Mass media - cronaca nera: binomio im...perfetto

27 Mar
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Gli ultimi sviluppi della tragica vicenda delle gemelline svizzere Alessia e Livia , avvenuta il 31 gennaio scorso nel foggiano, hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica il discusso rapporto tra fatti di cronaca nera e i Media nazionali.
Sempre più numerosi sono i casi di rapimenti e omicidi che nel corso degli anni si sono consumati per poi essere successivamente iper-approfonditi dall’occhio impietoso di trasmissioni televisive e telegiornali, prestandosi inevitabilmente ad un processo mediatico sommario. Negli ultimi anni, infatti, le vicende narrate sono state numerosissime: dal caso della mamma di Cogne Annamaria Franzoni, passando per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia , fino ad arrivare all’omicidio di Chiara Poggi, meglio noto come il giallo di Garlasco.
L’origine del fenomeno di “Medizzazione della cronaca nera” (consentitemi il neologismo) ha subito una evoluzione nel corso degli anni; in origine i telegiornali nazionali si adoperavano in una asettica descrizione degli avvenimenti delegando alla magistratura il giudizio incontrovertibile ed assoluto su tali.
Negli ultimi tempi è come se ciò non bastasse più.
Con il ripetersi sempre più frequente di vicende misteriose, l’opinione pubblica ha avuto l’esigenza impellente di interagire direttamente con tali eventi, abbeverando in tal modo la propria sete di curiosità: ed ecco che trasmissioni ad hoc, in onda per ore ed ore durante le giornate degli italiani, hanno prontamente soddisfatto tale necessità con buona pace della qualità dell’informazione. Sono nati così autentici tribunali televisivi che trovano la loro sede negli studi di Saxa Rubra o di Cologno Monzese. Sempre più numerose sono le trasmissioni che ricostruiscono gli avvenimenti con la presenza ai dibattiti televisivi di una copiosa schiera di esperti, opinionisti (o presunti tali) e degli avvocati difensori degl’indagati che, con il massimo impegno, neanche si trovassero dinanzi al giudice competente, si adoperano nell’esposizione della propria arringa dinanzi allo sguardo inquisitorio del presentatore di turno. Immancabili, ovviamente, sono anche le ricostruzioni strutturali dei “teatri” in cui si sono svolte le vicende: plastici che evidenziano vie di fuga nascoste che, a parere del “rivelatore”, non sono state prese in considerazione dai reparti investigativi competenti; fotografie, talvolta effettuate anche da semplici curiosi, delle impronte digitali lasciate dal killer o della presunta arma del delitto. Tutte mostrate per essere utilizzate a mo di prova, condannando o assolvendo l’imputato di turno con sentenze emesse da queste nuove “Sezioni Penali Mediatiche”.
È immaginabile che il vortice di notizie generi una tale confusione tra fatti verificati e del tutto inventati o semplicemente presunti, divulgati col solo scopo di fare audience.
Un caso emblematico della degenerazione di tale prassi investigativa, ormai condotta quasi all’unanimità dalle trasmissioni televisive specializzatesi in questo “settore”, è quello di Alberto Stasi coinvolto nella vicenda già sopra citata del “Giallo di Garlasco”. Universalmente condannato dall’opinione pubblica e sottoposto alla gogna mediatica in quanto detentore di materiale pedo-pornografico(per tale motivo è stato opportunamente rinviato a giudizio, ma non per la stessa per questo può essere considerato autore di un delitto, come i Mass-Media hanno voluto in qualche modo far presumere), il giovane Alberto è stato assolto in primo grado per insufficienza di prove dal tribunale di Vigevano.
E’ chiaramente ipotizzabile l’indignazione collettiva successiva alla pronuncia  della sentenza di assoluzione su un caso considerato chiuso dalla sua genesi: ma la cosa più curiosa(eufemismo più che necessario) è rappresentata dal fatto che non si è messo in discussione l’operato dei mezzi d’informazione, clamorosamente smentiti dalla giustizia, ma quello della magistratura! Quasi a voler mettere in dubbio la qualità e l’attendibilità delle prove raccolte durante la fase istruttoria del processo, rispetto a quelle paventate dalle “trasmissioni competenti”! Il potere dei Media…
L’ultimo processo in ordine temporale che si sta svolgendo  sotto l’occhio invadente delle telecamere, rappresenta, in modo ancor più evidente, quanto fin ora detto: l’omicidio della giovane Sarah Scazzi è da mesi che tiene incollati casalinghe o professionisti dinanzi al televisore in attesa di una sentenza che riveli il colpevole dell’atroce delitto…sentenza televisiva ovviamente…

Last modified on Venerdì 28 Ottobre 2011 15:47
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