo molto positivo. Ho potuto presentarmi ad artisti del calibro di Giovanni Allevi, Lorenzo Jovanotti e Zucchero. Loro mi hanno dato consigli importanti. Primo su tutti è il fantastico ricordo che ho di Mary Setrakian, la preparatrice di Nicole Kidman, la quale mi ha insegnato i trucchi della presenza scenica. Sanremo è un’esperienza che ti apre gli occhi sul mondo della musica in Italia. Ti fa capire chi sei e quanto è grande il tuo sogno. Forse all’epoca ero ancora acerba E delle polemiche sorte su “Little Star”? La prima critica che mi è stata mossa è questa: come pensi di poter fare la dance pop in Italia? Credi di essere Lady Gaga? La passione e la musica mi danno da sempre la forza di rischiare. Lady Gaga è un fenomeno commerciale, uno strumento di mercato. Io invece sono nata già estroversa ed esprimo la mia arte con quella energia e potenza scenica che distingue anche Gaga. La mia è una caratteristica innata. Non voglio imitarla ma mi piace prendere i suoi consigli. Come vivi il tuo sogno di cantante? All’inizio lo vivevo come un’ossessione. Volevo arrivare a tutti i costi. Oggi invece ho capito che questo lavoro deve essere attraversato con passione. Lo faccio perché mi piace, non ho più voglia di dannarmi. Cosa vuoi dirci del tuo nuovo album?  Little Star si è posizionato al 42esimo gradino nella classifica nazionale. Il lavoro si è inserito anche nella categoria “Degna di nota”, accanto all’album dei Modà. Tutte le canzoni del disco rappresentano la mia vita privata e i miei cambiamenti di umore. Le canzoni a cui sono più affezionata sono “Ricordi” che per me è la più malinconica e “Little Star”, la più energica. Esprimo me stessa quando canto in inglese. Cosa ti trasmette il pubblico quando ti esibisci dal vivo? Spesso è capitato che la gente si alzasse in piedi a ballare. La maggior parte del pubblico mi dice sempre: “Cosa ci fai ancora qui? Tu dovresti essere già arrivata”. Posso dire che ho fatto i provini per tutti i talent music italiani, ma non sono mai entrata. Oggi i produttori non sono ancora pronti per mettere sul mercato un’artista come me. Quando cambieranno le cose? Progetti per il futuro? Andrò al Conservatorio perché voglio insegnare musica. Vorrei poi riprovare ad entrare a Sanremo. Ad ottobre ci sono le preselezioni. Per avere maggiori informazioni su Isa visita il sito: http://isaofficialsite.wordpress.com/about-isa/ oppure collegati alla pagina Facebook Isa-Diventa Fan.
"Nymphomaniac Vol. 1": lo scandalo non c'è
Aprile 11
Lars Von Trier, cacciato da Cannes 2012 come “persona non grata” per frasi deliranti su Hitler, è rientrato sul proscenio del cinema mondiale con la seria intenzione di scioccare il pubblico: tuttavia, in “Nymphomaniac”, quantomeno nella sua versione censurata, lo scandalo non v’è, e non si vede dove sarebbe nell’epoca di YouPorn. Gli attori famosi si sono poi esposti relativamente: sul set simulavano, e con l’ausilio di attori porno e della computer grafica il regista ha creato le scene più hard, generando insomma un grande inganno. Certo, il cinema è finzione, ma quella che nelle intenzioni è l’opera omnia, nonché del riscatto, del danese si rivela un lavoro intellettualoide, prolisso, didascalico, non privo di alcune intuizioni felici, ma nel complesso la parola soverchia l’azione, gli psicologismi anestetizzano le emozioni. La versione integrale è di lunghezza extra-large, e anche censurata è stata divisa in due volumi. Il primo, suddiviso in cinque capitoli, inizia con la buona azione del mite Seligman (Stellan Skarsgård), che recupera da un angolo di strada una donna ferita e tumefatta, tale Joe (Charlotte Gainsbourg), la quale, per ricompensarlo, non trova di meglio che raccontargli tutta la sua vita di perdizione, preannunciandogli, da vera cinica, che la sua storia avrà “una morale”. Comico è il contrasto tra gli sforzi di Joe per descriversi come una turpe depravata e le serafiche reazioni dell’ineffabile Seligman, a cui tra l’altro Von Trier regala una battuta sulla distinzione tra “antisionismo e antisemitismo” che non c’entra nulla con la storia ma molto con le polemiche suscitate dallo stesso regista, a riprova ulteriore del suo carattere patologicamente narcisistico. In questo “Volume 1” Joe ha molto spesso le fattezze di Stacey Martin, che interpreta il personaggio da giovane: purtroppo la sua mancanza di charme e