"Hunger Games": l'unico fenomeno è Jennifer Lawrence

11 Mag
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Paolo Mereghetti dixit: “Hunger Games” è un giocattolone dispendioso. Il grande critico cinematografico italiano una volta tanto ha commesso un errore: il film in questione è sì un giocattolone, ma dai costi molto più contenuti rispetto ad analoghi blockbuster, per il visibilio dei produttori, i cui utili netti sono stratosferici.

Tratto dall’omonimo romanzo di Suzanne Collins e girato da Gary Ross, di cui si erano perse le tracce dopo gli interessanti “Pleasantville” e “Seabiscuit”, il film ha gli stessi pregi e gli stessi difetti dell’opera da cui deriva, già descritti con perizia da uno che di narrativa capisce qualcosa: Stephen King.

Il maestro dell’horror americano sottolinea da un lato le ingenuità della trama, dall’altro la capacità della Collins di tener desta l’attenzione del lettore pagina dopo pagina. Così è il film: prevedibili i colpi di scena e l’epilogo, non resta che consolarsi, com’è consuetudine in questi casi, con il guilty pleasure di vedere come la protagonista arriva al risultato finale. D’altronde, la predestinata Jennifer Lawrence, precocissimo premio Mastroianni alla Mostra di Venezia del 2008 per il suo ruolo in “The Burning Plain”, è l’aspetto migliore della pellicola: come scrive il decano della critica USA Roger Ebert, la giovane attrice è forte e convincente nei panni dell’eroina protagonista.

In sostanza, “Hunger Games”, primo di una trilogia, già fatta e finita in versione letteraria, viene incontro all’esigenza di riempire il vuoto, nel mondo della saghe adolescenziali, lasciato da Harry Potter e dal quasi finito Twilight. Superficiale nel descrivere l’ennesima società distopica, ingenuo nei riferimenti colti – come i tributi “umani” che i distretti schiavizzati devono pagare alla capitale, goffa mimesi della storia dei giovani ateniesi alle prese col Minotauro – e non originale nell’inserire elementi quali il reality show televisivo ad impronta survival-horror, il film delude, ma gli incassi contano più della qualità.

Infine è da segnalare la particina di Lanny Kravitz, che forse sta cercando di inventarsi una nuova carriera.

Alberto E. Maraolo

Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

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