Challenge yourself. Muay Thai experience - Seconda Settimana

Eccoci alla seconda settimana. Tanti sacrifici, tanto sport ma soprattutto dieta rigorosa. Un estra...

Power Strike: uno sparatutto doppiamente impossibile

Se chiedeste a delle persone di elencare i cinque migliori sparatutto degli Anni '80, un buon 95% no...

#MyTopTweet94

Questa settimana non ho avuto alcun dubbio sulla scelta dell’argomento da trattare. Sì, perché Twitt...

Malkovich, Malkovich, Malkovich: Homage to Photographic Masters.

«È stato il più grande regalo dell'America all'Europa. Non certo ricordato per i suoi ruoli da "brav...

Comanda Callejon. Il Napoli ritorna alla vittoria

Il Napoli vince al Mapei in casa del Sassuolo, grazie alla rete di Calleti nella prima frazione di g...

Ultimi Articoli

Previous Next
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Challenge yourself. Muay Thai experience - Seconda Settimana
Settembre 30
Eccoci alla seconda settimana. Tanti sacrifici, tanto sport ma soprattutto dieta rigorosa. Un estratto dalla seconda settimana di lavoro.
Power Strike: uno sparatutto doppiamente impossibile
Settembre 30
Se chiedeste a delle persone di elencare i cinque migliori sparatutto degli Anni '80, un buon 95% nominerebbe – giustamente – titoli come R-Type, After Burner o magari River Raid, Xenon 2 Megablast o Cobra Triangle. Questo perché si tratta di capolavori assoluti, titoli che hanno lasciato un segno indelebile e hanno influenzato generazioni e generazioni di prodotti successivi.   Ma state tranquilli, questo articolo non è uno della serie "I Cinque/Dieci migliori..."; il suo scopo è infatti celebrare un gioco che magari non ha avuto la stessa fortuna dei mostri sacri citati qui su, ma che merita ugualmente un posto nel pantheon degli shoot 'em ups d'antan. I fantastici Anni '80 volgevano infatti al termine, i regimi e i muri crollavano, i Mondiali in Italia si avvicinavano e l'ottimismo era diffuso: in questo scenario la Compile rilasciò per SEGA Master System Power Strike (Aleste in Giappone), seguito di Zanac per NES. Si trattava di un gioco in edizione limitata, non facile da reperire al di là dei confini americani (ancora non mi spiego cosa ci facesse in un supermercato ad Agropoli), e forse la sua scarsa fama è dovuta proprio a questa caratteristica.   Ma com'è questo gioco?   Fondamentalmente uno sparatutto a scorrimento verticale, in cui si controlla una piccola navicella bianca, che tutta sola – come si usava in quei bei giorni – fronteggia una serie pressoché infinita di nemici, a base – curiosamente – vegetale (alla faccia dell'ecologia! Beh, questo spiega tante cose, col senno di poi...) in sei livelli di crescente difficoltà. Il nostro velivolo è equipaggiato con una mitragliatrice e un arma a palle di fuoco, tuttavia i power ups sono davvero ovunque e l'arsenale è davvero variegato con ben otto tipi diversi di armi speciali tutte potenziabili: si va da semplici laser, a grappoli di plasma a ricerca automatica, passando per schermi protettivi, cannoni ad accumulo di energia e quant'altro.   Cos'è che rende però Power Strike un titolo degno di attenzione nella pletora di shoot 'em ups dell'epoca?   Fondamentalmente la frenesia.   Non c'è un attimo di riposo e l'espressione «Fare fuoco su qualunque cosa si muova» è qui intesa alla lettera:     non si fanno prigionieri, non si risparmiano nemmeno gli innocui trasportatori di P-Chip, il cui prezioso carico è indispensabile per migliorare la fire ratio e il numero delle bocche di fuoco della mitraglia. I nemici attaccano da ogni parte, persino da dietro costringendo la navicella a evoluzioni degne del migliore Han Solo. Se aggiungiamo che molte delle armi la lasciano completamente scoperta e indifesa da simili attacchi, si capisce che la strategia ricopre un ruolo importante e che la scelta delle difese è cruciale.     L'ESTREMA difficoltà, da alcuni vista come un difetto, è, nei giusti limiti, un punto di forza del gioco: i nemici non smettono di apparire se non per brevissimi periodi durante gli scontri con i boss di metà e fine livello, costringendo il giocatore a pause regolari per evitare il disfacimento delle articolazioni delle dita.     Ben venga, dunque, un prodotto che costringe a non abbassare la guardia neanche per una frazione di secondo e a scindere l'attenzione in "pacchetti discreti" per fronteggiare le continue minacce. Il comparto grafico è eccellente, specialmente la quarta missione,     e per un Master System, la varietà dei nemici è soddisfacente; alcuni rallentamenti si riscontrano – inevitabilmente – quando lo schermo è pieno zeppo di sprites ciascuno dei quali vomita a sua volta una quantità gargantuesca di proiettili, ma in tanta frenesia un attimo per ossigenare il cervello è più una benedizione che una pecca. Anche il sonoro è davvero molto buono sia per gli effetti che per le musichette, davvero azzeccate e mai noiose.   Un gioco perfetto? Thunderforce IV fatti da parte, abbiamo un nuovo miglior sparatutto ante Playstation?   In realtà Power Strike ha un difetto non da poco.   Ho detto in precedenza che l'arsenale a disposizione è notevole e che l'elevata difficoltà è un bene, tuttavia il sottoscritto e suo fratello dopo mesi e mesi di sperimentazioni capirono che l'arma migliore era quella di default poiché a differenza delle altre faceva fuoco nella direzione in cui si muoveva il velivolo (lasciandolo quindi, quasi sempre protetto), ed era inesauribile; inoltre, dopo il terzo potenziamento, riusciva a mandare in mille pezzi anche i proiettili nemici. Questa cosa potrebbe attenuare la componente strategica, e, alla lunga, togliere un po' di smalto alle dinamiche di combattimento.     Per quanto riguarda la difficoltà, un problema consiste nel fatto che una volta perduta una vita, la navicella viene spogliata di ogni armamento ritornando come all'inizio del gioco. Questo rende IMPOSSIBILE anche per un pilota col DNA di Starbuck mischiato a quello di Fox McCloud sopravvivere più di qualche minuto, in barba alle decine di vite bonus accumulate. Ciò significa che se voleste davvero finire Power Strike, dovreste arrivare ALMENO al Boss Finale senza esplodere nemmeno una volta; quando sarete al suo cospetto, perdere una navicella sarà inevitabile, ma potreste riuscire comunque a farcela qualora foste dotati di riflessi da gatto nonché di una quindicina di vite bonus.   Per questo motivo la difficoltà del titolo della Compile è un'arma a doppio taglio, esso ridefinisce e articola su due piani diversi il concetto di "impossibile": il primo, quando il nostro velivolo è bello potenziato, è di tipo positivo, alla Mission Impossible (appunto), qualcosa del genere «è un vero e proprio suicidio, ma se qualcuno può uscirne tutto d'un pezzo, quello sono io». Il secondo, quello negativo, che sopraggiunge dopo la perdita della prima vita, provoca un fortissimo senso di frustrazione: è un po' come provare lo Sbarco in Normandia da soli e armati di fionda. Un impossibile spietato, che vanifica quanto di buono fatto fin ora e induce a ricominciare, nel migliore dei casi, o a lanciare la cartuccia dalla finestra nel peggiore.   Siete abbastanza folli da provarlo, ora?
#MyTopTweet94
Settembre 30