carisma si fa sentire, e tale carenza non può essere emendata da qualche colpo di genio dello script, come il club di lolite che intonano il “mea vulva, mea maxima vulva”. Il meglio forse viene da Uma Thurman, moglie tradita che inscena un fantastico show, tra sarcasmo e isteria, a casa della giovane rubamariti. Von Trier cerca di dimostrare la sua indubbia bravura con citazioni colte, metafore ora alte ora basse, rimandi musicali vari: tanta è la sua voglia di spiegare che gli intermezzi a carattere documentaristico abbondano. Spiegare poi cosa? Tutto parte da un’incomprensibile ribellione all’amore, per finire con la scoperta che questo è il segreto del sesso. Il secondo volume costruirà certezze più solide, o riuscirà ad essere veramente fonte di choc? “Nymphomaniac Vol. 1” non è dunque cinema dell’orgasmo, ma della bugia: la grande finzione di assistere a qualcosa di perverso e peccaminoso che in realtà tale non è. In questo senso il personaggio di Seligman è forse la chiave di comprensione: il suo disincanto e il suo aplomb, se condivisi dallo spettatore, permettono di demistificare la pellicola, in attesa di colpi di scena prossimi venturi che rendano l’opera nel suo complesso un qualcosa di più di un mero significante vuoto.
"'Na lettera pe' tre 'nnammurati", Taiuti reinventa Petito tra innovazione e tradizione
Aprile 10
Il tre sarà di certo il numero perfetto, ma non quando si parla di relazioni. E se il tris, di ammiratori, diventa un quadrato, aggiungendo l'amata, e un vettore, dall'esterno, punta uno degli angoli, che succede? Nasce uno spettacolo, frizzante e divertente, con una base antica, da Commedia dell'Arte, che strizza l'occhio al moderno con proiezioni all'attualità più spinta. È così che, magicamente, Petito incontra Valentin, Troisi e Totó e tutto funziona come gli ingranaggi perfetti di una macchina ben oliata! Tonino Taiuti riesce ad essere regista innovativo e rivisita il testo originario di Petito "Tre surice dint' a no mastrillo", proprio in virtù della sua grande conoscenza del passato. Il 'sipario' del Circolo Teatro Arcas si apre su Marcellina (Federica Totaro) che legge una lettera, non quella del titolo, scritta di suo pugno per un innamorato che non vedremo mai, il quarto, insomma... È un teatro di parola e di battute che incontra un'estetica forte e un gusto particolare dell'ironia, presente in ogni minimo dettaglio. Ogni personaggio è un mondo a sè. Il Felice Sciosciammocca di Marcello Raimondi, un simpatico poeta 'illetterato', lo spagnolo Don Alonso interpretato da Riccardo Citro, sempre sopra le righe e credibile al tempo stesso e l'attore 'Shakesperiano' e sfortunato, impersonato da Aurelio De Matteis, sono i tre contendenti di un gioco che sono loro stessi, e loro soltanto, a portare avanti. Personaggi-ossimoro di se stessi, che comunicano il contrasto nella loro natura. Marcellina ne è l'emblema, con il suo moderno essere, in totale contrasto con il dialetto di cui si avvale e i desideri da 'donna di casa'. E in netto contrasto sono anche i personaggi di Maria Rosaria De Liquori, rumorosa e protettiva come solo una madre partenopea sa essere, e di Peppe Carosella a cui, in virtù dell'ipoacusia del suo personaggio, sono affidate le battute più esilaranti. È d'uopo spendere più di qualche parola sulla regia: sempre attenta a dare spazio a tutti i personaggi, utilizza anche lo spazio oltre il palco, come per abbracciare il pubblico e renderlo partecipe degli allegri 'drammi' amorosi in scena. Trionfa il sentimento più alto, dunque, non tanto quello dei protagonisti, purtroppo disatteso, quanto piuttosto per il teatro e per il pubblico, un amore che il Circolo Arcas sa trasmettere sempre, ad ogni suo spettacolo.   'NA LETTERA PE' TRE 'NNAMMURATI   'NA LETTERA PE' TRE 'NNAMMURATI da “Tre surice dint'a no mastrillo” di Antonio Petito Regia: TONINO TAIUTI con MARCELLO RAIMONDI RICCARDO CITRO AURELIO DE MATTEIS MARIA ROSARIA DE LIQUORI FEDERICA TOTARO PEPPE CAROSELLA Scene e Costumi: CLELIO ALFINITO Tecnico Luci: ENRICO SCUDIERO Fonico: FRANCO DI CARLUCCIO   Venerdì 11 Aprile ore 21 Sabato 12 Aprile ore 21 Domenica 13 Aprile ore 18   Giovedì 17 ore 21 Venerdì 18 ore 21 Sabato 19 ore 21 Circolo Arcas Teatro (Via Della Veterinaria, 63) Info e prenotazioni: 0815955531/3394290222
"Arancia meccanica" al Teatro Bellini fino a domenica 13 Aprile
Aprile 10
