Ovvero, come imparai a non preoccuparmi e ad amare il MoVimento
La settimana scorsa abbiamo citato la sconveniente abitudine del nostro Paese di trasformare i comici in politici; il barzellettiere di Arcore ne è l’esempio più consueto, ma anche il Divo Giulio (a cui mandiamo sinceri auguri di pronta guarigione) ha dalla sua l’arma dell’ironia tagliente. Forse questa è anche più adatta, in politica, delle barzellette sporche per cui il cavalier pompetta si è fatto più volte riconoscere, ma ora stiamo divagando.
Torniamo a noi: parlando di comici, è chiaro che ora stiamo tutti pensando al genovese con i capelli da Einstein, che una volta spaccava i computer durante i suoi spettacoli e ora guida un movimento politico nato su internet. E si, avete letto bene, politico e non anti-politico. Il MoVimento 5 Stelle è anti-politico unicamente nella misura in cui si presenta in modo antitetico a quella che è la politica “partitocratica” o “gerontocratica” comunemente intesa.
Per il resto, il M5S si colloca nell’ambito dell’azione politica propriamente detta: discute di tematiche politiche, mette al centro della sua azione il recupero della democrazia, e partecipa alla competizione elettorale permettendo a chiunque sia interessato di diventare un militante e condividere le sue idee. Una lezione di democrazia, insomma.
Immaginate la nostra delusione quando l’occhio ci è putacaso caduto sull’articolo 3 del “non-statuto” (davvero, si chiama così!), ovvero il regolamento del M5S, che recita:
ARTICOLO 3 – CONTRASSEGNO
Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso.
Ohibò! Ma neanche nello statuto del PDL c’è scritto qualcosa di simile (del resto, sarebbe inutile, lo sanno tutti là che è papi che comanda)! Ma questo, nella pratica, significa forse che Beppe Grillo ha il potere di cacciare dal M5S chi non dovesse fare come dice lui? È giusto chiederselo, perché a un signore di Ferrara, Valentino Tavolazzi, eletto consigliere comunale con i grillini, è successo proprio questo: espulso per aver organizzato un meeting in cui si discuteva del futuro del MoVimento.
Come per Pierino nella nota barzelletta sulla politica (la conoscete?) è servito un esempio pratico per farci capire come funziona: ora c’è la moda dei movimenti dal basso e della società civile, ma chi fonda un’organizzazione si assicura di poterla sempre tenere in mano.
Tutto questo ci permette di ripassarci un paio di regole d’oro della politica: innanzitutto, che la democrazia è fatta dalle azioni che si mettono concretamente in atto, non dalle parole che siamo tutti bravi a dire; e che chi segue il pifferaio sbagliato rischia di trovarsi il piffero nel c…
Diffidate quindi dei tanti dottori Stranapolitica che popolano questi strani giorni, e ricordate sempre che il potere logora chi non ce l’ha.