Questa settimana non ho avuto alcun dubbio sulla scelta dell’argomento da trattare. Sì, perché Twitter è stato il teatro di un vero e proprio scandalo internazionale che sta facendo parlare ancora di sé: il #BendGate. Trattasi dell’annosa questione riguardante l’ultimo nato in casa Apple: l’Iphone6 Plus.   Si piega o non si piega, questo è il problema! Io sono come la Svizzera, mi dichiaro neutrale  ma come al solito ho raccolto per voi i tweet più divertenti sul tema e in particolare in fondo alla classifica troverete i post di altri grandi marchi (primo fra tutti ovviamente la Samsung) che hanno approfittato di questo “scandalo” per fare una geniale campagna pubblicitaria…   #BendGateTopTweet:   - Andrea Velasco Non si batte la vecchia scuola #iphone6 - Paola Giannelli: #iPhone6bend #narrarte #scritturebrevi #l'iphone6 non è storto, è arte - BAZ Marco Bazzoni : #iPhone6bend Soluzione al dramma dell' #iPhone6 - Brilliant Ads: The iPhone 6 Plus Repair Kit #bentgate pic.twitter.com/06v9r7KjjE - Paolo Moretti: La parodia sul web per il nuovo iPhone che si piega raggiunge livelli superlativi - Red Bull Italy : Confermiamo, l'alluminio può piegarsi. #bendgate #TiMetteLeAli - KITKAT: We don't bend, we #break. - Sottilette® : Siamo buone anche così #bendgate - KP McCormack: Samsung Ad: Bend to those who are worthy. (Piegati a quelli che ne sono degni) #iPhone6bend #iPhone6 iPhone 6 Plus #Samsung - Coca-Cola: In 128 anni noi ci siamo curvati solo nella maniera giusta. #bendgate #iCoke - Nokia DeutschlandAccount: Nicht mal auf Biegen und Brechen (Né con le buone né con le cattive)  #unBENDable #bendgate       Alla prossima!!!
Malkovich, Malkovich, Malkovich: Homage to Photographic Masters.
Settembre 28
«È stato il più grande regalo dell'America all'Europa. Non certo ricordato per i suoi ruoli da "bravo ragazzo" [ … ] è l'indimenticabile maestro di quella recitazione che è incastrata in un gioco di specchi, fra bene e male, che si riflettono in un unico corpo. Caldo e polveroso per Bertolucci, gelido per Frears, è una combinazione di personaggi ricchi di incomprensioni, senza identità, senza integrazione, che talvolta prendono a spallate il politicamente corretto. Non si esce dai labirinti della (sua) mente [ … ], ma come ci ha insegnato Spike Jonze ci si può entrare. Un volto che nasconde una tensione palpabile, che regala forza e verità, sdegno e passione, confusione e magnetismo» (MyMovies.it).   Così viene definito John Malkovich, attore e regista statunitense, da oggi anche modello per Sandro Miller. L’idea nasce un po’ per caso: il fotografo americano voleva rendere omaggio al suo maestro Irving Penn ma ancora non sapeva come. È bastato incrociare lo sguardo dell’attore per capire che assomigliava a Truman Capote. Così decise di omaggiare Penn ricreando la fotografia con Capote in un angolo, dove Capote era interpretato da Malkovich.   Da qui l’idea si amplia. Non più un solo fotografo da omaggiare, bensì i più grandi fotografi del Novecento. Come? Allo stesso modo: John Malkovich si fa interprete dei loro insuperabili lavori. Così l’attore si trasforma in Madre Migrante di Dorothea Lange, in Salvator Dalì fotografato da Philippe Halsman, nelle Identical Twins di Diane Arbus, in Enrnest Hemingway fotografato da Yousuf Karsh, in Marilyn Monroe fotografata da Bert Stern. E ancora in Pablo Picasso, Jack Nicholson, John Lennon, Che Guevara, Andy Warhol.   Nasce così un nuovo progetto fotografico di Sandro Miller: Malkovich, Malkovich, Malkovich: Homage to Photographic Masters.       «John è la persona più geniale e produttiva che io conosco – afferma Miller –. Il suo genio è senza pari. Posso suggerire uno stato d'animo o un'idea ed, in pochi istanti, si trasforma letteralmente nel personaggio proprio davanti ai miei occhi. [ … ]. Sono davvero fortunato ad avere John come amico e collaboratore».     Trentacinque scatti in cui vengono mostrate le abilità di entrambi gli artisti. Le immagini saranno in mostra alla Catherine Edelman Galleria, a Chicago, dal il 7 novembre fino al 31 gennaio 2015. E speriamo presto anche in Italia.     http://www.sandrofilm.com/
Comanda Callejon. Il Napoli ritorna alla vittoria
Settembre 28
Il Napoli vince al Mapei in casa del Sassuolo, grazie alla rete di Calleti nella prima frazione di gioco, ma soffre troppo nell'ultima fase di gara, mostrando ancora forti sintomi di debolezza che persistono tra le fila partenopee. Gli uomini di Benitez si mostrano subito pericolosi. La lancetta dei minuti è solo al quarto giro dal fischio d'inizio quando una ripartenza guidata dal duo ispanico Higuain- Callejon diventa preziosa per Hamsik che, però, viene ostacolato dalla difesa emiliana, lesta nell'intervento. Ci provano ancora i napoletani all'11' con Insigne che cerca di tirare da fuori area, ma il suo destro viene ribattuto. L'unico gol realizzato in tutto il match è opera di Callejon che, al 27', servito splendidamente sul secondo palo da Gonzalo Higuain, colpisce a volo di destro e segna lo 0-1. Nei primi quarantacinque minuti, i padroni di casa non hanno mai l'occasione di presentarsi al cospetto di Rafael. L'unica insidia per i partenopei arriva al 43', quando in ripartenza Zaza lascia Albiol sul posto e si lancia verso la porta. Provvidenziale l'intervento di Koulibaly nel fermare la progressione offensiva dell'attaccante emiliano e della Nazionale Italiana. Di rientro dagli spogliatoi, i ritmi della gara cominciano a calare. L'azione più pericolosa del Napoli viene guidata da Higuain al 55', quando, dalla distanza, cerca di inquadrare lo specchio della porta, ma mette fuori. Da questo momento in poi, il Sassuolo entra in gioco. Ci prova al 62', con il destro a giro di Missiroli che finisce alto sulla traversa e, dopo tre minuti, con Sansone dalla punizione, ma blocca Rafael senza nessuna difficoltà. Gli azzurri perdono le redini della partita, finora gestita senza nessuna difficoltà, e soffrono terribilmente il pressing costante degli emiliani che crescono tantissimo in questa seconda parte.In balìa del proprio avversario, il Napoli soffre e subisce la manovra del Sassuolo. Scampato il pericolo del pareggio con la pericolosissima traversa colpita da Peluso all'85' di sinistro in area, i napoletani stringono i denti fino al 94', decisi a non lasciarsi sfuggire questi tre punti preziosi. Finisce, dunque, 0-1 al Mapei Stadium. Con un po' troppa difficoltà, gli azzurri sono comunque riusciti a tornare con i tre punti nel sacco, tirando così un sospiro di sollievo alla luce delle deludenti gare precedenti, ma soprattutto in vista della partita di Europa League, in programma giovedì 2 ottobre, contro gli slovacchi dello Slovan Baratislava.
La possibilità di un'isola - Michel Houllebecq
Settembre 27