È davvero difficile imitare il genio assoluto, l'unico regista capace, con la forza delle sue immagini, di superare i libri da cui erano tratti i suoi film. Un'impresa impossibile, soprattutto se stiamo parlando di "Arancia meccanica", una pellicola che ha precorso i nostri tempi, visionaria e vera come poche. Ma partiamo dall'inizio: il senso di riprendere un film 'futuribile' nel presente che esso rappresentava. Non avremo il latte più o il linguaggio che ci arrovella il Gulliver proprio di Burgess (autore del romanzo), ma l'ultraviolenza descritta, le droghe, lo stupro sono ormai, tristemente, notizie dell'attuale quotidiano. Kubrick l'aveva previsto, ma lui era un genio, e geniale è stato scegliere Roberto Crea per le scenografie visionarie dello spettacolo. Crea omaggia il film, citandolo, ma mai nella forma di mera imitazione. Ecco che il latte più non sgorga dai seni pieni di una statua di donna, tavolino a quattro zampe, ma inonda una scatola trasparente anteriormente, in cui i drughi si rinchiudono, quasi rappresentasse l'alienante prigione delle loro solitudini. Una scenografia unica e un'ottima regia rendono il famoso 'quadro' dello stupro ovattato e onirico, ma forse poco incisivo perché troppo poetico. Le musiche sono divine, Morgan rende elettronica l'estasi musicale del Ludovico Van. Cosa non convince allora? Forse il protagonista, non per demerito del bravo Daniele Russo, in un'ottima prova d'attore, destabilizzante fisicamente ed emotivamente come poche, ma per il confronto quasi cercato, e purtroppo perso, con l'originale. La voce di Malcom McDowell, sia in originale che doppiata, è la lamentosa cantilena di un ragazzino immaturo che si crede troppo furbo per la società in cui vive. Quell'occhio vispo, la passione per Beethoven rendono Alex De Large il cattivo che ami odiare, per cui parteggi, pur ritenendoti una persona 'decente', che non si renderebbe mai e poi mai colpevole di tali nefandezza. Kubrick dimostra, con un film, l'importanza del libero arbitrio e, purtroppo, questo senso viene perso nello spettacolo.Apprezzabile l'idea di ricreare i costumi, non riprendendo le famose tutine bianche, con sospensorio e bretelle corredate, o il trucco marcato su un occhio solo, ma costruendo un nuovo 'drugo tipo' con vestiti 'alla moda' e occhiali un po' hipster, riferimento forse al conformismo dilagante. "Arancia Meccanica" è ancora in scena al teatro Bellini fino a domenica 13 Aprile.
Jacopo Fo fa una proposta indecente a De Magistris. Trasformare il ponte incompiuto di San Giacomo dei Capri in un giardino sospeso.
Aprile 10
Napoli. Vi ricordate di quel mostruoso ponte incompiuto a San Giacomo dei Capri? Ne parlai in un precedente articolo: (http://www.mygenerationweb.it/articoli/news/ponte-di-san-giacomo-dei-capri-storia-di-un-incompiuto-made-in-naples). Dopo qualche giorno, fui anche invitato come ospite alla RAI, nella trasmissione Codice a Barre per raccontare la storia di questo scandaloso incompiuto made in Naples. Bene a distanza di quasi due anni la notizia sembra essere balzata all'attenzione diJacopo Fo. Quest'ultimo, attraverso il suo blog, ha proposto a De Magistris un progetto per trasformare e rivalutare questa lingua d'asfalto mai utilizzata. L'idea sarebbe quella di creare un giardino sospeso, con percorsi per le passeggiate, un chiosco, aree attrezzate per bambini e tanto altro. Sulla carta, questa sarebbe un'ottima occasione per rivalutare una zona abbandonata ai rovi. Un modo per utilizzare il frutto della follia della mala politica degli anni ottanta, ma anche un'altra buona occasione per far tagliare un nuovo nastro al Sindaco, sempre presente in queste circostanze mondane. Non è tardata infatti la risposta di De Magistris. Poteva mai perdere questa succulenta occasione? Certo che no! Ed ecco un estratto dal suo blog: “Abbiamo deciso, come Comune di Napoli, in sinergia con il Presidente della Municipalità Vomero-Arenella, Mario Coppeto, di realizzare un progetto simile a quello che ci hai proposto: un giardino pensile che recuperi la struttura, sul modello di quanto è stato fatto a Parigi con la ‘promenade Plantée’, nei pressi di Place de la Bastille. Trasformare quella bruttura in un giardino di Babilonia, ci permetterà di recuperare un pezzo di città, creando valore aggiunto, attraverso la sistemazione di un chiosco, come tu stesso proponi, e risparmiando le risorse necessarie all’abbattimento”. Personalmente non mi sento di fare previsioni, tutto può succedere nel bene o nel male, però una piccola analisi la voglio fare. Ci troviamo ad affrontare tre possibili scenari:   1 Il tutto finirà con un niente di fatto. Solo uno sterile botta e risposta tra Blogger. Voci di corridoio infatti, già da qualche anno, parlano dell'imminente demolizione del ponte per far edificare dei parcheggi. Questa ipotesi ci sembra tutt'altro che remota, vista la costante speculazione del sottosuolo nella zona Vomero ed Arenella. 