Carissimi lettori e lettrici, questa settimana non ci facciamo mancare nulla: ricerca dell'eterna giovinezza, decadenza morale della società e – rullo di tamburi – clonazione! Non sentivate anche voi il bisogno di una bella dose di ottimismo? Scherzi a parte, con ingredienti del genere la creazione di un romanzo controverso e intrigante è pressocché sicura. E l'impressione è che Michel Houllebecq volesse proprio destar scalpore con la sua opera, sfidando critica e lettori a smentire la sua visione del mondo come troppo estrema. Ma sono le condizioni estreme che portano al cambiamento, e il cambiamento è d'obbligo per risanare o affondare una società corrotta e persa come quella umana all'inizio del ventunesimo secolo.    È Daniel, uomo di spettacolo, buffone come suole definirsi lui stesso, che nella sua autobiografia ci descrive impietosamente la frenesia, l'ossessione, l'assenza di amore che affliggono il mondo. L'amore, come nella più illustre tradizione letteraria, è al centro di tutto: ma è sfuggente e impossibile da cogliere nella sua interezza. Il sesso, al contrario, domina la società e la vita di Daniel, come un bisogno atavico e incontrollabile: in fondo siamo o non siamo animali? Il sesso segna una netta linea di demarcazione tra giovani e vecchi, tra il mondo dei vivi e quello dei (quasi) morti. E allora Daniel giunge a questa conclusione: se non puoi più godere delle gioie del sesso, tanto vale morire, perché ciò che resta è solo la sofferenza di vedere i più giovani goderne.    Ed ecco che entra in gioco la scienza: se invece di morire e basta, si morisse dopo aver salvato il proprio DNA per rinascere giovani in un corpo clonato? Così si vivrebbe eternamente, clone dopo clone, per sempre giovani e perfetti. Allora, parallelamente alla narrazione di Daniel, procede quella dei suoi futuri cloni, commentatori non compassionevoli della vita del loro antenato e della propria. La differenza tra le due ere è enorme, ma ci chiediamo, ovviamente, qual è meglio? Qual è la via che porta alla felicità, ammesso che ce ne sia una? L'umanità è destinata ad un inesorabile declino o si arriverà ad una soluzione?   Molto ambiguo, questo romanzo sfrutta idee classiche in modo originale, citando Kant e Balzac in un futuro dall'aria più o meno apocalittica. Ci obbliga a pensare a cosa faremo quando avremo toccato il fondo, e oltre, ma sembra che l'unica risposta che ci suggerisce sia la solitudine.
Un papà per ogni principessa
Settembre 26
Ogni bimba che si rispetti, o almeno quelle della nostra generazione, è cresciuta nel mito delle protagoniste dei film Disney, tra sortilegi, castelli incantati, ricerca dell’amore, ostacoli da superare sino al lieto fine. Belle, dolci, simpatiche, combattive, ironiche, coraggiose. A ciascuna la sua qualità, esattamente come vale per ciascuna di noi. Molte di loro, da Cenerentola a Biancaneve, da Ariel (La Sirenetta) a Jasmine (Aladin), passando per Belle(La Bella e La Bestia) e Pocahontas, sono cresciute senza la mamma, tutt’al più con matrigne acide, malvagie ed invidiose, avendo come figura di riferimento, di solito, quella di un padre, coraggioso, spesso severo, ma protettivo ed amorevole.   Questa osservazione sicuramente non è sfuggita agli amanti dei cartoon Disney ma la motivazione di questa particolare caratteristica non è mai stata conosciuta. In questi giorni è circolata sul web quella che viene definita la motivazione ufficiosa, da ricercare direttamente nella vita di Walt Elias Disney. Era già noto che il creatore statunitense della fabbrica dei sogni avesse perso la mamma in circostanze drammatiche (esalazioni di gas) rispetto alle quali il piccolo Walt ha sempre nutrito un profondo senso di colpa. Il vissuto personale del disegnatore più famoso del mondo sembra trasferirsi quindi direttamente nelle sue creature, che vivono in un contesto dove, non solo la figura materna è assente, ma addirittura sembra che non sia mai esistita, come a celare le cause della sua morte.   Andiamo oltre. Come dicevamo, ogni favola si conclude con il lieto fine, che nei cartoon Disney, è sempre, al di là della singola vicenda, coronato dal sogno d’amore della principessa. C’è per caso qualcuna di loro che sposa uno psicopatico, un anaffettivo, un egoista, un violento? Sì, è vero, si tratta di fiabe e tutto deve essere perfetto, a differenza della nostra, ahimè, triste realtà. Eppure credo che volontariamente o no, Walt Disney, attraverso le sue storie, ci insegni una grande realtà. Una bambina e poi una giovane donna che cresce con un padre amorevole ha una grande fortuna. Trovarsi sulla buona strada per incontrare e scegliere, sebbene sembri sempre essere un caso, il compagno ideale, quello che possa renderla felice.   Vi state chiedendo perché? Perché una tale donna ha una innata e inconscia capacità di ricercare nel proprio partner le stesse caratteristiche del padre, riproducendone la relazione affettiva. Ad ognuna di voi auguro di trovare il proprio Principe Azzurro. Se continuerete a pensare di trovarvi sempre davanti l’uomo sbagliato, vi consiglio di iniziare a capirne il perché.   Buona ricerca a tutte e…..se lo avete già trovato, ringraziate con un abbraccio affettuoso il vostro papà!
Disastro difesa. Al San Paolo un pari che sa di sconfitta.
Settembre 25
Se di crisi avevamo detto che ancora è presto per parlare, dopo il deludente pareggio scaturito ieri sera al San Paolo contro il Palermo, la situazione del Napoli si sta facendo sempre più critica.Solo quattro punti in quattro partite. Il peggior inizio campionato dell'era De Laurentiis in serie A. Inizio entusiasmante per gli azzurri. Nemmeno pochi secondi sul tabellone e già prima occasione per Duvan Zapata che costringe Sorrentino a deviare in corner. Peccato per lui che proprio dal cross del calcio d'angolo, al 2', Koulibaly stacca imperioso su tutti gli altri e spedisce la palla in rete. Il Napoli insiste e comanda il match. Al 10', il sinistro potente di Hamsik non trova il gol per un soffio, ma la supremazia azzurra non si fa attendere. All'11', Hamsik, servito da Mertens, mette dentro per Duvan Zapata. Facile per il colombiano accompagnare il pallone in porta e realizzare il 2-0. Ancora qualche chance per i napoletani che solo al quarto d'ora del primo tempo hanno in pugno la partita. Ma purtroppo la rosa del Napoli non è fatta di solo attacco, ma anche di un reparto difensivo che, come al solito, concede troppo agli avversari e vanifica il lavoro offensivo della squadra.In sei minuti, infatti, il team di Iachini ribalta la situazione e trova il pareggio. Al 18', Belotti spara di testa in rete su azione di calcio d'angolo, mentre al 24', Vazquez, solo e indisturbato, riesce a piazzare in porta il suo destro preciso. Inutile raccontarvi il nervosismo che comincia a crescere tra le fila partenopee, le cui azioni sono perennemente accompagnate dai fischi di Fuorigrotta. E' Callejon a metterci una pezza proprio pochi secondi prima di tornare negli spogliatoi. Difatti, proprio allo scadere del minuto di recupero della prima frazione di gioco, un passaggio al bacio di Gargano per lo spagnolo si trasforma nel gol del terzo vantaggio azzuro. Con il risultato a favore, nuovamente tra le mani, il team di Benitez ritorna in campo con la voglia di mettere al sicuro la vittoria. Bellissima il diagonale di Duvan Zapata, al 59', servito ancora una volta da Gargano -migliore in campo, anche questa sera- che finisce però tra le mani di Sorrentino.E come se fosse una legge fisica studiata e messa a punto, ad ogni azione pericolosa del Napoli, ne corrisponde una, altrettanto velenosa, della squadra avversaria. Al 61', infatti, la conclusione potente del destro di Belotti trova il palo esterno della porta. Il palermitano non si arrende e, lasciato in solitudine da Koulibaly e Ghoulam, riporta il Palermo in parità. La gara si trascina fino alla fine con il risultato di 3-3. Gli azzurri insistono per tutto il tempo rimanente, spingendosi alla ricerca del gol della vittoria, ma i passaggi sbagliati, il fraseggio spezzato e la manovra sempre prevedibile diventano un ostacolo troppo difficile da sormontare. Peccato per i soliti errori difensivi che hanno permesso ai rosa-nero di rimontare per ben tre volte. Peccato per le occasioni non colte sotto rete. Peccato per l'ennesima difficoltà che il Napoli ha incontrato sul proprio cammino quest'anno. Una nuova tegola che pende sul capo della società.
The Neapolitan girl: tanti auguri Sophia!
Settembre 25
"Ogni donna può figurare al meglio se sta bene dentro la propria pelle. Non c'entrano i vestiti e il trucco, ma come si brilla."   E fidatevi se a dirlo è una come Sophia. Bella quanto consapevole della sua bellezza, più di una volta, il nostro orgoglio tutto napoletano, sottolinea l'importanza di sentirsi bene con se stesse.   Eccentrica nella sua semplicità, con quella cadenza volutamente pronunciata e quelle mani grandi sempre pronte a sfarfallare, Sophia Loren è diventata icona di stile e genuinità allo stesso tempo: la ragazza dal talento innato che ha guadagnato il consenso di un pubblico con lei mai severo. Amata, odiata, stimata o contrariata, tutti conosciamo questa giunonica signora e in qualche modo tutti siamo rimasti abbagliati da lei: che sia stata la spontaneità, la gestualità, la sensualità, la furbizia, o la professionalità, tutti abbiamo nel cuore un pezzetto della Loren.   Dal divertentissimo e mai banale "Pane amore e..." a "La ciociara" che le fa meritare l'Oscar, la Palma d'oro, il BAFTA, il David di Donatello e in Nastro d'argento, Sophia non ne sbaglia una e con le mosse giuste riesce a ottenere, senza mai deludere, ruoli che le danno un posto tra le stelle del grande cinema. Il matrimonio con il produttore Carlo Ponti, la collaborazione con i grandi della storia del cinema da Sordi a Totò passando per Cary Grant e Richard Burton, sino al sodalizio con Mastroianni, fanno di Sophia una diva immortale che con la sua versatilità e intelligenza ha dimostrato di valere tutto il successo che il pubblico le ha riconosciuto. Lo spogliarello per Mastroianni in "Ieri, oggi e domani" paralizza anche noi ragazze, il mambo con De Sica, fa sorridere e affascina anche il più frigido degli spettatori. E chi di noi non ricorda la Loren che grida "Roberto" consegnando a Benigni l'Oscar con l'amore e la spontaneità non solo di una connazionale, ma di un familiare.   Collezionista d'arte, cognata di Romano Mussolini, modesta 15enne di Puteolana, modella per Pirelli, attrice da Oscar: i mille volti della Loren la rendono non soltanto bella, ma immortale nella sua bellezza.   Facciamo tanti auguri alla nostra Sophia che la settimana scorsa ha compiuto 80 anni!   "I'm not Italian, I'm Neapolitan! It's another thing! - Sophia Loren a Barbara Walters 
Azzurri a tappeto anche ad Udine. Crisi Napoli?
Settembre 22
Purtroppo, se in Europa League il Napoli si è dimostrato all'altezza dei palcoscenici europei, in campionato, dopo tre partite gli azzurri si ritrovano a soli tre punti, dopo la sconfitta patita allo stadio Friuli per mano dell'Udinese. Ottimo inizio per la squadra di Benitez, rivoluzionata al suo interno quest'oggi. Sorprendenti le assenze dei due esterni Callejon e Mertens e l'esordio a centrocampo di David Lopez, ma non incomprensibili in vista del turno infrasettimanale di mercoledì sera, da disputare al San Paolo contro il Palermo di Iachini. Gli azzurri dominano a Udine per tutto il primo tempo, ma non riescono a concretizzare.Al 9', i padroni di casa si presentano al cospetto di Rafael con Badu che, approfittando di un errore di Britos in fase difensiva, tira una bomba di destro che va fuori di poco. I napoletani mantengono il pieno possesso del match, ma il primo tiro in porta arriva al 30', con una debole conclusione di Michu, parata da Karnezis senza nessuna difficoltà. Sei minuti dopo, è il guerriero Gargano a mostrarsi pericoloso con una botta da fuori che colpisce il palo. La prima frazione di gioco si chiude sul risultato di 0-0 sul tabellone. Partita piuttosto piatta di ritorno dagli spogliatoi. La prima chance di questi secondi quarantacinque minuti arriva solo al 64', con Higuain che di sinistro calcia dritto in rete, ma trova sulla sua strada l'ottimo Karnezis, bravo a chiudere anche sul sinistro di Callejon nel prosieguo dell'azione. I friulani si presentano nell'area difensiva del Napoli solo una volta, al 71' e, come accade troppo spesso agli avversari degli azzurri, proprio in quest'unica occasione vanno in vantaggio col colpo di testa vincente di Danilo. Il team di Benitez cerca di ristabilire il pari, ma ormai l'Udinese è convinta delle proprie potenzialità e continua a manovrare le azioni offensive. Bella chance per il Napoli all' 81', quando Maggio stacca bene di testa sul cross giunto dal corner calciato da Mertens, ma spedisce di poco alto sulla traversa. Scivolano via i minuti finali del match con uno sterile e inconcludente forcing degli ospiti, che non producono occasioni degne di nota. E' 1-0 al Friuli e seconda sconfitta consecutiva per i partenopei. E' possibile parlare già di crisi? E' necessario parlare di mercato sbagliato e/o inesistente? E' plausibile ipotizzare la presenza di disguidi nello spogliatoio chesi ripercuotono sul terreno di gioco? E' lecito parlare già di esonero? E di delusione dopo solo tre partite? Troppi sono gli interrogativi che aleggiano in città. Molti ritengono Benitez responsabile di questa sconfitta per il suo turn over ampio ed eccessivo, altri, invece, additano la colpa al patron De Laurentiis per la sua avarizia nei mesi estivi. Forse, piuttosto che parlare già di gogna, è sufficiente stare a guardare, aspettare se la crisi -se così si può definire- è duratura o meno e sperare che il Napoli si riprenda con orgoglio e fierezza. E' opportuno aspettare che piovi, prima di aprire l'ombrello.. chissà, forse si tratta di nuvole nere passeggere.
Challenge yourself. Muay Thai experience - Prima Settimana
Settembre 22
E' ufficialmente partita la mia personalissima sfida: Sei mesi per diventare un atleta ed andare a combattere. Sarò seguito in questo difficile percorso da un team di esperti: Luca Donadio e Andrea Paesano, che nei prossimi giorni diverranno i miei migliori amici ma allo stesso tempo dei veri e propri "carnefici". Ecco un estratto della prima settimana di allenamento.
AltoFest, Festival Internazionale di Arti Performative e Interventi Trasversali
Settembre 21
AltoFest, Festival Internazionale di Arti Performative e Interventi Trasversali, giunge quest’anno alla IV^ edizione, essendo stato inaugurato nel luglio 2011. La direzione artistica del festival è a cura di “TeatrInGestazione”, organismo creativo nato dall’incontro tra Anna Gesualdi, pedagoga e regista e Giovanni Trono, pedagogo e performer, volto alla ridefinizione dell’arte scenica AltoFest avrà luogo a Napoli dal 22 al 28 settembre e non solo si conferma come interessante realtà artistica a 360° ma si candida anche a diventare un appuntamento annuale per la città. Qual è l’eccezionalità di questa manifestazione? Altofest nasce, si sviluppa e si concretizza grazie alla partecipazione diretta, economica, ideativa e pratica, dei cittadini e di tutti coloro che amano l’arte nelle sue molteplici sfaccettature. Il festival, infatti, è finanziato da risorse raccolte mediante la politica del crowdfunding e gli stessi cittadini mettono a disposizione spazi privati (case, giardini, botteghe) per la realizzazione e la presentazione al pubblico di ciascun progetto artistico. Il fine è quindi la valorizzazione del patrimonio culturale ed anche urbanistico della città coinvolgendo in prima persona i suoi abitanti, come espresso dal “motto” del festival che è DARE LUOGO.                        