2 Il progetto partirà, si rivestirà di merletti e paillettes il mostro, spendendo una vagonata di euro. Dopo svariati mesi di lavori, ci ritroveremo con un'opera pubblica tanto bella quanto inutile. Infatti Via San Giacomo dei Capri è essenzialmente una zona dormitorio, di conseguenza potrebbe non adattarsi bene ad un'altra vocazione. 3 Quest'ultimo scenario è quello che a mio avviso è più coerente. Il Sindaco deciderà di rimandare questa spesa a tempi migliori, per investire in opere più urgenti come: il ripristino del manto stradale, lo stanziamento di fondi per la cura degli alberi della Villa Floridiana da tempo chiusa in alcune aree, il ripristino del vecchio splendore della Villa Comunale, il completamento della bonifica del Parco della Marinella (attualmente discarica abusiva), completare il Parco dello Sport di bagnoli (costato 32 milioni di euro) e tanto altro.   Per il momento non resta che attendere ulteriori sviluppi ed affidarsi al buon senso delle istituzioni.
Sale la "Fever" per l'attesa, tornano i Black Keys!
Aprile 10
Tornano i Black Keys e ce lo fanno sapere in un modo alquanto bizzarro. Ad annunciare l’uscita del nuovo disco è stato nientemeno che Mike Tyson dal suo profilo Twitter ufficiale pubblicando semplicemente il link al trailer del disco, accompagnato dalle parole “Turn Blue”, che altro non è che il titolo del disco. Torna quindi sulle scene il duo formato da Dan Auerbach e Patrick Carney a poco più di due anni di distanza del fortunatissimo “El Camino” che nel 2012 è stato capace di portare a casa ben tre Grammy Awards e numerosi altri premi. Ma cosa c’entra Tyson in tutto questo vi chiederete (giustamente!) voi? Bene, si tratta di uno scambio di favori. Stando ad un’intervista rilasciata da Auerbach, il pugile stava realizzando un documentario ed ha chiesto il permesso per poter utilizzare una loro canzone, loro hanno acconsentito “riscattando” una settimana dopo il favore fatto a Tyson chiedendogli di annunciare l’arrivo del loro nuovo album. “Turn Blue” uscirà il prossimo 13 maggio e sarà l’ottavo album in studio dei Black Keys che per questo lavoro si sono affidati al produttore Danger Mouse confidando che una gran parte del lavoro è stata registrata durante l’estate 2013 ad Hollywood nei celebri studi della Sunset Sound. A breve distanza dall’annuncio del nuovo album è arrivata anche la pubblicazione in rete del primo singolo intitolato “Fever” che in quanto a sonorità rispecchia a pieno le dichiarazioni della band riguardo a ciò che dobbiamo aspettarci dal disco, che nelle intenzioni è un non voler ripetere quanto già fatto in passato senza però dimenticare i caratteri distintivi che il pubblico apprezza maggiormente nel loro sound. In quanto ad esibizioni live i Black Keys hanno confermato la loro presenza come headliner all’Hangout Festival il 16 di maggio per poi partire per un lungo tour europeo che toccherà anche il nostro paese con la data dell’8 luglio all’ippodromo delle Capannelle per l’ormai consueto e sempre più prestigioso Rock in Roma.

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

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Emma Di Lorenzo

Studentessa nata a Napoli, da sempre appassionata di tutto ciò che è arte e cultura, cerca di dedicare più tempo possibile alle proprie passioni. Ama viaggiare, conoscere gente e spera di non smettere mai di stupirsi di quanta bellezza ci sia nel mondo.Il suo posto preferito è il buio di una sala cinematografica o di un teatro. 

La sua citazione preferita proviene da una striscia dei Peanuts:

-Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

-Linus: Oh, sì...sempre.

-C.B.: E come pensi che vorresti essere da grande?

-L.: Vergognosamente felice!

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