Il festival è stato anticipato da una serie di laboratori sia diretti agli artisti, quali il laboratorio di teatro-danza, che ai non addetti ai lavori, quali laboratori fotografici, di riparazioni domestiche, di realizzazione di origami, di cucina creativa e consapevole e persino di astrologia.                                           Il tema di quest’anno è “ReWriting Spaces” (riscrivere gli spazi), dare, cioè, un significato nuovo agli spazi sia fisici che umani. Alla manifestazione parteciperanno artisti sia italiani che internazionali, in tutto 40 provenienti da 18 diversi paesi, ospitati gratuitamente nelle case dei napoletani, che presenteranno progetti di vario genere: spettacoli di danza, poesie, installazioni audio-visive, performance teatrali, film, reportage giornalistici e fotografici. In ciascun progetto elementi essenziali sono la multidisciplinarietà, la centralità del corpo, la relazione con lo spettatore e con gli spazi circostanti. Tanti i donatori, i sostenitori e i partner, tanti i luoghi che ospitano i singoli eventi: case private, il Centro di Alimentazione Consapevole, La Controra Hostels, l’associazione CleaNap, La Stanza del Gusto, i Giardini di Santa Chiara, Geda, la Basilica di San Giovanni Maggiore, il Palazzo Sanfelice, l’Associazione Fantasmatica, Evaluna e molti altri. La partecipazione ad ogni evento prevede una prenotazione obbligatoria e vi è la possibilità di assistere a tre spettacoli con una singola card del costo di 12 euro. La chiusura del festival avrà luogo il 28 settembre presso la Controra Hostels, dove si terrà un simposio sul tema stesso del festival in presenza di docenti universitari, scrittori e giornalisti.   
"Sii turista della tua città"
Settembre 20
“Oasis of the seas”. Questo è il nome della nave più grande del mondo che con i suoi 362 metri di lunghezza e i suoi 47 di larghezza è attraccata a Napoli l’altro ieri. Un evento attesissimo che ha portato più di 6 mila turisti in città. Ad accogliere le migliaia di turisti ,oltre ai bus turistici e alle migliaia di tassisti, c’erano i ragazzi dell’associazione “Sii turista della tua città” che, muniti di pettorina del comune di Napoli e di allegria, hanno distribuito brochure itineranti, fiori e dei plichi con delle frasi dedicate a Napoli da personaggi di prestigio come Stendhal, Goethe e Andy Warhol."Ho letto molte cose su Napoli, è fantastica. La sua storia, e guardate..”questo è il commento di un turista Brasiliano. Sono stati offerti anche abbracci dai ragazzi e i turisti meno timorosi che hanno accettato ne sono stati felicissimi. Tutto questo per far conoscere la parte migliore di Napoli, per abbattere tutti i pregiudizi che vigono sulla città ancora oggi. Potremmo chiamarlo gesto di amore o di speranza quello da parte di questi giovani che si muovono per poter cambiare le cose, che tramite il loro impegno, la loro volontà, la loro speranza lottano affinché ci sia un cambiamento e affinché della nostra città venga ricordato solo ed esclusivamente l’affetto delle persone e il patrimonio storico culturale, che ci invidia tutto il mondo.   
Buona la prima. Mertens show e cechi al tappeto.
Settembre 20
Dopo l'esclusione dalla Champions League, il Napoli ha disputato la prima gara di Europa League, ospitando, a Fuorigrotta, lo Sparta Praga, sconfitto grazie al rigore messo a segno da Gonzalo Higuain e alla doppietta realizzata nel secondo tempo dall'instancabile belga Mertens. Partita non bellissima nei primissimi minuti di gioco. Troppe disattenzioni da parte dei padroni di casa che, dopo soli quattordici minuti dal fischio d'inizio, hanno subito il gol del vantaggio dei cechi con Husbauer che, di destro, ha mandato in porta una palla vagante, dopo un calcio d'angolo. Timida la reazione da parte dei napoletani che sono riusciti a scuotersi al 21'. Dopo una clamorosa traversa colpita da Hamsik, Callejon si è avventato sulla palla, ma la mano di Nhamoinesu in area di rigore si è opposta alla conclusione dello spagnolo. Nuovamente Higuain sul dischetto, ma stavolta, a differenza del penalty sbagliato contro il Chievo domenica scorsa, il Pipita non ha avuto esitazioni: 1-1 sul tabellone. Pochissime, quasi nulle, le emozioni dopo il 23'. Solo al 33', si è presentata un'occasione per gli azzurri con Callejon che, di interno destro, ha trovato il secondo legno della serata. Di ritorno dagli spogliatoi, gli uomini di Benitez si sono presentati sul terreno di gioco con un piglio diverso, più aggressivo e vincente. A soli sei minuti dalla ripresa, infatti, una buonissima azione sull'asse Higuain-Mertens ha ribaltato il risultato iniziale, portando il Napoli in vantaggio. L'argentino è partito dalla destra e ha servito un cross rasoterra per il compagno belga che, anticipando tutta la difesa ceca, ha beffato l'estremo difensore dello Sparta. Ancora qualche chance per i partenopei, al 59' con Hamsik che viene anticipato da un difensore avversario e al 77' con Callejon su cui si oppone il portiere Bicik. Ma il terzo gol azzurro porta ancora una volta la firma di Dries Mertens. Dopo averci provato al 66' con la mano, ha messo la parola fine al match all'81', quando, dopo aver saltato due difensori dello Sparta Praga, ha insaccato nell'angolo del primo palo. Game over al San Paolo. Buona la prima. Ancora troppi errori in fase difensiva e troppe incertezze a centrocampo, ma almeno per oggi, possiamo gioire per questi tre punti importanti per andare avanti in Europa League. E' necessario ritrovare la calma e la giusta fiducia nelle potenzialità di questa squadra, evitando di accrescere la tensione che si sta creando tra supporters e società. Keep calm and...FORZA NAPOLI.
iPhone6 ultimate war: e tu venderai un rene o affilerai l'ascia?
Settembre 19
Quando si parla di tecnologia è risaputo che siano gli occhi dei maschietti a cominciare a brillare. Eppure, quando si parla di Apple, l’amore non ha sesso, perché a quanto pare molti cuori in questi giorni hanno battuto all’unisono per l’uscita in commercio dell’iPhone 6!Ebbene sì, nonostante in Italia l’ultimo modello di uno dei telefoni più osannati della storia farà la sua apparizione ufficiale solo il 26 Settembre, tutti gli occhi sembrano essere puntati sul prodotto.C’è chi si prepara a vendere i propri reni (Entrambi, uno non basterebbe), chi lascia a malincuore il lavoro per prepararsi a diventare un barbone per mettersi in fila davanti l’Apple Store. C’è anche chi probabilmente è nel buio della stanza affilando l’ascia da guerra, pronto al momento in cui al telegiornale presenteranno il fatidico “File chilometriche per l’uscita del nuovoiPhone”.Quello sarà il momento in cui questi oscuri individui usciranno dalle proprie camerette (Metaforicamente parlando si intende, è ovvio che ci si limiterà a scriverlo in 140 caratteri sul web) per lamentarsi del consumismo, della tecnologia, di Steve Jobs che è vivo e sarà su qualche isola a dividere il ricavato con Elvis. Tralasciando le probabili reazioni degli italiani, l’iPhone 6 viene presentato dalla Apple come il telefono “più potente, ma più efficiente nei consumi” e “non è solo più grande. E’ più tutto”.E io intanto mi chiedo: maschietti, ma questa mania di riuscire a creare a tutti i costi un telefono più grande del precedente, sarà mica una sorta di compensazione?
Tra sogno e realtà: la fiaba
Settembre 17
"...Le favole non insegnano ai bambini che i draghi esistono (i bambini lo sanno benissimo), ma insegnano loro che i draghi si possono sconfiggere..."   Le fiabe rappresentano una forma letteraria di grande importanza, esse hanno origini tanto antiche che è impossibile stabilire un punto di partenza. Radicate nella cultura popolare, inizialmente narrate oralmente, sono state poi trascritte dai fratelli Grimm nel 1812.In ambito psicologico le fiabe hanno destato sempre più interesse per il valore simbolico che esse contengono. Simbolo deriva dal greco σύμβολον (súmbolon) dal tema del verbo symballo dalle radici σύμ- (sym-, "insieme") e βολή (bolḗ, "getto"), avente il significato approssimativo di "mettere insieme" due parti distinte. Il simbolo quindi viene definito come qualcosa che sta al posto di qualcos'altro. Attraverso il linguaggio simbolico le esperienze interiori sono vissute come esperienze sensoriali. La fiaba si appropria del linguaggio simbolico trasmettendo messaggi esistenziali profondi. Infatti, secondo Bettelheim il contenuto della fiaba non a che vedere con il mondo esterno dell'individuo, ma con i suoi disagi interiori, che gli sembrano incomprensibili e perciò insolubili.Esse stimolano l'immaginazione e aiutano a sviluppare l'intelletto, a chiarire le emozioni e armonizzare le ansie facendo riconoscere all'individuo le sue difficoltà ma nel contempo suggeriscono una soluzione ai problemi che lo preoccupano. Toccano tutte le parti della personalità dell'individuo e, per quanto riguarda il bambino, nello specifico promuovono la fiducia in se stesso e nel suo futuro. Il bambino infatti, a differenza dell'adulto ha maggiormente bisogno di comprendere se stesso nel mondo e dare senso al suo tumulto interiore:La fiaba è di estrema utilità per la crescita del bambino, poiché offre un sillabario mediante il quale il bambino impara a leggere la propria mente nel linguaggio delle immagini, l'unico linguaggio che gli sia permesso di comprendere prima del raggiungimento della maturità intellettuale. Così, messo di fronte questo linguaggio, imparerà a comprenderlo, per giungere a dominare la propria anima.Tutti ci raccontiamo la nostra fiaba, positiva o negativa che sia, poiché tutti abbiamo un costante, irrefrenabile, urgente bisogno di dare senso alla nostra vita. Vi lascio con questo pezzo di Italo Calvino che ha ispirato e ispira tutt'oggi la mia passione per la fiaba.   "Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un'allucinazione, una sorta di malattia professionale. È stata piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, quel qualcosa cui prima accennavo, quell'unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere.Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d'un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano.E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell'innocente e il suo riscatto come termini d'una dialettica interna ad ogni vita; l'amore incontrato prima di conoscerlo e poi subito sofferto come bene perduto; la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d'essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d'umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini, bestie, piante, cose e l'infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste."
MyTopTweet93
Settembre 16
Questa settimana voglio occuparmi di cinema anzi di “sommo” cinema, il cinema per eccellenza, il non plus ultra, i veri capolavori, i film con la F maiuscola ossia quelli che partecipano ai vari Festival sparsi un po’ per tutte le città chic del mondo. Quest’anno mi ero ripromessa di non cadere nel solito cliché di attaccare queste manifestazioni dove i critici se la cantano e se la suonano da soli, dove vincono film che nemmeno i parenti dei protagonisti vedranno al cinema, dove ogni anno si fa a gara a chi premia il regista più sconosciuto alla folla di plebei incolta che si farebbe tagliare un braccio piuttosto che vedere uno dei film selezionati.   E poi all’improvviso mentre guardo il telegiornale, ecco che viene annunciato il vincitore del Festival del cinema di  Venezia e tutti i buoni propositivi vanno a quel Paese. “Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza” No, non ho sbagliato a scrivere. Non ho inserito una frase senza senso, questo è proprio un titolo di un film giudicato oltretutto il migliore trai concorrenti. Ora sicuramente i più intellettuali staranno obiettando che dietro a cotale titolo si nasconde sicuramente una profonda metafora sulla vita umana ma io non sono dotata della loro scienza e non riesco proprio a farmene una ragione… .   #PiccioneTopTweet:   - Doriana Del Sarto: #Leonedoro al piccione a Venezia. Quadra perfettamente. - Leo: Ti viene subito voglia di andare a vedere "un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza" SARÀ AVVINCENTE #Leonedoro - Rudy Zerbi: A #Venezia71 ha vinto un film che su twitter non si puó citare perchè ha il titolo di 141 caratteri. - Stefano Mazzurana: #Leonedoro a "Un piccione seduto su un ramo che riflette sull'esistenza"* * “E tu sotto a ricevere il frutto delle sue elucubrazioni” - Fran Altomare: Così, a naso, il film “un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza” non mi sembra proprio uno spasso, eh. #Venezia71 - MarcelloFontana:#Leonedoro a furia di fare i sofisticati premiate film che non vengono visti manco dai parenti del regista ... - Francesco Claps:Vince il Leone d'Oro il film "Un piccione si posò sul ramo riflettendo sull'esistenza". In pratica una riforma di Renzi. - Claudio Maddaloni: Al #festivaldivenezia ha vinto un film svedese su un piccione, definito un "noir surreale". Si accettano pronostici sugli incassi nelle sale - Katia Perrini: Quindi ha vinto "Un piccione appollaiato su un ramo riflette sull'esistenza". E chi se lo perde? #festivaldivenezia - Marina Finettino: "Un piccione seduto su un ramo rifletteva sull'esistenza". Poi me lo raccontate, ma anche no. Alla prossima!!
Napoli, ci risiamo!
Settembre 15
Ci risiamo. Alla seconda giornata di campionato, il Napoli crolla al San Paolo e consegna la vittoria al Chievo, tra la pioggia di fischi che viene giù dagli spalti di Fuorigrotta. Un rigore sbagliato e un gol subito decidono la partita. Gli azzurri partono bene e si presentano subito nell'area di rigore avversaria in diverse occasioni. Solo la difesa piazzata nella figura di Cesar si immola bene a protezione della propria area, dapprima su Higuain, a soli sei minuti dal fischio d'inizio e poi al 10' su Callejon. Dopo tre minuti, è bravo Bardi a deviare il preciso colpo di testa di Gonzalo Higuain su cross di Insigne, superandosi ancora al 16', sul diagonale del capitano Marek Hamsik. In questa frazione di gioco, il Napoli appare chiaramente più aggressivo del proprio avversario. Solo l'estremo difensore veronese rappresenta il vero ostacolo al vantaggio sul tabellone. E, di fatti, è ancora lui che, al 26', vola sul rigore calciato da Higuain, posizionato sul dischetto del penalty per il fallo subito in area da Cesar. Il primo tempo sembra essere un monologo azzurro. La prima occasione per il Chievo, infatti, cade al 31', quando Maxi Lopez colpisce la traversa. Prima di lasciare il campo, il super-Bardi si supera ancora una volta e nega il gol a Insigne che colpisce di destro al volo un traversone partito da Hamsik. Di ritorno dagli spogliatoi, la situazione non cambia. Il portiere veronese ha deciso di vestire i panni del protagonista e al 48', per l'ennesima volta, vola a deviare fuori il destro di Zuniga. Pochi secondi e gli scenari cambiano. Maxi Lopez entra nell'area napoletana e, libero dalla marcatura di Albiol, spara un diagonale dritto nella porta di Rafael. Il Napoli subisce il colpo e comincia ad innervosirsi. Le imprecisioni di Insigne e Hamsik sono un chiaro segno della tensione che cresce tra le fila dei partenopea. A nulla serve impegnarsi per riequilibrare il risultato perchè tra i pali veronesi Bardi non lascia passare niente. Al 65', blocca il tiro a giro di Hamsik e, al 68', si stende per parare il destro di Inler.Il Chievo si chiude e la gara si trasforma in una vetta da salire per il team di Benitez. Si chiude il sipario sul risultato di 0-1, quando il clivense a difesa della porta veronese chiude anche su Duvan Zapata al quarto minuto di recupero. Poca grinta e incisività che, sommate alla cattiva sorte sotto la rete difesa dall'abile Bardi, hanno ricordato il Napoli negligente e impreciso degli anni scorsi. Un Napoli immaturo e acerbo che, incapace di tenere testa alle difese contratte, non ha ancora imparato la lezione più importante per raggiungere la vetta della classifica e cioè che gli scudetti si vincono contro le piccole. E' battendo loro che si imbocca la strada per raggiungere i palcoscenici internazionali più prestigiosi. E' accumulando punti contro di loro che è possibile diventare veramente una grande squadra.
Premio Le Maschere del teatro italiano: MYGENERATIONWEB intervista Tonino Taiuti, Mariano Rigillo e Leonarda Saffi
Settembre 14
Premio Le Maschere del teatro italiano: MYGENERATIONWEB intervista Tonino Taiuti, vincitore del premio come miglior attore non protagonista, l'attore Mariano Rigillo e Leonarda Saffi, protagonista dello spettacolo "Le Sorelle Macaluso" di Emma Dante. Servizio di Mirko Galante ed Emma Di Lorenzo.
“SPIDER-BOSS”: "Mistero" Svelato!
Settembre 14
Cari amici di MYGENERATION, ho il piacere di pubblicare la risposta di molti esperti, appassionati e professionisti entomologi, al dilemma da me posto sul ragno sconosciuto che avevo fotografato e pubblicato sulla mia rubrica, qualche giorno fa (http://www.mygenerationweb.it/201409061857/articoli/tendenze/green-generation/1857-spider-boss-chi-riesce-ad-identificarlo ) .   Si tratta di un ragno crociato, Araneus diadematus  (o anche Epeira diademata) così chiamato per le macchie bianche a forma di croci che ha sul dorso. Confermo che si tratta di una specie inoffensiva, e per di più utile all’uomo, in quanto sterminatrice di insetti, zanzare incluse. La femmina è più grossa del maschio e può raggiungere anche i 20mm.   Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno risposto alla mia domanda saziando la mia sete di sapere, anche se la maggior parte delle risposte è giunta tramite face book e non sul sito; mi raccomando: la prossima volta non siate timidi!
Photoshop. Sinonimo di bellezza? Secondo Round!
Settembre 14
Definire la bellezza non è una cosa semplice. Qualche tempo fa ci siamo occupati dell’esperimento di Esther Honig, giornalista americana, la quale per cercare di spiegare, appunto, cosa fosse la bellezza, ha dato vita ad un sondaggio fotografico, intitolandolo semplicemente Before & After. Grazie alle piattaforme freelancing, Esther Honig, riuscì a contattare una quarantina di esperti e non di Photoshop di venticinque paesi diversi. Si è scattata un suo primo piano e lo ha inviato con un’unica richiesta: «Fatemi bella!» Il risultato sono stati una ventina di scatti dove, il viso della giornalista appare trasformato secondo i canoni di bellezza dettati dalla cultura e dalle tradizioni del paese di ogni photoshopper.   Recentemente, la giornalista Priscilla Yuki Wilson, ha voluto ripetere l’esperimento e, come nel progetto originale, ha contattato una trentini di esperti e non di Photoshop provenienti da venticinque paesi diversi. Si è fatta scattare una fotografia, un suo primo piano, e l’ha inviata con la stessa rischiesta: «Fatemi bella!».   La questione di fondo, in questo caso, però, è un'altra: Priscilla Wilson non si chiede esplicitamente cosa sia la bellezza. La "modella" parte dalla domanda "Cosa sei?", una domanda che influenza la nostra esperienza del mondo. Essendo per metà giapponese e per metà africana la sua esperienza è, evidentemente, diversa: vive il "peso" di due culture differenti in una società, a detta sua, che ancora non accetta questa particolarità. Infatti, come si legge sul suo sito web, le è stato sempre detto che i capelli lisci sono più attraenti e che l’essere magri è una cosa buona e giusta.   Come per la giornalista americana, le fotografie della Wilson differiscono l’una dall’altra: il viso appare trasformato secondo i canoni di bellezza dettati dalla cultura e dalle tradizioni del paese di ogni photoshopper. Ma c’è, anche, chi ha alterato le origini orientali, chi, invece quelle, africane.   Si tratta di immagini in cui è stato trasformato il make-up, in cui sono state regolate le dimensioni del volto e, in alcuni casi, sono stati raggiunti estremi inspiegabili: labbra o troppo carnose o troppo sottili, occhi e naso troppo snelli.   Una serie di scatti per dimostrare, anche in questo caso, che niente è universale, nemmeno la bellezza.     Before & After Part Two: http://priscillaywilson.wix.com  
Video-intervista a Fortunato Cerlino, tra Gomorra - La serie, la recitazione e il teatro
Settembre 13
La serata di venerdì 5 settembre è stata fonte di piacevoli incontri per la redazione di MYGENERATIONWEB. Fortunato Cerlino è tra gli attori teatrali intervistati per i suoi lettori, interprete di uno dei personaggi più emblematici di Gomorra - La serie: Don Pietro Savastano. Servizio di Mirko Galante ed Emma Di Lorenzo.
Il mio regno per un cavallo
Settembre 13
Ahimè non sono qui a parlarvi di Shakespeare oggi.Mi piacerebbe portarvi a fare un giro (virtuale s’intende … lo sapete, c’è crisi!) tra i più bei castelli e palazzi d’Italia. Si, mi piacerebbe ma … è meglio evitare. E non, o almeno non solo, per l’invidia e la tristezza che la vista di regge e ricche dimore suscitano in noi poveracci. Quando si pensa a un castello o a una reggia si pensa subito a uno stile di vita particolare: oziose giornate passate a leggere, passeggiate a cavallo, luminosissime sere votate al ballo in sfarzosi saloni. Uno stile di vita che solo i nobili potevano permettersi. Potevano, perché la crisi ha colpito anche loro. Come affronta la crisi un nobile? Alcuni titolati italiani, tra cui la pronipote di Federico II, gli eredi del barone James Aguet e i discendenti del principe Antonio Licata di Baucina, hanno avuto un’idea alquanto ingegnosa. Hanno rispolverato gli alberi genealogici e i testamenti di famiglia e hanno scoperto che i propri avi possedevano terre qui, castelli lì, palazzi là. Si sono accorti però che tali beni sono oggi proprietà di comuni e regioni, suolo di condomini e abitati da altri. Inaccettabile! Cosa fare dunque? Perché non rispolverare leggi trite e ritrite per riprendersi ciò che un tempo era loro? Ed ecco quindi che la già rapida burocrazia italiana si trova invasa da richieste e rivendicazioni nobiliari. Ecco che torniamo a sentir parlare di pratiche legali molto alla moda nel Medioevo, come l’enfiteusi e il “diritto di superficie”. Io mi domando: ma la vera nobiltà non era quella d’animo?
Premio Le Maschere del teatro italiano: MYGENERATIONWEB intervista Alessandro Preziosi, Tullio Solenghi e Lino Musella
Settembre 12
Nella terza parte delle video-interviste di MYGENERATIONWEB abbiamo incontrato: Lino Musella, vincitore del premio come miglior attore emergente, Alessandro Preziosi, miglior monologo e Tullio Solenghi, presentatore della serata. Servizio di Mirko Galante ed Emma Di Lorenzo.

'Feisbuc-un mare di amici'

Domenica, 13 Maggio 2012 07:37
  

Recenti studi sostengono che l’utilizzo di Facebook aumenti l’autostima, altri esperti, invece, sposano una tesi diametralmente opposta. La verità, come spesso accade, è a metà strada: il mezzo di comunicazione più utilizzato dai giovani d’oggi può essere un grande strumento di scambio di idee ed opinioni a distanza o una gabbia che crea dipendenza e rende schiavi, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

“Feisbuc- un mare di amici”, lo spettacolo di Giuseppe Celentano, allestito dal teatro Diana per le scuole nella stagione 2011-2012, ha il pregio di mettere in guardia gli spettatori da uno strumento tanto complesso senza mai giudicarlo. La scena sembra quasi uno specchio della platea: sullo sfondo una pagina che richiama proprio il noto social network ideato da Zukenberg con tante vite che transitano come satelliti intorno ai propri computer. Ragazzi soli ma con tanta voglia di comunicare, a loro modo: chattano, si taggano, condividono frasi, dando di sé un’immagine spesso artefatta, nel tentativo di accettarsi.

C’è Luca (Yuri Napoli), il soldato che manda le sue foto dall’Afghanistan e, attraverso le sue ‘imprese’, si sente un eroe, Lisa (Viviana Cangiano) e Stefania (Lorena Leone) con disturbi alimentari opposti che si scoprono più vicine di quanto pensassero, Oreste (Carlo Liccardo) che deve fare i conti con la propria sessualità ed i pregiudizi altrui e ci sono Barbara (Anna Capasso) e Carmen (Angela Rosa D’Auria) che cercano di capire fino a che punto ci si possa spingere per ‘diventare qualcuno’ in televisione e Amerigo (Diego Sommaripa), il bullo della situazione. Ragazzi, adolescenti forse ancora minorenni alle prese con i problemi della crescita, ma anche adulti come il portiere Pasquale (Rosario Verde), tentato da una possibile quanto rischiosa, conoscenza online o Sandra (Gabriella Cerino) ed il suo vecchio amico (Peppe Celentano) , compagni di liceo che si ritrovano dopo trent’anni o ancora Megamind (Ciro Pellegrino), canuto gestore di una discoteca che si crede ancora un ragazzino. Ognuno di loro ne fa l’uso che più rispecchia se stesso, indossa la sua maschera e recita la sua parte nel mondo virtuale.

Attraverso le situazioni più varie lo spettacolo riesce a parlare, anche con canzoni ottimamente interpretate dagli stessi attori, al suo pubblico: temi come l’omosessualità, i disturbi alimentari, il non accettarsi, il voler apparire perfetti a tutti i costi sono affrontati in modo leggero ed efficace. Colpisce soprattutto il registro linguistico, studiato per essere quello che i ragazzi utilizzano effettivamente sui social network.

Esiste un gruppo proprio su Facebook, “Feisbuc-un mare di amici”, dove si palesa maggiormente la risposta di coloro a cui lo spettacolo è dedicato: ragazzi entusiasti che vogliono capire e cercano se stessi ed il loro mondo.

Se siete interessati ad approfondire ulteriormente questo intricato tema, il nuovo numero della rivista MyGeneration si occupa dei social network.

Vota questo articolo
(8 Voti)
Emma Di Lorenzo

Nata a Napoli, da sempre appassionata di tutto ciò che è arte e cultura, cerca di dedicare più tempo possibile alle proprie passioni. Ama viaggiare, conoscere gente e spera di non smettere mai di stupirsi di quanta bellezza ci sia nel mondo.Il suo posto preferito è il buio di una sala cinematografica o di un teatro. 

La sua citazione preferita proviene da una striscia dei Peanuts:

-Charlie Brown: Pensi mai al futuro, Linus?

-Linus: Oh, sì...sempre.

-C.B.: E come pensi che vorresti essere da grande?

-L.: Vergognosamente felice!

News

NerdZone

Flash News

Tendenze

Cultura

Sport

gymnasium palestra

Facebook Like

Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *